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Nightafter

L' ospite - Pt. 2 [NNI20- Fuori concorso]

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L' ospite - Pt. 2 [NNI20- Fuori concorso]

 

 

Ovviamente pensare a un assassino incorporeo era pura follia, ma di fatto questa situazione rendeva l'indagine estremamente complicata.
- Ci troviamo di fronte a un killer fantasma dunque? - Azzardò, non senza un intento ironico, il vispo giornalista alla ricerca dell'argomento sensazionale con cui alzare di qualche punto lo share della trasmissione.
- Non siamo qui per giocare con le ipotesi di fantasia. - Lo freddò caustico il Vice Questore, che già ne aveva piene le tasche di tutte quelle chiacchiere buone solo a nutrire le curiosità morbose di certo pubblico e alimentare timori di sicurezza.
Concludendo aggiunse: - L'indagine è complessa, ma ci stiamo muovendo in ogni direzione, posso in questo rassicurare la cittadinanza. Siamo impegnati a tempo pieno nella ricerca del colpevole, sono certo che in tempi brevi riusciremo a fermare questo criminale. Inoltre abbiamo raddoppiato la rete di vigilanza a protezione della comunità: le nostre forze sono attive nel pattugliare il territorio ventiquattro ore su ventiquattro. - La trasmissione si chiuse con il congedo dalla diretta e le rassicuranti parole di circostanza del conduttore.

 

Ernesto caccio l'ennesimo sbadiglio e cliccò sul telecomando per spegnere la TV: aveva sonno, si sentiva stanco e le palpebre gli pesavano come le saracinesche dell'officina di un meccanico che, alle nove di un venerdì sera, non sia ancora riuscito a calarle e chiudere bottega, per via di una riparazione che aveva richiesto il triplo del tempo.
Nelle appannate riflessioni del sonno incombente pensò che ormai era diventato tutto un casino: non se ne capiva più niente.
Una volta i serial killer davano la caccia alle appetitose ninfette con le cosce di fuori, oppure alle milf in fregola che, in succinti déshabillé, aprivano incautamente la porta di casa a maniaci camufatti da idraulici o elettricisti, agognando una conclusione pruriginosa a fine riparazione.
Erano tutti delitti a sfondo sessuale: originati da una psiche malata che non riusciva a trovare il suo sfogo in una sana trombata, ergo doveva cercarlo attraverso un complicato rituale che prevedeva la morte della vittima prescelta.
Tutti schifosi pervertiti: dei sadici e talvolta pure necrofili o per giunta cannibali. Delle vere bestie in veste umana, ma in ciò almeno avevano modalità chiare, obiettivi che li accomunavano: erano in questo prevedibili e se ne poteva tracciare un preciso profilo.
Che cazzo! Erano dei depravati assassini, ma, a modo loro dotati di una rigorosa coerenza.
Questo no, questo usciva da ogni schema, se la prendeva con dei vecchi babbioni in prossimità di pensione, con una vita piatta e regolare, senza nulla che li rendesse speciali: uomini che uscivano al mattino per andare al lavoro, rientravano al tramonto, vivevano soli, cenavano in compagnia della TV e poi andavano a dormire, pronti il mattino dopo a replicare una  giornata identica a quella conclusa.
In sostanza uomini come lui. Che mai ci trovava a far fuori dei soggetti simili?
Non si era mai visto uno che ci prendesse gusto ad ammazzare maturi maschi in andropausa.
Questa cosa dell'età e del sesso gli dava un certo fastidio. Ovvio che in una città di quasi un milione di anime, l'eventualità di divenire una vittima di questo maniaco era pari a quella di imbroccare una cinquina al lotto: ci sarebbe voluta una bella botta di culo per essere scelti.
La considerazione lo rassicurava, ma sapere di essere nel target di un serial killer era parecchio antipatico, quasi quanto fare parte di una categoria di contribuenti nel mirino del fisco, intenzionato a verificare le loro dichiarazioni dei redditi degli ultimi cinque anni.
Quei tre avevano in comune il buon rapporto con i bambini: li frequentavano per istruirli o farli divertire.
In questo, almeno, lui si differenziava da quelli: i bambini non rientravano nei suoi gusti, con loro non aveva empatia. Quanto meno nel frequentarli assiduamente e con finalità educative o ricreative di quel genere.
I mocciosi di quell'età lo annoiavano a morte, non li reggeva. Odiava quei discorsi futili e strampalati sugli eroi dei cartoni TV o dei giochi sulle console elettroniche di cui erano fanatici dai cinque ai dieci anni d'età. Non era mai stato tagliato per badare a quei petulanti rompiscatole.

 

Quella parmigiana era tanto deliziosa quanto micidiale da digerire: nonostante la  generosa dose di liquore alle erbe, continuava a bloccargli lo stomaco come un monolite di piombo.
Non poteva mettersi a nanna in quelle condizioni, benché pieno di sonno rischiava di rigirarsi nel letto e non trovare requie per tutta la notte: decise di prendere due pasticche di quel disgustoso Diger seltz.
Se non avesse avuto quella pesantezza agli occhi, per favorire la digestione avrebbe potuto dedicarsi per mezz'oretta al suo unico passatempo: riguardarsi la collezione di immagini che teneva occultate in una cartella criptata del pc.
Ne possedeva più di un migliaio, catalogate per tema e suddivise in una lunga lista di sottocartelle: foto per lo più raccolte in rete, in certi siti segreti specializzati, a cui accedevi solo con password o navigando in quello che chiamavano "deep web".
Erano comunity online frequentate unicamente da amatori di quel genere di soggetti, come lui.
Sovente cambiavano di server e di indirizzo per non farsi individuare dalla polizia postale, continuamente a caccia di siti simili sulla rete, per chiuderli e individuare chi li gestiva e frequentava.
Bisognava essere molto accorti, muoversi in quegli spazi virtuali era assai rischioso, la legge era durissima: potevi farti decine di anni di galera per quelle immagini di minori, anche quando non mostravano atti sessuali espliciti, ma solo pose di nudo artistico.
Molte delle immagini possedute le aveva realizzate personalmente, erano ricordi di viaggi bellissimi compiuti molti anni prima.
Aveva visitato paesi dove era facile procacciarsi i modelli per quegli scatti con cifre irrisorie: il Brasile, la Repubblica Dominicana, la Thailandia e diversi altri, erano un vero supermercato di quel tipo di mercanzia.

I bambini ti venivano offerti da organizzazioni malavitose del posto, oppure  li dragavi semplicemente per strada, invitandoli a seguirti con la promessa di cibo o un dolci, di qualche banconota di piccoo taglio della moneta locale.
Non avevi bisogno di tante chiacchiere con loro, non rischiavi di annoiarti: non usavano giochi elettronici, sapevano cosa fare senza perdite di tempo.
Erano figli del disagio e della fame, dello squallore sub urbano, bambini cresciuti in fretta, senza infanzia e innocenza, piccoli professionisti di quel mestiere, appreso nell'età in cui avrebbero dovuto solo imparare a leggere, scrivere e far di conto.
Quei ricordi gli si risvegliava una sottile emozione, non l'eccitazione dei sensi come un tempo, ma una struggente tenerezza, una sorta di nostalgia di momenti felici e ormai lontani.
Con l'età stava diventando sentimentale, la sensibilità diveniva più acuta e rendendolo permeabile ai rimpianti del passato.


Aveva appena terminato di bere il liquido effervescente prodotto dalle due pasticche di digestivo che sentì trillare con insistenza il campanello della porta di casa.

 

(Continua)

 

 

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