Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

niccat13

Ferragosto

Post raccomandati

Questo il mio commento:

Ciao a tutti

ho scritto questo racconto, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate.

Grazie mille;-)

 

Arrivo a mezzogiorno, dopo un viaggio di due ore attraverso la linea immobile della pianura padana. Ho oltrepassato paesini lunghi e stretti con le porte sulla strada coperte da tende scure, le serrande abbassate dei negozi, la luce furiosa di agosto che filtra dal vetro della macchina.

Appena scendo dall’auto mi invade un’ondata di afa. Il cortile è un’aia quadrata in terra battuta: ai tre lati, costruzioni basse e tettoie immerse nell’ombra. Un paio di biciclette sono appoggiate al lato del portone, un cane abbaia  e mi viene incontro.

Isabella si avvicina con le braccia aperte, ondeggia i fianchi mentre trascina i piedi nelle sue ciabatte infradito. Ha i capelli ricci raccolti in una coda, le lentiggini che le ricoprono gran parte del viso, gli occhi che si illuminano in un sorriso.

«Sei arrivata, finalmente! Che bello che sei venuta, Cri.» E mi abbraccia. «Prendi le tue cose, ho fatto la limonata. Poi ti faccio vedere la stanza.»

Abbiamo studiato insieme all’Università, Lettere antiche.

«Ma grazie a te, invece, che mi hai invitato. Oddio, più che altro mi sono autoinvitata» le dico, e mi viene da ridere.

Sola alla vigilia di Ferragosto, non ho nessun programma per le vacanze. Le ho telefonato per chiederle se potevo stare da lei e il caso ha voluto che abbia un esame di Stato a settembre, per cui è a casa per studiare. Abita qui da quando si è laureata, il casale era dei suoi nonni e ci si è trasferita quando l’ha ereditato. L’ho presa in giro per questa sua scelta da eremita, mi sono sempre chiesta come fa a  vivere sola nella campagna mantovana con la compagnia solo di un paio di gatti, un cane e le galline. La terra attorno, e tutta la parte del fienile e delle stalle, l’ha affittata a un’azienda agricola.

«Beh, come stai?» mi chiede, con il frinire delle cicale in sottofondo e piccole gocce di sudore caldo che si formano ai lati della bocca e sulle tempie.

«Un po’ meglio, adesso.»

Non aggiungo altro, non voglio parlare di Luca, di Anna. Ci ho pensato tutto il viaggio, a come doveva essere, a cosa ho sbagliato. Dopo pranzo, mentre lei si ritira per studiare, io prendo una bicicletta e percorro il sentiero che passa da dietro il casale e porta al fiume.

Sulla stradina ci sono cespugli di rovi con grosse more che puntellano i rami. Mi fermo a mangiarne qualcuna. Il sapore è aspro e dolce insieme e mi sporco le mani di quel succo rosso che si attacca alle dita. Prima di arrivare al fiume, scendo dalla bici e la spingo con le mani. Ci sono solo in rumori lontani che arrivano dalla strada, le cicale, ancora. Se mi fermo ad ascoltare, sento anche piccoli scricchiolii che arrivano dall’erba, e intorno, campi e campi coltivati. L’odore acre della natura seccata al sole mi fa venire voglia di fare un bagno. Arrivo al fiume, tolgo i sandali e metto i piedi nell’acqua fresca.

Mi sdraio e con il viso sfioro fili d’erba che pungono,  sento i moscerini che mi ronzano intorno. Luca mi accarezzava il viso quando eravamo da soli, mi baciava sul collo e dietro le orecchie. Uno sbuffo d’aria muove le foglie degli alberi. Chissà se anche Anna la accarezza così. Se quando la bacia, si ricorda un po’ di me. Luca e Anna, insieme, mi chiedo dove saranno adesso, se su qualche spiaggia a prendere il sole, o chiusi in camera a fare l’amore, mentre io sono qui.

La sera  Isabella mi porta in paese. È la settimana di Ferragosto, ci sono le lucine appese sulla strada principale, panche di legno e tavoli, qualche giostra, l’orchestra e la pista da ballo. Lei conosce tutti, mi presenta ai suoi amici, dice loro che sono la sua amica che ha fatto carriera, quella che lavora all’Università. Non che sono lì perché il mio fidanzato mi ha piantato alla vigilia delle vacanze per una studentessa del terzo anno. Ma a me sembra che tutti me lo leggano negli occhi.

Bevo uno, due, tre bicchieri di vino rosso, è buono, corposo. Mi invitano a ballare, una polka , un walzer. Mi ricordo quando ho imparato, con la nonna, avevo dodici anni e lei sosteneva che almeno un ballo bisognava saperlo fare. Anche Isabella balla, mentre ruotiamo sulla pista a volte incrociamo lo sguardo, e mi viene da ridere. Ci fermiamo anche al banchetto dei dolci e delle caramelle, compriamo un sacchetto pieno a testa. Sarebbe impossibile mangiarle tutte, penso, ma che felicità averle tutte in una mano: un sacchetto pieno di desideri, penso.

 

Torniamo a casa passando per i campi. Lei mi tiene a braccetto, io guardo in alto, ma mi gira tutto. Adesso sono i grilli, a cantare. Seguo la linea delle stelle mentre cammino, mi pare di riconoscere la Via Lattea, Venere, il Carro.

«Le vedi anche tu?» le chiedo, e indico il cielo. Isabella mi risponde che sì, le vede tutte le sere, che sono buffa a non ricordarmi che lì le stelle sono più vicine.

«C’è più spazio qui», le dico. «Si vede che respirano meglio.»

Lei si mette a ridere.

Poi un lampo attraversa il cielo.

«Isa, l’hai vista?»

Mi emoziono come una bambina. Erano anni che non vedevo una stella cadente.

«Sì! Era enorme. Hai espresso un desiderio?»

«Aspetta…»

«No, devi farlo subito, se no non vale.»

«Va bene, va bene. Ecco fatto.»

 

Mi addormento pensando alle stelle. Con la finestra aperta, nel silenzio della stanza, entra solo il canto di un grillo. Ogni tanto arriva la brezza fresca, leggera della notte e  il profumo dolce dei gelsomini.

 

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@niccat13 Ciao!

Il tuo racconto è molto scorrevole e mi piace come usi le virgole.

La storia è molto semplice e mi azzardo a dire anche un po' autobiografica, la protagonista è stata lasciata dal suo ragazzo e si rifugia in campagna dall'amica.

Però non riesco ad inquadrare la protagonista: lei sta male, indubbiamente, ma sembra molto tranquilla, nonostante il suo ragazzo l'abbia appena mollata. Sembra come se la rottura fosse per lei un ricordo abbastanza lontano, e invece dalla storia ne deduco che è fresca. Insomma, mi sembra molto rassegnata e apatica (o forse è solo matura e ragionevole e non si strappa i capelli solo perché è stata mollata).

Però mi sarebbe piaciuto vedere una sorta di morale finale, lei che impara a star meglio, se ne fa una ragione, va avanti, o realizza perché l'amica abbia voluto ritirarsi in campagna. Il ritmo della storia nel complesso mi sembra troppo tranquillo, come un bel film dove però succede poco :)

Ripeto, mi piace come usi le virgole, però a volte hanno stonato.

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

C’è più spazio qui», le dico. «Si vede che respirano meglio.»

non sono sicura fhe la virgola dopo il qui vada bene

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Se quando la bacia, si ricorda un po’ di me

magari la virgola la toglierei.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Sei arrivata, finalmente! Che bello che sei venuta, Cri

magari anche la virgola prima del Cri la toglierei.

Inoltre anhce l'amica mi sembra un sacco tranquilla. Sono tutti pacifici e sereni in questo racconto? :P

 

Ho notato alcune ripetizioni. Ti consiglierei di fare un Ctrl F e contare quante volte alcune parole sono presenti nel testo :)

 

Per il resto, tutto bene :)

 

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Kiarka per il tuo commento, per aver letto il racconto e avermi scritto ciò che ne pensi. Credo anche io che sia un racconto troppo minimalista, dove non accade quasi nulla, solo una piccola impercettibile vibrazione che spinge in avanti la storia della protagonista. Forse troppo impercettibile!

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Dougie

hai ragione quando dici che questi passaggi interrompono la narrazione. 
Ne prendo nota sicuramente! 
e poi manca qualcosa, che renda incisivo il racconto. Una rivelazione,  forse. 
ci lavoro sopra!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La scrittura è buona. Sono in questo forum da pochissimo ma, leggendo i racconti, inizio a pensare che specificare che la scrittura è buona sia praticamente superfluo, perché finora ho visto solo roba scritta tecnicamente bene. Sarà che sono abituato all'inferno dei post su Facebook :asd:

Detto questo, a mio parere manca dove vuoi andare a parare. Una ragazza decide di distrarsi da una recente delusione d'amore andando a trovare un'amica in estate. E poi cosa succede? Ripensa al suo ex, balla insieme a lei e ai suoi amici e infine esprime un desiderio. A me non dà l'idea di una che inizia a superare la cosa, anzi mi sembra ancora lontana dal farlo. Avrei aggiunto almeno qualcosa che fa da preludio a lei che volta pagina: uno sguardo scambiato con un tizio lì presente? Oppure, a voler essere un po' più originali, la nascita di un'improvvisa affinità erotica con la sua amica? :P

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Ho oltrepassato paesini lunghi e stretti con le porte sulla strada coperte da tende scure, le serrande abbassate dei negozi, la luce furiosa di agosto che filtra dal vetro della macchina.

In questa frase c'è qualche incertezza nel campo dell' 'a chi è attribuito cosa'. Mi spiego: 'ho oltrepassato paesini lunghi e stretti con le porte sulla strada coperte da tende scure'. Qui sembra che i paesini abbiano delle porte (e basta) in mezzo alla strada, porte coperte da tende (?). Si poteva rendere con: 'ho oltrepassato paesini lunghi e stretti, dove le case si affacciano sulle strade con porte avvolte da tende scure'. 

L'incertezza prosegue: non le case, ma i paesini direttamente hanno le serrande sulla strada, anziché i ben più semplici ' negozi con le serrande abbassate'. Infine, sempre i paesini hanno 'una luce furiosa d'agosto' (oppure sei tu che 'oltrepassi la luce furiosa d'agosto'? in entrambi i casi, la costruzione non regge). Luce che, tu in macchina vedi fuori che entra nella macchina stessa (troppo arzigogolata come costruzione).

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Appena scendo dall’auto mi invade un’ondata di afa. Il cortile è un’aia quadrata in terra battuta: ai tre lati, costruzioni basse e tettoie immerse nell’ombra. Un paio di biciclette sono appoggiate al lato del portone, un cane abbaia  e mi viene incontro.

Isabella si avvicina con le braccia aperte, ondeggia i fianchi mentre trascina i piedi nelle sue ciabatte infradito. Ha i capelli ricci raccolti in una coda, le lentiggini che le ricoprono gran parte del viso, gli occhi che si illuminano in un sorriso.

Non male, ma percepisco la smania di mostrare al lettore con precisione la scena così come te la immagini tu. Lascia qualcosa di non detto, meno precisazioni (e aggettivi) per ogni frase. Per esempio: 'Appena scendo dall'auto m'invade l'afa'. L'aia in terra battuta è circondata da costruzioni basse per tre quarti, immerse nell'ombra. Un paio di biciclette è appoggiato al portone. Un cane abbaia (è importante che venga incontro?). Isabella corre a braccia aperte, i piedi nelle infradito. Ha i capelli raccolti, le lentiggini su guance e naso (sei molto dettagliato nel descrivere l'aia, usa la stessa precisione per togliere il generico 'gran parte del viso' e dirmi dove ha le lentiggini Isabella, che vuoi che io lettore immagini così bene). Gli occhi si illuminano'. 

Insomma, togli precisazioni inutili e aggiungine altre che danno carattere alla figura che vuoi mostrare. Per esempio, anziché descrivere piattamente 'ha i capelli ricci raccolti in una coda', puoi scrivere: 'Isabella mi corre incontro, la coda dei suoi capelli ricci si agita'. In questo modo crei una descrizione più dinamica, che trasmette anche un po' l'energia di Isabella.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Abbiamo studiato insieme all’Università, Lettere antiche.

«Ma grazie a te, invece, che mi hai invitato. Oddio, più che altro mi sono autoinvitata» le dico, e mi viene da ridere.

mmm... mi puzza un po' di descrizioni non richieste dal lettore e non necessarie per la trama.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Sola alla vigilia di Ferragosto, non ho nessun programma per le vacanze. Le ho telefonato per chiederle se potevo stare da lei e il caso ha voluto che abbia un esame di Stato a settembre, per cui è a casa per studiare. Abita qui da quando si è laureata, il casale era dei suoi nonni e ci si è trasferita quando l’ha ereditato. L’ho presa in giro per questa sua scelta da eremita, mi sono sempre chiesta come fa a  vivere sola nella campagna mantovana con la compagnia solo di un paio di gatti, un cane e le galline. La terra attorno, e tutta la parte del fienile e delle stalle, l’ha affittata a un’azienda agricola.

Questo è bruttino: è un approfondimento inserito a forza, che interrompe la narrazione subito dopo poche righe dall'incipit. Sono numerose informazioni che si sarebbero potute ridurre a poche e inseribili magari in un dialogo o sparse meglio nel testo (per esempio riportando i pensieri della voce narrante?). Segnalo l'assenza del congiuntivo (in grassetto) e l'anacoluto (sottolineato).

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

mi chiede, con il frinire delle cicale in sottofondo e piccole gocce di sudore caldo che si formano ai lati della bocca e sulle tempie.

Eccola qui di nuovo, la smania di voler mostrare al lettore l'immagine il più fedele possibile a quella che lo scrittore ha in mente. Attenzione a non inserire troppi dettagli in poco spazio. Dai respiro alla narrazione, ma narra con dinamismo e solo cose utili a comprendere che succede e perché.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

eva essere, a cosa ho sbagliato. Dopo pranzo, mentr

Qua ci stava un 'a capo' dopo il punto

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Sulla stradina ci sono cespugli di rovi con grosse more che puntellano i rami. Mi fermo a mangiarne qualcuna. Il sapore è aspro e dolce insieme e mi sporco le mani di quel succo rosso che si attacca alle dita.

Questo è bello: riesci a trasmettere bene l'immagine che hai in mente senza appesantire la descrizione. E' rapida e precisa, arriva al punto.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Sulla stradina ci sono cespugli di rovi con grosse more che puntellano i rami. Mi fermo a mangiarne qualcuna. Il sapore è aspro e dolce insieme e mi sporco le mani di quel succo rosso che si attacca alle dita. Prima di arrivare al fiume, scendo dalla bici e la spingo con le mani. Ci sono solo in rumori lontani che arrivano dalla strada, le cicale, ancora. Se mi fermo ad ascoltare, sento anche piccoli scricchiolii che arrivano dall’erba, e intorno, campi e campi coltivati. L’odore acre della natura seccata al sole mi fa venire voglia di fare un bagno. Arrivo al fiume, tolgo i sandali e metto i piedi nell’acqua fresca.

Nell'ordine: gusto, udito, vista, olfatto e tatto. Troppo didascalico, guarda che me ne accorgo :P

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Chissà se anche Anna la accarezza così.

Attenzione: secondo anacoluto in poche righe. Il primo non era tanto grave, ma questo stona proprio a leggerlo. Molto meglio un più semplice: 'Chissà se accarezza così anche Anna'.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

La sera  Isabella mi porta in paese. È la settimana di Ferragosto, ci sono le lucine appese sulla strada principale, panche di legno e tavoli, qualche giostra, l’orchestra e la pista da ballo. Lei conosce tutti, mi presenta ai suoi amici, dice loro che sono la sua amica che ha fatto carriera, quella che lavora all’Università. Non che sono lì perché il mio fidanzato mi ha piantato alla vigilia delle vacanze per una studentessa del terzo anno. Ma a me sembra che tutti me lo leggano negli occhi.

Qui torna una bella descrizione: rapida, che arriva al punto e che, con poche parole, riesce bene a mostrarmi la festa di paese, le emozioni della protagonista e il suo sentirsi un po' fuori dal clima festoso.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

e lei sosteneva che almeno un ballo bisognava saperlo fare

Siamo a tre con gli anacoluti, eh.

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Anche Isabella balla, mentre ruotiamo sulla pista a volte incrociamo lo sguardo, e mi viene da ridere. Ci fermiamo anche al banchetto dei dolci e delle caramelle, compriamo un sacchetto pieno a testa. Sarebbe impossibile mangiarle tutte, penso, ma che felicità averle tutte in una mano: un sacchetto pieno di desideri, penso.

Descrizione bella 'macchiata' da un po' di ripetizioni. 

 

@niccat13 ciao! Non so se tu sia maschio o femmina, perciò mi rivolgerò a te con aggettivi maschili per comodità. Come vedi ti ho fatto le pulci e le contropulci, ma non prendertela male: lo faccio solo coi racconti che meritano. C'è della capacità, si vede dalle descrizioni e dal finale (hai notato che in quello non ti ho segnalato nulla? L'ho trovato ben scritto). Proprio sulle descrizioni devi prestare più attenzione. C'è cura, e si vede, ma forse in alcuni casi la cura diventa troppa, trasformandosi in tentativo di rendere fedelmente l'immagine che hai in mente rischiando di forzare il lettore a un testo lungo ed eccessivamente statico. Fai agire di più i personaggi. Quello che manca nella storia, secondo me, non è l'assenza di un evento 'forte', perché il racconto si regge già benissimo in piedi così. E' un racconto intimo e intimista. Quello che manca è un maggiore spessore dei personaggi: dai grande spazio all'ambiente, la campagna, la festa di paese. Sono gli oggetti i protagonisti, le cicale e i grilli, l'erba, il fiume, le caramelle. Sono queste le immagini che s'imprimono nella mente del lettore. La protagonista e Isabella sono sullo sfondo, le loro emozioni sono ovattate dalla calura estiva, dal vino e dai rumori della fiera. Rendi più vivi i personaggi o falli sparire del tutto, ma non tenere questa soluzione di mezzo: se decidi di dare pienamente spazio all'ambiente, togli gli approfondimenti sul corso universitario frequentato dalle due, sui trascorsi sentimentali della protagonista. Viceversa, se vuoi dare rilievo alle figure umane, allora approfondisci le emozioni, i sentimenti e i pensieri della protagonista, che non siano limitati a una sola riga scarna in mezzo a tutto il racconto.

Sperando di esserti stato utile, ti saluto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Komorebi ha scritto:
Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Sulla stradina ci sono cespugli di rovi con grosse more che puntellano i rami. Mi fermo a mangiarne qualcuna. Il sapore è aspro e dolce insieme e mi sporco le mani di quel succo rosso che si attacca alle dita. Prima di arrivare al fiume, scendo dalla bici e la spingo con le mani. Ci sono solo in rumori lontani che arrivano dalla strada, le cicale, ancora. Se mi fermo ad ascoltare, sento anche piccoli scricchiolii che arrivano dall’erba, e intorno, campi e campi coltivati. L’odore acre della natura seccata al sole mi fa venire voglia di fare un bagno. Arrivo al fiume, tolgo i sandali e metto i piedi nell’acqua fresca.

Nell'ordine: gusto, udito, vista, olfatto e tatto. Troppo didascalico, guarda che me ne accorgo :P

Ma sai che non me ne ero accorta io? Incredibile. Hai proprio ragione. L'ho scritto così, senza intenzionalità. 

 

16 ore fa, Komorebi ha scritto:

l'anacoluto (sottolineato).

È così brutto l'anacoluto? a me piace... 

 

16 ore fa, Komorebi ha scritto:

mmm... mi puzza un po' di descrizioni non richieste dal lettore e non necessarie per la trama.

giustissimo

 

16 ore fa, Komorebi ha scritto:

Siamo a tre con gli anacoluti, eh.

hahahaha

 

16 ore fa, Komorebi ha scritto:

Quello che manca è un maggiore spessore dei personaggi

caspita, così è difficile. Devo provare. 

 

16 ore fa, Komorebi ha scritto:

o faccio solo coi racconti che meritano. C'è della capacità, si vede dalle descrizioni e dal finale

grazie @Komorebi !

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@leonreno83

Ho pensato di dare una svolta sul finale, una rivelazione: Isabella svela all'amica Cristina che ha da poco saputo che è malata di leucemia, in uno stadio precoce. Questo ribalta tutto. 

Ve lo posto editato appena ho finito...

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@leonreno83 se ti piace il colpo di scena finale, metticelo.

A me piace così. Quel curarsi l'anima lasciando fare a quello che si ha intorno, dopo che il vivere  l'ha presa a morsi, funziona e si regge da solo. 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

la luce furiosa di agosto che filtra dal vetro della macchina.

Bello!

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Appena scendo dall’auto mi invade un’ondata di afa. Il cortile è un’aia quadrata in terra battuta: ai tre lati, costruzioni basse e tettoie immerse nell’ombra. Un paio di biciclette sono appoggiate al lato del portone, un che cane abbaia  e mi viene incontro.

Secondo me, il punto di forza del tuo racconto è la sfera sensoriale, quel medicamento a cui lei si abbandona per superare l'altro abbandono.

Dovresti riconoscerle il ruolo di protagonista, quasi che Cri ne fosse solo cassa di risonza :occhio che vede, orecchio che sente, pelle che tocca. Sono azioni anche queste.

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Abbiamo studiato insieme all’Università, Lettere antiche.

Dopo la descrizione fisica (bella) invece del ragionato, che ci dà sicurezza con l'illusione del controllo, avrei preferito l'occhio mentale (che dei sensi è un po' l'archivio) un flash, magari in biblioteca 

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

il caso ha voluto che abbia un esame di Stato a settembre

Avesse (dai, lasciami fare qualche pulcetta grammaticale, così gli staffer sono contenti)

 

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

mi sono sempre chiesta come fa a  vivere sola nella campagna mantovana

facesse

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:
Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

«Beh, come stai?» mi chiede, con il frinire delle cicale in sottofondo e piccole gocce di sudore caldo che si formano ai lati della bocca e sulle tempie.

 

Qui avrei invertito: la ascolta, la guarda e sente le cicale:

«Beh, come stai?» mi chiede, piccole gocce di sudore caldo che si formano ai lati della bocca e sulle tempie. Frinire delle cicale.

 

Il 30/11/2020 alle 11:01, niccat13 ha scritto:

Mi addormento pensando alle stelle. Con la finestra aperta, nel silenzio della stanza, entra solo il canto di un grillo. Ogni tanto arriva la brezza fresca, leggera della notte e  il profumo dolce dei gelsomini.

Bello. 

Spero di rileggerti presto.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×