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Solido liquido gassoso

Post raccomandati

Sono una donna in evidente
stato d'abbandono,
la cura del corpo prevede attenzioni
che non sempre desidero manifestare
[vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

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Mein got!

un'altra poesia sulla insondabile leggerezza dell'età e dei suoi effetti fisici.

 

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

la cura del corpo prevede attenzioni

Sì, qualcosa ci vorrà pure, ma consideriamo che il fisico umano ha grandi risorse ed è quasi autosufficiente.

Sono le azioni esterne di questa società che ne minano l'integrità.

 

Molto breve per un contento abbastanza vasto, ma lancia un preciso messaggio:

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

che non sempre desidero manifestare

Messaggio che individua con precisione quello scontro tra cosa sentiamo di essere e cosa sentiamo che gli altri vorrebbero vedere in noi.

L'autrice, giustamente, sfugge da questo teatrino o almeno cerca ("non sempre) di farlo.

 

Ma si vive in questa società che decide della nostra bellezza e di ciò che dovremmo sentire di noi ed allora ci sottomettiamo:

1 ora fa, Elisa Audino ha scritto:

[vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

Di certo non arriviamo a queste forme di sottomissione e talune cose sono necessarie più per noi che per gli altri.

 

La trovo scritta di getto, per una autrice che di solito è molto articolata, e volutamente contenuta in un testo che, però, restituisce un messaggio immediato e chiaro. Spesso, la brevità serve a restituire un'idea che non deve avere fronzoli o ragionamenti troppo arzigogolati, ma dice quello che deve dire e senza discussioni e questo testo ci riesce benissimo.

 

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@Elisa Audino, cara, che bello ritrovarti.

 

Quello della manutenzione delle "cose", nelle quali inserisco, solo per comodità, anche il nostro corpo, è tema che mi sta molto a cuore. Il tuo testo si aggancia in modo perfetto a quello di @Adelaide J. Pellitteri. Lì la domanda universale, di stampo leopardiano, è destinata a rimanere inevasa: la natura agisce in un modo che ci appare ingiusto, e non vi è possibilità di sottrarsi a esso; o meglio, l'unica possibilità concessa all'uomo è quella di morire giovane, in modo che  l'"orrida vecchiezza" non deturpi i lineamenti e le fattezze tutte.
Tu, Elisa, riporti con schiettezza la questione alla vita quotidiana, alla "cura del corpo", soprattutto femminile, che "prevede attenzioni", le quali non sempre si ha voglia di mettere in atto e, appunto, di "manifestare". Si tratta di un tema interessantissimo, in apparenza futile e circoscrivibile alla vanità femminile, ma in realtà indicatore di un qualcosa che mi verrebbe da definire col termine, forse roboante, di "schiavitù".

Tu difatti non parli del semplice "stare in ordine", che si realizzerebbe già con la pulizia del corpo e abiti decenti che lo coprano; tu elenchi una serie di azioni che prevedono impiego di tempo ed energie finalizzati alla realizzazione dell'evento evidenziato dalla strepitosa metafora finale: come una cosa qualsiasi presente sui banchi del mercato, così il corpo femminile, dopo tutte le attenzioni prodigategli, può essere di nuovo "messo in mostra" affinché qualche compratore manifesti interesse. È una poesia durissima, la tua, nonostante possa apparire vagamente scherzosa. È sia un grido contro una società che impone a tutti modelli di perfezione, giovinezza e bellezza, sia contro sé stesse, incapaci di una ribellione serena. L'eventuale "stato di abbandono" di cui parli all'inizio – che poi, coi canoni odierni, sarebbe rappresentato da uno stile "acqua e sapone" – viene scambiato con mancanza di autostima, o addirittura tristezza: e se fosse soltanto accettazione degli anni che passano, e mancanza di voglia di impiegare smisurate energie nel contrastare continuamente la natura? Spero di non averti annoiata con le mie riflessioni. Concludo soffermandomi sulla eccellente sequenza di metafore,

 

Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

 

nella quale opererei un cambiamento proprio nei confronti dell'unica che metafora non mi pare: "fare esercizio" (dove ben sottolinei, comunque, un altro dei diktat cui pare sia impossibile sottrarsi). È stata una bella esperienza passare dall'ontologica angoscia di Adelaide a questo frammento di vita comune, che a sua volta si dilata e diviene questione universale.

Un abbraccio.

 

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Ciao @Elisa Audino, ti lascio un commento.

 

Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

Sono una donna in evidente
stato d'abbandono,

Di questo incipt mi piacciono innanzitutto due cose: la semplicità e la forza. Da un lato, infatti, utilizzi parole molto semplici, eppure le hai combinate fra loro in modo da rimanere impresse. Lo stato di abbandono, così personalizzato ed interiorizzato, l'ho percepito come qualcosa di sia fisico che spirituale. Lo stato d'abbandono potrebbe in realtà riferirsi proprio a quello spirituale, che però è condotto e causato da quello fisico.

 

Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

la cura del corpo prevede attenzioni
che non sempre desidero manifestare

Nei versi successivi, difatti, illustri il valore delle apparenze, tanto richieste al corpo femminile, mentre invece l'anima vorrebbe qualcosa di più puro. C'è una distanza fra l'aspetto esteriore, evidentemente imposto dalla società, e quello che si è interiormente, e questa distanza è evidenziata e genera quello stato d'abbandono.

 

Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

[vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

Bellissimi i versi finali, mi piace molto l'utilizzo della freccia e l'accostamento delle azioni tipiche poste in essere da una donna per apparire in pubblico con quella che poi è effettivamente una critica alla società in cui viviamo, e che proprio attraverso l'ostentazione della figura femminile denuda la sua essenza fatta di ologrammi appariscenti, di un vuoto di contenuto che trasuda il malessere delle persone che abitano un corpo ma non un'anima. Particolare è l'effetto visivo che riesci a dare attraverso le frecce e le parentesi quadre, quasi fosse una funzione matematica.

 

Molto bello, molto piaciuta.

Un saluto,

Johnny P.

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Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

Sono una donna in evidente
stato d'abbandono,
la cura del corpo prevede attenzioni
che non sempre desidero manifestare
[vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

La prima cosa che mi viene da dire è che @Elisa Audino è una grande, anche quando non si depila.

Poesia breve che mi lascia con la voglia di leggere ancora, dato l'argomento e le premesse, ma la brevità è legittima e forse enfatizza il piacere.

Non trovo molto altro da dire, mannaggia, cioè nulla di non banale, e dire che mi serviva un commento per postare e avevo fatto affidamento su di te. Vabbè. Sempre ottima. Ciao. ;)

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Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

vestire la forma→depilare il piacere→ tingere gli anni→fare esercizio→ stendersi sul banco del mercato]

Mi piace questa sintesi, bellissime metafore, a parte quella in grassetto per la quale sembri non aver trovato l'elemento comparativo e suggestivo. Eccellente, invece, la metafora finale  "stendersi sul banco del mercato". Alla fine ci "acconciamo" come fossimo un prodotto da mostrare al mercato, la parola stenderesi poi rafforza sapientemente l'immagine. 

(Metto la crea all'acido ialuronico due volte al giorno e mi scoccia da morire, anche perché non vedo risultati :D). 

Una poesia la cui sintesi non 

Il 20/11/2020 alle 22:27, Elisa Audino ha scritto:

Sono una donna in evidente
stato d'abbandono,
la cura del corpo prevede attenzioni
che non sempre desidero manifestare

La prima parte invece suggerisce la stanchezza verso "l'allestimento" per la fiera. 

Trovo anch'io un'affinità con la mia poesia o meglio mi pare faccia da controcanto, la mia aspira alla bellezza nella vecchiaia per meriti acquisito nel corso della vita, la tua parla del truccare la nostra decadenza per rimanere appetibili al mercato dell'apparenza.

Poesia che ho apprezzato molto

 

Ringrazio anche @Ippolita2018 per avermi dato l'opportunità di leggerti. :rosa:

 

 

 

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10 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

nella quale opererei un cambiamento proprio nei confronti dell'unica che metafora non mi pare: "fare esercizio"

Grazie di cuore @Ippolita2018, in realtà sai che non rifletto mai molto su quello che scrivo e come al solito mi sono mossa più per assonanza di significato che per reale volontà di esprimere delle metafore. Ma hai ragione, quel fare esercizio (fisico) ha bisogno di una veste migliore. Ci devo pensare un po'.

Sto tornando, finalmente, il WD è mancato anche a me (ma le tue poesie non ho potuto fare a meno di cercarle sempre tutte <3).

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9 ore fa, Johnny P ha scritto:

Particolare è l'effetto visivo che riesci a dare attraverso le frecce e le parentesi quadre, quasi fosse una funzione matematica.

Grazie @Johnny P, le quadre sono una cosa mia, che uso frequentemente, ma le frecce le ho molto amate di Fast, di J. Graham. Recentemente ho letto che per Caproni ogni poesia aveva una sorta di architettura tipografica. Credo sia qualcosa di simile anche per me, seppur sia qualcosa tra l'intuitivo e l'amore per una certa poesia americana e sebbene i miei risultati siano di gran lunga inferiori.

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27 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Trovo anch'io un'affinità con la mia poesia

Sì ed è stato strano leggerti, mentre cercavo qualcosa da commentare. Una piacevole scoperta anche per me, grazie @Adelaide J. Pellitteri.

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 @Elisa Audino

Socrate Parla della tirannia della Bellezza e Baudelaire della tirannia delle facce.

Queste due tirannie creano il mercato degli sguardi e in questo mercato ogni esistenza viene gettata come una merce.

Ogni volta che entriamo nel mercato degli sguardi veniamo calpestati dai giudizi. Che sia bellezza o bruttezza il destino delle nostre forme sempre subiamo la servitù del giudizio.

E dunque ogni giorno siamo un oggetto che appartiene al mercato notturno dei giudizi e l’esterno comanda come se fosse un dio avvolto da una potenza invalicabile.

Dunque la buona Elisa che conosce le regole del mercato e che sa la loro inflessibilità cerca il suo volto davanti allo specchio e si prepara all’incontro con la tirannia delle facce. Che il suo mondo interiore abbia purezza e grandezza non può interessare al mercato perché il mercato è sordo verso gli interni e le regole dell’esterno lo dominano internamente.

 E in questa società accade un fatto strano  ed evidente nel suo nascondersi alla vista.

 La bellezza delle forme è molto aumentata e il mercato la loda come se fosse il centro di ogni accadere anche se il tempo incombe su tutti e ogni bellezza saprà svanire nelle regole del tramonto che scortano ogni forma.

 Allo stesso tempo  accanto a questa ricerca infinita della bellezza esterna e forse conseguentemente ad essa la miserabilità del mondo aumenta e tutto ricorda il romanzo di Wilde : il ritratto di Dorian Gray.

Un dio pietoso ha forse concesso agli sguardi di non vedere i ritratti interni?

 Mi ricordo le parole di una donna in un film: "le persone vedono quello che  vogliono vedere perchè sono troppo pigre per guardare altro".

Il  mercato degli sguardi è dunque un mercato della pigrizia e dell'inerzia, un modo per non sudare.

 

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Il 28/11/2020 alle 08:10, Milarepa ha scritto:

mercato degli sguardi è dunque un mercato della pigrizia e dell'inerzia, un modo per non sudare.

È molto bella la tua riflessione, grazie @Milarepa, hai centrato tra l'altro uno dei temi a cui sono più legata nella scrittura, sebbene in prosa: il mercato, la vendita dei corpi. 

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Per qualche strana ragione, ne abbiamo fatta, io e un'amica, una versione audio. La aggiungo qui, sperando di non infrangere nessuna regola.

 

 

 

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