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Lo scrittore incolore

[MI 143] 28/09/2008

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Il mio commento

 

 

Traccia di mezzogiorno

 

 

Ettore non ha pianto il ventotto settembre di dodici anni fa.

Tutti gli altri si sono disperati.

La sorella Camilla si è persino strappata una ciocca di capelli, per il dolore.

Lui ha pianto due settimane prima.

Era il tredici sera e la tavola era apparecchiata per la cena. Come ogni volta c’erano lui, sua madre, suo padre e la sorella Camilla.

La madre aveva fatto i Sofficini al forno. Li aveva tenuti un po’ troppo in cottura e uno si era bruciacchiato leggermente. Si era offerto Ettore per mangiarlo.

Ricorda, come fosse ora, che l’interno era più tenero e che il formaggio non la smetteva più di filare, ma che la crosta esterna annerita gli aveva restituito un sapore più amarognolo.

«Non è buono?» gli ha chiesto la mamma, sorridendo con le labbra appena socchiuse e quei suoi denti bianchissimi.

Ettore ricorda di aver alzato lo sguardo verso di lei e di aver fatto una smorfia sofferente, che ha fatto scoppiare tutti i commensali in una sonora risata.

Ma poi lui si è bloccato e non ha più riso.

«Che hai?» gli ha chiesto il padre, vedendolo così turbato.

«Niente. Ho avuto come un flash e mi bruciano gli occhi» ha mentito Ettore, abbassando lo sguardo. Per poi aggiungere «Vado a farmi una doccia e mi metto direttamente a letto, perché mi gira anche un po’ la testa.»

Allora è iniziata la solita tiritera tra i due sul fatto che l’uso dei videogiochi per ore fa solo male, che bisogna uscire all’aria aperta, che ai tempi del padre si stava fuori da mattina a sera ed è andata avanti così per un paio di minuti.

Ettore si è limitato ad annuire e a tenere lo sguardo basso.

Quindi, appena il padre ha allentato la presa, è andato in camera sua e ha cominciato a piangere.

Ricorda ogni lacrima.

Di aver sperato che fosse una roba legata solo alla sua famiglia.

Che fosse una roba momentanea. Un errore.

“Morirà il 28/09/2008”.

Una laconica scritta, comparsa a mezz’aria, poco sopra la testa di sua madre.

Un annuncio così semplice e spietato da farlo contorcere su sé stesso per il dolore.

Sulla testa del padre e della sorella date lontanissime, rassicuranti, ma comunque date.

Da qui la memoria si fa poco affidabile.

Sono passati poco più di dieci anni, eppure le scene successive sono caotiche. Dolorose e caotiche.

La madre che entra in camera a dargli la buonanotte e quella terribile scritta ancora lì, sospesa nell’aria.

Lui che si alza nel cuore della notte e va in camera della sorella maggiore a raccontarle che i suoi occhi sono diventati uno scherzo della natura.

Lei che gli dice di lasciarla dormire e non inventare storie.

Lui che si convince di aver sognato tutto. Di aver avuto soltanto una brutta serata.

E non di essere all’inizio di una vita triste e tormentata.  

 

Il suono del citofono lo fa sussultare.

Si è abbandonato con la schiena sul divano e con la mente ai ricordi e ha perso la cognizione del tempo.

«Chi è?»

«Chi vuoi che sia? Sono Camilla, dai, apri.»

Ettore preme il bottone e socchiude la porta.

Dopo qualche istante la sorella entra in casa e gli piomba con le braccia al collo.

Esaurite le procedure relative all’affetto, può ora dedicarsi alla sfera del rimprovero e dell’incoraggiamento.

«Dovresti sistemarti i capelli.»

«Non…»

«Sì, lo so. Ettore. Lo so. Come fai a pensare che non lo sappia? Fallo fare a qualcun altro, ok? Perché non ti si può guardare.»

«Tanto non devo incontrare nessuno.»

«Ma perché? Perché, me lo spieghi?»

Camilla questa volta ci ha messo ben due minuti dal momento in cui gli ha messo piede in casa a cominciare con le invettive. È un record, perché di solito ne impiega almeno dieci.

«Ascolta, se sei qui per passare un poco di tempo insieme, mi fa piacere, lo sai. Ma per favore. Dico solo per favore, va bene?»

«Devi conoscere qualche ragazza. Ti aiuterebbe a sbloccarti. Lo pensa anche papà, me l’ha detto l’altro giorno.»

Ettore stringe i pugni, fino a far sbiancare le nocche.

«Mi aiuterebbe? E come, sentiamo? Volete un’altra Jessica, forse?»

Ha urlato in faccia alla sorella, ma non gli interessa.

«Jessica è stato uno scherzo del destino.»

«Perché è morta di leucemia due mesi dopo il nostro primo appuntamento? E io l’ho scoperto mentre le chiedevo se preferisse le linguine allo scoglio o gli spaghetti alle vongole? Credi che sia facile metter su una faccia di bronzo, quando passi una serata intera con una persona che ti parla di viaggi, progetti, lavoro e non poterle dire che non farà nulla di tutto questo?»

«Anche a mamma non dicesti nulla.»

Ettore scatta in piedi e fa due passi indietro.

Camilla non l’ha mai superata.

La sua psicologa gli dice di sì, che il fatto che vada a trovarlo così spesso è segno di amore e non di tormento.

Ma perché non capisce che lui era un bambino spaventato? Che solo quel ventotto settembre avrebbe capito cosa facevano davvero i suoi occhi?

Perché un conto è leggere sulla testa di tua madre che morirà un certo giorno e vedere per diversi giorni quella bizzarra data di scadenza volteggiare in aria. Un conto è vedere il padre in lacrime il ventotto a mattina, mentre apprende dagli agenti della polizia locale che la moglie è stata investita da un tir ed è morta sul colpo.

«Scusami. Ho esagerato.»

Camilla ha lo sguardo basso. Non voleva ferirlo.

«Tranquilla» risponde subito Ettore. Preferisce di gran lunga il silenzio imbarazzato al caos dell’ennesimo litigio con la sorella.

«Ti posso chiedere una cosa?»

«Camilla, no. Ti ho già detto mille volte che vivresti in modo completamente diverso e ti voglio troppo bene per rovinare anche te. Ci basto io.»

«Veramente io mi riferivo a te, cretino. Basterebbe un rapido sguardo a uno specchio, no? So che non lo fai, ma non ho mai capito perché. Magari può essere la spinta per ripartire.»

«O per fermarmi una volta per tutte.»

Ettore rimane a fissare la sorella. È la prima volta che gli chiede di lui e non di lei. Non ha mai rivelato le date dei decessi a nessuno. È ciò che si è ripromesso da sempre e fortunatamente la famiglia lo ha sempre sostenuto in questo, per evitare pubblicità, ospitate televisive e l’inferno che già vive però in scala maggiore. Camilla ogni tanto ci prova, ma è più una gag fra loro due, che un reale bisogno.

Eppure questa volta la sorella ha parlato di lui. Del perché non prenda uno specchio e capisca quanto tempo gli rimane. Se l’è chiesto molte volte anche lui. E la risposta è stata sempre la stessa: paura.

Come reagirebbe se fosse domani? O tra un mese?

Ciò che con gli altri è insostenibile e lo fa camminare a testa bassa da dodici anni, venendo canzonato da tutti quelli che in realtà lui vuole preservare, per sé stesso sarebbe semplicemente ingestibile.

Ha tolto tutti gli specchi in casa, affinché non gli venga mai nemmeno lontanamente la tentazione.

«Io comunque ero venuta per portarti a fare un bagno al lago.»

Camilla sorride e gli ricorda la mamma.

Finalmente una roba semplice e fattibile: entrare nella macchina della sorella, non vedere nessun essere umano, né lungo il tragitto né sul posto, e passare un pomeriggio tranquillo.

«D’accordo, mi cambio» dice e corre in camera a prendere costume e asciugamano.

 

Ettore non potrebbe essere più felice.

La spiaggia dove sono lui e Camilla è deserta. Non c’è neppure una barchetta sullo specchio d’acqua. Dal nulla la sorella lo schizza con la mano aperta e il freddo pungente e improvviso lo fa rabbrividire e sentire vivo come non gli capitava da mesi. Restituisce il colpo improvviso con una manata veloce e un’onda ricopre Camilla, infradiciandole la testa e i lunghi capelli castani.

La donna ride e lo spinge via.

Accade tutto in un momento: la suola di gomma delle scarpe scivola sul terreno melmoso ed Ettore vola in acqua, ridendo come un ragazzino.

Ed è proprio perché ride spensierato, che si dimentica di chiudere gli occhi mentre si tuffa e vede una data sulla sua testa, nel riflesso dell’acqua.

Resta lì, ben oltre il limite dell’apnea, a chiedersi come funziona se adesso non tira più fuori la testa.

 

 

 

  

 

 

 

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Ma, ma, ma vi siete passati parola con @Ippolita2018? :D

A parte gli scherzi, bello. Forse quando annunci la gita al lago di capisce dove andrà a parare la fine, ma poco importa, un racconto riuscito su un difetto visivo che è una vera condanna.

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Ciao @Lo scrittore incolore

Il tuo racconto mi è piaciuto molto.

Ben scritto, ti coinvolge, ben usata a mio parere la tecnica del "show don't tell", ma sopratutto ti lascia qualcosa, un grande interrogativo: è tutto predestinato o esiste il nostro libero arbitrio?

Reputo il finale intrigante, ma soprattutto allineato, con la volontà di lasciare aperto questo quesito. 

Su certe questioni, ciò che conta sono le domande che ne scaturiscono, più che le risposte in sé, dato che non c' è pienamente certezza e verità assoluta, ma tutto è relativo alla cultura, religione e introspezione. 

 

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1 ora fa, Befana Profana ha scritto:

Ma, ma, ma vi siete passati parola con @Ippolita2018? :D

A parte gli scherzi, bello. Forse quando annunci la gita al lago di capisce dove andrà a parare la fine, ma poco importa, un racconto riuscito su un difetto visivo che è una vera condanna.

Ancora non ho letto il suo! Sono simili? :D felice che ti sia piaciuto, cara :)

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1 ora fa, eterea libellula ha scritto:

Ciao @Lo scrittore incolore

Il tuo racconto mi è piaciuto molto.

Ben scritto, ti coinvolge, ben usata a mio parere la tecnica del "show don't tell", ma sopratutto ti lascia qualcosa, un grande interrogativo: è tutto predestinato o esiste il nostro libero arbitrio?

Reputo il finale intrigante, ma soprattutto allineato, con la volontà di lasciare aperto questo quesito. 

Su certe questioni, ciò che conta sono le domande che ne scaturiscono, più che le risposte in sé, dato che non c' è pienamente certezza e verità assoluta, ma tutto è relativo alla cultura, religione e introspezione. 

 

Felicissimo che ti sia piaciuto e che tu abbia colto il riferimento all'interrogativo del libero arbitrio! Grazie mille :)

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20 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Di aver sperato che fosse una roba legata solo alla sua famiglia.

non capisco questa frase, vuoi dire legata alla famiglia di origine della madre?

20 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Camilla questa volta ci ha messo ben due minuti

dato che di solito ce ne mette dieci, sono "appena due minuti" oppure "soltanto due minuti"

20 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

dal momento in cui gli ha messo piede in casa a cominciare con le invettive. È un record, perché di solito ne impiega almeno dieci.

 

20 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Un conto è vedere il padre in lacrime il ventotto a mattina,

il ventotto la mattina

 

@Lo scrittore incolore :)

 

Un racconto dei tuoi, che ricorre al surreale per farci riflettere e  accettare la realtà delle cose: in questo caso, l'ignoranza della data di fine vita è fondamentale al vivere.

Piaciuto!

 

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Ciao @Lo scrittore incolore

Si vede che questa storia del vedere la data della morte ha solleticato la fantasia. Onestamente non mi ha appassionato tanto; l'idea di veder comparire un "fumetto" con la data sulla testa delle persone mi fa storcere il naso e la trovo un po' tirata per i capelli. Nonostante questo la tua innegabile capacità di raccontare rende piacevole la lettura e sei riuscito a trovare un finale intrigante.

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@Lo scrittore incolore qualcuno ha rivisto death note di recente, eh? La storia mi ha un po’ lasciato l’amaro in bocca, nel senso che avrei voluto vedere sviluppata meglio l’idea in un racconto con uno svolgimento più lineare, con trama meglio approfondita. In questo caso, invece, dopo esserti soffermato sull’episodio con la madre, sembri passare in rassegna tutte le implicazioni possibili (vedere la data di ‘scadenza’ delle amanti, degli amici, la difficoltà a stringere relazioni, l’isolamento in casa, la paura di essere oggetti di studio) senza scegliere di approfondirne nessuna. L’idea di partenza, di poter vedere la data di morte sulle teste delle persone, apre a più spiragli possibili di sviluppo e disamina della stessa. Tu ne intraprendi uno, quello del decesso della madre, che però risolvi in poche righe, e per il resto fai un sunto delle altre strade percorribili senza percorrerle. Ti risollevi nel finale, che però viene troppo anticipato con la proposta della sorella di andare al lago espressa subito dopo la precisazione che il protagonista non si guarda negli specchi. 

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Ciao @Lo scrittore incolore

il racconto mi è piaciuto. Forse rimane un po' penalizzato in questo contesto (e anche in questo contest!) dal fatto che tu e Ippolita abbiate avuto un'idea molto simile, però l'idea è molto suggestiva e merita assolutamente di essere sviluppata. La trama funziona molto bene, ma anch'io ho intuito un pochino troppo presto il finale. Ti segnalo il punto esatto, perché secondo me, eliminando un piccolo dettaglio rimarrebbe meno evidente:

Il 15/11/2020 alle 23:59, Lo scrittore incolore ha scritto:

 Non c’è neppure una barchetta sullo specchio d’acqua

Ecco, io eliminerei la parola specchio. Perché esplicita troppo quello che succederà. 

Ottima prova, comunque!

Alla prossima!

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Ciao, il racconto mi è piaciuto molto, sia per l'idea che per il modo di renderla. Molto bello come hai descritto le difficoltà familiari causate da questo dono, e soprattutto il rapporto con la sorella.

Riguardo allo stile, non mi piacciono troppo tutti quegli a capo, a mio gusto spezzano un po' la lettura. Li limiterei alle frasi a cui si vuole dare un impatto più forte. Per il resto è scritto molto bene, quindi ho poco da segnalare.

Il 15/11/2020 alle 23:59, Lo scrittore incolore ha scritto:

Come ogni volta c’erano lui, sua madre, suo padre e la sorella Camilla.

lo toglierei: sono una famiglia, quindi immaginiamo che a tavola ci siano sempre loro

Il 15/11/2020 alle 23:59, Lo scrittore incolore ha scritto:

Di aver sperato che fosse una roba legata solo alla sua famiglia.

Che fosse una roba momentanea. Un errore.

questo pezzo potrebbe essere chiarito meglio. È vero che è un bambino, ma mi parrebbe più semplice che pensasse qualcosa tipo "me lo sarò immaginato" piuttosto che fosse una cosa reale ma che magari riguardava solo la sua famiglia o fosse un errore (di chi?)

Il finale mi è piaciuto, anche se è volutamente sospeso, e spero di averlo capito giusto. Lui vede la data della propria morte, e immagino che non sia immediata, quindi si chiede cosa succederebbe se invece morisse annegato ora?

Ad ogni modo una bella storia, e scritta molto bene. Complimenti!

 

 

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19 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Ciao, il racconto mi è piaciuto molto, sia per l'idea che per il modo di renderla. Molto bello come hai descritto le difficoltà familiari causate da questo dono, e soprattutto il rapporto con la sorella.

Riguardo allo stile, non mi piacciono troppo tutti quegli a capo, a mio gusto spezzano un po' la lettura. Li limiterei alle frasi a cui si vuole dare un impatto più forte. Per il resto è scritto molto bene, quindi ho poco da segnalare.

lo toglierei: sono una famiglia, quindi immaginiamo che a tavola ci siano sempre loro

questo pezzo potrebbe essere chiarito meglio. È vero che è un bambino, ma mi parrebbe più semplice che pensasse qualcosa tipo "me lo sarò immaginato" piuttosto che fosse una cosa reale ma che magari riguardava solo la sua famiglia o fosse un errore (di chi?)

Il finale mi è piaciuto, anche se è volutamente sospeso, e spero di averlo capito giusto. Lui vede la data della propria morte, e immagino che non sia immediata, quindi si chiede cosa succederebbe se invece morisse annegato ora?

Ad ogni modo una bella storia, e scritta molto bene. Complimenti!

 

 

Ciao! Sì, è esattamente questo il finale e ti ringrazio per la lettura attenta e i consigli preziosissimi! Molto gentile :)

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21 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ciao @Lo scrittore incolore

il racconto mi è piaciuto. Forse rimane un po' penalizzato in questo contesto (e anche in questo contest!) dal fatto che tu e Ippolita abbiate avuto un'idea molto simile, però l'idea è molto suggestiva e merita assolutamente di essere sviluppata. La trama funziona molto bene, ma anch'io ho intuito un pochino troppo presto il finale. Ti segnalo il punto esatto, perché secondo me, eliminando un piccolo dettaglio rimarrebbe meno evidente:

Ecco, io eliminerei la parola specchio. Perché esplicita troppo quello che succederà. 

Ottima prova, comunque!

Alla prossima!

Grazie anche a te per il passaggio, cara :) quello specchio l'ho infilato inconsciamente, proprio perché avevo pensato al finale dall'inizio e mi aveva intrigato l'idea della (non) chiusura, ma sì, hai ragionissima! Grazie ancora :)

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Il 17/11/2020 alle 09:54, Komorebi ha scritto:

@Lo scrittore incolore qualcuno ha rivisto death note di recente, eh? La storia mi ha un po’ lasciato l’amaro in bocca, nel senso che avrei voluto vedere sviluppata meglio l’idea in un racconto con uno svolgimento più lineare, con trama meglio approfondita. In questo caso, invece, dopo esserti soffermato sull’episodio con la madre, sembri passare in rassegna tutte le implicazioni possibili (vedere la data di ‘scadenza’ delle amanti, degli amici, la difficoltà a stringere relazioni, l’isolamento in casa, la paura di essere oggetti di studio) senza scegliere di approfondirne nessuna. L’idea di partenza, di poter vedere la data di morte sulle teste delle persone, apre a più spiragli possibili di sviluppo e disamina della stessa. Tu ne intraprendi uno, quello del decesso della madre, che però risolvi in poche righe, e per il resto fai un sunto delle altre strade percorribili senza percorrerle. Ti risollevi nel finale, che però viene troppo anticipato con la proposta della sorella di andare al lago espressa subito dopo la precisazione che il protagonista non si guarda negli specchi. 

Visto qualche anno fa Death Note :D comunque sì, ho provato a condensare in 8000 caratteri molte idee ed è venuto fuori un po' un riassunto! Felice comunque che tu abbia apprezzato qua e là :)

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Il 16/11/2020 alle 20:41, Poeta Zaza ha scritto:

 

non capisco questa frase, vuoi dire legata alla famiglia di origine della madre?

dato che di solito ce ne mette dieci, sono "appena due minuti" oppure "soltanto due minuti"

 

il ventotto la mattina

 

@Lo scrittore incolore :)

 

Un racconto dei tuoi, che ricorre al surreale per farci riflettere e  accettare la realtà delle cose: in questo caso, l'ignoranza della data di fine vita è fondamentale al vivere.

Piaciuto!

 

Grazie per il passaggio, cara! E grazie per aver colto, come sempre, il non detto dietro al racconto :) hai un'ottima sensibilità :)

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Il 16/11/2020 alle 23:08, Poldo ha scritto:

Ciao @Lo scrittore incolore

Si vede che questa storia del vedere la data della morte ha solleticato la fantasia. Onestamente non mi ha appassionato tanto; l'idea di veder comparire un "fumetto" con la data sulla testa delle persone mi fa storcere il naso e la trovo un po' tirata per i capelli. Nonostante questo la tua innegabile capacità di raccontare rende piacevole la lettura e sei riuscito a trovare un finale intrigante.

Felice che la scrittura ti abbia convinto nonostante l'idea poco incisiva :) significa che almeno la struttura funziona :) grazie di <3

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A me l'idea della data sulla testa piace, mi piace anche come se la vive lui da bambino e anche da grande.

Mi piace che sia così eroico da riuscire a mantenere il segreto per tutta la sua vita.

Mi convince di meno i fatto che la sua famiglia lo sostenga senza mai chiedergli davvero conto di questo talento. Che il padre non abbia voluto sapere nulla, che non abbia subito vere pressioni. Ma soprattutto sono colpita dal fatto che lui non abbia voluto approfittarsene.

È un racconto che si legge bene, avvincente fino alla fine; e sa anche alla fine si capisce come finirá , nulla toglie al lettore il piacere di leggere di questo gioiosa scivolata con un risvolto drammatico.

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@Lo scrittore incolore

Ciao. Interessante. Ben scritto anche. Qualcuno ha davvero la facoltà che descrivi, anche se non legge nessuna data sulla testa di chi gli sta di fronte, ma lo sa attraverso un'altra vista interiore.

Mi è piaciuto lo sviluppo, la vita che fai condurre  a Ettore. Ma è  quasi impossibile non specchiarsi mai per non vedere la propria data di morte.

Sarebbe stato in grado di reggere questa conoscenza verso la propria vita? Non è dato sapere. Libero arbitrio? Non ci credo molto. Se un Dio sa già cosa faremo nella vita a questo punto pur essendo liberi di fare quello che vogliamo non lo siamo in realtà, perché è tutto già scritto.

S. Agostino diceva che per l’uomo non esistono condizionamenti sociali tali da annullare la capacità di autodeterminazione, Martin Lutero  che nessuno è libero di scegliere tra il bene e il male, perché il destino è già scritto e la salvezza non dipende in nessun modo dai meriti umani.

La teoria del comportamentismo dice che noi siamo solo un prodotto del contesto che ci circonda... e altre teorie di svariati filosofi e religiosi.

La verità non sta nel mezzo e penso sia al di fuori della portata umana. Ognuno si comporta come meglio crede e nel dubbio meglio non credere agli uomini, a meno che non siano santi ma oggi vallo a trovare un santo e se lo trovano lo vivisezionano come bestia rara...

L'uomo è libero di fare quello che vuole, pensa di decidere lui e di cambiare il suo destino e lo fa talvolta. Ma anche quando quando cambia, Qualcuno sapeva già che avrebbe cambiato... non è libertà, ma basta la convinzione, l'idea, il profumo di essere liberi.

Scusa il pippetto pseudo filosofico, mi piacciono i ragionamenti contorti e le innumerevoli e non quantificabili soluzioni.

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1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

@Lo scrittore incolore

Ciao. Interessante. Ben scritto anche. Qualcuno ha davvero la facoltà che descrivi, anche se non legge nessuna data sulla testa di chi gli sta di fronte, ma lo sa attraverso un'altra vista interiore.

Mi è piaciuto lo sviluppo, la vita che fai condurre  a Ettore. Ma è  quasi impossibile non specchiarsi mai per non vedere la propria data di morte.

Sarebbe stato in grado di reggere questa conoscenza verso la propria vita? Non è dato sapere. Libero arbitrio? Non ci credo molto. Se un Dio sa già cosa faremo nella vita a questo punto pur essendo liberi di fare quello che vogliamo non lo siamo in realtà, perché è tutto già scritto.

S. Agostino diceva che per l’uomo non esistono condizionamenti sociali tali da annullare la capacità di autodeterminazione, Martin Lutero  che nessuno è libero di scegliere tra il bene e il male, perché il destino è già scritto e la salvezza non dipende in nessun modo dai meriti umani.

La teoria del comportamentismo dice che noi siamo solo un prodotto del contesto che ci circonda... e altre teorie di svariati filosofi e religiosi.

La verità non sta nel mezzo e penso sia al di fuori della portata umana. Ognuno si comporta come meglio crede e nel dubbio meglio non credere agli uomini, a meno che non siano santi ma oggi vallo a trovare un santo e se lo trovano lo vivisezionano come bestia rara...

L'uomo è libero di fare quello che vuole, pensa di decidere lui e di cambiare il suo destino e lo fa talvolta. Ma anche quando quando cambia, Qualcuno sapeva già che avrebbe cambiato... non è libertà, ma basta la convinzione, l'idea, il profumo di essere liberi.

Scusa il pippetto pseudo filosofico, mi piacciono i ragionamenti contorti e le innumerevoli e non quantificabili soluzioni.

Mi fai solo felice! Perché se un racconto origina una riflessione hai ottenuto un risultato con riverbero, una lettura e un ripensamento a posteriori. È praticamente il miglior risultato! Grazie, caro <3

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Inc, ma come è possibile questa telepatia? Non ho mai letto libri né visto film che parlassero di questo, e tu e io non ci siamo mica consultati. Abbiamo, si vede, gli stessi fantasmi nel cervello: pertanto il tuo racconto mi è piaciuto molto, perché, tra l'altro, mi ha fatto venire la nostalgia di come avrebbe potuto essere il mio. Il finale col tuffo è bello. I sofficini abbrustoliti ai bordi molto simpatici. Tutto molto triste, @Lo scrittore incolore, ma utile. Grazie e un saluto. 

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Ciao @Lo scrittore incolore ,

credo proprio che il tuo excipit sia uno dei migliori mai letti!

Ribalti qualsiasi cosa, stravolgi sia l'ottica del racconto che del libero arbitrio stesso, insinui il dubbio, stravolgi le convinzioni...

Un finale geniale, insomma!

Questo finale, a mio avviso, getta però un'ombra lunga su tutto il resto del brano: così tutto diventa più pacato, più incolore quasi (eh, eh...): tutti i vari fatti narrati rimangono poco approfonditi, si alternano in maniera superficiale ( la povera Jessica è liquidata come uno scherzo del destino, quando il suo passaggio serve solo a far capire quanto siano difficili i rapporti interpersonali di Ettore). 

Una bella storia surreale e intrigante!

Bel colpo!

 

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12 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Inc, ma come è possibile questa telepatia? Non ho mai letto libri né visto film che parlassero di questo, e tu e io non ci siamo mica consultati. Abbiamo, si vede, gli stessi fantasmi nel cervello: pertanto il tuo racconto mi è piaciuto molto, perché, tra l'altro, mi ha fatto venire la nostalgia di come avrebbe potuto essere il mio. Il finale col tuffo è bello. I sofficini abbrustoliti ai bordi molto simpatici. Tutto molto triste, @Lo scrittore incolore, ma utile. Grazie e un saluto. 

Infatti mi ha spaventato e divertito non poco la cosa :D grazie per il passaggio, carissima <3

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8 ore fa, caipiroska ha scritto:

Ciao @Lo scrittore incolore ,

credo proprio che il tuo excipit sia uno dei migliori mai letti!

Ribalti qualsiasi cosa, stravolgi sia l'ottica del racconto che del libero arbitrio stesso, insinui il dubbio, stravolgi le convinzioni...

Un finale geniale, insomma!

Questo finale, a mio avviso, getta però un'ombra lunga su tutto il resto del brano: così tutto diventa più pacato, più incolore quasi (eh, eh...): tutti i vari fatti narrati rimangono poco approfonditi, si alternano in maniera superficiale ( la povera Jessica è liquidata come uno scherzo del destino, quando il suo passaggio serve solo a far capire quanto siano difficili i rapporti interpersonali di Ettore). 

Una bella storia surreale e intrigante!

Bel colpo!

 

Purtroppo ho dovuto condensare per dare un affresco generale del personaggio e gli ottomila son sempre pochi :D grazie anche a te per il passaggio e l'apprezzamento, carissima <3

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