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Mrs. Robinson

Pubblicare o non pubblicare, questo è il dilemma...

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Buongiorno sognatori,

volevo chiedere la vostra opinione in merito alla pubblicazione e alla non-pubblicazione di un inedito. Sono alla ricerca di una CE (naturalmente una CE piccola), tuttavia non sono riuscita a trovare quella che fa per me. Sto cercando di fare una selezione in base a ciò che desidero (distribuzione, copertina, qualità della stampa). Ho notato che molte CE adottato come distribuzione e produzione Amazon, e questo non mi fa impazzire (sceglierei Amazon per il self-publishing ma non per una pubblicazione con editore). Fino ad adesso, ho trovato davvero poche scelte e, si sa, con poche scelte anche la probabilità di essere presi si abbassa considerevolmente. Ho preferito usare questo metodo che la tecnica "a tappeto", poiché sarebbe insensato firmare un contratto che non ho mai voluto. Sono anche ricorsa a delle agenzie letterarie, ma non nutro grandi aspettative poiché ho avuto modo di vedere che non accettano facilmente. Ho deciso quindi di inviare il testo a massimo due/tre editori (quelli che soddisfano i requisiti e che potrebbero accettare il testo), ma anche qui ho il timore di non essere presa. Semmai dovesse verificarsi un rifiuto, sarebbe meglio non pubblicare oppure pubblicare con in self (ho già contattato un editor che ha esaminato il testo e inoltre mi sono affidata a un professionista della grafica per la copertina). Insomma, a mali estremi...

Voi che esperienze avete avuto con il primo manoscritto? Anche voi siete dell'idea che accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare sia sbagliato?  

 

Attendo pareri.

 

 

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17 minuti fa, Mrs. Robinson ha scritto:

Anche voi siete dell'idea che accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare sia sbagliato?

Sì, sono d'accordo. Accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare, a mio avviso, è sbagliato per una serie di motivi:

  • se non sei davvero convinto di una proposta, e la accetti, molto presto alla soddisfazione della pubblicazione (effimera) subentrerà la delusione di non aver ottenuto quanto sperato;
  • il fatto di non essere stato scelto dagli editori che si preferiva e ripiegare su altri, che magari pubblicano solo per far numero a catalogo, si può rivelare una delusione ancora peggiore, accompagnata dalla frustrazione nei confronti di quegli editori che ti hanno scartato e verso gli autori che, invece, riescono a pubblicare con loro;
  • il non essere stato accettato dagli editori selezionati potrebbe voler dire che non si è ancora pronti per una pubblicazione. Quindi, in questo caso, voler ricorrere al selfpublishing o a editori che accettano pressoché tutto, può significare bruciarsi in credibilità (credibilità verso il pubblico, più che verso gli addetti del settore), in quanto il nome sarà associato a una pubblicazione di poco valore. Sia il self che l'editoria tradizionale dovrebbero essere sempre una scelta ponderata, non un ripiego.

Per come la penso, la pubblicazione dovrebbe essere parte del percorso di crescita dello scrittore, sia dal punto di vista della scrittura, sia dal punto di vista di crescita personale. Bruciare le tappe e forzare laddove non ce n'è motivo può portare solo a frustrazione, delusione e all'abbandono dell'obiettivo.

Se tal romanzo non viene giudicato idoneo, pace, si accantona e si passa al successivo. Il tutto nell'ottica di percorrere una strada in salita verso l'obiettivo prefissato. Se su questa strada ci sono delle stazioni intermedie, bene, si avranno piccole soddisfazioni di percorso. Ma questo percorso deve essere deciso, deve esserci consapevolezza nel percorrerlo.

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È proprio così. Non dico di puntare al meglio, ma di dare al romanzo il percorso che merita (sia per i suoi difetti che per i suoi pregi). Sto ponderando molto il discorso del self, tuttavia non mi troverò mai impreparata. Mi sto affidando a dei professionisti del settore, proprio per capire se lo scritto ha delle possibilirà e se merita di vedere la luce. Ho trovato per adesso delle opinioni tutto sommato positive. Purtroppo l'ambientazione esotica lo rende poco fruibile per molti editori. Comunque, più opinioni raccolgo, più avrò in mente che percorso scegliere. Tante volte il più è come il meno, e quindi la pubblicazione forzata è qualcosa che eviterei nei limiti del possibile.

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1 ora fa, Mrs. Robinson ha scritto:

Anche voi siete dell'idea che accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare sia sbagliato?  

Ti rigiro la domanda.

Credi che per te valga la pena di pubblicare (o autopubblicare) il tuo romanzo a ogni costo? Quanto è importante per te il fatto che arrivi alla pubblicazione (o all'autopubblicazione)?

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8 minuti fa, AdStr ha scritto:

Ti rigiro la domanda.

Credi che per te valga la pena di pubblicare (o autopubblicare) il tuo romanzo a ogni costo? Quanto è importante per te il fatto che arrivi alla pubblicazione (o all'autopubblicazione)?

Ciao, secondo me pubblicare è una scelta che va effettuata con il buonsenso. Pubblicare per me è importante non in termini di traguardo, ma in termini di esperienza (essendo un'esordiente). Vorrei capire come fronteggiare la situazione, cosa si prova, magari anche sperimentare qualcosa di sconosciuto. È un po' mettere alla prova se stessi. Non confido nella pubblicazione a ogni costo e per questo sto cercando di fare un'analisi del manoscritto per vedere se ha delle possibilità oppure si tratta solo di fumo negli occhi. Naturalmente mi sto facendo aiutare per avere un punto di vista più oggettivo della situazione.

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@Mrs. Robinson alla luce di questo, allora, ossia che ne trarresti un guadagno come esperienza, per vedere l'effetto che fa, non credo ci sia nulla di controproducente nell'accettare un contratto modesto. L'importante, come dicevi tu stessa, è che non diventi un passo falso rispetto alle tue aspettative di crescita personale.

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2 minuti fa, AdStr ha scritto:

@Mrs. Robinson alla luce di questo, allora, ossia che ne trarresti un guadagno come esperienza, per vedere l'effetto che fa, non credo ci sia nulla di controproducente nell'accettare un contratto modesto. L'importante, come dicevi tu stessa, è che non diventi un passo falso rispetto alle tue aspettative di crescita personale.

Per questo sto molto meditanto sulla scelta giusta da fare.

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34 minuti fa, Mrs. Robinson ha scritto:

e quindi la pubblicazione forzata è qualcosa che eviterei nei limiti del possibile.

Cosa significa "nei limiti del possibile"? :grat: Non dipende da te scegliere se pubblicare o no?

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2 ore fa, Mrs. Robinson ha scritto:

Buongiorno sognatori,

volevo chiedere la vostra opinione in merito alla pubblicazione e alla non-pubblicazione di un inedito. Sono alla ricerca di una CE (naturalmente una CE piccola), tuttavia non sono riuscita a trovare quella che fa per me. Sto cercando di fare una selezione in base a ciò che desidero (distribuzione, copertina, qualità della stampa). Ho notato che molte CE adottato come distribuzione e produzione Amazon, e questo non mi fa impazzire (sceglierei Amazon per il self-publishing ma non per una pubblicazione con editore). Fino ad adesso, ho trovato davvero poche scelte e, si sa, con poche scelte anche la probabilità di essere presi si abbassa considerevolmente. Ho preferito usare questo metodo che la tecnica "a tappeto", poiché sarebbe insensato firmare un contratto che non ho mai voluto. Sono anche ricorsa a delle agenzie letterarie, ma non nutro grandi aspettative poiché ho avuto modo di vedere che non accettano facilmente. Ho deciso quindi di inviare il testo a massimo due/tre editori (quelli che soddisfano i requisiti e che potrebbero accettare il testo), ma anche qui ho il timore di non essere presa. Semmai dovesse verificarsi un rifiuto, sarebbe meglio non pubblicare oppure pubblicare con in self (ho già contattato un editor che ha esaminato il testo e inoltre mi sono affidata a un professionista della grafica per la copertina). Insomma, a mali estremi...

Voi che esperienze avete avuto con il primo manoscritto? Anche voi siete dell'idea che accettare qualsiasi condizione pur di pubblicare sia sbagliato?  

 

Attendo pareri.

 

 

 

Se il libro è buono riesci a piazzarlo. Se non ci riesci vuol dire che il romanzo non è pronto. Pubblicare a caso significa quasi sicuramente fare uscire un prodotto scadente e dopo devi risolvere il contratto o farti rovinare la reputazione da dei pagliacci.

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1 ora fa, Marcello ha scritto:

Cosa significa "nei limiti del possibile"? :grat: Non dipende da te scegliere se pubblicare o no?

Intendo nei limiti dati dai criteri che mi sono auto-imposta.

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28 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

 

Se il libro è buono riesci a piazzarlo. Se non ci riesci vuol dire che il romanzo non è pronto. Pubblicare a caso significa quasi sicuramente fare uscire un prodotto scadente e dopo devi risolvere il contratto o farti rovinare la reputazione da dei pagliacci.

Mi permetto di dissentire, perché piazzare un romanzo con una CE non è sempre sinonimo di qualità (non mi riferisco a me, ovviamente). Il trucco è usare di certo buonsenso, imporsi delle regole e valutare in maniera più approfondita il testo sicuramente aiuta a comprendere che strada scegliere.

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6 minuti fa, Mrs. Robinson ha scritto:

Mi permetto di dissentire, perché piazzare un romanzo con una CE non è sempre sinonimo di qualità (non mi riferisco a me, ovviamente). Il trucco è usare di certo buonsenso, imporsi delle regole e valutare in maniera più approfondita il testo sicuramente aiuta a comprendere che strada scegliere.

 

Sto parlando delle ce. Ci sono case editrici non hanno personale ferrato sull'italiano, fanno copertine brutte e non sanno impaginare. Se pubblichi per loro poi to voglio vedere a vendere ai conoscenti un prodotto del genere. Si sceglie una ce buona e s'invia a quella. 

Se non ti prendono vuol dire che non sei pronta.

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Un vecchio amico di mio padre scrisse un romanzo vagamente autobiografico, traboccante di vita e di emozioni: una lingua sdrucciola e preziosa, un italiano dal sapore antico tutto intessuto di parole siciliane. So che lo aveva spedito inutilmente a tutti gli editori importanti di quel periodo, erano gli anni '80. Ricevette da quei cortesi dinieghi l'impressione di non essere mai stato letto e ne ricavò depressione e sconforto. Mi scelse, allora ero ragazzino, come suo lettore beta, insieme ad altri miei coetanei. Misi da parte un poco infastidito quel brogliaccio di 500 pagine dattiloscritte tenute insieme da una squallida copertina di azzurro cartoncino bristol. Non toccai quei fogli per un mese o due. Poi mi sollecitò e, per non esser scortese, cominciai. Non riuscii a staccare gli occhi da quelle pagine finché non giunsi alla fine. Gli dissi quello che pensavo: mi era piaciuto moltissimo, mi aveva commosso. Gli dissi che non credevo che la contaminazione dell'italiano con il siciliano potesse ancora funzionare, non dopo Verga. Spero che non fu per causa mia, ma alla fine si decise a pubblicare presso un editore a pagamento. Purtroppo, anche così, il suo lavoro non venne notato.

Per quel che mi riguarda, ho tratto una morale da questa storia. Se sei veramente convinto che il tuo lavoro valga, pubblica bene o non pubblicare affatto.

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Grazie mille per le vostre opinioni. @Ezio Bruno comprendo bene la situazione, purtroppo ogni casa editrice non sempre può badare alla qualità, ma spesso anche alle leggi del mercato ed esistono delle resistrizioni abbastanza odiose. Camilleri ha un po' cambiato le carte in tavole con i suoi romanzi e il suo siciliano, ma forse un tempo non era così semplice. Purtroppo spesso ci sono delle clausole – non scritte ovviamente – che impongono agli scrittori delle limitazioni (ambientazione, genere del romanzo, tema ecc). Non metto in dubbio che le CE serie sbarrino il percorso a molti scritti non meritevoli, però c'è anche da dire che fanno passare tutte le opere che più si adattano al compratore (è giusto che sia così perché l'editoria è fatta di aziende e non solo di sogni). Per quel che riguarda la qualità, spesso sono incappata in una visione molto binaria (eccellento e pessimo). Secondo me la qualità è fatta da molte più percentuali, esistono le opere grandiose, le opere belle, quell che hanno qualcosa d'interessante, quelle fatte male ecc. Ogni CE ha un suo concetto di qualità. Io naturalmente non sono nessuno per poter classificare ciò che ho scritto, spero solo di aver le capacità per portare il progetto a maturazione e dargli una chance. In bene o in male, sarà sempre un percorso di crescita.

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Meglio autopubblicare che pubblicare male, secondo me. Pubblicare male non significa farlo con una CE piccola, ma farlo con una CE che non ci convince. Il self in ogni caso non lo vedo come ripiego, ma come scelta alternativa consapevole.

Se il tuo romanzo è stato editato significa che un professionista lo ha giudicato editabile: è già un buon punto.

Non si può piacere a tutti, è fisiologicamente impossibile. Pertanto i rifiuti e le critiche sono da mettere in conto. Se però al tuo romanzo ci tieni e lo giudichi un prodotto di livello almeno accettabile, il mio consiglio è di pubblicarlo, anche in self, se è il caso. 

 

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