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Silverwillow

Quando l'editing è frettoloso e scorretto

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3 ore fa, heightbox ha scritto:

come vedi anche senza virgola non suona male, in fondo è accettabile

 

Quindi tu, @heightbox, se uno ti cambia la frase che ha citato @Silverwillow e la versione finale dice "gli pianta le pupille nelle sue"… a te sembra che sia una cosa di poco conto? Non ti fa venire il sospetto che quell'editor non sappia quello che fa? Perché dici a Silverwillow che sembra considerare il suo testo perfetto? Se io vedo una cosa così, chiedo immediatamente spiegazioni, e se non arrivano considero davvero di annullare il contratto.

 

Sia chiaro, non ti sto né attaccando, né sto difendendo Silverwillow.

Cerco di capire come la pensi, perché non riesco a venirne a capo. Concordo in generale con le cose che dici, mi sembrano di buon senso. Eppure penso che quando lavorai al mio ultimo romanzo con Cristina Prasso – ora direttrice editoriale della Nord – correggemmo parecchie cosette del mio romanzo. Grosse cose non ce n'erano, ma di piccole parecchie. E non ricordo una sola idiozia, figuriamoci della grandezza di quella che Silverwillow ha riportato. Direi che l'80% le scrissi: "Hai ragione", accettando il suggerimento (altra cosa, erano suggerimenti; nulla mi fu imposto, eppure era l'editor di Tiziano Terzani). "Litigammo" – un batti e ribatti, nulla più - forse su cinque cose su un romanzo di 450 pagine. Quindi un buon 19% erano cose su cui non ero d'accordo, spiegai il perché e ne parlammo amabilmente. Finimmo per concordare su tutto, a parte quelle 5, che rimasero come volli io. Era il secondo gruppo editoriale italiano che stava trattando con me, non una CE qualsiasi.

Allora mi chiedo, e ti chiedo: ma non ti pare che uno che si permette di togliere una ripetizione in quel modo sia un cialtrone? Faccio io l'editing a lui, non lui a me! Anzi, magari gli faccio un bel corsetto di "scrittura creativa", che tanto piacciono a certi personaggi presuntuosi – perché correggere senza dire è presunzione. Non si tratta di refusi. Non si tratta di problemi ovvi e di banale soluzione, soprattutto perché la soluzione adottata è ridicola.

 

Si suppone che l'editor di una casa editrice migliori il tuo testo – sì, anche se è una piccola – e non crei dal nulla frasi ridicole come quella. Sembra la correzione di un aspirante scrittore ancora acerbo che prova soluzioni artistiche a caso. Ovvero, il problema non è che sia soltanto una frase, e concordo con te che poche frasi non rovinano il romanzo. Eppure a te non verrebbe il dubbio che chiunque proponga una modifica simile sia in seria difficoltà nel revisionare testi narrativi in lingua italiana?

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Eccomi!@Andrea D'Angelo sono concorde in tutto con te. Probabilmente mi sono spiegato male e mi hanno tratto in inganno i tanti esempi di Silver. Accenna a virgole tolte, a correzioni più simili a refusi che frasi rimaneggiate. L'editor dovrebbe essere tenuto (obbligato) a segnare in rosso ogni cambiamento e la revisione delle bozze dovrebbe servire infatti ad approvare le modifiche o innescare un confronto tra autore ed editor. Semplice. Se mi trovassi una frase come quella indicata, e per giunta non segnalata, mi verrebbero i capelli dritti. Poi con il rischio di finire un pochino fuori tema io l'editor l'ho sempre immaginato come uno che sa rendere un bel romanzo… un romanzo perfetto e bellissimo intervenendo sulla struttura, sullo spessore, sui piani temporali e verbali ove e se necessario. Scrivere bene non è difficile, fare un romanzo bello e avvincente è l'obbiettivo finale insieme a un bravo editor.

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7 ore fa, L'antipatico ha scritto:

 Nessuno gli vieta di scriversi un libro suo, se lo desidera.

 

Più di una volta, in altre discussioni, mi sono espresso in tal senso. Quanti sono gli editor che, a parte vantare prestigiosi titoli accademici con contorno di master, hanno scritto (e pubblicato) un libro? Una quota minoritaria, per quanto mi è dato riscontrare tra quelli che si propongono sul WD. Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

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38 minuti fa, heightbox ha scritto:

io l'editor l'ho sempre immaginato come uno che sa rendere un bel romanzo… un romanzo perfetto e bellissimo intervenendo sulla struttura, sullo spessore, sui piani temporali e verbali ove e se necessario. Scrivere bene non è difficile, fare un romanzo bello e avvincente è l'obbiettivo finale insieme a un bravo editor. 

Così dovrebbe essere e probabilmente avviene per gli autori affermati, di cui in genere non conosciamo gli esordi. Infatti nelle pagine finali dei loro libri troviamo  menzioni e ringraziamenti. Penso che se avessi iniziato a scrivere da giovane, e con l'idea di farne un mestiere, mi sarei procurata, a costo di chiedere un mutuo, un bravo editor personale!

Qui però si parlava di editing editoriale e da parte di una struttura medio-piccola, situazione abbastanza diversa.

6 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

Mah, conosco bravi e cattivi editor sia scrittori che non. Se non c'è una discussione sulla figura dell'editor, sarebbe il caso di aprirla...

Modificato da sefora
refuso

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2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

 

A scanso di equivoci, vorrei precisare che non era esattamente questo il senso del mio intervento. Non credo che un buon editor debba necessariamente essere anche uno scrittore, per giunta pubblicato. Anche perché un editor che volesse scrivere (e pubblicare) un libro avrebbe a sua volta bisogno di un... editor! Sono quasi sicuro che moltissimi ottimi editor non abbiano mai pubblicato alcunché. Io volevo sottolineare che se tu, editor, rovini il mio testo anziché migliorarlo, magari con autentiche porcherie o errori madornali, cioè fai il contrario di ciò per cui ti pagano, per me puoi andare a quel paese di corsa. In questo caso, ci starebbe bene la frase "scriviti il tuo, di libro, visto che sei tanto bravo". 

O, come annotò un autore americano di una certa fama su una correzione apportata dall'editor a un suo testo: WRITE YOUR OWN FUCKING BOOK (tutto a caratteri maiuscoli nell'originale, da Dreyer's English, p. XXIII). Gli anglofoni, che amano il latino molto più di noi italiani, usano la parolina "stet" (esso stia): quando l'autore annota stet accanto a una correzione fatta dall'editor, il testo originale dell'autore prevale sulle idee dell'editor senza se e senza ma, come è naturale che sia. O a qualcuno risulta che in copertina compaia il nome dell'editor?

 

Quella tra autore ed editor deve essere una collaborazione, non una battaglia. Ma da quella collaborazione deve uscire un testo migliore dell'originale, non peggiore, come efficacemente sottolineato da @Andrea D'Angelo . Altrimenti si chiama sabotaggio.

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3 ore fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

 

Be', su questo non so se sono poi così d'accordo, perciò mi spiego per cercare di capire cosa intendi.

L'editor è fondamentale per ottenere il meglio da una storia. Personalmente amerei l'idea di potermi permettere un editor bravo tutto per me ogniqualvolta terminassi uno scritto. Lo vorrei anche per i miei articoli di blog, figurati! La questione, piuttosto, è che esistono gli editor competenti come quelli che invece solo si fregiano del titolo, ma non valgono un soldo bucato. La stessa cosa vale per gli scrittori, converrai.

 

Un (buon) editor non può venirmi a dire dove andare a prendere le mie idee, né come deciderò di trattarle, ma può far sì che quelle idee siano ancor più d'impatto. Personalmente ho imparato moltissimo dalla succitata Cristina Prasso. E sono certo che avrei continuato a imparare da lei a ogni romanzo da qui alla fine dei miei giorni, se la collaborazione con l'Editrice Nord fosse continuata. E fin qui il mio pensiero.

 

Ora, perché non voglio fraintenderti, se intendi dire che l'editor non può dire allo scrittore quale debba essere la sua ispirazione, il suo processo creativo, star lì a pontificare che Tolkien avrebbe dovuto usare la metafora e non l'allegoria (quando si sa che detestava la prima per ragioni precise e amava la seconda), allora siamo d'accordo al 100%. Sull'atto creativo dello scrittore l'editor non ha e non deve avere voce in capitolo. Se la vuole avere, non sarà con me. Aggiungoche per me è sbagliatissimo anche l'editing strutturale, a meno che non si stia frequentando un corso di scrittura creativa – che però a sua volta giudico malissimo, a meno che non si sia già abbastanza esperti. :D 

Se invece intendi dire che l'editor non possa dire allo scrittore una cosa tipo: "Senti, questo passaggio non arriva. Il ritmo è sbagliato, le parole scelte troppe… Sarebbe il caso di riscriverlo". Be', allora non siamo d'accordo.

 

Immagino parli della prima.

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@L'antipatico e @Andrea D'Angelo, sicuramente avete ragione. Esisteranno senza dubbio editor che, pur non essendosi mai cimentati direttamente nel lavoro necessario per creare un'opera e arrivare a pubblicarla, siano bravi nella loro professione. Il fatto è che io, pur avendo pubblicato due romanzi (buoni? pessimi? chi lo sa!) ed avendo in corso la pubblicazione di altri due, non sono mai ricorso alle cure di un editor e l'unica volta in cui ho ottenuto una scheda di lettura (gratuita, s'intende) mi sono chiesto se l'estensore avesse veramente letto ciò che stava commentando. La mia era soltanto un'opinione, non il risultato di un'esperienza diretta: mi pareva una cosa di buonsenso che ad insegnare un mestiere dovesse essere chi quel mestiere l'avesse praticato direttamente, magari con successo. Pare che le cose non stiano così: pazienza, non sarà la prima, né l'ultima volta che sbaglio. Capita a tutti, prima o poi.

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Il 14/12/2020 alle 14:15, Silverwillow ha scritto:

Ci sono virgole inserite a caso, frasi private del soggetto o del complemento oggetto, correzioni lasciate a metà ed espressioni che stonano col contesto e lo stile del resto del libro.

Questo è grave: danneggiano la tua immagine. Senza contare che non può essere fatta una modifica se l'autore non è d'accordo.

 

Il 14/12/2020 alle 17:10, ElleryQ ha scritto:

'opera non è ancora stata data alle stampe, mi pare di capire che manchino ancora tre mesi, hai tutto il diritto di insistere e chiedere quelle modifiche.

Sono d'accordo.

 

 

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Aggiorno il topic per riportare la conclusione della vicenda: ho segnalato come errori tutte le frasi cambiate dove si era perso il soggetto, il complemento, ecc. e le hanno sistemate. Ho chiesto gentilmente di poter tagliare quel paio di frasi aggiunte dall'editor che stonavano di più, e l'hanno fatto.

Ora dovrei rivedere le bozze finali per il "visto si stampi", ma non mi hanno dato alcuna scadenza (nonostante io l'abbia chiesto) e hanno parlato genericamente di "darci un'occhiata", quindi ho il sospetto che la pubblicazione stia procedendo comunque, e che la mia approvazione non fosse niente più che un pro-forma.

Magari sono io troppo suscettibile, ma non è piacevole lavorare così, fa sentire l'autore una completa nullità (tra l'altro inutilmente, perché sarebbe bastato darmi una scadenza inventata qualsiasi e io avrei pensato fiduciosa che attendessero il mio prezioso visto).

Insomma, si procede, e l'autore ha i suoi diritti (che con le buone o le cattive può far valere) ma a forza di mandar giù rospi sto mettendo su un allevamento.:P

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