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Silverwillow

Quando l'editing è frettoloso e scorretto

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58 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

C'erano comparabili migliorie da apportare anche in quel caso, tipo: "raddrizza la spina dorsale" o "rettifica le spalle" o ancora "rinuncia a incurvare il groppone".

xD Ero indecisa se metterti un cuore o una faccina ridente, perché in effetti ho avuto un pensiero simile. Perché non "gli pianta le cornee nelle sue" o le orbite, visto che un banale "occhi" gli sta così sulle scatole?

A parte gli scherzi, sarebbe bastato segnalare che c'era una ripetizione (occhi compariva tre o quattro righe più su) e dirmi di sostituirne una (magari avrei sostituito l'altra, o tagliato la frase), ma non mettermi una cosa così e dirmi che lo devo tenere com'è. Mi cadono le braccia (o gli òmeri, o gli arti, o le appendici superiori, a piacere)

1 ora fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Non pubblico con chi mi fa una cosa del genere, senza che mi chieda scusa e faccia un deciso passo indietro circa simili obbrobri.

non arriverò a quel punto, perché le cose davvero orride non sono tante (questa era una delle peggiori), e sono state aggiunte senza che io le approvassi, quindi, come diceva qualcuno sopra, ho fiducia di farle cambiare.

48 minuti fa, heightbox ha scritto:

Credo sia determinante anche in tutta la faccenda il "peso" dell'editore.

Non è una big, ma è una CE medio-piccola con una buona distribuzione (alcuni suoi titoli si trovano in libreria, gli altri sono ordinabili) e un buon ufficio stampa, che pubblica soprattutto letteratura impegnata, quindi ha una buona reputazione nel campo (da quel che ho potuto vedere). Proprio per questo avevo grandi aspettative sull'editing (perché il romanzo non è perfetto, ma se aveva bisogno di un'aggiustata era sul piano strutturale e del contenuto, più che della forma)

52 minuti fa, heightbox ha scritto:

Poi vorrei chiederti se ti senti obbiettiva. Perché un editor dovrebbe cambiare qualcosa senza che sia necessario?

Non è facile sapere se si è obiettivi o no, ma su quattro editing con due mi sono trovata bene e con uno così così (ma ho avuto la possibilità di dialogare con la editor e trovare un compromesso). Questa è la prima volta che mi trovo davvero male. Il testo non era perfetto, ma gli aggiustamenti da fare erano minimi (ad esempio io ho l'abitudine di scrivere col invece di con il, e pare sia sbagliato, ormai invece di oramai, qualche avverbio non indispensabile, ecc.)

 

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Perché un editor dovrebbe cambiare qualcosa senza che sia necessario? O è un incapace o uno stolto. Nel primo caso fallo presente alla CE, nel secondo parlagli.

l'impressione che ho avuto io è che abbia corretto farse per frase, senza curarsi della storia complessiva, quindi cambiando dove c'erano ripetizioni, senza nemmeno chiedersi se magari fossero volute o se il sinonimo aggiunto c'entrasse qualcosa in quel contesto. Non è questione di incapacità, ma come minimo di una certa fretta e superficialità.

 

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Può veramente una punteggiatura cambiare e rendere un romanzo "ridicolo" come affermi?

certo che no, ma può far inciampare il lettore, a cui la frase non scorrerà bene, o dovrà rileggerla per capire il significato. Non muore nessuno, ma se si può evitare è meglio

Le cose che per me possono suonare ridicole sono quelle che citavo sopra (piantare le pupille anziché fissare negli occhi; o porgere un sorriso anziché sorridere). Il punto principale è che non migliorano il testo, e da lettrice mi ci soffermerei, chiedendomi "perché avrà usato un'espressione così strana?" (da scrittrice scafata invece capirei subito che è stato fatto per eliminare una ripetizione). Ho letto uno dei loro libri, e ho segnato almeno sei punti dove si nota che l'editor è intervenuto

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Nel primo caso fallo presente alla CE, nel secondo parlagli

Ho chiesto due volte di parlare con l'editor, ma hanno fatto finta di niente. Il titolare (l'unico con cui ho parlato finora) mi ha risposto che controlla tutto personalmente, quindi non devo preoccuparmi. Il messaggio che è arrivato a me è: qui si fa così, e tu sei l'ultima arrivata, è già tanto se ti pubblichiamo, che altro vuoi? (magari drammatizzo, ma questa è la sensazione che ho avuto)

Domani comunque scrivo e vedo come va...

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5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Ho chiesto due volte di parlare con l'editor, ma hanno fatto finta di niente. Il titolare (l'unico con cui ho parlato finora) mi ha risposto che controlla tutto personalmente, quindi non devo preoccuparmi. Il messaggio che è arrivato a me è: qui si fa così, e tu sei l'ultima arrivata, è già tanto se ti pubblichiamo, che altro vuoi? (magari drammatizzo, ma questa è la sensazione che ho avuto)

Domani comunque scrivo e vedo come va...

Mi pare che la ce, in cui il titolare controlla tutto personalmente, più che medio-piccola sia piccola. Cinque anni di prelazione, con un rapporto che già dall'inizio fa acqua, ma te l'ha ordinato il medico? Mi unisco al coro di quelli che ti hanno consigliato di lasciar perdere: straccia il contratto e continua a cercare. Se l'opera è buona, un'altra ce arriverà e, quando accadrà, analizza o fai analizzare ogni clausola contrattuale, prima di firmare. Auguri sinceri. 

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Io credo che, a prescindere, se il tempo è congruo, sia importante leggere con attenzione il file inviato per il visto si stampi. Come diceva @sefora, a volte alcune correzioni non sono indicate. Non sarà corretto, è vero, ma proprio perché può accadere, la diligenza di un controllo generale spetta all'autore.

Tutti noi siamo portati, per rapidità, a verificare solo le cose delle quali abbiamo certezza, tralasciando quelle che ci parevano sicure. Ma dovrebbe essere buona abitudine rileggere sempre il tutto e non le singole parti. Certo, avendo il giusto tempo a disposizione.

A me è capitato un caso tempo fa, non proprio simile al tuo, @Silverwillow , parecchio spiacevole.

Dopo due giri di bozze e il visto "si stampi", per un errore della tipografia (che è interna alla CE, quindi il danno derivato non era risarcibile per l'editore) il libro è andato in stampa da un file parzialmente corretto. Solo leggendo le copie omaggio ricevute, quindi, ho potuto notare un grosso errore (non formale, ma di contenuto) ancora pesente.

Fu una mia svista, segnalatami anche dal primo editor ma che avevo rilevato già da me, per cui insistetti con il secondo editor sul porre particolare attenzione a quella correzione.

Ora, tralasciando poche ripetizioni e qualche refuso ancora presenti nel file parzialmente corretto andato poi in stampa, quell'errore di contenuto, più una frase che risultava non del tutto comprensibile, proprio non le potevo tollerare, perché quelle sì, a mio parere, andavano a pregiudizio mio più che dell'opera in sé.

Segnalai subito l'accaduto al secondo editor e in copia al direttore editoriale e se ne assunsero la responsabilità scusandosi, purtroppo, però, il danno era fatto e l'opera non poteva essere ritirata dal commercio. "Fortunatamente", si trattava di un'edizione da collezione cartonata, perché poi dello stesso libro dovevano essere realizzate anche delle versioni a uso "scolastico". Su queste (non ancora stampate) si è potuto intervenire. Però pensando all'altra versione, che gira ancora con quei due orrori, mi si gela il sangue.

Visto che tu sei ancora in tempo, @Silverwillow , impuntati affinché le correzioni che richiedi siano effettuate. La possibilità ce l'hanno e non c'è ancora nulla di irreversibile.

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10 ore fa, heightbox ha scritto:

Può veramente una punteggiatura cambiare e rendere un romanzo "ridicolo" come affermi?

 

Sì. Una virgola spostata (o tolta, o aggiunta) può modificare il senso di una frase. Magari non renderà "ridicolo" l'intero romanzo, ma non vedo perché un "editor" (per come è stato presentato, questo tizio sa ben poco di editing professionale) dovrebbe riscrivere un testo secondo i suoi gusti personali, magari perché non ha nemmeno capito cosa l'autore voleva dire. Nessuno gli vieta di scriversi un libro suo, se lo desidera.

 

10 ore fa, heightbox ha scritto:

perciò mi sento solo di dirti che se non approvi l'operato dovresti tentare di rinunciare alla pubblicazione.

 

Su questo mi trovi d'accordo. 

 

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Ecco @L'antipatico la questione della virgola la intendevo come nella tua frase: "nessuno gli vieta di scriversi un libro suo se lo desidera." come vedi anche senza virgola non suona male, in fondo è accettabile. Per quanto afferma@Silverwillow se intendi correzioni di dettagli è un conto, ad esempio io quando si tratta di eliminare ripetizioni cerco di farlo prima di presentare il romanzo agli editori (ci lavoro su anche un anno, su ogni frase) ma potrebbe anche essere che il risultato alla fine sia da perfezionare come trama, personaggi, empatie varie, tempi verbali, ed è in queste occasioni che dovrebbe diventare determinante l'editor. Se interviene solo sulle paroline non credo sia un grande professionista, un editor dovrebbe in sostanza migliorare un romanzo, non ritoccarlo con qualche termine modificato qua e la.

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3 ore fa, heightbox ha scritto:

come vedi anche senza virgola non suona male, in fondo è accettabile

 

Quindi tu, @heightbox, se uno ti cambia la frase che ha citato @Silverwillow e la versione finale dice "gli pianta le pupille nelle sue"… a te sembra che sia una cosa di poco conto? Non ti fa venire il sospetto che quell'editor non sappia quello che fa? Perché dici a Silverwillow che sembra considerare il suo testo perfetto? Se io vedo una cosa così, chiedo immediatamente spiegazioni, e se non arrivano considero davvero di annullare il contratto.

 

Sia chiaro, non ti sto né attaccando, né sto difendendo Silverwillow.

Cerco di capire come la pensi, perché non riesco a venirne a capo. Concordo in generale con le cose che dici, mi sembrano di buon senso. Eppure penso che quando lavorai al mio ultimo romanzo con Cristina Prasso – ora direttrice editoriale della Nord – correggemmo parecchie cosette del mio romanzo. Grosse cose non ce n'erano, ma di piccole parecchie. E non ricordo una sola idiozia, figuriamoci della grandezza di quella che Silverwillow ha riportato. Direi che l'80% le scrissi: "Hai ragione", accettando il suggerimento (altra cosa, erano suggerimenti; nulla mi fu imposto, eppure era l'editor di Tiziano Terzani). "Litigammo" – un batti e ribatti, nulla più - forse su cinque cose su un romanzo di 450 pagine. Quindi un buon 19% erano cose su cui non ero d'accordo, spiegai il perché e ne parlammo amabilmente. Finimmo per concordare su tutto, a parte quelle 5, che rimasero come volli io. Era il secondo gruppo editoriale italiano che stava trattando con me, non una CE qualsiasi.

Allora mi chiedo, e ti chiedo: ma non ti pare che uno che si permette di togliere una ripetizione in quel modo sia un cialtrone? Faccio io l'editing a lui, non lui a me! Anzi, magari gli faccio un bel corsetto di "scrittura creativa", che tanto piacciono a certi personaggi presuntuosi – perché correggere senza dire è presunzione. Non si tratta di refusi. Non si tratta di problemi ovvi e di banale soluzione, soprattutto perché la soluzione adottata è ridicola.

 

Si suppone che l'editor di una casa editrice migliori il tuo testo – sì, anche se è una piccola – e non crei dal nulla frasi ridicole come quella. Sembra la correzione di un aspirante scrittore ancora acerbo che prova soluzioni artistiche a caso. Ovvero, il problema non è che sia soltanto una frase, e concordo con te che poche frasi non rovinano il romanzo. Eppure a te non verrebbe il dubbio che chiunque proponga una modifica simile sia in seria difficoltà nel revisionare testi narrativi in lingua italiana?

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Eccomi!@Andrea D'Angelo sono concorde in tutto con te. Probabilmente mi sono spiegato male e mi hanno tratto in inganno i tanti esempi di Silver. Accenna a virgole tolte, a correzioni più simili a refusi che frasi rimaneggiate. L'editor dovrebbe essere tenuto (obbligato) a segnare in rosso ogni cambiamento e la revisione delle bozze dovrebbe servire infatti ad approvare le modifiche o innescare un confronto tra autore ed editor. Semplice. Se mi trovassi una frase come quella indicata, e per giunta non segnalata, mi verrebbero i capelli dritti. Poi con il rischio di finire un pochino fuori tema io l'editor l'ho sempre immaginato come uno che sa rendere un bel romanzo… un romanzo perfetto e bellissimo intervenendo sulla struttura, sullo spessore, sui piani temporali e verbali ove e se necessario. Scrivere bene non è difficile, fare un romanzo bello e avvincente è l'obbiettivo finale insieme a un bravo editor.

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7 ore fa, L'antipatico ha scritto:

 Nessuno gli vieta di scriversi un libro suo, se lo desidera.

 

Più di una volta, in altre discussioni, mi sono espresso in tal senso. Quanti sono gli editor che, a parte vantare prestigiosi titoli accademici con contorno di master, hanno scritto (e pubblicato) un libro? Una quota minoritaria, per quanto mi è dato riscontrare tra quelli che si propongono sul WD. Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

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38 minuti fa, heightbox ha scritto:

io l'editor l'ho sempre immaginato come uno che sa rendere un bel romanzo… un romanzo perfetto e bellissimo intervenendo sulla struttura, sullo spessore, sui piani temporali e verbali ove e se necessario. Scrivere bene non è difficile, fare un romanzo bello e avvincente è l'obbiettivo finale insieme a un bravo editor. 

Così dovrebbe essere e probabilmente avviene per gli autori affermati, di cui in genere non conosciamo gli esordi. Infatti nelle pagine finali dei loro libri troviamo  menzioni e ringraziamenti. Penso che se avessi iniziato a scrivere da giovane, e con l'idea di farne un mestiere, mi sarei procurata, a costo di chiedere un mutuo, un bravo editor personale!

Qui però si parlava di editing editoriale e da parte di una struttura medio-piccola, situazione abbastanza diversa.

6 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

Mah, conosco bravi e cattivi editor sia scrittori che non. Se non c'è una discussione sulla figura dell'editor, sarebbe il caso di aprirla...

Modificato da sefora
refuso

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2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

 

A scanso di equivoci, vorrei precisare che non era esattamente questo il senso del mio intervento. Non credo che un buon editor debba necessariamente essere anche uno scrittore, per giunta pubblicato. Anche perché un editor che volesse scrivere (e pubblicare) un libro avrebbe a sua volta bisogno di un... editor! Sono quasi sicuro che moltissimi ottimi editor non abbiano mai pubblicato alcunché. Io volevo sottolineare che se tu, editor, rovini il mio testo anziché migliorarlo, magari con autentiche porcherie o errori madornali, cioè fai il contrario di ciò per cui ti pagano, per me puoi andare a quel paese di corsa. In questo caso, ci starebbe bene la frase "scriviti il tuo, di libro, visto che sei tanto bravo". 

O, come annotò un autore americano di una certa fama su una correzione apportata dall'editor a un suo testo: WRITE YOUR OWN FUCKING BOOK (tutto a caratteri maiuscoli nell'originale, da Dreyer's English, p. XXIII). Gli anglofoni, che amano il latino molto più di noi italiani, usano la parolina "stet" (esso stia): quando l'autore annota stet accanto a una correzione fatta dall'editor, il testo originale dell'autore prevale sulle idee dell'editor senza se e senza ma, come è naturale che sia. O a qualcuno risulta che in copertina compaia il nome dell'editor?

 

Quella tra autore ed editor deve essere una collaborazione, non una battaglia. Ma da quella collaborazione deve uscire un testo migliore dell'originale, non peggiore, come efficacemente sottolineato da @Andrea D'Angelo . Altrimenti si chiama sabotaggio.

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3 ore fa, cheguevara ha scritto:

Come si possa pretendere di insegnare un mestiere che non si è mai praticato direttamente resta incomprensibile alla mia (modesta) intelligenza.

 

Be', su questo non so se sono poi così d'accordo, perciò mi spiego per cercare di capire cosa intendi.

L'editor è fondamentale per ottenere il meglio da una storia. Personalmente amerei l'idea di potermi permettere un editor bravo tutto per me ogniqualvolta terminassi uno scritto. Lo vorrei anche per i miei articoli di blog, figurati! La questione, piuttosto, è che esistono gli editor competenti come quelli che invece solo si fregiano del titolo, ma non valgono un soldo bucato. La stessa cosa vale per gli scrittori, converrai.

 

Un (buon) editor non può venirmi a dire dove andare a prendere le mie idee, né come deciderò di trattarle, ma può far sì che quelle idee siano ancor più d'impatto. Personalmente ho imparato moltissimo dalla succitata Cristina Prasso. E sono certo che avrei continuato a imparare da lei a ogni romanzo da qui alla fine dei miei giorni, se la collaborazione con l'Editrice Nord fosse continuata. E fin qui il mio pensiero.

 

Ora, perché non voglio fraintenderti, se intendi dire che l'editor non può dire allo scrittore quale debba essere la sua ispirazione, il suo processo creativo, star lì a pontificare che Tolkien avrebbe dovuto usare la metafora e non l'allegoria (quando si sa che detestava la prima per ragioni precise e amava la seconda), allora siamo d'accordo al 100%. Sull'atto creativo dello scrittore l'editor non ha e non deve avere voce in capitolo. Se la vuole avere, non sarà con me. Aggiungoche per me è sbagliatissimo anche l'editing strutturale, a meno che non si stia frequentando un corso di scrittura creativa – che però a sua volta giudico malissimo, a meno che non si sia già abbastanza esperti. :D 

Se invece intendi dire che l'editor non possa dire allo scrittore una cosa tipo: "Senti, questo passaggio non arriva. Il ritmo è sbagliato, le parole scelte troppe… Sarebbe il caso di riscriverlo". Be', allora non siamo d'accordo.

 

Immagino parli della prima.

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@L'antipatico e @Andrea D'Angelo, sicuramente avete ragione. Esisteranno senza dubbio editor che, pur non essendosi mai cimentati direttamente nel lavoro necessario per creare un'opera e arrivare a pubblicarla, siano bravi nella loro professione. Il fatto è che io, pur avendo pubblicato due romanzi (buoni? pessimi? chi lo sa!) ed avendo in corso la pubblicazione di altri due, non sono mai ricorso alle cure di un editor e l'unica volta in cui ho ottenuto una scheda di lettura (gratuita, s'intende) mi sono chiesto se l'estensore avesse veramente letto ciò che stava commentando. La mia era soltanto un'opinione, non il risultato di un'esperienza diretta: mi pareva una cosa di buonsenso che ad insegnare un mestiere dovesse essere chi quel mestiere l'avesse praticato direttamente, magari con successo. Pare che le cose non stiano così: pazienza, non sarà la prima, né l'ultima volta che sbaglio. Capita a tutti, prima o poi.

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Il 14/12/2020 alle 14:15, Silverwillow ha scritto:

Ci sono virgole inserite a caso, frasi private del soggetto o del complemento oggetto, correzioni lasciate a metà ed espressioni che stonano col contesto e lo stile del resto del libro.

Questo è grave: danneggiano la tua immagine. Senza contare che non può essere fatta una modifica se l'autore non è d'accordo.

 

Il 14/12/2020 alle 17:10, ElleryQ ha scritto:

'opera non è ancora stata data alle stampe, mi pare di capire che manchino ancora tre mesi, hai tutto il diritto di insistere e chiedere quelle modifiche.

Sono d'accordo.

 

 

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Aggiorno il topic per riportare la conclusione della vicenda: ho segnalato come errori tutte le frasi cambiate dove si era perso il soggetto, il complemento, ecc. e le hanno sistemate. Ho chiesto gentilmente di poter tagliare quel paio di frasi aggiunte dall'editor che stonavano di più, e l'hanno fatto.

Ora dovrei rivedere le bozze finali per il "visto si stampi", ma non mi hanno dato alcuna scadenza (nonostante io l'abbia chiesto) e hanno parlato genericamente di "darci un'occhiata", quindi ho il sospetto che la pubblicazione stia procedendo comunque, e che la mia approvazione non fosse niente più che un pro-forma.

Magari sono io troppo suscettibile, ma non è piacevole lavorare così, fa sentire l'autore una completa nullità (tra l'altro inutilmente, perché sarebbe bastato darmi una scadenza inventata qualsiasi e io avrei pensato fiduciosa che attendessero il mio prezioso visto).

Insomma, si procede, e l'autore ha i suoi diritti (che con le buone o le cattive può far valere) ma a forza di mandar giù rospi sto mettendo su un allevamento.:P

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