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Leo74

Fast food

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Gerry suda freddo.

Non capisce. Sono ormai tre anni che Khaled lavora per lui e non ha mai creato problemi. Adesso però, all’improvviso, sembra impazzito.

«Khaled ti prego, parliamone. Sono io, Gerry. Che ti succede? Metti via quella pistola, per favore…».

«Stia zitto signor De Rosa, e indossi questo».

Gerry ha ormai settantatré anni, la barba bianca e ispida come un pungitopo e un’ulcera cronica che gli strizza le budella ogni volta che si azzarda a mangiare. Di conseguenza è molto magro. Prima era responsabile di cassa in una grande impresa di costruzioni. Un giorno aveva deciso di aiutare un amico in difficoltà. Quei soldi sarebbero dovuti rientrare prima che i dirigenti si accorgessero dell’ammanco. Invece non era andata così: era stato licenziato. Così era finito a lavorare nel fast food che il suo amico aveva comprato coi quei soldi.  Poi l’amico era morto, di cancro. Allora Gerry s’era di nuovo indebitato per rilevare quella tavola calda, una topaia sudicia nella periferia romana, lungo la via Casilina, in cui le pareti trasudavano olio fritto, per quanto ne avevano assorbito durante gli anni.  Ma da solo Gerry De Rosa non riusciva a mandare avanti la baracca, così aveva assunto un giovane siriano dal viso bruno che s’era presentato a chiedere lavoro: Khaled. Lo stipendio dell’aiutante era basso, nonostante Khaled lavorasse duro. A volte il ragazzo finiva per dormire nella cucina sul retro, un tugurio nel quale capitava che si addormentasse insieme a Oliver, il suo Jack Russell, quando era troppo stanco per rincasare.

«Forse avrei dovuto darti un aumento? Lo sai Khaled che io me la passo male, però se me lo avessi chiesto, io…»

«Stia zitto e indossi questo» ripete il ragazzo, stavolta con tono più deciso. Gli sta porgendo una strana cintura a cui sono collegati dei fili, dei piccoli cilindri avvolti dentro uno scotch gommoso e marrone, su ognuno dei quali fa capolino una sorta di elettrodo.  Sembra proprio una cintura esplosiva, ma Gerry non ha il coraggio di fare domande. Khaled sembra molto scosso, con dei gesti nevrotici agita la pistola e lo sprona a fare in fretta.

«Ti prego, almeno spiegami. Ho mancato in qualcosa? Che ti ho fatto?»

«Adesso la copra bene con la divisa, avanti. Chiuda la camicia… »

Gerry obbedisce, ma scuote il capo. Non si capacita di quel che gli sta capitando. Quel ragazzo, Khaled, era sempre stato un animo sensibile, educato e gentile, perfino riconoscente. Sua moglie era morta in Siria colpita da una pallottola vagante, durante uno scontro tra le truppe dell’Onu e gli Hezbollah, nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar'it. Pare che fosse proprio una pattuglia italiana a capo di quell’operazione. Il dramma era stato doppio, poiché la donna era incita all’ottavo mese. Non c’era stato verso di salvare neanche la bambina. Quella maledetta pallottola aveva trafitto entrambe. Per questa storia lo scorso anno Khaled era stato perfino intervistato da un quotidiano locale, al quale aveva detto che, nonostante la sua tragedia personale, non era affatto arrabbiato con il popolo italiano. In effetti, fino a oggi, si era sempre dimostrato gentile e innocuo. A chiunque avesse chiesto di lui a Gerry, questi aveva sempre risposto che era “una brava persona, un gran lavoratore”.

«Le ho detto di nascondere bene la cintura con la divisa. Usi anche il gilet e la giacca. Se vuole evitare una strage deve fare esattamente come le dico, è chiaro?»

«Ma che diavolo vuoi fare? Ci sono almeno dieci persone innocenti di là!»

In realtà Gerry sta pensando soltanto a una persona, di quella decina. Oggi, per la prima volta dopo tre anni, è venuto a trovarlo suo figlio Valerio. Gli ha fatto una sorpresa. Sta usufruendo di un  permesso e si fermerà quasi una settimana a Roma, da suo padre, fino al ventisette dicembre.  Perciò non deve succedere nulla. Non oggi.

«Vada a prendere le comande e serva ai tavoli, signor Gerry. Si comporti come se nulla fosse. Se fa stronzate, se soltanto fa qualcosa di diverso dal normale, lo sa già cosa succede, vero?»

  «Santiddio Kahled!»

«Non è un gioco signor De Rosa, la faccio esplodere insieme a questa baracca! Adesso vada».

Gerry ha capito che la faccenda è seria, che non farà cambiare idea al suo giovane aiutante. Deve prendere tempo, riflettere. Deglutisce a stento, poi annuisce e si avvia verso la sala. Lancia un’occhiata al figlio, ma non si avvicina a lui, né a nessun altro, va dritto verso il bancone. Vorrebbe avere un fucile là dietro, come si usa in America. Ma anche fosse, avrebbe avuto il coraggio di usarlo? Si muove lentamente, Gerry, frugando nel suo cervello a caccia di qualche idea brillante. C’è davvero poco tempo. Ogni secondo potrebbe essere prezioso.

Nell’altra sala Khaled recupera il detonatore ed esce dal retro.  Si allontana qualche decina di metri, diretto verso il parcheggio esterno. Poi si ferma affianco a una macchina, immobile. Fissa il fast food nel quale ha lavorato per anni. Ora suda freddo anche lui. Gli tremano le gambe. Resta ancora qualche istante a contemplare la trattoria, poi asseconda il cedimento delle gambe e si accovaccia dietro un’auto. Chiude gli occhi e recita qualcosa in arabo. Li riapre, estrae dal taschino della camicia una foto sgualcita di sua moglie Safiya. La bacia. Un secondo dopo viene investito da una raffica di vento. È l’onda d’urto. Sabbia e polvere invadono l’aria lanciate a folle velocità, gli echi del boato si odono in mezza città. Poi il vento cessa e rimane soltanto pulviscolo in sospensione e mortale silenzio. Il fast food è sventrato. Zoppicando sul piazzale, prima dell’arrivo della polizia, Khaled fa in tempo a vedere alcuni resti umani dilaniati, una scarpa di Gerry, il pezzo di legno con incise le sue iniziali che conservava nel cassetto affianco alla cassa. Intravede anche la foto ancora incorniciata di Gerry abbracciato con suo figlio, il giorno in cui Valerio De Rosa – sergente militare nella missione unifil in Libano – partiva per il villaggio israeliano di Zar'it, dove avrebbe pattugliato la “Blu Line”, difendendola dagli Hezbollah.

 

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@Leo74 devo dire la verità: quando leggevo del passato di Gerry e di come fosse finito a dirigere il fast-food, ho pensato 'ma che sfiga'. Quando ho letto della moglie di Khaled e che fosse anche incinta ho pensato 'ma che sfiga'. Quando ho letto che nel fast-food ci fosse il figlio di Gerry ho pensato 'ma questo è troppo'. Ero già pronto a segnalartelo, ma nel finale sei riuscito a collegare tutti i pezzi, non lasciando nulla al caso e niente in sospeso.

La storia scorre bene, presenta dettagli precisi e frasi ben costruite. I riferimenti appaiono verosimili, permettono di visualizzare i personaggi come realistici. L'unico momento in cui mi pare che lo stile un poco traballi è questo:

14 ore fa, Leo74 ha scritto:

Gli sta porgendo una strana cintura a cui sono collegati dei fili, dei piccoli cilindri avvolti dentro uno scotch gommoso e marrone, su ognuno dei quali fa capolino una sorta di elettrodo.  Sembra proprio una cintura esplosiva,

E' comprensibile che la descrizione sia meno curata, con utilizzo di termini generici, il soffermarsi sulla stranezza dell'oggetto, sul 'sembrare', sull'essere 'una sorta di' . E' comprensibile perché descrivi dal punto di vista di Gerry che, il lettore immagina, non sia propriamente esperto di cinture esplosive. Eppure si sente che il linguaggio, prima così attento sui dettagli e la correttezza dei termini, qui scada. Secondo me si potrebbe cercare di lavorarci un poco.

Un'altra nota da riportare è la pesantezza degli excursus. Sono troppo lunghi e interrompono la narrazione e quanto stia accadendo. Il secondo, quello inerente la morte della moglie di Khaled è utile per comprendere le motivazioni del personaggio, ma il primo, quello a proposito della vita di Gerry, è trascurabile. Da una parte, questa parentesi permette di avvicinare il lettore al personaggio di Gerry e farlo apparire concreto e realistico, dall'altra, però, risulta troppo ingombrante. Si trova, infatti, subito all'inizio della storia, inserisce dettagli che non avranno un seguito e appare troppo lunga per lo scopo che ha (cioè aggiungere verosimiglianza al personaggio). In mio parere, questa prima digressione su Gerry può essere rivista e/o semplificata.

Mi è invece piaciuta molto la descrizione dell'esplosione: semplice, netta, rapida come l'esplosione stessa.

14 ore fa, Leo74 ha scritto:

Chiude gli occhi e recita qualcosa in arabo. Li riapre, estrae dal taschino della camicia una foto sgualcita di sua moglie Safiya. La bacia. Un secondo dopo viene investito da una raffica di vento. È l’onda d’urto. Sabbia e polvere invadono l’aria lanciate a folle velocità, gli echi del boato si odono in mezza città. Poi il vento cessa e rimane soltanto pulviscolo in sospensione e mortale silenzio. Il fast food è sventrato.

L'unica cosa che non mi convince è quel 'un secondo dopo'. Per me, si sarebbe potuto togliere per creare ancora più impatto sulla scena, lasciare il lettore momentaneamente disorientato:

[...]una foto sgualcita di sua moglie Safiya. La bacia. La raffica di vento lo investe. E' l'onda d'urto.

Nel complesso, comunque, torno a dire che la storia mi è piaciuta. Oltre a quanto ti ho segnalato, l'unico dettaglio che potresti modificare per dare ancora più realismo alla vicenda è il linguaggio di Khalid: troppo bravo a parlare italiano, e per lo più a usare la terza persona. Rendi il suo linguaggio più stentato, con frasi più corte e qualche piccolo errore con passaggio alla seconda persona. 

Un saluto!

 

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5 ore fa, Komorebi ha scritto:

Eppure si sente che il linguaggio, prima così attento sui dettagli e la correttezza dei termini, qui scada.

d'accordo vedrò se riesco a renderla meglio. In realtà ho prvato a darne una descrizione visiva e sommaria come la darebbe Gerry, che poi  è come la darei io stesso, che non ho mai visto una cintura esplosiva in vita mia, ma che capirei comunque di cosa si tratta ma non saprei descriverla molto meglio di come ho fatto né con termini tecnici o altro. 

5 ore fa, Komorebi ha scritto:

Un'altra nota da riportare è la pesantezza degli excursus.

Probabilmente hai ragione, soprattutto sul primo. Cerco di alleggerirlo. Grazie.

 

5 ore fa, Komorebi ha scritto:

quel 'un secondo dopo'. Per me, si sarebbe potuto togliere per creare ancora più impatto

vero   

 

5 ore fa, Komorebi ha scritto:

l linguaggio di Khalid: troppo bravo a parlare italiano, e per lo più a usare la terza persona. Rendi il suo linguaggio più stentato, con frasi più corte e qualche piccolo errore con passaggio alla seconda persona. 

capisco talmente bene cosa intendi dire che mi ero posto io stesso questo problema. Tuttavia temo che inserire "errori" o pseudo errori rischi di essere un problema nel senso che o devo essere così bravo da rendere palese che sono voluti per connotare il personaggio, o troverò sicuramente un mare di letori che penseranno che io abbia sbagliato :-)

 

@Komorebi grazie mille per le tue annotazioni. 

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Ciao @Leo74

La storia mi sembra ben pensata e ben costruita. Forse converrebbe lavorare un po' di più sulla contrapposizione fra la disperazione di Gerry / la disperazione di Khaled. Gli elementi ci sono:

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Prima era responsabile di cassa in una grande impresa di costruzioni. Un giorno aveva deciso di aiutare un amico in difficoltà. Quei soldi sarebbero dovuti rientrare prima che i dirigenti si accorgessero dell’ammanco. Invece non era andata così: era stato licenziato. Così era finito a lavorare nel fast food che il suo amico aveva comprato coi quei soldi.  Poi l’amico era morto, di cancro. Allora Gerry s’era di nuovo indebitato per rilevare quella tavola calda, una topaia sudicia nella periferia romana, lungo la via Casilina, in cui le pareti trasudavano olio fritto, per quanto ne avevano assorbito durante gli anni.  Ma da solo Gerry De Rosa non riusciva a mandare avanti la baracca

ma io come lettore li ho passati via senza troppa attenzione. Si potrebbero rendere più evidenti. 

Analogamente, anche la disperazione di Khaled si potrebbe rendere più drammatica. Gli elementi che dài sono un po' troppo asciutti, quasi giornalistici. 

Cioè, il mio consiglio sarebbe di mettere un po' più di umanità in ciascuno dei due personaggi. 

L'impostazione del racconto è buona, l'ambientazione e la vicenda sono credibili. Forse ti ha limitato la lunghezza a disposizione. Al lettore, credo, piacerebbe capire di più delle motivazioni, delle reazioni, della sofferenza dei personaggi. Altrimenti è detta in breve: un profugo siriano fa saltare in aria un Fast food per vendetta verso il figlio del proprietario, che era stato soldato in Siria. Ma è l'umanità dei personaggi che fa la storia. Quindi io ci metterei più dettagli in questo senso. 

Ciao

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Il 17/11/2020 alle 08:57, Gianfranco P ha scritto:

è l'umanità dei personaggi che fa la storia. Quindi io ci metterei più dettagli in questo senso. 

Hai ragione su tutta la linea. In effetti avevo inizialmente pensato di togliere anziché idi aggiungere. Quella parte che tu hai evidenziato, sulla pregressa storia di Gerry, in effetti, non aggiungeva nulla alla storia e passava inosservata, così la avevo tolta, ma mi mancava sempre qualcosa. probabilmente è come dici tu, devo drammatizzare i personaggi. Ci lavorerò, grazie.

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Sarebbe stato bello far partire il racconto da molto prima. Che so, dalla mattina, dal buco di casa dove vive Khaled, seguirlo mentre si alza, fa colazione, guarda un ultima volta la foto della moglie sul comodino scassato accanto al letto. Magari nel letto c'è una donna che dorme, chissà chi è...Farlo preparare lentamente e poi farlo uscire di casa, seguirlo lungo il tragitto verso il fast food, su un autobus o sua una bici sgangherata. A quel punto riprendere il racconto dal punto di vista del povero Gerry, del suo stupore rispetto il comportamento oltremodo anomalo di Khaled alla presa di coscienza che sta accadendo qualcosa di molto grave, alla disperazione per la situazione e per il figlio in sala. Poi spostare di nuovo il punto di vista su Khaled e sull'atto finale. Inserire le informazioni sui due personaggi con il contagocce e in punti strategici per creare il giusto spessore. Come se fossero dei micro capitoli. Il racconto c'è ha il suo giusto grado di realismo e il finale mi piace. L'esplosione è resa bene, quei frammenti finali a terra che aiutano a chiudere il cerchio.

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Gerry ha ormai settantatré anni, la barba bianca e ispida come un pungitopo e un’ulcera cronica che gli strizza le budella ogni volta che si azzarda a mangiare. Di conseguenza è molto magro. Prima era responsabile di cassa in una grande impresa di costruzioni. Un giorno aveva deciso di aiutare un amico in difficoltà. Quei soldi sarebbero dovuti rientrare prima che i dirigenti si accorgessero dell’ammanco. Invece non era andata così: era stato licenziato. Così era finito a lavorare nel fast food che il suo amico aveva comprato coi quei soldi.  Poi l’amico era morto, di cancro. Allora Gerry s’era di nuovo indebitato per rilevare quella tavola calda, una topaia sudicia nella periferia romana, lungo la via Casilina, in cui le pareti trasudavano olio fritto, per quanto ne avevano assorbito durante gli anni.  Ma da solo Gerry De Rosa non riusciva a mandare avanti la baracca, così aveva assunto un giovane siriano dal viso bruno che s’era presentato a chiedere lavoro: Khaled. Lo stipendio dell’aiutante era basso, nonostante Khaled lavorasse duro. A volte il ragazzo finiva per dormire nella cucina sul retro, un tugurio nel quale capitava che si addormentasse insieme a Oliver, il suo Jack Russell, quando era troppo stanco per rincasare.

 

Questa è la parte che secondo me stona di più. Se da una parte dona spessore al personaggio, dall'altro sembra  un po' tirata per i capelli. Qualcosa tipo:

Gerry non si sarebbe mai immaginato a settant'anni e passa di dover fissare la canna di una pistola puntata sulla sua fronte. L'ulcera comincia a pompargli bile che sale amara nella sua bocca, vorrebbe reagire ma la paura e la sua secchezza cronica lo fanno propendere per un comportamento più ponderato. Le altre informazioni distribuirle come pensieri sparsi e ricordi mentre nel delirio Gerry serve in sala. E' solo un idea...

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Gli sta porgendo una strana cintura a cui sono collegati dei fili, dei piccoli cilindri avvolti dentro uno scotch gommoso e marrone, su ognuno dei quali fa capolino una sorta di elettrodo.  Sembra proprio una cintura esplosiva, ma Gerry non ha il coraggio di fare domande.

 

Questa descrizione la trovo un po' confusa, d'altro canto ormai tutti sappiamo come è fatta una cintura del genere almeno a grandi linee per cui Gerry la potrebbe riconoscere subito come tale.

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

hiude gli occhi e recita qualcosa in arabo. Li riapre, estrae dal taschino della camicia una foto sgualcita di sua moglie Safiya. La bacia. Un secondo dopo viene investito da una raffica di vento. È l’onda d’urto. Sabbia e polvere invadono l’aria lanciate a folle velocità, gli echi del boato si odono in mezza città. Poi il vento cessa e rimane soltanto pulviscolo in sospensione e mortale silenzio. Il fast food è sventrato.

 

Bello questo passaggio, sono d'accordo con chi ti dice di togliere la notazione temporale " un secondo dopo"

 

Con umiltà

 

Lollo

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Il racconto mi è piaciuto, scorre bene salvo alcune frasi su cui mi sono inceppato.

 

Forse alcune cose sono solo gusti personali, forse altre te le hanno già segnalate (ma non leggo gli altri commenti prima di postare il mio per non farmi condizionare) ... però come capirai sto commentando per  pubblicare a mia volta 

 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Di conseguenza è molto magro.

 

Serve specificarlo dedicandogli un intero periodo? 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Poi l’amico era morto, di cancro.

 

Ecco, invece qui separerei in modo più netto. Poi l'amico era morto. Di cancro. 

Se separi con una virgola sembra che vuoi dividere il predicato dal complemento, mentre in realtà vuoi solo far arrivare al lettore la ragione della morte come un pugno in pancia,ela pausa ti serve.

Poi ricomincerei con un a capo.

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

 

Allora Gerry s’era di nuovo indebitato per rilevare quella tavola calda, una topaia sudicia nella periferia romana, lungo la via Casilina, in cui le pareti trasudavano olio fritto, per quanto ne avevano assorbito durante gli anni. 

 

Riformulerei:

una topaia sudicia lungo la via Casilina, nella periferia romana, le cui pareti trasudavano olio fritto da quanto ne avevano assorbito durante gli anni. 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

un tugurio nel quale capitava che si addormentasse insieme a Oliver, il suo Jack Russell, quando era troppo stanco per rincasare.

 

Chi era troppo stanco? Oliver o Gerry?

 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

In realtà Gerry sta pensando soltanto a una persona, di quella decina.

 

Riformulerei: Tra quella decina?

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

  «Santiddio Kahled!»

«Non è un gioco signor De Rosa, la faccio esplodere insieme a questa baracca! Adesso vada».

 

Refuso: Khaled.

In ogni caso, anche se non mosso da fini religiosi, e non avendo specificato la religione del siriano... Mi sarei comunque aspettato un ammonimento sul tirare in ballo Dio in questa vicenda. 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Ogni secondo potrebbe essere prezioso.

Nell’altra sala Khaled recupera il detonatore ed esce dal retro.  

 

Gusto personale: dato che cambi punto di vista io avrei saltato un rigo 

 

 

 

Il 14/11/2020 alle 19:10, Leo74 ha scritto:

Khaled fa in tempo a vedere alcuni resti umani dilaniati, una scarpa di Gerry, il pezzo di legno con incise le sue iniziali che conservava nel cassetto affianco alla cassa.

 

Riformulerei:

Khaled fa in tempo a vedere alcuni resti umani dilaniati. Riconosce una scarpa di Gerry che gli cade lì vicino, poi il pezzo di legno con incise le sue iniziali che l'uomo conservava nel cassetto affianco alla cassa.

 

Gerry e Khaled sono ben caratterizzati in poche righe. 

Lavorerei un po' di più sulle espressioni di Khaled e le percezioni di Gerry. Gerry si ripete più volte che il ragazzo non ha mai creato problemi, che è un gran lavoratore ecc.. Non si chiede mai perché ce l'ha con lui che ha solo un buco sulla Casilina. Mentre si chiede tutto questo non fai vedere a Gerry nessun sentimento dal volto di Khaled (senso di colpa, vergogna, disperazione, odio, decisione...). 

 

Inoltre, durante tutta la parte iniziale nella quale Khaled intima di indossare la cintura... possibile che no lancia mai un'occhiata verso i clienti del fast food? Lì c'è il suo obiettivo del resto.

 

 

 

Torno all'inizio del commento: il racconto mi è piaciuto. Spero di rileggerti presto :) 

 

 

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@ilion grazie anche a te degli ottimi consigli. Mi trovi abbastanza d'accordo su quasi tutto. Alcune parti le avevo in effetti già riviste nel senso in cui suggerivi tu. Grazie.

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