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leonreno83

Padre - Capitolo 2 (parte 1 di 3)

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PADRE

 

Capitolo 2 - Il Cammino (parte 1 di 3)

 

L'auto di Giny imboccò il tortuoso e dissestato sentiero che portava alla gola. Si fermarono, come facevano sempre, alla fontanella per riempire le borracce di acqua di montagna, fresca e pulita. Giunsero, infine, nell'area di parcheggio di Valleria. Durante il viaggio avevano parlato di quanta gente avrebbero trovato lassù, in una domenica di sole appena dopo la fine della quarantena. L'ultima cosa che si aspettavano era che non ci fossero altre auto, eppure così fu.

Scesero nella completa solitudine. Giny era sbalordita da tutta quella fortuna. Indossarono le scarpe da trekking e si avviarono.

"Finalmente!" affermò suo padre, fiero come l'Ulisse dantesco, mentre attraversava le due colonne di pietra a base quadrata, non troppo alte ma comunque solenni, che erano a guardia del punto di partenza. Giny sorrise e lo seguì.

Il tratto iniziale era quasi pianeggiante. Alla loro sinistra c'erano alte rocce ricoperte di piante rigogliose, mentre a destra si estendeva un ampio strapiombo sovrastato dai monti e da un cielo di un azzurro intenso, interrotto solo qui e là da pigre nuvole bianche.

La loro passeggiata aveva delle tappe tradizionali e la vista della gola era la prima. Una frana, nel marzo del 2018, aveva provocato il distacco di un'enorme pezzo di roccia dalla parete opposta, franato a valle lasciando una nicchia che, grazie al diverso colore della pietra sottostante e alla brusca interruzione della vegetazione, aveva una forma ben delineata. La prima volta che la videro Giny pensò a un'unghia mentre a lui, chitarrista dilettante, sembrava un plettro.

"Chissà quanto ti sarà mancato il Plettro, Padre. Hai suonato sempre senza fino a oggi?"

"Vedo che la quarantena ha fatto malissimo al tuo senso dell'umorismo. O sei sempre stata così e in questi mesi ho dimenticato?"

Era uno di quei momenti in cui si divertivano a punzecchiarsi a vicenda. Giny alzò le spalle. "Mi avete fatta così tu e la mamma."

Suo padre sospirò.

"Già. Che imperdonabile errore." disse, iniziando a incamminarsi.

Giny spalancò la bocca e finse un'espressione indignata di stupore, accompagnandola con le mani sui fianchi.

"Rimangiatelo subito!" disse, raggiungendolo. Risero insieme. Lei gli appoggiò la testa sulla spalla e lui le baciò i capelli.

Non dovettero proseguire molto per raggiungere le Pisciarelle. Annunciata da piccole cascate d'acqua che creavano un microscopico rivolo alla sinistra del sentiero, c'era un grosso spiazzo dal quale si poteva proseguire a sinistra, sotto gli schizzi d'acqua che davano il nome al posto, mentre, per i veicoli del soccorso e delle guide montane, un ponte a destra conduceva a un tunnel, che tagliava l'inizio della gola per qualche centinaio di metri.

Giny e suo padre attraversarono le cascatelle d'acqua senza fretta, come se non bagnarsi almeno un po' fosse stato un sacrilegio, ascoltando il rumore dell'acqua che si infrangeva su alcune grosse rocce, destinate a essere scavate ancora per secoli. Rividero le targhe, incastonate nella parete, dedicate ad alcune persone morte nella gola circa diversi decenni prima. Informandosi erano venuti a sapere che uno di loro era scivolato nel fiume Tenna, mentre gli altri erano stati travolti da una valanga. Nella stagione fredda la neve tendeva ad accumularsi per poi scivolare a valle. Le scritte erano state rese poco leggibili dal tempo e i loro volti, nelle immagini vecchie, erano riconoscibili solo da vicino.

"Mi faresti una foto sotto la cascata?", chiese Giny porgendo il suo cellulare a suo padre.

"Ai suoi ordini, sua eccellenza."

Scattò mentre lei, dietro le gocce d'acqua che cadevano, guardava verso l'alto. Tornata a casa ne avrebbe fatto un post o una story. Non ora, però. Ora c'erano solo loro e la passeggiata.

Le leggende sull'Infernaccio parlavano di culti negromantici presenti secoli prima in quelle vallate. I racconti si estendevano anche a fate e demoni e ad altri luoghi dei Sibillini. Tuttavia l'unica cosa che Giny trovava inquietante era proprio il tunnel, unico elemento moderno in un posto colmo di fantasie antiche. Era quasi sempre chiuso agli escursionisti da entrambi i lati, ma in una delle loro visite passate, al ritorno, lo avevano trovato aperto e avevano voluto togliersi lo sfizio di attraversarlo. Niente di così terrorizzante, ma era comunque buio e stretto. Ok, fatto, ma meglio la natura, avevano concluso entrambi.

Si avvicinarono al cancello chiuso e diedero una rapida occhiata all'interno. La vista del cunicolo che proseguiva nell'oscurità dava una forte sensazione di attesa che qualcosa sbucasse all'improvviso, come nei film. Finsero sorridendo di rabbrividire e si avviarono verso la salita.

 

-

 

Continuavano a non incrociare nessuno, salendo. La magia di quel posto era più forte, nel silenzio. Giunsero alla casetta sul fiume, a destra del sentiero. Quella curiosa struttura di pietra, affiancata da una rumorosa cascatella proveniente dal fiume, sembrava fatta apposta per stimolare gli istinti avventurosi dei bambini, come le case sugli alberi o le grotte, e anche Giny, da piccola, non ne era rimasta immune. Per entrarci senza arrampicarsi da davanti, che era troppo alto per un bambino e significava dover bagnare almeno le scarpe, si doveva scavalcare un ammasso di pietre a sinistra e fare tutto il giro da dietro senza scivolare. Non era stato facile, ma con l'aiuto di suo padre ci era riuscita per la prima volta ed era diventato uno dei suoi luoghi preferiti nella gola.

Ora che ci era appena tornata, alla veneranda età di ventidue anni, decise che non poteva tornare a casa senza entrare nella casetta di nuovo. Così, con prudenza, scavalcò le pietre e fece il giro. Scivolò appena solo una volta ed entrò. Lui le scattò una foto mentre mimava un'espressione di stupore infantile.

Tornando indietro sentiva la sensazione di sollievo e libertà crescere dentro di lei. Ringraziò di nuovo suo padre col pensiero per aver voluto tornare lì.

Pochi passi più avanti, sulla sinistra, c'era la statuetta della Madonna posizionata in una nicchia nella parete rocciosa, che si poteva ammirare grazie ad alcune strutture metalliche che servivano da ponte per superare alcuni punti a leggero strapiombo sull'acqua. Si erano sempre chiesti in che modo fossero riusciti a posizionarla così in alto.

Tre uomini, due di mezza età e un giovane sulla ventina, vennero verso di loro incrociandoli. Dovevano essersi mossi di buon mattino per essere già di ritorno così presto. Suo padre li salutò:

"Salve!".

Il più anziano sorrise e rispose.

"Benvenuti." Erano le uniche persone incontrate fino a quel momento. Non ne avrebbero viste altre, ma Giny non poteva saperlo.

Poco dopo raggiunsero un altro posto che amò rivedere: un piccolo guado nel sentiero. C'era la possibilità di andare dritti e utilizzare un ponte di legno per superare il fiumiciattolo senza bagnarsi, ma a destra una struttura di pietra formava un'altra piccola cascata e, visto il basso livello dell'acqua, permetteva di guadare, nei punti giusti, se avevi un buon paio di scarpe impermeabili. Era un altro momento che non poteva non finire tra i preferiti di un bambino. Giny guadò, come faceva da piccola, mentre suo padre le scattava una foto proprio nel momento in cui perdeva appena l'equilibrio, catturando una posa alla Indiana Jones di cui risero forte.

 

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