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Fraudolente

Passato remoto e trapassato prossimo

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Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore, un ricco mercante raguseo dalla parlata strana, che, a Venezia per affari, era passato per Rialto. Dopo aver pagato, con gran soddisfazione di Biasio, anca più del dovuto, il foresto aveva lasciato alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore, un ricco mercante raguseo dalla parlata strana, che, a Venezia per affari, era passato per Rialto. Dopo aver pagato, con gran soddisfazione di Biasio, anca più del dovuto, il foresto lasciò alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

Il trapassato prossimo è un tempo verbale dell’indicativo e si usa per indicare un fatto avvenuto prima di un altro nel passato o comunque a esso collegato. (Treccani)

Il passato remoto è un tempo semplice dell’indicativo, che esprime un evento avvenuto nel passato senza che ci sia relazione tra il momento dell’enunciazione e il momento dell’avvenimento, e senza che ci sia possibilità di riattualizzazione della situazione. (Treccani)

 

Risolverei così:

Il foresto pagò più del dovuto e lasciò al rufiàno e alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

Ma, preso dalla stanchezza di correggere, persevero nel dubbio: passato remoto o trapassato prossimo? 

Modificato da Fraudolente

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Così scollegato dal contesto non è facilissimo rispondere con certezza assoluta, ma opterei decisamente per la prima.

Bisogna innanzitutto capire qual è il tempo del racconto principale (immagino che sia il passato) e se la convinzione di Betina avviene al tempo del racconto principale o in un passato precedente.

In ogni caso le azioni sono collegate, quindi sì: trapassato.

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Con il visetto magro e sottile, la fanciulla aveva i tratti di una nobildonna. Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore, un ricco mercante raguseo dalla parlata strana, che, a Venezia per affari, era passato per Rialto. Dopo aver pagato, con gran soddisfazione di Biasio, anca più del dovuto, il foresto aveva lasciato alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

 

Con il visetto magro e sottile, la fanciulla aveva i tratti di una nobildonna. Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore, un ricco mercante raguseo dalla parlata strana, che, a Venezia per affari, era passato per Rialto. Il foresto pagò più del dovuto e lasciò al rufiàno e alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

La versione scritta di getto è la prima. E credo la migliore.

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41 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

Risolverei così:

Il foresto pagò più del dovuto e lasciò al rufiàno e alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile.

 

Anche io.

O forse metterei un gerundio ("Il foresto pagò più del dovuto, lasciando così al rufiàno e alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile").

Nel contesto che mi sono immaginato, e che ritengo il più probabile, la temporale ("Dopo aver pagato…") ha poco senso. Io, per logica, ci vedrei meglio una causale, infatti il foresto lascia quel ricordo non dopo aver pagato il giusto (cosa che magari avevano fatto tutti), ma a causa del fatto che aveva pagato, sì, ma più del dovuto. Con la frase citata (meglio col gerundio, ma è questione estetica più che altro) risolvi il problema causale/temporale a piedi pari ed elimini il dubbio successivo. :) Non manca a te di adattarla meglio al contesto, ma il concetto è quello.

 

 

P.S.: Io comincerei con "… era convinta di essere…". Credo che sia meglio di "… era convinta che fosse…", ma anche qui è questione estetica più che altro.

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8 minuti fa, dyskolos ha scritto:

P.S.: Io comincerei con "… era convinta di essere…". Credo che sia meglio di "… era convinta che fosse…", ma anche qui è questione estetica più che altro.

 

Guai a estrapolare le frasi dal contesto!

 

L’oste aveva messo in giro la voce che la pùta fosse la figlia del rufiàno, anche se Malgarita, bionda e con gli occhi azzurri come il mare, non somigliava al padre, nero come la pece.

Con il visetto magro e sottile, la fanciulla aveva i tratti di una nobildonna. Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore, un ricco mercante raguseo dalla parlata strana, che, a Venezia per affari, era passato per Rialto. Dopo aver pagato, con gran soddisfazione di Biasio, anca più del dovuto, il foresto aveva lasciato alla putàna il ricordo di un cliente beneducato e assai gentile. Comunque, nonostante i sospetti di Betina, e come per chiunque altro al mondo, non è dato sapere con certezza chi fosse il vero padre di Malgarita.

 

Betina è la madre, ed era convinta che la figlia fosse. 

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13 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Io comincerei con "… era convinta di essere…". Credo che sia meglio di "… era convinta che fosse…", ma anche qui è questione estetica più che altro.

No, aspetta: credo tu stia equivocando.

Betina sta parlando di un'altra persona, non di se stessa; altrimenti sì dovrebbe dire "di essere".

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7 minuti fa, Marcello ha scritto:

No, aspetta: credo tu stia equivocando.

 

Può essere :) ma io rispondevo alla frase di Fraudo che fa: "Betina, infatti, era convinta che fosse la figlia di un gran signore". Detta così non potevo di certo dedurre altro.

 

9 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

Betina è la madre, ed era convinta che la figlia fosse. 

 

Grazie per la precisazione. Non lo sapevo al momento di rispondere e forse ho dedotto troppo

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