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Nio59

Meglio una piccola CE o il selfpublishing?

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Senza nulla togliere ai rilievi mossi nei commenti precedenti da persone qualificate nel settore che evidentemente parlano a ragion veduta, vorrei solo ricordare che 30 anni fa Jeff Bezos creò Amazon proprio per vendere libri. Poi è diventato quello che tutti sappiamo.

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La discussione è molto interessante. Provo a dire la mia, sulla base di un’esperienza che è in tempo reale. 
 

Ho completato un manoscritto, il mio primo vero manoscritto. Nove mesi di lavoro. Dopo averlo fatto leggere a una decina di “beta” - di livello diverso, tra cui due scrittori pubblicati da CE grandi - ho raccolto le indicazioni e adesso l’ho inviato a due CE indipendenti, quindi piccole. Due invii mirati sulla base della linea editoriale da loro proposta e ricercata, che farebbe al caso del mio manoscritto.
 

Avere una linea editoriale precisa, dal mio punto di vista, è un segnale abbastanza incoraggiante, a prescindere dalla grandezza della CE. Trovare il mio posto nel mondo ragionando insieme a un’altra figura che potrebbe avere il mio stesso obiettivo, è in questo momento quello che cerco (da esordiente). 

 

Muoversi in self mi darebbe l’impressione di aver ceduto comunque alla mia vanità, anche se pubblicherei solo dopo aver speso quattrini per editing, copertina e tutto quello che occorre per dare il miglior vestito possibile al mio lavoro. 

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Mi sono riletta questa discussione, che trovo sempre interessante. Credo che a un certo punto sia emerso un dato interessante, ossia la valenza "artistica" e "letteraria" che uno dà alla propria opera. Il self ha mille pregi ed è uno spasso, ma non ha alcuna pretesa o valore letterario. Se uno ha intenzione di fare un percorso di tipo "artistico", allora è chiaro che non si tratta dello sbocco giusto.

Piuttosto, in quel caso, moltissime CE piccole sono altrettando inadeguate allo scopo, visto che, tendenzialmente, più una casa editrice è piccola, più deve giocare sulla possibilità di allettare un pubblico ampio e non una nicchia di lettori in cerca di alta letteratura (a meno che non lucri sugli autori). Di nuovo, secondo me, si torna al dato di fatto attuale, che CE digitali o piccole e semisconosciute sono equivalenti al self da quasi tutti i punti di vista tranne uno: che ci sono target di lettori che non si fidano del self e senza il marchio non guardano il romanzo neppure se l'argomento gli interessa.

Io personalmente sono consapevole che non ci sia alcuna arte in quello che scrivo. Quindi è un aspetto a cui non attribuisco importanza, ma se lo facessi, penso che punterei direttamente a CE medie di valore, escludendo anche tutte le piccole. Oppure sapete di case editrici piccole che curano in modo forte la valenza artistica dell'opera?

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Oggi le cose sono cambiate. Il mondo letterario, per fortuna e purtroppo, è molto ampio: qualsiasi argomento cerchi, lo trovi sugli scaffali online.

Non è vero che il lettore cerca l'editore conosciuto per leggere un libro, perché se fosse così, parliamoci chiaro, nessuno comprerebbe opere delle CE medie e piccole. Io, per esempio, non guardo il nome dell'editore, anche perché spesso esaltano esageratamente un romanzo che poi non è un vero capolavoro. Ho appena letto un libro molto interessante e non so neppure da chi sia stato pubblicato.

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A mio avviso il self non avrebbe ragione di esistere, in quanto racchiude un oceano di proposte di autori sconosciuti che si sono autoproclamati "scrittori". Sarebbe come se ognuno di noi facesse del vino in casa  e lo vendesse al supermercato. Manca di controlli, certificazioni, di tradizione e di quello che a volte diventa un garanzia: il nome. Un romanzo non è una canzone che si ascolta e giudica in tre minuti e costa un euro. Un libro per me deve avere una qualche "certificazione" che attesti la qualità del prodotto. A questo serve una CE e purtroppo di piccole improvvisate è pieno il mercato, vincolate dai gusti e dalle idee dei titolari che a volte valgono perfino meno dei loro autori. ( ho visto proposte di pubblicazione così sgrammaticate da non sembrare neppure reali) Anche una piccola CE purtroppo non mi da sicurezza sul prodotto. Quindi? Eh, quindi per fortuna le librerie esistono ancora, sanno consigliare, sanno scremare ed esporre sui loro scaffali prodotti decenti. Ecco io vorrei il mio romanzo in mano a una CE presente in libreria e sappiamo tutti bene che sono poche e ahimè quasi irraggiungibili.

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3 ore fa, heightbox ha scritto:

A mio avviso il self non avrebbe ragione di esistere, in quanto racchiude un oceano di proposte di autori sconosciuti che si sono autoproclamati "scrittori". Sarebbe come se ognuno di noi facesse del vino in casa  e lo vendesse al supermercato. Manca di controlli, certificazioni, di tradizione e di quello che a volte diventa un garanzia: il nome. Un romanzo non è una canzone che si ascolta e giudica in tre minuti e costa un euro. Un libro per me deve avere una qualche "certificazione" che attesti la qualità del prodotto. A questo serve una CE e purtroppo di piccole improvvisate è pieno il mercato, vincolate dai gusti e dalle idee dei titolari che a volte valgono perfino meno dei loro autori. ( ho visto proposte di pubblicazione così sgrammaticate da non sembrare neppure reali) Anche una piccola CE purtroppo non mi da sicurezza sul prodotto. Quindi? Eh, quindi per fortuna le librerie esistono ancora, sanno consigliare, sanno scremare ed esporre sui loro scaffali prodotti decenti. Ecco io vorrei il mio romanzo in mano a una CE presente in libreria e sappiamo tutti bene che sono poche e ahimè quasi irraggiungibili.

Sono d'accordo in tutto quello che hai detto: potrei averlo scritto io.

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6 ore fa, heightbox ha scritto:

A mio avviso il self non avrebbe ragione di esistere, in quanto racchiude un oceano di proposte di autori sconosciuti che si sono autoproclamati "scrittori". Sarebbe come se ognuno di noi facesse del vino in casa  e lo vendesse al supermercato. Manca di controlli, certificazioni, di tradizione e di quello che a volte diventa un garanzia: il nome. Un romanzo non è una canzone che si ascolta e giudica in tre minuti e costa un euro. Un libro per me deve avere una qualche "certificazione" che attesti la qualità del prodotto. A questo serve una CE e purtroppo di piccole improvvisate è pieno il mercato, vincolate dai gusti e dalle idee dei titolari che a volte valgono perfino meno dei loro autori. ( ho visto proposte di pubblicazione così sgrammaticate da non sembrare neppure reali) Anche una piccola CE purtroppo non mi da sicurezza sul prodotto. Quindi? Eh, quindi per fortuna le librerie esistono ancora, sanno consigliare, sanno scremare ed esporre sui loro scaffali prodotti decenti. Ecco io vorrei il mio romanzo in mano a una CE presente in libreria e sappiamo tutti bene che sono poche e ahimè quasi irraggiungibili.

 

Pensa che a me il self piace proprio perché è privo di vincoli e di selezioni. E' una felice terra di nessuno dove scrivi quel che ti pare e se qualcuno vuole comprarti lo fa, senza logiche di mercato, senza presunte o vere "selezioni". A volte ti stupisce. Come dicevo, non va bene per chi desidera un percorso artistico e non va bene per tutti i generi. Però, ad esempio, gialli di qualità ce ne sono, e anche rosa. Bisogna prendersi il disturbo di leggere gli estratti, a me diverte persino. Invece librerie in cui sappiano darmi dei consigli e magari esporre anche qualcosa che non siano i leoni di sicilia o cambiare l'acqua ai fiori (con tutto il rispetto per due romanzi che vanno alla grande) non ne conosco; ne conoscevo una e ha chiuso quindici anni fa. Forse sono sfrotunata.

Non sono convinta che stare in libreria sia garanzia di qualcosa, sicuramente produce soddisfazione, ma anche il self la produce. Certo, mi piacerebbero un paio di CE molto in linea con i miei gusti, ma è un po' come quando a sei anni volevo fare l'astronauta, un sogno. Per me scrivere è un gioco e il self per divertirsi è impareggiabile. Credo che le motivazioni siano tutto, in questa querelle.

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Sono d'accordo con le tesi che precedono. Il meglio per un esordiente sarebbe un editore anche piccolo (uno grande o medio difficilmente lo trova) purché lavori con scrupolo e sia in grado di fare un buon editing. Purtroppo non pochi (più o meno improvvisati) lasciano il testo tal quale oppure lo danneggiano. 

Scrivo dal pensionamento: per hobby, con molta tranquillità e per così dire umorismo. In dieci anni ho messo insieme quanto segue.

- piccolo editore piuttosto bravo: serietà, cartaceo e digitale, editing accurato, royalties puntuali. Però si è fermato per due anni tenendomi bloccato un romanzo.

- editore poco selettivo ma  preciso e puntuale: ebook , cartaceo print on demand, no editing (per un romanzo "giovanile")

- editore esordiente: editing pasticciato, solo cartaceo, errori nel testo, distribuzione carente. Contratto sciolto.

- editore "multigenere", per il testo precedente: solo cartaceo, di discreta qualità; buone presentazioni, distribuzione mediocre

Ho fatto anche un'esperienza marginale di self, ripubblicando (offerta gratuita) il secondo libro alla scadenza del contratto (non intendevo rinnovarlo) e il digitale del terzo, con il consenso dell'editore, perché mi era stato richiesto. Spesa modestissima e prodotto decoroso.

Tuttavia non sono favorevole al fai da te: quel che scrivo preferisco venga giudicato, anche se talvolta la preparazione del giudice  non mi convince.

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Beh, @Alhena io ho interpretato il quesito iniziale come fosse posto da un autore che vorrebbe fare della scrittura un secondo lavoro (senza esagerare). Se invece si parla di hobby, basta stamparsi 50 copie con "Il mio libro" e, se si vuole, regalarle ad amici e parenti per Natale. Un regalo originale e con dedica personalizzata. Ma la mia idea è che nessun self di un esordiente spammato in un sito qualunque potrà mai competere con un romanzo esposto in una vetrina, valutato da professionisti, editato da esperti e giudicato da una grande CE un prodotto che quantomeno dovrebbe valere la cifra richiesta. (E già così non è detto che sia un buon prodotto) Se poi dovessi leggere gli estratti, con il poco tempo che io (ma come quasi tutti) ho per scegliere un romanzo… apriti cielo, non ne comprerei uno. E' un miracolo se leggo la quarta di copertina, di solito mi limito all'autore (se già lo conosco) alla copertina (se mi attira) alla CE se mi offre una  garanzia di qualità del prodotto. E te lo dice uno che la strada del self l'ha percorsa, ha compreso quanto sia poco più di un passatempo, che ha capito che alla fine le copie regalate sono state più di quelle vendute e che, ed è qui la vera questione, non ha ancora capito se quello che scrive vale veramente qualcosa o sono solo un imbrattacarte innamorato delle mie stesse parole. Comincio a trovare più divertenti i concorsi ultimamente… poca fatica, poche aspettative e molti riscontri positivi. Non sono uno scrittore, e non sarà mai un romanzo auto pubblicato a rendermi tale.

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@heightbox è una prospettiva interessante la tua, che ti ringrazio per aver condiviso. Io ho inteso la domanda a trecentosessanta gradi e ho risposto da hobbista. Però permettimi di dirti che un po' il self, come soddisfazione (in termini di riscontro dei lettori e delle vendite), lo stai sottovalutando.

A me leggere gli estratti piace molto e mi piace molto anche cambiare letture spesso. Garanzie delle CE poche. Dopo aver letto la casa sull'argine di Nord, che era uno dei miei baluardi, e ci resto male. Mi sono rimaste sono Neri Pozza, Fazi ed E/O.

Poi mi capitano sottomani un paio di gioiellini self e mi viene da dire che la selezione è proprio un miraggio.

Ma penso dipenda dai gusti, sia come lettore che come autore. Grazie del confronto!

 

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Riassumendo: a mio modesto parere il self ha una ragione se si ha una vita sociale "in presenza" e "in rete" di un certo spessore (mila e mila contatti, follower e gruppi di amici nel quotidiano) e se si considera la scrittura un hobby. Attenzione al prodotto che si propone però, si rischiano figuracce. Le aspettative di vendita e relativi guadagni sono discrete ma sempre nell'ordine di due/tremila euro nella più rosea delle ipotesi. (e qui ci sarebbe da confrontarsi seriamente) Visibilità a livello nazionale quasi nulla se si escludono parenti lontani, amici di penna e luoghi di villeggiatura.:asd: La piccola CE rende molto meno, generalmente non promuove, spesso non paga e una dozzina di altri lati negativi che non sto ad elencare. Se ti va male non stampa, ti fa una copertina da disperazione, non fa editing,  perdi i diritti e per cinque anni il tuo libro resta in un buco umido e oscuro. Io oramai ho vissuto varie esperienze. Nel self pensavo di distribuirmi nelle librerie della mia regione da solo.:lol: Poi mi sono accorto che 1): Andare a portarli mi costava un pacco di benzina e di tempo. 2) : generalmente ti guardano come un poveretto e storcono il naso. 3): se lo accettano finisce in fondo all'ultimo scaffale nell'ultima stanza. 4): ti attendono centinaia di telefonate a elemosinare notizie sulle ipotetiche vendite. Per questi e altri motivi (fiscali) non consiglio questa strada. La piccola Ce invece mi ha tenuto fermo due anni con un contratto firmato (solo da me credo) mi ha fatto perdere alla fine oltre tre anni continuando a ripetere che era quasi il mio turno, non rompete le scatole, se non volete aspettare andatevene, e altre simpatiche interazioni CE-autori. Poi le ho mandate a quel paese, sono troppo vecchio per certe cazzate. In sostanza: non firmerò più nulla se non con una media o grande CE (in pratica non pubblicherò mai). Questa è la mia testimonianza come… autore di romanzi gialli (:rotol:)

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Il 5/1/2021 alle 14:09, heightbox ha scritto:

per fortuna le librerie esistono ancora, sanno consigliare, sanno scremare ed esporre sui loro scaffali prodotti decenti. 

Un libro non deve essere soltanto decente. Sappiamo bene che la libertà di autopubblicarsi sta andando di pari passo con la presenza di libri di vip, che le grandi CE mettono sugli scaffali solo per commercio e non per divulgare cultura. Siamo sinceri, l'arte della scrittura è lontana da anni e questo è il risultato. Io cerco e leggo tutto quello che mi affascina, non seguo la pubblicità che è scontata.

Ah... Il vino fatto in casa, una poesia per il palato. 

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@Annabel attenta al metanolo…:lol: E poi scusate ma perché ricondurre sempre tutto alla "cultura" se si parla di romanzi d'amore, gialli, fantasy, leggeri, per bambini… no sempre e solo la kultura… vabbè abbasso Mondadori, Rizzoli, Sperlig, Newton, Piemme, e tutte la Big e viva gli autoppubblicati. (con due p per i refusi che abbondano)

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Vi porto la mia esperienza, per quel che vale. Ho appena editato su StreetLib il mio esordio, un noir rurale di 117 pagine (solo cartaceo) al prezzo di 7,99. Avevo contattato delle piccole CE di Trapani e Palermo ma non mi hanno convinto, avrei dovuto attendere tempi medio-lunghi e l'editing mi avrebbe spellato il racconto. Qualcuno mi ha chiesto di acquistare delle copie (praticamente 'comprarmi' l'editazione), altri se volevo impegnarmi nella promozione (che a sto punto me la faccio io e con i  miei tempi). Il mio è uno stile personalissimo, me lo avevano fatto capire che se volevo pubblicare con loro dovevano mettere mano pesante. Quindi mi sono affidato al self; ho speso molti soldi (booktrailer, editing, grafica = 1600 euro), ma alla fine ho il mio libro, che viaggia sulle 100 copie già vendute e, cosa che più mi interessava, sta cernendo i lettori. Molti si fermano ed arrancano, ma vengono fuori dei giudizi esaltanti, alcune prove di assoluto entusiasmo dopo essersi messi alla prova con stile e fabula. Non so quante copie riuscirò a vendere in 18 mesi (che è il tempo che mi sono dato per tirare le somme), spero di traguardare le 250, che sarebbe comunque un risultato lusinghiero. Sicuramente non rientrerò con le spese, ma mi tengo diritti integrali ed 'immagine' del mio faticoso lavoro. Son contento così!...

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@heightbox il self da hobbista vale poco-nulla, su questo sono d'accordo. I libri autoprodotti in maniera del tutto amatoriale sono moltissimi e spesso privi di valore.

Ultimamente, però – e lo posso dire guardando la cosa dal punto di vista professionale – c'è molta più gente che entra nell'ottica di autopubblicarsi volendo fornire un prodotto di qualità, pertanto ci investe. Mette su una squadra di professionisti per lavorare al libro, e ne fa uscire un buon prodotto, commercialmente valido e competitivo sul mercato. In questo caso, l'autore è imprenditore di se stesso e della propria opera; ragiona nell'ottica di avere un prodotto davvero vendibile e di avere un ritorno di investimento e un guadagno dalle vendite. Faccio notare anche che i libri autoediti in questo modo escono con prezzi di copertina molto simili a quelli di un editore, perché chi fa vera autoedizione deve rientrarci delle spese e studia il prezzo di vendita in funzione di un'analisi di costi e ricavi. Certo, una cosa del genere non è alla portata di tutti e autopubblicarsi in un modo diverso da questo, a mio avviso, è deleterio, quindi meglio non intraprendere questa strada.

 

Negli ultimi mesi, proprio perché sta crescendo il numero di persone che sceglie l'autopubblicazione con cognizione di causa, sta crescendo anche la richiesta di potersi affidare a piattaforme che offrano servizi migliori per quanto riguarda stampa e distribuzione, e in Italia al momento piattaforme del genere non esistono. Ciascuna piattaforma, tra quelle disponibili, ha uno o più "buchi neri" che sviliscono il risultato finale.

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Non discuto che esistano self di ottima qualità @Miss Ribston però nell'oceano di auto proclamati autori come si può riconoscere un ottimo prodotto? L'estratto di tre pagine non basta a scegliere, le recensioni sotto le trenta unità sono dei parenti e amici, non esiste una CE che certifichi una minima cura del prodotto, non si può oggettivamente sapere se il romanzo è una boiata o un capolavoro. Si deve attendere il consiglio di una persona fidata e credo sia molto difficile emergere con questi presupposti. Intendiamoci, ho letto (e molte volte interrotto) centinaia di romanzi che non valevano la carta su cui erano scritti e le CE che li avevano commercializzati erano tutte big però assistere al dilagare di e-book gratuiti oppure proposti a 99 centesimi trovo sia ridicolo. Oramai l'idea di auto produrmi non corrisponde alla mia visione di autore.

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17 minuti fa, heightbox ha scritto:

nell'oceano di auto proclamati autori come si può riconoscere un ottimo prodotto?

Per un lettore "semplice" è complicato, specie se bisogna andare a zonzo per gli store online.

Già con interventi di marketing mirati e recensioni oculate (quindi non quelle presenti negli store) è più facile intercettare il prodotto buono da quello fetecchia. Però diventa un lavoro di tipo gestionale, sia chiaro, con collaboratori esterni – professionisti – che vanno pagati.

 

40 minuti fa, heightbox ha scritto:

assistere al dilagare di e-book gratuiti oppure proposti a 99 centesimi trovo sia ridicolo

Concordo. E chi ha investito, di solito uno sconto del genere non lo applica perché non può, a meno di casi particolari o eventi promozionali davvero brevi. Chi vuole guadagnarci (e quindi fare le cose con cognizione) non metterà comunque mai gratis il proprio prodotto.

 

42 minuti fa, heightbox ha scritto:

Oramai l'idea di auto produrmi non corrisponde alla mia visione di autore.

Pacifico :D

La strada del self (quello serio) non è per tutti e non la trovo né deprecabile, né superiore rispetto alla scelta di pubblicare per via classica. Le due cose coesistono e si rivolgono ad autori con visioni diverse. L'importante è che ci sia qualità su entrambi i fronti.

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17 ore fa, heightbox ha scritto:

non esiste una CE che certifichi una minima cura del prodotto,

Non riesco più a comprendere quest'ottica. L'arte della scrittura è diventata talmente rara da doversi confrontare "anche con gli autodidatti".

Purtroppo le big scendono a compromessi per fare commercio, e credo che, alla fine, siamo noi lettori a decidere. 

Chi si autopubblica, lo fa per vanità?

Invece chi ha la fortuna di essere già inserito nell'editoria, avrebbe davvero successo se non fosse per la pubblicità?

La libertà di espressione deve essere un'opportunità per tutti.

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