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Silverwillow

Quando l'editing è frettoloso e scorretto

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Non so se una discussione simile c'era già, l'ho cercata, ma sono in completa crisi e potrei non averla vista. In tal caso, abbiate pazienza.

Ho finito il primo giro di bozze di un editing (passando per il titolare della CE, quindi senza alcun contatto diretto con l'editor), e mi è stato mandato il pdf definitivo per la stampa, solo da approvare (salvo refusi). In pratica tutte le mie rimostranze sulle correzioni fatte sono state accettate o meno a discrezione esclusiva dell'editor, senza che io avessi voce in capitolo.

Ma, peggio di tutto, dopo aver letto con attenzione due capitoli, ho trovato già una decina di cambiamenti (li ho scoperti solo perché mi suonavano male nella lettura, non per altro) fatti senza essere stati segnalati.

Ora, io non so se ci sia una regola o una legge in proposito, ma mi pare molto, ma molto scorretto cambiare parole o punteggiatura senza nemmeno segnalarlo. In questo modo la prima volta non le ho notate (perché non mi hanno lasciato il tempo materiale di rileggere frase per frase), e ora non posso più cambiarle.

Non voglio recedere dal contratto, perché ci tengo, ma questo comportamento non mi sta bene, mi sembra scorretto e prevaricatorio.

Posso impuntarmi e rifiutare quei cambiamenti non segnalati, oppure no? Sono sul punto di piantare un casino, perché secondo me è illegale, oltre che immorale, ma vorrei prima capire se è successo a qualcun altro o c'è un regolamento in proposito a cui posso appellarmi (e magari sventolargli in faccia).

Specifico che il contratto dice che avrei diritto, a richiesta, a un secondo giro di bozze (e me lo aspettavo, vista la controversia su alcuni cambi), ma la possibilità non mi è stata data: mi hanno mandato direttamente il file pronto per la stampa, senza possibilità di fare nessun cambiamento...

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3 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Ora, io non so se ci sia una regola o una legge in proposito, ma mi pare molto, ma molto scorretto cambiare parole o punteggiatura senza nemmeno segnalarlo. In questo modo la prima volta non le ho notate (perché non mi hanno lasciato il tempo materiale di rileggere frase per frase), e ora non posso più cambiarle.

Non voglio recedere dal contratto, perché ci tengo, ma questo comportamento non mi sta bene, mi sembra scorretto e prevaricatorio.

Non credo esista una legge, ma penso che tu abbia perfettamente ragione: non è quello il modo di fare editing, che io sappia, e nessuno dei colleghi con cui ho rapporti procede in modo simile.

Io, per esempio, mando due file distinti per ogni capitolo editato: uno è quello originale con le correzioni, le note e i commenti; l'altro è quello già corretto, pulito e senza note. Se l'autore è d'accordo con tutti gli interventi fatti può già accettare il secondo file, altrimenti si discute caso per caso sui singoli interventi che non convincono (fermo restando che la decisione finale spetta sempre all'autore, perché io non lavoro per una casa editrice). Molti miei colleghi so che inviano soltanto il primo dei due file, di nessuno so che invii soltanto il secondo! 

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Adesso, Marcello ha scritto:

Non credo esista una legge,

v_v

Adesso, Marcello ha scritto:

o, per esempio, mando due file distinti per ogni capitolo editato:

In questo momento sto facendo ben due editing (non era voluto, ma si sono sovrapposti), una delle due ha segnalato tutte le cose cambiate (anche solo il formato, o l'eliminazione di uno spazio in più: tutto), infatti molte sue correzioni le ho accettate sulla fiducia (e in una settimana abbiamo finito il lavoro). Ogni cambiamento più grosso (come spostare un paragrafo, o cambiare una frase) è stato segnalato da un commento motivato (ad es: non era chiaro chi parlasse o cosa si dicesse).

Su questo invece mi dicono solo "molte rimostranze le abbiamo accettate, altre no". Pazienza, ero già pronta a passarci sopra (ci tengo tantissimo al libro, posso lasciar correre qualcosa), ma già a pagina 1 vedo un cambio che non era stato segnalato (lo vedo, come dicevo, perché a me suona male leggendo, e sono certa di non aver scritto così) quindi la fiducia non esiste più, e mi tocca controllare parola per parola. A pagina 5 i cambi non segnalati sono già una decina, e (detta gentilmente) mi girano.

4 minuti fa, Marcello ha scritto:

(fermo restando che la decisione finale spetta sempre all'autore, perché io non lavoro per una casa editrice)

probabilmente la questione cambia se un editor lavora per l'autore o per la casa editrice, ma lo scopo finale dovrebbe essere sempre migliorare il manoscritto. A che pro fare cambi nascosti (pensando che l'autore non li noti?). Non capisco

Spero che qualcuno che ha competenze legali in tal senso mi sappia dire di più. E' anche una questione di principio: non mi cambi il testo di nascosto. Se non va bene correggilo, e io lo posso accettare o meno (e in tal caso si può discutere se una data forma sia corretta o no, se sia sbagliata o voluta).

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7 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

A pagina 5 i cambi non segnalati sono già una decina, e (detta gentilmente) mi girano.

e hai ragione

8 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

probabilmente la questione cambia se un editor lavora per l'autore o per la casa editrice, ma lo scopo finale dovrebbe essere sempre migliorare il manoscritto.

certo, lo scopo è quello. La differenza consiste nel fatto che io non posso impormi: se dopo aver sostenuto, anche a spada tratta, che la tal cosa non funziona trovo un muro dall'altra parte, non posso fare altro che dire "fai come credi, il testo è tuo" (a meno che non voglia convincermi che si scrive "io ho andato", nel qual caso gli suggerisco cortesemente di cercare un altro editor). 

Le cose cambiano se l'editor lavora per una casa editrice: credo sia pieno diritto dell'editore di non voler pubblicare un testo che ritiene "sbagliato" per qualsiasi motivo. Anche l'autore credo tuttavia sia nelle condizioni di poter dire: "ok, allora non voglio pubblicare con te", ma penso che molto dipenda da cosa c'è scritto nel contratto (e qui qualcuno più esperto di me può certo darti un parere più preciso).

23 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

E' anche una questione di principio: non mi cambi il testo di nascosto

e su questo non ci piove

 

24 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Spero che qualcuno che ha competenze legali in tal senso mi sappia dire di più.

e io te lo auguro di cuore.

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2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

In pratica tutte le mie rimostranze sulle correzioni fatte sono state accettate o meno a discrezione esclusiva dell'editor, senza che io avessi voce in capitolo. 

Ecco, questa è una cosa che mi darebbe enormemente fastidio. Se ci sono divergenze, si lavora fino a che non si trova un punto in comune.

 

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

In questo modo la prima volta non le ho notate (perché non mi hanno lasciato il tempo materiale di rileggere frase per frase), e ora non posso più cambiarle.

Ma nel senso che ti hanno inviato un file in cui alcune correzioni erano segnalate e altre non lo erano e ti hanno imposto di rivederlo in giornata? Perchè loro potrebbero anche dirti che se non hai controllato la bozza come si deve la responsabilità è tua, non loro.

 

2 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Specifico che il contratto dice che avrei diritto, a richiesta, a un secondo giro di bozze (e me lo aspettavo, vista la controversia su alcuni cambi), ma la possibilità non mi è stata data: mi hanno mandato direttamente il file pronto per la stampa, senza possibilità di fare nessun cambiamento.

Se il contratto dice che puoi chiedere un secondo giro di bozze, è tuo diritto e loro non possono impuntarsi.
Comunque, la situazione non è facile. In un modo o nell'altro, penso che i rapporti con la CE potrebbero guastarsi.

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1 ora fa, Marcello ha scritto:

a meno che non voglia convincermi che si scrive "io ho andato",

ma perché, non si scrive così?:D

 

31 minuti fa, Lizina ha scritto:

Ma nel senso che ti hanno inviato un file in cui alcune correzioni erano segnalate e altre non lo erano e ti hanno imposto di rivederlo in giornata?

in giornata no, ma io davo per scontato che i cambiamenti fossero segnati in rosso, e mi sono concentrata su quelli (anche perché mi hanno scoraggiata dal fare ulteriori aggiustamenti). Però di solito ci sono almeno un paio di giri di bozze, quindi si può vedere se è rimasto qualcosa che non va e discuterne con l'editor. Ognuno lavora a modo suo, e pazienza, ma trovare sostituzioni fatte di nascosto (di cui, tra l'altro, non mi sarei nemmeno accorta se non avessero creato inciampi alla lettura) finora non mi era mai successo

 

39 minuti fa, Lizina ha scritto:

In un modo o nell'altro, penso che i rapporti con la CE potrebbero guastarsi.

Infatti, è quello che vorrei evitare. Mi tocca trovare un modo diplomatico per far presente la cosa, anziché un più spontaneo: "ma che caz.. state facendo?":P La vedo difficile...

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A quanto ho sperimentato,  l'editing editoriale prevede che le correzioni banali (refusi, punteggiatura, ripetizioni e simili) siano eseguite di routine e di solito non sono evidenziate. Ovviamente l'autore può non concordare in toto, ma in genere lascia correre. Le modifiche significative sono invece proposte dall'editor, se ne discute per giungere a un accordo, e la decisione finale spetta all'autore. I tempi e il numero di passaggi (nel mio caso, due per l'editing e altrettanti per le bozze) vengono stabiliti all'inizio.

Il tuo editore ha omesso il secondo giro di bozze, potresti insistere su questo punto. Ma se vuoi comunque pubblicare con lui, temo che in conclusione dovrai rassegnarti. Ammesso che il contratto  offra gli appigli necessari,  ricorrere alle vie legali sarebbe dispendioso e quasi di sicuro inutile. Nel frattempo il tuo testo si troverebbe per così dire sospeso...

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1 ora fa, sefora ha scritto:

l'editing editoriale prevede che le correzioni banali (refusi, punteggiatura, ripetizioni e simili) siano eseguite di routine e di solito non sono evidenziate

io negli altri tre editing che ho fatto le ho sempre trovate evidenziate, pensavo fosse la norma. Qui alcune sono state segnalate e alcune no. La punteggiatura per me non è poi così banale, se si sposta una virgola o si mette un inciso dove non va, la frase si legge in modo diverso.

Altra cosa è la punteggiatura nei dialoghi, o la scelta di virgolette, corsivi, ecc. (anche se gli altri editor mi hanno segnalato anch'esse, almeno la prima volta, giusto per informarmi).

1 ora fa, sefora ha scritto:

Il tuo editore ha omesso il secondo giro di bozze, potresti insistere su questo punto

(y) E' quello che farò, proverò a chiedere gentilmente. La maggior parte le lascerò perdere, ma ci sono tre o quattro correzioni che non ho approvato e sono oggettivamente brutte.

Faccio un esempio per capirci: "raddrizza le spalle e lo fissa negli occhi" mi è stato sostituito prima con "raddrizza le spalle e lo scruta" (fatto notare che non era proprio uguale, ma se l'avessero tenuto pazienza), a questo giro sostituito con "raddrizza le spalle e gli pianta le pupille nelle sue". Io non lo tengo, è orrido. Piuttosto chiedo di cancellare l'intera frase, almeno non la legge nessuno.

1 ora fa, sefora ha scritto:

Ma se vuoi comunque pubblicare con lui, temo che in conclusione dovrai rassegnarti.

mi sa di sì;( L'autore alla fine è sempre la parte debole

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Confermo quanto diceva @Marcello: mi è capitato di lavorare con editor che inviavano un singolo file con le correzioni segnate o due file, uno con le correzioni e l'altro già pulito, nel caso l'autore avesse accettato tutte le modifiche. Però in questi casi parliamo di editor freelance pagati da me.

In casa editrice ho lavorato su file nei quali apparivano le correzioni e, per fortuna, sempre con persone iperdisponibili a ragionare con me sui vari cambi da effettuare. 

Se il contratto ti dà modo di appigliarti al secondo giro di bozze mancato, puoi farlo, altrimenti non so bene come tu possa muoverti. Credo che, nel caso di un libro in via di pubblicazione, l'ultima parola sull'editing spetti all'editore, differentemente da quanto avviene con l'editing eventuale che un autore fa fare prima degli invii. 

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6 ore fa, ophelia03 ha scritto:

In casa editrice ho lavorato su file nei quali apparivano le correzioni e, per fortuna, sempre con persone iperdisponibili a ragionare con me sui vari cambi da effettuare. 

Di solito anch'io. Non che abbia tantissime esperienze (altre tre finora), ma sono rimasta malissimo quando mi hanno mandato il file definitivo dicendo che non potevo cambiare più niente, e ancora di più quando ho chiesto di poter comunicare direttamente con l'editor e mi hanno ignorata

3 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Il diritto morale puoi farlo valere quando l'opera diventa snaturata e se, attraverso questa, – qualora il libro fosse pubblicato con tali modifiche – è dimostrabile che l'autore ne risulterebbe danneggiato nell'onore e nella reputazione.

Ti ringrazio molto per il tuo parere, ma purtroppo non credo che sia il mio caso. Non si può dire che le modifiche snaturino il senso della storia o mi creino un grande danno di immagine. Ci sono virgole inserite a caso, frasi private del soggetto o del complemento oggetto, correzioni lasciate a metà ed espressioni che stonano col contesto e lo stile del resto del libro. Sono cose che interrompono il fluire della lettura, ma non al livello che dici tu. Certo è che mi fa stare malissimo mandare un file praticamente pulito (tolta qualche ripetizione) e vederci inserire frasi buttate là a caso o veri e propri errori e refusi. Per gli errori mi auguro che non ci siano problemi a sistemarli, ma i cambiamenti che non ho potuto vedere e approvare, e che loro evidentemente considerano giusti, ho paura che li terranno.

 

Per quanto riguarda il diritto a un secondo giro di bozze: c'è, ma la formula è molto ambigua, e specifica che in questo caso l'editore potrebbe decidere di farmi pagare il tempo che gli ho fatto perdere (questo è il succo, anche se espresso in lingua avvocatese). Comunque, sarei anche disposta a pagare (usando la sospirata tredicesima) pur di farlo sistemare.

4 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Se questo editore non volesse rispettare i tuoi diritti, per quanto tu possa tenerci a pubblicare con lui, lascialo perdere:

Mi auguro proprio di riuscire a trovare un accordo, anche perché ho stupidamente firmato un diritto di prelazione di cinque anni, visto che l'editore mi aveva fatto una buona impressione. Ma, se mai dovessero pubblicare altri miei libri, chiederò come clausola di poter fare l'editing per conto mio (e a spese mie), da qualcuno di fiducia

 

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Adesso, Miss Ribston ha scritto:

Una clausola del genere è deleteria nei tuoi confronti. A pensar male, l'editore potrebbe aver fatto un brutto lavoro proprio per costringerti a questo giro di bozze a pagamento.

Questo non credo. La sensazione che ho avuto è che, a differenza dei loro autori più "quotati", l'editing del mio libro sia stato fatto in fretta, in modo superficiale e senza grande interesse, magari dal titolare stesso (visto che non c'è stato verso di avere almeno il nome dell'editor). Non so se posso citare la clausola relativa. La metto sotto spoiler, se è un problema cancellatela:

Spoiler

L’Autore si impegna a correggere le bozze con chiarezza e a restituirle entro 10 giorni dal ricevimento. L’Autore ha diritto, a sua richiesta, a una seconda revisione delle bozze che dovrà restituire con il “visto si stampi” entro 5 giorni dal ricevimento. Se l’Autore ometterà di restituire le prime o le seconde bozze entro i termini sopra indicati, l’Editore potrà pubblicare l’Opera nelle condizioni in cui è stata presentata dall’Autore e accettata dall’Editore, dovendosi in tal caso ritenere sufficienti l’ordinaria revisione e la normale correzione delle bozze effettuata a cura dell’Editore. Le maggiori spese dovute a revisioni apportate dall’Autore in occasione della correzione delle bozze o dovute a modifiche introdotte dall’Autore stesso, ai sensi dell’art. 129 della legge 633/1941, sono a totale carico dell’Autore e saranno a lui addebitate, sempre con facoltà di detrarre i relativi costi dai compensi spettanti all’Autore. 
 

 

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12 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Non so se posso citare la clausola relativa.

La prima parte è comune alla gran parte dei contratti che ho ricevuto o visionato, la seconda no.

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20 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Specifico che il contratto dice che avrei diritto, a richiesta, a un secondo giro di bozze (e me lo aspettavo, vista la controversia su alcuni cambi), ma la possibilità non mi è stata data: mi hanno mandato direttamente il file pronto per la stampa, senza possibilità di fare nessun cambiamento...

 

Dipende ovviamente dal contratto che hai firmato ma, che sappia io, di norma loro non potrebbero stampare senta il tuo "ok, si stampi". Contemporaneamente, credo che loro abbiano l'ultima parola sulla versione da stampare. Cioè, tu puoi rifiutarti di pubblicare qualcosa, appellandoti al diritto d'autore sancito per legge, ma loro possono fare altrettanto, appellandosi in questo caso a quello che normalmente c'è scritto nel contratto.

Però mi suona strano quel "senza possibilità di fare cambiamenti". Hanno motivato la cosa? L'editore potrebbe avere delle tempistiche che non ti ha comunicato, esempio la necessità di andare in stampa prima di qualche scadenza importante. Ad esempio, se un editore volesse uscire per Natale, dovrebbe andare in stampa almeno a metà novembre, da cui la ritrosia a cambiare di nuovo il testo con relativa impaginazione. Però se sono restii a darti spiegazioni già in questa fase, condivido la preoccupazione per il futuro del progetto editoriale. Un editore che non parla è un pessimo compagno di viaggi.

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56 minuti fa, Miss Ribston ha scritto:

a me sembra una clausola molto strana,

 

53 minuti fa, Marcello ha scritto:

La prima parte è comune alla gran parte dei contratti che ho ricevuto o visionato, la seconda no.

Sì, anch'io non l'ho mai trovata così, ma nel momento in cui ho firmato il contratto non ci ho dato troppo peso, convinta che il romanzo non avesse necessità di grosse revisioni (come in effetti mi era stato detto). In ogni caso, pensavo che anche un solo giro di bozze sarebbe stato sufficiente (dando per scontato che, se qualcosa non andava, avrei potuto discuterne e trovare un compromesso). Troppo ingenua e fiduciosa io, e troppo ansiosa di pubblicare. Non si è mai abbastanza diffidenti quando si tratta di contratti vincolanti, è dura ma è una cosa che bisogna inculcarsi bene in testa e non dimenticare più

 

21 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha scritto:

L'editore potrebbe avere delle tempistiche che non ti ha comunicato, esempio la necessità di andare in stampa prima di qualche scadenza importante.

In  questo caso, sono certa che le tempistiche non c'entrano: è passato più di un anno dal primo cenno di interesse, e il libro non uscirà prima di due mesi. Anche per questo il mettermi fretta non mi pare corretto, perché di tempo ce n'è in abbondanza

 

30 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha scritto:

che sappia io, di norma loro non potrebbero stampare senta il tuo "ok, si stampi"

Sapevo così anch'io, ma di fatto è una chimera, perché il rischio è di inimicarsi l'editore e vedere il proprio libro lasciato in un angolo (o trovarsi nel testo ritorsioni gratuite da parte dell'editor, come è capitato a me). L'unica cosa che si può fare è sperare di trovare un appiglio sulla qualità del libro (se ci sono errori evidenti, non ne va solo della mia reputazione, ma anche di quella dell'editore).

(In questo momento dovrei stare lavorando al romanzo, ma sto male solo all'idea di riaprire il file:facepalm:)

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Parto dal primo post e poi a seguire dalla citazione della clausola, della quale anticipo che è corretta e diffusa.

 

22 ore fa, Silverwillow ha scritto:

c'è un regolamento in proposito a cui posso appellarmi (e magari sventolargli in faccia). 

 

C'è la L.d.A., ovviamente, che prevede il diritto "All'integrità dell'opera" ed è un diritto morale e inalienabile, benché tu abbia ceduto da contratto quello allo sfruttamento economico dell'opera.

L'articolo è il 22 comma 2. In base a tale articolo, tu puoi opporti a qualsiasi cambiamento risulti pregiudizievole per l'opera e per la tua onorabilità di scrittrice.

Però deve sussistere questo requisito. Cioè tu devi dimostrare che a tutti gli effetti quelle modifiche, cambiamenti, eventuali "mutilazioni" dell'opera creino danno alla tua immagine.

Aspetto fondamentale, però, è che tu non abbia mai ricevuto e/o soprattutto mai approvato la bozza con quei cambiamenti.

La clausola diffusa nei contratti di edizione spesso prevede che l'opera vada ugualmente in stampa con le ultime modifiche effettuate, se l'autore non ha concesso il visto "si stampi" nei termini indicati. L'editore ha quindi questa facoltà, ma è sempre fatto salvo il diritto dell'autore all'integrità dell'opera (sempre dimostrando il pregiudizio).

 

1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

L’Autore si impegna a correggere le bozze con chiarezza e a restituirle entro 10 giorni dal ricevimento. L’Autore ha diritto, a sua richiesta, a una seconda revisione delle bozze che dovrà restituire con il “visto si stampi” entro 5 giorni dal ricevimento. Se l’Autore ometterà di restituire le prime o le seconde bozze entro i termini sopra indicati, l’Editore potrà pubblicare l’Opera nelle condizioni in cui è stata presentata dall’Autore e accettata dall’Editore, dovendosi in tal caso ritenere sufficienti l’ordinaria revisione e la normale correzione delle bozze effettuata a cura dell’Editore. Le maggiori spese dovute a revisioni apportate dall’Autore in occasione della correzione delle bozze o dovute a modifiche introdotte dall’Autore stesso, ai sensi dell’art. 129 della legge 633/1941, sono a totale carico dell’Autore e saranno a lui addebitate, sempre con facoltà di detrarre i relativi costi dai compensi spettanti all’Autore. 

 

È una clausola leggittima. L'ultima parte, quella che più suscita scalpore, va letta con attenzione. Comprendo che di primo acchito possa sembrare pregiudizievole per l'autore, ma non lo è a tutti gli effetti. D'altra parte è comunque una tutela per l'editore, che in questo caso ne ha tutto il diritto.

Mi spiego:

 

Quota

Le maggiori spese dovute a revisioni apportate dall’Autore in occasione della correzione delle bozze o dovute a modifiche introdotte dall’Autore stesso, ai sensi dell’art. 129 della legge 633/1941, sono a totale carico dell’Autore e saranno a lui addebitate, sempre con facoltà di detrarre i relativi costi dai compensi spettanti all’Autore. 

 

In pratica, cosa dice l'articolo citato nella clausola?

 

Quota

1.  L’autore può introdurre nell’opera tutte le modificazioni che crede, purché non ne alterino il carattere e la destinazione, fino a che l’opera non sia stata pubblicata per la stampa, salvo a sopportare le maggiori spese derivanti dalla modificazione.

 

Mi fermo alla sola prima parte perché è quella che c'interessa.

Se l'autore, quindi, effettua delle modifiche sostanziali (per esempio: aggiunge nuovi capitoli, richiede l'aggiunta di immagini, chiede di variare il layout, ecc...) che comportano nuove spese per l'editore (in tal caso dovrebbe pagare l'editor interno per correggere i nuovi capitoli introdotti, un illustratore o un grafico, ecc...) è corretto che queste spese non previste siano a carico dell'autore stesso.

Non stiamo parlando del regolare editing fatto eseguire dall'editore sul manoscritto così come consegnatogli in partenza, ma di aggiunte (sostanziali, appunto) non previste.

Non basta che l'autore modifichi o elimini una frase suggerita dall'editor o la ripristini, in fase di revisione, qui parliamo di qualcosa che modifica in maniera evidente la struttura dell'opera stessa.

 

22 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Non voglio recedere dal contratto, perché ci tengo, ma questo comportamento non mi sta bene, mi sembra scorretto e prevaricatorio.

Posso impuntarmi e rifiutare quei cambiamenti non segnalati, oppure no?

 

Se dimostri di non aver avuto il tempo sufficiente per valutare le correzioni e se non hai dato l'ok, sì, come dicevo all'inizio. In virtù dell'articolo su citato (22 comma 2). :)

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Posso essere sincero? :)

Perché vuoi pubblicare un romanzo il cui editing non ti convince? 

Quando successe a me per un racconto ho ritirato la pubblicazione. Nessuno ci costringe a pubblicare se non ci quadra il risultato finale.

Sarebbe un po' come togliere la torta dal forno troppo presto.

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Adesso, ElleryQ ha scritto:

Non stiamo parlando del regolare editing fatto eseguire dall'editore sul manoscritto così come consegnatogli in partenza, ma di aggiunte (sostanziali, appunto) non previste.

Grazie, in effetti a me non era molto chiaro se valesse solo per le modifiche extra o anche per le correzioni con cui non si è d'accordo

Adesso, ElleryQ ha scritto:

Se dimostri di non aver avuto il tempo sufficiente per valutare le correzioni e se non hai dato l'ok, sì, come dicevo all'inizio. In virtù dell'articolo su citato.

Però non è facile. Al primo giro mi hanno dato una settimana, ma c'erano talmente tante correzioni con cui non ero d'accordo (da copiare e segnalare su un file a parte, quindi doppio lavoro, e molto caotico) che non sono riuscita a leggere tutto e notare quelle non segnalate. Però con alcune su cui non ero d'accordo sono stati fatti cambiamenti diversi da quelli propostimi all'inizio, che io non avevo mai visto né accettato. Su questi ultimi posso quindi impuntarmi e dire che non mi vanno bene e che devono essere cambiati (anche se mi si dice che il file è già pronto per la stampa e si possono cambiare solo i refusi)?

7 minuti fa, Aegis ha scritto:

Perché vuoi pubblicare un romanzo il cui editing non ti convince? 

La maggior parte degli editori non mi ha neanche mai risposto, quindi sì, ci tengo che il romanzo sia pubblicato, vorrei solo evitare che i lettori ridano o aggrottino la fronte nei momenti drammatici perché c'è una frase che risalta e stona. La scelta è: trovare compromessi o non pubblicare affatto (o aspettare magari anni, e non ho la pazienza:P)

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16 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Però con alcune su cui non ero d'accordo sono stati fatti cambiamenti diversi da quelli propostimi all'inizio, che io non avevo mai visto né accettato. Su questi ultimi posso quindi impuntarmi e dire che non mi vanno bene e che devono essere cambiati (anche se mi si dice che il file è già pronto per la stampa e si possono cambiare solo i refusi)?

 

Certo che su questi puoi.

Se non ti sono stati segnalati, non hai avuto modo di vederli, né di accettarli, puoi farlo. Il tuo visto "si stampi" è stato parziale, poiché riguardava solo quelle modifiche di cui eri a conoscenza in quanto segnalate.

L'opera non è ancora stata data alle stampe, mi pare di capire che manchino ancora tre mesi, hai tutto il diritto di insistere e chiedere quelle modifiche.

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La prima parte della clausola c'era anche nei quattro contratti che ho firmato, la seconda no. Però -ho l'ultimo sottomano-  mi impegnavo a non apportare "cambiamenti sostanziali" al dattiloscritto nella fase di editing e correzione bozze. E se, tra firma e pubblicazione, avessi deciso di recedere, l'editore aveva la facoltà di chiedere il rimborso delle spese documentate. Inoltre, qualora non avessi riconsegnato in tempo le bozze (15gg.), l'editore aveva facoltà di pubblicare l'opera come "originariamente consegnata" dall'autore.

Mentre scrivo è intervenuto ElleyQ a chiarire efficacemente il senso della clausola incriminata.

 

Quota

La punteggiatura per me non è poi così banale, se si sposta una virgola o si mette un inciso dove non va, la frase si legge in modo diverso. 

Certamente. Mi riferivo a banalità evidenti, tipo la mancanza della  virgola  a fine inciso (talvolta mi capita:rolleyes:), la sua sostituzione con punto e virgola o due punti dove occorre, l'opportunità di spezzare un periodo, e simili. La frase che citi è stata stravolta e imbruttita: cose simili non farle passare.

Quota

Posso impuntarmi e rifiutare quei cambiamenti non segnalati, oppure no? 

Ti avevano promesso per iscritto di segnalare tutti i cambiamenti? È buona norma leggere sempre le bozze per intero... Quelli poco importanti, se tieni sempre al contratto, lasciali passare.

 

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17 ore fa, Silverwillow ha scritto:

mi sa di sì;( L'autore alla fine è sempre la parte debole.

 

Ecco, alla fine, al di là dei cavilli, la questione sta tutta qui: nel come ti poni. Mi spiego; il rapporto tra te e l'editore non è un rapporto alla pari, non è un rapporto libero, franco, dove ci si dice in faccia ciò che si pensa. È più un braccio di ferro dove il rapporto di forza è nato disequilibrato, è un rapporto dove l'editore pretende di fare di te ciò che vuole e tu non puoi vivere così, con la paura di dire a quel signore ciò che pensi. È insopportabile tutta 'sta faccenda. Ti fa schifo come hanno messo mano al testo? Ma diglielo, in qualche modo devi pur dirglielo, trova il modo, le parole. Sii diretta oppure diplomatica, vedi tu, digli che 'sta roba ti fa star male, che non puoi sopportare come ha curato [leggi deturpato] il tuo testo, che così il libro, il tuo libro, non può uscire. Trova in te le risorse per uscire da questa situazione e la prossima volta prima di firmare metti tutti i puntini sulle I , che ti serva da esperienza. Ma chi nel 2020 vorrebbe mai pubblicare per un editore padre padrone? È intollerabile, per pubblicare così i manoscritti andrebbero piuttosto tenuti nel cassetto, mai porsi come un nano davanti a giganti che giganti non sono. Sulla tua disponibilità, poi, a pagare di tasca gli editing futuri, in virtù di ciò che hai firmato, a me pare follia. 

 

 

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1 ora fa, Ace ha scritto:

Mi spiego; il rapporto tra te e l'editore non è un rapporto alla pari, non è un rapporto libero, franco, dove ci si dice in faccia ciò che si pensa.

La questione è sempre la stessa: per un rapporto sincero ci vuole la disponibilità da entrambe le parti. Io faccio il possibile per avere buoni rapporti con tutti, specie con gli editori, ma se dall'altra parte c'è un muro, non vado lontano (al limite ci vado a sbattere). Non è che sto zitta, ma sapere di avere la ragione dalla mia mi permette di chiedere, gentilmente, con la certezza che non possano rifiutarsi con qualche scusa. Comunque, il primo interesse dell'editore dovrebbe essere far uscire un buon prodotto (che è poi lo stesso mio, anche se non vedo il mio libro come un prodotto), quindi mi auguro che troveremo un accordo.

Vi terrò aggiornati su com'è andata.

1 ora fa, Ace ha scritto:

Sulla tua disponibilità, poi, a pagare di tasca gli editing futuri, in virtù di ciò che hai firmato, a me pare follia. 

Io spero proprio che non ce ne sarà bisogno, volevo solo dire che piuttosto che dare in mano il testo a un macellaio e poi farmi venire un esaurimento in fase di editing, sarei disposta anche a fare l'editing per conto mio, pur che sia fatto bene. Molti fanno editare il testo prima di spedirlo. Io non l'ho mai fatto (anche perché tutti erano concordi che servissero pochissimi aggiustamenti), ma se posso evitare di farmi tornare l'ulcera ogni volta e stare tranquilla, sono disposta a qualsiasi cosa

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Chiedo scusa per l'ultima parte del mio precedente commento, quella in corsivo.

Non so come sia accaduto.

 

@Silverwillow: sì, serve disponibilità da entrambe le parti. La mia opinione è che per un'autrice/autore sia opportuno fin dall'inizio mettere alla prova chi ci sta davanti per capire in che modo reagisce. E quando reagisce irrigidendosi, se risponde con il silenzio di chi intende imporre il proprio punto di vista, lì è bene lasciare il manoscritto nel cassetto e salutare con educazione. Ti auguro di risolvere, facci sapere come andrà a finire. Un abbraccio.

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22 ore fa, Silverwillow ha scritto:

"raddrizza le spalle e gli pianta le pupille nelle sue"

 

Ohibò, ragazza! Non ti pare d'essere incontetabile?

La citazione è un fulgido esempio di quanto abbiano migliorato il tuo testo con un'eleganza e sapienza che raramente ho riscontrato.

Dopo una simile dimostrazione, in futuro pianterò le pupille dei miei personaggi nei posti più disparati: la potenza della scelta m'ha folgorato.

Piuttosto, fossi in te ringrazierei perché hanno avuto la bontà di non ritoccare quell'orrido "raddrizza le spalle". C'erano comparabili migliorie da apportare anche in quel caso, tipo: "raddrizza la spina dorsale" o "rettifica le spalle" o ancora "rinuncia a incurvare il groppone".

 

Immagina la bellezza del tuo testo così: "rinuncia a incurvare il groppone e pianta le pupille nelle sue".

Arte!

 

· · ·

 

Non so cosa chi pensa di essere questa gente – professionisti non sembrano. Un conto è non curare l'editing tanto quanto quello di un'autrice di punta della casa editrice (cosa poco professionale, ma per certi versi comprensibile oggigiorno), un conto è mettervi mano come neanche i ciarlatani. Oltre tutto, pure codardi… Di nascosto! È talmente assurda la correzione di cui sopra, che quasi sembra ci sia un sabotaggio volontario del testo. Mi piacerebbe tanto sapere chi sono – non ti preoccupare, lo dico per dire, ma si meriterebbero la pubblica gogna per cosacce del genere. "Agli aspiranti scrittori: sappiante che Tizio, Caio e Sempronio correggono così." Vedi come poi ci pensano su due volte prima di rifarlo.

Il problema è che poi sei tu che patisci i commenti sarcastici, le recensioni che ti dileggiano per simili cose. Lo sai bene, hai già pubblicato: sulla copertina ci sono il tuo nome e cognome, non quello di 'sto cialtrone.

 

Non so quale sia il tuo carattere e il tuo modo di fare, ma ti assicuro che una cosa del genere, con me, finisce a contratto stracciato se non rinsaviscono. Non pubblico con chi mi fa una cosa del genere, senza che mi chieda scusa e faccia un deciso passo indietro circa simili obbrobri.

La norma, e io non accetterei eccezione, è quella di cui hai detto per i tuoi editing precedenti. Punto.

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Credo sia determinante anche in tutta la faccenda il "peso" dell'editore. Se una CE di primissimo piano imponesse certe condizioni credo sarebbe saggio assecondarle, se una micro CE senza uno straccio di presenza in libreria e con collaboratori non professionisti mettesse mano eccessivamente al romanzo sarebbe invece molto più disdicevole e quindi facile da mandare a quel paese. Poi vorrei chiederti se ti senti obbiettiva. Perché un editor dovrebbe cambiare qualcosa senza che sia necessario? O è un incapace o uno stolto. Nel primo caso fallo presente alla CE, nel secondo parlagli. Può veramente una punteggiatura cambiare e rendere un romanzo "ridicolo" come affermi? Perdonami, ma dai tuoi post traspare la forte convinzione che il romanzo fosse perfetto e immodificabile e questo mi fa pensare. Sarebbe bello conoscere la CE, sentire l'editor e leggere alcuni passi "controversi" ma ciò non avverrà mai perciò mi sento solo di dirti che se non approvi l'operato dovresti tentare di rinunciare alla pubblicazione.

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58 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

C'erano comparabili migliorie da apportare anche in quel caso, tipo: "raddrizza la spina dorsale" o "rettifica le spalle" o ancora "rinuncia a incurvare il groppone".

xD Ero indecisa se metterti un cuore o una faccina ridente, perché in effetti ho avuto un pensiero simile. Perché non "gli pianta le cornee nelle sue" o le orbite, visto che un banale "occhi" gli sta così sulle scatole?

A parte gli scherzi, sarebbe bastato segnalare che c'era una ripetizione (occhi compariva tre o quattro righe più su) e dirmi di sostituirne una (magari avrei sostituito l'altra, o tagliato la frase), ma non mettermi una cosa così e dirmi che lo devo tenere com'è. Mi cadono le braccia (o gli òmeri, o gli arti, o le appendici superiori, a piacere)

1 ora fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Non pubblico con chi mi fa una cosa del genere, senza che mi chieda scusa e faccia un deciso passo indietro circa simili obbrobri.

non arriverò a quel punto, perché le cose davvero orride non sono tante (questa era una delle peggiori), e sono state aggiunte senza che io le approvassi, quindi, come diceva qualcuno sopra, ho fiducia di farle cambiare.

48 minuti fa, heightbox ha scritto:

Credo sia determinante anche in tutta la faccenda il "peso" dell'editore.

Non è una big, ma è una CE medio-piccola con una buona distribuzione (alcuni suoi titoli si trovano in libreria, gli altri sono ordinabili) e un buon ufficio stampa, che pubblica soprattutto letteratura impegnata, quindi ha una buona reputazione nel campo (da quel che ho potuto vedere). Proprio per questo avevo grandi aspettative sull'editing (perché il romanzo non è perfetto, ma se aveva bisogno di un'aggiustata era sul piano strutturale e del contenuto, più che della forma)

52 minuti fa, heightbox ha scritto:

Poi vorrei chiederti se ti senti obbiettiva. Perché un editor dovrebbe cambiare qualcosa senza che sia necessario?

Non è facile sapere se si è obiettivi o no, ma su quattro editing con due mi sono trovata bene e con uno così così (ma ho avuto la possibilità di dialogare con la editor e trovare un compromesso). Questa è la prima volta che mi trovo davvero male. Il testo non era perfetto, ma gli aggiustamenti da fare erano minimi (ad esempio io ho l'abitudine di scrivere col invece di con il, e pare sia sbagliato, ormai invece di oramai, qualche avverbio non indispensabile, ecc.)

 

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Perché un editor dovrebbe cambiare qualcosa senza che sia necessario? O è un incapace o uno stolto. Nel primo caso fallo presente alla CE, nel secondo parlagli.

l'impressione che ho avuto io è che abbia corretto farse per frase, senza curarsi della storia complessiva, quindi cambiando dove c'erano ripetizioni, senza nemmeno chiedersi se magari fossero volute o se il sinonimo aggiunto c'entrasse qualcosa in quel contesto. Non è questione di incapacità, ma come minimo di una certa fretta e superficialità.

 

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Può veramente una punteggiatura cambiare e rendere un romanzo "ridicolo" come affermi?

certo che no, ma può far inciampare il lettore, a cui la frase non scorrerà bene, o dovrà rileggerla per capire il significato. Non muore nessuno, ma se si può evitare è meglio

Le cose che per me possono suonare ridicole sono quelle che citavo sopra (piantare le pupille anziché fissare negli occhi; o porgere un sorriso anziché sorridere). Il punto principale è che non migliorano il testo, e da lettrice mi ci soffermerei, chiedendomi "perché avrà usato un'espressione così strana?" (da scrittrice scafata invece capirei subito che è stato fatto per eliminare una ripetizione). Ho letto uno dei loro libri, e ho segnato almeno sei punti dove si nota che l'editor è intervenuto

1 ora fa, heightbox ha scritto:

Nel primo caso fallo presente alla CE, nel secondo parlagli

Ho chiesto due volte di parlare con l'editor, ma hanno fatto finta di niente. Il titolare (l'unico con cui ho parlato finora) mi ha risposto che controlla tutto personalmente, quindi non devo preoccuparmi. Il messaggio che è arrivato a me è: qui si fa così, e tu sei l'ultima arrivata, è già tanto se ti pubblichiamo, che altro vuoi? (magari drammatizzo, ma questa è la sensazione che ho avuto)

Domani comunque scrivo e vedo come va...

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5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Ho chiesto due volte di parlare con l'editor, ma hanno fatto finta di niente. Il titolare (l'unico con cui ho parlato finora) mi ha risposto che controlla tutto personalmente, quindi non devo preoccuparmi. Il messaggio che è arrivato a me è: qui si fa così, e tu sei l'ultima arrivata, è già tanto se ti pubblichiamo, che altro vuoi? (magari drammatizzo, ma questa è la sensazione che ho avuto)

Domani comunque scrivo e vedo come va...

Mi pare che la ce, in cui il titolare controlla tutto personalmente, più che medio-piccola sia piccola. Cinque anni di prelazione, con un rapporto che già dall'inizio fa acqua, ma te l'ha ordinato il medico? Mi unisco al coro di quelli che ti hanno consigliato di lasciar perdere: straccia il contratto e continua a cercare. Se l'opera è buona, un'altra ce arriverà e, quando accadrà, analizza o fai analizzare ogni clausola contrattuale, prima di firmare. Auguri sinceri. 

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Io credo che, a prescindere, se il tempo è congruo, sia importante leggere con attenzione il file inviato per il visto si stampi. Come diceva @sefora, a volte alcune correzioni non sono indicate. Non sarà corretto, è vero, ma proprio perché può accadere, la diligenza di un controllo generale spetta all'autore.

Tutti noi siamo portati, per rapidità, a verificare solo le cose delle quali abbiamo certezza, tralasciando quelle che ci parevano sicure. Ma dovrebbe essere buona abitudine rileggere sempre il tutto e non le singole parti. Certo, avendo il giusto tempo a disposizione.

A me è capitato un caso tempo fa, non proprio simile al tuo, @Silverwillow , parecchio spiacevole.

Dopo due giri di bozze e il visto "si stampi", per un errore della tipografia (che è interna alla CE, quindi il danno derivato non era risarcibile per l'editore) il libro è andato in stampa da un file parzialmente corretto. Solo leggendo le copie omaggio ricevute, quindi, ho potuto notare un grosso errore (non formale, ma di contenuto) ancora pesente.

Fu una mia svista, segnalatami anche dal primo editor ma che avevo rilevato già da me, per cui insistetti con il secondo editor sul porre particolare attenzione a quella correzione.

Ora, tralasciando poche ripetizioni e qualche refuso ancora presenti nel file parzialmente corretto andato poi in stampa, quell'errore di contenuto, più una frase che risultava non del tutto comprensibile, proprio non le potevo tollerare, perché quelle sì, a mio parere, andavano a pregiudizio mio più che dell'opera in sé.

Segnalai subito l'accaduto al secondo editor e in copia al direttore editoriale e se ne assunsero la responsabilità scusandosi, purtroppo, però, il danno era fatto e l'opera non poteva essere ritirata dal commercio. "Fortunatamente", si trattava di un'edizione da collezione cartonata, perché poi dello stesso libro dovevano essere realizzate anche delle versioni a uso "scolastico". Su queste (non ancora stampate) si è potuto intervenire. Però pensando all'altra versione, che gira ancora con quei due orrori, mi si gela il sangue.

Visto che tu sei ancora in tempo, @Silverwillow , impuntati affinché le correzioni che richiedi siano effettuate. La possibilità ce l'hanno e non c'è ancora nulla di irreversibile.

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10 ore fa, heightbox ha scritto:

Può veramente una punteggiatura cambiare e rendere un romanzo "ridicolo" come affermi?

 

Sì. Una virgola spostata (o tolta, o aggiunta) può modificare il senso di una frase. Magari non renderà "ridicolo" l'intero romanzo, ma non vedo perché un "editor" (per come è stato presentato, questo tizio sa ben poco di editing professionale) dovrebbe riscrivere un testo secondo i suoi gusti personali, magari perché non ha nemmeno capito cosa l'autore voleva dire. Nessuno gli vieta di scriversi un libro suo, se lo desidera.

 

10 ore fa, heightbox ha scritto:

perciò mi sento solo di dirti che se non approvi l'operato dovresti tentare di rinunciare alla pubblicazione.

 

Su questo mi trovi d'accordo. 

 

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Ecco @L'antipatico la questione della virgola la intendevo come nella tua frase: "nessuno gli vieta di scriversi un libro suo se lo desidera." come vedi anche senza virgola non suona male, in fondo è accettabile. Per quanto afferma@Silverwillow se intendi correzioni di dettagli è un conto, ad esempio io quando si tratta di eliminare ripetizioni cerco di farlo prima di presentare il romanzo agli editori (ci lavoro su anche un anno, su ogni frase) ma potrebbe anche essere che il risultato alla fine sia da perfezionare come trama, personaggi, empatie varie, tempi verbali, ed è in queste occasioni che dovrebbe diventare determinante l'editor. Se interviene solo sulle paroline non credo sia un grande professionista, un editor dovrebbe in sostanza migliorare un romanzo, non ritoccarlo con qualche termine modificato qua e la.

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