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Kasimiro

Alla ricerca della scia perduta

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C'era una volta una formica, chiusa nel cassetto di un armadio; era immobile sull'orlo di un calzino, spaesata, impaurita, al buio, ma soprattutto sola. Si dice che la sua vista non sia perfetta, in compenso l'olfatto è molto sviluppato, con dei recettori sulle antenne che la orientano seguendo le tracce lasciate dalle sue compagne. Ma quando viene catapultata distante dai suoi abituali spostamenti? Che destino le riserverà il futuro?

Muoversi senza riferimenti è pericoloso: nessun esercito di guardiane-guerriere che ti possano proteggere, nessuna strada sicura, possibili predatori nascosti dietro l'angolo. L'istinto la porterebbe a rimanere ferma, anche fino alla fine dei suoi giorni.

Quel calzino steso ad asciugare, ha interrotto un'autostrada ad alta percorrenza, una lunga traiettoria segnata da scie chimiche invisibili che fanno da guida ai piccoli insetti, conducendoli dal loro rifugio, una crepa sul muro, al terreno e viceversa, sempre alla ricerca di provviste.

E le case ne offrono molte.

Dalla primavera all'estate parte l'invasione: dal pianterreno all'ottavo piano; in cucina, in salotto o in bagno; nella zuccheriera o tra le piastrelle; nel cassetto delle posate per non dire sulla crocchetta del gatto abbandonata; sotto il divano e sopra il lavello; sul davanzale, sul ficus e sul cactus, o dietro l'enciclopedia lasciata dalla zia. I più sensibili d'animo, con una soffiata rimandano all'esterno il piccolo insetto, tanto la caduta non sortisce alcun trauma a una creatura così piccola e leggera. Il principio della legge sulla forza di gravità gioca a suo favore: un dinosauro si sarebbe sfracellato, all'impatto da un chilometro di altezza.

Ma la nostra protagonista era tenace. Non aveva idea di dove fosse ma prese coraggio ed uscì allo scoperto. Si mosse verso la fessura di luce e lì, sul bordo del cassetto, fece il suo primo incontro.

«Scusi? ha visto qualcuna di simile a me nei paraggi?»

«No!» rispose secca una cimice ben mimetizzata. «Però se vai sul pavimento è più facile incontrare qualcuno che ti assomigli ma attenta, tempo fa ho visto aggirarsi una tegenaria domestica».

«E chi sarebbe?»

«Un orrendo ragno che si nutre di ogni tipo di insetto».

«Fortunatamente non rientro tra i suoi pasti preferiti: l'acido formico che contengo risulta molto indigesto».

«Beata te. Anche tu finita su un panno steso?»

«Non lo so».

«Non c'è altra spiegazione, ti dirò che per me è stato un bene, stavo giusto cercando un riparo per l'inverno».

«Come faccio a ritornare indietro?»

«Posso solo consigliarti di andare verso la luce, sperando che ti porti all'esterno. Buona fortuna».

La formica seguì il consiglio e mentre scendeva, un bolide le passò davanti.

«Cos'è stato?» Si domandò senza aver realizzato.

«Mi chiamano pesciolino d'argento» rispose una vocina da una minuscola fessura.

«Non sono in vena di scherzi».

«Neanch'io, mi chiamano così per via della mia forma schiacciata e affusolata che ricorda un pesce, con la colorazione azzurrognola e riflessi argentati. Scusa se non mi faccio vedere, ma detesto la luce».

«Inutile che ti chieda se hai notato qualcuna che mi assomigli».

«Brava! È proprio inutile».

«Davvero odioso».

Continuando nella discesa, i suoi sensori captarono altre lunghe antenne che sbucavano da un anfratto del mobile. Si trattava di una coppia di blatte che riposava.

«Scusate, avete visto delle formiche in giro?»

«Sì, morte! Gli angoli della casa sono tempestati di insetticida».

«Grazie per l'avviso, attenzione anche ai pericoli che arrivano dall'alto: ho sentito che c'è un grosso ragno che si aggira».

«Se ti riferisci alla tegenaria domestica, è sparita con le ultime pulizie di casa. Il suo nido a imbuto era piuttosto vistoso, invece è molto più pericolosa la scutigera, velocissima, e rientriamo entrambi tra i suoi cibi preferiti».

«Che brutto nome, un altro ragno?»

«No, un orripilante millepiedi anzi, quindici piedi per parte. È molto vorace, sbuca fuori all'improvviso; per fortuna è da un po' che non la vedo se no, non sarei qui a raccontarlo».

«Praticamente sono in trappola!»

«Per evitare il veleno, devi attraversare le stanze dal centro e andare verso la porta di uscita».

«E come faccio? Ho sempre seguito percorsi tracciati dalle mie compagne esploratrici: strade sicure».

«Non direi se sei finita qui».

«Non è colpa mia se l'uomo ha la capacità di scombinare la normale vita di un insetto, è l'unico che ha il potere di farlo ogni volta che compie un'azione: quando vanga la terra, sposta un vaso, taglia un albero, fa il barbecue, costruisce una casa e, ahimè, sposta il bucato».

«Già, il fatto è che non lo vediamo e non ci rendiamo conto della sua esistenza, anche se la suola di una scarpa ci può spiaccicare in qualsiasi momento, ne ho viste parecchie fare questa fine».

«Certo che voi scarafaggi non godete di buona fama».

«Anche voi formiche, nel momento in cui entrate in casa, non siete gradite».

«Infatti, io non ci volevo neanche venire; ora non vedo l'ora di andarmene. Ciao».

Finalmente arrivò a toccare il pavimento e notò qualcosa di familiare: una colonna di formiche. Ma erano decisamente più piccole e più lente.

«Buongiorno. Scusate, arrivate da fuori?»

Non ricevette risposta, anche perché ognuna era intenta a trasportare tra le mandibole blocchi di cibarie molto più grandi e più pesanti di loro stesse.

«No!» rispose una che andava in senso opposto alle altre.

«Come fate a vivere in mezzo a tutti questi pericoli?»

«Sai cosa vuol dire stare in una casa dove abitano bambini?»

«No».

«Trovare senza fatica rifornimenti abbondanti: biscotti, pezzi di cioccolata, corn flakes, briciole di pane, riso, rigurgiti di merendine, zucchero; il tutto a pochi passi dal nostro rifugio in una crepa sul muro».

«E quando lavano il pavimento o passano l'aspirapolvere?».

«Basta non farsi trovare. Abbiamo notato le abitudini della famiglia: dalla mattina fino alle quattro non c'è nessuno».

«Io voglio solo uscire e ritrovare le mie compagne».

«Prosegui lungo il solco tra queste piastrelle e arriverai fuori. Buona fortuna».

Continuò con le antenne ritte e, lenta e decisa, si avvicinò all'uscita. Sentiva il calore del sole avvicinarsi quando, superata la soglia della porta che dà sul giardino, ad attenderla c'era un'altra colonna di formiche che entravano ed uscivano dalla casa con le provviste tra le fauci. Non risultò gradita e appena la notarono ricevette morsi da tutte le parti.

«Che brutti modi! Me ne vado subito. E dire che siamo parenti».

«Sono anni che difendiamo il nostro rifugio e non abbiamo intenzione di cederlo».

«Non ho nessuna volontà di occupare la vostra casa, sto solo cercando la mia».

«Non credo sia nelle vicinanze, non ho mai visto una come te».

«Eppure ci dev'essere un filo per stendere i panni».

«Hai detto panni?»

«Sai dove sono?»

«Sì, dall'altra parte del giardino. Devi attraversare il prato e sei arrivata».

«E dici poco? Non ce la farò mai» disse sconfortata. Si accasciò e si mise a piangere.

«Possiamo organizzare una spedizione! Abbiamo molto fiuto per gli spostamenti».

«No, mettereste a rischio la vostra vita inutilmente».

In quel momento qualcosa andò a sbattere contro il vetro della porta cadendo rovinosamente a terra.

«Che botta!» Si ricompose stordito un maggiolino, un comune coleottero. «Non è la prima volta che mi fanno questo scherzo. Ehi voi! Non avrete mica intenzione di mangiarmi, approfittando del mio stato confusionale?»

«Oh no, se vuoi possiamo offrirti qualche mollica di pane» disse una delle abitanti della colonia.

«Grazie del pensiero, ma mangio solo foglie di alberi».

«Mentre volavi hai fatto caso a dei panni stesi in giardino?» chiese speranzosa la protagonista smarrita.

«Certo! A pochi metri da qui. Perché?»

«Da lì passano tutte le mie compagne che ho perso».

«Ti posso dare un passaggio».

«Davvero?»

«Volentieri, in pochi secondi saremo arrivati. Vieni sotto la mia pancia e attaccati a una zampa».

Così, presero il volo e poco dopo atterrarono come un elicottero sul bordo dello stendipanni. Appena sganciata ringraziò il suo aereo taxi e subito i suoi recettori rilevarono qualcosa di familiare: l'adorata scia invisibile.

«Giuditta!» partì una voce poco distante.

«Carissime! Che emozione ritrovarvi».

«Ma dove eravate finite tu e Carla?»

«Carla?»

«Sì! Siete sparite insieme, all'improvviso».

«Oh no! Dobbiamo partire subito alla ricerca di Carla».

«Ma non sappiamo dov'è! Sarebbe un suicidio girare a zonzo senza una meta».

«Penso di sapere dove si trovi, e sarà anche meglio trovare una strada alternativa, a questo filo teso».

 

 

 

 

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Molto carino, @Kasimiro.

Non sono molto d'accordo con l'inizio che trovo troppo raccontato e poco fluido, molto didattico e pieno di informazioni che avresti potuto inserire nel testo comunque.

Da quando inizia il dialogo, invece, vai spedito. Perché la scelta dei nomi delle due formiche? Poi Giuditta è particolare, mi è subito venuto in mente Benigni, stona un po' con una formica. 

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Grazie per l'apprezzamento @Kikki.Direi che hai ragione sulla parte iniziale troppo raccontata. Credo che istintivamente mi sono dilungato per introdurre il contesto e, come mi hai fatto notare, le informazioni si potevano inserire lungo il percorso. Ottimo consiglio, grazie.

La scelta dei nomi è puramente casuale, di solito inserisco i primi nomi che mi passano per la mente senza pensarci (ma forse sarebbe meglio pensarci in effetti).

Alla prossima

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Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

C'era una volta una formica, chiusa nel cassetto di un armadio; era immobile sull'orlo di un calzino, spaesata, impaurita, al buio, ma soprattutto sola.

Non mi convince il ritmo dato dalle virgole e da alcune parole che ritengo superflue. Io proverei così: C'era una volta una formica chiusa nel cassetto di un armadio. Era immobile sull'orlo di un calzino; spaesata, al buio e, soprattutto, sola

Ovviamente per quanto concerne il mio gusto.

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

Si dice che la sua vista non sia perfetta, in compenso l'olfatto è molto sviluppato, con dei recettori sulle antenne che la orientano seguendo le tracce lasciate dalle sue compagne. Ma quando viene catapultata distante dai suoi abituali spostamenti? Che destino le riserverà il futuro?

Anche qui, per dare un senso di logica compiuto alle frasi bisognerebbe sostituire qualche virgola: Si dice che la sua vista non sia perfetta. In compenso, l'olfatto è molto sviluppato grazie ai recettori sulle antenne che la orientano seguendo le tracce lasciate dalle sue compagne. Vedi tu se ti convince di più, è solo un esempio. 

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

Muoversi senza riferimenti è pericoloso: nessun esercito di guardiane-guerriere che ti possano proteggere, nessuna strada sicura, possibili predatori nascosti dietro l'angolo. L'istinto la porterebbe a rimanere ferma, anche fino alla fine dei suoi giorni.

Qui vanno benissimo i due punti. Di contro utilizzerei il punto e virgola dopo (a ogni esempio che fai: le guardiane-la strada-i predatori).

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

Quel calzino steso ad asciugare, ha interrotto un'autostrada ad alta percorrenza, una lunga traiettoria segnata da scie chimiche invisibili che fanno da guida ai piccoli insetti, conducendoli dal loro rifugio, una crepa sul muro, al terreno e viceversa, sempre alla ricerca di provviste.

Ok, qui non è più una questione di gusto: la posizione delle virgole è sbagliata secondo me. Via la virgola tra soggetto e predicato all'inizio. In più, nonostante si capisce l'intento di adottare una cifra stilistica ben precisa, ti dico che il risultato non mi soddisfa in quanto non percepisco musicalità tra una frase e l'altra ma anzi noto solo continue interruzioni che mi distraggono.

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

Dalla primavera all'estate parte l'invasione: dal pianterreno all'ottavo piano; in cucina, in salotto o in bagno; nella zuccheriera o tra le piastrelle; nel cassetto delle posate per non dire sulla crocchetta del gatto abbandonata; sotto il divano e sopra il lavello; sul davanzale, sul ficus e sul cactus, o dietro l'enciclopedia lasciata dalla zia. I più sensibili d'animo, con una soffiata rimandano all'esterno il piccolo insetto, tanto la caduta non sortisce alcun trauma a una creatura così piccola e leggera. Il principio della legge sulla forza di gravità gioca a suo favore: un dinosauro si sarebbe sfracellato, all'impatto da un chilometro di altezza.

Ah, qui li usi i punti e virgola. Molto meglio, ecco. Poi però si ripresenta il problema delle virgole... Allora, ormai ho capito che fa parte del tuo stile dunque non andrò a stressarti ripetendo sempre la stessa solfa. A questo punto ti do un consiglio generico e spassionato: va bene lo stile ma assicurati che ciò non vada a inficiare negativamente sulla logica delle frasi, altrimenti poi chi ti legge a un certo punto entra in confusione. O almeno è ciò che accade a me, magari ad altri il problema non si pone. (

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

«No!» rispose secca una cimice ben mimetizzata. «Però se vai sul pavimento è più facile incontrare qualcuno che ti assomigli ma attenta, tempo fa ho visto aggirarsi una tegenaria domestica»

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

«Fortunatamente non rientro tra i suoi pasti preferiti: l'acido formico che contengo risulta molto indigesto».

Inizialmente pensavo volessi evitare l'utilizzo dei due punti all'interno dei discorsi diretti, ma dopo lo fai. Allora, a questo punto, perché non farlo anche prima? Quella virgola dopo ma attenta stona molto.

 

Il 28/11/2020 alle 18:47, Kasimiro ha scritto:

«Neanch'io, mi chiamano così per via della mia forma schiacciata e affusolata che ricorda un pesce, con la colorazione azzurrognola e riflessi argentati. Scusa se non mi faccio vedere, ma detesto la luce».

Qui, come in altri casi, sfrutti i dialoghi per dare informazioni e dunque spiegare al lettore. Normalmente la cosa mi farebbe storcere il naso ma qui è evidente il target di riferimento. Lo prendo come un racconto favolistico indirizzato a un pubblico infantile (dopotutto lo specifichi anche nel tag e quindi che lo dico a fare, boh, non farci caso). Molto bene.

 

 

Allora, scusami se ti ho fatto alcune pulci ma trovo il tuo racconto un po' "bipolare". Inizi con un registro ben preciso (secondo me poco funzionale a un lettore piccolo) per poi annullare, quasi completamente, la parte diegetica fornendo un muro di dialoghi troppo finalizzato alla spiegazione. Non lo so, secondo me il lettore ne esce un po' frastornato e anche, questo è un mio parere personalissimo, un po' annoiato.

Sicuramente sono l'ultima persona al mondo che può darti consigli su come scrivere un racconto per ragazzi, ci mancherebbe, però quando mi ritrovo testi di questo tipo tendo a mettere da parte (per quanto mi è possibile) il mio gusto personale cercando di giudicare un testo in base all'obiettivo prefissato dall'autore. E niente, provando a immedesimarmi in un bambino ti dico che ne uscirei un po' stordito, ecco.

Poi, sia chiaro, ci sono cose molto buone nel tuo testo: la fantasia e l'atmosfera assolutamente in linea con lo scopo. A parte ciò che ho detto in precedenza, il consiglio che ti do è di rivedere la parte dei dialoghi: aggiungere qualcosa, di tanto in tanto, che possa far respirare il lettore. La fantasia non ti manca, basta far compiere qualche semplice gesto ai personaggi... Dopotutto ciò avviene seppur di rado. 

Ok, tutto qui. Il mio è solo il parere di un lettore, addirittura non appassionato a questo tipo di letture, quindi tieni in considerazione le mie osservazioni solo le ritieni utili in qualche modo.

 

Un saluto, @Kasimiro .

 

 

 

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