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AzarRudif

La Sinfonia dei Silenti Nessuno (Arch.Versi)

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Commento

 

Sono senza parole nelle strade di una città.

Copre il passo il miagolio di due amanti gatti mentre sbircio,

dietro l’angolo della strada un’altra strada,

nessuno!

 

È l’ora della pausa pranzo

m’investono odori ed orologi frettolosi

necessità del nutrimento riempie tutti di grassi.

Fine pausa pranzo

mi reinvestono pessimi odori e rumore di tacchi in corsa.

Silenzio!

Nessuno!

 

Sono a sbirciare da dietro l’angolo ancora

un corteo, slogan gridati e rossi su striscioni sventolanti

polizia, fumogeni e torna il sig. Nessuno

inseparabile il suo amante silenzio!

 

Cambio strada, corro dall’altra parte della città

suonando tutti i citofoni ed un calcio a quella lattina.

 

Meglio cambiare città

in viaggio mi supera su una mini cooper e mi sorride

è carina, ma è più veloce e non seguo.

 

Meglio scendere e cambiare mondo

qua nessuno parla

ancora il sig. Nessuno

ed anche silente come sempre.

 

Mi cullo su una nuvola e ritrovo la carina della mini

mi offre una coppa di vino rosso ed un bacio

anche lei non parla, però respira!

 

E sono le sei del mattino quando finisce l’insonnia

e schiaccio il pulsante della sveglia prima del suonare.

Vado in pausa morte.

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Ospite

Ciao @AzarRudif

 

Il signor Nessuno e il suo amante Silenzio si muovono per le strade della città. Sono tra i lavoratori in pausa pranzo, che si riempiono di cibo. Anche se l'autore non lo esplicita in modo diretto, me li sono immaginati a testa bassa a inghiottire cibo da mensa o da ristorante, non certo stellato, e poi, sempre chini e indifferenti a ciò che li circonda, tornare a passo svelto verso l'ufficio, che la pausa pranzo è già finita. Persone che ti sfiorano e ti circondano ma che ti fanno sentire solo, circondato da Nessuno e Silenzio, appunto. 

Così anche il corteo dei manifestanti viene presentato come un luogo dove l'autore si sente solo, privo di significato, circondato dal silenzio, nonostante gli slogan e le cariche della polizia. 

In qualche modo le due facce del mondo del lavoro: l'impiegato che accetta ogni condizione lavorativa, compresa una pausa pranzo rapida da ingollo di oche per il paté de foie gras, sia il lavoratore che scende in piazza per ribellarsi alla situazione generano entrambi nell'autore un effetto indifferente. Vengono infatti rappresentati quasi come zombie sociali che seguono un copione obbligato già deciso, da cui l'autore/osservatore si discosta, che rifiuta e, anzi, crea una reazione particolare, come descritto nei versi successivi:

6 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Cambio strada, corro dall’altra parte della città

suonando tutti i citofoni ed un calcio a quella lattina.

L'autore si allontana da quei luoghi a lui estranei e si mette a fare in gesto molto infantile: suonare a caso campanelli. È un'azione che, proprio perché tipica dell'infanzia, richiama vitalità e gioioso scherzo. Non solo, l'autore crea rumore, in contrapposizione a Silenzio e Nessuno che ha incontrato in precedenza, e in qualche modo tenta di attirare l'attenzione e svegliare, riportare alla vita vera, le persone a cui suona il campanello. Poi si mette a calciare una lattina vuota gettata a terra. È un altro tipico gesto adolescenziale, di quelli che si fanno quando si passeggia sovrappensiero, ma che in questo contesto assume, a mio avviso, un ulteriore significato, oltre quello di presentare il poeta con animo più vitale e ribelle rispetto agli zombie-lavoratori o agli zombie-manifestanti. Infatti l'autore scrive "un calcio a quella lattina." l'aggettivo dimostrativo rende una lattina-rifiuto abbandonata per terra non una qualunque lattina, ma la trasforma in una metafora del mondo-zombie (fatto di persone vuote o rifiuti inutili) un cui il poeta si è imbattuto. Tirare un calcio a quella lattina diventa un simbolo di rifiuto di quel certo modo di vivere.

 

Ecco perché l'autore decide di cambiare città e poi addirittura mondo. Nel suo viaggio viene superato da una ragazza su una mini Cooper, che è una macchina scattante e giovanile. Si trova di nuovo un accenno alla voglia di vivere e alla spensieratezza adolescenziale: la ragazza gli sorride ma lui non riesce a starle dietro. 

Ecco però che, dopo aver costatato che anche nel nuovo mondo:

6 ore fa, AzarRudif ha scritto:

qua nessuno parla

ancora il sig. Nessuno

ed anche silente come sempre

non esiste ancora vera comunicazione, la ragazza riappare seduta su una nuvola, con in mano una coppa di vino e pronta a dispensare baci. Non parla, nemmeno lei comunica cose profonde, ma

6 ore fa, AzarRudif ha scritto:

però respira!

È vitale, è vita e non fa sentire solo il poeta. Offre sensazioni ed emozioni concrete, diversamente dall'indifferenza che avevano provocato i lavoratori e i manifestanti dei primi versi. 

 

6 ore fa, AzarRudif ha scritto:

sono le sei del mattino quando finisce l’insonnia

e schiaccio il pulsante della sveglia prima del suonare.

Vado in pausa morte.

L'ultima strofa contiene un disvelamento. Tutto ciò che il poeta ci ha presentato finora è qualcosa al confine tra l'angoscia e il sogno tipico di quello stato agitato che crea la mente quando non si riesce a dormire. 

L'ultimo verso fa capire che l'autore è costretto a far parte degli zombie sociali al suono della sveglia che segna l'inizio della sua "pausa morte". 

 

Ho apprezzato moltissimo la chiusa e l'espressione "pausa morte" che sottolineano e enfatizzano ancora di più il senso del componimento, che segue un continuo crescendo fin dai primi versi. 

Infatti la lirica parte in modo descrittivo, con un climax basso, direi mesto, dove si vede il poeta errabondo che osserva un mondo che non gli appartiene, poi il ritmo sale con la ricerca della gioia e della spensieratezza, fino poi a riportare il lettore, in modo circolare, alla triste realtà degli zombie sociali descritti nei primi versi. 

 

Ho trovato questo testo poetico molto ben fatto, con ottima struttura e dal significato profondo e interessante. Forse, se mi posso permettere un'osservazione, del tutto opinabile e personale che niente toglie al mio ottimo giudizio complessivo, non ho trovato una ricerca "sonora" approfondita. Nei tuoi versi le parole sono scelte (almeno questa è stata la mia impressione ma potrei sbagliarmi) esclusivamente per il loro significato, ma non hai prestato molta attenzione a cercare anche una sonorità nel verso. 

 

Spero che, in qualche modo, le mie osservazioni ti possano risultare utili. 

Un saluto 

Talia 

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@AzarRudif ciao. Io avrei visto una chiusa compatibile alla bella introduzione. La chiusa esce fuori tema, appare svincolata da quella atmosfera di strade deserte ma affollate, dove il silenzio può essere confuso con il chiasso, e la folla può apparire muta ed inesistente, impermeabile al tuo stato d'animo. Penso che avevi l'opportunità di creare un finale altrettanto denso di malinconiche atmosfere, ma hai preferito una architettura ardita ma instabile...

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Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

dietro l’angolo della strada un’altra strada,

@AzarRudif Ciao. Bella poesia che per qualche ragione mi trasmette allegria, almeno fino all'ultimo lapidario verso.

Curioso come le ripetizioni che in prosa vengono considerate come la peste, in poesia acquisiscono valore di assonanza e diventano persino gradevoli

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

m’investono odori ed orologi frettolosi

il surrealismo di questi scenari sottende una solitudine di fondo che si avverte fino al risveglio finale, così cupo però da assegnarle per contrasto un'accezione positiva.

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

necessità del nutrimento riempie tutti di grassi.

questa è cruda realtà, purtroppo :D

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

Fine pausa pranzo

mi reinvestono pessimi odori e rumore di tacchi in corsa.

Non avrei riproposto gli odori. Mi sembrano troppo vicini i versi precedenti in cui sono già menzionati, ma è chiaro che una cosa voluta e legittima

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

Sono a sbirciare da dietro l’angolo ancora

un corteo, slogan gridati e rossi su striscioni sventolanti

polizia, fumogeni e torna il sig. Nessuno

inseparabile il suo amante silenzio!

A me questi versi suonano come metafora della attuale realtà mediatica, dove eventi anche tragici (vedi Covid) stentano ad acquisire una propria consistenza reale

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

Cambio strada, corro dall’altra parte della città

suonando tutti i citofoni ed un calcio a quella lattina.

Avrei aggiunto un verbo in quanto così anche il calcio alla lattina si aggrega all'atto del suonare. Ma forse ci sta

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

Meglio cambiare città

in viaggio mi supera su una mini cooper e mi sorride

è carina, ma è più veloce e non seguo.

La mancanza del soggetto sembra sottendere una conoscenza precedente. Carina poi ne fa le veci, però mi rimane a sensazione che manchi qualcosa

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

Mi cullo su una nuvola e ritrovo la carina della mini

Sì, era sottinteso, ora carina diventa il soggetto, ma lo avrei specificato anche prima, in qualche modo

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

mi offre una coppa di vino rosso ed un bacio

anche lei non parla, però respira!

Il sottolineare che respiri suona un po' sessista. Nel senso che sottintende o potrebbe essere frainteso come un chissenefrega se sta zitta, anzi meglio, basta che... Vabbè forse sono io che sono troppo malizioso 

Il 21/11/2020 alle 01:48, AzarRudif ha scritto:

 

E sono le sei del mattino quando finisce l’insonnia

e schiaccio il pulsante della sveglia prima del suonare.

Vado in pausa morte.

Mi piace la chiusa lapidaria e rivelatoria.

Ciao Azar. Alla prossima. :)

 

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Ciao @AzarRudif

sono divertenti questi esperimenti psichedelici in cui, appunto, sembra che tu tu diverta a presentare (sprazzi di) immagini "apparentemente" (apparently!) slegate, aspettando sornionamente (come in un agguato) che i solerti e fantasiosi lettori s'incarichino (seppure non esplicitamente richiesti) di rivestirle di un senso, anche e perché no purchessia. 

Immagino che le immagini (pardon!) che tu alterni siano sprazzi di (semi)(in)coscienza onirica, qualcosa che succede anche a me nelle lunghe notti in cui mi sembra di non riuscire ad addormentarmi, e invece ogni tanto l'inconscio a tratti vi s'infila come per farmi dispetto, salvo filarsela poi subito non appena mi illudo di crederci e di potermici rilassare; e mi ritrovo a fissare il soffitto, dove a differenza di quello che stavo immaginando non c'è proprio Nessuno, salvo il silenzio. Questo Nessuno mi sembra un gran rompicoglioni perché censura qualunque storia mi (ti) venga in mente, specialmente quella della mini rossa (non hai detto che era rossa ma io l'ho capito) di cui era evidentemente invidioso al punto di proibire anche a lei di profferire verbo. Per quanto il vino e il bacio te li sia goduti, spero. E poi come sempre mi succede in questi casi mi (ti) viene sonno appena all'alba, e allora spegniamo quella rompina di sveglia, tanto stupida da non rendersi nemmeno conto di quanto sarebbe intempestiva, proprio ora, perché adesso è l'ora. 

Sono sicuro :D di avere cannato completamente l'interpretazione però queste sono le sensazioni che mi hai fatto venire in mente. 

Ciao :D

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Ciao  @Talia

complimenti per aver individuato l'esatta chiave di lettura del testo con i cambi di situazioni e la progressione verso la consapevolezza che siamo in un sogno, ma non mi serve una sveglia per accorgermene.

Ne sono cosciente, come sono cosciente che occorre mischiarsi con i zombie.

L'unica cosa, che poi è il mio difetto migliore, è vivere tutto il resto con estrema indifferenza e preservando se stessi dal contagio degli zombie.

Cambiare città, fare cose bambinesche è solo la voglia di sfuggire a questo sistema anche facendo qualcosa che farebbe solo un bambino, cioè con uno status mentale ancora non cosciente della realtà.

Anche un incontro occasionale, con qualcuno che resta sconosciuto, che guida una macchina simbolo, come hai detto, di ciò gli propina questa società, non ha alcun senso se non ascoltarne il sospiro (nessuna allusione a cose erotiche), un sospiro senza significato.

Il sig.Nessuno è questa umanità il cui rumore è solo un suono inutile.

 

Il 21/11/2020 alle 08:13, Talia ha scritto:

non ho trovato una ricerca "sonora" approfondita.

I motivi sono due.

il primo è che questa è scritta secondo lo stile che ho affibbiato all'Arch.Versi che non cerca musicalità, ma solo immagini, metafore, che possano creare sensazioni. Sensazioni che rivelino idee che non sono disponibili subito e coscientemente, ma fanno parte delle conoscenze di chi legge e che emergano leggendo.

Il secondo è che questo sistema in cui viviamo non ha musicalità, nè armonia e se il tuo nome, Talia, è riferito ad una delle tre grazie, dovresti essere d'accordo :) 

Le parole, sia che si tratti dell'Arch. che di Azar, sono sempre ricercate perchè credo nel potere della parola.

 

Grazie per l'analisi così approfondita e precisa.

 

 

 

 

 

 

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@Bestseller2020 ciao.

Il 21/11/2020 alle 17:09, Bestseller2020 ha scritto:

La chiusa esce fuori tema, appare svincolata da quella atmosfera di strade deserte

La poesia è scritta nello stile dell'Arch.Versi il quale cerca solo di creare immagini e strutture non definite, apparentemente irrazionali,  sfuggenti, che non hanno un baricentro o una linea logica. Non c'è una logica apparente, ma solo immagini e strutture che hanno una chiave di lettura o più chiavi di lettura.

 

Il 21/11/2020 alle 17:09, Bestseller2020 ha scritto:

Penso che avevi l'opportunità di creare un finale altrettanto denso di malinconiche atmosfere, ma hai preferito una architettura ardita ma instabile...

esatto.

Lo so che è una scrittura che potrebbe spiazzare, ma è molto più verosimile dell'altro stile che uso (Azar).

Inoltre, dovevo creare una rottura tra le atmosfere estranianti iniziali passanti per una nuvola e con il risveglio volontario e la chiave di lettura messa sul finale.

Fino al finale, chi legge deve raggiungere uno stato che è il mio, ma che è anche quello conscio o inconscio di chi legge.

Se hai avuto una sensazione di instabilità o di fastidio, allora hai avuto le sensazioni che volevo suscitare, ma non credevo anche la malinconia in quanto è una sensazione che non riesco mai ad avere :) 

 

Grazie per il commento 

 

 

 

 

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@Roberto Ballardini ciao.

 

13 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Non avrei riproposto gli odori. Mi sembrano troppo vicini i versi precedenti in cui sono già menzionati, ma è chiaro che una cosa voluta e legittima

Non è voluta, ma per la fretta non mi sono messo a cercare una opzione diversa :) 

Però mi dava una certa simmetria di idee con il verso precedente (odori e fretta).

 

13 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

A me questi versi suonano come metafora della attuale realtà mediatica, dove eventi anche tragici (vedi Covid) stentano ad acquisire una propria consistenza reale

I versi sono stati scritti circa 10 anni fa ed è una rivisitazione di versi scritti tanti anni fa ricordando i tempi del liceo ed una pausa di lavoro vissuta a Milano nel '87. Era scritta in modo molto diverso e l'ho tradotta in questo stile.

Di certo, siamo in un periodo dove tutto è veicolato da sistemi fuori controllo e legati a mondi finanziari che anziché pensare ad un lavoro equo per tutti, pensano a come gestire le masse. Non è cambiato molto dal 1978 e mi fermo qua!

 

13 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Avrei aggiunto un verbo in quanto così anche il calcio alla lattina si aggrega all'atto del suonare. Ma forse ci sta

Ci sta per il motivo individuato da @Talia che dare un calcio alla lattina è un gesto spesso istintivo. Forse dovuto alla nostra dipendenza dal Calcio anche se io non ho mai amato il calcio, ma giocavo con una palla ovale :)  

 

13 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Il sottolineare che respiri suona un po' sessista. Nel senso che sottintende o potrebbe essere frainteso come un chissenefrega se sta zitta, anzi meglio, basta che... Vabbè forse sono io che sono troppo malizioso

:D no no, lungi da me ogni riferimento sessista o erotico, questi sono argomenti che non metto mai nelle poesie. Delle donne ho ancora una visione "antica" e non sono la metà del cielo, ma sono tutto il cielo che abbiamo :). PEccato che le tante lotte delle femministe e sulla parità dei sessi, ultimamente siano andate a farsi benedire. I versi erano solo per indicare che oltre ad essere sconosciuta ed a non dire nulla degno di attenzione si sentiva solo che respirava, cioè completamente senza senso. Tutto e tutti sono senza un senso che meriterebbe di dare un senso alla vita.

 

Grazie e alla prossima

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@Gianfranco P ciao.

 

3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

sono divertenti questi esperimenti psichedelici in cui, appunto, sembra che tu tu diverta a presentare (sprazzi di) immagini "apparentemente" (apparently!) slegate, aspettando sornionamente (come in un agguato) che i solerti e fantasiosi lettori s'incarichino (seppure non esplicitamente richiesti) di rivestirle di un senso, anche e perché no purchessia. 

Come ho già detto si tratta di un modo di scrivere diverso da quello di Azar.

Sono immagini (giusto anche il termine che hai usato di esperimenti psichedelici) messe in sequenza apparentemente senza un filo logico, ma che nascondono una chiave di lettura neanche tanto nascosta che ti restituiscano una sensazione che ha un filo logico.

Infatti, anche tu ne hai dato, alla fine, una lettura logica di tante immagini spezzettate.

 

4 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Immagino che le immagini (pardon!) che tu alterni siano sprazzi di (semi)(in)coscienza onirica, qualcosa che succede anche a me nelle lunghe notti in cui mi sembra di non riuscire ad addormentarmi

Diciamo che utilizzo immagini che fanno parte di cose che ho vissuto e che traduco in forma distaccata come se fossero di un altro mondo. Mi sforzo il più possibile di rappresentarle nella loro cruda realtà, distaccata e priva di ogni fronzolo.

La ragazza, per esempio, non dico il nome, solo che è carina perché è questo che guardiamo in una ragazza. Della macchina dico solo la marca non il colore. Il colore lo hai messo tu secondo i tuoi gusti. Io lascio libero chi legge di leggere la propria storia.

 

4 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Per quanto il vino e il bacio te li sia goduti, spero

Il viso solo se è rosso frizzante e freddo. per quanto riguarda il bacio, spero che sia piaciuto anche a lei :D 

Aho, ma mica dobbiamo parlare di questa ragazza.

Però devo notare che una commentatrice l'ha individuata solo come una ragazza che al limite ha un livello di esistenza superiore a quello di tutto il resto, mentre due commentatori (maschietti) hanno drizzato le antenne su questo punto :D 

Come vedi, ognuno ci legge qualcosa di suo o di preconcettuale.

 

4 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

quella rompina di sveglia

la sveglia è il punto di rottura tra una visione nuda e cruda della realtà che, per contrapposizione, faccio sembrare un sogno perché siamo in un mondo irrazionale e falso. La sveglia segna il passaggio alla consapevolezza che devo andare in questo mondo che non è un sogno.

 

4 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Sono sicuro :D di avere cannato completamente l'interpretazione però queste sono le sensazioni che mi hai fatto venire in mente. 

Infatti, non hai cannato.

Hai dato la tua giusta interpretazione.

Le immagini che ho usato non sono mie, sono come un mare dove navigano tanti velieri, ma con rotte diverse. Rotte paralelle, incidenti o divergenti, ma tutti sullo stesso mare.

 

Ciao e grazie :) 

 

 

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la poesia è  un ostaggio del titolo e se ne assume le colpe

perchè il titolo invita con la sua bellezza che il testo tradisce 

ma il titolo resta e la sua bellezza tratta il testo come un cane di paglia

 

 

qaulche volta il titolo sa essere un monarca  spietato   e  si appropia di tutta la bellezza 

 consegnando al testo il ruolo di servo infedele  e l'infedeltà del testo serve 

 da sfondo al suo esporsi come l'avvenente che cattura gli sguardi.

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