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AzarRudif

La Droga degli Dei

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Commento: 

 

 

 

Sì, su lastre apocrife ancor lisce

d’astruso mentore sine calamo

perdo parola ch’ alma non lenisce

quand’anche follia nei monti perdiamo.

 

Sommerse le vostre parole

da coriandoli e nastri filanti

siete alle ultime ore

e arretrate ansimanti

dietro scudi in frantumi

di eristiche facondie

eppur novellate ancor

di presso al burrone

di nichilista solipsismo.

 

Si chiama Verità

la droga degli Dei banditi

dalla Gotica mente.

 

 

(scritta nel '92 visitando la cattedrale di St. Eustache a Parigi-

la sensazione dominante è che una chiesa gotica ha il nulla al suo esterno.)

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Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

, su lastre apocrife ancor lisce

d’astruso mentore sine calamo

perdo parola ch’ alma non lenisce

quand’anche follia nei monti perdiamo.

Non so neppure io perchè ho scelto di avventurarmi nel commento dei tuoi versi@AzarRudif , talmente sono ostici per me.

Ci provo, ma non volermene se sbaglierò completamente il senso.

Per fortuna hai inserito alla fine il motivo dell’ispirazione: la cattedrale di Sant’Eustachio a Parigi, così ho potuto documentarmi un minimo. Sono stata a Parigi, ma non ricordo questo “nulla” di cui riferisci. all’esterno della cattedrale.

Della prima quartina apprezzo la musicalità accentuata dalla scelta di vocaboli che risuonano di accenti simili. (Lisce/lenisce)

non altrettanto bene mi pare funzionino calamo-perdiamo.

 

Osservando dall’esterno questa struttura si rimane senza parole.

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

Sommerse le vostre parole

da coriandoli e nastri filanti

siete alle ultime ore

e arretrate ansimanti

dietro scudi in frantumi

di eristiche facondie

eppur novellate ancor

di presso al burrone

di nichilista solipsismo.

 

I costruttori hanno voluto applicare lo stile dell'architettura antico romana, al sistema di costruzione delle chiese gotiche. Sotto questa ispirazione, la chiesa sembra un monumento mal progettato, una massa confusa di detriti presi in prestito da tutte le parti, senza connessione e senza armonia; (coriandoli e nastri filanti) “ una sorta di scheletro gotico rivestito di stracci romani cuciti insieme come le stoffe dell'abito di arlecchino.” 
 

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

Si chiama Verità

la droga degli Dei banditi

dalla Gotica mente.

Chi sono gli Dei banditi dalla Gotica mente?  Perchė la verità è la loro droga?  Questa non terzina mi è particolarmente oscura.

i due stili romano e gotico si esprimono in modalità di costruzione diverse tra loro. Forse gli dei banditi sono gli architetti della prima ora , quelli che avevano un progetto in stile romanico e che nelle epoche successive sono stati “banditi” dalla nuova corrente gotica.

mah...  Mi dirai@AzarRudif

 

Certo in questi versi c’è una ricerca edonistica della parola. Personalmente preferisco uno stile più semplice anche se riconosco una musicalità e una piacevolezza nella lettura. Il fatto è che sia per il soggetto che hai scelto, sia per la modalità espositiva, è difficile che il messaggio sia empatico e universale. Cosa non necessaria, ma che in genere apprezzo di più.

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@@Monica salve,

 

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

Sono stata a Parigi, ma non ricordo questo “nulla” di cui riferisci. all’esterno della cattedrale.

Il "nulla" è la sensazione che si prova quando possiedi il "tutto". 

Tutto il resto, a te esterno, diventa il nulla. La sensazione è che tutto il resto fuori di te non esiste.

 

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

non altrettanto bene mi pare funzionino calamo-perdiamo.

infatti funziona male anche per l'assenza della dodicesima sillaba che ho tolto volutamente.

Inizialmente era scritta:

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

quand’anche la follia nei monti perdiamo.

 

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

la chiesa sembra un monumento mal progettato, una massa confusa di detriti presi in prestito da tutte le parti

questa era una delle critiche mosse ai costruttori della chiesa all'incirca nel 1800.

In effetti, la chiesa è stata costruita sul finire dello stile gotico e rispetta i canoni di questo stile. La struttura è nel gotico detto fiammeggiante, l'interno risente molto dello stile rinascimentale, ma la sua struttura è rigorosamente gotica con i suoi archi e contrafforti e nelle proporzioni.

 

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

Chi sono gli Dei banditi dalla Gotica mente?  Perchė la verità è la loro droga?

Ti premetto che l'architettura gotica o lo stile particolare di questa chiesa non è l'oggetto di questa poesia.

Architetture, chiese, simbologie ed altre amenità del genere sono solo "strumenti", mezzi che servono ad ottenere un certo livello di conoscenza. 

Sono come chiavi che ti aprono delle porte. 

Tu scrivi poesie, ad esempio, vedi un fiore, un paesaggio, un colore ed hai una sensazione che non puoi "spiegare", ma rendi in versi.

 

Cos'è un Dio? Non lo sappiamo, ma ne diamo, comunque, una definizione e, per non sbagliare, diciamo che Dio è tutto ed essendo tutto rappresenta la fusione di tutto e questa sarebbe la Verità di cui vive un Dio. E' come una droga perchè, come un drogato senza droga morirebbe, così un Dio senza verità o senza se stesso morirebbe.

Si tratta però di un comune concetto umano e non può essere il concetto che Dio ha di se stesso perchè non possiamo saperlo.

Se hai una mente gotica, architettura che spinge i "pesi" verso la terra per innalzarsi, ti rendi conto che tale processo ti porta ad escludere un Dio e tutto ciò che esiste per umana volontà.

 

Il 3/11/2020 alle 12:10, @Monica ha scritto:

è difficile che il messaggio sia empatico e universale.

infatti, a volte faccio l'architetto di case semplici ed altre volte mi devono mettere la camicia di forza sennò disegno versi strampalati come questi :D 

ma riesco a sfuggirgli e su questa chiesa ne ho scritte altre due :) 

 

Ciao e grazie per la tua lettura

 

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Ciao @AzarRudif

mi avventuro anch'io nell'ardua sfida di analizzare questa poesia? Sì, per lo meno per la stima (di alcune tue poesie precedenti, specialmente quella dell'Architetto) e la gratitudine (di alcuni tuoi commenti alle mie); perché, a dire il vero, non ci capisco un bel niente. :( Immagino, visto che dici di averla scritta nel '92, che tu allora fossi molto diverso da quello che sei oggi; e in effetti, se appena provo a ripensare a come ero io nel '92, un po' mi vengono i brividi. Mi permetterai di essere, all'occorrenza, anche un po' "cattivo"? :pirata2: (però sincero?:rolleyes:)

Allora cominciamo:

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

Sì, su lastre apocrife ancor lisce

d’astruso mentore sine calamo

perdo parola ch’ alma non lenisce

quand’anche follia nei monti perdiamo.

Qui cerchi di usare parole che una volta si sarebbero dette "auliche", cioè nobili risonanti strane poco usate antiquate. Ma ma ma... 1) salta subito all'occhio la falsa rima (càlamo - perdiàmo) che rima non è e sembra una vera goffaggine (di uno che pensa che sia una rima), e l'avrei evitata; 2) "Sì" mi sembra inutilmente enfatico nell'accennare a qualche discorso già iniziato di cui non c'è traccia; 3) "apocrifo" significa etimologicamente "nascosto" e, nell'uso comune, "non autentico"; che vuol dire? 4) forse riferito alle "lastre ancor lisce"; e potrebbero essere lastre di marmo destinate a ospitare iscrizioni o incisioni, però poi non fatte?; mi lascia perplesso; 5) "mentore" è (Treccani) "Fido consigliere, guida saggia e paterna"; e chi sarà mai, in questo contesto? Il quale è poi "astruso", cioè "difficile a intendersi per troppa sottigliezza o astrattezza"; ma è ancora più difficile da intendere se non c'è nulla da intendere, perché il mentore non ha scritto nulla sulle lastre; 5b) "sine calamo" vuol dire che non aveva niente con cui scrivere (calamo è "canna", dal tipo di penna che usavano gli antichi); vado in palla: come si può scrivere con un calamo su delle lastre di pietra? 6) "perdo parola" sarà forse "le parole non scritte sulle lastre"? 7) "alma" non mi piace: sta per "anima" ed è licenza poetica (quando serve che la parola sia di due sillabe), ed è una delle tipiche parole "antiche" che a mio parere non sono proprio giustificate in una poesia moderna; a parte questo, vuol dire probabilmente "nessuno", cioè "nessuno lenisce la perdita delle parole"; il significato, ancora, mi sfugge; 8) "anche quando perdiamo la follia nei monti": idem come sopra (boh).

Ora mi accorgo che ho praticamente distrutto la prima strofa; e mi fermo qui per darti diritto di replica :D(non si sa mai che io sia tanto imbecille da non avere capito cose che erano, magari, chiarissime...).

Però approfitto della tua benevolenza (:D) per fare una considerazione di carattere generale, sulla base di un paio di osservazioni che mi è capitato di fare qui su WD: 1) parecchie poesie sembrano così volutamente astruse da assomigliare a dei veri e propri indovinelli o enigmi (ma è questo che deve fare la poesia? Se il mondo è un groviglio di enigmi inestricabili, cosa di cui sono profondamente convinto, il compito della poesia sarà di aggrovigliarli ancora di più o di cercare di districarli?); 2) però, ironicamente, alcune poesie che vorrebbero farsi capire facilmente (come l'ultima mia: A te che mi chiedevi; e quella di @eterea libellula che ho commentato ieri), sono ambigue lo stesso e non si capiscono bene (anche altre mie precedenti, del resto). Non è un po' strano?

Io, forse ingenuamente, ho sempre pensato la poesia (come il racconto, il romanzo, la musica, una pittura ecc.) come una forma di comunicazione; cioè di messa in comune; l'autore scrive (dipinge, suona...) qualcosa che gli è venuto in mente, e lo comunica agli altri per farli partecipare (e vedere se sono d'accordo, se a loro piace come a lui/lei, eccetera). Sembra invece che ciò che cerchiamo di comunicare siano indovinelli; cioè non tentativi di comunicare, ma di nascondere. Certo, ci sono vari modi e forme del comunicare; e spesso si usano modi e forme che anche parzialmente nascondono, ma magari lo fanno per far vedere la cosa sotto una luce nuova; non è il caso di generalizzare troppo o sputare sentenze troppo azzardate, però appunto: è che "non riusciamo" a comunicare o che "non vogliamo"? Cioè la non-comunicazione (l'enigma) è proprio ciò che vogliamo comunicare? Ripeto, per me il mondo resta un enigma; e capisco che qualcuno possa dire qualcosa tipo "è così, cosa ci vuoi fare? e anche la poesia non può che riflettere l'enigma del mondo". Mi sta bene; però allora viene meno il senso della poesia: se tutto è enigma, vado direttamente nel mondo a trovarlo, che me ne faccio delle poesie?

Ora tu capirai senz'altro ;) che queste sono considerazioni generali, e che non riguardano specificamente questa tua poesia. Però mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

Quanto al commento (o forse meglio alla "distruzione") che ho fatto della tua poesia, e benché il regolamento ti imponga di accettare il commento senza fiatare e tanto meno protestare, io però ti dispenso da questo obbligo, e sarei contento anche che ti mi rispondessi "per le rime", se vuoi.

Ciao :)

 

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Ciao @AzarRudif allora non mi sento di commentare la tua poesia perché è di un livello sopra al mio. Leggendola a me è arrivato solo che hai voluto "osare" con le parole in una specie di "tripudio" aulico, che ci può stare quando maneggi bene la materia, nel mio caso ne sto ben lontana😅

Tuttavia mi sento tirata in ballo da @Gianfranco P sulla questione del significato di una poesia e vorrei perciò dire la mia.

45 minuti fa, Gianfranco P ha scritto:

non tentativi di comunicare, ma di nascondere. Certo, ci sono vari modi e forme del comunicare; e spesso si usano modi e forme che anche parzialmente nascondono, ma magari lo fanno per far vedere la cosa sotto una luce nuova; non è il caso di generalizzare troppo o sputare sentenze troppo azzardate, però appunto: è che "non riusciamo" a comunicare o che "non vogliamo"? Cioè la non-comunicazione (l'enigma) è proprio ciò che vogliamo comunicare? Ripeto, per me il mondo resta un enigma; e capisco che qualcuno possa dire qualcosa tipo "è così, cosa ci vuoi fare? e anche la poesia non può che riflettere l'enigma del mondo". Mi sta bene; però allora viene meno il senso della poesia: se tutto è enigma, vado direttamente nel mondo a trovarlo, che me ne faccio delle poesie?

Per me la poesia, come ogni altra forma d'arte, assume un significato relativo al sentire di chi la sta leggendo. Per qualcuno può essere un enigma, in quanto lontano da quel mondo emotivo e creativo dello scrittore, per altri colpisce dritto al cuore, non necessariamente perché davvero l'ha intesa per come è stata scritta, ma perché ci ha visto qualcosa di suo(es la poesia "A te che mi chiedevi" mi ha ricordato mia madre, invece si parlava di un amica di penna però mi ha comunque emozionato). La poesia è necessaria perché smuove emozioni, riflessioni, crea diverse sfumature che nascono dal cuore di chi legge. 

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@AzarRudif

 

la prima impressione ha una dignità e non è detto che una riflessione posteriore possa condurre ad un senso più completo. nella prima impressione c'è una verginità che la riflessione posteriore non può ospitare perchè il rumore del pensiero la invade e ne prende possesso come se fosse una prostituta alla quale non si concede alcuna dignità.

 

 partendo da questa prima lettura mi sembra che la chiesa in cui ha pensato questi versi ti abbia parlato in questo modo.

la chiesa si slancia in alto come se volesse abbandonare il mondo e in questa fuga verso il cielo costringe la mente a seguirla.

 seguire questo slancio significa uscire dai modi consueti di vedere il mondo che è ciò che il sacro pretende da noi. naturalmente uscire dalle consuetudini orizzontali della mente significa chiedersi come stiamo davanti al'abisso e se  evochiamo la Morte davanti a noi come un destino sicuro che prenderà un giorno possesso della nostra esistenza rendendola muta, allora c'è una minima possibilità di essere onesti.

 in questa onestà evocata dalla presenza dell'abisso comprendiamo che le nostre parole sono dei viandanti inetti sulla strada della verità e che tutto il linguaggio come dice Kierkegaard è lo scudo col quale ci ripariamo dall'angoscia della Morte.

"parlare davanti al burrone" evoca proprio questo difendersi dall'abisso che chiama con una eloquenza nascosta.

 

la chiusa finale

"Si chiama Verità

la droga degli Dei banditi

dalla Gotica mente."

 

potrebbe forse essere tradotta in questo modo.

L'uomo cerca la verità per non trovarla perchè la cerca nel Linguaggio, nel parlare che è proprio il luogo nel quale si nasconde all'angoscia nella cui potenza scomposta la verità lo attende.

questa condizione mi ricorda un racconto di Nasruddin.

 un uomo vede un suo vicino che sta cercando qualcosa alla luce del lampione e gli dice : avete perso qualcosa?

 Si ho perso la chiave.

 e l'avete persa lì?

 no non l'ho persa qui ma qui c'è la .luce per poter guardare.

 

 

quello che non capisco è l'espressione gotica mente. in questo senso gotica sta per falsa o superficiale.

questo mi ricorda come sia stato il rinascimento a creare per questo tipo di chiese la dicitura "gotica" che aveva un intento denigratorio dato che i goti erano barbari.

dunque quello che mi rimane oscuro è il tuo rapporto col gotico.

 la chiesa ti ispira e i tuoi versi in qualche modo le appartengono ma allo stesso tempo gotico diventa il simbolo della mente che cerca per non trovare o non cerca affatto.

 l'ultimo tuo appunto: "la sensazione dominante è che una chiesa gotica ha il nulla al suo esterno" avrebbe bisogno di una precisazione.

Quel nulla al suo esterno ha un significato positivo perchè lo slancio dell'architettura proietta in alto liberandoci dall'orizzonte del mondo o al contrario il senso è negativo? la seconda ipotesi sembra suffragata dalla chiusa finale della poesia dove mente gotica ha un'accezione negativa.

Io amo le chiese gotiche e considero il rinascimento solo come l'esplosione di una grandezza superficiale.

 

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@Gianfranco P salve,

 

13 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Immagino, visto che dici di averla scritta nel '92, che tu allora fossi molto diverso da quello che sei oggi

Per fortuna sì, guai a chi non è capace di cambiare :) . Da un punto di vista religioso, fino al 91 sono stato pervaso di esaltante agnosticismo.

 

13 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

un po' "cattivo"? :pirata2: (però sincero?

vai tranquillo, la cattiveria è solo un punto di vista, mentre la sincerità è una dote sempre molto apprezzata.

E poi so come tranquillizzare i pirati :festeggiamo:

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

1) salta subito all'occhio la falsa rima (càlamo - perdiàmo) che rima non è e sembra una vera goffaggine (di uno che pensa che sia una rima), e l'avrei evitata;

la rima è falsa perchè l'ultimo verso doveva essere di 11 sillabe e rappresentare una rottura (non una rima) con gli altri tre che sono di 12 sillabe.

Se hai letto dell'Architetto :) allora hai letto che Azar scrive in maniera completamente diversa. Ricorre a termini desueti e antichi perchè è antico il suo modo di sentire, gioca spesso con i numeri e nei versi nasconde tante cose per cui ti traduco questa prima strofa, ma ti evito il significato dei numeri perchè sarebbe troppo lungo. Ti dico solo che l'11 rappresenta il cambiamento e tante altre cose, mentre la somma delle sillabe (47) è un richiamo al salmo 47.

 

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

Sì, su lastre apocrife ancor lisce

d’astruso mentore sine calamo

perdo parola ch’ alma non lenisce

quand’anche follia nei monti perdiamo.

Sì, rappresenta un punto fermo e deriverebbe da una poesia precedente che ha lo stesso argomento. Rappresenta qualcosa piantato e non rimovibile.

Su lastre tenute nascoste dall'oscurità (non comprese nei canoni della tradizione, anche) della chiesa e prive di segni che Dio non ha scritto e Dio non usa penne per scrivere.

In questo luogo perdo parola, i miei pensieri non hanno più significato e non mi viene in aiuto neanche la mia anima perché non ho più pensieri e parole mie che possano descrivere quella sensazione.

Anche la follia (intesa come forza creativa e modificatrice decantata da Erasmo da Rotterdam) non trova spiegazioni e vie d'uscita .

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

1) parecchie poesie sembrano così volutamente astruse da assomigliare a dei veri e propri indovinelli o enigmi (ma è questo che deve fare la poesia? Se il mondo è un groviglio di enigmi inestricabili, cosa di cui sono profondamente convinto, il compito della poesia sarà di aggrovigliarli ancora di più o di cercare di districarli?)

Su questo non sono d'accordo, perchè la poesia non deve essere la spiegazione del mondo. La poesia è una visione, è ciò che collega il tuo essere ad un evento materiale o non materiale esterno. E' ciò che ti fa vedere un universo all'interno di un granello di sabbia.

Come hanno fatto i primi filosofi a concepire l'atomo senza un microscopio elettronico?

Con la poesia, che era una delle arti maggiori insegnate a quei tempi. E credi che i loro coetanei abbiano capito tutti cos'era l'atomo? Penso che, molti, abbiano sorriso.

Forse, per questo sono rimasto antico :D 

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

come l'ultima mia: A te che mi chiedevi

L'avevo letta e denota quel senso di poesia che possiedi e che ti fa scorgere il sentire di chi hai di fronte. Non hai sentito il bisogno di dare una spiegazione, ma solo di cercare una realtà. Hai scandagliato anche tu, con i tuoi versi, l'esistenza e la Verità. L'hai reso in versi chiari e immediati, ma non è l'unico modo.

L'importante è che tu sappia, che tu diventi cosciente, la trasmissione esterna è un passaggio secondario come importanza e come successione cronologica. 

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Io, forse ingenuamente, ho sempre pensato la poesia (come il racconto, il romanzo, la musica, una pittura ecc.) come una forma di comunicazione; cioè di messa in comune; l'autore scrive (dipinge, suona...) qualcosa che gli è venuto in mente, e lo comunica agli altri per farli partecipare

La successione di cui ti dicevo: prima devi comunicarlo a te stesso e poi, ma non è necessario, comunicarlo ad altri.

Il problema è che le parole non sempre hanno lo stesso peso e valore di una sensazione e non sempre le nostre verità sono fruibili per altri o trasmissibili. Ciò che trasmetti sarà sempre inferiore a ciò che tu possiedi.

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Cioè la non-comunicazione (l'enigma) è proprio ciò che vogliamo comunicare? Ripeto, per me il mondo resta un enigma; e capisco che qualcuno possa dire qualcosa tipo "è così, cosa ci vuoi fare? e anche la poesia non può che riflettere l'enigma del mondo

L'enigma ha bisogno di una chiave di lettura altrimenti rimane un enigma valido solo per chi l'ha scritto e quindi arido.

Io non ho scritto enigmi, ma solo metafore e simboli  che appartengono alle mie esperienze.

Adesso tu hai letto ed in base alle tue esperienze hai percepito, però, la presenza di questi metafore e di questi simboli e questo denota già la presenza di un certo filo di collegamento tra ciò che ho scritto, ciò che volevo dire e ciò che ti ha suscitato.

La cosa più importante, in una poesia, è proprio quest'ultimo passaggio: ciò che rimane al lettore. Ciò che ha prodotto i miei versi è mio e ciò che ha acceso nella tua mente è tuo. 

La poesia spesso sfugge anche a chi scrive, quando lasci andare i pensieri in libera successione, e cercare di trovare una spiegazione scientifica nei versi è lontano dall'energia che ha una poesia con la sua apparente incomprensione e con il suo potere incendiario su chi legge. 

Le metafore stesse ed in ultima analisi i simboli acquistano vita propria e significati che variano da scrittore a lettore e da lettore a lettore.

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Ora tu capirai senz'altro ;) che queste sono considerazioni generali, e che non riguardano specificamente questa tua poesia. Però mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

Se nessuno ci tirerà gli orecchi da asino che abbiamo :) perché siamo andati fuori tema, abbiamo detto ognuno la propria verità e come dicevano gli antichi egizi (ma vuoi vedere che sono più antico di una mummia :D ): Due verità non si smentiscono e non si annullano a vicenda, ma servono a crearne una più grande.

 

14 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Quanto al commento (o forse meglio alla "distruzione") che ho fatto della tua poesia, e benché il regolamento ti imponga di accettare il commento senza fiatare e tanto meno protestare, io però ti dispenso da questo obbligo, e sarei contento anche che ti mi rispondessi "per le rime", se vuoi.

ma figurati, io sono come Catone quando disse "Carthago delenda est". Quando qualcosa non va è meglio demolirla dalle fondamenta e ricostruirla. Poi, a 18 anni, ero soprannominato "sedere di pietra" per la mia capacità di restare a discutere ore, ore e ore.... li prendevo tutti per sfinimento :D 

Grazie, invece per le tue stimolanti osservazioni.

 

 

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@eterea libellula salve,

 

14 ore fa, eterea libellula ha scritto:

non mi sento di commentare la tua poesia perché è di un livello sopra al mio

i livelli non esistono, abbiamo solo modi diversi di ascoltare il mondo e messi tutti insieme ci fanno convivere in maniera civile.

Inoltre, non devi per forza commentare alle volte è sufficiente solo leggere e scoprire che, forse, c'è qualcosa che ti piace in quelle parole.

14 ore fa, eterea libellula ha scritto:

Leggendola a me è arrivato solo che hai voluto "osare" con le parole in una specie di "tripudio" aulico

eh eh quello è un mio difetto... alle volte mi lascio prendere dalla penna e si mette a scrivere in questo modo. Forse, perchè uso una stilografica o sarà il tipo di inchiostro? 

Scherzi a parte, è un modo di scrivere che mi piace e tanti anni fa con altri amici, figurati che ci divertivamo a parlare in latino o in italico antico.

Uno degli ultimi libri che ho letto è una cronologia storica, romanzata e scritta in italico.

 

14 ore fa, eterea libellula ha scritto:

Per me la poesia, come ogni altra forma d'arte, assume un significato relativo al sentire di chi la sta leggendo. Per qualcuno può essere un enigma, in quanto lontano da quel mondo emotivo e creativo dello scrittore, per altri colpisce dritto al cuore, non necessariamente perché davvero l'ha intesa per come è stata scritta, ma perché ci ha visto qualcosa di suo(es la poesia "A te che mi chiedevi" mi ha ricordato mia madre, invece si parlava di un amica di penna però mi ha comunque emozionato). La poesia è necessaria perché smuove emozioni, riflessioni, crea diverse sfumature che nascono dal cuore di chi legge. 

Perfetto! 

La poesia la può scrivere e la può leggere solo chi percepisce quel qualcosa che rende tutte le cose unite e che chiamiamo sensazione di infinito dove l'infinito non è una quantità, ma una qualità intrinseca di ogni cosa. 

E vabbè... W Leopardi ed ho detto tutto :D 

 

 

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@Milarepa salve,

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

a prima impressione ha una dignità e non è detto che una riflessione posteriore possa condurre ad un senso più completo. nella prima impressione c'è una verginità che la riflessione posteriore non può ospitare perchè il rumore del pensiero la invade e ne prende possesso come se fosse una prostituta alla quale non si concede alcuna dignità.

E' l'eterno dilemma se la conoscenza più alta è quella dell'impressione iniziale o quella veicolata dalle nostre conoscenze.

La prima è una forma intuitiva e l'intuito è il risultato delle nostre conoscenze, ma è una conoscenza che rappresenta un salto atemporale ed immediato rispetto alla conoscenza cronologica e progressiva che ti da un ragionamento.

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

 partendo da questa prima lettura mi sembra che la chiesa in cui ha pensato questi versi ti abbia parlato in questo modo.

La sua è una giusta interpretazione.

La chiesa in particolare, il luogo, le forme, i suoni ecc, mi hanno trasmesso un pensiero che ha fatto cadere le mie teorie agnostiche.

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

la chiesa si slancia in alto come se volesse abbandonare il mondo e in questa fuga verso il cielo costringe la mente a seguirla.

 seguire questo slancio significa uscire dai modi consueti di vedere il mondo che è ciò che il sacro pretende da noi.

L'architettura gotica avrebbe questo scopo e nasce alla fine di un periodo storico terribile per affacciarsi al medioevo (periodo centrale) ed all'inizio della diffusione della cultura e di diverse economie. Queste chiese rappresenteranno la spirito di affrancamento anche dei poveri che vi lavoravano per costruirle (vedi "I Pilastri della Terra" di Ken Follett). 

Per me il sacro è ciò che appartiene alla insondabilità di Dio. Se invece intende una religione allora no.

Le religioni sono solo filosofie e rituali che gli uomini hanno costruito per venerare i loro Dei.

Ciò che mi ha trasmesso quel luogo è legato alla non-conoscenza di Dio e non a umane formule di fisica quantistica o alle ricette di nonna papera, nè tantomeno ai concetti umani di Bene e di Male tanto cari a tante religioni. 

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

naturalmente uscire dalle consuetudini orizzontali della mente significa chiedersi come stiamo davanti al'abisso

esatto, quando si inizia a ragionare in verticale ci si rende conto che non siamo davanti ad un abisso, ma ci siamo dentro e che possiamo scegliere se salire o precipitare.

Diceva un mistico: bisogna morire per rinascere (ovvero percepire l'abisso), adesso non ricordo il nome, ma da qualche parte dovrei avere il libro.

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

"parlare davanti al burrone" evoca proprio questo difendersi dall'abisso che chiama con una eloquenza nascosta.

sarebbe la "presa di coscienza" che la nostra esistenza parte da un burrone e dovrebbe essere tutta in salita. Ciò che serve è l'impegno, l'azione a fare ciò che Dio ha cominciato. L'unica nostra zavorra potrebbe essere "la paura" di vivere.

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

potrebbe forse essere tradotta in questo modo.

L'uomo cerca la verità per non trovarla perchè la cerca nel Linguaggio, nel parlare che è proprio il luogo nel quale si nasconde all'angoscia nella cui potenza scomposta la verità lo attende.

Dopo traduco.

Una delle caratteristiche dell'uomo è proprio quella di cercare la verità, ma siccome non ha un maestro che possa indicargliela e non sapendo quale sia la verità non dovrebbe trovarla mai.

In effetti, avendo tre sistemi di conoscenza (Ragione, Intuito ed Illuminazione), potrebbe conoscerla solo attraverso l'ultima.

Per il momento possiamo vivere cercando la verità in ciò che non distrugge, ma in ciò che crea.

Potrebbe essere una buona regola.

 

13 ore fa, Milarepa ha scritto:

Si chiama Verità

la droga degli Dei banditi

dalla Gotica mente

La Verità di cui parlo è quella che appartiene solo a Dio e non è la Verità che cerchiamo noi o la Verità su tutti i misteri dell'Universo.

Quella verità non interessa a Dio perchè non  un fisico, un matematico o un astronomo o chissà quale altro scenziato.

La Verità di Dio è la conoscenza che ha di se stesso.

E' il suo abisso ed è una droga in quanto è dipendente da questa sua autoVerità riflessiva. Se non pensasse se stesso, scomparirebbe.

La nostra mente, essendo una costruzione gotica che cerca semplicemente di innalzarsi, ma con una costruzione matematica e geometrica fatta di concetti di tipo "finito" non può contenere la Verità di Dio, per questo motivo sono come banditi dalla nostra mente.

 

14 ore fa, Milarepa ha scritto:

questo mi ricorda come sia stato il rinascimento a creare per questo tipo di chiese la dicitura "gotica" che aveva un intento denigratorio dato che i goti erano barbari.

Il gotico nasce tra il romanico ed il rinascimentale e rappresenta uno stile architettonico completamente diverso dal primo stile e dal secondo che molti lo definiscono uno stile non dipendente dal primo e completamente a se stante con i suoi canoni costruttivi.

 

14 ore fa, Milarepa ha scritto:

dunque quello che mi rimane oscuro è il tuo rapporto col gotico.

 la chiesa ti ispira e i tuoi versi in qualche modo le appartengono ma allo stesso tempo gotico diventa il simbolo della mente che cerca per non trovare o non cerca affatto.

Il gotico è uno stile molto più raffinato del romanico, molto più futurista se vogliamo e le sue misure rimarranno insuperate anche per gli stili a venire. Rappresenta qualcosa di grande che vorrebbe eguagliare Dio, ma non è possibile perché Dio non è una grandezza fisica.

Infatti, una leggenda narra che tutte le chiese gotiche potrebbero essere distrutte dallo spostamento di una pietra particolare che reggerebbe l'intera struttura o dal fuoco (!).

 

14 ore fa, Milarepa ha scritto:

 l'ultimo tuo appunto: "la sensazione dominante è che una chiesa gotica ha il nulla al suo esterno" avrebbe bisogno di una precisazione.

Quel nulla al suo esterno ha un significato positivo perchè lo slancio dell'architettura proietta in alto liberandoci dall'orizzonte del mondo o al contrario il senso è negativo

il Nulla è riferito alla sensazione avuta in quella chiesa che ha come fatto scomparire tutto ed era come se, in quell'istante, esistesse solo quel luogo, quel volume ed il suono che c'era. 

Ha un senso positivo perché, qua, il nulla è considerato non il vuoto, ma il centro del motore immobile, altra definizione di Dio.

Ma ci fermiamo qua perché non stiamo parlando di poesia :D , ma dovrebbe essere filosofia!

 

 

14 ore fa, Milarepa ha scritto:

Io amo le chiese gotiche e considero il rinascimento solo come l'esplosione di una grandezza superficiale

D'accordissimo. il rinascimento è stata la celebrazione dell'uomo e del bello e senza dimenticare le solite guerre di potere :) 

 

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8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Scherzi a parte, è un modo di scrivere che mi piace e tanti anni fa con altri amici, figurati che ci divertivamo a parlare in latino o in italico antico.

Uno degli ultimi libri che ho letto è una cronologia storica, romanzata e scritta in italico.

Ciao @AzarRudif fai bene, perché è bello sapersi divertire anche con la cultura😊

8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

La poesia la può scrivere e la può leggere solo chi percepisce quel qualcosa che rende tutte le cose unite e che chiamiamo sensazione di infinito dove l'infinito non è una quantità, ma una qualità intrinseca di ogni cosa. 

E vabbè... W Leopardi ed ho detto tutto 

Stupende parole 🤩

Alla prossima! È stato un piacere 😊

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Ciao @Poeta Zaza

Il 11/11/2020 alle 22:05, Poeta Zaza ha scritto:

Non hai appena scritto una contraddizione in termini? Escludendo Dio e il progresso umano, cosa rimane?

Ti riporto un precedente passaggio:

La nostra mente, essendo una costruzione gotica che cerca semplicemente di innalzarsi, ma con una costruzione matematica e geometrica fatta di concetti di tipo "finito" non può contenere la Verità di Dio, per questo motivo sono come banditi dalla nostra mente.

 

Se vuoi comprendere Dio devi escluderlo dai tuoi pensieri perchè il pensiero umano, le sue filosofie, non hanno i mezzi per comprenderlo.

Hai bisogno di lasciare tutto ciò che ti collega a questo mondo con i suoi esseri e le loro azioni, devi abbandonare tutti i tuoi pesi. 

Non è una contraddizione, visto che Dio è l'annullamento degli opposti.

 

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Ciao @AzarRudif

Eccoci qua! :D

 

Perdonami Azar, ma io di questa poesia non ci ho capito niente (almeno della prima e dell'ultima strofa: con gli indizi che hai dato, sulla seconda posso invece almeno fare delle ipotesi). Sono venuto a leggerla perché mi era piaciuta la precedente "Architetto Versi sono"; e sono ora a risponderti perché la tua risposta è stata incoraggiante. 

Tu dici 

Il 11/11/2020 alle 00:38, AzarRudif ha scritto:

L'enigma ha bisogno di una chiave di lettura altrimenti rimane un enigma valido solo per chi l'ha scritto e quindi arido.

Io non ho scritto enigmi, ma solo metafore e simboli  che appartengono alle mie esperienze.

E io ti rispondo sinceramente che, per me, hai scritto enigmi: cioè metafore che erano tali solo per te. 

Giustamente 

Il 11/11/2020 alle 00:38, AzarRudif ha scritto:

la poesia non deve essere la spiegazione del mondo

perché, chi mai può pretendere di avere una "spiegazione soddisfacente del mondo"? Il mondo è un mistero.

E altrettanto giustamente

Il 11/11/2020 alle 00:38, AzarRudif ha scritto:

cercare di trovare una spiegazione scientifica nei versi

è assurdo; ma chi può mai pretendere una cosa del genere? A me basta che mi trasmettano qualcosa di interessante. Cioè non cerco una verità scientifica; ma una (limitata) verità "pratica". 

Tu dici che la prima cosa è 

Il 11/11/2020 alle 00:38, AzarRudif ha scritto:

L'importante è che tu sappia, che tu diventi cosciente, la trasmissione esterna è un passaggio secondario

ma l'autocoscienza è una condizione necessaria e non sufficiente; e per me non è il fine; anzi io diffido di tante "verità assolute" che individualmente sembrano vere solo perché non vengono mai confrontate.

Dopo  questi ragionamenti, credo che un po' di indizi me li sono dai da solo, e adesso trovo stimolante la seconda strofa:

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

Sommerse le vostre parole

da coriandoli e nastri filanti

siete alle ultime ore

e arretrate ansimanti

dietro scudi in frantumi

di eristiche facondie

eppur novellate ancor

di presso al burrone

di nichilista solipsismo.

però onestamente non sono ancora sicuro di avere capito bene ciò che volevi dire! Con chi ce l'avevi? 

Io qui su WD cerco semplicemente un canale di comunicazione; cosa che, credo, sia l'intenzione di tutti; ma la poesia è, appunto, "trovare le parole per dirlo".

Ciao, alla prossima! :)

 

 

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Ciao @AzarRudif

 

Anche io non sono pienamente in grado di commentare la tua poesia, alcune espressioni mi hanno colpito ma non mi azzardo troppo a interpretare perché so già che userei il mio metro,  che è parecchio arcaico, tanto da rasentare l’ancestrale (senza far arrabbiare Jung e i suoi archetipi…).

Le prime strofe mi hanno immerso in una sorta di “anarchia costruttiva” o quantomeno in una nostalgia di qualcosa che pure avrebbe potuto essere dentro quella chiesa, che forse c’era oppure permane ancora nell’aria, ma è irrimediabilmente perduto.

Le “lastre apocrife” sottintendono che sono soltanto dei simulacri di ciò che dovrebbero rappresentare? Ma quindi se qualcuno si rende conto di questa visione non consona alla Verità (qualunque cosa sia la Verità: divina, rivelata, compresa, umanamente indotta…) che senso avrebbe entrare in questa cattedrale? Gli uomini che eressero la cattedrale, pur essendo i loro architetti mentalmente e spiritualmente superiori agli uomini di oggi non possedevano però tutte le cognizioni, la sapienza necessaria a rappresentare Dio, cosa del resto impossibile all’uomo, ma erano sufficientemente elevati pur con la loro umana incompletezza, da rendere l’idea divina per l’anima dei credenti ancora prigionieri della fisicità della carne?

Mi è venuto da pensare così in seguito alla tua nota finale

Il 31/10/2020 alle 01:02, AzarRudif ha scritto:

(scritta nel '92 visitando la cattedrale di St. Eustache a Parigi-

la sensazione dominante è che una chiesa gotica ha il nulla al suo esterno.)

che mi ha molto colpito e che condivido.

 

Una chiesa gotica non è solo una costruzione fatta di mura, colonne, arcate e vetrate. È una sorta di “Start Gate” (termine poco consono, ma buono per rendere l’idea), una porta d’accesso che consente la visione di altri mondi, certamente spirituali ma che a me piace concepire anche come possibili speranze di ulteriori possibilità di esistenza su altre dimensioni, su altri livelli.

Bisogna essere predisposti per vedervi questo e non è certo detto che sia esattamente così, ma il solo pensarlo può renderlo possibile, quanticamente parlando.

Quindi appare logico che dopo che la nostra anima ha una rappresentazione materiale dell’idea del divino, in un luogo così particolare, appare naturale che uscendo da quest’area circoscritta dove questa rappresentazione avviene, magari solo per noi, per chi ha una sorta di sensibilità o canale privilegiato, una volta tornati al mondo esterno puramente materiale, la sua vista, il ritornare a quella “normalità”  non abbia più alcun senso.

 

 

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@Alberto Tosciri salve

4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

perché so già che userei il mio metro,  che è parecchio arcaico, tanto da rasentare l’ancestrale

Su questo pianeta abbiamo cose che definisco "totalizzanti" e che ti collegano al tutto grazie ad un loro potere intrinseco che è l'appartenenza o la raffigurazione (immagine e somiglianza) di tutta l'esistenza. 

L'esempio che porto spesso è quello di un granello di sabbia che lo rigiri tra le dita e senti l'Universo.

Quindi, usa il tuo metro perchè non è importante per chi legge una poesia capire cosa voleva scrivere l'autore (è un atto egoistico), ma è importante per l'autore capire cosa ci ha trovato il lettore.

Questo perché anche l'autore potrebbe non avere ben chiaro il significato dei suoi versi e le opinioni di un lettore potrebbero fornirgli una chiave di lettura o una strada, un ragionamento da poter agganciare.

Ai tempi del liceo scrivevo ed intitolavo ciò che scrivevo con "Visio X" dove X era un numero progressivo e non sempre sapevo cosa avevo scritto e non le facevo leggere a nessuno per cui non avevo un parametro di riferimento. 

 

4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le prime strofe mi hanno immerso in una sorta di “anarchia costruttiva” o quantomeno in una nostalgia di qualcosa che pure avrebbe potuto essere dentro quella chiesa, che forse c’era oppure permane ancora nell’aria, ma è irrimediabilmente perduto.

La prima strofa è l'interno della chiesa e l'effetto che mi fece. Era la prima volta che vedevo una chiesa del genere.

Lastre apocrife perché sul pavimento c'erano lastre che erano scritte ed erano le lapidi di tutti gli antichi che erano là sepolti, mentre altre erano ancora lisce, non scritte eppure erano lapidi. Il mio pensiero di allora mi portò a pensare ai testi che si credono perduti, ai testi che la chiesa aveva messo all'Indice e, forse, sotto quelle lapidi c'erano persone messe all'Indice della nostra conoscenza. Solo il custode di quelle lapidi poteva sapere.

Ti preciso che non pensare sia un simpatizzante di miti complottisti o di tutti quei miti che hanno costruito sull'arte gotica.

Fino a quel momento, io ero una convinto agnostico ed antipaticamente materialista.

L'astruso mentore è Dio che scrive nella nostra mente senza bisogno di usare una penna.

Quando senti una cosa del genere, non ci credi e credi solo di essere un folle.

La seconda strofa è l'umanità che scompare per chi ha avuto una sensazione "totalizzante" .

Questa seconda strofa è oltremodo "ragionata" nella ricerca delle parole, ma non nelle immagini che fanno parte di una visione dell'umanità che viaggia nei pressi o verso un burrone.

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Le prime strofe mi hanno immerso in una sorta di “anarchia costruttiva”

Non conosco la tua definizione di "anarchia". L'Anarchia è, per me, la forma più alta di politica o di vivere civile che l'umanità non potrà mai raggiungere.

Non è la libertà su ogni cosa ed il vivere senza regole e senza autorità esterne, ma è l'autodeterminazione del singolo verso gli altri e verso i quali  deve responsabilizzarsi.

Sembrerà strano, ma è la forma di politica accennata spesso dal Figlio di Dio nelle sue predicazioni.

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Gli uomini che eressero la cattedrale, pur essendo i loro architetti mentalmente e spiritualmente superiori agli uomini di oggi non possedevano però tutte le cognizioni, la sapienza necessaria a rappresentare Dio, cosa del resto impossibile all’uomo, ma erano sufficientemente elevati pur con la loro umana incompletezza, da rendere l’idea divina per l’anima dei credenti ancora prigionieri della fisicità della carne?

Non è detto che le conoscenze degli uomini antichi fossero inferiori alle nostre. Quante civiltà e quanti pensieri non sono giunti fino a noi?

Oppure, quante cose inspiegabili sono giunte fino a noi?

La conoscenza è un insieme di dati con una certa sequenza logica, ma non è detto che la conoscenza non abbia altri livelli e che gli uomini di un tempo non avessero conoscenze diverse dalle nostre.

L'unica cosa che si sa dell'architettura gotica è che da una semplice chiesa romanica si passò a costruzioni che anche oggi sarebbero un'impresa riprodurre.

Ciò che non potremo mai raggiungere è la rappresentazione di Dio anche se su questo pianeta esiste qualcosa a Sua immagine e somiglianza ;) 

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

È una sorta di “Start Gate” (termine poco consono, ma buono per rendere l’idea), una porta d’accesso che consente la visione di altri mondi, certamente spirituali ma che a me piace concepire anche come possibili speranze di ulteriori possibilità di esistenza su altre dimensioni, su altri livelli.

Beh, sì potrebbe essere uno "Star Gate", un passaggio per le stelle, ma anche no.

Di sicuro, come ogni cosa ha una sua ragione d'essere ed un suo collegamento al tutto e, cogliere questo collegamento, ti collega al tutto.

Anche se quel giorno cominciai a credere che deve esserci qualcosa che rappresenterebbe Dio, di certo questo non è quello delle religioni umane. Un Dio che rappresenterebbe il Tutto non può rientrare in una semplice religione, in una normale filosofia concettuale umana.

E' qualcosa che rappresenta il Totale e, difatti, il mio Dio non appartiene a nessuna filosofia o religione.

Per questo motivo, una chiesa potrebbe essere una sorta di collegamento, ma anche una notte stellata potrebbe avere lo stesso effetto.

Anche un'opera d'arte di un essere umano potrebbe essere un collegamento.

Potrebbe trattarsi di altri livelli o dimensioni o potrebbe essere tutto in un solo livello dove la nostra percezione ha qualche limite.

Insomma, teorie ce ne sono a bizzeffe, meglio tenersi la certezza dei sensi, della ragione e prendere con le pinze sensazioni prive di dimostrazione.

Un po' di materialismo mi è rimasto :) 

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

ma il solo pensarlo può renderlo possibile, quanticamente parlando.

Beh, credo che il pensiero abbia un grande potere. Una volte che hai creato un pensiero, questo diventa eterno.

Se "diventa" eterno vuol dire che, in qualche sua forma, deve pur esistere.

Se penso Dio, allora Dio esiste? ... e con questo pensiero andiamo troppo lontano e ci vorrebbe tempo.

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Quindi appare logico che dopo che la nostra anima ha una rappresentazione materiale dell’idea del divino, in un luogo così particolare, appare naturale che uscendo da quest’area circoscritta dove questa rappresentazione avviene, magari solo per noi, per chi ha una sorta di sensibilità o canale privilegiato, una volta tornati al mondo esterno puramente materiale, la sua vista, il ritornare a quella “normalità”  non abbia più alcun senso.

(y)

Non ha senso perché l'umanità potrebbe esistere come non esistere e ciò non cambierebbe di una virgola l'Esistenza di Tutto perchè Tutto è retto da quella forma di anarchia che ti dicevo ed ha bisogno solo di se stessa, è autosufficiente.

 

Grazie per i tuoi commenti che ancora aggiungono ai miei versi.

 

 

 

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