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Alberto Tosciri

[MI 143] L'orizzonte di Fabrizio Torideau

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Traccia di mezzogiorno

 

Fabrizio Torideau era l’ultimo guardiano di faro in pensione. Aveva costruito uno sbilenco armadio con tavole di legno di scarto. Non capiva nulla di falegnameria, dopo un mese di duro lavoro e numerosi tentativi comparve nella sua veranda un catafalco di tavole dalle svariate misure, sul quale si premurò di passare diverse mani di  impregnante color noce antico.  L’idea di armadio aveva alcuni vani interni, quasi a livello, dove poter riporre ogni genere di cianfrusaglia.

«Non vorrai lasciare questa schifezza qui, che la vedono dalla strada», disse sua sorella Delia cominciando a ridere, subito accompagnata da suo marito Ducetto che replicava «Ma non avevi altro da fare?»

«No, sono in pensione…»

«E potevi anche continuare a stare in quel faro, no?»

«Magari»

Ducetto rideva e ridevano i suoi figli che ancora non si capacitavano di questo strano zio che, forse fra i pochi vecchi che c’erano ormai, al contrario di tutti gli altri vecchi rifiutava di andare al Centro e non portava occhiali. Tutti portavano occhiali, fin da piccoli. Era la regola.

«Mettiti almeno un paio di occhiali da sole, fai finta» gli diceva il cognato strizzando gli occhi dietro le sue lenti.

«A me piace vedere la luce»

«Ma tu sei tutto matto! E poi non vai mai dall’Oculista di Stato, non ti arrivano i solleciti di visita? Prima o poi ci farai passare dei guai!»

«Ma se vedo bene perché devo farmi visitare?»

«Ma perché… perché… Sei tutto scemo, te lo dico io!»

Per loro Fabrizio era un uomo ingombrante;  da solo occupava tutto il piano terra,  mentre loro al piano di sopra stavano stretti e avevano bisogno di spazio. A dir la verità Fabrizio, che era abituato a vivere di poco, quando era andato in pensione aveva proposto alla sorella che i figli dormissero pure nel suo appartamento, ma Ducetto si era opposto guardandolo male.

«Non mi fido di un marinaio fallito che sta sempre sveglio la notte»

Abitavano davanti al mare e quasi ogni notte Fabrizio andava in spiaggia, anche d’inverno, con un pesante giaccone di marina e una cuffia di lana, e guardava l’orizzonte fino al sorgere del sole, fumando la pipa.

«E questa schifezza cos’è?» chiese Ducetto aprendo sgarbatamente un’anta dell’armadio. Nella parte interna c’era appiccicata una grande carta nautica  stracciata e sbiadita in alcuni punti..

«Una carta della Terra»

«Di quale terra, vedo un sacco di macchie»

Fabrizio aveva sorriso puntando il dito al centro della mappa e indicando un piccolo groviglio nerastro. «La nostra Terra è qui al centro per comodità, anche se non siamo il centro. Qui intorno, alla fine della Terra, dopo i ghiacci di Antardide, ci sono altri oceani. Queste macchie sono altre Terre. Qui sono disegnate solo una parte. Le Terre sono infinite»

Ducetto aveva ascoltato a bocca aperta, senza capire, poi era esploso in una risata fragorosa. «Ah vero! Tu sei quello che crede alla terra piatta! Ma parlavi così anche quando eri al faro?»

«Con qualcuno sì»

«Ma poveracci! Ma com’è che non vi hanno arrestati? Ma lo sai che è complat… complot…»

«Complottismo», disse Fabrizio.

«Sì, quella cosa. È proibito dire scemenze. È per quello che siamo un popolo civile adesso» disse Ducetto mandando una scorreggia e facendo ridere i suoi figli che gli stavano alle spalle, agitando le mani come a scacciare il vento.

«Vabbè» disse Fabrizio.

«Va bene un corno! Non far vedere queste cose ai ragazzi!»

«Prima o poi ci farai passare un guaio!» disse Delia strizzando gli occhi dietro le lenti per guardare la mappa e cercando di strapparla. Ma Fabrizio le bloccò la mano.

«Non toccare Delia!» urlò Ducetto con foga, tanto che non riuscì a trattenere un rutto che fece scappare il gatto castrato.

«Ma no Ducetto. Volevo dire a mia sorella di non rompere un vecchio ricordo»

«Sì, bei ricordi! Se lo vede la Polizia Etica ci multa e ci manda al Centro di rieducazione»

«Basta non gridare tanto, che sentono fino in strada»

La discussione finì, per il momento.

 

In estate vennero i turisti, Fabrizio abitava in una rinomata località di mare. I nipoti fecero conoscenze e invitarono alcune amiche in casa. Un pomeriggio che Fabrizio stava facendo un pisolino  su una vecchia poltrona imperiale di cuoio a fianco del suo armadio aperto, fu svegliato da alcune risatine. Erano i suoi nipoti con delle ragazzine, tutti con grossi occhiali di tendenza, con le teste chine sui loro cellulari al plasma che li facevano godere a ogni passo che facevano. Non realizzarono la presenza di Fabrizio, era troppo vecchio per meritare le loro attenzioni.

Poi una ragazzina, forse per un torcicollo, sollevò la testa e si guardò intorno. Vide la mappa.

«Oh cielo! Ma kos’è kuesto?» disse con notevoli aspirazioni inutili ma necessarie, secondo la Nuova Etica del Linguaggio per rappresentare  e significare stupore e imbarazzo, avvicinandosi alla mappa.

«È la Terra», disse Fabrizio.

La ragazzina realizzò che qualcuno aveva parlato. Si girò verso Fabrizio con notevole sforzo, perché era  imbarazzante parlare con qualche vecchio ancora vivo  e non rinchiuso nei Centri, mano a mano che rimanevano soli.

«Ma non è kosì»

Fabrizio le spiegò la mappa, e nel sentire quelle parole assurde prive di Nuova Etica  la ragazzina  impallidì e scorreggiò, fra le risate degli altri.

«Inaudito!»  disse un nipote di Fabrizio ridendo e spostando il vento con le mani.

«Zitti, zitti! Ke forse ho registratoo!» disse un’altra ragazzina.

«Ma non è kosì», ripeté la prima ragazzina, come intristita.

«È così. È così» disse Fabrizio scuotendo la pipa e alzandosi.

«Puoi levare gli occhiali?» le chiese.

«Sì, ma non posso. Se mi vede la PolizEtica fanno la multa»

«La PoliZetica vada al diavolo». Fabrizio tolse gli occhiali alla ragazzina che incredula annaspò chiudendo gli occhi, brancolando con le mani e ansimando.

«Non fare così. Apri gli occhi e guarda il mare»

Tutti guardavano in silenzio, a bocca aperta. La ragazzina aprì piano gli occhi.

«Vedi la linea d’orizzonte?»

«Sì»

«È dritta o tonda?»

«Dritta!»

Le rimise gli occhiali. «Guarda ora. Com’è la linea?»

«Arrotondata!»

«Quindi chi ha ragione? I tuoi occhi o le tue lenti?»

La ragazzina esplose in un grido, ripresa dai cellulari delle sue amiche e dei nipoti di Fabrizio.

 

«Polizia Etica» dissero i sette giovanotti in bermuda, testa rasa con  barba nera fino al mento, tatuaggi, occhiali neri e borsello rigonfio di pistola automatica al pari del rigonfiamento sul davanti dei loro bermuda.

«Stiamo cercando tale Torideau Fabrizio»

«Non è qui» disse Ducetto. «Che ha fatto?»

«Abbiamo una denuncia di  violenza su una ragazza»

«Non è qui», ripeté il cognato.

«Dove può essere?»

Delia guardò preoccupata l’anta dell’armadio aperto: la mappa non c’era più.

«È andato al mare», disse ai sette giovanotti che si fiondarono sulla spiaggia poco distante sui loro monopattini a energia solare.

 

Fabrizio era seduto sul bagnasciuga, con l’acqua che lambiva dolcemente i suoi piedi dentro i sandali da frate. Al suo fianco, su una sedia sdraio, aveva steso la mappa della Terra e guardava l’orizzonte. I sette della PoliZetica lo individuarono subito, perché intorno a lui si era formato il vuoto. I bagnanti mormoravano:

«È uno scandalo!»

«Questi vecchi non vogliono morire!»

«Ma non si vergogna? Ma perché non si consegna al Centro?»

I setti poliZetici lo circondarono, armi in pugno.

«Perché quella mappa?» chiese uno di loro.

«Per avere l’illusione di andarmene da questo mondo di pazzi»  rispose Fabrizio alzandosi e sorridendo gentilmente.

«Vieni con noi!»

Fabrizio sorrise facendo cenno di no. Mise la mappa sotto la maglietta. Si diresse verso l’acqua.

«Vieni con noi!»

«No. Faccio resistenza». Sorrise ancora, si immerse nell’acqua alzando le mani verso l’orizzonte, come per raggiungerlo al più presto. Risuonarono parecchi spari. Fabrizio galleggiò sul mare con il viso in alto. Sulla sua mappa si erano create nuove terre disegnate di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Che bel racconto sulla visione distorta di stato, sulla libertá, sulla resistenza e sulla vecchiaia.

12 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

nipoti con delle ragazzine

A me "con delle" non piace molto, ci metterei "con alcune"

12 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Se mi vede la PolizEtica fanno la multa

 

12 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

«La PoliZetica vada al diavolo

Mi sa che non avevi ancora deciso del tutto come scrivere il nome dell'organo di controllo. Io voto per PoliZetica che ha quella vaga assonanza con zecca.

 

Mi é anche molto piaciuto il modo di parlare pieno di kappa dei ragazzini.

Mi é paiciuto.

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Grazie del commento e dell'apprezzamento @Almissima

Hai ragione, non avevo ancora ben chiaro su che nome coniare per l'organo di controllo supremo e ho inventato sul momento, variando poi subito dopo senza farci caso.

Anche perché ho iniziato a scrivere tardi, verso le sette di sera, e i minuti volavano.

 

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Bene @Alberto Tosciri, non ti smentisci mai. Chissà se è un pregio o un difetto. Comunque leggendoti sentivo i personaggi parlare con l'accento sardo nonostante la distopia.:)

Scrivi bene, ma questo lo so da un pezzo, mi piacerebbe solo sentirti un po' più ottimista. Ma questo non c'entra con il racconto che comunque mi è piaciuto.

I personaggi vengono fuori molto bene e ho anche apprezzato la vena ironica.

Ma cosa mangiavano da quelle parti per avere tutta quella flatulenza?

 

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Può pensare con la sua testa, l'ultimo guardiano di faro in pensione, può guardare il mondo coi suoi occhi, e rifiutarsi di vedere la realtà alterata dalle lenti dell'omologazione, fornite da un fantomatico Centro di potere, che pensa anche alla rottamazione dei vecchi.

Un racconto che fa meditare, come tutti i tuoi, @Alberto Tosciri :)

 

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Ciao @Alberto Tosciri

ci sono tanti spunti in questo racconto. Ho avuto l'impressione che ci fossero divrsi fili narrativi, diverse strade che la trama stava prendendo, ma poi alla fine tutte queste strade si sono riunite e se ne capisce il senso. Mi è piaciuta molto l'idea che ci sia una persona che vede bene in mezzo a una moltitudine di persone dalla vista alterata dagli occhiali, e ancora di più mi è piaciuto che alla fine rimanga comunque il dubbio su chi sia davvero colui che ha la visone distorta. Infatti il protagonista è un terrappiattista, ha dunque una visione distorta del mondo. Oppure volevi suggerire che lui, essendo l'unico a vedere bene, si affida anche troppo al senso della vista e crede infatti solo a ciò che vede (l'orizzonte piatto e non curvo). Insomma ci sono tanti spunti di riflessione. Come ho notato anche in altri tuoi brani, i tuoi racconti racchiudono molto potenziale, sembra spesso che si possa ricavare testi di più ampio respiro. Qui, in particolare, essendo un distopico. 

Alla prossima!

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@Poldo

grazie per la lettura e l'apprezzamento. So che molte delle cose che racconto non finiscono molto bene anche se ultimamente cerco di metterci un po' di  ironia, mi fa piacere che tu abbia l'abbia notata.  Il fatto è che che cerco di scrivere di svariati argomenti, anche attuali, trasportandoli sulla distopia e la distopia, già di per sé poco piacevole trascende anche nel grottesco. Ho per il momento smesso di scrivere delle poche cose che conosco, mondo contadino e mondo militare perché alla lunga annoiano, intercalando con altri argomenti anche se non amo troppo l'attuale realtà, che perciò trasformo, tendendo al realismo magico di scuola sudamericana.

I personaggi li ho davvero immaginati  sardi, ma di un mondo impazzito di cui spero gli avvenimenti attuali non ne siano i prodromi.

A dire la verità, e mi preoccupo, io ho davvero costruito un armadio sbilenco fatto di tavole, dove ripongo gli attrezzi e sto copiando a mano una vecchia mappa buddista che rappresenta le terre oltre Antardide...

 

Il 16/11/2020 alle 19:44, Poldo ha scritto:

Ma cosa mangiavano da quelle parti per avere tutta quella flatulenza?

:D Più che il cibo materiale che mangiavano, volevo rappresentare la reazione intellettiva di certe menti davanti a cose che non potevano concepire neanche come assurdità... 

 

@Poeta Zaza  Ciao,  grazie per la tua lettura e commento. Sì, bisogna meditare... ;)

 

@ivalibri

Ciao. Grazie per la lettura e il commento. Hai colto bene le cose che intendevo mostrare.

La visione del terrapiattista mi è venuta in mende vedendo un documentario dove veniva fotografato l'orizzonte dall'alto di grattacieli e dalle finestre di aerei a grande altezza con due tipi di lenti fotografiche. A occhio nudo l'orizzonte, a qualunque altezza, è piatto. Fotografato con lenti "normali" appare sempre piatto. Fotografato con lenti fish eye, occhio di pesce, le stesse che usa la Nasa, qualunque linea retta appare curvata agli estremi, anche il muro di cinta di un giardino. Per cui mi sono posto la domanda su quale fosse la visione giusta della realtà.

 

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@Alberto Tosciri Che dire? Riesci sempre a incantarmi con le tue storie.  Una interpretazione della traccia “non ordinaria” , una scrittura ricca di immagini che strizzano l’occhio alla poesia.  Un racconto splendido.

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Mi sono piaciute molte cose del tuo racconto, a partire dal significato filosofico che hai voluto dargli, fino ai dettagli del modo di parlare dei personaggi. Mi è piaciuta in particolare questa mappa conservata in un armadio fatto a mano e sbilenco, un simbolo dell'imperfezione che diventa difesa contro il conformismo esasperato.

Se dovessi fare un appunto, forse la storia ha anche troppi contenuti e significati: c'è la perdita di credibilità/prestigio dovuti alla vecchiaia, c'è una visione diversa in un mondo distopico dove ciò che si vede è invece uniformato, c'è la nostalgia per tempi più semplici, dove contano solo il faro, la notte e il mare. Ci sono insomma tanti fili narrativi, tutti ugualmente profondi e significativi. Questa secondo me è una ricchezza ma anche un limite in un racconto così breve. Sei riuscito in qualche modo a integrare tutto ciò, creando una storia scorrevole e coerente, ma la sensazione che ho avuto è comunque di qualcosa che avrebbe necessitato di più spazio per esprimersi al meglio in tutte le sue sfaccettature.

Alcune cose mi sono parse un  po' forzate: tutta questa gente che scorreggia o rutta non era secondo me indispensabile allo scopo che, credo, era creare un contrasto tra l'apparente perfezione di questa nuova società e la perdita di cose essenziali come la dignità. Il messaggio arriva, ma se anche non fosse sottolineato in rosso sarebbe comunque comprensibile.

Tutto il resto: la scrittura, la caratterizzazione dei personaggi, i dettagli, la chiarezza nell'esposizione sono ottimi, quindi è una lettura che ho apprezzato e mi è piaciuta. Suscita molte riflessioni, e questo dovrebbe essere lo scopo della narrativa.

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Grazie @@Monica sei sempre gentile  e piena di bellissime parole per quello che scrivo...  

 

Grazie @Silverwillow  hai ragione sul fatto che ho esagerato nel mettere  in taluni personaggi quelle scorregge e rutti... considera che è stata la prima volta in vita mia che l'ho fatto in un testo scritto. Secondo le mie intenzioni  era per accentuare la sgradevolezza, l'ignoranza di quelle persone, ma certo potevo fare diversamente, senza sottolineare in rosso il messaggio, come hai giustamente detto. Consiglio che ritengo molto prezioso e ti ringrazio per avermelo fatto notare.

È tipico di chi non usa mai certi linguaggi trascendere oltre le intenzioni, quando li usa. Di solito sto molto attento, figurati che non ho nemmeno mai chiesto e mai chiederò nemmeno l'accesso alla cosiddetta "sezione erotica", perché so già che quelle rappresentazioni non mi appartengono, non mi interessano, non saprei che dire né cosa  e come commentare, tantomeno scrivere. A onor del vero parlo con cognizione di causa: quando ero un critico potevo accedere a tutte le sezioni senza permessi e quindi anche a quella erotica dove andavo di rado a leggere, ma non mi divertivo né tantomeno commentavo mai niente.

Sono un tipo strano: all'età di quindici anni comprai per sbaglio il libro del "divino" marchese De Sade,  non sapevo di cosa parlasse, ingannato dalla copertina con dipinti del Settecento. Quando mi resi conto di cosa stavo leggendo mi sentii male, fisicamente e mentalmente male e bruciai il libro nel cortile correndo a farmi una doccia con sapone di Marsiglia, come nelle purificazioni degli hammam arabi.

Sarei un bruciatore di libri. E non pensare che sia per bigottismo: sono decenni che non vado in una chiesa, a parte i funerali di famiglia e penso che per questa vita sarà difficile che torni in chiesa, prima che la rimettano com'era un tempo.

Per me letteratura erotica significano taluni classici greci, latini o medievali, il Satyricon di Petronio o le Novelle del Boccaccio ad esempio.

 

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@Alberto Tosciri sono colpito, il racconto è molto bello soprattutto per le trovate che hai inserito, le idee e la costruzione del mondo distopico in pochi caratteri che sei riuscito a rappresentare. Un po’ eccessiva, secondo me, l’insistenza iniziale sulla costruzione dell’armadio, quando ciò che davvero importava per la storia era la mappa al suo interno. Alcune parti andrebbero corrette, ci sono un po’ troppi gerundi a conclusione dei dialoghi, avverbi non sempre azzeccati (come si fa ad aprire sgarbatamente un’anta? Esiste un “aprire garbatamente l’anta”?) e qua e là alcune sviste. Nel complesso, però, la buona scrittura si vede che c’è e l’inventiva fa perdonare il resto. Un saluto!

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Un testo che ho apprezzato per il suo rovesciamento del pensiero comune di quest'epoca, anche se a fare il tifo per un personaggio che sostiene che la terra è piatta proprio non ce l'ho fatta :D Al di là degli scherzi, funziona tutto estremamente bene e il personaggio, simbolo di libertà, rimane coerente fino alla fine. Piaciuto molto!

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Grazie @Komorebi

Hai ragione, spesso mi esprimo in maniera non completa. In effetti "aprire sgarbatamente un'anta" è un atroce preziosità...  Volevo mettere che apriva l'anta strattonandola e facendola sbattere, ma non era sgarbatezza era aprirla con forza... Ti ringrazio per aver apprezzato comunque la storia.

 

Grazie @Lo scrittore incolore

5 ore fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

anche se a fare il tifo per un personaggio che sostiene che la terra è piatta proprio non ce l'ho fatta :D

A chi lo dici... :D Io nel 1969 avevo 11 anni quando in televisione fecero vedere l'uomo che sbarcava sulla luna e ricordo ancora i commenti di parecchia gente che non era "studiata" che rideva in faccia al televisore dicendo che era una balla e io che mi sforzavo a convincerli che era vero. Come pure non riuscivo a convincere i vecchi che la terra fosse una palla che galleggiava nello spazio. E dove appoggia? Mi chiedevano. E l'acqua come fa a "tondeggiare"? :D

La mia cultura scientifica è prossima allo zero e ho quasi rinunciato a capire. Vorrei solo sapere perché i capelli lunghi delle astronaute femmine rimangono dritti in alto quando le intervistano nelle navicelle spaziali, mentre quando fanno le prove antigravità su enormi aerei a 30.000 metri di altezza  e galleggiano per alcuni secondi all'interno i loro capelli lunghi fluttuano liberi in tutte le direzioni. Ma certo c'è una spiegazione scientifica. Sarà un problema di lacca...:D

 

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Il 15/11/2020 alle 21:36, Alberto Tosciri ha scritto:

l’ultimo guardiano di faro

Un luogo, il faro, di grande fascino.

 

Il 15/11/2020 alle 21:36, Alberto Tosciri ha scritto:

suo marito Ducetto

Anche a te diverte inventare nomi strani! 

 

Il 15/11/2020 alle 21:36, Alberto Tosciri ha scritto:

Ma kos’è kuesto?

:asd:

 

Avrei riconosciuto il tuo racconto tra mille, Alberto. Ho notato, ultimamente, un innalzamento dell'asticella del sarcasmo, una patina ombrosa che a mio avviso limita, in qualche modo, le potenzialità del tuo scrivere. Mi permetto questo giudizio, dettato dalla simpatia, perché ho letto tuoi testi davvero belli e profondi. In altri, come questo, sembra avere la meglio – in una scrittura comunque sicura di sé e coinvolgente – un fastidio generalizzato: non dico che non abbia nessuna ragion d'essere, ma rischia di esorbitare. Spero di essere riuscita a manifestare nel modo dovuto le mie sensazioni. Rimane il fatto che la tua fantasia è un serbatoio ricco, e leggerti fa sempre piacere. Ti ringrazio molto e ti saluto, @Alberto Tosciri.

 

Il 18/11/2020 alle 01:38, Alberto Tosciri ha scritto:

per il momento smesso di scrivere delle poche cose che conosco, mondo contadino e mondo militare perché alla lunga annoiano

Non annoiano affatto, anzi. Ricordo un tuo racconto in cui narravi il ritorno a casa di tuo papà. Bellissimo.

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Ciao @Alberto Tosciri ,

che tipo tosto il tuo Fabrizio!

Sembra l'unica persona normale in mezzo a gente inglobata e assuefatta al loro distopico vivere quotidiano.

Lo strano nello strano è il fatto che lui sostenga una stranezza (la terra piatta) davanti a incolti che invece sanno che la terra è tonda (e non ho ben capito il perchè di questa scelta...).

Alla fine lui muore affezionato a un'idea sbagliata... Ma forse in questo mondo al contrario ha un senso anche questo.

La scrittura è ottima come sempre, complimenti!

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2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Avrei riconosciuto il tuo racconto tra mille, Alberto.

Ma grazie dai... sono commosso

 

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Ho notato, ultimamente, un innalzamento dell'asticella del sarcasmo, una patina ombrosa che a mio avviso limita, in qualche modo, le potenzialità del tuo scrivere. Mi permetto questo giudizio, dettato dalla simpatia, perché ho letto tuoi testi davvero belli e profondi. In altri, come questo, sembra avere la meglio – in una scrittura comunque sicura di sé e coinvolgente – un fastidio generalizzato: non dico che non abbia nessuna ragion d'essere, ma rischia di esorbitare. 

Si lo so, il sarcasmo. Lo uso di rado perché in effetti fa parte del mio carattere da sempre, ma non amo il sarcasmo. Il mio poi è particolare, molto amaro. Ogni tanto mi sfugge di mano. Sai, come uno che beve e giura di non bere più, poi trova una bottiglia di buon vino e la scola tutta d'un fiato...

 

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Spero di essere riuscita a manifestare nel modo dovuto le mie sensazioni.

Assolutamente si. Come sempre.

 

 

 

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:

Rimane il fatto che la tua fantasia è un serbatoio ricco, e leggerti fa sempre piacere. Ti ringrazio molto e ti saluto

E io contraccambio e ti ringrazio della considerazione. (sono colpito)

 

2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:
Il 18/11/2020 alle 01:38, Alberto Tosciri ha scritto:

per il momento smesso di scrivere delle poche cose che conosco, mondo contadino e mondo militare perché alla lunga annoiano

Non annoiano affatto, anzi. Ricordo un tuo racconto in cui narravi il ritorno a casa di tuo papà. Bellissimo.

Ti ringrazio. Quel racconto mi è molto caro.

 

Ciao @caipiroska

 

2 ore fa, caipiroska ha scritto:

Lo strano nello strano è il fatto che lui sostenga una stranezza (la terra piatta) davanti a incolti che invece sanno che la terra è tonda (e non ho ben capito il perchè di questa scelta...).

Alla fine lui muore affezionato a un'idea sbagliata... Ma forse in questo mondo al contrario ha un senso anche questo.

In quanto all'idea sbagliata del povero Fabrizio Torideau... diciamo che era vecchio ed era cresciuto con l'insegnamento che una linea dritta rimaneva sempre dritta, nonostante attraverso lenti Fish-eye si vedesse arrotondata.

Un po' come  se a un bambino gli inculchi che un quadrato è un cerchio e glielo dici tutti i giorni della sua vita, in tutte le salse: a scuola, al cinema, nei fumetti, nella vita sociale, nelle torte del compleanno. Ovviamente  da grande se uno che non ha avuto il suo condizionamento gli dice che la palla è un quadrato ti riderà in faccia e dirà che sei pazzo...

Qualcuno ha detto che in un mondo di matti l'unica persona savia avrebbe una vita difficile, da reietto...

Eh, eh. Ho abbandonato la sezione unpopolar opinion proprio in seguito a discussioni su questi argomenti.

 

Ti ringrazio per l'apprezzamento alla scrittura, è una cosa che mi fa sempre piacere.

 

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