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Silverwillow

[MI 143] Verso il buio

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Ciao @Silverwillow

Molto, molto suggestivo il tuo racconto. Ci sono delle parti molto belle, direi poetiche, a partire dalla descrizione del lago nell'incipit. Molto bella e suggestiva l'immagine delle clessidre nelle pupille, mi piace molto ma volevo chiederti: come mai hai scelto questa immagine? Ha un significato o l'hai scelta perché appunto molto suggestiva in sé?

Molto azzeccato anche l'aver usato l'eclissi come elemento risolutivo. Il finale rimane enigmatico (chi o cosa esplode?) e ci sta. Scritto benissimo. Bello!

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Ho finito di leggere con un dubbio che mi attanagliava: se bruciarsi gli occhi guardando il sole è l'ultima soluzione, spera definitiva, al suo problema, perché ha aspettato anni per farlo durante un'eclissi? Non poteva farlo in un altro momento, più facile, senza dover attendere un evento raro? Mi rendo conto che fissare il sole è difficile, ma poteva farlo in una giornata nuvolosa, o obbligarsi in qualche modo a tenere gli occhi aperti. Insomma, questa cosa di aspettare l'eclissi mi interroga, anche se è molto simbolica, ci mancherebbe. Mi hai fatto venire in mente il finale di Melancholia di Von Trier, anche se non c'entra nulla, mi è venuto in mente lo stesso, per l'attesa e il... buio.

A parte questo dubbio, che è più uno scervellarmi mio che altro, un racconto davvero ben fatto e una bella idea di base portata avanti senza passi falsi, mi è piaciuto. Anche nel suo giustificarsi un  po' amorale del se lo sono cercato, in fondo, la tipa e il cane.

Bel lavoro :)

 

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L'idea del finale è carina. Di quale buio si parla? Di quello di Daniele (bel nome, si chiama come me), o del fatto che riesce a spegnere il sole? Il dubbio rimane ed è giusto così.

Per il resto forse c'è qualche ingenuità.

Non so se hai mai letto i fumetti degli X Men. Lì ci sono personaggi che potrebbero avere qualcosa di simile al tuo protagonista, ma sono circondati da un contesto eccezionale, un mondo molto diverso dal nostro quotidiano, popolato da mutanti buoni o cattivi e caratterizzato dalla presenta del professor Xavier, l'unico in grado di gestire i superpoteri fuori controllo dei suoi allievi.

In un mondo normale, come lo descrivi tu, fatto di semplici oculisti, un potere del genere sarebbe stato devastante ben prima del compimento dei tre anni e difficilmente sarebbe passato inosservato. Mi verrebbe da dire che se inventi una cosa, allora inventa in grande anche tutto il mondo che ci sta intorno, altrimenti rischia di diventare incongrua.

Al di là di queste considerazioni, il racconto è comunque ben scritto e la lettura risulta piacevole.

Alla prossima

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@ivalibri @Rhomer Grazie mille per essere passati a leggere:rosa:

7 ore fa, ivalibri ha scritto:

Molto bella e suggestiva l'immagine delle clessidre nelle pupille, mi piace molto ma volevo chiederti: come mai hai scelto questa immagine?

 

6 ore fa, Rhomer ha scritto:

Non solo in funzione della trama ma anche in funzione delle immagini evocate: le pupille a forma di clessidra soprattutto. 

Vorrei poter dire che è una mia idea, ma in realtà deriva dalla serie Dragonlance, letta molti anni fa. Uno dei personaggi aveva una maledizione e gli erano venute queste pupille che vedevano invecchiare le persone (anche se non uccidevano nessuno). Mi aveva colpito proprio la conseguenza sul piano psicologico: vedendo la caducità di tutto era in grado di non attaccarsi a niente. Leggendo la traccia mi è tornato in mente.

 

6 ore fa, Rhomer ha scritto:

Il tuo protagonista è fisicamente condannato alla disillusione e quindi sceglie di proteggere gli altri ma anche se stesso. Quasi rimane indifferente ai ricordi, o alle vittime collaterali causate dalla sua condizione: lui è nato così/è la vita e, prima o poi, ogni cosa tende a decadere.

La metafora c'è, anche se  è venuta fuori un po' per caso. Il senso comunque è più o meno quello che dici: se vedessimo il destino di quello che ci circonda la nostra intera prospettiva sul mondo cambierebbe

 

8 ore fa, ivalibri ha scritto:

Il finale rimane enigmatico (chi o cosa esplode?) e ci sta

 

6 ore fa, Rhomer ha scritto:

Molto bello anche il finale che si mostra criptico e lascia il lettore nell'oscurità perfettamente in linea con l'eclissi.

Sono stata in dubbio fino all'ultimo se rendere il finale più chiaro. Poi ho deciso che potevano andar bene entrambe le interpretazioni: lui che diventa cieco o il sole che invecchia e muore, distruggendo tutto di conseguenza (io però preferisco la seconda:P)

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6 ore fa, Befana Profana ha scritto:

perché ha aspettato anni per farlo durante un'eclissi? Non poteva farlo in un altro momento, più facile, senza dover attendere un evento raro?

Io ho immaginato che fino a quel momento avesse sperato in una cura, o si fosse rassegnato. E che poi leggendo dell'eclissi gli fosse balenata quest'idea improvvisa. Una cosa non premeditata, insomma. D'altra parte fissare il sole direttamente non è facile. L'eclissi ha di particolare che la luce arriva in quantità uguale ma noi non lo percepiamo e non sentiamo niente finché non è tardi, quindi le nostre pupille anziché stringersi restano aperte (ed entra dieci volte più luce). Un altro motivo è che la sua malattia è tutt'altro che normale, quindi potrebbe voler sfruttare anche l'elemento di superstizione magica legato all'eclissi...

Non so se ho chiarito il tuo dubbio, oppure ho aumentato la confusione :lol:

6 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Mi hai fatto venire in mente il finale di Melancholia di Von Trier

Non l'ho visto, se mi capita lo guardo(y) Grazie del passaggio!

 

1 ora fa, Poldo ha scritto:

In un mondo normale, come lo descrivi tu, fatto di semplici oculisti, un potere del genere sarebbe stato devastante ben prima del compimento dei tre anni e difficilmente sarebbe passato inosservato. Mi verrebbe da dire che se inventi una cosa, allora inventa in grande anche tutto il mondo che ci sta intorno, altrimenti rischia di diventare incongrua.

Inserire un elemento paranormale in un mondo normale non è facile, e come dici tu, forse avrebbe necessitato di un intero mondo di contorno. Dal momento che la "malattia" è inventata non mi sembrava poco plausibile che la tecnologia riuscisse a trovarci un rimedio (anche andando per tentativi, qualcosa progettato per tutt'altro potrebbe bloccare anche questo strano potere). In ogni caso il lettore non dovrebbe porsi questioni di credibilità, perciò ho sbagliato qualcosa io o non ho spiegato abbastanza.

Grazie anche a te per la lettura e il commento:sss:

 

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Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

direttamente poteva avere effetti sulla vista. Forse avrebbe potuto anche distruggere qualunque male si annidasse nei suoi occhi, in modo da smettere di vedere il futuro,

non capisco questa frase: Daniele poteva annientare le persone, ma prevedere o vedere il futuro?

 

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

L’eclissi durò ancora diversi minuti, ma la luce del sole iniziò a cambiare in modo anomalo. Pareva espandersi sempre di più, assumendo un colore rossiccio, mentre il calore diveniva insopportabile.

Poi, di colpo, tutto finì. E calò il buio.

 

Finale misteriosissimo: "tutto" finì? E calò il buio per chi?

 

Brava, @Silverwillow :). Un'idea veramente originale e ben concepita.

 

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@Silverwillowbello davvero! Un racconto ben scritto, con un finale che spiazza e fa venire i brividi. Toglierei un po' della parte centrale, dove riassumi la vita del protagonista (in fondo, al lettore non importa conoscere tutto nel dettaglio). Bello l'inizio e si riprende molto bene nella fine. Quella parte centrale smorza un po' troppo il ritmo, se la riducessi a poche righe di spiegazione (senza farle passare per mera spiegazione), il racconto ne gioverebbe. Comunque mi è piaciuto davvero tanto!

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10 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:
Quota

direttamente poteva avere effetti sulla vista. Forse avrebbe potuto anche distruggere qualunque male si annidasse nei suoi occhi, in modo da smettere di vedere il futuro,

non capisco questa frase: Daniele poteva annientare le persone, ma prevedere o vedere il futuro?

Lui non annienta le persone, ma fa scorrere il tempo in avanti per le persone/oggetti che guarda. Ho messo i dettagli degli abeti che ricrescono e del lago che cambia dimensioni proprio per cercare di chiarire questo concetto. Lui si augura con l'eclissi di distruggere questo potere, o almeno di ridurlo (cioè vedere lo stesso il futuro delle cose, ma non farlo accadere subito)

10 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Finale misteriosissimo: "tutto" finì? E calò il buio per chi?

Ripensandoci poi, forse avrei fatto meglio a chiarirlo e rendere il finale più definito.

Grazie per il passaggio:sss:

 

Grazie anche a te@Komorebi

2 ore fa, Komorebi ha scritto:

Quella parte centrale smorza un po' troppo il ritmo, se la riducessi a poche righe di spiegazione (senza farle passare per mera spiegazione), il racconto ne gioverebbe

Ci ho pensato anch'io che la parte centrale era un lungo flashback, ma mi sembrava essenziale per dare un senso a quel che succede prima, e per spiegare lo stato d'animo del protagonista nel decidere che preferisce diventare cieco che continuare così. Mi sembrava anche di rendere la sua "malattia" più concreta e credibile dandogli un passato (ma dai commenti precedenti non mi è riuscito del tutto neanche questo). Ho difficoltà a trovare un equilibrio nei racconti brevi, li scrivo solo qui, proprio per fare pratica, quindi ti ringrazio per le osservazioni, e sono contenta che per il resto ti sia piaciuto.

 

 

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L'ho trovato un racconto dall'atmosfera bella e inquietante. Mi é piaciuto molto il finale, dove per me era chiaro che lui avesse sbagliato i conti e che il sole "invecchiasse" decretando la fine del mondo. Per un momento ho sperato che si guardasse allo specchio per farla finita oppure che si estirpasse gli occhi con un congegno steampunk tutto manopole e vapori.

Complimenti!

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Ciao @Silverwillow

Bello, inquietante, poetico.

Non ho capito bene però come abbia potuto conoscere una ragazza senza mai guardarla fino a quando lei non accende la luce...

L'ottico che gli fece gli occhiali da piccolo, come poteva farlo senza guardarlo negli occhi? E suo padre?

Ma a parte questi piccoli particolari, facenti parte di una contestualizzazione che sarebbe stato lungo e difficile approfondire in uno spazio breve,

il racconto ha un suo fascino, si prova una sorta di strana "simpatia" per  Daniele e per questa sua facoltà che è anche una condanna.

Non avrebbe potuto nemmeno essere usato come arma da guerra, il rischio di eliminare gli amici equiparava quello di eliminare i nemici e comunque sarebbe stato un bel rebus da dirimere, ricco di intriganti sfaccettature romanzesche.

Alla fine decide di diventare cieco guardando un'eclisse di sole, quindi vuole comunque rimanere in vita ad ogni modo. Ma come potrà vivere? Non ha pensato a chi affidarsi?  Una fine un po' troncata, non completa. Non soddisfa la tragedia intima racchiusa nel personaggio.

Un uomo nella sua situazione non può vivere in mezzo agli uomini, è un'arma letale in ogni caso. Visto che sentiva il suo destino, che soffriva, poteva finire in una maniera eclatante. Che so: rifugiarsi in una zona interdetta del mondo, interdetta a causa di un inquinamento o cose del genere, una vita difficile, solitaria. Con la possibilità di  incenerire soltanto eventuali ricercatori che si fossero addentrati in quella zona, persone consapevoli e in qualche modo responsabili dell'interdizione di quella parte della terra e perciò colpevoli, perciò meritevoli di essere annientati.

Ecco, Daniele poteva usare la sua facoltà in maniera mirata, utile, eliminando i responsabili di  clamorosi disastri ambientali che hanno causato sofferenze all'umanità. Ma a questo punto occorrerebbe scrivere un romanzo, mi sa.

 

 

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Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

«Materiale tecnico sintetico» borbottò Daniele, rimettendosi infine gli occhiali. «Ci vorrebbero migliaia di anni per distruggerlo

È angoscioso accettare il fatto che il nostro corpo sia destinato a durare molto meno degli oggetti e degli indumenti che indossiamo. Bel racconto, @Silverwillow, davvero: spinge la mente ad andare oltre, a porsi domande di varia natura. Mi piacciono sempre le letture così. Grazie, e un saluto.

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13 ore fa, Almissima ha scritto:

Mi é piaciuto molto il finale, dove per me era chiaro che lui avesse sbagliato i conti e che il sole "invecchiasse"

Mi fa piacere che per qualcuno si capisse, anche se in fondo andava bene anche lasciare il dubbio.

Grazie per il passaggio e l'apprezzamento:rosa:

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Non ho capito bene però come abbia potuto conoscere una ragazza senza mai guardarla fino a quando lei non accende la luce...

La guardava con gli occhiali speciali. Ma trovandosi in intimità con lei, al buio, li ha tolti. Una volta finito di fare le loro cose, lei ha acceso la luce senza preavviso

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

L'ottico che gli fece gli occhiali da piccolo, come poteva farlo senza guardarlo negli occhi? E suo padre?

Non lo guardava negli occhi. Ho immaginato che avessero fatto la prova delle lenti col bambino voltato verso qualcosa (una pianta magari), evitando che li guardasse direttamente. Sono tutti dettagli che forse avrebbero richiesto un sacco di spiegazioni, ma temevo di annoiare il lettore

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Visto che sentiva il suo destino, che soffriva, poteva finire in una maniera eclatante.

Io l'ho pensato con un senso morale un po' distorto, e molto fatalista, quindi non così disperato da uccidersi, né ansioso di diventare un eroe.

Lo so, il racconto avrebbe avuto bisogno di un po' più spazio per essere completo. Comunque mi fa molto piacere che l'hai trovato

6 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Bello, inquietante, poetico.

Grazie mille per il commento e le tue riflessioni:rosa:

 

5 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Bel racconto, @Silverwillow, davvero: spinge la mente ad andare oltre, a porsi domande di varia natura.

Grazie anche a te! Un bellissimo complimento.<3

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Ciao @Silverwillow ,

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

Lì poteva rilassarsi un po’, anche se non si arrischiava comunque a togliere gli occhiali scuri, tantomeno dentro la baita: un attimo di distrazione e gli sarebbe crollata addosso.

Questa informazione arriva totalmente inaspettata: dopo si capisce a cosa ti riferisci, ma messa lì, in quel punto acciglia il lettore (o almeno, io mi sono accigliata: cosa non ho capito?). In realtà poi tutto torna però, mi chiedo (perchè a volte lo faccio anch'io...) queste anticipazioni hanno senso? Cosa vogliamo trasmettere? Che il lettore si deve preparare a qualcosa di strano? E perchè sentiamo la necessità di avvertirlo?

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

Il cane lo fissava curioso e scodinzolante, ma nel giro di pochi istanti si raggelò, mentre il pelo ingrigiva e cadeva a ciuffi, le membra si rattrappivano e gli occhi si velavano. Non emise alcun suono, quando stramazzò a terra e cominciò a marcire e ricoprirsi di vermi e mosche. Alla fine rimasero le ossa, ma presto anch’esse divennero polvere, e la brezza spazzò via tutto.

Questa descrizione è eccezionale!!! Sei una scrittrice horror e non lo sai!

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

«La mamma è volata in cielo, quando tu eri piccolissimo.»

Probabilmente l’ironia nella risposta era stata involontaria: la mamma era davvero volata in cielo. Sotto forma di polvere.

Cattivissima questa!

Sì, sì. Sei proprio una scrittrice horror!

 

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

 

 

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

Di un incidente accaduto in seguito si rammaricava invece di più. Allora era già maggiorenne e avrebbe dovuto stare più attento. Sara era la prima e unica ragazza che avesse avuto, e l’amava molto, avrebbe forse dovuto avvertirla. Ma come poteva immaginare che avrebbe acceso la luce senza preavviso?

Il ricordo su quanto accaduto a suola ci sta, ma questa storia d'amore finita in tragedia relegata in due righe ci sta un pò strettina e svilisce. E' proprio necessaria? In un testo più lungo sarebbe fondamentale, ma qui...

Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

Poi, di colpo, tutto finì. E calò il buio.

Addirittura la fine del mondo!

 

Gran bel racconto: irreale, cattivello, ben scritto e mooolto inquietante! Come piace a me!

Complimenti!

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@Lo scrittore incolore @caipiroska Grazie anche a voi per il passaggio!:rosa:

 

16 ore fa, caipiroska ha scritto:
Il 15/11/2020 alle 23:33, Silverwillow ha scritto:

Lì poteva rilassarsi un po’, anche se non si arrischiava comunque a togliere gli occhiali scuri, tantomeno dentro la baita: un attimo di distrazione e gli sarebbe crollata addosso.

Questa informazione arriva totalmente inaspettata: dopo si capisce a cosa ti riferisci, ma messa lì, in quel punto acciglia il lettore (o almeno, io mi sono accigliata: cosa non ho capito?). In realtà poi tutto torna però, mi chiedo (perchè a volte lo faccio anch'io...) queste anticipazioni hanno senso? Cosa vogliamo trasmettere?

Penso che lo scopo sia proprio creare curiosità, e far intuire al lettore che non è tutto normale (d'altronde già nel primo paragrafo ho messo che lui vede in sfumature di grigio). Non saprei dire se qui servisse o no, forse si poteva tralasciare, ma era anche per spiegare perché va a lavarsi la faccia al lago, pur avendo una casa

16 ore fa, caipiroska ha scritto:

Il ricordo su quanto accaduto a suola ci sta, ma questa storia d'amore finita in tragedia relegata in due righe ci sta un pò strettina e svilisce.

Volevo mostrare qualcosa del suo senso morale. Alla fine per la ragazza gli dispiace di più, ma non ne fa comunque un dramma. Strettino stava un po' tutto, perché arrivo sempre al limite coi caratteri:lol:, ma se ne faccio un racconto più lungo terrò conto della tua osservazione.

16 ore fa, caipiroska ha scritto:

Sei una scrittrice horror e non lo sai!

in effetti l'horror è l'unico genere che non ho ancora provato. Ci farò un pensiero;) Grazie di nuovo per il commento!

 

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Ciao @Silverwillow
Il tuo racconto inizia con un mistero ben gestito. Non sappiamo che problema abbia Daniele, ma sappiamo che deve tenere degli occhiali dalle lenti scure che lo costringono a vedere il mondo in bianco nero. Si ritira al lago per trovare pace nella solitudine, il che significa che il suo problema gli rende difficile vivere in mezzo alla gente. Ci dici che persino quando è solo non può togliersi gli occhiali, se non per qualche secondo mentre si sciacqua al lago. Daniele non vede l'ora di togliersi questi occhiali, che sono leggeri ma gli irritano la pelle. Non è difficile immaginare che un arrossamento e un po' di prurito non siano il motivo reale che spinge Daniele a cercare sollievo.
Poi arriva il cane, che fai morire male in una frase. All'improvviso il potere di Daniele è chiaro: tutto ciò che guarda invecchia a un ritmo incredibilmente veloce. Il cane muore, si decompone, si polverizza. Gli alberi crescono e muoiono. Sopravvive solo il collare, che è molto più resistente di un corpo o un alberello.

Forse ci hai lasciato di proposito un finale ambiguo: Daniele diventa cieco o il sole invecchia fino a spegnersi?
Se è così, penso che la seconda opzione non possa funzionare. Il sole ci metterà ancora qualche miliardo di anno a morire, persino lo sguardo invecchiante di Daniele, se ho capito come funziona, impiegherebbe più di qualche istante a coprire questa distanza. 


L'idea di accecarsi fissando il sole durante un'eclissi è suggestiva, anche se forse, se ci fermiamo a ragionare un attimo di troppo, ci può sembrare ridicola. Sì, escludi l'intervento col laser perché il dottore dovrebbe guardare, ma insomma... anestesia totale più cucchiaione e passa la paura. Però mi sta bene così. È evidente che il tuo protagonista voglia rendere speciale il giorno della sua liberazione. Ha scelto un luogo a cui tiene e che considera un angolo di paradiso, mentre l'eclissi è un fenomeno raro e affascinante. Una soluzione più romantica del cucchiaione... 

 

A turbarmi è un'altra cosa. Sarò schietto: il tuo racconto propone una brutta struttura che trovo spesso nei racconti dell'Officina. Inizi bene, presenti la scena, il protagonista, il suo problema. Sei molto brava a gonfiare il mistero, per farlo scoppiare con un botto improvviso (la morte del cane). Poi però mi parti col pippone biografico e qui mi perdi. 
Quando è stato scoperto il suo potere? come lo hanno affrontato? ha fatto danni? per esempio? è andato da un dottore? che dice il dottore? Ma chissene. Sono cose che possiamo immaginare da soli. È possibile che il lettore si faccia queste domande, ma non è compito dell'autore fornire tutte le risposte. Capirei se si trattasse di un romanzo che accompagna il disgraziato dalla nascita alla morte. Allora sì, vorrei sapere della mamma, delle bende, del bullo, della fidanzatina... ma in un raccontino di 8000 caratteri che senso ha stilare un elenco di episodi, che per forza di cose sei costretta a gettare alla rinfusa in mezzo al testo, slegati, pressati, iperminiaturizzati, sviliti? 
Resta sul lago! Un solo episodio ci permette di conoscere un personaggio dal modo in cui si comporta e da ciò che pensa. Così come nella vita puoi dire di conoscere una persona anche senza aver letto la sua biografia e memorizzato il suo codice fiscale.

Credo che tu giustamente ti sia fatta delle domande mentre scrivevi (oddio... ma allora da bambino come ha fatto? ma chi gli ha costruito gli occhiali? come ha scoperto di avere questo problema?) ma che poi ti sia fatta fregare dall'insicurezza, appiccicando sul racconto una pagina FAQ dove anticipi e risolvi tutti i possibili dubbi del lettore. Il lettore bisogna che s'attacca, soprattutto il lettore di racconti. È narrativa, non un interrogatorio. È non è neanche una pagina wikipedia.

 

Anche questa cosa di voler mettere in scena l'incontro con il dottore, a cui addirittura dai un nome, con tanto di scambio di battute... perché? Se proprio vuoi, ci sono tanti modi di dire al lettore che il dottore ha cercato di convincere Daniele a non accecarsi, senza trascinarlo su e giù per la linea del tempo e in ambienti sempre nuovi, con voci nuove, nomi nuovi. Restiamo sul lago.


Abbiamo un ragazzo che deve portare degli occhiali che lo costringono a vedere in bianco e nero (!). Va al lago per passare qualche ora di relax, in un luogo dove non deve stare attento a non ammazzare qualcuno con lo sguardo. È un giorno molto speciale e vuole trascorrerlo in pace. E invece ammazza un cane e una donna. Nel tuo racconto Daniele è solo leggermente dispiaciuto, ma a me sembra una reazione poco credibile. Ha già ucciso in passato, ma questo non significa che si sia abituato alla cosa, soprattutto perché ha sempre ucciso senza volere. Se gli frega così poco di ammazzare chi gli sta intorno, perché accecarsi?

Invece mi immagino Daniele disperato: si sente bene, è in un posto bello dove si trova a suo agio, sta per risolvere tutti i suoi problemi... e invece, proprio alla fine, uccide di nuovo. Me lo immagino stravolto e confuso che cerca di scavare una buca con le mani per seppellire i resti (collare e vestiti) delle sue vittime. Suda, si affatica, si spezza le unghie, non riesce a togliersi dalla mente la faccia della donna che ha appena fatto marcire con un'occhiata (!) e si ricorda di quando gli capitò la stessa cosa con una persona cara, magari la ragazza di cui era innamorato. Cavolo, te lo immagini? Stai con una ragazza e in un attimo questa invecchia, muore, si decompone, diventa uno scheletro, poi polvere. Mica una cosa che ti lascia indifferente o appena appena seccato. Non serve raccontare nei minimi dettagli tutto l'episodio, solo mostrare al lettore quel pochissimo che basta a immaginare la scena e lo stato d'animo del protagonista.
Quindi Daniele torna a respirare, scaccia i ricordi, capisce che scavare è inutile, troppo faticoso e pericoloso, più sicuro inscenare un incidente. E poi a momenti il sole si coprirà, deve calmarsi e prepararsi all'eclissi. Presto tutto sarà finito.


Qui sopra ho improvvisato qualcosa non per riscrivere il racconto al posto tuo, ma perché mi sembrava troppo facile consigliarti di eliminare metà racconto senza proporti soluzioni alternative. :asd: 
Insomma, mi concentrerei di più sulle emozioni e le reazioni di Daniele al lago, meno sui fatti che compongono il suo passato. Pochi personaggi, pochi nomi, pochi ambienti, pochi eventi, pochi fatti. Personaggi: Daniele, la donna col cane, la ragazza di Daniele (o la madre, il padre...). Luoghi: il lago (presente) e il letto (passato). Eventi: la morte della ragazza (ripeto, è un esempio) e l'eclissi.

Come ho detto, la struttura a sandwich Introduzione - Pippone biografico - Finale la trovo in molti racconti e mi fa sempre alzare gli occhi al cielo e sbuffare rumorosamente.

 Il che non significa che io non sia mai caduto nella stessa trappola.

Can che abbia, razzola male. No... com'era? :muu: 

 

Resta la mia opinione di lettore e mi rendo conto che questo è un racconto da MI, contest che ti dà solo giusto il tempo di scrivere e non permette di ragionare a lungo sulla struttura da dare al testo.

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@Kuno Grazie mille per questo commento così articolato!:rosa:

6 ore fa, Kuno ha scritto:

Il lettore bisogna che s'attacca, soprattutto il lettore di racconti. È narrativa, non un interrogatorio. È non è neanche una pagina wikipedia.

 

Hai ragione, probabilmente mi preoccupo troppo di evitare che il lettore sia confuso, e qui mi sa che ho finito per confonderlo di più, perché le spiegazioni veloci hanno suscitato solo ulteriori domande

6 ore fa, Kuno ha scritto:

Come ho detto, la struttura a sandwich Introduzione - Pippone biografico - Finale la trovo in molti racconti e mi fa sempre alzare gli occhi al cielo e sbuffare rumorosamente.

Sinceramente non mi ero mai preoccupata della struttura (una menata mentale in più che mi farò ogni volta che ne scrivo unoxD). La storia in sé era abbastanza breve, mi è venuto spontaneo metterci qualcosa del passato per approfondire il protagonista, ma visto che anche qualcun altro l'ha trovato pesante devo aver esagerato

 

7 ore fa, Kuno ha scritto:

Invece mi immagino Daniele disperato

Ecco, con questo suggerimento però non sono d'accordo. Non perché il protagonista sia abituato a uccidere, ma perché nelle mie intenzioni questa malattia lo estrania dalle persone normali e dalle loro reazioni (ha una prospettiva sulla vita e sulla morte diversa). Può anche starci, ma sarebbe un altro personaggio (in parte il pippone biografico serviva anche a spiegare questo, ma non mi è riuscito granché) e un'altra storia, magari anche migliore di questa ma diversa

 

Vabbè, dai, io continuo a provarci, prima o poi riuscirò a tirar fuori qualcosa di davvero buono (se non altro per una questione statistica:P)

Grazie ancora per il commento e i suggerimenti!

 

 

 

 

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