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Δthena

Costruzione di un buon personaggio in narrativa

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Salve a tutti! Mi sono iscritta parecchio tempo fa, mi sono presentata nel lontano 2016-17 mi sembra.

Ultimamente ho letto dei manuali interessanti per quanto riguarda la scrittura creativa, in particolare l'arco di trasformazione del personaggio e anatomia di una storia.
Sono qui per chiedere anche a voi delle delucidazioni in merito a certi argomenti che si soffermano, in particolare, sulla costruzione del personaggio e sulla sua funzione in termini di trama.
Potreste dirmi come sviluppate il bisogno morale e il bisogno psicologico di un protagonista? Grazie!

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1 ora fa, Δthena ha scritto:

Potreste dirmi come sviluppate il bisogno morale e il bisogno psicologico di un protagonista?

 

Bella domanda. Tutti i discorsi che fanno i manuali di scrittura sull'arco di trasformazione del personaggio, architettura di una storia, archetipi, ruoli e simili sono molto interessanti, però vanno presi come guide e non come oro colato. Certo è che la cosa più importante in un personaggio è il suo agire per il bisogno di risolvere un conflitto. Nel tentativo di risolverlo, il personaggio si evolve: all'inizio della storia si trova in una condizione e alla fine si trova in un'altra. La domanda a cui devono rispondere i personaggi principali è "perché?": perché agiscono, quali sono le loro motivazioni. Così io creo nei personaggi qualcosa verso cui essi tendono, che spesso è la risoluzione di un conflitto, esterno o interno. Per fare questo, aggiungo una posta in gioco cospicua. Ad esempio, se il personaggio principale è un poliziotto che indaga su un omicidio, che gli succederà se fallisce: la moglie lo lascia (conflitto esterno)? Lo licenziano? Non gli crederà più nessuno (conflitto interno)? La sua carriera finisce lì? Eccetera. Così diventa più credibile.

Un altro modo per renderlo credibile è dotarlo di difetti e non solo di pregi. Magari è il migliore investigatore del mondo, veloce di mente e di corpo, però è troppo permaloso e non ama essere contraddetto. Oppure gli viene il torcicollo proprio mentre comincia l'indagine. O il figlio ha preso due in matematica e ci pensa tutto il giorno. Ha quindi un bisogno psicologico o fisico che lo spinge ad agire e a cercare di appianarlo prima che sia troppo tardi. A proposito, io uso mettere alcuni limiti temporali, come un negozio che chiude a una certa ora o un evento che si verifica una volta ogni dieci anni in un momento preciso, che se lo perdi poi devi aspettare un decennio per rivederlo.

Per me, un personaggio è ben costruito (non rimane bidimensionale) se si evolve, è credibile, risolve uno o più conflitti, ha un bisogno psicologico (o anche morale) e un ostacolo che gli impedirebbe di risolvere il conflitto, una posta in gioco, qualche difetto e "varie ed eventuali". Ancora meglio, se ci sono sotto-trame che interferiscono con quella principale, ma hanno la funzione di aggiungere qualcosa al personaggio oltre che alla storia.

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11 ore fa, dyskolos ha scritto:

La domanda a cui devono rispondere i personaggi principali è "perché?":

Esatto, che è poi anche il modo per dare vita a personaggi secondari che altrimenti sarebbero anemici. E' anche un ottimo modo per trovare idee per i suddeti: se un personaggio secondario appare troppo blando, ci si può chiedere "perché dovrebbe fare o non fare quella cosa?" e da lì farsi venire idee per evolvere la trama.

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Bella domanda, ma, a mio modo di vedere, eviterei di seguire regole precise e schematismi.

In primo luogo tutti i personaggi devono essere credibili, e in questo quoto @dyskolos. Il mio modo di cercare di farlo è quello di osservare le persone vere, quelle che incontro tutti i giorni, rispetto alle quali posso anche non conoscere quale sia il loro "bisogno morale o psicologico", ma guardare come si muovono e come funzionano.

Faccio lo psichiatra e in questo tipo di osservazione sono avvantaggiato, ma tieni conto che le persone per lo più non ne sanno nulla del loro "bisogno psicologico", lo vivono e basta, spesso rimanendone semplicemente vittime. Poi magari sono io, nel ruolo di terapeuta, a porre qualche interpretazione del loro comportamento, ma non bisogna scordare che l'interpretazione non è altro che il delirio del terapeuta.

I bisogni che citi credo che siano più funzionali al senso che l'autore vuole dare alla storia, e allora sarebbe meglio chiedersi: "Perché voglio proprio raccontare questa storia?" Così come il terapeuta dovrebbe chiedersi :" Perché sto dando quell'interpretazione a quel comportamento?"

Spesso mi viene più facile farmi raccontare dai personaggi la loro storia. C'è il rischio di scrivere all'infinito senza sapere dove andrò a finire, ma lo trovo comunque molto divertente.

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9 ore fa, veraboni ha scritto:

E' anche un ottimo modo per trovare idee per i suddeti: se un personaggio secondario appare troppo blando, ci si può chiedere "perché dovrebbe fare o non fare quella cosa?" e da lì farsi venire idee per evolvere la trama.

 

Sono d'accordo con te. Ogni personaggio, anche secondario però non marginale, dovrebbe avere una ragione per agire. Poi le azioni dei personaggi fanno andare avanti la storia, ma se i personaggi sono troppo statici e non si viene a sapere il perché delle loro azioni, si rischia di finire nel deus ex machina, cosa da evitare come la peste, che spunta da non si sa dove e risolve una vicenda complessa in cui lo scrittore incauto si è ficcato e ora non sa più come venirne fuori.

 

9 ore fa, Poldo ha scritto:

Spesso mi viene più facile farmi raccontare dai personaggi la loro storia. C'è il rischio di scrivere all'infinito senza sapere dove andrò a finire, ma lo trovo comunque molto divertente.

 

Ti quoto in tutto. Per evitare quel rischio, io uso sottoporre i vari personaggi a una sorta di intervista preliminare, cioè faccio un po' il terapeuta delirante che però agisce in modo maieutico. In questo ho trovato molto utile il software "Bibisco". Da provare.

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Il 1/11/2020 alle 09:48, dyskolos ha scritto:

ho trovato molto utile il software "Bibisco". 

Interessante, non lo conoscevo. In effetti è ciò che faccio normalemnte con carta e penna, ma tramite software credo dia più organicità. Tu usi anche la versione a pagamento o ti basta quella free?

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7 minuti fa, veraboni ha scritto:

Tu usi anche la versione a pagamento o ti basta quella free?

 

Finora mi è bastata la versione free, ma la sto provando e mi pare molto utile, anche a scrivere la sinossi alla fine. Se la prova va bene, e sta andando bene, penserò a quella a pagamento. È comunque da provare. Mi piace molto l'idea di poter scrivere scene e capitoli separati e poi rimescolarli a piacimento con il mouse senza badare alla numerazione. Ci pensa Biblisco a questa cosa. Per me che scrivo con il POV multiplo è come una manna dal cielo, soprattutto quando i POV non sono sequenziali. Poterli spostare avanti e indietro mi aiuta tantissimo. Anche perché mi permette di scrivere la storia in modo… "sparso" direi. Se, per esempio, oggi mi va di scrivere il capitolo 5, scrivo solo quello. E se domani non mi va di scrivere la scena X, non lo faccio e scrivo piuttosto la Z; poi tornerò alla X quando mi gira.

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Mi piace molto l'idea di poter scrivere scene e capitoli separati e poi rimescolarli a piacimento con il mouse senza badare alla numerazione

Sì, in effetti è un buon metodo per superare i blocchi, io ad esempio non scrivo in un unico documento di word ma ne apro diversi a seconda del capitolo che sto scrivendo, se li vedo tutti insieme mi sale l'angoscia.

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10 ore fa, veraboni ha scritto:

io ad esempio non scrivo in un unico documento di word ma ne apro diversi a seconda del capitolo che sto scrivendo, se li vedo tutti insieme mi sale l'angoscia.

 

Se facessi anche io la stessa cosa con word, l'angoscia mi salirebbe alle stelle. Con bibisco invece mi succede quasi l'opposto. Per esempio, sono diversi giorni che non mi va di completare il secondo capitolo: lo giudico troppo noioso in quanto troppo tecnico. Ci sono due personaggi che ragionano sugli header di un'e-mail per poi concludere che il mittente non può essere conosciuto. In pratica, ricevono una minaccia di morte attraverso un'e-mail anonima. Il fatto che non mi va di mettere mano a quel capitolo noioso mi ha fatto suonare il classico campanello d'allarme. Mi dico: "Se è noioso per me, figuriamoci per un ipotetico lettore!". Probabilmente lo stesso campanello squillerebbe più debolmente se scrivessi sul word, mentre con bibisco mi suona bello forte. Allora lo cambierò rispetto a come avevo in mente di farlo. Intanto vado avanti in altri punti più movimentati.

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