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Commento

 

Quando le cose andavano veramente male, Giancarlo ritornava a Sperlonga per qualche giorno.

Era il suo modo per riconnettersi con la propria intimità.

Faceva sempre lo stesso percorso a piedi.

Era una sequenza logica, un rito, un viaggio nei ricordi dall’infanzia all’età adulta.

Partiva dal belvedere che dava sui laghi e da lì  ammirava il profilo del monte Circeo.

“Guarda, lo vedi il profilo della maga Circe?” Gli chiedeva nonno Marco quando era un bambino. “La costa è il suo vestito e Sperlonga è una gemma di agata bianca cucita per impreziosirlo.”

Aveva poi scoperto che l’agata bianca era una pietra sacra ad Aurora, dea romana dell’Alba, e Cerridwen, la dea gallese della conoscenza. Si credeva che donasse coraggio e capacità di non avere paura. Forse era per questo che Giancarlo tornava a Sperlonga.

Scendeva poi alla “Sorgente”,dove un tempo le donne lavavano i panni, e si dirigeva alla Torre Truglia.

“Lo sai che nel 1600 era abitata da un sergente e un solo soldato? Di notte i loro spiriti tornano nella Torre.” Cercava di impressionare da adolescente i suoi primi amori.

Dalla Torre scendeva al porticciolo e percorrendo tutta la spiaggia arrivava alla villa di Tiberio.

“Mentre l’imperatore Tiberio era in un simposio nella grotta si staccarono alcuni massi dalla volta travolgendo tre schiavi. Seiano, un prefetto, salvò l’imperatore facendogli scudo con il proprio corpo. Stefania, la vita è un simposio, un banchetto… ma se diventerà tragico, io sarò il tuo Seiano.” Dichiarò alla sua futura moglie in una notte chiara di Luna, una settimana prima del matrimonio. Ma questa volta la notte era buia. La luna non era scomparsa. La pandemia aveva spazzato via tutto: la sua piccola azienda turistica e nonno Marco. Fermo di fronte all’inferriata della villa, si mise una mano in tasca ed estrasse una pistola.”Non è rimasto più niente per continuare”pensò in un abisso di delusione. Ma mentre stava puntando la fredda canna alla tempia, il vento portò la voce di una coppietta: “Guarda! Sono gli spiriti del sergente e del soldato su quella barca in mezzo al mare.” Giancarlo sorrise, si voltò, guardò il paese illuminato. Rimase qualche attimo a fissare le luci ed un mare di malinconia inondò la sua anima. Le voci si trasformarono in risa. Giancarlo sospirò, buttò la pistola nelle onde e ricominciò a camminare.

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La scrittura è gradevole, piana e pulita. Quello che è meno convincente è l'architettura della storia. Non conosco Sperlonga ma credo che sia un luogo sicuramente affascinante, tu lo descrivi con dovizia di particolari degni di una promozione turistica. Forse però questo è il primo limite del racconto, ovvero, non lo è di per sé, ma per quello che viene dopo. Sicuramente sono ipercritico, ma con il mestiere che faccio, quando mi trovo a commentare gli aspiranti "suicidi letterari" (visto che mi occupo di quelli che lo fanno per davvero, di quelli che sopravvivono, s'intende) rimango sempre molto scettico.

In primo luogo, se uno ha una pistola in tasca e pensa di farsi saltare le cervella non va tanto a pensare alle bellezze del posto. In secondo luogo della coppietta che passa non glie ne può fregare di meno. Domenico Modugno ci ha provato a mettere lo stesso concetto in una canzone ripresa poi dai Negramaro: "Meraviglioso", ma anche quella è solo letteratura; a ben vedere gli è venuta meglio "Il vecchio frac".

Questo non vuol dire che, come fai intendere, non sia un vero dramma l'attuale situazione che getta nella disperazione soprattutto molte persone che operano nel turismo, e ti assicuro che esistano veri suicidi o tentativi seri a causa di queste circostanze, ma usare l'idea del "suicidio letterario" per denunciare il problema non lo trovo per niente adeguato.

Potresti trovare un finale diverso. Visto che comunque lo fai finire bene, e questo lo apprezzo, prova a immaginare un percorso mentale differente: magari può capitare che uno ci pensi, è un'esperienza più frequente, magari poi riesce a scacciare quel pensiero. Sicuramente un finale meno drammatico ma più realistico. Se uno arriva a puntarsi la pistola alla tempia è in uno stato mentale che è già andato molto oltre.

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@Marcocr il commento allegato deve essere fatto nello stesso giorno in cui si apre la nuova discussione. Chiudo.

Per riaprire invia a uno staffer il link a un nuovo commento.

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Grazie @Poldo per il commento.

Scrivere un racconto breve non è semplice. Bisogna condensatore tutto nel modo più efficace possibile.

La mia idea sul finale era che il protagonista evita il suicidio perché le voci che sente gli suscitano delle emozioni che lo riportano alla vita.

Il suggerimento di un percorso mentale differente mi sembra comunque interessante.

 

 

 

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@Marcocr

ciao, mi aggrego al commento di @Poldo sul finale, sicuramente romantico, ma poco realistico. 

Potresti descrivere nascono i pensieri suicidi di Gincarlo e darci qualche avvisaglia; oppure potresti stravolgere la personalità del protagonista: un tentantivo di suicidio messo da parte con tanta leggerezza può avere senso solo se il personaggio è estremamente passionale e melodrammatico, incline a gesti "estremi". Una base già ci sarebbe, considerando la dichiarazione d'amore che Giancarlo fa alla sua futura moglie, a mio avviso molto eccessiva e melensa. 

Decidi tu.

A presto :)

 

 

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grazie @Kiarka. In effetti la dichiarazione alla moglie può risultare un pò melensa ma in realtà le persone si dicono spesso cose melense. 

Capisco il commento su Giancarlo ed i suoi pensieri. Come dicevo nella mia risposta a @Poldo la mia idea era scrivere un racconto che fosse il più conciso possibile ma allo stesso tempo contenesse le caratteristiche essenziali per definirlo una storia. 

Mi state comunque dando spunti interessanti per svilupparlo ulteriormente.

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Ciao @Marcocr,
ho appena finito di leggere il tuo breve racconto e passo dunque ad analizzarlo. Inizio con un breve commento preliminare dicendo che, anche se non apprezzo particolarmente una forma tanto striminzita (oserei dire troppo per i miei gusti), nel complesso mi è piaciuto. Paradossalmente ciò che mi è piaciuto meno è la menzione della pandemia, ma ci sta, date le contingenze. Non credo questo racconto, data appunto la sua concisione, possa far emergere il tuo stile, per cui non potrò passare in rassegna questo aspetto per un'analisi critica. Passo però a contare i peli sul dorso degli acari, prima delle considerazioni finali. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Quando le cose andavano veramente male, Giancarlo ritornava a Sperlonga per qualche giorno.

Era il suo modo per riconnettersi con la propria intimità.

Faceva sempre lo stesso percorso a piedi.

Era una sequenza logica, un rito, un viaggio nei ricordi dall’infanzia all’età adulta.

A naso non mi ha convinto la disposizione. Capisco che l'andare a capo enfatizzi il periodo, ma troppo disorienta. Si tratta però di gusto personale, in realtà va benissimo anche così.

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Circe?” Gli chiedeva

Tra il virgolettato e il proclitico sarebbe forse meglio collocare una virgola. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Aveva poi scoperto

A orecchio mi sarebbe suonato meglio qualcosa tipo: "Ma Giancarlo aveva poi scoperto". Comunque ho sentito la mancanza del nome, qua. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

capacità di non avere paura

Userei un sinonimo di capacità. Il non aver paura non la vedo esattamente come una capacità; il coraggio è una dote, non una capacità. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

te”,dov

Refuso, cioè spazio tra virgola e parola. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Stefania, la vita è un simposio, un banchetto… ma se diventerà tragico, io sarò il tuo Seiano.”

Io l'ho trovata molto bella questa frase. Compresa la spiegazione di chi fosse Seiano. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Luna

Non credo qui fosse necessario il maiuscolo. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

luna

E infatti...

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

La pandemia aveva spazzato via tutto

Ecco, qua sarei andato a capo. Cambia completamente l'argomento. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

la sua piccola azienda turistica e nonno Marco

Immagine triste e molto evocativa. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

are”pens

Avrei messo una virgola, come prima, tra il virgolettato e la parola; e comunque ti sei dimenticato lo spazio. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

ed estrasse una pistola

Avrei scritto LA pistola.

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

la fredda canna

Qui l'aggettivo non mi convince, ci inciampo. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

il vento portò la voce di una coppietta

Bella immagine. 

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

mare.”

Il punto va fuori dal virgolettato.

 

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

Rimase qualche attimo a fissare le luci ed un mare di malinconia inondò la sua anima. Le voci si trasformarono in risa. Giancarlo sospirò, buttò la pistola nelle onde e ricominciò a camminare.

A me anche il finale convince; io ce lo vedo Giancarlo rintontito da quello che è appena successo e che pensa: "ma che cazzo sto facendo?". Per me ci sta. Forse non mi convince il fatto che riprenda a camminare così come se nulla fosse, sebbene l'immagine di lui che si rinfila le mani in tasca, si rattrappisce nel colletto del chiodo che mi immagino abbia, e procede a testa bassa nella notte, quasi umiliandosi per quel che ha appena tentato di fare, mi piace moltissimo. Magari avrei scritto, anziché "Giancarlo sospirò""Giancarlo ebbe un capogiro, sgranò gli occhi e prese coscienza di quel che stava per fare", o una cosa simile. Scusa se ho ritoccato. 

 

Comunque, nonostante la brevità, questo raccontino mi è piaciuto. Trovo che la tua scrittura, eccezion fatta per qualche errore nella punteggiatura e qualche refuso, abbia del buon potenziale e questo lo deduco anche dalla capacità di spiegare determinate sensazioni in poche parole. Non ho ricevuto nulla di meno da quel che mi aspettassi dal tuo racconto e anzi, proprio il fatto che un testo tanto breve sia riuscito a trasmettermi delle immagini così vivide non può che essere un punto su cui lavorare. 
L'unico vero appunto che ti faccio è proprio la brevità. Sarei curioso di leggere qualche tuo lavoro più elaborato. 
Ti suggerisco solo di riguardare qualche regola di punteggiatura (per quanto poi sia libera). 

A rileggerci,

 

FW
 

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Ciao @Freedom Writer il tuo contare i peli sul dorso degli acari è stato prezioso. Sono estremamente convinto che bisogna lavorare sui dettagli e tu hai fatto un'analisi veramente utile da questo punto di vista. Nel tuo commento ho trovato parecchi spunti interessanti. 

Ti ringrazio.

 

 

 

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Ciao @Marcocr,

letto, piaciuto e stampato.

Quando andrò a Sperlonga, perché ci andrò, porterò il tuo racconto a farmi da guida ;).

Secondo me va bene tutto, l'unica cosa... mi sembra un po' eccessivo il gesto della pistola.

Lo troverei più credibile semplicemente sostituendo una parola:

Il 23/11/2020 alle 20:51, Marcocr ha scritto:

ed estrasse una pistola

con tastò la pistola.

Sai quelle cose tipo: tra il dire e il fare... avercela e non "cacciarla" cambia di molto le cose, per me.

Complimenti per lo stile.

Ciao e alla prossima. :)

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