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G.A.M.T.

Docente in scuola pubblica e pubblicizzazione libri

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Carissimi, come da titolo la mia situazione è questa: sono insegnante precario in una scuola pubblica.
L'insegnante pubblico deve stare attento alle incompatibilità, perché rischia il licenziamento. Per esempio, non può esercitare alcuna attività commerciale.
Può scrivere libri, però, e ricevere royalties.

Al momento sto attivando una campagna di promozione per i miei canali social. Vorrei sapere se la mia posizione mi permette di inserire il link all'acquisto Amazon, per esempio su Facebook, senza rischiare di incorrere in sanzioni. Questo perché ho letto che tenere il libro nella sezione shop di Facebook si configura come attività di vendita continuativa. Tuttavia non sono io che vendo, è il mio editore attraverso i suoi canali.

Qualcuno mi può aiutare?
Grazie mille.

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Ciao @G.A.M.T. ,

da quanto so io il docente può svolgere anche altre attività lavorative purché gli venga concesso il permesso dal dirigente scolastico e non sia in conflitto di interessi con la pubblica amministrazione  (e non credo certo sia il tuo caso!). Chiedi alla segreteria amministrativa della tua scuola quale modulo di richiesta devi compilare e poi lo mandi al preside. Può anche darsi che nel caso delle royalties non sia necessario chiedere un permesso. Ma la segreteria dovrebbe saperlo. 

Ciao!

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5 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ciao @G.A.M.T. ,

da quanto so io il docente può svolgere anche altre attività lavorative purché gli venga concesso il permesso dal dirigente scolastico e non sia in conflitto di interessi con la pubblica amministrazione  (e non credo certo sia il tuo caso!). Chiedi alla segreteria amministrativa della tua scuola quale modulo di richiesta devi compilare e poi lo mandi al preside. Può anche darsi che nel caso delle royalties non sia necessario chiedere un permesso. Ma la segreteria dovrebbe saperlo. 

Ciao!


Grazie Iva.
Il problema è che sì, può effettuare altre attività, a patto che sia part-time, e che non siano attività che riguardano il commercio di beni.
Per scrivere un libro e guadagnare di sole royalties non c'è bisogno di autorizzazione.
Qui si sta parlando di un passaggio in più: io promuovo un libro edito dalla CE "Picopallo", mettendo un collegamento permanente nei miei siti che rimanda, per esempio, ad Amazon. In questo caso è attività commerciale? Perché è come se facessi l'intermediario per un'azienda.

Teoricamente non sono un intermediario perché non c'è contratto, ma qui arriva una seconda gabola: un docente non può fare attività commerciale, nemmeno occasionale.

In segreteria non mi sanno rispondere, purtroppo. Tutto si rivela sempre molto difficile e pieno di cavilli.
 

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Secondo me la persona più adatta a rispondere è il dirigente stesso. Senza dire che stai già facendo questa promozione, chiedi semplicemente se la puoi fare. Poi per favore scrivi qui la risposta, che interessa anche a me! 😊

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1 ora fa, G.A.M.T. ha scritto:

avuto una pessima esperienza, però ritento e vi faccio sapere

Prova a cambiare sindacato. Tanto per una semplice informazione basta telefonare e se trovi una persona gentile, ti può aiutare.

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Non ti posso dare una mano ma ci sono diversi scrittori, assai attivi su fb e alcuni molto noti, che sono insegnanti. Perchè non provi a scrivere loro?

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Ecco una prima risposta. Celere e confortante:

 

Quota

 

Buon pomeriggio,

rispetto allo sfruttamento delle opere d'ingegno, diritto d'autore, brevetti, non c'è mai incompatibilità col lavoro nel pubblico impiego.


 

 

Si parla proprio di sfruttamento, il che apre a molte possibilità.

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Il 9/11/2020 alle 12:22, G.A.M.T. ha scritto:

Per esempio, non può esercitare alcuna attività commerciale. Può scrivere libri, però, e ricevere royalties.

Esatto.

Il 9/11/2020 alle 12:22, G.A.M.T. ha scritto:

Questo perché ho letto che tenere il libro nella sezione shop di Facebook si configura come attività di vendita continuativa.

Allora, partiamo dal presupposto che tu non avresti dovuto aprire una pagina aziendale su facebook, ma eventualmente una pagina come scrittore. Purtroppo però, secondo facebook, che ragiona con logiche americane, nel momento in cui ti definisci scrittore, diventi automaticamente un'azienda, perché presume che con i libri ci campi o comunque ci fai un po' di soldini. Questo tuttavia, da un punto di vista legale, non significa nulla, perché tu non hai aperto partita IVA e non ti sei registrato alla Camera di Commercio.
Detto ciò, rimane il fatto che tu, attraverso la tua vetrina (prima si chiamava così) non vendi a tutti gli effetti un prodotto, non incassi quattrini, non chiedi pagamenti tramite carte di credito o bonifici, ma semplicemente indirizzi il lettore su un sito dove potrà acquistare il libro dal tuo editore (Amazon, mi par di capire) o da altri venditori autorizzati. Ergo, tu non svolgi alcuna attività commerciale, ma semplicemente stai facendo pubblicità a un prodotto, che altri vendono. Il fatto che poi tu incasserai delle royalties da tale vendita è del tutto irrilevante ai fini fiscali, perché poi su quelle royalties dovrai comunque pagare le tasse. Oltre al tuo libro potresti, per assurdo, anche pubblicizzare quelli di amici e colleghi: stesso discorso, non stai vendendo nulla, ma solo pubblicizzando prodotti, senza riceverne ipso facto un compenso. Quindi, ovunque tu abbia reperito la suddetta informazione riguardo alla "vendita continuativa", sappi che è del tutto sbagliata.
Il discorso cambierebbe, e anche parecchio, se tu cominciassi a comprare alcune copie per te, per poi rivenderle, magari pubblicizzando la cosa attraverso annunci, non solo su facebook ma in qualunque altro luogo, incassandone direttamente i proventi: in quel caso sì, che saresti passibile di denuncia per evasione fiscale, visto che non hai requisiti per farlo; ma lo saresti in ogni caso, qualunque professione tu facessi e anche nel caso tu fossi disoccupato.

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22 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Esatto.

Allora, partiamo dal presupposto che tu non avresti dovuto aprire una pagina aziendale su facebook, ma eventualmente una pagina come scrittore. Purtroppo però, secondo facebook, che ragiona con logiche americane, nel momento in cui ti definisci scrittore, diventi automaticamente un'azienda, perché presume che con i libri ci campi o comunque ci fai un po' di soldini. Questo tuttavia, da un punto di vista legale, non significa nulla, perché tu non hai aperto partita IVA e non ti sei registrato alla Camera di Commercio.
Detto ciò, rimane il fatto che tu, attraverso la tua vetrina (prima si chiamava così) non vendi a tutti gli effetti un prodotto, non incassi quattrini, non chiedi pagamenti tramite carte di credito o bonifici, ma semplicemente indirizzi il lettore su un sito dove potrà acquistare il libro dal tuo editore (Amazon, mi par di capire) o da altri venditori autorizzati. Ergo, tu non svolgi alcuna attività commerciale, ma semplicemente stai facendo pubblicità a un prodotto, che altri vendono. Il fatto che poi tu incasserai delle royalties da tale vendita è del tutto irrilevante ai fini fiscali, perché poi su quelle royalties dovrai comunque pagare le tasse. Oltre al tuo libro potresti, per assurdo, anche pubblicizzare quelli di amici e colleghi: stesso discorso, non stai vendendo nulla, ma solo pubblicizzando prodotti, senza riceverne ipso facto un compenso. Quindi, ovunque tu abbia reperito la suddetta informazione riguardo alla "vendita continuativa", sappi che è del tutto sbagliata.
Il discorso cambierebbe, e anche parecchio, se tu cominciassi a comprare alcune copie per te, per poi rivenderle, magari pubblicizzando la cosa attraverso annunci, non solo su facebook ma in qualunque altro luogo, incassandone direttamente i proventi: in quel caso sì, che saresti passibile di denuncia per evasione fiscale, visto che non hai requisiti per farlo; ma lo saresti in ogni caso, qualunque professione tu facessi e anche nel caso tu fossi disoccupato.


Grazie infinite per il tuo contributo.
Direi che la linea è molto chiara e convergente.
Importantissimo non vendere direttamente le copie personali, o farlo rilasciando ricevuta, se non si è docenti.

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3 ore fa, G.A.M.T. ha scritto:

Importantissimo non vendere direttamente le copie personali, o farlo rilasciando ricevuta, se non si è docenti.

Non voglio fare la figura del pignolino, ma è opportuno precisare che in realtà nessun privato può rilasciare alcun tipo di ricevuta, in nessun caso: non avrebbe alcun valore legale e anzi diventerebbe una prova scritta del fatto che si è evaso il fisco; anche perché l'anno seguente il privato non avrebbe alcun modo di inserire i redditi derivanti da quelle vendite nella propria dichiarazione. E ti dirò di più: nemmeno se tu avessi la partita IVA come scrittore, potresti rilasciare ricevuta, ma solo emettere fattura per le tue prestazioni professionali. In buona sostanza per vendere libri, o qualsiasi altro genere di merce, bisogna essere provvisti di partita IVA come commercianti. Oltretutto la ricevuta fiscale è stata del tutto abolita dall'inizio del 2020: ora si può solo battere un regolare scontrino attraverso un registratore di cassa collegato telematicamente con l'Agenzia delle Entrate.
Rimane possibile, al momento, vendere  libri come frutto del proprio ingegno solo in determinati contesti, come possono essere alcune manifestazioni o fiere (non quelle professionali) e nei mercatini dedicati agli hobbisti, ma senza bisogno di rilasciare alcun tipo di ricevuta. Una volta tanto, insomma, anche per il fisco vale la presunzione di innocenza, invece che quella di colpevolezza, perché si presume che quel genere di attività produca un reddito risibile. Ovvio che se uno comincia a girarsi tutte le fiere e i mercatini d'Italia e magari ha comprato libri per svariate migliaia di euro, con tanto di fatture emessa dall'editore o dalla tipografia, diventa un po' difficile dimostrare che tutte le copie sono state regalate a parenti e amici, oppure sono state vendute per pochi centesimi.

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9 ore fa, Aporema Edizioni ha scritto:

Non voglio fare la figura del pignolino, ma è opportuno precisare che in realtà nessun privato può rilasciare alcun tipo di ricevuta, in nessun caso: non avrebbe alcun valore legale e anzi diventerebbe una prova scritta del fatto che si è evaso il fisco; anche perché l'anno seguente il privato non avrebbe alcun modo di inserire i redditi derivanti da quelle vendite nella propria dichiarazione. E ti dirò di più: nemmeno se tu avessi la partita IVA come scrittore, potresti rilasciare ricevuta, ma solo emettere fattura per le tue prestazioni professionali. In buona sostanza per vendere libri, o qualsiasi altro genere di merce, bisogna essere provvisti di partita IVA come commercianti. Oltretutto la ricevuta fiscale è stata del tutto abolita dall'inizio del 2020: ora si può solo battere un regolare scontrino attraverso un registratore di cassa collegato telematicamente con l'Agenzia delle Entrate.
Rimane possibile, al momento, vendere  libri come frutto del proprio ingegno solo in determinati contesti, come possono essere alcune manifestazioni o fiere (non quelle professionali) e nei mercatini dedicati agli hobbisti, ma senza bisogno di rilasciare alcun tipo di ricevuta. Una volta tanto, insomma, anche per il fisco vale la presunzione di innocenza, invece che quella di colpevolezza, perché si presume che quel genere di attività produca un reddito risibile. Ovvio che se uno comincia a girarsi tutte le fiere e i mercatini d'Italia e magari ha comprato libri per svariate migliaia di euro, con tanto di fatture emessa dall'editore o dalla tipografia, diventa un po' difficile dimostrare che tutte le copie sono state regalate a parenti e amici, oppure sono state vendute per pochi centesimi.

 

Questa è la pignoleria che mi piace.
Grazie ancora!

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Allora, non so se può essere utile come intervento. Posso dirti che il docente può svolgere altre attività, purché non intacchino l'orario scolastico. Ho fatto per due anni due collaborazioni con l'università e contemporaneamente insegnato a scuola, senza nessun problema. Devi comunicare il lavoro, la tipologia di contratto, la durata e le caratteristiche della mansione, completando un documento che dichiara che non vi è incompatibilità con il mestiere del professore. La comunicazione deve essere fatta al Dirigente Scolastico ed alla segreteria che provvederanno per la compilazione di tutte le pratiche necessarie.

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