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Nio59

Meglio una piccola CE o il selfpublishing?

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Un saputo a tutti. Ho pubblicato con piccole CE in passato ma ora comincio a chiedermi se non sia il caso di ricorrere al  selfpublishing. Non conosco bene questo sistema per pubblicare e vorrei avere i pareri di chi ha avuto esperienze nell'uno e nell'altro caso. Grazie

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Il self ha indubbi vantaggi economici e di indipendenza ma secondo me "funziona" solo con alcune condizioni: che il romanzo sia "di genere" (rosa, giallo, fantasy,....), che si abbia la possibilità e il coraggio di investire sui servizi che servono (editing,  e che l'autore abbia voglia e pazienza di crearsi un bacino di lettori, il che non significa spam selvaggio ma sicuramente forte presenza sui social (quali social dipende dal target dei lettori).

In assenza di queste condizioni, secondo me conviene una piccola casa editrice. In particolare, se uno scrive mainstream, storici puri, saggi deve sapere che il suo target non si fida del self (e se è per questo neppure degli autori emergenti) quindi pubblicando in self si ottiene l'effetto contrario, di allontanare il pubblico.

Questi sono i miei due cent sull'argomento :)

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Meglio una piccola ce. Se è seria è un'esperienza che ha più senso. E fai anche curriculum.

 

Ovvio che se auto pubblichi e vendi duemila copia è meglio, ma nel dubbio è più sensato pubblicare per una casa editrice seria.

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My two cents: il self publishing ha senso se uno è già abbastanza esperto e navigato nell'ambiente (soprt per quel che riguarda la parte commerciale).

Se uno, come me, non ha mezza idea di niente sicuramente una piccola casa editrice è meglio perchè ti sgrava di un sacco di questioni (es: editing, impaginazione, copertina, promozione iniziale, prezzo di copertina, ebook, etc).

 

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Meglio una media CE. 

Se invece proprio si deve scegliere tra le due... Se la piccola CE è di qualità (in media è una su 50) allora decisamente meglio la piccola CE. Negli altri 49 casi, decisamente meglio il Self, tanto più che la piccola CE ti farà lavorare esattamente come nel Self, ti farà spendere, e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum). 

Non si può comunque dare una risposta univoca, e bisogna valutare caso per caso, autore per autore, editore per editore, e Self per Self. 

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55 minuti fa, CB85 ha scritto:

ti sgrava di un sacco di questioni (es: editing, impaginazione, copertina, promozione iniziale, prezzo di copertina, ebook, etc).

Sono d'accordo, però il problema non è economico o tecnico, quello che mi spingerebbe verso il self è un altro aspetto: spesso le piccole CE aumentano a dismisura il prezzo della tua opera, ad esempio ho visto un libro di 160 pagine con una mediocre copertina a 16 euro il cartaceo e 5 euro l'ebook. La CE lo fa perché sa che i tuoi amici e i tuoi parenti, comunque compreranno il libro, magari solo per farti un piacere. Se invece lo stesso libro lo pubblichi tu metteresti prezzi più bassi, magari 12 euro il cartaceo e 2 euro l'ebook.e venderesti molto di più se riesci a fare un minimo di pubblicità...

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14 minuti fa, Wanderer ha scritto:

la piccola CE ti farà lavorare esattamente come nel Self, ti farà spendere, e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum). 

Appunto! Forse bisogna considerare anche questo...

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2 ore fa, Nio59 ha scritto:

Ho pubblicato con piccole CE in passato ma ora comincio a chiedermi se non sia il caso di ricorrere al  selfpublishing

La domanda qui se la sono posta in tanti, ma non ci può essere una risposta unica perché ognuno ha obiettivi diversi (hai presente lo Stregatto in Alice? la strada da prendere dipende da dove vuoi andare).

Io non ho esperienza di self, ma conosco diverse autrici che l'hanno fatto per anni e si sono create un nome e un discreto seguito di lettori (di solito in un genere specifico, come il romance o il fantasy). Ora però vedo molte di loro felici di ripubblicare i loro romanzi, rivisti, con CE anche piccole.

La discriminante essenziale credo che sia se ci interessa di più il ritorno economico o il costruirci un nome come autori. Nel primo caso, probabilmente col self si guadagna di più che con una CE piccola che promuove poco o niente, nel secondo, con una piccola CE che si è fatta un nome nel settore si guadagna in credibilità (che non è monetizzabile, ma non significa che non valga altrettanto, forse di più). Se si tratta di una CE sconosciuta, il vantaggio può sembrare minimo, ma molti lettori (me compresa) si fidano più di una piccola CE che di un autore self (perché almeno c'è una selezione), e in ogni caso molti autori famosi hanno iniziato proprio con piccole CE free e di qualità. Da lì magari hanno vinto premi o si sono fatti notare in altri modi.

Insomma, tutto dipende dagli obiettivi: se si vuole essere letti e guadagnare qualcosa, il self può essere l'opzione migliore; se invece si vuole costruirsi pian piano un nome come autore, meglio puntare su una CE, anche piccola, ma seria

 

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5 minuti fa, Nio59 ha scritto:

Appunto! Forse bisogna considerare anche questo...


E aggiungo:

Con la piccola CE è quasi sempre garantito che l'autore dovrà fare auto-promozione, dovrà organizzare presentazioni, inventarsi modi per pubblicizzare il libro, dato che di tutte queste cose non si occuperà l'editore (il quale o chiederà un contributo economico iniziale, oppure inserirà nel contratto delle clausole subdole che indurranno l'autore a lavorare per lui, a vendere copie in conto vendita, mentre l'editore si disinteresserà del tutto delle sorti dell'opera). Anche nel Self l'autore dovrà fare auto-promozione, dovrà organizzare presentazioni, inventarsi modi per pubblicizzare il libro. Ma c'è una differenza sostanziale. Quando l'autore si auto-promuove pur avendo dietro un editore (di scarsa qualità, che non assolve al suo ruolo), persino gli amici e parenti potrebbero rifiutarsi di acquistare l'opera, perché percepiranno - più o meno subconsciamente, pur non avendo esperienza del settore - che l'editore non ha investito né scommesso nulla su quell'opera, e avranno la percezione che l'opera stessa è di scarso valore. Se invece l'autore fa tutto in Self, perlomeno investe e scommette su sé stesso, e offre un'immagine di sé e della propria opera differente. 

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6 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

dipende da dove vuoi andare

Capisco quello che dici e lo condivido, però... se con il self si riesce (magari) a vendere parecchio, poi si potrebbe andare da una CE importante e presentarsi come uno che vende e quindi ha già un suo pubblico. Il self, in questo caso, potrebbe servire per entrare nell'editoria importante da una porta un po' più grande. Penso che tu abbia parecchia esperienza con le CE di un certo livello (mi sembra di aver letto qualche giudizio sul tuo conto in questo sito) che ne pensi? potrebbe essere così?

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52 minuti fa, Nio59 ha scritto:

Sono d'accordo, però il problema non è economico o tecnico, quello che mi spingerebbe verso il self è un altro aspetto: spesso le piccole CE aumentano a dismisura il prezzo della tua opera, ad esempio ho visto un libro di 160 pagine con una mediocre copertina a 16 euro il cartaceo e 5 euro l'ebook. La CE lo fa perché sa che i tuoi amici e i tuoi parenti, comunque compreranno il libro, magari solo per farti un piacere. Se invece lo stesso libro lo pubblichi tu metteresti prezzi più bassi, magari 12 euro il cartaceo e 2 euro l'ebook.e venderesti molto di più se riesci a fare un minimo di pubblicità...

probabilmente io vengo da una esperienza felice con una piccola casa editrice.

la mia copertina mi piace tantissimo. il cartaceo (300 pagine) costa 13 euro, l'ebook 2,99,

 

detto questo, anche con una casa editrice piccola c'è da sbattersi parecchio in prima persona per la promozione. innegabile.

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36 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Quando l'autore si auto-promuove pur avendo dietro un editore (di scarsa qualità, che non assolve al suo ruolo), persino gli amici e parenti potrebbero rifiutarsi di acquistare l'opera, perché percepiranno - più o meno subconsciamente, pur non avendo esperienza del settore - che l'editore non ha investito né scommesso nulla su quell'opera, e avranno la percezione che l'opera stessa è di scarso valore. Se invece l'autore fa tutto in Self, perlomeno investe e scommette su sé stesso, e offre un'immagine di sé e della propria opera differente. 

su questo non sono d'accordo.

le persone non dell'ambiente, secondo me, percepiranno il fatto di avere una casa editrice (se free) alle spalle come una garanzia, qualcuno che ha giudicato buono quel testo e ha deciso di investire poco o tanto per pubblicarlo.

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Se hai già pubblicato con CE piccole e ti stai chiedendo se il self non sia meglio, penso che non ti sia trovato bene. Non so che problemi tu abbia avuto ma, di certo, CE piccole che scommettono sull'autore e sul suo lavoro e si impegnano a fare un minimo di editing e un po' di promozione si contano sulla punta delle dita.
A questo punto ti consiglierei di provare con il self: magari scoprirai un mondo o forse ritornerai alle piccole CE. Nessuno può dirtelo.
Considera, però, che pubblicare in self comporta avere delle spese: un editing anche leggero; qualcuno che ti faccia la copertina; un po' di pubblicità sui social. Certo, poi potresti anche avere l'amico nazista della grammatica che ti fa da beta qualificato, il cugino che se la cava con la grafica e può realizzarti una copertina decente e il fratello che è un mago dei social. Anche questo, puoi saperlo solo tu.

 

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2 minuti fa, Lizina ha scritto:

l'amico nazista della grammatica che ti fa da beta qualificato

Quindi, nel mio caso, insegnando italiano in un liceo e avendo un'  infarinatura di informatica, potrei provarci...

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

, e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum). 

 

Questa affermazione è assolutamente gratuita e priva di senso...

 

1 ora fa, Nio59 ha scritto:

spesso le piccole CE aumentano a dismisura il prezzo della tua opera, ad esempio ho visto un libro di 160 pagine con una mediocre copertina a 16 euro il cartaceo

Non sono le piccole ce che aumentano il prezzo di copertina ma l'autore di self che, non avendo spese fisse di gestione può fare prezzi fuori mercato...

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4 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non sono le piccole ce che aumentano il prezzo di copertina ma l'autore di self che, non avendo spese fisse di gestione può fare prezzi fuori mercato...

E' una semplice regola di mercato:  costi minori, minore prezzo. Non credo che occorra demonizzare un autore di self perché dà al suo libro un prezzo basso. E comunque, non vedo perché un libro di Ken Follett, di 180 pagine, debba costare 14 euro, mentre il libro di Pinco Pallino, stampato da una piccola CE, sempre di 180 pagine, debba costare 17 euro.

 

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Dipende anche dalla piccola CE  ma sceglierei quest'ultima: dieci anni fa ho pubblicato con una piccola CE, non EAP, che mi corrispose anche un anticipo. L'editrice era un ciclone di inizative (fiere, presentazioni, ricerca di contratti con distributori: ottenne Pde in alcune regioni), innamorata del mio romanzo più di quanto lo fossi io, fui lusingato, coinvolto e non credo che sarebbe stata la stessa cosa in self. Fu un periodo molto bello. Da alcuni anni ha cessato l'attività.

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8 minuti fa, Nio59 ha scritto:

 E comunque, non vedo perché un libro di Ken Follett, di 180 pagine, debba costare 14 euro, mentre il libro di Pinco Pallino, stampato da una piccola CE, sempre di 180 pagine, debba costare 17 euro.

 

 

è una semplice regola di mercato: Ken Follett, grande casa editrice, decine di migliaia di copie di tiratura, minore costo del prezzo di copertina...

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@CB85  Il fatto che una CE sia "free" (ovvero, che secondo alcuni criteri sia nella sezione "free" del forum) non è in sé alcuna garanzia di intrinseca qualità, e tra i cosiddetti "free" ci sono pessimi editori che pubblicano opere a investimento zero in print on demand, presupponendo che l'autore lavorerà e venderà libri per loro. Per ciascuno di questi editori, ci sono decine di autori che si lamentano, che sono insoddisfatti e frustrati. Basta fare un giro nel forum! "Le persone dell'ambiente" sanno che "free" in sé non è garanzia di nulla. 

Più in generale, il punto è che gran parte (non tutti!) dei piccoli editori – EAP o “free” che siano considerati - sono molto prossimi al grado zero dell’editore. Ovvero:
 

-  Non offrono compensi per la cessione dei diritti di sfruttamento economico (anzi chiedono soldi, oppure, se “free”, mettono clausole di sbarramento delle royalties).

-  Non offrono alcun valore aggiunto di visibilità, prestigio, curriculum (anzi, spesso rovinano la reputazione e sbarrano la strada verso la medio-grande editoria).

-  Non promuovono l’opera, non inviano copie promozionali, non organizzano presentazioni (anzi, costringono l’autore a fare tutto per conto proprio, e a spese proprie).

-  Utilizzano spesso materiali scadenti, grafiche dozzinali, realizzando un prodotto editoriale peggiore di quanto l’autore potrebbe fare con mezzi propri. 

-  In aggiunta a tutto ciò, come se non bastasse, acquisiscono i diritti di sfruttamento economico di un’opera verso cui non hanno alcun interesse, e la tengono prigioniera per cinque anni o più; spesso incatenano anche l’autore, con clausole di opzione o prelazione che usano a volte in modi poco limpidi, e che esulano dall'interesse verso il percorso letterario dell'autore. 
 

Questa tipologia di “editori” in realtà nella maggior parte dei casi sono venditori di servizi agli autori, e che vendono a prezzo maggiorato servizi pseudo-editoriali di scarsa qualità, i quali magari comprendono un minimo di editing, un minimo di grafica, ma mai abbastanza per realizzare un prodotto editoriale "come si deve". 
 

Ovviamente, anche la piattaforma di Self-publishing rappresenta il grado zero dell’editore, ma con la differenza che è quello che è, e non si spaccia per quello che non è.
E con i seguenti vantaggi, non indifferenti: 
 

-   Nei servizi che offre è un professionista - mentre spesso il piccolo editore è improvvisato -, e offre una vasta gamma di servizi e di possibilità. 

-   Quando c'è da pagare, offre tariffe chiare, e molto più convenienti di quanto farebbe un qualunque EAP (o pseudo-free, quello che fa comprare copie in modo surrettizio). 

-   Non illude l’autore promettendo cose che non può mantenere, come la promozione dell'opera (e tuttavia Amazon ha un po' di promozione automatizzata). 

-   Non non acquisisce i diritti dell'opera, non chiede alcuna esclusiva, non tiene prigioniera l'opera per anni, non la brucia per una futura eventuale pubblicazione. 

-   Non essendo un editore, non rovina eventualmente la reputazione con altri editori (sarà eventualmente l’autore a rovinarsela da solo mediante l’opera che pubblica...).

-   L’autore può persino guadagnare, cosa virtualmente impossibile con la maggior parte dei piccoli editori, “free” o meno che siano.
 

Resto comunque dell’idea che la soluzione migliore per un autore non sia né il piccolo editore di scarsa qualità né il Self-publishing, ma un buon editore, con un buon nome, un buon catalogo, un buon distributore, un buon ufficio stampa, e così via. A mio avviso, solo se l'autore non riesce a trovare un buon editore in un tempo ragionevole dovrebbe buttarsi sul Self.
 

1 minuto fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Questa affermazione è assolutamente gratuita e priva di senso...


Ma anche decisamente no. Diventa priva di senso se decontestualizzi la mia affermazione, relativa a piccoli editori di scarsa qualità (i quali sono tantissimi, purtroppo). 

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Io in origine avrei optato per la piccola CE, pensavo a qualcosa nella mia Regione per comodità, ma alla fine ho desistito per i seguenti motivi (in ordine di importanza):

1) Tempistica

2) Maggior prezzo di vendita del libro

3) Percentuali decisamente ridicole (da quello che ho letto in giro)

Anche se forse il motivo maggiore è la mia presunzione di riuscire a farcela anche senza.

 

 

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

tanto più che la piccola CE ti farà lavorare esattamente come nel Self, ti farà spendere, e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum). 

 

Questa è la tua affermazione e non c'è bisogno di decontestualizzare, parla da sé: la piccola CE ti farà...

Non c'è nessun inciso che specifica si parli di alcune CE e non di altre. Bisogna stare attenti con certe affermazioni che gettano fango verso tutta una categoria di persone che lavorano seriamente facendo i salti mortali per continuare a lavorare cercano di mantenere serietà, onestà e passione.

Poi visto che ami tanto le media CE fatti una ricerca e ne scoprirai tantissime (anche molto ambite) lavorare peggio delle tanto vituperate piccole CE che citi in continuazione.

 

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1 minuto fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Questa è la tua affermazione e non c'è bisogno di decontestualizzare, parla da sé: la piccola CE ti farà...

Non c'è nessun inciso che specifica si parli di alcune CE e non di altre. Bisogna stare attenti con certe affermazioni che gettano fango verso tutta una categoria di persone che lavorano seriamente facendo i salti mortali per continuare a lavorare cercano di mantenere serietà, onestà e passione.

Poi visto che ami tanto le media CE fatti una ricerca e ne scoprirai tantissime (anche molto ambite) lavorare peggio delle tanto vituperate piccole CE che citi in continuazione.


Non conosco la CE per cui lavori, non ti avevo chiamato in causa, e non capisco perché tu ti senta sempre chiamato in causa. 
Hai nuovamente ritagliato in modo arbitrario - e pretestuoso - la mia affermazione, che era questa: 

"Se la piccola CE è di qualità (in media è una su 50) allora decisamente meglio la piccola CE. Negli altri 49 casi, decisamente meglio il Self, tanto più che la piccola CE ti farà lavorare esattamente come nel Self, ti farà spendere, e in più ti rovinerà la reputazione (altro che curriculum)".

In Italia ci sono circa 5000 case editrici, e l'80% sono piccole (moltissime delle quali nemmeno presenti nel forum), quindi forse le mie proporzioni erano persino generose. 

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3 minuti fa, Wanderer ha scritto:

e non capisco perché tu ti senta sempre chiamato in causa. 

 

Perché non amo le generalizzazioni, l'approssimazione, le dichiarazioni rilasciate senza una vera conoscenza del settore, perché si parla troppo spesso di piccola editoria in termini spregiativi. Quindi, quando posso, voglio difendere i tantissimi piccoli editori che la vorano seriamente, con oestà e passione... Poi certamente su 5000 editori la grande maggioranza sarebbero da cancellare ma sarebbe ora di operare anche dei distinguo altrimenti si insinuerà nelle persone il dubbio che tutta la piccola editoria sia così...

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48 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

è una semplice regola di mercato: Ken Follett, grande casa editrice, decine di migliaia di copie di tiratura, minore costo del prezzo di copertina...

Per Ken follett a 14 euro sono d'accordo. Per Pinco Pallino a 17 euro no.

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1 minuto fa, Riccardo Zanello ha scritto:

 

Perché non amo le generalizzazioni, l'approssimazione, le dichiarazioni rilasciate senza una vera conoscenza del settore, perché si parla troppo spesso di piccola editoria in termini spregiativi. Quindi, quando posso, voglio difendere i tantissimi piccoli editori che la vorano seriamente, con oestà e passione... Poi certamente su 5000 editori la grande maggioranza sarebbero da cancellare ma sarebbe ora di operare anche dei distinguo altrimenti si insinuerà nelle persone il dubbio che tutta la piccola editoria sia così...


Infatti è esattamente proprio quello che ho fatto: operare dei distinguo
Se tu stesso dici che "la grande maggioranza sarebbero da cancellare", non vedo grande differenza con la mia posizione. 
Detto ciò, devi pur accettare che non tutti gli interventi del forum del WD portano acqua al tuo mulino (o al mio mulino, o a qualunque mulino). 

In ogni caso, io parlo anche per esperienza personale, perché ho avuto almeno due esperienze (poco positive) con piccoli editori... e mi è bastato. 
I piccoli editori seri e di qualità ci sono sicuramente, ma io personalmente non voglio perdere la vita a cercarli in mezzo "alla grande maggioranza da cancellare" (cito te). 

Pertanto, se qualcuno pone un quesito tra la scelta del piccolo editore o del Self, la mia personale risposta è: o il piccolo editore è serio e di qualità (cosa relativamente rara, in relazione al numero spropositato di editori esistenti in Italia), oppure meglio il Self.

Mi sembra una posizione più che ragionevole. 

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19 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Perché non amo le generalizzazioni, l'approssimazione, le dichiarazioni rilasciate senza una vera conoscenza del settore, perché si parla troppo spesso di piccola editoria in termini spregiativi.

Beh... ognuno può avere la propria opinione. Ipsi dixit si diceva nel medioevo e certi piedistalli, costruiti più sull'arroganza che non sull'obiettività, non sono certo indice di spiccata intelligenza e libertà di vedute.

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9 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Pertanto, se qualcuno pone un quesito tra la scelta del piccolo editore o del Self, la mia personale risposta è: o il piccolo editore è serio e di qualità (cosa relativamente rara, in relazione al numero spropositato di editori esistenti in Italia), oppure meglio il Self.

Una posizione ragionevole e sensata. Grazie.

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

@CB85  Il fatto che una CE sia "free" (ovvero, che secondo alcuni criteri sia nella sezione "free" del forum) non è in sé alcuna garanzia di intrinseca qualità, e tra i cosiddetti "free" ci sono pessimi editori che pubblicano opere a investimento zero in print on demand, presupponendo che l'autore lavorerà e venderà libri per loro. Per ciascuno di questi editori, ci sono decine di autori che si lamentano, che sono insoddisfatti e frustrati. Basta fare un giro nel forum! "Le persone dell'ambiente" sanno che "free" in sé non è garanzia di nulla. 

Più in generale, il punto è che gran parte (non tutti!) dei piccoli editori – EAP o “free” che siano considerati - sono molto prossimi al grado zero dell’editore. Ovvero:
 

-  Non offrono compensi per la cessione dei diritti di sfruttamento economico (anzi chiedono soldi, oppure, se “free”, mettono clausole di sbarramento delle royalties).

-  Non offrono alcun valore aggiunto di visibilità, prestigio, curriculum (anzi, spesso rovinano la reputazione e sbarrano la strada verso la medio-grande editoria).

-  Non promuovono l’opera, non inviano copie promozionali, non organizzano presentazioni (anzi, costringono l’autore a fare tutto per conto proprio, e a spese proprie).

-  Utilizzano spesso materiali scadenti, grafiche dozzinali, realizzando un prodotto editoriale peggiore di quanto l’autore potrebbe fare con mezzi propri. 

-  In aggiunta a tutto ciò, come se non bastasse, acquisiscono i diritti di sfruttamento economico di un’opera verso cui non hanno alcun interesse, e la tengono prigioniera per cinque anni o più; spesso incatenano anche l’autore, con clausole di opzione o prelazione che usano a volte in modi poco limpidi, e che esulano dall'interesse verso il percorso letterario dell'autore. 
 

Questa tipologia di “editori” in realtà nella maggior parte dei casi sono venditori di servizi agli autori, e che vendono a prezzo maggiorato servizi pseudo-editoriali di scarsa qualità, i quali magari comprendono un minimo di editing, un minimo di grafica, ma mai abbastanza per realizzare un prodotto editoriale "come si deve". 

Ok.

Allora sarò stata molto fortunata io che ho trovato una piccola casa editrice che

. ha fatto editing (leggero)

. ha fatto copertina e impaginazione molto belle

. rendiconta e paga le royalties dalla prima copia

. mi ha fatto un contratto di due anni

. mi mette a disposizione copie autore a prezzo super scontato (nessuna pressione per comprarle)

. ha promosso il mio romanzo online come poteva.

 

Tutte queste cose, unite al fatto di sentire che loro credono nel mio lavoro, mi fa dire che per me questa esperienza è meglio di un self publishing.

 

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3 ore fa, Nio59 ha scritto:

Capisco quello che dici e lo condivido, però... se con il self si riesce (magari) a vendere parecchio, poi si potrebbe andare da una CE importante e presentarsi come uno che vende e quindi ha già un suo pubblico. Il self, in questo caso, potrebbe servire per entrare nell'editoria importante da una porta un po' più grande.

Ci sono dei casi di autori che hanno pubblicato dei libri in self, si sono fatti conoscere sui social e sono stati notati da grossi editori. Qui su WD ce n'è almeno uno che poi ha pubblicato con Newton, e alcune ragazze nella collana Harmony vengono dal self (ma erano attive da diversi anni). Può succedere, specie per i romanzi di genere, dove avere una base di pubblico può contare più della qualità intrinseca (in termini di vendite previste).

Però sono casi abbastanza rari, non si può programmare di pubblicare in self e poi farsi notare, può anche non succedere mai. D'altra parte pubblicare con una piccola CE che nessuno conosce, i cui libri si faticano a ordinare e che non fa nulla per promuoversi forse non è molto differente che pubblicare in self. Io piuttosto aspetterei una CE che mi convinca, a costo di mettere da parte il libro per un po' e scrivere altro.

Poi, come dicevo, non c'è un'unica strada, ognuno la penserà diversamente, in base alle esperienze che ha avuto

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10 minuti fa, CB85 ha scritto:

Ok.

Allora sarò stata molto fortunata io che ho trovato una piccola casa editrice che

...


Sei stata fortunata, infatti, dato che non sono cose così frequenti. 

Non ho ben chiaro se la tua CE pubblica in POD, o comunque mediante microtirature, ma questo spesso rende possibile una migliore qualità e delle condizioni contrattuali migliori, perché l'editore non lucra sulle spese di stampa (che fa gravare sull'autore) e cerca di guadagnare sulla vendita delle opere, puntando più sulla qualità. Il rovescio della medaglia è che non esiste distribuzione in libreria, e da questo punto di vista obiettivamente non c'è un valore aggiunto rispetto al Self. Poi alcune cose che leggo nelle FAQ dell'editore mi lasciano un po' perplesso, ma non è questa la sede per discuterne nello specifico. 

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