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Roberto Ballardini

Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

Post raccomandati

comm

 

 

                                      VIAGGIATRICE DEL TEMPO IN TEMPO DI GUERRA

 

 

 

Dovrei pensarti come una bambina

che ha attraversato il buio e la pioggia

per arrivare fin qui, cavalcando

su questa giostra luminosa

Smemorata

Impaurita

Impedita

 

Dovremmo festeggiare

questa tua seconda adolescenza

che rimette tutto in discussione

non fosse che

neanche il tempo di spegnere le candeline

e già non ci sei più con la testa

di nuovo neonata capricciosa e

sudicia ribelle alla vita

 

Dovrei dimenticare la nostra guerra

la tua finta comprensione

la mia finta indifferenza

L’amore che è sgocciolato negli anni

in questo stillicidio di acredine

e l’insanabile conflitto d’interesse che

ha minato i campi delle nostre vite

 

A cosa pensi tu, seduta ora

nell’angolo di questo balcone condominiale

affacciato su un cielo di droni e nuvole

sempre più rade?

Cosa pensi di questo eterno ottimismo

di questo perpetuo piano Marshall?

Come se la guerra fosse finita

come se la guerra potesse mai finire

 

Tu che sai, hai sempre saputo

ciò che anch’io ora so

come hai potuto farti tante illusioni?

No, non rispondere, continua

a guardare dentro quest’inverno

cibernetico

Cosa ti dovrei dire io, in fondo

che porto il mio cappotto in riva al mare

e scrivo nel vento lettere a nessuno?

Soltanto questo

 

                                                  Non preoccuparti

 

                                                  Invecchiamo

 

                                                  Insieme

 

                                                  Madre

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Ciao, @Roberto Ballardini. La tua poesia mi ha colpito molto, sia per il tema trattato che per le scelte stilistiche. È un tema molto delicato, quello del rapporto madre-figlio, che tocca il cuore di ognuno, e devo riconoscere che ha toccato anche il mio. La madre seduta in un angolo del balcone condominiale, per un istante, si è sovrapposta nella mia mente a una delle ultime immagini di mia madre, seduta dietro i vetri a guardare fuori, smemorataimpedita come la madre della tua poesia. I tre aggettivi riferiti a questa condizione di fragilità della figura materna, isolati nel verso, acquistano un’intensa forza espressiva e creano un felice contrasto con il senso di energia che traspare dai primi versi. C’è già tutto, nella prima strofa: una vita di lotte affrontate con coraggio che si spegne, inevitabilmente, nel decadimento della vecchiaia.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei dimenticare la nostra guerra

la tua finta comprensione

la mia finta indifferenza

L’amore che è sgocciolato negli anni

in questo stillicidio di acredine

e l’insanabile conflitto d’interesse che

ha minato i campi delle nostre vite

Qui s’inserisce il rapporto con il figlio, che è anche l’io poetico, sottolineato dalle antitesi tua-mia, comprensione-indifferenza, e mirabilmente condensato nello stillicidio di acredine, un’immagine plastica attraverso cui ci sembra di vederlo, quasi colare goccia a goccia, il risentimento fra i due. 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

A cosa pensi tu, seduta ora

nell’angolo di questo balcone condominiale

affacciato su un cielo di droni e nuvole

sempre più rade?

Cosa pensi di questo eterno ottimismo

di questo perpetuo piano Marshall?

Come se la guerra fosse finita

come se la guerra potesse mai finire

In questa strofa (non so se interpreto bene) la Storia incrocia la vicenda individuale, la guerra familiare s’interseca con il secondo conflitto mondiale e le speranze legate alla ricostruzione. Anche qui troviamo delle opposizioni: eterno/perpetuo vs finita/finire

Nell’ultima strofa la madre ci appare depositaria di una conoscenza preclusa fino a quel momento al figlio; non per questo però nel corso della sua vita ha rinunciato alle illusioni (qualcuno ha detto che senza di esse sentiremmo la vita solo nel dolore, o peggio, nella noia), essenziali all’uomo di ogni tempo.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

No, non rispondere, continua

a guardare dentro quest’inverno

cibernetico

Cosa ti dovrei dire io, in fondo

che porto il mio cappotto in riva al mare

e scrivo nel vento lettere a nessuno?

Significativi questi versi sulla madre immersa nell’inverno cibernetico (noto che ti piace incastonare termini moderni che spiccano in mezzo ad altri più consueti) e il figlio che vaga in riva al mare, chiuso in se stesso e incapace di comunicare con il mondo esterno.

Il messaggio finale è bellissimo, io però non avrei usato il corsivo e lo avrei composto in una strofa regolare, sotto la penultima, ma capisco che la tua scelta è finalizzata a dare ancora più risalto alla dichiarazione d’amore finale.
Non so, @Roberto Ballardini, se è questo il significato che hai voluto dare ai tuoi versi e quanto in essi ci sia della tua storia personale. So che è quello che vi ho letto, e mi ha toccato molto. La delicatezza e l’originalità con cui hai trattato un tema assai diffuso in poesia (tutti i grandi poeti ci hanno lasciato versi indimenticabili sulla figura materna) sono la forza di questo brano. Il rischio era quello di cadere in facili sentimentalismi e patetismi, e tu l’hai aggirato mescolando abilmente modernità e tradizione, vicenda individuale e Storia, affetti intimi e sentimenti universali.

Ti ringrazio di cuore per questa lettura. A rileggerti(y)

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3 ore fa, Mafra ha scritto:

Non so, @Roberto Ballardini, se è questo il significato che hai voluto dare ai tuoi versi e quanto in essi ci sia della tua storia personale

Ciao @Mafra grazie della lettura. Sì, è assolutamente personale, con poche divagazioni di natura stilistica e il significato è quello che ti è arrivato, cosa che mi fa molto piacere in quanto sto cercando di fare della mia poesia un qualcosa che non si debba capire solo attraverso commenti e controcommenti

3 ore fa, Mafra ha scritto:

C’è già tutto, nella prima strofa: una vita di lotte affrontate con coraggio che si spegne, inevitabilmente, nel decadimento della vecchiaia.

Quella che sto vivendo con mia madre è un'esperienza a cui non ero di certo preparato ma che ora, nel momento in cui ne scrivo, mi trova un pochino più organizzato e in grado di farvi fronte. Forse un tempo, quando i nuclei familiari erano più coesi e i nonni vivevano in famiglia, c'era modo di rendersi conto prima di ciò che significa veramente non solo invecchiare (dico a livello personale) ma ritrovarsi a dover far fronte alla vecchiaia altrui e alla responsabilità di fare in modo che essa sia per loro - madri, padri e nonni - quantomeno più alleggerita possibile da quelli che sono i problemi pratici. Detto questo, sì, per quanto possa essere stato difficile il rapporto in essere, si arriva inevitabilmente al punto di considerare obbiettivamente la vita dei propri genitori e capire che non esiste un modo giusto per vivere, esiste soltanto il vivere.

3 ore fa, Mafra ha scritto:

In questa strofa (non so se interpreto bene) la Storia incrocia la vicenda individuale, la guerra familiare s’interseca con il secondo conflitto mondiale e le speranze legate alla ricostruzione.

Io non pensavo specificatamente a quel conflitto, ma a quella guerra personale che ogni vita, credo, si trova a dover affrontare con annessi e connessi, cioè disfatte, vittorie e ricostruzioni varie. Tuttavia usare quel riferimento al piano Marshall mi è sembrato giusto perché in fondo mia madre, anche se da ragazzina, lo ha vissuto e quindi rimane tutto in tema. Ed è comunque una buona metafora per qualsiasi vita si ritrovi a dover ricominciare e ricostruire, sia essa passata attraverso una guerra, un terremoto, una pandemia o a qualsiasi altro evento distruttivo.

3 ore fa, Mafra ha scritto:

Il rischio era quello di cadere in facili sentimentalismi e patetismi, e tu l’hai aggirato mescolando abilmente modernità e tradizione, vicenda individuale e Storia, affetti intimi e sentimenti universali.

E' un elogio non da poco. Non so se lo merito ma fa certo piacere. Grazie a te, Mafra, ciao.

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Ciao @Roberto Ballardini,

 

concordo con @Mafra che il tema che hai scelto è universale.

Hai fatto molto bene a scegliere la seconda persona ed a creare un dialogo che coinvolge il lettore.

Hai affrontato tante sfaccettature del rapporto figlio-madre, come ad esempio: 

I contrasti 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovremmo festeggiare

questa tua seconda adolescenza

che rimette tutto in discussione

le feste di famiglia

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei dimenticare la nostra guerra

la tua finta comprensione

la mia finta indifferenza

Come hai scritto nel commento, hai utilizzato uno stile diretto

Il 12/12/2020 alle 22:48, Roberto Ballardini ha scritto:

con poche divagazioni di natura stilistica

parole semplici ed immediate che ti vogliono coinvolgere direttamente.

Nel complesso mi è  piaciuta e mi ha coinvolto emotivamente.

Io ti suggerirei di cambiare il titolo e di semplificarlo, ad esempio:

La seconda adolescenza oppure L'angolo del balcone.

Secondo me dovresti legare di più il titolo alle emozioni che susciti.

Non mi convince poi l'immagine: 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

quest’inverno

cibernetico

Non penso sia appropriata al clima della poesia.

Grazie per i sentimenti che hai voluto condividere.

A presto,

Marco

 

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Il 16/12/2020 alle 22:53, Marcocr ha scritto:

Io ti suggerirei di cambiare il titolo e di semplificarlo, ad esempio:

La seconda adolescenza oppure L'angolo del balcone.

Secondo me dovresti legare di più il titolo alle emozioni che susciti.

Non mi convince poi l'immagine: 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

quest’inverno

cibernetico

Non penso sia appropriata al clima della poesia.

Mi sembra normale che ognuno di noi abbia la sua particolare e unica sensibilità. I tuoi suggerimenti indicano come sarebbe la tua poesia, a meno che non esista un modo universale di fare poesia, cosa che non credo assolutamente e mi suona persino come una contraddizione in termini.

Per quel che può valere, la contrapposizione tra due diversi periodi storici, anzi tre, si condensa tutta in quei pochi termini che toglieresti, quindi diciamo che quella chiave di lettura lì, che non è l'unica ovviamente, era, anzi è, proprio premeditata :P

Grazie a te per gli apprezzamenti e per la lettura. Ciao.:)

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Oh, cielo! Mi ero persa questa poesia. @Roberto Ballardini, ma come faccio io con te? i tuoi versi sono un qualcosa di... insomma, te li commento :P

Non voglio lasciarmi influenzare dal titolo, seguirò le sensazioni che la poesia mi ha dato.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei pensarti come una bambina

che ha attraversato il buio e la pioggia

per arrivare fin qui, cavalcando

su questa giostra luminosa

Il buio e la pioggia nei primi versi sono in contrasto con la luminosità di quelli successivi; se i primi due si riferiscono al tempo, la luminosità invece si riferisce al mondo. Un dissidio tra astratto e concretezza che si fa ancora più marcato. Come a dire: si diventa vecchi attraverso le difficoltà, ma non solo.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovremmo festeggiare

questa tua seconda adolescenza

che rimette tutto in discussione

non fosse che

neanche il tempo di spegnere le candeline

e già non ci sei più con la testa

di nuovo neonata capricciosa e

sudicia ribelle alla vita

Sei tu stavolta a riportare indietro la giostra.

Penso alla vecchiaia e al fatto che si ritorni bambini. Il non starci più con la testa degli adolescenti e il non starci più con la testa dei non più giovani. Infine, quel "capricciosa" dei neonati e "sudicia" così vicini, mi fanno pensare alle mani sporche di caramelle dei bambini e alla secchezza di mani che invece non appiccicano più.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei dimenticare la nostra guerra

la tua finta comprensione

la mia finta indifferenza

L’amore che è sgocciolato negli anni

in questo stillicidio di acredine

Qui il rapporto figlio-genitore si fa evidente. Se prima si parlava di tempo che passa e si ripresenta, ora, nel proprio essere "io", la voce narrante - nel momento in cui si pone davanti all'altro- ferma il tempo. La tua finta comprensione, dici. Parole dure. Come ci si può calare nei panni dell'altro se non si è l'altro? Un genitore si sforza di capire, ma davvero è in grado di farlo? Sarebbe bello, quantomeno per dividersi i pesi a metà.

La mia finta indifferenza: anche qui mandi indietro la giostra rispetto al verso prima, te ne sei accorto?

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Tu che sai, hai sempre saputo

ciò che anch’io ora so

come hai potuto farti tante illusioni?

Se le è fatte le illusioni perché è stata adolescente, perché ha cercato di comprende un figlio, perché ha superato il giro di boa ed è ritornata giovane. Gli ottimisti di cui parlavi nel verso precedente vivono d'illusioni per poter vedere la giostra luminosa.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

No, non rispondere,

Qui la voce narrante smette di vedere soltanto la sua protagonista, ma gli va incontro, la capisce e nel finale viaggia con lei.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Smemorata

Impaurita

Non più smemorato lui, non più impaurita lei.

Sei un grande! Non vecchio, eh :lol:

 

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3 ore fa, lauram ha scritto:

Il buio e la pioggia nei primi versi sono in contrasto con la luminosità di quelli successivi; se i primi due si riferiscono al tempo, la luminosità invece si riferisce al mondo.

E' strano come io che razionalizzo sempre tutto poi quando scrivo poesia lo faccio in modo molto istintivo, poco ragionato, tanto da ritrovarmi alla fine dalla stessa parte di chi la commenta a guardarla come se l'avesse scritta qualcun altro e a prendere atto di aspetti per me altrettanto inediti di come possano apparire al lettore. Diciamo che col senno di poi, una delle cose che più mi dà da pensare quando guardo mia madre, la madre che oggi ho davanti agli occhi, è come possa arrivare nella sua percezione questa modernità non sostenibile che ruota e luccica come una giostra, appunto, e magari genera in lei soltanto confusione.

3 ore fa, lauram ha scritto:

Come a dire: si diventa vecchi attraverso le difficoltà, ma non solo.

Ho una certa idea della vita che ha fatto, ovviamente, e mi viene da dire: sì, non solo ma quasi. Come spesso succede, penso che i suoi momenti felici siano stati generati principalmente dalle sue illusioni. Ma è solo una mia presunzione, chiaramente, non ho la pretesa di giudicare la sua vita nè di conoscerla per quello che è stata davvero. Semmai quello che vedo oggi, è come si diventa vecchi. Ed è sconcertante, sinceramente.

3 ore fa, lauram ha scritto:

Il non starci più con la testa degli adolescenti e il non starci più con la testa dei non più giovani.

Ahahah, dovremmo prima stabilire cosa significhi esattamente starci con la testa. Ho fatto cenno alle illusioni e credo valga la pena di rifletterci. Come è stato detto nei commenti precedenti, le illusioni fanno davvero parte della vita? Si può vivere senza? A più di cinquant'anni credo di aver finalmente spogliato il mio sguardo sulle cose e sulle persone di tutti i costumi mentali indossati in precedenza, ma forse è solo un'altra illusione. Chi può dirlo?

3 ore fa, lauram ha scritto:

quel "capricciosa" dei neonati e "sudicia" così vicini, mi fanno pensare alle mani sporche di caramelle dei bambini e alla secchezza di mani che invece non appiccicano più.

Molto bella questa interpretazione. Io pensavo a qualcosa di meno elegante, ma in fondo il concetto non cambia. Quando dico sudicia ribelle alla vita, ho in mente proprio i bambini che si sporcano con una noncuranza tutta loro, e contravvengono in modo innocente e selvatico a tutte le norme che regolano la buona educazione.

3 ore fa, lauram ha scritto:

la voce narrante - nel momento in cui si pone davanti all'altro- ferma il tempo.

Sì, giustissimo. Il passato è sogno, ormai, il futuro illusione. Il presente, che deve la sua apparente mobilità al passato e al futuro, cioè al sogno e all'illusione, è la realtà, l'eterno attimo fuggente in cui possiamo vivere in concreto le nostre continue sensazioni e cercare di capirle.

3 ore fa, lauram ha scritto:

Come ci si può calare nei panni dell'altro se non si è l'altro?

 Non si può, infatti, ma lo si fa, in genere, indossando la vita altrui sopra i propri abiti. Per questo non si dovrebbe avere mai la pretesa di sindacare su di essa. Vabbè, poi spettegolare è umano, certo, e anche presumere, ma ci sono consapevolezze che fanno la differenza.

4 ore fa, lauram ha scritto:

Un genitore si sforza di capire, ma davvero è in grado di farlo?

No, secondo me no. O almeno non per quella che è stata la mia esperienza di figlio, in questa vita. Ma ci sono tanti modi di essere genitore, credo.

4 ore fa, lauram ha scritto:

La mia finta indifferenza: anche qui mandi indietro la giostra rispetto al verso prima, te ne sei accorto?

Il condizionale usato nei capoversi (notare la disinvoltura e la sfrontatezza con cui mi avventuro nella terminologia poetica che non conosco, ahahah) indica una serie di buoni propositi che non è detto vengano poi realizzati, mentre prendono piede invece le considerazioni nude e crude di ciò che è stato.

4 ore fa, lauram ha scritto:

Se le è fatte le illusioni perché è stata adolescente

Se le è fatte, forse, per lo stesso motivo per cui facciamo tutto ciò che facciamo, cioè per ricavarne piacere, anche quando otteniamo esattamente l'opposto.

4 ore fa, lauram ha scritto:

Qui la voce narrante smette di vedere soltanto la sua protagonista, ma gli va incontro, la capisce e nel finale viaggia con lei.

E' così. :)

Ok. Hai appena vinto un contest e trovato anche il tempo per un bel commento approfondito. La solita stakanovista dal cuore d'oro. :rosa:Grande Laura. Merci.:super:

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Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Cosa ti dovrei dire io, in fondo

che porto il mio cappotto in riva al mare

e scrivo nel vento lettere a nessuno?

@Roberto Ballardini Hai una forte personalità artistica e un riconoscibile e innegabile talento e lo sai bene. Tutto quello che scrivi ha un sapore deciso, una ricerca edonistica e al contempo emozionale. Belli questi tuoi versi e l’immGine di quel cappotto in riva al mare è formidabile.

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7 ore fa, @Monica ha scritto:

Hai una forte personalità artistica e un riconoscibile e innegabile talento e lo sai bene. Tutto quello che scrivi ha un sapore deciso, una ricerca edonistica e al contempo emozionale. Belli questi tuoi versi e l’immGine di quel cappotto in riva al mare è formidabile.

@@Monica Grazie, Monica. E' davvero un bel complimento che mi inorgoglisce un bel po'. Sulla veridicità delle tue affermazioni non ho voce in capitolo, ovviamente, ma che qualcuno possa avere una simile opinione di me è una cosa che mi fa senz'altro piacere. Mi viene da dire che non credo di essere a caccia del mero piacere materiale, tutt'altro, però riconosco al piacere spirituale una valenza molto concreta, tangibile e, in questo senso sì, può anche essere giusto parlare di edonismo. La vedo più come una questione di razionalità vs. idealizzazioni varie quali possono essere quelle che concernono la religione, il sentimentalismo, l'arte e chi più ne ha ecc. ecc. Grazie di nuovo e ciao. Buone feste :) 

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Ciao Roberto, complimenti anche per questa poesia, provo ad analizzartela.

 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei pensarti come una bambina

che ha attraversato il buio e la pioggia

Immagine poetica ed efficace, che colpisce (d'altronde una bambina è un simbolo dell'indifeso).

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

per arrivare fin qui, cavalcando

su questa giostra luminosa

Qui ribadisci l'arco compiuto da questa donna, accostando le esperienze eterogenee della vita ad una giostra luminosa (dove quindi c'è spazio anche per il divertimento, per fortuna).

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Smemorata

Impaurita

Impedita

Questi tre aggettivi mi individuano la donna come anziana.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovremmo festeggiare

questa tua seconda adolescenza

che rimette tutto in discussione

non fosse che

neanche il tempo di spegnere le candeline

e già non ci sei più con la testa

di nuovo neonata capricciosa e

sudicia ribelle alla vita

Questa strofa mi chiarisce chi è la donna (la madre), e il problema della donna: una delle malattie che colpisce numerosi anziani nella fase finale della vita. Una malattia che complica non poco i rapporti, in questo caso con il figlio. Nonostante l'amore e la volontà del figlio di passare bei momenti (magari anche maturi in senso spirituale) con la madre, questa malattia spariglia tutto quanto. Chiaro anche l'accostamento tra la regressione della vecchiaia e il carattere tipico dell'infanzia.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Dovrei dimenticare la nostra guerra

la tua finta comprensione

la mia finta indifferenza

L’amore che è sgocciolato negli anni

in questo stillicidio di acredine

e l’insanabile conflitto d’interesse che

ha minato i campi delle nostre vite

Questa strofa è consequenziale a quella prima, ci metti a conoscenza di un rapporto complicato tra madre e figlio. Molto belle le immagini delle gocce di amore che, sgocciolando perpetue, in realtà si tramutano in acredine. Amore e odio insieme.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

A cosa pensi tu, seduta ora

nell’angolo di questo balcone condominiale

affacciato su un cielo di droni e nuvole

sempre più rade?

Questi versi mi sembrano volere entrare nella mente di un'anziana che riflette, sempre più alienata dal mondo moderno e dalle sue tecnologie. Tecnologie robotiche che oggi occupano sempre più gli spazi che prima erano della natura (è corretto questo mio accostamento?).

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Cosa pensi di questo eterno ottimismo

di questo perpetuo piano Marshall?

Come se la guerra fosse finita

come se la guerra potesse mai finire

Forse in questi versi in realtà la domanda la poni a te stesso? E gli ultimi due versi sono la tua risposta? 

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Tu che sai, hai sempre saputo

ciò che anch’io ora so

come hai potuto farti tante illusioni?

Questi versi sono aperti a diverse interpretazioni, probabilmente sono legati al rapporto specifico tra il figlio e la madre, se vuoi farmeli presenti ti ringrazio.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

No, non rispondere, continua

a guardare dentro quest’inverno

cibernetico

Cosa ti dovrei dire io, in fondo

che porto il mio cappotto in riva al mare

e scrivo nel vento lettere a nessuno?

Versi molto emozionanti, pieni di umiltà. Chi siamo noi per giudicare? Persino se si tratta della nostra stessa madre.

Il 7/12/2020 alle 09:32, Roberto Ballardini ha scritto:

Soltanto questo

 

                                                  Non preoccuparti

 

                                                  Invecchiamo

 

                                                  Insieme

 

                                                  Madre

Molto toccante il finale, una vera dichiarazione di amore.

 

Fammi sapere se la mia analisi è più o meno corretta, se poi ti va di leggere qualche mia poesia e racconto breve mi farebbe piacere :)

Ciao 

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1 ora fa, edotarg ha scritto:

(d'altronde una bambina è un simbolo dell'indifeso)

@edotarg Sì, di innocenza e vulnerabilità. In genere, negli anziani e nei bambini - data la non premeditazione o consapevolezza del proprio esigere - si è portati a ravvisare l'innocenza. O forse è proprio la vulnerabilità stessa, indiscutibile in quelle fasce d'età, a far leva sull'indulgenza del nostro giudizio. Comunque sia ne hanno pienamente diritto e anche questo non si può mettere in discussione, credo.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

(dove quindi c'è spazio anche per il divertimento, per fortuna).

Non era questo che intendevo :). Con questa giostra intendevo la giostra dei nostri tempi che per chi ha fatto la vita di mia madre (in cui temo non ci sia stato molto spazio per quel divertimento che noi oggi reputiamo un diritto o addirittura - lo si evince dalle dichiarazioni dei politici dopo ogni atto terroristico - un segno distintivo del nostro modo di vivere) presumo appaia come qualcosa di incomprensibile (spesso faccio fatica a comprenderla persino io, ti dirò :P). I richiami nei versi seguenti alla modernità e alla tecnologia in continua evoluzione rimarcano questo aspetto luminoso e rutilante della nostra contemporaneità. O almeno quella era l'intenzione.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Questi tre aggettivi mi individuano la donna come anziana.

Sì, certo. La poesia voleva parlare di lei, di mia madre, seguendo il binario del rapporto tra il suo tempo e il nostro, ma anche quello più generale di ogni guerra che ogni vita è chiamata ad affrontare. Io perlomeno la vita la vita la vedo così e voglio citare da un saggio di Antonello Mangano la definizione per me più realistica di ciò che è la vita e il nostro mandato per viverla: "La vie est un combat que nous devons combattre (scritta murale nelle campagne di Foggia, 2010, il cui autore è certamente uno degli anonimi raccoglitori che di lì sono transitati). Non c'è molto altro da aggiungere, per quel che mi riguarda.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

e il problema della donna: una delle malattie che colpisce numerosi anziani nella fase finale della vita. Una malattia che complica non poco i rapporti, in questo caso con il figlio. Nonostante l'amore e la volontà del figlio di passare bei momenti (magari anche maturi in senso spirituale) con la madre, questa malattia spariglia tutto quanto.

E' sicuramente complicato, e non so nemmeno quanto possa essere legittimo che io vada così sul personale su un forum virtuale, ma d'altra parte la poesia è sicuramente molto personale, quindi tanto vale andare fino in fondo. Diciamo che non c'è una vera e propria malattia, ma un lento degrado fisico e mentale (molto difficile da immaginare fino a che non lo si vede, almeno per me). Dire che questo abbia complicato i nostri rapporti, non mi convince. Diciamo piuttosto che c'è sempre stato un abisso tra il mio modo di vivere e il suo e che semmai la sua vulnerabilità ci ha avvicinato. Per quanto sia possibile avvicinarsi, certo. Ci sono dei limiti che è difficile valicare a meno che non si sia disposti a fingere emozioni che non sussistono.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Chiaro anche l'accostamento tra la regressione della vecchiaia e il carattere tipico dell'infanzia.

Sì, quell'accostamento è reale, direi, non è un luogo comune :). Ci sono senz'altro delle analogie di fondo.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Amore e odio insieme.

Amore sì, per quanto io sia restio ad ammetterlo. Odio no, non proprio. Direi più un complicato conflitto di interessi.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Tecnologie robotiche che oggi occupano sempre più gli spazi che prima erano della natura (è corretto questo mio accostamento?).

Corretto, sì, ma difficile da liquidare in così poche parole. Io non credo che persino noi che le viviamo, abbiamo compreso fino in fondo le contraddizioni del nostro tempo e le implicazioni che hanno sulla nostra vita. Solo a prendere in considerazione la virtualità, per esempio - che ha cambiato e sta cambiando moltissimo i rapporti tra le persone - , c'è ancora molto da capire, credo. D'altra parte, mai come ora il nostro rapporto con la natura sta ai minimi storici, no? E quello che mi lascia esterefatto è come quelle che sono notizie e prove inconfutabili - e non più previsioni catastrofiche di esaltati ambientalisti - in merito all'estinzione del genere umano, continuino a non fare notizia. Ma non divaghiamo, certo.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Forse in questi versi in realtà la domanda la poni a te stesso? E gli ultimi due versi sono la tua risposta?

Sì, tutto ciò che scrivo in realtà sono domande che pongo a me stesso. Risposte vere e proprie non ne do. Semmai opinioni personali di carattere generale che, nello specifico, rimandano alla scritta sui muri di Foggia citata in precedenza.

1 ora fa, edotarg ha scritto:

Questi versi sono aperti a diverse interpretazioni, probabilmente sono legati al rapporto specifico tra il figlio e la madre, se vuoi farmeli presenti ti ringrazio.

Comincio a pensare che illudersi in merito al futuro che abbiamo davanti sia una prerogativa inevitabile. D'altra parte anche un pessimismo tout court sarebbe poco realistico e quindi tanto vale affrontare la vita con uno spirito combattivo, votato ad ottenere buone condizioni di vita e diffondere un atteggiamento positivo nelle persone che ci stanno intorno. Semmai la differenza la può fare il proprio livello di consapevolezza. Se oggi mi permetto ancora il lusso di avere sogni, ammesso e non concesso, lo faccio con la consapevolezza di sognare e non di incassare un anticipo sulla realtà. Credo sia una questione fondamentale, di questi tempi. Vivere la propria vita per quello che è, con dignità e quella stima che certamente ognuno di noi merita. Be', quasi ognuno di noi.

2 ore fa, edotarg ha scritto:

Chi siamo noi per giudicare? Persino se si tratta della nostra stessa madre.

Parole sante.

2 ore fa, edotarg ha scritto:

Fammi sapere se la mia analisi è più o meno corretta, se poi ti va di leggere qualche mia poesia e racconto breve mi farebbe piacere 

Sì, perlopiù corretta. Leggerò senz'altro, e commenterò. Abbiamo ancora un po' di tempo prima che chiuda il locale, no? :D

Ciao, e grazie del bel passaggio.

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