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aladicorvo

La tomba dei lottatori - Cap 3 di 3

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Miss Preston sistemò la coperta su Evelyn Parker «La febbre scende di colpo, lo so bene» gliela rimboccò per bene, che non rimanesse fuori nemmeno un centimetro «Poi, da dentro, arriva il gelo. È terribile. Quasi meglio tenersela, la febbre. Specie d'inverno.» le carezzò la fronte «Povera cara.»

«Povera cara, povera cara!» disse miss Gaynor «E a me chi ci pensa?» Avanzava lasciando una scia vischiosa sul pavimento «Tutti intorno a lei, mentre la mia gamba...»

«Se invece di imbellettarsi, se ne occupasse...» ringhiò Miss Connor.

«La smetta! Con la sua aria da giustiziera, ma dico, si è vista? Mi domando quanti denti le siano rimasti in bocca» si abbandonò su una poltrona, avvicinò uno sgabello e ci poggiò la gamba « Il suo sangue è marcio, cara. Come quello di tutti.»

«Mattina e sera» disse Miss Connor indicando la gamba.

«Lo so!» disse l'altra «Va medicata due volte al giorno, lo so! Ciò non toglie... » strinse le labbra.

«Fa molto male, sì.» disse Russell «Se può consolarla, con l'ultimo stadio il dolore sparisce. Dopo però dovremo...»

«Non ci speri, dottore» disse quella sarcastica «Ho intenzione di tenermi tutto il pacco: braccia, gambe e cancrena.»

In quel momento si udì il suono di uno scatto doppio.

Collins, a gambe larghe, bandoliera sul petto e due Magnum nella fondine, imbracciava un'arma, metà fucile e metà bazooka.

«Mioddio, da dove esce quell'aggeggio?» chiese miss Preston.

«Se dobbiamo uscire a caccia non possiamo certo farlo a mani nude. Russell, di sotto c'è uno di questi anche per lei.»

«Ma a caccia di cosa, cristo santo! Di cosa?»

«Si faccia due conti, dottore. La dispensa è vuota e nel suo orticello sguazzano i topi. Ora, il ragazzo dice che è arrivato con il suo reparto a bordo di un camion, probabilmente saltato per aria nel campo minato. Ci sarà pure rimasto qualcosa, là fuori.»

«Ma certo» fece miss Preston «quando mio fratello... o era mia sorella? Bè non importa. Dicevo, quando pestò una mina il corpo andò in mille pezzi. Ne trovarono nel raggio di cento metri, me lo ricordo benissimo. Pezzi di carne di varie dimensioni, alcuni già staccati dall'osso.»

«Non vorrete uscire, spero» disse Miss Gaynor.

«Preferisce morire di fame?»

«Non è di fame che stiamo morendo» disse Miss Connor a bassa voce.

«Russel, che fa, viene con me?»

«Ma è inaudito!» gridò Miss Gaynor «Ci abbandona! Preferisce andare là fuori, invece che restare qui a difenderci! Lei è... ignobile!»

«Ma è quello che fanno gli eroi, non lo sapeva?» fece miss Miss Connor « Perché dove c'è pericolo c'è gloria che però, guarda caso, è sempre da un'altra parte. Dica la verità, Collins: non aspettava altro.»

«Io almeno i problemi li affronto. E li risolvo.»

« Oh, certo, e noi un problema ce l'abbiamo e anche molto urgente. Se non fosse che...»

«Se non fosse, cosa?»

«Che la dispensa non era affatto vuota due giorni fa.»

«È vero!» disse Miss Preston « Ci siamo andate insieme proprio stamane... o era ieri... Insomma non era vuota per niente!»

«E quindi» continuò miss Connor « evidentemente qualcuno i problemi li crea solo per dire di averli risolti. Se lo lasci dire, Collins, lei non è un eroe, è un genio.»

«Se non fosse una donna,io...» ringhiò quello col pugno alzato.

«Ma mi faccia il piacere!» disse l'altra con una risata di scherno «Dica piuttosto dove ha nascosto le scorte. Cos'è, ce le vuole vendere un tanto al chilo? O se le ingozza di nascosto, quando dice di andare a caccia? Avanti, lo dica. Lo dica che è un maledetto vigliacco! Lo dica, una volta per tutte! Lo dica!»

«E va bene, sì! Ho mentito! Non sono mai uscito da qui. È contenta adesso?» disse sbattendo il fucile sul tavolo.

«Perché?»

« Perché... avevo paura! Come lei, come tutti voi, che lo sapevate, eppure siete stati al gioco. E mi chiede perché? Perché vi servivo così. A tutti servivo così! Perché la notte è buia e fredda e non finisce, no! E allora ci vuole un pupazzo tutto muscoli, che non si tiri indietro, che faccia credere a una salvezza pur che sia. Un vigliacco che faccia finta di credere alle vostre bugie...» si lasciò cadere su una sedia « perché possiate crederci anche voi.»

Evelyn Parker si tirò su e faticosamente si mise seduta.

«Io non ho mai pensato che lei fosse un vigliacco» disse in un soffio.

«Cara! » accorse miss Preston « Non si affatichi, deve riposare.»

«Lei è generoso e leale.» continuò quella con un filo di voce « Perché quando mi ha trovato di sotto, stravolta dalla febbre e dal dolore, che cercavo la fiala col mio nome per farla finita, lei me l'ha tolta di mano. E mi ha fatto una promessa. » guardò gli altri. Che tacevano a testa bassa «E quando verrà il momento, perché verrà, verrà per tutti e non potrete farci niente. Quando verrà il momento, lui quella promessa la manterrà. Perché è coraggioso » chiuse gli occhi a cercare quel fiato che si era spezzato «Come chi ti cede la sua dose di morfina. L'ultima.» ansimava «Perché è questo che fa un amico.»

«Collins, dove sono le sue dosi?» chiese Russell.

«Non ne ha più» disse miss Gaynor «Le ha cedute a noi. Anche se fate finta di non saperlo.»

Nel silenzio, Michael si schiarì la gola «Scusate...» Tutti si girarono verso di lui « io non capisco.»

«Caro, lei è arrivato adesso, come potrebbe?» disse miss Preston improvvisamente garrula.

Michael guardò la botola «Cosa c'è là sotto?»

«L'orto del dottor Russell. O meglio, c'era.»

«Non solo quello, vero?»

«Qualche medicina, vitamine, integratori...»

Michael si guardò in giro, guardò il volto cereo di Evelyn Parker, la gamba di miss Gaynor che colava umore sullo sgabello, il fucile di Collins.

«Oh caro, non si lasci impressionare, è solo un gioco» disse miss Preston « Non avrà creduto...» e scoppiò in una risata argentina.

«Solo un gioco?»

«Ma certo! Vede, ognuno di noi sceglie un personaggio, lo interpreta meglio che può e gli altri vanno dietro. Come a teatro. Lei per esempio, che personaggio sceglierebbe?»

«Non saprei...»

«Ecco, intanto che ci pensa, venga con me.» lo fece alzare e lo prese sotto braccio.

La coperta gli scivolò dalle spalle, miss Gaynor dette un'occhiata ai lombi muscolosi poi con un sospiro la raccolse e gliela risistemò addosso.

«È quasi ora di cena e c'è ancora così tanto da fare» disse miss Preston spingendolo delicatamente « E, visto che è qui, anche lei deve fare la sua parte.»

Michael rabbrividì «Potrei avere qualcosa da mettere addosso?»

«Ha freddo? Ma no.» girò la testa «Russell!» intimò e quello corse ad aprire la porta «Vedrà che bel calduccio in cucina»

Fece un cenno, Collins li seguì e chiuse dietro di sé.

 

Dall'armadio in fondo alla stanza, un ronzio, poi rumore di ingranaggi. Lo sportello si aprì e la grossa pendola tornò a inclinarsi mentre batteva cinque rintocchi.

«Quell'orologio mente» disse Miss Gaynor «Non può essere così tardi.»

«Colpa di tutto quel dondolio » disse Evelyn Parker sistemandosi la coroncina di gigli « Non dev'essere facile decidere da che parte stare.»

Miss Connor raccolse da terra un giornale e si accomodò in poltrona «In ogni caso sono le dieci.»

«D'accordo» concesse miss Gaynor «Ma almeno le dieci di mattina».

«È buio.»

«Non può saperlo. E comunque è sempre buio quando non c'è il sole. Specie di notte.»

«O quando piove» aggiunse Evelyn Parker.

«Certo, anche quando piove» disse miss Gaynor.

«Perché altrimenti dovremmo arguire che il sole non è sorto. E questo...»

«Questo non è nemmeno da prendere in considerazione» disse miss Gaynor.

Evelyn Parker guardò il suo macete. Con un lembo della gonna prese a lucidarlo.

«Michael era meticcio. Di madre zingara» disse ispezionando la lama «Gente dura, direi coriacea.»

«Non questo Michael» disse miss Gaynor. Raggiunse la toletta accanto all'armadio, si accomodò sullo sgabello e cominciò a spazzolarsi i capelli «È biondo e di pelle chiara. Non può essere coriaceo.»

«Non ne sarei tanto sicura» disse Evelyn Parker.

«Si può sempre rimediare» fece miss Miss Connor senza alzare la testa dal giornale «Con le patate.»

«Abbiamo ancora patate?»

«Ovviamente».

 

 

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Finito?

Si mangiano Michael con le patate.

Mi sta bene il non detto, ma forse qualche indizio in più non guasterebbe.

Ricorda un po' l'atmosfera di "The Others", spero che tu l'abbia visto, in caso contrario te lo consiglio vivamente.

Come ho detto fin da subito i dialoghi sono buoni, manca un po' l'impalcatura che deve reggerli.

Secondo me è un racconto che merita una revisione in questo senso.

A rileggerti

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@aladicorvo

Non vorrei averti demoralizzato anche perché c'è del buono in quello che hai scritto e credo che lavorandoci un po' si possa migliorare. 

Una cosa ancora non mi è chiara: il titolo. Posso solo intuire qualcosa di quello che vuole significare, ma che non passa del tutto nel testo. Sarebbe interessante rendere un po' di più l'idea che ti ha ispirato quel titolo. 

Il 23/11/2020 alle 09:13, aladicorvo ha scritto:

Perché... avevo paura! Come lei, come tutti voi, che lo sapevate, eppure siete stati al gioco. E mi chiede perché? Perché vi servivo così. A tutti servivo così! Perché la notte è buia e fredda e non finisce, no! E allora ci vuole un pupazzo tutto muscoli, che non si tiri indietro, che faccia credere a una salvezza pur che sia. Un vigliacco che faccia finta di credere alle vostre bugie...» si lasciò cadere su una sedia « perché possiate crederci anche voi.»

Questo passaggio vale il racconto. Apre un tema interessante. La difesa di una realtà rappresentata a scapito di una verità inconfondibile. 

"Chi ha paura di Virginia Woolf" te lo consiglio. 

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Ciao @aladicorvo

 

Come preannunciato eccomi a commentare il tuo racconto alla chiusura dei tre capitoli.

Come ho avuto già modo di dire, non posso che complimentarmi per la qualità della tua scrittura che vedo, di volta in volta, cimentarsi con generi letterari assai diversi, affrontandoli con risultati assai soddisfacenti

per te come autrice e per i lettori che ti leggono.

 

A proposito di questo racconto ti ho letto far cenno al surrealismo (citando Max Ernst) e per affinità mi sovvengonol simbolismo e dadaismo, come esperimento letterario non pienamente riuscito.

Ora, avendo con questi movimenti maggior confidenza per quanto hanno espresso e rappresentato come fenomeni artistci di tipo visivivo, più che

nei loro legami letterari, confesso di non conoscere a sufficenza Mallarmé, Breton e Apollinaire, per esprimere un giudizio circostanziato e raffrontabile allo stile del tuo testo.

 

Quale che sia la tua ispirazione rispetto a quei riferimenti letterari, non sarei affatto insoddisfatto del risultato raggiunto.

Anzi tutt’altro, a mio gusto è una delle prove più impegnative, complesse e meglio risolte tra le varei cose che hai qui pubblicato.

Mostrando di saperti muovere con mano eclettica e felice fra generi tra

i più diversi.

Nel mio breve commento alla prima puntata del tuo racconto, parlavo di “bariccheggiare”, poiché i dialoghi tra i personaggi del racconto mi riportavano alla memoria lo stile lunare e surreale di certi dialoghi presenti in City o in Smit & Wesson di Baricco.

Ora non so se tu ritenga premiante tale accostamento, ma essendo il

Baricco uno dei miei autori contemporanei di riferimento, vivilo come

un mio personalissimo complimento.

Se poi Baricco ti ripugnasse, non tenere conto di questo mio accostamento e con le parole del Poeta: “Non ti curar di me, ma guarda e passa.”

 

Qualora non ti riconoscessi nel “baricchegiare, possiamo parlare di Ionesco e del “teatro dell’assurdo”, perchè questo è presente nel tuo racconto, l’impianto e la sceneggiatura di una piece teatrale.

Una commedia “nera”, ma con tutti i tempi e il ritmo incalzante di una commedia brillante.

Crei una storia che in un apparente clima di surreale follia dei personaggi svela, a piccoli tasselli aggiunti, un disegno finale tra l’angosciso e il grottesco.

Disegni le peculiarità di ogni personaggio con sintesi descrittive che ce ne presentano le interiori incoerenze mentali e distorsioni psichiche.

La casa che li ospita, mostra nella descrizione che ne fai, le stesse caratteristiche di rovina e decadimento, i personaggi stessi che ne sono sospitati, paiono vivere in simbiosi con l’ambiente che li circonda.

Le cancrene dei loro corpi sono il lembo terminale di un mondo in putrescenza.

Tutto nei personaggi che hai creato è in disfacimento: nei corpi, nella ragione, nella morale e nel rispetto di sé.

Non sapiamo se ci sia stato un conflitto nucleare che ha distrutto la civiltà e reso impraticabile ciò che circonda la casa, ma essa è divenuta l’unico luogo nel quale tutti i protagonisti, in una estrema situazione di “survival”, cercano di sfuggire o allontanare la loro inevitabile fine.

In questo stato di cose la sopravvivenza ha necessità di rifugiarsi nella

sostituzione della realtà creandone una fittizia, fatta di menzogne, giustificazioni paliative, miti e simboli di fantasia, cattiva coscienza e cinismo.

 

E in questo da lettore passo al ruolo di autore rosicone e invidioso.

Sì, perchè tu sei maestra nel saper appunto sceneggiare un racconto corale di più personaggi e più voci, cosa che a me risulta assai complessa,

tant’è che nei miei racconti, tre personaggi sono già considerati folla e

assembramento non autorizzato (Covid docet).

 

Insomma trovo che ti sia cimentata con successo in una grande prova di bravura. Non posso che complimentarmi per quanto ci hai regalato e invidiarti come una scimmia per la ricchezza dei tuoi dialoghi.

(Io non so mai bene cose far dire ai miei personaggi. Sarà che essendo sardo non ho una naturale propensione al dialogo interpersonale)

 

Un abbraccio caloroso. Alla prossima carissima amica mia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oh, @Nightafter! se non ci fossi ti dovrebbero.. etc etc... 

Ebbene , sì: hai fatto centro. Su tutta la linea. Il faro nella notte era proprio Ionesco. Tant'è che questo è il rimaneggiamento di una pièce di cui mi sono occupata. Rimaneggiamento pesante, a dire il vero, perché quello si ispirava al "Cadavere in biblioteca" di A.Christie, mentre in questo mi sono divertita a calcare la mano sull'aspetto distopico. 

Il titolo è preso in prestito da Magritte (rosa gigantesca in un 'chiuso' alla L.Carroll ) Forse avrei fatto meglio a prendere i "Barbari" di Max Ernst, (non posso mettere le immagini qui in officina, però sono facili da trovare in rete) ma le buone maniere, quell'aggrapparsi a un fantasma di garbo vittoriano, mi hanno dirottato su Magritte, e così sia.

Commossa per tanta affettuosa attenzione,  che ti ha fatto cogliere proprio tutti gli aspetti, intenzioni e sottintesi del mio racconto, ma soprattutto rincuorata.

Tuttavia, resta il fatto che, se in tanti fanno fatica a seguirmi, non posso far finta di nulla e crogiolarmi nel miele che mi regali. 

Me lo tengo stretto al cuore. 

E intanto punto il dito verso la luna. E guardo. Il Dito e la luna.

Di certo hanno entrambi qualcosa da insegnarmi.

Un abbraccio grande

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Carissima amica mia, @aladicorvo

 

Non starei a preoccuparmi troppo del numero di seguaci, quanto della qualità di chi ti segue.

Intanto poiché ciò che scrivi, da quanto posso comprendere leggendoti, ha quasi sempre un legame d'ispirazione con riferimenti letterari che bisogna aver almeno sfiorato, se non approfondito e metabolizzato. Quindi non tutti posseggono lo stesso background di letture fatte, pertanto talvolta mancano le chiavi di lettura che permettono di decodificare la natura di un testo.

Del resto se per te scrivere è anche sperimentazione e ricerca, mi domando perché dovresti rinunciare al piacere di questo percorso, solo per renderti di più facile e comprensibile a una porzione più ampia di lettori?

 

Stai serena e cerca sempre di piacere a te stessa prima che ad altri in ciò che crei, mirando ovviamente a crescere e migliorare la qualità tecnica della tua scrittura.

 

Un abbraccio.

 

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