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caipiroska

[MI 143] A casa della nonna

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Traccia di mezzanotte

 

A casa della nonna

 

La casa di nonna Lilia aveva un buon odore, qualcosa a metà tra il profumo di un dolce appena sfornato e il sole. Sì, la casa della nonna aveva il profumo del sole e ancora oggi non so spiegarlo meglio di così.

Forse perché era il luogo più vicino a un nido accogliente che potessi immaginare in quello strano autunno del millenovecentottantasei.

Papà non c’era: nei miei ricordi rimane una figura sfuggente e accigliata, sempre occupata a fare qualcosa. La mamma invece era sempre presente, con l’alone cupo che la ricopriva. Era malata la mamma in quell’autunno, una malattia strana e cupa che gettava di rimando un’ombra scura su tutta la famiglia: la mamma aveva la depressione.

Con quella malattia non riusciva a occuparsi di noi, anzi, a dirla tutta, non riusciva a fare proprio niente: era spenta, prosciugata e la sua presenza senza vigore m’inquietava, togliendo dalla mia vita di cinquenne tutta la spensieratezza che invece ci sarebbe dovuta essere, gettando sulla mia esile figura il peso insopportabile dell’amore materno inesistente.

Era la nonna Lilia che si occupava di noi: alle quattro veniva a prenderci all’asilo con la sua rumorosa Centoventisei rossa e ci portava a casa sua, finché papà non usciva dal lavoro. Solo a cena tornavamo a casa, giusto il tempo di mangiare qualcosa e infilarsi subito a letto: spesso non vedevamo nemmeno la mamma, sprofondata da qualche parte, prigioniera della sua incapacità di fronteggiare la vita.

«È colpa di Davide se è in quello stato» aveva sussurrato qualcuno, un giorno. Ma Davide non avrebbe mai potuto fare del male a nessuno, figurarsi alla mamma.

A casa di nonna Lilia io e Davide, mio fratello, vivevamo la vita serena e spensierata della nostra età. Lui aveva un anno meno di me ed era un compagno di giochi perfetto perchè faceva tutto quello che gli ordinavo di fare: sui suoi riccioli provavo le mie bizzarre acconciature, il suo viso era perfetto per esercitarmi nell’arte astratta della truccatrice anche se, senza il naso, renderlo carino non era facile, ma comunque rimanevo soddisfatta di quello che veniva fuori.

Davide mi era fedele come solo un cane potrebbe essere, ed io ero fiera di come fossi l’unica persona al mondo ad averlo addomesticato.

Sì, perché di solito gli altri li mordeva. Come un cane, appunto.

Adesso posso dirlo, ma all’epoca non ne avevo il sentore: anche la nonna Lilia, in fondo, lo temeva. Eppure era divertente stare da lei, nella sua casa profumata, dove ci ricopriva di mille attenzioni e ce le dava tutte vinte. Forse per non farci arrabbiare; cioè, per non far arrabbiare lui, Davide.

La casa della nonna era molto grande e ci piaceva giocare a nascondino: lei ci metteva tantissimo a trovarci e noi, abbracciati sotto qualche letto o dietro alle tende ridevamo come matti.

Forse lo faceva apposta di metterci così tanto, ma il dubbio su questo mi è venuto solo più tardi.

Forse non era del tutto vero che ci tenesse a casa sua volentieri.

Forse mentiva, oppure era costretta.

A Davide lo scansavano, tutti, forse perché non aveva tutto il cervello intero, come gli altri, ma solo un pezzettino, molto piccolo. O almeno così mi avevano detto per giustificare le sue bizzarrie. Che in realtà erano notevoli, anche se iole trovavo divertenti.

 

Nel salotto c’era un morbidissimo tappeto chiaro. Con Davide amavamo rimanere sdraiati lì sopra: lui si accoccolava al mio fianco e io gli raccontavo delle storie incredibili, gesticolando in aria nell’intento di rendere quasi visibili i mondi che creavo per lui. E lui rideva al mio fianco e, anche se sbavava un po', era il pubblico migliore che un oratore potesse immaginare. Quel tappeto era la nostra isola che raggiungevamo tra mille fatiche, fradici d’avventura dopo essere stati sbattuti di qua e di là sul pavimento del salotto, sorpresi da una tempesta tropicale. Era un immacolato manto nevoso per noi due che la neve non l’avevamo mai vista. Era una grotta da esplorare, quando ci calavamo sotto di esso, lasciandoci quasi soffocare dal suo peso.

Amavamo quel tappeto perché era accogliente, caldo e morbido: quasi come tutte le carezze che bramavamo e che in pochi ci davano.

Il quindici di novembre era una domenica. La mamma in quei giorni stava malissimo e noi passavamo praticamente tutto il tempo a casa di nonna Lilia.

Ero con Davide sotto il tappeto: avevamo due torce in mano e stavamo esplorando quell’oscurità inondando la stanza di gridolini eccitati.

La nonna mi chiamò.

«Aspettami qui» gli dissi «Torno subito!»

Lui annuì: aveva quattro anni ma ancora non parlava. Solo io riuscivo a capire quello che voleva dire nel luccichio dei suoi occhi curiosi.

Ancora adesso l’immagine del suo volto eccitato illuminato nel buio dalla torcia è l’ultima cosa che vedo prima di chiudere gli occhi la notte.

La nonna mi chiese di prenderle qualcosa in un cassetto in camera.

Ubbidii.

Stavo richiudendo il cassetto quando un rumore terribile ruppe la quiete della casa.

Tornai di corsa in salotto.

La nonna era in piedi con le mani premute sulla bocca e il volto sconvolto «Oddio! Oddio!» urlava.

Il mastodontico televisore che stava sul mobile era caduto sul tappeto, su Davide.

La nonna si chinò per spostarlo e schegge di vetro si sparsero tutt’intorno, mentre sul candido tappeto si allargava un fiore rosso di sangue. La nonna fece molta fatica a spostare il televisore. Senz’altro (ma questo pensiero riuscii a formularlo solo anni dopo), era stato più semplice spingerlo giù.

 

 

 

 

 

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Ehilà. Quando fingi di partecipare poi non lo fai, e dopo salti fuori a sorpresa. Com'é 'sta storia?:P

Un gran bel racconto, ma non mi aspettavo niente di meno. La traccia del tappeto è usata davvero in modo centrale, sia in senso concreto che metaforico (nascondere le brutture sotto il tappeto), e la scrittura è ottima come sempre. Il finale è terribile e arriva con poco preavviso, ma mi è piaciuto molto, ci sta bene. Se consideriamo Davide come un bambino mostruoso, si può capire (se non approvare) il gesto della nonna. Forse potevi chiarire di più i problemi del bambino, perché sappiamo che ha un aspetto strano (non ha il naso?) e morde le persone, che la madre è depressa a causa sua, ma non trasmette il senso di un pericolo imminente, che porti a un gesto così estremo. Non so se mi sono spiegata, magari è una sensazione mia. Molto belle comunque le descrizioni del rapporto con la nonna, e con la depressione della madre, tema delicato che sei riuscita a rendere con grande sensibilità per come può averlo vissuto una bambina. Ti segnalo solo un paio di cose che a mio gusto cambierei, per il resto un ottimo racconto. Complimenti!

 

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

La casa di nonna Lilia aveva un buon odore, qualcosa a metà tra il profumo di un dolce appena sfornato e il sole.

Bella. Le tue immagini sono sempre belle e immediate

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

la sua presenza senza vigore m’inquietava, togliendo dalla mia vita di cinquenne tutta la spensieratezza che invece ci sarebbe dovuta essere, gettando sulla mia esile figura il peso insopportabile dell’amore materno inesistente.

la frase nel complesso è molto bella, ma cinquenne non mi suona bene. Anche se meno specifico, sostituirei con bambina/bimba (comunque si capisce da quel che fa che è piccola)

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

Era la nonna Lilia

l'articolo fa tanto infantile, mentre chi racconta sembra già adulta

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

Forse lo faceva apposta di  a metterci così tanto

mi suona meglio "fare apposta a fare qualcosa"

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

A Davide lo scansavano

 

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

nell’intento di rendere quasi visibili i mondi che creavo per lui.

toglierei il quasi. L'intento è di renderli visibili

 

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9 ore fa, caipiroska ha scritto:

rumorosa Centoventisei rossa

Anche mia mamma mi veniva a prendere in 126 rossa, e poi caricava anche i miei amici. Una volta é riuscita a farci stare ben 7 bambini, altroché cinture di sicurezza :)

9 ore fa, caipiroska ha scritto:

un compagno di giochi perfetto

 

9 ore fa, caipiroska ha scritto:

il suo viso era perfetto

Per i miei gusti questi due perfetti sono un po' troppo vicini

 

9 ore fa, caipiroska ha scritto:

se iole trovavo

Mi sa che per risparmiare ti sei mangiata uno spazio ;)

 

 

Adesso che sono riusita anch'io a farti qualche pulcetta, te lo posso dire: bellissimo!

La bambina sembra il ritratto di mia figlia quando torturava suo fratello obbligandolo a fare di tutto di piú. La nonna, che pare tanto in secondo piano, sprigiona l'aura delle nonne che sanno sempre cosa é necessario fare e lo fanno e basta.

Il punto di vista della bambina é meravigliosamente descritto, e la fine é orrida e sorprendente da darmi tanta soddisfazione.

Mi piace anche che ci siano due chiavi di lettura e che tu lasci il lettore sospeso fra queste due possibilitá.

Posso trovarci la miseria di chi non é inngrado di sopportare, gestire, accettare e affrontare la diversitá e semplicemente la elimina secondo le regole spartane.

Oppure trovo il germe del male nel bambino con il viso di cane, un germe che deve essere soppresso prima che si sviluppi appieno e divneti impossibile salvarsi. Si sente proprio fra le righe l'idea della bambina che gioca con il fuoco senza rendersene conto, ma allo stesso tempo l'accettazione della morte del fratello pericoloso come crudele ma inevitabile.

Brava, complimenti!

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Ciao @caipiroska

Nulla da dire, un racconto ben strutturato e scritto molto bene. Un dramma molto reale che hai circoscritto in un ricordo d'infanzia.

Se proprio devo fare una pulce avrei evitato la parentesi finale cercando un altro modo per esprimere lo stesso concetto.

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Un enigma tenebroso che scava in superficie (dapprima) la mente della piccola protagonista, che lo sonderà molti anni dopo, in retrospettiva.

Molto ben scritto, "prende" il lettore che si aspetta una risoluzione terribile del dramma familiare.

Brava @caipiroska

 

 

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Il racconto mi è piaciuto, il suo affrontare un dramma non dico comune, ma già accaduto e che accadrà ancora, reale, con  i toni della fiaba truculenta e lo sguardo di una bambina testimone ignara e ora consapevole.

Le sole cose che forse non mi convincono del tutto riguardano Davide: il "senza naso", che non capisco. È forse un atto di pudore, di rendere il personaggio più un mostro da fiaba che un vero bambino handicappato? Per rendere meno reale e meno orribile il gesto finale della nonna?

E ancora, su Davide, sappiamo che non parla e morde gli altri, ma non devono essere aggressioni violente le sue, poiché ci dici che va regolarmente all'asilo. La madre è depressa dal dolore di avere questo bambino "anormale" e difficile, okay, ma secondo me non basta per motivare il gesto della nonna. Ecco, queste sono le cose che secondo me avrebbero meritato di essere esasperate di più: la difficoltà di gestire un esserino ingestibile e pericoloso (non so, che avesse già fatto qualcosa di molto pericoloso verso qualcuno, magari all'asilo e che quindi non potesse andare a scuola ma dovesse occuparsene la nonna tutto il giorno tutti i giorni. Che la madre avesse già tentato il suicidio più volte...) non ho consigli precisi, ma secondo me la situazione dovrebbe essere ancora più estrema e esasperata per non dico giustificare ma spiegare il gesto finale.

Naturalmente, è un'idea mia, magari ho torto marcio, capita spesso :)

In ogni caso, ottima idea, ottimo racconto e un terribile "sotto il tappeto" (y)

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@caipiroska

Ciao! Ho letto il racconto e arrivata al finale ho pensato "Oh. Ma come?!" :P

Mi ha sorpreso e divertito allo stesso tempo, poi mi è piaciuta la comparazione del piccolo Davide con un cagnolino insieme ammaestrato e rabbioso.

 

A presto :)

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@caipiroska uh, che bello! Mi piacciono le storie in cui la gente muore! Bella storia e molto ben scritta, con alcune incertezze di stile solo nella prima parte (qualche virgola ballerina/assente all'appello e poco altro), ma niente di serio. Mi è piaciuto!

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L'ambiguità di fondo arricchisce la storia: lasci (immagino volutamente) nella vaghezza il motivo dell'assassinio di Davide da parte della nonna. Il piccolo nascondeva una natura diabolica, o era disabile? La depressione della madre era dovuta alla consapevolezza del male in agguato, o al dolore non superato per i problemi del figlio? E la nonna: salva i parenti da futuri mali terribili, o uccide per odio nei confronti di chi aveva distrutto la vita della figlia (ho immaginato che la mamma depressa fosse la figlia di Lilia). Brava come sempre, @caipiroska.

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Ciao @Silverwillow !

Il 16/11/2020 alle 01:42, Silverwillow ha scritto:

Ehilà. Quando fingi di partecipare poi non lo fai, e dopo salti fuori a sorpresa. Com'é 'sta storia?:P

Sono dispettosa!

(No, in realtà me l'ero proprio dimenticato questo Mi...)

Grazie per i complimenti e i suggerimenti!!! 

Rispondo alle tue osservazioni e a quelle di @Befana Profana (che ringrazio molto del passaggio): ragazze mi avete rivoltato il racconto come un calzino!

Poco tempo e una sola immagine apparsa all'improvviso: e ho descritto quella.

Ma le vostre osservazioni sono giustissime e mi piacciono un sacco! Quasi quasi lo stiracchio, lo allungo e provo a sciogliere tutti i perchè rimasti in sospeso...

Se viene fuori l'inizio di un nuovo romanzo è colpa  merito vostro! Sappiatelo!!!

 

Ciao @Almissima ,

Il 16/11/2020 alle 09:40, Almissima ha scritto:
Il 15/11/2020 alle 23:59, caipiroska ha scritto:

rumorosa Centoventisei rossa

Anche mia mamma mi veniva a prendere in 126 rossa, e poi caricava anche i miei amici. Una volta é riuscita a farci stare ben 7 bambini, altroché cinture di sicurezza :)

Anche la mia aveva la 126, ma la tua è più spericolata...

Mi piacciono le tue riflessioni, grazie!!!

 

Ciao @Poldo ,

sono d'accordo su ciò che dici delle parentesi e di solito non le uso.

Tranne domenica...

Grazie del passaggio!

 

Ciao @Poeta Zaza ,

Il 16/11/2020 alle 21:37, Poeta Zaza ha scritto:

Un enigma tenebroso

mi piace, grazie!!!

 

Ciao @Kiarka ,

Il 17/11/2020 alle 17:14, Kiarka ha scritto:

Mi ha sorpreso e divertito allo stesso tempo

Credo che sia la prima volta che leggo la parola divertito in coda a un mio racconto!!!

Ah già, ma siamo nel 2020... Tutto è possibile!

Scherzo, eh.

Grazie del passaggio!

 

Ciao @Komorebi ,

Il 17/11/2020 alle 21:42, Komorebi ha scritto:

Mi piacciono le storie in cui la gente muore!

Anche a me!!!

Chissà se ha un nome questa patologia...

 

Ciao @Ippolita2018 ,

mi piacciono tutti gli interrogativi che sollevi!

Credo (spero...) che il motivo sia perchè in qualche modo il lettore viene incuriosito dalla storia e ne voglia sapere di più.

In effetti, a oggi, nella mia testa quello che domandi non ha risposta.

Chissà, magari ci lavorerò in futuro.

Grazie per le belle parole e i complimenti!

 

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