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Nio59

Meglio una piccola CE o il selfpublishing?

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Nella mia piccola esperienza, le piccole casa editrici serie esistono e sono molte. Serie non significa esageratamente ricche e con infinite possibilità di distribuzione e promozione. Significa appunto serie, ovvero attente ai testi che pubblicano, spesso testi scelti al di là dei trend unici di mercato, disponibili, precise coi rendiconti ecc.

Dal mio punto di vista, il self funziona bene per le declinazioni del genere romance e poco altro. Se si scrive narrativa non di genere o saggistica, a meno di non essere abbastanza noti in rete (o non poter spendere parecchio in promozione), non è la scelta migliore. 
 

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Il 19/11/2020 alle 19:18, Nio59 ha scritto:

Capisco quello che dici e lo condivido, però... se con il self si riesce (magari) a vendere parecchio, poi si potrebbe andare da una CE importante e presentarsi come uno che vende e quindi ha già un suo pubblico. Il self, in questo caso, potrebbe servire per entrare nell'editoria importante da una porta un po' più grande. Penso che tu abbia parecchia esperienza con le CE di un certo livello (mi sembra di aver letto qualche giudizio sul tuo conto in questo sito) che ne pensi? potrebbe essere così?

 Arrivare dal self alle grandi CE non è facile, bisogna vendere decine di migliaia di copie. Però il self, se hai l'opera adatta al self, ha un bacino di utenti tutto suo che è disposto a spendere piccole cifre e a macinare tantissimi romanzi (di genere). Sapendo che possono avere tutti i rosa che vogliono a 1.99 (o in KU), difficilmente spenderanno 5.99 per un ebook di un autore che per loro è altrettanto sconosciuto e che propone qualcosa di analogo.

Ovvio che se il tuo pubblico non è lì e non si fida del self, pubblicare in self non ha alcun senso.

 

Per

23 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Ci sono dei casi di autori che hanno pubblicato dei libri in self, si sono fatti conoscere sui social e sono stati notati da grossi editori. Qui su WD ce n'è almeno uno che poi ha pubblicato con Newton, e alcune ragazze nella collana Harmony vengono dal self (ma erano attive da diversi anni).

Io conosco anche il fenomeno contrario: autori di CE grandi che sono tornati al self per motivi economici e di libertà dalle opzioni capestro delle CE.

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13 ore fa, Alhena ha scritto:

Però il self, se hai l'opera adatta al self, ha un bacino di utenti tutto suo che è disposto a spendere piccole cifre e a macinare tantissimi romanzi (di genere).


Ecco, qui sta il punto. Il Self si adatta più a certe tipologie di opere - prevalentemente di "intrattenimento", come il fantasy - mentre per altre il lettore non si fida a comprare un'opera letteraria che non sia stata "autorizzata" da un buon marchio editoriale.

Purtroppo, in generale, la "fiducia" verso il Self è destinata a diminuire progressivamente sempre di più, nella misura in cui sempre più personaggi senza arte né parte scoprono questo mondo a fini di lucro, immettendo nel mercato autentico ciarpame... Questo ne è un fulgido esempio., con una posizione relativamente alta nella classifica Amazon. 

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Il 19/11/2020 alle 18:44, Wanderer ha scritto:

 e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum).

 

Sì, una ce incapace ti rovina il curriculum (che poi è da vedere: alla decima pubblicazione cosa te ne frega se dieci anni prima ti hanno sbagliato un romanzo), ma andare di self di grazia a cosa dovrebbe servire? Se vendi ti pubblicano le big, sì, ma se non vendi cosa ne ottieni? Dichiari gli introiti di amazon quando vai a fare il 730?

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Il 19/11/2020 alle 18:58, Nio59 ha scritto:

Se invece lo stesso libro lo pubblichi tu metteresti prezzi più bassi

C'è da vedere, però, dove vai a risparmiare per poter fare i prezzi più bassi. Per esempio, con il cartaceo di Amazon puoi fare prezzi concorrenziali, ma avrai un prodotto davvero di pessima qualità, per quel che riguarda i materiali e la stampa. Ti garantisco che le copie stampate da Amazon di tutti i libri su cui ho lavorato (in qualità di designer) sono una tragedia: carta di pessima qualità; su dieci copie ordinate, sette hanno la copertina di sette gamme di colore diverse (perché Amazon non dichiara il profilo colore da dare ai file, probabilmente perché stampa sempre con stampanti diverse, dal profilo colore diverso, quindi viene uno schifo); se hai una copertina con gradiente, il gradiente viene stampato a bande, cosa che non ti fa neanche la stampante di casa, se poco poco hai una stampante per le fotografie; la carta della copertina si imbarca verso l'alto anche se il libro è appena uscito dalla confezione e non l'hai mai aperto.

Quindi se vuoi andare al ribasso con il prezzo di copertina, accertati che ne valga la pena ;)

 

Preciso che i clienti che hanno pubblicato con Amazon l'hanno fatto per via della distribuzione che si ha, tramite Amazon, che in quanto colosso diventa una sorta di scelta obbligata. Purtroppo, però, il prodotto – sul piano della qualità dei materiali di realizzazione – è tra i peggiori che si possano vedere in commercio.

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36 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

(che poi è da vedere: alla decima pubblicazione cosa te ne frega se dieci anni prima ti hanno sbagliato un romanzo)


Relativamente: se alla decima pubblicazione (ma anche alla quarta) un autore è ancora con una piccola CE sconosciuta, dovrebbe venirgli il dubbio di aver sbagliato tutto sin dall'inizio.
 

Quota

Se vendi ti pubblicano le big, sì, ma se non vendi cosa ne ottieni? Dichiari gli introiti di amazon quando vai a fare il 730?


Ma poi, tutte queste "big" che pescano dal Self quali e quante sono? Sento citare sempre Newton & Compton, che secondo me non è un marchio prestigioso, ed è una specie di centro commerciale dell'editoria. Valido per le edizioni economiche dei classici, ma ho forti dubbi sul fatto che promuova letteratura contemporanea di qualità. 

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Ma poi, tutte queste "big" che pescano dal Self quali e quante sono? Sento citare sempre Newton & Compton, che secondo me non è un marchio prestigioso, ed è una specie di centro commerciale dell'editoria. Valido per le edizioni economiche dei classici, ma ho forti dubbi sul fatto che promuova letteratura contemporanea di qualità. 

un utente del wd che ha venduto più di 10.000 copie da autopubblicato poi ha ripubblicato il suo romanzo con RIzzoli.

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Ma poi, tutte queste "big" che pescano dal Self quali e quante sono? Sento citare sempre Newton & Compton, che secondo me non è un marchio prestigioso, ed è una specie di centro commerciale dell'editoria. Valido per le edizioni economiche dei classici, ma ho forti dubbi sul fatto che promuova letteratura contemporanea di qualità. 

C'è un autore big, che non so se posso citare quindi per prudenza non lo faccio, che, rifiutato da una big, si è autopubblicato, avendo un successo tale che la stessa big che lo aveva rifiutato lo ha contattato. Ha in seguito pubblicato tre romanzi con la stessa big,  uno con DeaPlaneta e uno, uscito il mese scorso, con Sperling&Kupfer.

Poi, che non sia così frequente e che spesso accada con la Newton & Compton è vero. Però non è vero che la N&C pubblica solo ciarpame. Ci sono cose che neppure a me piacciono, cose molto commerciali, cose che effettivamente anche io non comprerei mai (ma queste cose le trovi anche pubblicate da altri marchi prestigiosi). Ma ho letto anche libri buoni e piacevoli. Poi, dipende dai gusti. Non troveresti un novello Pasolini pubblicato sulla N&C e se a te piace il genere è chiaro che N&C non fa per te.

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14 minuti fa, CB85 ha scritto:

un utente del wd che ha venduto più di 10.000 copie da autopubblicato poi ha ripubblicato il suo romanzo con RIzzoli.


Nel Self, per uno che vende 10.000 copie, ce ne sono 10.000 che ne vendono a stento una. 

Per il resto, Rizzoli ormai è soltanto un marchio commerciale di Mondadori, la "casa degli italiani", con cui potenzialmente chiunque può pubblicare (ha pubblicato persino mio zio). Basta avere i contatti giusti, e soprattutto i numeri giusti. Quando fa scouting, questo tipo di editoria pesca e raccatta un po' dappertutto, a seconda di come tira il vento: blogger, cuochi, tronisti, calciatori, influencer, youtuber, instagrammer, self-publisher... c'è posto per tutti! Se qualcuno considera un gran successo trovarsi in compagnia di un simile circo equestre... de gustibus. 

Non ho mai sentito - magari mi è sfuggito - che qualcuno dal Self sia approdato a Marsilio, ad Adelphi, a Fazi, a Minimum fax, a Neri Pozza, a Marcos y Marcos, a Sellerio. 
Ovvero, il passaggio dal Self-publishing a CE di qualità - ancor prima che di quantità - è virtualmente inesistente. 

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@Lizina
Non conosco il caso in questione, ma anche Sperling&Kupfer risponde alle stesse logiche di Mondadori, in quanto marchio Mondadori. 
Il fatto che queste major peschino nel Self - solo ed esclusivamente con l'occhio ai numeri, al libro da ombrellone per la prossima estate - non prova l'eccellenza del Self, prova soltanto la decadenza dell'editoria nella nostra epoca, che si è ridotta ad essere una cassa di risonanza della società di massa, incapace di produrre autentiche opere letterarie da tramandare ai posteri. Per quanto riguarda N&C e il cosiddetto "ciarpame"... io non usavo quel termine per N&C, anche se effettivamente mi è capitato di pensarlo. Quello che ho affermato è che, al netto dei classici, pubblica libri che rientrano nella più categoria "entertainment" che in quella "arte letteraria". E questo mi sembra un dato di fatto, a prescindere dal "ciarpame" o meno. 

(scusate il messaggio ripetuto)

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@Wanderer Un'opera di intrattenimento non è detto non sia degna di essere pubblicata. Se scritta bene (dal punto di vista della grammatica, della sintassi, del lessico, del plot) perchè non dovrebbe essere pubblicata? Verrà letta sotto l'ombrellone oppure in treno, e allora? Non finirà nei libri di letteratura ma, dal mio punto di vista, non è affatto un problema. Io sono la prima che scrive per intrattenere. E se mai dovessi vedere che un mio libro viene letto dalla tizia al mare accanto a me o da quella in fondo al vagone della metro, sarei contenta. Poi, è chiaro che qui è questione di gusti.

Gran parte del passaggio da self a editoria tradizionale avviene per la letteratura di genere, e soprattutto per talune categorie, questo non si può negare. Però c'è anche chi non pubblica in self perchè cerca il modo di arrivare a CE di grido. C'è chi lo fa perchè semplicemente preferisce questa modalità di pubblicazione. Chi lo fa per fare un'esperienza. Chi lo fa per ripicca perchè non è riuscito a trovare posto nell'editoria tradizionale (e l'autore di cui parlavo nel precedente posto è uno di quelli).

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2 minuti fa, Lizina ha scritto:

Gran parte del passaggio da self a editoria tradizionale avviene per la letteratura di genere, e soprattutto per talune categorie, questo non si può negare. 


Questo è il punto: il passaggio avviene sulla base della compravendita di un prodotto editoriale di consumo - di solito appartenente a certi generi - e non perché all'autore sia riconosciuta una dignità artistica, un percorso letterario. E infatti, non è infrequente che l'autore sia soltanto sfruttato dalla major per un breve tempo, e poi cestinato, tornando nell'anonimato.

Poi per carità, ci può essere anche "entertainment" di qualità, così come c'è cinema hollywoodiano di qualità... ma così come non metterei sullo stesso piano i film di Orson Welles e i film dei supereroi Marvel, non metterei sullo stesso piano Tolkien (che è letteratura d'arte, non "entertainment") e i suoi emuli moderni. 

Comunque, siamo abbastanza off-topic, dato che il quesito non riguardava il rapporto tra Self e grandi CE... bensì la scelta tra Self e piccole (che a volte mi sembra una scelta tra la padella e la brace). 

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Il 21/11/2020 alle 15:33, Miss Ribston ha scritto:

Purtroppo, però, il prodotto – sul piano della qualità dei materiali di realizzazione – è tra i peggiori che si possano vedere in commercio.

E' incredibile come un colosso tipo Amazon possa stampare libri di così bassa qualità e diventare, di fatto, il più grande editore del mondo!

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Comunque, considerando che esprimendo solo pareri e qualche dubbio mi sono beccato parecchi feedback negativi, è chiaro che probabilmente sono andato a toccare qualche interesse sensibile, quindi abbandono questa discussione. Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato consigli in modo disinteressato e amichevole.

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1 ora fa, Nio59 ha scritto:

E' incredibile come un colosso tipo Amazon possa stampare libri di così bassa qualità e diventare, di fatto, il più grande editore del mondo!

Ci si rivolge ad Amazon perché c'è poca scelta, per un selfpublisher, riguardo la distribuzione. Se vuoi vedere, essere su Amazon è pressoché d'obbligo, ma essere su Amazon stampando da una tipografia esterna e inviargli le copie è pressoché un suicidio – sia dal punto di vista economico che di tempo –, per questo molti autori di auto-edizioni si affidano al suo print on demand. Perché non c'è scelta.

Ritengo giusto, però, informare che il prodotto è davvero scadente dal punto di vista dei materiali. Provare per credere. Anche chi non è del mestiere lo può vedere da sé ;)

 

L'ideale sarebbe trovare un'alternativa alla stampa di Amazon (di maggiore qualità, si intende, ma basta davvero poco) che consenta di essere comunque venduti dal colosso.

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Intervengo per riportare un po' di ordine in questa discussione, visto che molte volte alcune verità personali o deduzioni e opinioni vengono elette a verità generali o dati oggettivi.

 

Innanzitutto chiariamo il punto sulle liste delle CE del WD. Cosa che non ritenevo fosse ancora necessario fare, dopo averlo già scritto di recente (specie per chi frequenta il forum da anni, ma anche da diversi mesi, ormai):

 

Il 19/11/2020 alle 20:30, Wanderer ha scritto:

Il fatto che una CE sia "free" (ovvero, che secondo alcuni criteri sia nella sezione "free" del forum) non è in sé alcuna garanzia di intrinseca qualità, e tra i cosiddetti "free" ci sono pessimi editori che pubblicano opere a investimento zero in print on demand, presupponendo che l'autore lavorerà e venderà libri per loro. Per ciascuno di questi editori, ci sono decine di autori che si lamentano, che sono insoddisfatti e frustrati. Basta fare un giro nel forum! "Le persone dell'ambiente" sanno che "free" in sé non è garanzia di nulla. 

 

Come è stato spiegato più volte, le liste del forum (con la tripartizione Free, DB, EAP) sono puramente indicative delle politiche editoriali di quelle CE inserite (politiche che fra l'altro possono anche mutare nel tempo) a volte autodichiarate, altre evidenziate in relazione alle testimonianze dirette degli autori che con queste hanno pubblicato.

Alcuni meccanismi non sono noti a monte (clausole di sbarramento, mancati rendiconti, mancati pagamenti, ecc...) e sono verificabili proprio grazie al confronto tra utenti.

Circa il fatto che un editore resti in Free o meno è spesso una questione formale, in altri casi abbiamo effettuato dei cambi di lista se determinate prassi erano evidenti, testimoniate dalla maggioranza e reiterate. In ogni caso Free, formalmente, è chi non chiede contributi per pubblicare, anche se purtroppo alcune che formalmente lo sono fanno sopportare all'autore spese in forma indiretta. Va da sé che Free non può né deve essere in automatico sinonimo di qualità, è identificativo solo ed esclusivamente di una modalità di pubblicazione (l'unica che dovrebbe essere ammissibile in base alla L.d.A.), lo diviene o meno solo in virtù delle valutazioni su base esperienziale degli utenti. E questo è sotto gli occhi di tutti, non di fantomatiche "persone dell'ambiente"

Se così non fosse, il forum non avrebbe neanche ragione di esistere così com'è, il WD sarebbe solo un portale con liste statiche senza testimonianze e un'Officina in cui allenarsi. Se una casa editrice è di qualità lo si desume dal confronto tra le opinioni, a prescindere dal fatto che sia Free.

 

La stessa cosa vale per le dimensioni delle CE, se siano di qualità o meno prescinde dal fatto che queste siano Big, Medie, Piccole, Micro.

 

Il 19/11/2020 alle 18:44, Wanderer ha scritto:

Meglio una media CE.
Se invece proprio si deve scegliere tra le due... Se la piccola CE è di qualità (in media è una su 50)

 

Una su 50 è un criterio evidentemente personale, per cui non è un dato statistico.

 

Il 19/11/2020 alle 21:21, Wanderer ha scritto:

In ogni caso, io parlo anche per esperienza personale, perché ho avuto almeno due esperienze (poco positive) con piccoli editori... e mi è bastato. 

 

Anche in questo caso due non fa statistica. Due su quante? Inoltre due mi sembra decisamente poco rispetto a una quantità di piccole CE piuttosto elevata. E "almeno due" non significa nulla. Se sono due sono due, se sono più di due perché non scrivere tre, dieci, due e mezza?

 

Inoltre, c'è da ribadire un concetto importante, Wanderer parla di medie e piccole CE senza operare una distinzione sulla dimensione d'impresa, ma su una qualità (da lui, quindi strettamente personale) percepita.

Nel calderone delle "piccole CE", in realtà, lui ci mette quelle che generalmente fanno parte della micoreditoria. Diversi microeditori (e non tutti) si comportano come lui dice:

 

Il 19/11/2020 alle 20:30, Wanderer ha scritto:

Più in generale, il punto è che gran parte (non tutti!) dei piccoli editori – EAP o “free” che siano considerati - sono molto prossimi al grado zero dell’editore. Ovvero:
 

-  Non offrono compensi per la cessione dei diritti di sfruttamento economico (anzi chiedono soldi, oppure, se “free”, mettono clausole di sbarramento delle royalties).

-  Non offrono alcun valore aggiunto di visibilità, prestigio, curriculum (anzi, spesso rovinano la reputazione e sbarrano la strada verso la medio-grande editoria).

-  Non promuovono l’opera, non inviano copie promozionali, non organizzano presentazioni (anzi, costringono l’autore a fare tutto per conto proprio, e a spese proprie).

-  Utilizzano spesso materiali scadenti, grafiche dozzinali, realizzando un prodotto editoriale peggiore di quanto l’autore potrebbe fare con mezzi propri. 

-  In aggiunta a tutto ciò, come se non bastasse, acquisiscono i diritti di sfruttamento economico di un’opera verso cui non hanno alcun interesse, e la tengono prigioniera per cinque anni o più; spesso incatenano anche l’autore, con clausole di opzione o prelazione che usano a volte in modi poco limpidi, e che esulano dall'interesse verso il percorso letterario dell'autore. 

 

Per inciso, possono esserci e ci sono anche microeditori con un solo dipendente, che pubblicano opere di qualità e si comportano in maniera corretta con gli autori, fanno promozione, eccetera...

Nella classificazione economica/imprenditoriale (che è quella più diffusa) di "piccolo editore", rientano moltissimi nomi conosciuti ai più. L'elenco è lungo, ma CE come Minimum Fax, Fandango, Fanucci (per citarne solo alcuni tra i più noti) sono piccoli editori, per cui dire che la gran parte dei piccoli si comporta come sopra descritto significa non avere chiare queste distinzioni, generalizzare, confondere piccola editoria con microeditoria.

Con buona pace di chi pensa a un complotto dietro che giova a qualcuno (chi poi?) i piccoli editori, così tanto demonizzati, di qualità sono tantissimi. Molto di più di quanto si pensi, per cui quando leggo affermazioni di questo genere, basate su esperienze personali limitate, per propria ammissione, mi si accappona la pelle, perché significa diffondere informazioni non corrette che molti leggono e non considerano soggettive (come in raltà sono), ma oggettive e assolute.

 

Ci terrei anche a dire una cosa:

 

Il 21/11/2020 alle 18:42, Wanderer ha scritto:

Per il resto, Rizzoli ormai è soltanto un marchio commerciale di Mondadori, la "casa degli italiani", con cui potenzialmente chiunque può pubblicare (ha pubblicato persino mio zio). Basta avere i contatti giusti, e soprattutto i numeri giusti. Quando fa scouting, questo tipo di editoria pesca e raccatta un po' dappertutto, a seconda di come tira il vento: blogger, cuochi, tronisti, calciatori, influencer, youtuber, instagrammer, self-publisher... c'è posto per tutti! Se qualcuno considera un gran successo trovarsi in compagnia di un simile circo equestre... de gustibus. 

 

Su questo forum c'è più di un autore che ha pubblicato o pubblica con Rizzoli e Mondadori. CE generaliste, impossibile negarlo, ma che hanno anche collane con direttori di qualità e autori di qualità. Dei nostri iscritti, c'è chi ci è arrivato con agenti, chi grazie alle proprie forze e validità dell'opera, non "raccattati" da chissà quale mucchio. A prescindere dal come l'esperienza sia stata, in una macchina dai meccanismi schiaccianti quale può essere un editore big, la qualità dei loro lavori non è da mettere in discussione, così come il loro valore di autori. Anche quella che l'editore generalista debba essere per forza dozzinale e i suoi autori "raccattati" solo a destra e a manca è una generalizzazione e in quanto tale non un dato oggettivo.

 

Detto ciò possiamo tornare in topic e parlare con maggior cognizione di causa dell'eventuale scelta tra piccoli editori e self.

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Il 21/11/2020 alle 15:33, Miss Ribston ha scritto:

Ti garantisco che le copie stampate da Amazon di tutti i libri su cui ho lavorato (in qualità di designer) sono una tragedia: carta di pessima qualità;

Non riesco a capire: la nostra opinione personale può intaccare qualsiasi cosa tranne una CE? 

Ho letto qualche recensione da parte di lettori di Amazon e non sembra una tragedia. A chi credere? 

 

Pubblicare in self e pubblicare con medi e piccoli editori non fa differenza, se non si ha una vera e propria pubblicità. Un lettore non è uno scrittore, e spesso conosce soltanto i grandi nomi dell'editoria, e quando compra un libro, se non è indagatore come noi, non farà caso al nome di chi lo ha pubblicato, perché tra centinaia di nuove CE, ormai ci si perde. 

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22 minuti fa, Annabel ha scritto:

Non riesco a capire: la nostra opinione personale può intaccare qualsiasi cosa tranne una CE? 

Ho letto qualche recensione da parte di lettori di Amazon e non sembra una tragedia. A chi credere? 

La mia non è un'opinione personale, ma oggettiva in quanto professionista: se una carta è di pessima qualità, è di pessima qualità, non è opinione personale. Avrei potuto dire "non mi piace questa carta", ma non è quel che ho detto. La carta è oggettivamente pessima, sul piano professionale della scelta dei materiali di produzione di un libro. La stampa è pure peggio.

 

Se la carta di una copertina si imbarca, è oggettivo (e si imbarca sempre, non in un solo caso).

Se su un ordine cospicuo di copie da Amazon, la mia cliente mi chiama nel panico e mi dice che i colori della stampa della copertina sono tutti diversi, anche qui, è oggettivo che lo siano.

Se una copertina, progettata perché abbia un gradiente, viene stampata a bande di colore anziché con il gradiente, è oggettivo che ci sia qualcosa che non va nella stampa.

 

Parlo dal punto di vista professionale, di chi progetta il prodotto libro. E per un professionista è inaccettabile ottenere risultati del genere.

Poi, per carità, se all'autore non importa nulla della resa estetica del prodotto, liberissimo di essere soddisfatto così.

Per riportare l'esempio della cliente, cui arrivò lo stock di libri con le copertine tutte diverse nei colori, lei tutt'ora ha il libro in vendita su Amazon. Chi lo ordina da Amazon ha una copia inferiore a livello di materiali. Quando va alle fiere, alle presentazioni e per gli stock da spedire alle librerie, però, questa autrice indipendente ordina da una tipografia, perché vuole che i libri, se esposti, si presentino in una veste professionale e competitiva rispetto le pubblicazioni che si trova ad avere attorno.

 

Non so se ho risposto alle tue domande, @Annabel, se ci sono altri dubbi chiedi pure :)

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Il 19/11/2020 alle 20:04, Nio59 ha scritto:

Quindi, nel mio caso, insegnando italiano in un liceo e avendo un'  infarinatura di informatica, potrei provarci..

devi solo imparare a disegnare :D

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Miss Ribston ti capisco perché, per lavoro, creo dove l'uso della stampa è fondamentale, quindi, la mia esperienza mi ha insegnato che Amazon è un distributore di commercio online, non ha finezza ricercata. Comunque vende libri, tanti, e forse anche agli autori conviene, e gli va bene così. 

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3 minuti fa, Annabel ha scritto:

Miss Ribston ti capisco perché, per lavoro, creo dove l'uso della stampa è fondamentale, quindi, la mia esperienza mi ha insegnato che Amazon è un distributore di commercio online, non ha finezza ricercata. Comunque vende libri, tanti, e forse anche agli autori conviene, e gli va bene così. 

Mai sostenuto il contrario, l’ho pure scritto: se all’autore va bene così, ben venga. In qualità di professionista, però, mi sembra corretto informare gli autori e/o coloro che vogliono pubblicare con Amazon, che il prodotto stampato sarà di qualità scadente (sul piano dei materiali). Almeno sanno da principio cosa aspettarsi e per certe situazioni, come presentazioni o simili, possono organizzarsi preventivamente. :) 

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13 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

mi sembra corretto informare gli autori e/o coloro che vogliono pubblicare con Amazon, che il prodotto stampato sarà di qualità scadente (sul piano dei materiali)

Non sono del ramo, ma ho acquistato varie volte cartacei stampati da amazon... e non li ho trovati malaccio affatto! Ho gusti dozzinali o potrebbe essermi andata bene? 

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24 minuti fa, ophelia03 ha scritto:

Non sono del ramo, ma ho acquistato varie volte cartacei stampati da amazon... e non li ho trovati malaccio affatto! Ho gusti dozzinali o potrebbe essermi andata bene? 

Magari ti è andata bene. Finché erano stampati in Olanda, o comunque non in Italia, la qualità di stampa era migliore. I materiali erano gli stessi, quindi pessimi comunque, ma con la stampa già più accettabile veniva compensato il tutto. Ora se ordini dall'Italia ti arrivano stampati da qui, da tipografie diverse a seconda di dove ti deve arrivare il libro. Posso ipotizzare che abbiano recentemente comprato (almeno da maggio scorso) delle stampanti per gli stabilimenti Amazon qui in Italia e che siano andati piuttosto al risparmio.

Poi c'è da dire che, su singola copia, puoi anche non accorgerti di nulla in certi casi. Ti accorgi che c'è qualche problema quando ordini uno stock di più copie, oppure in certi casi dove l'errore è eclatante.

Metto gli esempi qui sotto spoiler ;)

Spoiler

photo-2020-11-16-10-58-24.jpg

Questo è stampato decisamente a bande di colore, laddove invece dovrebbe esserci una sfumatura. Questo fatto è dovuto probabilmente a una compressione o esportazione del file da parte di Amazon, per cui ha ridotto l'informazione sul colore per processare più velocemente la stampa. Il fatto si potrebbe ovviare se Amazon esplicitasse il profilo colore desiderato, all'invio dei file, ma non lo esplicita probabilmente perché usa più stampanti, tutte tarate diverse nei profili colore. Il che spiega perché succede questa cosa qui, con più copie dello stesso libro:

photo-2020-06-29-14-38-17.jpg

Queste sono due copie una accanto all'altra dello stesso volume... i colori sono decisamente diversi: uno più chiaro e l'altro più scuro.

In singola copia, qui, non ci si accorge di niente, a differenza del caso più sopra. Ma se hai bisogno di più libri per fare una presentazione, non ci si fa una bella figura ad avere le gradazioni diverse a seconda della singola copia :facepalm:

 

Spero sia più chiaro quel che intendo :)

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Stiamo andando leggermente Off-topic :asd: 

Per quanto riguarda la domanda iniziale, quella più importante, scegliere tra CE (micro-piccole) e Self dipende dagli obiettivi dell'autore, da quello che vuole raggiungere e quanto tempo ed energie vuole investire nella sua "creatura". Non esiste risposta univoca, ma un ventaglio di possibilità praticabili. Quindi decidere a priori cosa sia meglio è un errore, a parer mio. Il bello è proprio avere la possibilità di informarsi su tutte le opzioni possibili e scegliere la migliore per sé.

 

Per quanto riguarda la questione Amazon, è ovviamente e incontrovertibilmente vero che una tipografia professionale stampi meglio di Amazon per tutte le ragioni tecniche o di qualità di carta che ha sciorinato @Miss Ribston con cognizione di causa, questo è assodato. Tuttavia, mi trovo in disaccordo con il bollino di "pessima qualità" data dalla nostra puntigliosa designer :asd: 

Per varie ragioni.

 

Intanto, su Amazon ci stampano e vendono migliaia e migliaia di libri che possiamo definire sì di qualità bassa (dal punto di vista estetico) non pessima.

Il problema vero, secondo me, è che con il peso che ha Amazon non ci sono alternative valide per chi non voglia fare letteralmente i salti mortali solo per mettere libri di miglior qualità sulla piattaforma. Non c'è, punto (a meno che, ripeto, uno non si voglia impegnare così tanto da stampare in tipografia e inviare lui stesso ai magazzini amazon, con tutte le questioni burocratiche e pratiche che questo comporta, insieme al cospicuo dispendio di tempo, che vi assicuro non è poco). Pure questo è incontrovertibile. E quindi Amazon se ne approfitta, sa che è l'unico colosso in questo settore che permette agli autori di far gestire tutto a un'entità altra anche tramite Self (proprio Amazon), sacrificando la qualità della stampa.

 

Inoltre Amazon ha dalla sua un altro fattore: non è una libreria fisica dove si possono vedere i libri stampati e impilati, o a scaffale, quindi se stampano ogni volta con colori (e stampanti) diversi che gli frega? Tanto un libro arriverà a Cremona e l'altro a Bari, per dire. 

Ovvio poi che a un occhio critico e professionale come quello di @Miss Ribston saltano all'occhio tantissime cose, di cui la media (io compreso, che non sono esperto di qualità di carta o colori) nemmeno è a conoscenza, quindi non ci fa caso. O se ci fa caso la reputa una questione secondaria rispetto a tutto lo sbattimento che comporterebbe mettere una pezza a questo problema.

 

Sono d'accordo, infine, con la questione presentazioni: in quel caso è sicuramente meglio far stampare a una tipografia professionale e portare un prodotto di qualità superiore agli eventi. Mentre non ci vedo niente di male nel far stampare ad Amazon negli acquisti che avvengono direttamente sulla piattaforma, consapevoli delle criticità intrinseche, ovviamente.

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1 minuto fa, Niko ha scritto:

Il problema vero, secondo me, è che con il peso che ha Amazon non ci sono alternative valide per chi non voglia fare letteralmente i salti mortali solo per mettere libri di miglior qualità sulla piattaforma. Non c'è, punto (a meno che, ripeto, uno non si voglia impegnare così tanto da stampare in tipografia e inviare lui stesso ai magazzini amazon, con tutte le questioni burocratiche e pratiche che questo comporta, insieme al cospicuo dispendio di tempo, che vi assicuro non è poco). Pure questo è incontrovertibile. E quindi Amazon se ne approfitta, sa che è l'unico colosso in questo settore che permette agli autori di far gestire tutto a un'entità altra anche tramite Self (proprio Amazon), sacrificando la qualità della stampa.

 

Inoltre Amazon ha dalla sua un altro fattore: non è una libreria fisica dove si possono vedere i libri stampati e impilati, o a scaffale, quindi se stampano ogni volta con colori (e stampanti) diversi che gli frega? Tanto un libro arriverà a Cremona e l'altro a Bari, per dire.

D'accordissimo con te :)

I miei sono interventi puramente informativi, perché tengo al valore dell'informazione per quel che riguarda il mio campo (sconosciuto ai più). Poi, come ho detto e come dici, ad Amazon non c'è scelta. L'importante, per me, è far sapere a che cosa si va incontro ;)

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Opinione mia, la qualità di stampa di Amazon, seppur criticata in modo ben argomentato, mi sembra superiore rispetto alla qualità media dei libri pubblicati. 

Ci sono le eccezioni, ovviamente, e ognuno di noi è legittimato a sentirsi tale. 

 

Corretto parlare di approccio "professionale".

Un approccio professionale me lo aspetto per un professionista. Quanto libri tra quelli pubblicati in Italia ogni anno sono partoriti dalla mente e dalla mano di un professionista? 100? 

Per tutti gli altri parlerei di produzione amatoriale. E per una produzione amatoriale, sempre a mio modesto avviso, la qualità di Amazon è anche troppo alta. 

 

Poi c'è chi vuole mettere il motore di una 500 nella carrozzeria di una Ferrari. Liberissimo di farlo. 

 

Ora sotto con le frecce rosse, dallo zoccolo CE oriented di questo forum 😊😊

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La mia opinione da non professionista è che le copertine dei libri fatti stampare da Amazon siano effettivamente di scarsa qualità, con grammatura e consistenza terribili e con la certezza che si imbarcheranno alla prima lettura, mentre trovo che il lettore medio ben difficilmente noterà molta differenza con l'edizione paperback di qualsiasi editore per quanto riguarda la carta, che mi pare di qualità dignitosa. Forse un po' più rigida del dovuto.

Sul fatto che la creatura di Jeff Bezos sia imprescindibile per tutti i self publisher di questo mondo, credo non sia nemmeno necessario aprire un dibattito.

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20 minuti fa, L'antipatico ha scritto:

La mia opinione da non professionista è che le copertine dei libri fatti stampare da Amazon siano effettivamente di scarsa qualità,

Amazon ha dei canoni prestabiliti per la stampa, proprio per la distribuzione facilitata internazionale, non soltanto in Italia. Dobbiamo pensare che il processo di evadere ordini in fretta, e ovunque, rende un lavoro artisticamente perfetto, imperfetto. Non possiamo pensare, di non vendere su un canale commerciale che, nonostante tutte queste critiche da voi elencate, rimane il più diffuso e usato per l'acquisto, anche di libri. 

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23 ore fa, Annabel ha scritto:

Amazon ha dei canoni prestabiliti per la stampa, proprio per la distribuzione facilitata internazionale, non soltanto in Italia. Dobbiamo pensare che il processo di evadere ordini in fretta, e ovunque, rende un lavoro artisticamente perfetto, imperfetto. Non possiamo pensare, di non vendere su un canale commerciale che, nonostante tutte queste critiche da voi elencate, rimane il più diffuso e usato per l'acquisto, anche di libri. 

 

Non è necessario far stampare ad Amazon. Un libro stampato male è un danno d'immagine e il lettore, che quasi mai conosce le dinamiche della piccola editoria, pensarà che te lo sei stampato da solo o che comunque sei un poveretto. C'è un mio romanzo pubblicato da gente che non stimo che ancora vende, stampato male, e andrei a bruciare ogni singola copia rimasta nei magazzini, perché è un danno d'immagine.

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50 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

C'è un mio romanzo pubblicato da gente che non stimo che ancora vende, stampato male, e andrei a bruciare ogni singola copia rimasta nei magazzini, perché è un danno d'immagine.

Hai assolutamente ragione, anche a me darebbe un fastidio enorme. Comunque, ho comprato molti libri, ben rilegati, per abbellire la mia libreria, ma molti di quelli che porto nel cuore, hanno la copertina morbida e scadente. 

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