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Leo74

Ossa

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Ossa.

 

Louis aveva appena compiuto cinque anni. Con le prime luci dell’alba, sgattaiolò dal letto per andare nella stanza del padre. Portò con sé Pat Garrett, quattro centimetri di sceriffo in piombo, rame e ferro. Non un soldatino qualsiasi, ma colui che aveva freddato Billy the Kid, il più grande pistolero del West! Lo mise di guardia sul bracciolo del divano.

«Louis, tesoro», sussurrò il padre con la voce rotta dallo strazio, «che ci fai qui?»

L’uomo era mezzo addormentato e mezzo sveglio, come spesso gli accadeva. La malattia gli negava il piacere di un sonno profondo, ma anche il supplizio di una veglia del tutto cosciente. Soltanto un anno prima era stato il sindaco del paese. Lo “sceriffo”, diceva Louis.

Il bambino s’avvicinò carponi al letto, a quel braccio che penzolava fuori dal materasso. Diveniva sempre più esile, la pelle sempre più secca. Con lo sguardo il piccolo seguì una vena che dall’avambraccio correva verso il polso del padre, inabissandosi di tanto in tanto dentro macchie rosse e croste marroni, come un fiume carsico sotto uno strato di cute offesa dagli aghi. Con il palmo della manina afferrò l’indice dell’uomo e lo tirò piano verso il basso.

«Guarda papà, ti ho portato lo sceriffo Garrett. Lui ti proteggerà.»

L’uomo afferrò le lenzuola nei pugni e cercò di sollevarsi un po’ sui gomiti, tra smorfie di dolore. Tossì, poi fece cenno al ragazzino di avvicinarsi.

«Ho bisogno che tu mi faccia un grande favore, te la senti?»

«Sì, sceriffo.»

«Devi prendermi una piccola scatolina, che ho nascosto nella rimessa.»

«Che cosa c’è dentro?»

«Nulla d’importante, delle pastiglie per dormire.»

«Mamma ha detto che non devo darti nulla. Anche il medico ha detto che non devo darti nessuna medicina, neanche se la chiedi.»

«Lo so ragazzo. Ma non sono medicine, sono soltanto caramelle per riposare. In cambio ti regalerò il mio orologio da sceriffo, guarda qui, era di tuo nonno.»

Il bambino sembrò vacillare.

«Ti svelerò anche un segreto, d’accordo?»

Louis si arrampicò sul letto, facendo attenzione a non pesare sul padre.

«Un segreto segretissimo?»

Il padre annuì e il piccolo si morse un labbro, inquieto.

«Ma se è un segreto segretissimo non potrò raccontarlo a nessuno!»

«Se tu lo raccontassi ti chiederebbero da chi l’hai saputo.»

«Non glielo dirò.»

«Invece potresti dire che te lo ha raccontato il signor Tomei.»

«Ma papà! il signor Tomei era mezzo pazzo, e poi è volato in cielo!»

«Esatto. Potrebbe avertelo rivelato prima di volare in cielo, così nessuno potrà dire che non è vero!»

I piccoli occhi di Louis brillarono.

 «Del resto a me lo ha detto proprio lui, altrimenti non potrei saperlo.»

Il ragazzino corse nella rimessa e fu subito di ritorno con le caramelle del padre.

«Dai, papà, dimmi il segreto del professor Tomei adesso!»

«I segreti si dicono all’orecchio, vieni...»

Si avvicinò e l’uomo bisbigliò qualcosa alle sue orecchie. Il ragazzino lo ascoltò con la mascella appesa e gli occhi sgranati.

 

***

 

Era circa mezzogiorno. In paese s’era appena concluso il funerale dell’ex sindaco. Molti sospettavano che si fosse suicidato, ma nessuno osava dirlo. Era morto – dicevano – a causa della malattia che lo consumava. Due chilometri a Est, dentro la sterpaglia oltre i pioppi della tenuta Tomei, uomini e ruspe lavoravano alacremente.

La mancanza di pioggia e il caldo torrido delle ultime settimane avevano trasformato la terra in sabbia e polvere, che a ogni alito di vento andava a depositarsi nei polmoni. Il capitano Vomer era imbufalito. Eseguiva gli ordini senza perdere occasione per maledire l’intera catena di comando. 

«Secondo loro il mostro lo troviamo così? Seguendo le invenzioni della fantasia di un bambino? Cose da non credere!»

Quando ormai sembrava che il piccolo Louis avesse inventato tutto, ecco che da una delle fosse saltò fuori il maresciallo Torres, nascosto dietro uno spesso velo di pulviscolo e detriti che lo rendevano marrone come tutti gli altri. Estrasse un fazzoletto dalla tasca della divisa, si deterse la fronte, lo stropicciò sugli occhi e diede il segnale: sbracciarsi e sventolare in lungo e in largo.

Colleghi e superiori accorsero in massa. Il maresciallo indicò al capitano qualcosa nella buca. Scesero in tre nella fossa e col pennello continuarono a ripulire il reperto dal terriccio. Poco alla volta l’oggetto dei misteri prese forma oltre i tenui colpi di setola.

«Ma cos’è?» domandò il capitano Vomer, sbalordito.

«Ossa», tossì il maresciallo.

Lo scenario divenne presto raccapricciante. Crani, casse toraciche, femori e tibie di ogni tipo e dimensione. Una fossa comune zeppa di vittime, più di quante ne avessero mai attribuite al mostro. Bambini compresi.

Raccolsero e catalogarono tutto, compresa una piccola rondella di ferro che doveva essere parte di un orologio, che non riuscirono mai a identificare.

«Hai capito, il signor Tomei! Va bene che era strano, ma fino a questo punto chi lo avrebbe mai detto.»

«Indossava sempre un orologio da polso, ricordi? Anche il colore è lo stesso. È stato lui.»

«E chi altri, sennò.»

 

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Magari mi ripeto: hai una buona capacità nello scrivere, però ...

14 ore fa, Leo74 ha scritto:

Louis aveva appena compiuto cinque anni.

Ho un nipotino che ha appena compiuto cinque anni, per cui ce l'ho davanti agli occhi. In diversi passaggi nel dialogo con il padre non ce lo vedo proprio.

 

14 ore fa, Leo74 ha scritto:

«Mamma ha detto che non devo darti nulla. Anche il medico ha detto che non devo darti nessuna medicina, neanche se la chiedi.»

Questo ad esempio. Oppure quel "ti proteggerà" troppo esplicito.

Però quella che mi ha lasciato un po' perplesso è la seconda parte.

15 ore fa, Leo74 ha scritto:

Molti sospettavano che si fosse suicidato

Perché? Se dici una cosa del genere deve avere un senso nella storia, invece non se ne parla più.

 

15 ore fa, Leo74 ha scritto:

«Secondo loro il mostro lo troviamo così? Seguendo le invenzioni della fantasia di un bambino? Cose da non credere!»

Cosa è successo? Il bambino è andato alla polizia rivelando il segreto che gli aveva confidato il padre?

Anche se posso immaginare che potrebbe esserci stata la mediazione della madre, lo trovo un po' difficile.

15 ore fa, Leo74 ha scritto:

una piccola rondella di ferro che doveva essere parte di un orologio,

Questo accenno penso che abbia qualcosa a che vedere con l'orologio del nonno che il padre ha regalato a Louis, ma non riesco a capirne il nesso.

Arrivo alla fine e brancolo nel buio. Chi è l'assassino? Il Tomei? Il padre? Cosa ci sta dietro?

 

Ripeto: hai una buona capacità di scrittura, gestisci bene i dialoghi, le descrizioni, la scena; ma la storia?

Forse oso troppo nel tentare di interpretare quello che ti succede, per cui dovrai scusarmi. Ho l'impressione che tu parta con un'idea precisa di quello che deve accadere e tenti di piegare tutto il resto a quell'idea tralasciando di considerare gli aspetti incongruenti.

Se posso permettermi di suggerirti un esperimento (te lo dico perché io spesso faccio così): prova a iniziare a scrivere senza sapere di preciso dove arriverai descrivendo ciò che succede scoprendolo mentre stai scrivendo, come se ascoltassi anche tu quella storia per la prima volta. Vedi poi cosa ne viene fuori.

Fammi sapere se ci sei riuscito.

Alla prossima

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Ciao @Poldo intanto grazie delle tue annotazioni.

Su molte non mi trovo granché d'accordo, e provo a spiegarmi così se vuoi ci confrontiamo.

 

Il 27/11/2020 alle 12:26, Poldo ha scritto:

Ho un nipotino che ha appena compiuto cinque anni, per cui ce l'ho davanti agli occhi. In diversi passaggi nel dialogo con il padre non ce lo vedo proprio.

Uhm... non so... è un'età che conosco abbastanza bene, io ce lo vedo.... perché non ce lo vedi proprio?

 

Il 27/11/2020 alle 12:26, Poldo ha scritto:
Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

«Mamma ha detto che non devo darti nulla. Anche il medico ha detto che non devo darti nessuna medicina, neanche se la chiedi.»

Questo ad esempio. Oppure quel "ti proteggerà" troppo esplicito.

se consideri che il padre è molto malato, e il bambino lo sa perfettamente, non credo che dica cose irrealistiche.... almeno a me non pare

 

Il 27/11/2020 alle 12:26, Poldo ha scritto:
Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Molti sospettavano che si fosse suicidato

Perché? Se dici una cosa del genere deve avere un senso nella storia, invece non se ne parla più.

ok questa frase potrei anche toglierla. In realtà serviva a rimarcare il fatto che era malato, e nessuno avrebbe sospettato di lui. Soffriva... tutti sapevano che stava male, talmente male da suicidarsi. Il senso era questo... ma si può togliere e non cambierebbe granché (però neanche credo che rovini nulla, no?). 

 

Il 27/11/2020 alle 12:26, Poldo ha scritto:
Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

«Secondo loro il mostro lo troviamo così? Seguendo le invenzioni della fantasia di un bambino? Cose da non credere!»

Cosa è successo? Il bambino è andato alla polizia rivelando il segreto che gli aveva confidato il padre?

Anche se posso immaginare che potrebbe esserci stata la mediazione della madre, lo trovo un po' difficile.

Non specifico cosa è successo, volutamente. Non credo sia rilevante. Fatto sta che la voce è all'orecchio delle autorità. Si presume che il bambino lo abbia raccontato alla madre e questa alla polizia, sì. 

 

Il 27/11/2020 alle 12:26, Poldo ha scritto:
Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

una piccola rondella di ferro che doveva essere parte di un orologio,

Questo accenno penso che abbia qualcosa a che vedere con l'orologio del nonno che il padre ha regalato a Louis, ma non riesco a capirne il nesso.

Arrivo alla fine e brancolo nel buio. Chi è l'assassino? Il Tomei? Il padre? Cosa ci sta dietro?

QUesto è importante, se non lo hai capito dovrò tornarci sopra. Speravo fosse chiaro, ma a quanto pare non è così. Ilpezzetto di orologio trovato insieme alle ossa è del padre del bambino (lo stesso che gli regala prima di morire), ma gli inquirenti penseranno invece che è del signor Tomei (perché il bambino ha raccontato di aver saputo di quella fossa coume da Tomei, che pure era solito portare l'orologio). Quindi colpevole è il padre del ragazzo, ma tutti penseranno che invece era stato Tomei. 

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Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

mezzo addormentato e mezzo sveglio

Lascerei solo mezzo addormentato

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Diveniva

Diventava

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

scatolina, che ho 

 senza virgola

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

il signor

Maiuscola: Il signor

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Secondo loro il mostro lo troviamo così? Seguendo le invenzioni della fantasia di un bambino? Cose da non credere!»

Troppo repentino: all'improvviso si parla di un "mostro" mai menzionato prima...

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Lo so ragazzo

qui ci va la virgola: Lo so, ragazzo

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Il bambino sembrò vacillare.

vacillò

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

che lo rendevano marrone come tutti gli altri

questo è superfluo.

 

 

Ciao, ti ho segnalato alcune cose che ho visto per ripulire un po' il testo, che in generale però è scritto bene e senza refusi (che io abbia visto!)

Io chiamerei Louis solo "bambino", nel senso che a cinque anni non è ancora un ragazzino.

Il racconto è molto carino, mi sembra intrigante il fatto che chi sia un segreto che passa da padre in figlio, ma darei un sostegno più deciso alla trama, inserendo qualche elemento in più: come mai l'ex sceriffo conosceva il segreto del signor Tomei e non lo ha mai rivelato? Che relazione c'era tra lui e il signor Tomei? potresti insinuare che fossero complici, o che avessero un patto... chissà. 

Metterei anche un'indicazione spazio - temporale: dove ci troviamo? In che periodo storico?

 

Mi piace l'incipit e la descrizione della malattia del padre, mostrata e non raccontata. Il fatto che il bambino gli porti lo sceriffo Pat Garret. È un immagine molto riuscita.

 

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Louis aveva appena compiuto cinque anni. Con le prime luci dell’alba, sgattaiolò dal letto per andare nella stanza del padre. Portò con sé Pat Garrett, quattro centimetri di sceriffo in piombo, rame e ferro. Non un soldatino qualsiasi, ma colui che aveva freddato Billy the Kid, il più grande pistolero del West! Lo mise di guardia sul bracciolo del divano.

 

 

Il finale invece è più frettoloso, come se avessi avuto voglia di finirlo al più presto:

Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

«Hai capito, il signor Tomei! Va bene che era strano, ma fino a questo punto chi lo avrebbe mai detto.»

«Indossava sempre un orologio da polso, ricordi? Anche il colore è lo stesso. È stato lui.»

«E chi altri, sennò.»

Chiudi tutto con un dialogo, ma non dici chi parla, non racconti gli antefatti, salti alle conclusioni troppo velocemente. Potresti provare a curare il finale in modo più attento così come hai fatto con l'incipit.

 

Ecco in conclusione, secondo me il racconto c'è ma ci devi lavorare un po' di più, dargli più corpo, più sostanza. Anche aggiungendo qualche descrizione sensoriale, qualche odore, colore, rumore.

 

Spero che il mio feedback ti sia utile ;-)

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Ciao @niccat13 grazie, sicuramente le tue osservazioni sono utili, ci rifletto sopra e cambio alcune cose, hai ragione. 

L'unica cosa che mi perplime, dopo un paio di commenti ricevuti compreso il tuo, è la seguente: ma il finale è chiaro? Si capisce che il "mostro" era il padre del ragazzino e che ha trovato il sistema di scagionarsi perfino nell'aldilà? 

 

3 ore fa, niccat13 ha scritto:

come mai l'ex sceriffo conosceva il segreto del signor Tomei

Perchè era il suo di segreto, Tomei era innocente e non aveva alcun segreto.  QUesto vorrei capire se si evince in modo chiaro nella storia, altrimenti devo fare in mod che si capisca perché è un aspetto decisivo.

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Ah no, io non avevo capito!  Ma proprio per niente... non ci sono elementi nella storia che lo facciano capire... non mi era venuto nemmeno il dubbio. Se quello è il tuo intento, di sicuro va inserito qualche indizio in più ;-)

 

 

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3 minuti fa, niccat13 ha scritto:

Ah no, io non avevo capito!  Ma proprio per niente... non ci sono elementi nella storia che lo facciano capire... non mi era venuto nemmeno il dubbio. Se quello è il tuo intento, di sicuro va inserito qualche indizio in più ;-)

 

OK. Gli elementi ci sono... ma forse sono troppo labili, ci devo lavorare sopra allora. Il colpo di scena è quello :-) Grazie comunque ciao

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@Leo74 è la prima volta che ti leggo e la tua scrittura è decisamente accattivante, vero però il fatto che alcuni elementi hanno bisogno di una delucidazione. Purtroppo, neanch'io sono riuscita a capire chi fosse l'assassino, quindi qualcosa da sistemare c'è. A volte si cerca di non essere troppo espliciti immaginando che la chiusura riesca ad arrivare come un colpo di scena, ma troppe volte, al contrario, il colpo (scusa la ripetizione) non riesce perché rimane troppo ermetico. Ho invece apprezzato l'ipotesi sottaciuta del suicidio, il bambino gli ha dato delle pillole che sicuramente saranno servite a quello scopo, e il sospetto del suicidio potrebbe nascere dal fatto che le condizioni, sebbene critiche,  non non fossero tali da giustificare una morte repentina.

Nell'incipit dai un'immagine dell'uomo malato, sofferente e tenera, sarà per la presenza del bambino, ma si legge più affettuosità che la voglia di liberarsi da un peso (mentre la smorfia di dolore mi ha fatto accettare l'ipotesi del suicidio). In effetti, come hai detto nei commenti, voleva discolparsi in terra, se in seguito avessero indagato e fatto la macabra scoperta, magari sarebbero potuti risaliti a lui.  Questa potrebbe essere una tesi. L'uomo ha fatto ricorso al suicidio perché ha saputo delle indagini in corso, presto avrebbero scavato nel giardino del Tomei e a questo punto tutto sarebbe diventato urgente, la rivelazione e il suicidio. 

Un consiglio che posso darti è quello di far sì che mentre il bambino va a recuperare le pillole/caramelle l'uomo esprima un pensiero sul suo passato, una smania,  non so, o rammenti senza citarla una colpa che potrebbe rovinare irrimediabilmente l'immagine che il figlio ha sempre avuto del padre (infatti lo chiama sceriffo), e lo fa magari guardando proprio il personaggio che il bambino gli ha lasciato per proteggerlo, quando uno sceriffo vero, al contrario, potrebbe incastrarlo; e allora sì che deve salvare se stesso e il figlio sotto questa ottica. Insomma, nel tuo testo, manca la motivazione profonda; ok che si discolpa tra i vivi ma favore di chi? Lui resterebbe comunque un dannato.  Impostandola diversamente, inoltre e in compenso, la sua condanna sarebbe doppia perché discolpa se stesso ma incolpa un innocente, e qui il tuo soggetto narrativamente è molto forte.

Manca inoltre sapere perché questo ex sindaco abbia commesso tanti omicidi, era un maniaco seriale, chiaro, ma così senza un minimo di storia lascia il lettore perplesso.

Non è la quantità di ossa a suscitare terrore e sgomento in un lettore, ma la storia che le ha portate lì. 

Non scoraggiarti, hai una scrittura veramente valida, devi solo sfruttare meglio i lati psicologici della storia che vuoi narrare. 

Ti rileggerò volentieri. :rosa:

 

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 " Louis aveva appena compiuto cinque anni. "

 

Perché? Perché vuoi levarmi il giusto di cercare di capire chi sia il protagonista? Perché mi vuoi a tutti i costi dire subito chi diamine è? 

 

;(

 

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@Aegis non ti dico di dire subito chi sia, ma di instillare un dubbio nel lettore. Ma non crearti problemi né angosce di alcun tipo, ognuno di noi ha il proprio modo di vedere le cose, e alla fine spesso commettiamo gli stessi errori che riscontriamo negli altri, proprio perché nessun autore  è immune. Se sei convinto che il modo in cui hai scritto è corretto non tenere assolutamente conto nel mio suggerimento. Qui ci si confronta, non si tende e demolire ma a costruire. Scusami se il mio commento ti è sembrato eccessivo o fuori luogo. 

Ciao e alla prossima.

 

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Ciao Adelaide. Temo di non aver bene compreso il tuo commento. Forse avrei dovuto taggare l'autore. Parlavo con lui, perdona se è sembrato che rispondessi a te. 

In ogni caso ti faccio l esempio di un gran bell'incipit per come la vedo io: 

 

Con le prime luci dell’alba, sgattaiolò dal letto per andare nella stanza del padre. Portò con sé Pat Garrett, quattro centimetri di sceriffo in piombo, rame e ferro. Non un soldatino qualsiasi, ma colui che aveva freddato Billy the Kid, il più grande pistolero del West! Lo mise di guardia sul bracciolo del divano.

 

[Dico cose e immagino scene. Ma solo nel limite di come io la vedo. Ovvio.]

 

cya

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1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

L'uomo ha fatto ricorso al suicidio perché ha saputo delle indagini in corso, presto avrebbero scavato nel giardino del Tomei e a questo punto tutto sarebbe diventato urgente, la rivelazione e il suicidio. 

Esattamente. Brava @Adelaide J. Pellitteri

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Un consiglio che posso darti è quello di far sì che mentre il bambino va a recuperare le pillole/caramelle l'uomo esprima un pensiero sul suo passato, una smania,

Ottima idea. Grazie.

 

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Manca inoltre sapere perché questo ex sindaco abbia commesso tanti omicidi,

Anche questo è vero... ma la brevità del racconto ha imposto delle rinunce. Però vedrò se riesco a dare più corpo anche a questo. Hai ragione. Grazie dei consigli.

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1 ora fa, Aegis ha scritto:

Perché? Perché vuoi levarmi il giusto di cercare di capire chi sia il protagonista?

In effetti ti dico solo che ha 5 anni... però hai ragione, forse posso ometterlo. Grazie.

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Il 26/11/2020 alle 20:32, Leo74 ha scritto:

Con lo sguardo il piccolo seguì una vena che dall’avambraccio correva verso il polso del padre, inabissandosi di tanto in tanto dentro macchie rosse e croste marroni, come un fiume carsico sotto uno strato di cute offesa dagli aghi.

 

 

C'è questa similitudine che non mi ha convinto, perché prende un elemento reale (vena dentro macchie e croste), lo paragona ad altro (fiume carsico) ma poi seguita tornando all'elemento reale (strato di cute), quando a mio parere dopo il "come" si dovrebbe continuare con l'elemento di paragone. Per intenderci qualcosa tipo "come un fiume carsico che si tuffa nel sottosuolo e riemerge tra le rocce". Tra l'altro la scelta del fiume carsico la trovo azzeccata.

 

Da amante di thriller e horror ho apprezzato la trama e il tipo di segreto che nascondeva il padre. Sono però in dubbio se ho capito bene o meno il finale riguardo l'orologio. È dell'orologio del padre la rondella, o non c'è alcuna relazione? Lo chiedo perché poi si dice che la rondella era dell'orologio di Tomei, già morto prima del padre. Erano quindi colpevoli entrambi e complici?

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Il 13/12/2020 alle 12:12, leonreno83 ha scritto:

È dell'orologio del padre la rondella

Certamente, infatti è d'oro. Il colpevole è solo il padre. Tomei è un perfetto capro espiatorio. 

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Il 13/12/2020 alle 12:12, leonreno83 ha scritto:

C'è questa similitudine che non mi ha convinto

@leonreno83 capisco cosa vuoi dire... diciamo che secondo me sarebbe concessa una piccola "licenza poetica" in questo casi, anceh se a stretta logica hai ragione. 

Credo che lo scriverò allora così:

Con lo sguardo il piccolo seguì una vena che dall’avambraccio correva verso il polso del padre, inabissandosi come un fiume carsico sotto uno strato di cute offesa dagli aghi, dentro macchie rosse e croste marroni.

Che ne dici?

Grazie dei commenti

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Così sembra funzionare meglio :) In realtà però dici che la rondella è di ferro. Scusa se ti ho costretto a rispiegare quanto detto nei commenti precedenti, è che quando scrivo un'opinione non leggo in alto, per non farmi influenzare (un po' come quando mandi qualcosa che hai scritto a persone che conosci, ognuno ti dice la sua senza sapere cos'hanno detto gli altri) e perché trovo utile per l'autore che percepisca quando una certa cosa gli viene fatta notare diverse volte.

 

Però nel complesso la vicenda continua a non filarmi al 100%, provo a spiegarmi. Il colpevole è il padre, che se ho capito bene ha seppellito i cadaveri nella proprietà di Tomei (se erano così tanti strano però che Tomei non l'avesse mai beccato sul fatto o che non avesse mai scoperto nulla o che qualche animale randagio non avesse mai tirato fuori qualche osso facendo affiorare i resti) e ha aggiunto la rondella dell'orologio, del quale si era appropriato in qualche modo dopo la morte del proprietario. Se ha fatto questo evidentemente quell'orologio doveva essere una caratteristica di Tomei conosciuta da tutti. Ma se questo orologio era così ben riconoscibile perché l'ha tenuto? Se l'ha preso apposta per usarlo come ulteriore indizio per incastrare Tomei, io al posto suo, per sicurezza, dopo aver lasciato la rondella me ne sarei disfatto. Posso capire che lasciare l'intero orologio lì non fosse verosimile perché perdere una piccola rondella ci sta ma non accorgersi che ti è caduto tutto l'orologio è poco credibile, però non vedo perché tenerlo. A voler essere pignoli può esserci, perché no, il rischio che quell'orologio salti fuori, magari perché il bambino lo tiene sempre indosso essendo l'ultimo regalo di suo padre, e che qualcuno possa riconoscerlo.

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@leonreno83 hai ragione, il fatto èp che il racconto lo avevo modificato e rivisto proprio per rendere più chiare certe dinamiche (ma qui, non pessendo modificabile) è rimasta la prima versione. Nella nuova si capisce bene che la rondella (d'oro) e dell'orologio (d'oro) che il padre regala al bambino in punto di morte. 

Non è stata lasciata apposta del colpevole per incastrare Tomei, deve essergli caduta casulamente (e lui neanche ne è consapevole) mentre seppelliva uno dei cadaveri. Ma il fatto che Tomei collezionasse orologi fa si che quel ritrovamento sarebbe poi divenuto un ulteriore indizio a carico di Tomei. 

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