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Poldo

[MI 143] Mani

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Traccia di mezzogiorno 

 

Testo rimosso per volontà dell'autore

Modificato da Cicciuzza
Testo rimosso per volontà dell'autore

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Della serie: l'amore ti suggerisce i modi, i mezzi, per raggiungere il nucleo interiore  dell'altro. Qui passa da un blocco di creta.

Piaciuto molto, anche per l'inventiva. Bravo, @Poldo :)

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@Poldo mi è piaciuto molto, e ammetto di essermi anche intenerito nel leggerlo. Ho trovato ben descritto, attraverso le azioni e il carattere, il personaggio di Maria. Viceversa, ho trovato un po’ ingenua e ‘già sentita’ l’idea della creta. Nel complesso, però, l’idea mi è piaciuta e trovo che il racconto sia stato scritto bene. Promosso!

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Il racconto mi è piaciuto molto, soprattutto il punto di vista del protagonista cieco, che è reso con grande intuito e sensibilità. Le persone giudicano secondo la loro esperienza, senza rendersi conto che condizioni diverse danno modi diversi di "vedere" le cose.

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

Tutti pensano che io sia uno come loro, ma senza qualcosa.

questa frase in particolare esprime bene il concetto. Lui non è senza qualcosa, ma ha semplicemente qualcos'altro

 

Bella e descritta molto bene anche la storia d'amore. Spesso le trame semplici sono le migliori, se si è capaci di farle brillare, e il tuo racconto ne è un esempio. Complimenti!

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Ciao @Poldo

bellissimo racconto! Sei riuscito a entrare perfettamente nel "punto di vista" del personaggio e la storia del rapporto con la ragazza è molto coinvolgente. L'elemento della creta da modellare fa un po' Ghost (almeno a me è venuto subito in mente la celebre scena del film) ma tu l"hai saputo reinterpretare in maniera molto calzante. Il finale è molto bello e poetico.

Complimenti!

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Ciao @Poldo

 

Racconto molto bello, delicato. Scritto con conoscenza profonda della mentalità e dei comportamenti di un cieco. (Spero non sia offensivo questo termine, “non vedente” non riesco a dirlo. Anche nella Bibbia c’è scritto della guarigione del cieco).

L’idea della creta forse non sarà originalissima ma tu l’hai usata in un modo assolutamente nuovo che devo dire mi ha molto colpito, interessato per le sue notevoli potenzialità espressive, in una situazione come quella da te descritta e ultimo ma non ultimo, davvero commosso.

La sensazione che prova Giovannino nel toccare e sentire per la prima volta, che sensazione!  il suo viso di creta fatto da Maria, avere la percezione della sua fisionomia è davvero una scena molto intensa, teneramente umana, visivamente suggestiva.

Permettimi di omaggiarti, molto modestamente, visto che hai sentito anche l’accento sardo nel mio racconto di questo MI, con questa canzone sarda dedicata a un cieco.

Dura 4 minuti, se hai tempo e pazienza sentila, mi fa piacere.

È in dialetto logudorese, più "raffinato" del mio; ho messo sotto una traduzione quasi completa, non c'é video, solo musica. Ho omesso solo una riga che non riuscivo a rendere, non mi veniva  per niente in italiano. Se leggi il testo italiano in contemporanea alla canzone la capisci certamente, molte parole sono simili all'italiano. È commovente.

Un saluto.

 

 

Spoiler

 

 Traduzione:

Il cieco

 

Un giorno si sposò mamma mia

E diede a babbo l’amore innocente.

Sono nato io bello e intelligente

Verrà in casa nostra l’allegria.

Sono nato io bello e intelligente

Verrà in casa nostra l’allegria.

 

(riga omessa….)

Avevo la luce dentro la mente

Avevo la luce dentro il cuore

Negli occhi invece  proprio niente

Avevo la luce dentro il cuore

Negli occhi invece  proprio niente

 

Ma certo non mi mancava l’amore

Anche se cieco vivevo fra la gente

E mamma invece vive il dolore

Questo è più crudele e umiliante

Di mamma invece vedere il dolore

È  più crudele e umiliante.

 

Nei tempi (luoghi) di S. Pauli sa Credente

Mi porti sperando il miracolo

Ma ogni volta sempre sofferente

Tornavo (a casa) accompagnato da un bastone (unu bacculu)

Ma ogni volta sempre sofferente

Tornavo (a casa) accompagnato da un bastone

 

Oh mamma mia,  voce deliziosa

Che ti conosco solo al tatto

Profumata come petali di rosa

Ma a volte sofferente oltre ogni ostacolo

Profumata come petali di rosa

Ma a volte sofferente oltre ogni ostacolo

 

 

E tu Dio Padre giusto e buono

Che doni a tutti quanti l’armonia

Restituiscimi la vista solo per un’ora

Per poter vedere il viso di mia mamma

Fammi questa grazia un momento

Poi fammi tornare ancora cieco

E sono contento.

 

 

 

 

 

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@Kiarka, @Befana Profana, @Poeta Zaza, @Komorebi, @Silverwillow, @ivalibri

Grazie per i vostri apprezzamenti, ma in particolare devo ringraziare @Alberto Tosciri per l'omaggio di una bellissima canzone sarda in tema con il mio racconto.

 

Per quanto riguarda la creta.

Tempo fa partecipai a una "cena al buio". Per chi non lo sapesse è un'iniziativa dell'Unione Italiana Ciechi, A chi non ha mai fatto questa esperienza e non ha timore di emozioni forti consiglio senz'altro di provarla. Si tratta di una cena in un locale completamente oscurato (se passi la mano davanti agli occhi non la vedi) dove camerieri ciechi ti conducono al tavolo e ti servono la cena senza sapere cosa mangerai.

Alla fine della cena uno scultore cieco ci ha "mostrato" le sue opere. Beh, vi assicuro che è stata un'emozione particolare e molto intensa, di quelle che non si dimenticano. E' sull'onda di quel ricordo che ho scritto il racconto cercando di trasmettere un po' di quello che avevo potuto intuire in quell'esperienza.

Se nella vostra città viene organizzata una Cena al Buio, mi raccomando, non perdete l'occasione, inoltre il ricavato va all'associazione, il che è un motivo in più.

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Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

Tu sai fare molte più cose di me, – ha detto. 

Questa è una considerazione vera e profonda. Chi ha meno, o ha in maniera diversa, non dissipa. Mi hai fatto ricordare una cena organizzata da amici, in un posto alla Garbatella, mi pare, poi saltata per l'avvio del lockdown di marzo scorso, in cui avremmo cenato al buio completo. Amici che già sono andati ci hanno raccontato che tutto sembra acuirsi, e il cuore batte forte per l'emozione. Scusa la digressione. Il racconto scorre lieve e la lettura è piacevole: delicata la figura della ragazza, che all'inizio appare solo attratta dal diverso ma che poi si rivela di spessore.

Se mi posso permettere un suggerimento dovuto al gusto personale, eviterei di cominciare così: 

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

Povero Giovannino”.

Sapete quante volte l’ho sentito? Soprattutto quando ero piccolo

L'allocuzione in cui l'interlocutore coincide con il lettore mi pare sempre difficile da gestire, in quanto si banalizza facilmente. Mi sembra più simpatico un inizio che parta subito dalla frase "Soprattutto quando ero piccolo", e poi continui, ad esempio, con "mi chiamavano sempre 'povero Giovannino'. A quel tempo...". Spero di non essere stata troppo intrusiva. La bella scena della creta e delle mani mi ha fatto tornare alla memoria, con tutte le dovute differenze, una scena di un film che vidi molto tempo fa, qui in spoiler. Grazie per la lettura, @Poldo, e un saluto. 

 

Spoiler

 

 

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@Lo scrittore incolore

Grazie per il complimento.

@Ippolita2018

Grazie anche a te.

22 minuti fa, Ippolita2018 ha scritto:

L'allocuzione in cui l'interlocutore coincide con il lettore mi pare sempre difficile da gestire,

In questo hai ragione. Mi bastava togliere quel "sapete".

Non so se hai letto quello che ho scritto in risposta più sopra a proposito della cena al buio. Se ne hai l'occasione vacci, è un'esperienza da non perdere.

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1 ora fa, Poldo ha scritto:

Non so se hai letto quello che ho scritto in risposta più sopra a proposito della cena al buio

No, non avevo letto, l'ho fatto ora: possiamo dire con certezza che questo è un contest di telepati. 

 

1 ora fa, Poldo ha scritto:

Se ne hai l'occasione vacci, è un'esperienza da non perdere

Appena possibile: già lo desideravo molto, adesso non vedo l'ora.

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Ciao @Poldo ,

mi unisco al coro di complimenti per questo racconto: poche battute per una storia che pizzica le corde dell'anima. Bravo!

Il ritmo che dai al racconto è molto piacevole, con l'alternarsi di scene tra passato e presente: la storia si delinea senza forzature e lo spessore del protagonista arriva forte e chiaro al lettore emozionato.

L'unica cosa che mi sento di segnalarti sono alcune incongruenze verbali.

Ti porto come esempio la parte finale: tutto il brano è al presente, ma nelle prime righe usi il passato ( probabilmente va bene così, ma te l'ho segnalato perchè a me ha fatto uno strano effetto: è come se leggendo il racconto ci fosse sotto la colonna sonora sbagliata...).

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

Quando ha suonato suona alla porta ho acceso accendo la luce: per me solo un click, un atto di cortesia, ma lei ha subito protestato protesta subito.

– Niente luce! – ha ordinato ordina.

Ha posato Appoggia il pesante blocco di creta sul tavolo.

– Forse non te lo avevo ancora detto ma ho fatto l’accademia delle belle arti.

Me lo aveva già detto un sacco di volte. La sua ossessione era  è quella di trovare un nuovo modo di esprimersi. Forse per questo l’avevo ho tanto affascinata.

– Vieni. Avvicinati al tavolo.

Sento sotto le mani la consistenza plastica della creta.

E qualcosa di simile accade prima, in un altro brano (ma lì - a mio avviso- è il trapassato ad avere qualche problema).

 

Niente comunque che scalfisca questa bella prova!

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È già stato detto molto sul tuo racconto mi aggiungo a coloro a cui é molto piaciuto. L'ho trovato romantico, a tratti commovente.

Complimenti!

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Cercavo un racconto da commentare per poter postare il mio.

M'imbarazza ogni volta e ogni volta a convincermi che è per questo che siamo qui, che è di qesto che ha fame chi scrive.

Quasi per caso inciampo nel tuo. Do una scorsa ai commenti, Bene, vediamo.

Non vorrei mi bannasero perché non ho considerato la forma (già successo) e allora, col lanternino a cercare la pulce...

 

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

qualcosa che ti fa percepire da più lontano anche quando non c’è un rumore, tutto lì

 

Non chiarissimo. 

 

Ma poi, che dire @Poldo? Che mi ha emozionato, alla fine quasi commosso. 

Scruttura pulita, ma profonda, senza fronzoli e pinzillacchere, mi viene da dire onesta, come di chi ti accompagna a dare una sbriciatina dentro l'animo umano, ma in punta di piedi., per gentilezza.

 

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

A quel tempo le persone non si curavano di dissimulare la compassione e di valutare l’effetto delle loro parole alla presenza di un bambino.

 

Vero, lo ricordo come fosse oggi. 

 

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

Ha posato il pesante blocco di creta sul tavolo.

– Forse non te lo avevo ancora detto ma ho fatto l’accademia delle belle arti.

Me lo aveva già detto un sacco di volte. La sua ossessione era quella di trovare un nuovo modo di esprimersi. Forse per questo l’avevo tanto affascinata.

– Vieni. Avvicinati al tavolo.

Sento sotto le mani la consistenza plastica della creta.

 

Non mi disturba affatto l'uso del presente narrativo, al contrario,  qui lo trovo necessario , ma questo è un mio vizio e dunque lascia il tempo che trova

 

Il 15/11/2020 alle 20:37, Poldo ha scritto:

La sua voce è quasi stupita, piena di emozione. Le sue parole sono l’eco dei miei pensieri, la stessa domanda inespressa.

 

Qui si evidenzia la marcia in più del tuo racconto che, nonostante parli di cecità, riesce a farlo in modo visivo.

Non solo: riesci a mostrare  (show, don't tell!) cosa sia la  sensualità, che è fatta di tutti e cinque i nostri canali di comunicazione  (ma saranno poi solo cinque?) che diventa gusto della scoperta dell'altro, così come del nostro stare al mondo.

E dunque non solo Bravo, ma soprattutto Grazie.

 

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