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Milarepa

Tagliare la Notte

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Poiché troppo siamo visti

Diveniamo invisibili a noi stessi

Mendicando importanze

Dove  tacere è l’unico cuore

 

E la parola ci appare

Come il fodero vuoto di una spada

Che sempre volteggia nell’aria

Alla ricerca di un silenzio

Che accetti di morire.

 

Tagliare la notte

è lo scopo di ogni sermone

Versare il sangue del silenzio

È la pretesa di ogni parlare.

 

Nel grido di ogni discorso

Cerchiamo un campo da arare

E siamo soli e violenti

Proprio là dove tutto tace.

 

Semina di notte

E non pretendere nulla

Non avere mai un dentro

E imparerai ad amare.

 

 

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@Poeta Zaza   Grazie per le tue parole.

Per quanto riguarda i due ultimi versi li potrei spiegare col Buddhismo.

 Nel sutra del diamante c'è un'espressione preziosa: "mente non dimorante".

un maestro zen diceva che "attimo dopo attimo ogni cosa nasce dal Nulla". 

la mente non dimorante è proprio questo, essere nella corrente delle cose che nascono insieme perchè genenate dal Nulla che per me ma anche per Eriugena è un nome di Dio.

questa corrente si lega anche ad un gioco linguistico che amava citare Lacan: co(n)+naitre

conoscere come nascere insieme a.

 se la conoscenza abita in questo nascere insieme delle cose , la mente non dimorante, cioè una mente senza  dentro, è la vera intimità che ci lega al mondo come afferma anche Eraclito  quando dice : chi non crede a me ma al Logos sa che tutte le cose sono Uno.

nel buddhismo il sè segreto del mondo è la relazione.

quando due esseri si incontrano pensano che la relazione sia un dopo delle due identità che si incontrano.

 in realtà la relazione viene prima e le identità sono solo un ostacolo al suo fluire, un'ombra che pone ostacoli al nascere insieme.

ma anche nel cristianesimo questa è una realtà evidente . Basta citare Eckhart quando dice : "come dualità l'amore non esiste".

spero  di non essere stato prolisso.

 

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@Milarepa salve,

 

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

Poiché troppo siamo visti

Diveniamo invisibili a noi stessi

Mendicando importanze

Dove  tacere è l’unico cuore

Quando ci facciamo parte di questo mondo, terminiamo di esistere e non siamo più noi, ma diventiamo come una goccia in un mare.

 

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

E la parola ci appare

Come il fodero vuoto di una spada

La parola ha un grande potere, ma rischiamo di fargli perdere quel significato e la trasformiamo in qualcosa di vuoto che ogni altro suono può sovrastare, come un sospiro in una tempesta.

 

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

Alla ricerca di un silenzio

Che accetti di morire.

Bisogna spegnere tutto ciò che ci circonda.

 

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

Nel grido di ogni discorso

Cerchiamo un campo da arare

E siamo soli e violenti

Proprio là dove tutto tace.

Da soli e con la violenza si cambia il mondo che cerca di sopraffarci.

Ma non è la violenza che il mondo insegna, è la violenza del cambiamento, è il cambiamento che muta una situazione in un'altra.

E' violenza che non accetta lo stato delle cose e procede per il cambiamento.

 

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

Semina di notte

E non pretendere nulla

Non portare nessuno e non rivelare a nessuno chi sei o chi stati ricostruendo.

Ed in questo non bisogna farsi inquinare dal mondo esterno

 

E fin qua ci sono, ottimi versi sull'allontanamento del mondo

ma gli ultimi due versi stravolgono (anche con violenza) la prospettiva.

3 ore fa, Milarepa ha scritto:

Non avere mai un dentro

E imparerai ad amare.

 Tutto ritorna alla misura di un comune sentimento umano rinunciando a se stessi.

 

Probabilmente ho frainteso gli intenti di questi versi.

 

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11 ore fa, Milarepa ha scritto:

Poiché troppo siamo visti

Diveniamo invisibili a noi stessi

Mendicando importanze

Dove  tacere è l’unico cuore

@Milarepa Grande maestria nell'uso delle parole, e contenuti importanti in questa poesia, tanto importanti da risultarmi controversi in alcuni passaggi, come immagino sia normale che sia. Sei senza dubbio uno degli autori che apprezzo di più, in quanto i tuoi versi sanno andare alla radice delle cose ma, soprattutto, sono frutto di uno sguardo che sa andare oltre sé stesso e oltre gli idealismi di varia natura. Per non parlare poi della loro raffinatezza e grande qualità. Usare la prima persona plurale è una scelta che avrei fatto anch'io per smorzare il rischio principale di uno scritto di questo tipo, e cioè quello di farlo cadere da un pulpito. Mendicare importanze però è uno dei passaggi che mi lasciano più dubbi. Per un verso penso ai vari scrittori emergenti costretti a tampinare sui social con consigli di lettura (come se non avessimo tutti il comodino strapieno di libri in attesa) e bollettini del proprio operato  per far ricordare la loro esistenza e mi viene da dire che non c'è davvero nulla di più patetico (ma legittimo, per carità). Dall'altro non credo che il silenzio sia la soluzione e questa stessa poesia me ne pare la dimostrazione. In fondo anche questi bei versi potrebbero apparire come un mendicare importanza e io per primo non credo sia così, innanzitutto perché sono felice di leggerli e commentarli e soprattutto contento che non siano rimasti in silenzio. Io direi che c'è un momento per il silenzio e uno per la condivisione, ma è solo la mia opinione.

11 ore fa, Milarepa ha scritto:

 

E la parola ci appare

Come il fodero vuoto di una spada

Che sempre volteggia nell’aria

Alla ricerca di un silenzio

Che accetti di morire.

Qui mi viene da dire che i versi circoscrivono il proprio campo d'azione entro contesti specifici. Perdono la loro universalità. Naturalmente ci sono parole e parole. Quelle dei salotti culturali mediatici o meno spesso girano a vuoto e si attagliano benissimo alla rappresentazione poetica che ne hai dato. D'altra parte sappiamo che in questo vasto mondo la parola sa essere anche lama, purtroppo, e uccidere, sopprimere le altre voci. 

11 ore fa, Milarepa ha scritto:

 

Tagliare la notte

è lo scopo di ogni sermone

Versare il sangue del silenzio

È la pretesa di ogni parlare.

Parlare\silenzio è una contrapposizione rischiosa. Se il termine sermone è ormai usato come un dispregiativo che identifica il tentativo di prevaricazione di una volontà sopra un'altra, il verbo parlare non può essere usato per fare di tutta l'erba un fascio. Parlare può essere lo strumento principale di un ego per mendicare importanze, ma parlare è anche e prima di tutto qualcosa di sano e necessario. Questo per dire che, a mio avviso, quell'ogni generalizza un po' troppo e io mal sopporto le generalizzazioni, per quel che può valere. Lo dico non per mendicare importanza eh, ma soltanto perché ritengo sano e giusto esprimere il proprio (discutibile, sempre) punto di vista.

11 ore fa, Milarepa ha scritto:

 

Nel grido di ogni discorso

Cerchiamo un campo da arare

E siamo soli e violenti

Proprio là dove tutto tace.

Come ho detto all'inizio, comprendo la scelta della prima persona plurale e la condivido, ma qui mi crea un problema perché io di annoverarmi in quelle schiere proprio non me la sento. Comunque, ripeto, grande maestria nell'uso delle parole e delle similitudini

11 ore fa, Milarepa ha scritto:

 

Semina di notte

E non pretendere nulla

Non avere mai un dentro

E imparerai ad amare.

Penso che questi versi abbiano una loro nobiltà di intenti di fondo, ma sembrano inevitabilmente cadere da un pulpito e stonare, se non addirittura entrare in aperta contraddizione con quello che a me era parsa la ragion d'essere della poesia, ovvero quella di azzerare per un momento le parole (e le opinioni) e sposare il silenzio (lo stesso che poi cantava Fossati in una delle sue belle canzoni). E credo che non avere mai un dentro voglia significare azzerarsi per sapere ascoltare, e anche questo ha una sua nobiltà di fondo, ma poi deve necessariamente tornare un momento in cui raccontare ciò che si è ascoltato e io non vorrei mai sentirmi un mendicante di attenzione per il desiderio di condividere ciò che mi emozione o che magari più semplicemente mi interessa.

 

Vabbè, l'ho detto all'inizio: contenuti importanti, questi, che inducono alla riflessione e alla discussione. Comunque sia il mio è soltanto un opinabile punto di vista come qualsiasi altro e magari qualcosa non ho nemmeno interpretato nel giusto modo. Resta il fatto che con le parole sei davvero bravo. Complimenti e saluti.

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@Roberto Ballardini  

mi ha sempre colpito una frase biblica dove viene detto che l'uomo pagherà per ogni parola inutile che ha pronunciato. ogni bocca può dunque divenire il cuore di una condanna. ma perchè è così delittuosa la parola inutile, la chiacchiera?

il linguaggio è un ponte o una strada che collega la nostra vita all'altro. posso parlare perchè c'è un tu davanti. il delitto della parola inutile si consuma davanti a una falsa esistenza del tu. possiamo parlare inutilmente solo perchè non sentiamo veramente l'esistenza dell'altro. più grande è l'inutilità del nostro dire e maggiore sarà la morte del tu che ci sta davanti. non è difficile constatare che la maggior parte dei discorsi è solo un commercio negligente di morti reciproche che gli esseri si donano senza neppure intuire la gravità di ciò che fanno. sporcare il silenzio è sempre delittuoso.

 ma la parola è sempre un'assassina del silenzio?

nel buddhismo c'è una strana affermazione. viene detto che il Buddha non ha mai pronunciato una parola malgrado per molti anni abbia predicato incessantemente.

 che cosa significa  questo paradosso? esiste un modo  di parlare che sposa segretamente il  silenzio e che  in esso trova il suo tesoro. il silenzio  non è solo assenza di parola. se avanzo verso la Necessità con tutta l'anima scopro che il dire necessario non tradisce il silenzio ma lo rende visibile.

se l'anima viene sorpresa dalla potenza della Necessità le sue parole incontrano l'altro con una potenza che lo fa vivere. la Necessità diventa la dea che rende il tu dell'altro un luogo intimo.

nel buddismo la relazione è il cuore dell'esistenza. il tu precipita in una intimità che rende le nostre parole figlie di un silenzio profondo.. la profondità dell'esistenza dell'altro mi libera da ogni immagine.

è l'intimità dell'altro e del mondo che mi circonda il cuore vero dell'esistenza per questo bisogna amare senza dentro.

 per quanto riguarda gli ultimi versi è vero sembra quasi una contraddizione quello che dico perchè sembrano parole che salgono su un pulpito e pronunciano un sermone e dunque contraddicono la necessità del silenzio e potrebbero essere figlie di una importanza mendicata.

ma esse abitano in un altro luogo dove io divento il primo ascoltatore verso il quale le parole si dirigono.

nella comprensione ci sono strati infiniti, c'è la comprensione della mente, quella del cuore e quella dell'anima.

la comprensione di quelle ultime parole mi appartiene in un luogo ma non in altri. scriverle è come attenderle sulla strada dell'ultima comprensione.

è una  forma di nostalgia che chiede alle parole di trascinarmi sulla strada di una comprensione più profonda del loro accadere.

 

 

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