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leonreno83

Padre - Capitolo 4 - FINALE

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"PADRE"

 

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Capitolo 2 - IL CAMMINO (parte 3 di 3)

Capitolo 3 - IL RISVEGLIO

 

CAPITOLO 4 - IL RITORNO (FINALE)

 

24 Settembre 2020, ore 8.00

 

Il periodo più brutto della vita di Giny non accennava a terminare. Non aveva più quelle incontrollabili crisi di pianto dei primi tempi dopo la scomparsa del padre, che la provavano fino a farle venire dei forti mal di stomaco. La disperazione, però, sembrava aver lasciato il posto all'apatia. Ogni tanto aveva provato a riprendere qualche libro in mano, ma non riusciva a concentrarsi abbastanza per poter studiare e il suo percorso all'università si era fermato. La madre soffriva quanto lei e nessuna delle due pareva avere sufficiente forza da essere un sostegno per l'altra, così anche il loro rapporto si era raffreddato un po'. A Giny dispiaceva molto, ma non sapeva come evitarlo. Aveva solo voglia di stare sola.

Quella mattina, quattro mesi dopo, aprì gli occhi per caso alla stessa ora di quel maledetto giorno, quando a svegliarla fu la chiamata dall'ospedale. Quell'ultima passeggiata era stata così viva e reale che tuttora quasi rifiutava di ammettere che non fosse mai avvenuta. Ma non aveva trovato nessuna foto nel cellulare. Forse era per questo che non aveva mai detto niente. Si vergognava. Aveva paura di essere impazzita, di quella pazzia che non si rende conto di se stessa. All'improvviso scosse la testa e prese la decisione. Tornerò da lui. Si alzò e si preparò.

 

-

 

Giny percorreva gli ultimi metri che la separavano dalla meta, da quel posto in cui, fino a quel momento, non aveva più avuto la voglia né la forza di tornare. Ogni tappa di quella camminata le ricordava qualcosa di suo padre di lei insieme, ma era più concentrata sull'arrivo, sul posto dove quattro mesi prima lo aveva lasciato. O voleva credere che fosse stato così.

Giunse nello spiazzo che era quasi mezzogiorno. C'era un solo escursionista, che proprio in quel momento si incamminava verso le Cascate Nascoste. Avanzò, del tutto sola, nella piccola radura. Stese l'asciugamano sotto un albero, vicino alla staccionata di legno.

Era partita senza pensare troppo a cosa aspettarsi. Probabilmente nulla. Aveva agito d'impulso credendo che le sarebbe servito, non preoccupandosi del resto.

Tirò fuori un paio di panini. Prese il powerbank e lo attaccò al suo lettore musicale, che si era scaricato una decina di minuti prima. Mentre mangiava, si guardò intorno: non arrivava nessuno, la fontanella in fondo continuava a scrosciare senza sosta e un vento leggero faceva rumoreggiare le fronde degli alberi.

Poi si sdraiò, chiuse gli occhi e fece ciò che aveva sempre fatto quando andava lì con suo padre: si lasciò andare al silenzio e alla pace. Resterò qui, si disse. Resterò qui finché non accade qualcosa. Il pensiero le sembrò assurdo e logico insieme. Si cullava nell'irrazionalità, convinta che prima o poi avrebbe capito, che quel giorno sarebbe scesa dall'Eremo sapendo cosa avrebbe fatto della sua vita. Non c'è nessuno. È come l'altra volta. Riaccadrà.

Rimase sdraiata per oltre un'ora. Respirò regolarmente e non mosse alcun muscolo. Poi riaprì gli occhi. Erano umidi di lacrime. Il cielo rimaneva chiaro. Non si era fatto notte in pochi attimi. Non erano apparsi fantasmi di uomini morti quarant'anni prima. Nessun Padre Pietro. E Nessun Padre. Si sentì piccola e sciocca. Una bambina sperduta che si era intestardita a credere nelle favole, che fosse tutto vero, che avrebbe potuto passare dal mondo reale a quello dei sogni solo perché lo desiderava così tanto. Le lacrime iniziarono a scendere sulle guance. Si girò su un fianco e, per alcuni minuti, pianse.

Poi si rialzò e raccolse le sue cose. Sbatté e piegò l'asciugamano, riponendolo per ultimo. Si mise lo zaino in spalla e fece per muoversi verso il ritorno, quando si ricordò del lettore musicale. Posò di nuovo lo zaino a terra e lo tirò fuori, staccandolo dal powerbank. Mise gli auricolari e lo accese. La canzone che suonava era quella interrotta quando si era scaricato? Le sembrava di no. Giny riconobbe all'istante la melodia e le parole che uscivano dalle cuffiette. Il cuore le balzò quasi fuori dal corpo.

 

Now I have heard a hundred violins crying

And I, I have seen a hundred white doves flying

But nothing is as beautiful as when she believes

When she believes... in me

 

Nulla è così bello come quando lei crede in me.

 

When she believes di Ben Harper. La prima Lezione. In fondo era così che l'aveva sempre aiutata, no? Alla fine, quel qualcosa che stava aspettando lassù era arrivato. Suo padre era ancora lì con lei. All'Eremo, nella canzone, nella passeggiata. Ovunque. Tutto ciò che le aveva lasciato gli avrebbe permesso di non abbandonarla mai più.

Prima di incamminarsi verso la discesa e verso una nuova vita, Giny chiuse gli occhi. Erano ancora umidi ma, dopo tanto tempo, sorrise.

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