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Avv.Lenti

Sugli acquisti di questo Natale si gioca una partita importante

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L'editoria è uno dei settori che non ha potuto beneficiare, se non in maniera irrisoria, della piccola parentesi di riaperture estive, perché comunque le fiere del libro e gli eventi, che costituiscono boccate d'ossigeno vitali, sono stati fatti in virtuale tutto l'anno (e verosimilmente così sarà almeno fino a marzo, temo.

Più colpita ancora la piccola editoria, che non ha neppure beneficiato della patetica mancetta dei ristori governativi, perché uno dei requisiti è l'aver pubblicato almeno 10 titoli nel 2019, qualcosa che chiunque abbia un MINIMO SINDACALE di dimestichezza col settore non avrebbe mai neanche concepito. Del resto hanno messo uno storico a fare il ministro dell'economia, cosa voglia pretendere?

Perciò, questo Natale più che mai, regalate e fatevi regalare libri il più possibile. Soprattutto. libri di piccoli editori. Per qualcuno di loro potrebbe fare la differenza fra restare aperti anche nel 2021 oppure chiudere le attività.

Per lo stesso motivo, se potete, privilegiate poi le librerie alla comodità di Amazon. Almeno per Natale.

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Il ‎27‎/‎11‎/‎2020 alle 14:54, Avv.Lenti ha scritto:

Più colpita ancora la piccola editoria, che non ha neppure beneficiato della patetica mancetta dei ristori governativi, perché uno dei requisiti è l'aver pubblicato almeno 10 titoli nel 2019, qualcosa che chiunque abbia un MINIMO SINDACALE di dimestichezza col settore non avrebbe mai neanche concepito. Del resto hanno messo uno storico a fare il ministro dell'economia, cosa voglia pretendere?

Sono d'accordissimo sull'invito a regalare libri per Natale: a casa mia si acquistano in media un paio di libri al mese e a figli e nipoti da sempre regalo libri, a Natale. Lo sono un po' meno sulla definizione di "patetica mancetta" che, vista la situazione del bilancio dello Stato e, soprattutto, del nostro debito pubblico, ereditato da decenni di allegro sperpero da parte dei politici di ogni colore, mi sembra invece frutto di uno sforzo notevole e lodevole, anche se non ancora sufficiente. Penso anche che una CE che nel 2019 non abbia all'attivo la pubblicazione di almeno 10 titoli sia neonata, oppure in fase di smobilitazione già per proprio conto, indipendentemente dal Coronavirus, e in entrambi i casi sostenerla non avrebbe molto senso. Qualsiasi sia l'esperienza di vita e di lavoro dell'attuale ministro dell'Economia. Da ultimo, mi preme ricordare che la ripresa della diffusione del virus è dovuta principalmente all'estivo "liberi tutti", decretato per andare incontro agli interessi economici dell'imprenditoria di ogni livello, e ora lo scotto lo paghiamo tutti, imprenditori e non, compresa quella fascia di popolazione, fortunatamente limitata a pochi imbecilli, che ritiene il virus un'invenzione dei governi finalizzata ad assumere l'assoluto controllo del potere. 

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- Premesso che denaro si crea dal nulla e la storiella del debito pubblico è appunto una storiella per giustificare le VOLONTARIE politiche di austerità imposte dall'Ue per tutt'altri fini;

- premesso inoltre che ci stiamo COMODAMENTE finanziando sui mercati con emissione di titoli molto più massiccia che negli scorsi anni (anche se troppo timida per il fabbisogno creato non dal Covid ma dalle scellerate, ingiustificate e illegittime politiche anti Covid;

- premesso che la storiella del "ci siamo ripiombati perché siete stati cattivi" è un'altra storiella priva di fondamento logico e medico;

- premesso quindi che Le suggerirei di ascoltare meno i tg propalatori di balle (ma poi faccia anche come crede;

premesso tutto questo, il Suo commento è OT e purtroppo, di conseguenza, anche il mio di risposta, perciò prima di essere richiamati dai Mod, torniamo cortesemente sul pezzo, grazie.

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Scordavo di commentare l'unica parte ON topic, relativa alle dimensioni die microeditori.

Una CE che non fa 10 titoli non è neonata o in fase di smobilitazione, è semplicemente una micro CE come ce ne sono tantissime ( e comunque non si vede perché si debba fare dei distinguo sugli aiuti in base alle dimensioni).

Affermazioni estremamente semplicistiche  - oltre che insopportabilmente moralistiche - come queste denotano quanto poco gli autori conoscano come funziona la filiera e cosa il lavoro che ci vuole per far uscire un titolo. Specialmente se, come nella maggior parte dei casi delle micro CE, si tratta di 'one man band', altrettanto spesso finanziate da un'altra attività principale che tiene in piedi anche la CE.

Tutti gli autori dovrebbero ringraziare l'esistenza di questa microeditoria (o perlomeno quella fetta che onora le obbligazioni dei contratti stipulati, è ovvio che chi specula sugli autori non va giustificato), perché al 90% è la collettrice delle opere di esordenti o di autori che non hanno mai fatto 'il botto'.

Diversamente, il manoscritto di un sacco di gente non verrebbe mai dato alle stampe il proprio lavoro. Quindi io ci andrei cauta a trinciare  giudizi solonici su chi ha diritto o meno a esistere.

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Egregia @Avv.Lenti,

innanzi tutto è bene precisare che il mio intervento è in risposta al tuo (qui sul WD ci diamo tutti del tu), per cui, semmai, OT è quella parte del tuo post riferita all'inadeguatezza degli interventi governativi. Per il resto sarebbe bene che, invece di accusare gli altri di tranciare giudizi, fossi più accorta nell'esprimere i tuoi. Avendo già avuto in passato esperienza del tuo modo di dibattere, rinuncio ad un contraddittorio che per me sarebbe facile espletare, come per te sarebbe scontato spostare il polo dell'attenzione secondo tecniche ampiamente praticate da una certa categoria di politici.

E' facile criticare le azioni di chi governa, mentre governare è difficile, come pure evitare errori in una situazione di emergenza quale nessuno al mondo ha mai vissuto.

Situazione nella cui gestione imperano i limiti imposti dalla democrazia.

A chiedere i pieni poteri, nella nostra storia passata e recente, sono stati in due e, fortunatamente per tutti, il secondo ha toppato.

Fine delle comunicazioni.  

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Sono della vecchia scuola, quando non esisteva Internet, perciò continuerò a dare del Lei a tutti coloro con cui non ho un rapporto di confidenza nato fuori dalla Rete o instaurato sulla Rete tramite interazioni private.

Tutto il resto del Suo post è di nuovo OT e quindi ribadisco che purtroppo non mi è consentito ribattere entrando in dettaglio, il che non è certo una scusa per evitare di farlo, visto che la confutazione è il mezzo con cui mi guadagno il pane. 

Mi stia bene e vediamo intanto se altri vorranno dare un contributo pertinente alla proposta oggetto di questo thread.

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1 ora fa, Avv.Lenti ha scritto:

Sono della vecchia scuola, quando non esisteva Internet, perciò continuerò a dare del Lei a tutti coloro con cui non ho un rapporto di confidenza nato fuori dalla Rete o instaurato sulla Rete tramite interazioni private.

Tutto il resto del Suo post è di nuovo OT e quindi ribadisco che purtroppo non mi è consentito ribattere entrando in dettaglio, il che non è certo una scusa per evitare di farlo, visto che la confutazione è il mezzo con cui mi guadagno il pane. 

Mi stia bene e vediamo intanto se altri vorranno dare un contributo pertinente alla proposta oggetto di questo thread.

Ribadisco il concetto che ad andare OT, in apertura di discussione, è stato proprio chi la discussione l'ha lanciata. Sarebbe stato il caso di impostarla con un titolo diverso, ad esempio "crisi da Covid-19 della microeditoria e mancanze del governo", o altro equivalente. Auguri per le confutazioni professionali, sicuramente più valide di quelle postate.

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5 ore fa, cheguevara ha scritto:

Penso anche che una CE che nel 2019 non abbia all'attivo la pubblicazione di almeno 10 titoli sia neonata, oppure in fase di smobilitazione già per proprio conto, indipendentemente dal Coronavirus, e in entrambi i casi sostenerla non avrebbe molto senso.

 

Questa affermazione non la capisco proprio. Ci si lamenta sempre delle ce che pubblicano troppo perché sfruttano le vendite ad amici e parenti poi sulle ce che ci tengono ad avere un catalogo buono, e quindi operano una selezione molto attenta, le definisci in "fase di smobilitazione"... Noi pubblichiamo tra gli 8 e i 10 libri l'anno non per risparmiare i soldi della stampa ma per avere titoli che, almeno dal nostro punto di vista, siano i migliori possibile. Molti anni però non siamo in grado di arrivare a 10 perché tra il tanto materiale che arriva non si riesce a selezionarne abbastanza...

 

Il 11/27/2020 alle 14:54, Avv.Lenti ha scritto:

Per lo stesso motivo, se potete, privilegiate poi le librerie alla comodità di Amazon. Almeno per Natale.

 

Sono d'accordo, peccato però che troppe librerie abbiano il "brutto vizio" di non ordinare i libri della piccola/micro editoria, accampando false scuse...

Quindi se un libraio vi dice che un certo titolo non lo riesce a ordinare il più delle volte non è vero!

 

2 ore fa, Avv.Lenti ha scritto:

Tutti gli autori dovrebbero ringraziare l'esistenza di questa microeditoria (o perlomeno quella fetta che onora le obbligazioni dei contratti stipulati, è ovvio che chi specula sugli autori non va giustificato), perché al 90% è la collettrice delle opere di esordenti o di autori che non hanno mai fatto 'il botto'.

Diversamente, il manoscritto di un sacco di gente non verrebbe mai dato alle stampe il proprio lavoro. Quindi io ci andrei cauta a trinciare  giudizi solonici su chi ha diritto o meno a esistere.

 

Su questa affermazione un sentito grazie da parte della categoria.

Modificato da Riccardo Zanello

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40 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

 Su questa affermazione un sentito grazie da parte della categoria.

 

 

Di nulla ;), ho detto solo la verità.

 

Conosco perfettamente il tempo e la fatica necessari a scrivere un libro pubblicabile e conosco il tempo e la fatica necessari a pubblicarlo.

Sono con gli autori, quando vengono sfruttati e/o incastrati da contratti allucinanti che cerco in ogni modo di disfare, ma sono con gli editori onesti quando gli autori si scagliano contro di loro ingiustificatamente, sulla base di evidente ignoranza del processo editoriale e sulla base di uno sfrenato liberismo che impone una selezione darwiniana persino in circostanze eccezionali come questa. Oltretutto, non rendendosi conto che se vengono giù i piccoli editori, vengono giù anche gli autori che non sono conosciuti o che addirittura devono esordire.

 

Questa ignoranza del funzionamento della filiera poteva essere giustificata fino 15 anni fa, anche 10 se vogliamo essere generosi. Ma oggi, con tutte le info che ci sono in Rete, con tutti i corsi iperspecializzati disponibili per tutte le tasche, con tutti i libri sull'argomento, non lo è più. E se un autore sceglie di non conoscere la filiera di cui aspira a diventare parte, ne pagherà le conseguenze in prima persona,  prima o poi, in uno dei segmenti del travagliato cammino della sua Opera,. Cammino che, va sottolineato per sfatare un altro mito, non si esaurisce certo con l'approdo in libreria, a meno che l'autore  veda la propria scrittura come un passatempo domenicale.  

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10 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Questa affermazione non la capisco proprio. Ci si lamenta sempre delle ce che pubblicano troppo perché sfruttano le vendite ad amici e parenti poi sulle ce che ci tengono ad avere un catalogo buono, e quindi operano una selezione molto attenta, le definisci in "fase di smobilitazione"... Noi pubblichiamo tra gli 8 e i 10 libri l'anno non per risparmiare i soldi della stampa ma per avere titoli che, almeno dal nostro punto di vista, siano i migliori possibile. Molti anni però non siamo in grado di arrivare a 10 perché tra il tanto materiale che arriva non si riesce a selezionarne abbastanza...

 

La mia affermazione è stata una reazione a un post che, in apertura di discussione, andava volutamente OT, per poi accusare di essere fuori tema chi provasse, come ho fatto io, a contraddire. Il vero fine della discussione non era difendere la microeditoria, ma attaccare l'azione del governo e a me, che sono di tendenze tutt'altro che governative, certi giochetti fanno girare gli zebedei. Certo che la piccola editoria va sostenuta e difesa, quando è seria. Però tra le piccole CE, anche serie, molte realtà sono gestite a livello familiare da persone che sopravvivono grazie ad altri redditi, non sicuramente derivanti dai quattro o cinque titoli pubblicati in un anno. Editori di tal fatta, anche se in buona fede, finiscono per danneggiare l'autore che con essi ha esordito, non potendogli offrire altro che una modesta pubblicazione, zero promozione, zero visibilità, zero crescita. In un momento in cui le risorse finanziarie limitate impongono scelte prioritarie, credo che l'obiettivo del legislatore sia stato salvaguardare i posti di lavoro, e le micro imprese dell'editoria il lavoro lo creano, e scarso, solo per l'editore e qualche intimo, o free lance di passaggio. La tua impresa, sicuramente da annoverare tra quelle serie, forse si trova nel mezzo e sarà danneggiata, o potrebbe esserlo, dal non aver pubblicato, non per impossibilità, ma per scelta, i fatidici dieci titoli, ma non è un buon motivo per sparare a zero su chi sta cercando di fare il possibile per fronteggiare una crisi epocale che non ha precedenti nella storia. Chi critica per partito preso può sempre scegliere di scendere (o salire?) direttamente in campo, per passare dal dire al fare. O no? 

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Caro avvocato, devo dire che sfonda una porta aperta, però non la si riapre mai abbastanza, quindi grazie.

Sono diventata veramente amica delle mie libraie quando, ben prima del Covid, per caso iniziammo a parlare. Una di loro mi sembrava un po' seria. Così andammo oltre la patina del cliente che chiede sempre le solite cose e mi spinsi a fare qualche domanda indiscreta. Ebbi come risposta che le vendite non andavano tanto bene.

Del resto già altre librerie storiche avevano chiuso. Soppiantate da camice o scarpe.

Così dato che era Natale e non sopportavo di vedere la mia libraia triste, qualche giorno dopo tornai con un regalo, fatto di carta e parole, che lei gradì molto, tanto che è sempre appeso in libreria. Da allora abbiamo instaurato una collaborazione crativa perchè il mio fortissimo anzi agguerrito desiderio che la mia libreria preferita resti in vita e magari anche in salute, ha alimentato una vena creativa che non immaginavo e da due anni sono la loro fornitirce ufficiale di gags visive ad uso loro e degli altri lettori. Solo il Covid ci ha rallentato. Insomma ci sono molti modi per sostenere ciò in cui si crede e che si ama. Oltre a questo, l'amore è qualcosa che si manifesta in modi diffusi e quello per una persona in particolare è sovradimensionato, rispetto alla reale nonchè urgente esigenza di sfumarlo verso forme di vita più estese.

Perché in effetti sono molti quelli che straparlano di amore per il loro ciccino e poi se ne fregano del mondo.

 

Le librerie sono poi delle fonti di informazioni preziose sulle CE, sulle dinamiche dell'editoria, fonti di prima mano.

Vero che non possono avere tutti i libri disponibili, motivo in più per ordinare quello che abbiamo scovato.

A proposito dello scovare nuovi libri, c'è un lato positivo nello spulciare i cataloghi delle CE per vedere quanto hanno in comune con quello che abbiamo scritto. Io ci ho trovato delle cose di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza, che poi naturalmente ho ordinato alle mie amatissime libraie. Quindi sì, ordinate gente, ordinate. A tutto s-piano.

I libri scrivono dentro di noi, e dato il numero assurdo di autodichiarazioni uscite in queste mesi, i dati non resi pubblici in base a cui il semaforo delle zone lampeggia continuamente e il rifiuto del governo di rendere pubblici questi dati, le ragioni misteriose per cui in uno stesso edificio il parrucchiere resta aperto e l'estetista no, al cinema si va a teatro no, non poter più usare voucher in agricoltura, queste sono solo alcune delle apparenti assurdità che fanno compagnia al mancato riguardo per la piccola editoria.

Descrivono un paesaggio che avrebbe tanto bisogno di coltura o cultura. Una cultura che segua anche il senso dell'ordine delle cose.

Da qui anche la domanda su cosa avranno letto questi signori che ora governano e che ricordo avranno di quelle letture.

Forse sono rimasti alla Piccola Fiammiferaia, ma la piccola editoria è un'altra cosa ... non si risolvono le cose con le mancie ristoratorie, ma progettando dei nuovi sistemi.

Con le mance puoi resistere, ma il problema va risolto in un altro modo. Certo è che se non dai nemmeno un aiuto fai una discriminazione. E quindi siccome non si sono mance per tutti si ritorna al fatto che la mancanza di un sistema si sente più che mai.

 

Al ristorante non ci puoi andare, in albergo sì. Solo che gli alberghi hanno pochi clienti.

Così un'albergatrice maremmana ha avuto l'idea di dare il venerdì cucine e sala a un ristoratore. Lui cucina e lavora usando l'albergo, ci mangiano gli ospiti e i suoi clienti che a quell'ora troverebbero il ristorante chiuso. I clienti dell'albergo sono contenti perchè cambiano menu, il ristoratore lavora.

Questo è un esempio di sistema integrato che parte da due mancanze e crea una soluzione. Ma per farlo ci vuole un vero interesse per l'altro, cioè un po' d'amore, e un po' di senso pratico. É un semplice esempio, non sto dicendo che la piccola editoria il sabato dovrebbe mettere banchetti fuori dalle chiese o chissà dove. O che il governo dovrebbe dare alla piccola editoria qualcosa da stampare. É solo per dire che a me non pare che tante pezze scollegate rendano la stoffa più forte.  :ninja:

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7 minuti fa, Sunday Times ha scritto:

Con le mance puoi resistere, ma il problema va risolto in un altro modo

Appunto. Le cosiddette mance hanno l'obiettivo di aiutare a resistere in attesa di tempi migliori e per arrivarci, ai tempi migliori, c'è bisogno della collaborazione di tutti. "Amore" è una gran bella parola, facile da scrivere o pronunciare da parte di chiunque. Metterla in  pratica verso il nostro prossimo al gran completo, invece, è cosa da santi: sono più propenso a confidare nella creatività degli italiani, educati da secoli di espedienti nel tirare a campare. Meglio che tirare le cuoia (Belzebù dixit).

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Sicuramente prenderò per me e regalerò, pur facendo doni solo ai parenti più stretti, non vedendo verosimilmente altre persone a breve, libri di editori indipendenti e bluray. Aggiungo questi ultimi perché il cinema è la mia più grande passione e la sala è l'esperienza che mi manca di più, essendo assidua frequentatrice. 

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12 ore fa, cheguevara ha scritto:

Però tra le piccole CE, anche serie, molte realtà sono gestite a livello familiare da persone che sopravvivono grazie ad altri redditi, non sicuramente derivanti dai quattro o cinque titoli pubblicati in un anno.

 

Sicuramente molte realtà sono gestite a livello "familiare" e magari hanno altri redditi ma non è sempre e per forza così e, soprattutto, non è detto che non generino reddito per diverse altre persone intorno.

 

12 ore fa, cheguevara ha scritto:

Editori di tal fatta, anche se in buona fede, finiscono per danneggiare l'autore che con essi ha esordito, non potendogli offrire altro che una modesta pubblicazione, zero promozione, zero visibilità, zero crescita.

 

Questa invece la trovo un'affermazione del tutto gratuita...

 

12 ore fa, cheguevara ha scritto:

La tua impresa, sicuramente da annoverare tra quelle serie, forse si trova nel mezzo e sarà danneggiata, o potrebbe esserlo, dal non aver pubblicato, non per impossibilità, ma per scelta, i fatidici dieci titoli, ma non è un buon motivo per sparare a zero su chi sta cercando di fare il possibile per fronteggiare una crisi epocale che non ha precedenti nella storia.

 

La ce per cui lavoro, come tante altre micro ce, non fa meno di 10 libri l'anno perchè sono sfigate o perché non trovano abbastanza autori o per mancanza di soldi per la stampa ma perché vuole mantenere un catalogo di qualità.

 

 

Modificato da Riccardo Zanello

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2 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

Sicuramente molte realtà sono gestite a livello "familiare" e magari hanno altri redditi ma non è sempre e per forza così e, soprattutto, non è detto che non generino reddito per diverse altre persone intorno.

 

 

Questa invece la trovo un'affermazione del tutto gratuita...

 

 

La ce per cui lavoro, come tante altre micro ce, non fa meno di 10 libri l'anno perchè sono sfigate o perché non trovano abbastanza autori o per mancanza di soldi per la stampa ma perché vuole mantenere un catalogo di qualità

Non ho generalizzato: non ho detto che è sempre e per forza così e ho accennato che per la tua casa editrice l'eventuale pubblicazione di un numero di titoli limitati è frutto di libera scelta. L'affermazione che tante piccole CE, magari facenti parte di quelle definibili serie, non ce la fanno a dare visibilità ai loro autori, perdonami, non è affatto gratuita, ma generata sia da esperienza diretta, che da quelle postate da tanti esordienti qui sul WD. Non sono un nemico giurato degli editori, tutt'altro, ma quello che accade nel settore è sotto gli occhi di tutti, e penalizza, oltre che i giovani autori meritevoli (tra i quali io, vecchio rudere, non mi pongo), anche e soprattutto i piccoli editori (non moltissimi) seri, quale ritengo tu sia.

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6 ore fa, Sunday Times ha scritto:

Caro avvocato, devo dire che sfonda una porta aperta, però non la si riapre mai abbastanza, quindi grazie.

 

 

Grazie a Lei per la bella testimonianza :) (ma attenta a non criticare troppo il governo che il ns amico cheguevara poi si indispettisce e accuserà anche Lei di aver postato solo per criticare Conte & soci con la scusa di difendere la filiera :rotol: )

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3 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

 

Questa invece la trovo un'affermazione del tutto gratuita...

 

 

 

Lei è fin troppo gentile col ns amico, io la trovo un'affermazione addirittura esilarante: praticamente l'editore con meno di 10 titoli all'anno che osa pubblicare fa un affronto all'autore (il quale naturalmente è stato minacciato pistola alla tempia affinché concedesse i diritti) bruciandogli  praticamente il titolo. Titolo che invece, restando nel cassetto, può sempre ammuffire vagheggiando il giorno in cui busserà alla porta Marina Berlusconi in persona.

Ribadisco: è evidente che in sparate del genere non c'è alcuna contezza su come funziona l'editoria e, soprattutto, sulla sinergia autore-editore necessaria a far camminare un libro.

Triste.

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Si figuri. A me non è sembrato di aver criticato troppo qualcuno, ho fatto qualche esempio molto concreto, non ho criticato tanto per fare o per partito preso.

Se avessero avuto comportamenti diversi, più omogenei e meno inquietanti, avrei detto cose diverse. Se vedi un comportamento che non ha spiegazioni, ti chiedi il perchè. Se non te lo chiedi sei di parte, se te lo chiedi sei semplicemente un libero osservatore. Questa è la mia opinione.

Riguardo all'amore che ho citato, non credo affatto che sia una bella parola con cui riempirsi la bocca o fare solo bella figura, e non è per niente vero che sia riservato ai santi. Se così fosse il mondo sarebbe già condannato. Come ha ben detto qualcuno è quella cosa  "che muove il sole e le altre stelle ", quindi invisibile sì, ma potente assai e non riservato ai santi che sono venuti qualche secolo dopo gli astri. Nel mio post ho fatto un esempio molto pratico di amore civile. Qualcuno che condivide un suo spazio a beneficio di altri. L'albergatrice di Grosseto che ha avuto questa splendida ( a parer mio ) idea, ha dato prova essenzialmente di creatività. Una creatività generosa però, non per sè stessa. Quindi unita ad un atto d'amore per qualcuno, una spinta a risolvere la situazione. La creatività stessa può essere un atto d'amore e nascere dall'amore. Per come la vedo. Un egoista quell'idea non l'avrebbe avuta. La stessa cosa si può applicare alle idee di un governo, di qualsiasi governo.

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Lo Staff ha ritenuto opportuno chiudere questo topic, in cui già dal titolo non si inquadra un argomento specifico e il cui contenuto dà adito a commenti eccessivamente generici, che comportano un automatico OT (così come dimostra l'andamento della discussione), per quanto l'invito a favorire la filiera editoriale durante le festività possa essere meritevole. 

Chi desideri continuare ad approfondire la pluralità di argomenti trattati, che al momento spaziano in maniera indiscriminata da editoria a virologia, politica, economia, ecc... può aprire un'altra discussione in Agorà, sezione più adatta a ospitare tematiche più ampie. Tenendo tuttavia conto che sull'argomento covid o su editoria e coronavirus esistono già due discussioni:

 

 

Ricordo, sempre e in ogni caso, di mantenere il confronto su un piano dialettico corretto, le offese o i toni sprezzanti non sono necessari. 

Buon proseguimento. 

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