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Ippolita2018

[MI 143] Mi chiamo Dolcetta

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Traccia di mezzogiorno

 

 

Mi chiamo Dolcetta e sono nata con un difetto della vista. È un difetto molto raro, anzi, rarissimo. Lo condivido, sembra, con sole tre persone al mondo.

Ebbene: appena vedo una persona mi appare scritto sulla sua fronte, in numeri arabi di colore viola, il giorno della sua morte.
So quando moriranno mio padre e mia madre, mio fratello e mia sorella, tutti i miei zii, gli amici, i professori. So quando morirà il mio ragazzo. Il mio è un difetto congenito: significa che da prima che imparassi cosa sono i numeri già vedevo quei segni strani sulla fronte della gente, quindi per me era una cosa normale, che pensavo succedesse a tutti.

Quando, crescendo, ho imparato il senso dei numeri ma, soprattutto, quando ho realizzato che l'uomo è nato per morire, ho cominciato a farmi delle domande e anche a chiedere in giro se gli altri vedevano le stesse scritte che vedevo io.

I miei si allarmarono come matti: mia madre pianse una settimana, mio padre battè ripetutamente la testa contro il muro della cucina. Il nostro medico ci consigliò di tenere il segreto e mi indirizzò a un bravo psichiatra il quale, a sua volta, riportò il mio caso al mondo scientifico.

 

Mi hanno rivoltata come un calzino per anni, senza venire a capo di niente. Mi hanno spedita negli Usa, in Cina e in Corea del Sud per mettermi a confronto con quei tre disgraziati che, come me, sono venuti al mondo piagati da questa disgrazia.

I servizi segreti mondiali hanno tentato piu volte di ingaggiarmi affinché io facessi la spia sulle morti dei loro presunti nemici: se per caso avessi visto coi miei occhi che erano vicini alla meta ferale, a loro sarebbero stati evitati inutili dispendi di tempo e denaro per farli fuori.

Ogni sei mesi mi fanno fare tutta una serie di esami, esamini ed esamoni che mi lasciano estenuata. Ora dico basta.

Non ho il coraggio di infilarmi nelle pupille due lame infuocate, e allora ho preso appuntamento con un chirurgo oculistico che mi toglierà la vista. Non so quale tecnica utilizzerà e neppure mi interessa, né mi interessa non vedere mai più nella vita il sole che tocca le onde del mare nel tardo pomeriggio, l'ora in cui mi tuffo nell'acqua tiepida; o i batuffoli bianchi dello zucchero filato nelle bocche dei bambini davanti allo zoo.

La vita è strana: riserva ad alcuni grandi dolori e ad altri immensa felicità. Io mi prendo la mia piccola vendetta, sottraendole una minima parte del suo potere.

Non mi uccido, perché amo l'odore della pelle del mio ragazzo quando, dopo la doccia, si cosparge di talco, e amo suonare il pianoforte. Vorrò dei figli, ma non sapere il giorno in cui moriranno.
Questa è la mia storia vera.

 

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Cara Dolcetta non sono tanto convinto che il tuo difetto a gli occhi sia una dannazione, anzi credo che volendo potresti alleviare molta gente,  conocere il giorno della nostra dipartita può far nascere la voglia di essere più buoni e genuini. Tu potresti dirmi che si potrebbe  anche  verificarsi il contrario. Certamente , ma torniamo su quello che tu chiami difetto;  io lo chiamerei un dono difatti sapendo anticipatamente  la data esatta della nostra morte ci prepariamo  a porre in ordine  tutto ciò che siamo costretti a lasciare. Ora se ti è possibile fammi la grazia di farmi sapere il giorno della mio decesso, tanto per sapere quanto ancora dovrò penare nell'attesa di prendere atto che dopo questa vita ne raggiungeremo un'altra migliore, ragion per cui sarebbe una gran fregatura se non esistesse, pensa  che tutt'ora sono tormentato dal domandarmi: quando stavo per nascere la mia giovanissima mamma una bambina non ancora sedicenne stava per essere ammazzata da me che pesavo settechili e mezzo. Dopo pochi anni mio padre emicrò  in Brasile abbandonando mia madre con tre figli da portare avanti, io che sono quel che sono poche volte lo aiutata anzi gli ho dato probblemi a non finire e chi sa quante anzie gli ho causato considerando la vita da marinaio che conducevo, dopo tutto questo mi ha lasciato all'età di 54 anni eccetera eccetera. Ora che ci penso e sen non c'è niente dopo la morte a cosa è servito? Se le cose stanno così questo significa  che non siamo mai vissuti.  Perdona il mio sfogo cara Dolcetta, il problema è che ritengo la vita una cosa poco seria. Ti auguro una buona domenica e tanta fortuna

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Ciao @Ippolita2018

Purtroppo la tua storia non l'ho trovata molto convincente, in realtà non è quasi nemmeno una storia. Sembra più una descrizione nemmeno così verosimile (non posso dire realistica perché succedono cose impossibili nella realtà) di una strana condizione.

Il tutto sembra un po' "buttato lì" senza una vera convinzione. E sì che qualcun'altro ha utilizzato lo stesso tema con un risultato decisamente migliore.

Sarà per la prossima volta

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Ciao@Ippolita2018 Il tuo racconto ha un tema simile al mio, che attraverso un difetto della vista sconfina nel campo filosofico. Non so se la traccia l'hai scelta tu (immagino di sì) ma l'ho trovata davvero molto ispirante (si dice?). L'incipit cattura subito l'attenzione e la tua idea mi piace molto, ma ho la sensazione che potesse essere sfruttata di più. Una ragazza che vede la data della morte delle persone è una miniera di situazioni interessanti, ma la sensazione è che ti sia limitata un po' a riassumere la sua storia fino alla decisione drammatica di rinunciare alla vista. Questo secondo me penalizza un po' il racconto, che per il resto è scritto in modo ottimo, scorrevole, con immagini vivide e precise.

Resta comunque una bella lettura, quindi complimenti in ogni caso per il tuo stile e a rileggerti!

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@Ippolita2018 mi ha dato l’impressione che tu abbia scritto questo racconto in poco tempo. L’idea era buona, ma la resa a mo’ di cronaca (brevissima) di vita, fa perdere tutta la tensione. 

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Puoi benissimo rispondermi "da che pulpito", pensando al mio racconto, ma trovo che qui manchi una storia. C'è il personaggio, c'è il terribile problema e l'ancor più terribile soluzione, ma sono solo abbozzati, schizzati, senza il quadro e la struttura che darebbero forma al tutto. Ho visto che hai pubblicato all'ultimo minuto, quindi forse è una questione di tempo, in ogni caso, l'idea è carina, ma non l'hai sfruttata appieno, penso.

 

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Eccomi da te,  @Ippolita2018 :)

 

Secondo me, il tuo racconto non è tale, bensì un flusso di coscienza, un brano raccontato e spiegato, volto a giustificare una scelta di autolesionismo.

Hai i numeri per svilupparlo molto meglio. Ciao! :ciaociao:

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@Poldo, @Silverwillow, @Komorebi, @Befana Profana, @Poeta Zaza:

 

avete ragione in pieno. Come ha notato Bef, ho pubblicato all'ultimo minuto e, col senno di poi, avrei fatto meglio a evitare. Un imprevisto mi ha sottratto tutto il tempo che pensavo di dedicare al racconto, per il quale mi era venuta l'idea qui solo abbozzata. Ero davvero dispiaciuta, perché partecipare a questo contest domenicale mi piace tanto. Ho pensato tra me e me le parole di Poldo:

19 ore fa, Poldo ha scritto:

Sarà per la prossima volta.

 

Poi, dopo le undici, quando ho notato che i racconti non erano molti, nel poco tempo rimanente ho scritto e pubblicato. Sbagliando s'impara, che posso dire? Grazie a tutti! <3

 

 

@flambar carissimo, grazie per aver letto e per i tuoi pensieri. Dolcetta mi dice che devi stare tranquillo, perché è certa che tutto abbia un senso, e ti lascia un aforisma di Oscar Wilde:

"La vita è troppo importante per essere presa seriamente".

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Ciao @Ippolita2018

 

La tua scrittura è buona e anche l’idea, ma hai scritto troppo poco; non pensare che l’essenzialità sia sempre una buona cosa, a volte sì, ma in questo caso ho avvertito il bisogno di dilungarmi oltre questa storia, di approfondire.

Il finale, secondo me, è esageratamente drammatico, per quanto la situazione di Dolcetta sia anch’essa drammatica.

Questione caratteriale del tuo personaggio. Sente il bisogno di confidarsi con i suoi genitori, cosa naturale, ma non sempre. È frutto della mentalità attuale di molte persone ma non è affatto detto che i genitori, le madri in particolare, debbano per forza sapere tutto dei figli come non è detto che i figli debbano sapere per forza tutto dei genitori. La rovina di Dolcetta è il consequenziale passo seguente: andare dai medici. Da quel momento è un susseguirsi di analisi ed esperimenti, tipico della scienza. Una vita infernale da cavia insomma.

Potevi davvero far arruolare Dolcetta nei servizi segreti di qualche paese dove effettivamente si servono anche di persone con caratteristiche che vanno oltre i parametri normali. Non certo in Italia, troppi verbali da compilare e fatti non codificati da giustificare. La facoltà di Dolcetta poteva essere molto utile, ne potevi ricavare una storia struggente e drammatica come nel film Nikita di Luc Besson, ma capisco che magari non è nel tuo genere né intenzioni…

 

Ho trovato terribile l’epilogo dove Dolcetta (tra l’altro un bellissimo nome dal sapore romantico ottocentesco, in quella breve parentesi di felicità in Europa dove i giacobini non avevano ancore il potere  di rovinare e distruggere i sogni e la felicità degli uomini) dicevo terribile dove Dolcetta va dal chirurgo oculistico, addirittura previo appuntamento, per farsi togliere la vista in quanto non vuole più saperne di questa terribile facoltà di vedere la morte sulla fronte del suo prossimo. E però vuole l’amore, i figli, suonare il pianoforte; ama la vita e vuole farsi privare della vista…  È una cosa tremenda da metabolizzare.

Permettimi in via ipotetica, la storia è certo tua, frutto della tua fantasia e capacità e sensibilità, ricordando anche altri tuoi precedenti scritti e scambi di opinioni qua e là nel forum, permettimi di immaginare che avrei preferito a questo punto come alternativa che Dolcetta si chiudesse in un convento di clausura, dovrebbero essercene ancora se non li hanno finiti di distruggere come enti inutili… Perché no? In una clausura, con altre donne certamente superiori a quelle del mondo esterno forse avrebbe trovato la sua pace. Ma rinunciando all’amore terreno. Ma a questo punto, drammatico per drammatico era un “bel” finale, sempre secondo me. Bel dilemma. Nemmeno S. Agostino riuscì a risolverlo.

 

Vabbè dai. Scusa questo mio commento, sai come sono:  non riesco a concentrarmi nelle virgole e nei punti, è disumanizzante, lo diceva anche un poeta politicamente scorretto come Ezra Pound… guardo lo scritto, le potenzialità, le ulteriori possibilità e aperture, quello che potrebbe e in certi casi ma praticamente in tutti i casi del mondo, avrebbe potuto rappresentare.

 

 

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Ciao! Ti scrivo subito che sicuramente dobbiamo conoscerci, perché abbiamo avuto la stessa identica idea e sono anche un po' spaventato :D il racconto è molto breve, ma non posso dire che l'idea sia malvagia, perché ho pensato la stessa cosa :D

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A dire il vero io ho letto con piacere questo tuo brano.

Mi é sembrato il testamento di una persona stanca che di propria volontà cambia il suo stato. Ho letto come un incoraggiarsi e giustificarsi per una scelta così terribile. Una tristezza profonda.

In fondo dolcetto ama ciò che vede, ma é pronta a rinunciare per vivere serenamente. DI per sé molto tragico.

Quindi é vero che é breve, é vero che non é proprio un racconto, ma é anche vero che a me é piaciuto molto.

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Ciao @Ippolita2018 ,

gran bella idea, niente da dire!

Il tempo tiranno non ti ha permesso di scrivere una storia densa d'emozioni come sai fare tu, permettendoti di proporre quello che sembra essere un resoconto un pò incolore delle disavventure di Dolcetta. 

Non mi sento di dire altro sul racconto, dato che hai spiegato molto bene la dinamica della sua stesura.

Anzi, una cosa te la voglio dire: grazie di aver partecipato comunque!

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Il 17/11/2020 alle 15:46, Ippolita2018 ha scritto:

@Poldo, @Silverwillow, @Komorebi, @Befana Profana, @Poeta Zaza:

 

avete ragione in pieno. Come ha notato Bef, ho pubblicato all'ultimo minuto e, col senno di poi, avrei fatto meglio a evitare. Un imprevisto mi ha sottratto tutto il tempo che pensavo di dedicare al racconto, per il quale mi era venuta l'idea qui solo abbozzata. Ero davvero dispiaciuta, perché partecipare a questo contest domenicale mi piace tanto. Ho pensato tra me e me le parole di Poldo:

 

Poi, dopo le undici, quando ho notato che i racconti non erano molti, nel poco tempo rimanente ho scritto e pubblicato. Sbagliando s'impara, che posso dire? Grazie a tutti! <3

 

 

@flambar carissimo, grazie per aver letto e per i tuoi pensieri. Dolcetta mi dice che devi stare tranquillo, perché è certa che tutto abbia un senso, e ti lascia un aforisma di Oscar Wilde:

"La vita è troppo importante per essere presa seriamente".

E come la mettiamo cosiderando che la maggiopparte delle persone che contano non credono a una altra vita se fosse una bufola sarebbe una grande fregatura per la  gente che ha sofferto martirizzandosi per la fede in essa. Ti auguro una fortunatissima settimana cara mia unica maestra @Ippolita2018

 

Modificato da flambar
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Il 17/11/2020 alle 17:41, Alberto Tosciri ha scritto:

non pensare che l’essenzialità sia sempre una buona cosa

No, assolutamente, anche se la perseguo: qui i limiti sono stati dettati dal tempo. Grazie infinite per il commento così piacevole da leggere, Alberto.

 

Il 18/11/2020 alle 13:31, Lo scrittore incolore ha scritto:

scrivo subito che sicuramente dobbiamo conoscerci, perché abbiamo avuto la stessa identica idea e sono anche un po' spaventato

Magari in un'altra vita siamo stati fratelli gemelli, oppure condividiamo le stesse ossessioni... grazie, Inc.

 

Il 20/11/2020 alle 08:52, Almissima ha scritto:

Quindi é vero che é breve, é vero che non é proprio un racconto, ma é anche vero che a me é piaciuto molto.

Come sei gentile, Almissima. Un grazie affettuoso.

 

Il 20/11/2020 alle 23:09, caipiroska ha scritto:

Anzi, una cosa te la voglio dire: grazie di aver partecipato comunque!

:asd: Ti abbraccio e ti ringrazio io.

 

Il 20/11/2020 alle 23:21, flambar ha scritto:

Ti auguro una fortunatissima settimana

Anche a te, Cosimino, e grazie.

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