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Steve Warren

Come rifiutare 15 proposte e vivere felici

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A parecchi mesi dall'invio del manoscritto, un po' a tappeto a dire il vero, sono una quindicina le proposte di pubblicazione pervenutemi, da parte di piccole CE. Le ho respinte tutte e quindici, credo a ragione. Non credo affatto di essere l'unico in questa situazione, anzi, penso sia una situazione comune per un aspirante autore medio che ha scritto una cosa media.

1) Prima proposta scartata in quanto chiedevano soldi. Vabbè, questa è la base, può capitare di rivolgersi a un'EAP pensano fosse NO EAP

2) Seconda proposta scartata perché l'editor che mi ha telefonato ha sbagliato sia il mio nome sia il titolo dell'opera (forse ha sbagliato anche il numero di telefono, a questo punto, oppure ha sbagliato il mestiere)

3) Terza proposta scartata perché mi sono reso conto che questi pubblicano proprio tutto e tutti. Proprio tutto e tutti. Ho trovato fra gli autori anche un mio compaesano che ha sempre manifestato gravi problemi con la sintassi (non scherzo)

4) Quarta proposta scartata perché relegano gli autori esordienti a una sezione speciale con copertine più brutte, tipo vagone di terza classe. Io sono un democratico

5) Quinta proposta scartata perché un loro volume, acquistato per verificare la qualità del prodotto, mi si è letteralmente disfatto in mano prima che potessi leggerlo (occhio alla brossura)

6) Sesta proposta scartata in quanto prima della firma mi hanno scartato loro. Il manoscritto in formato bozza, con errori abbastanza marchiani, andava bene, mentre quello revisionato non andava più bene. Boh

7) Settima proposta scartata perché l'editor mi mandava le mail alle 2-3 di notte (mi impressiono facilmente, magari è un lupo mannaro e ha una seconda vita)

8) Ottima proposta scartata perché dopo una prova di editing quello che era scritto non sembrava più quello che avevo scritto io

9) Nona proposta scartata perché pubblicano solo ebook. Io sono della old school

10) Decima proposta scartata perché hanno cominciato a chiedermi del mio lavoro, la mia vita privata, le mie abitudini quotidiane, la mia filosofia di vita. Ci tengo alla privacy

11) Undicesima proposta scartata perché non ho capito il contratto. L'ho girato al mio ex compagno di banco avvocato, non l'ha capito nemmeno lui

12) Dodicesima proposta scartata perché l'editore mi ha commosso. Mi ha fatto capire che per loro investire in un libro significa esporsi economicamente, la situazione è difficile, c'è il Covid, eccetera. Lo avrebbero fatto solo se mi fossi impegnato moralmente a una lunga serie di iniziative personali. Ho preferito non farli spendere

13) Tredicesima proposta scartata perché dovevamo risentirci ma credo abbiano cambiato scheda telefonica

14)  Quattordicesima proposta scartata perché ho ordinato un loro libro in libreria a metà agosto e non è ancora arrivato

15)  Quindicesima proposta scartata perché distribuiscono solo con Amazon. Per il resto erano ok, peccato

 

E allora che si fa? Si aspetta ancora? Ci si accontenta del meno peggio? Si attende la chiamata da una big che non arriverà mai? La mia opinione è che è meglio non pubblicare che pubblicare male. Un buon inedito è sempre un buon inedito. Ci sono anche i concorsi appositi. Oppure c'è il self. In bocca al lupo a tutti

 

 

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Perdonami ma...l'utilità di questo topic? Farci sapere che il tuo manoscritto ha ricevuto 15 proposte e le hai rifiutate tutte? Boh...che dirti? Manda la tua "cosa media" a Mondadori e magari loro saranno accettabili per i tuoi standard editoriali. 

 

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57 minuti fa, Steve Warren ha scritto:

E allora che si fa? Si aspetta ancora? Ci si accontenta del meno peggio? Si attende la chiamata da una big che non arriverà mai? La mia opinione è che è meglio non pubblicare che pubblicare male. Un buon inedito è sempre un buon inedito. Ci sono anche i concorsi appositi. Oppure c'è il self. In bocca al lupo a tutti


Sicuramente è meglio un'opera nel cassetto rispetto a un'opera bruciata. Un'opera pubblicata "tanto per pubblicare" non solo non fa alcun curriculum, ma anzi è una macchia sul curriculum, da cui spesso è difficile riscattarsi negli anni successivi. Il fatto che è meglio pubblicare a prescindere è una sciocchezza, e può essere vero solo quando l'autore è egli stesso convinto dello scarso valore della propria opera, allora la svende al primo o al secondo arrivato per pochi spiccioli (quando va bene...). 

Detto questo, non mi è ben chiara una cosa: perché hai inviato l'opera a così tanti editori che non corrispondevano ai tuoi requisiti? Credo che dai siti e dai cataloghi ci si possa fare sin dall'inizio un'idea precisa del grado di serietà e del modus operandi di ciascun editore... A prescindere, io sono dell'idea che bisogna mandare proposte soltanto ad editori ben collaudati che, in caso di accettazione, non riservano troppe sorprese. Perché perdere tempo a fare da cavia con editori improvvisati?

Comunque, pur non conoscendo la tipologia di opera, dato che diversi editori te l'hanno accolta, credo che tu possa aspirare a qualcosa di più. 

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:


Sicuramente è meglio un'opera nel cassetto rispetto a un'opera bruciata. Un'opera pubblicata "tanto per pubblicare" non solo non fa alcun curriculum, ma anzi è una macchia sul curriculum, da cui spesso è difficile riscattarsi negli anni successivi. Il fatto che è meglio pubblicare a prescindere è una sciocchezza, e può essere vero solo quando l'autore è egli stesso convinto dello scarso valore della propria opera, allora la svende al primo o al secondo arrivato per pochi spiccioli (quando va bene...). 

Detto questo, non mi è ben chiara una cosa: perché hai inviato l'opera a così tanti editori che non corrispondevano ai tuoi requisiti? Credo che dai siti e dai cataloghi ci si possa fare sin dall'inizio un'idea precisa del grado di serietà e del modus operandi di ciascun editore... A prescindere, io sono dell'idea che bisogna mandare proposte soltanto ad editori ben collaudati che, in caso di accettazione, non riservano troppe sorprese. Perché perdere tempo a fare da cavia con editori improvvisati?

Comunque, pur non conoscendo la tipologia di opera, dato che diversi editori te l'hanno accolta, credo che tu possa aspirare a qualcosa di più. 

Essendo alla prima proposta letteraria, non avevo la più pallida idea di come funzionasse la piccola editoria del settore libri. Vero che i vari blog e gruppi social possono dare un contributo di conoscenza, ma spesso della stessa CE si legge tutto e il contrario di tutto, ognuno racconta la sua esperienza personale e il punto di vista è soggettivo, poi intervengono gli stessi editori che spesso raccontano una realtà ancora diversa. Quindi ho mandato a tappeto non tanto per fare da cavia, ma proprio per farmi un'esperienza sul campo. Il bilancio è negativo.

 

1 ora fa, Whispering Wind ha scritto:

Perdonami ma...l'utilità di questo topic? Farci sapere che il tuo manoscritto ha ricevuto 15 proposte e le hai rifiutate tutte? Boh...che dirti? Manda la tua "cosa media" a Mondadori e magari loro saranno accettabili per i tuoi standard editoriali. 

 

Ti assicuro che non sono così presuntuoso. Forse sono stato solo sfortunato a imbattermi in casi un po' limite. Casi che però, mi pare, tendono ad essere tra le piccole CE più la regola che l'eccezione

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@Steve Warren

Purtroppo, molti autori non si rendono conto che la prima proposta è quella che più conta. Chi fa un buon esordio, fa spesso un buon percorso. Chi invece fa un esordio mediocre, spesso fatica a proseguire, anche con tutta la buona volontà e la qualità letteraria del caso. Considerato che tu hai rifiutato le proposte, sei ancora in tempo per evitare questo potenziale errore, e magari nel frattempo continuare a perfezionare la tua opera ;)

Poi naturalmente c'è una tipologia di autore che è consapevole dei propri limiti, che non ha troppe pretese, o che scrive per hobby e nella vita fa tutt'altro. Oppure c'è chi scrive opere così particolari, settoriali, "iniziatiche", che si trova ai margini del mercato. Le piccole CE sono funzionali anche a questa fascia di autori. A volte lavorano bene con opere particolari, e con autori particolari, ma d'altro canto sono inadeguate per altri autori e altre opere, perché hanno spesso mezzi inadeguati. Se per ipotesi una piccola CE pubblicasse un potenziale bestseller (magari pubblicabile anche da una "big") non sarebbe nemmeno in grado di promuoverlo, non sarebbe in grado di guadagnarci, e quindi applicherebbe le stesse politiche contrattuali a cui è solita. 

In ogni caso, se tu hai già capito che questo settore non fa per te, allora non è questione di provarli tutti e scegliere il "meno peggio", bensì di scegliere un settore differente. Come hai sostenuto tu stesso altrove, le medie CE spesso lavorano bene come le “big”, ma in genere (anche se non sempre) sono più accessibili. Io non capirò mai perché ci sono schiere di autori magari promettenti che inviano proposte nella speranza di essere considerati dal Pincopallino di turno – e poi quasi sempre se ne lamentano una volta che li pubblica – e allo stesso tempo mandano proposte ad editori inaccessibili come Adelphi, dimostrando di essere totalmente confusi sul loro obiettivo. Potrebbero invece mandare proposte a decine di editori di fascia media che accettano manoscritti. Se ritengono che le loro opere non siano all’altezza di questi editori medi, allora come potrebbero essere all'altezza di Adelphi? Se questi autori sono consapevoli dei propri limiti, ma aspirano a superarli, allora dovrebbero lavorare molto più sulla propria scrittura, invece di perdere tempo con editori pseudo-EAP, e perdere altrettanto tempo nei vaghi miraggi della grande editoria (la quale non li pubblicherà mai, una volta che pubblicheranno con il piccolo editore). 

In generale, mandare una proposta editoriale non può essere fatto con lo stesso spirito di comprare un biglietto della lotteria. Bisogna conoscere bene i propri mezzi e, soprattutto, i propri obiettivi. 

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28 minuti fa, Wanderer ha scritto:

@Steve Warren

Purtroppo, molti autori non si rendono conto che la prima proposta è quella che più conta. Chi fa un buon esordio, fa spesso un buon percorso. Chi invece fa un esordio mediocre, spesso fatica a proseguire, anche con tutta la buona volontà e la qualità letteraria del caso. Considerato che tu hai rifiutato le proposte, sei ancora in tempo per evitare questo potenziale errore, e magari nel frattempo continuare a perfezionare la tua opera ;)

Poi naturalmente c'è una tipologia di autore che è consapevole dei propri limiti, che non ha troppe pretese, o che scrive per hobby e nella vita fa tutt'altro. Oppure c'è chi scrive opere così particolari, settoriali, "iniziatiche", che si trova ai margini del mercato. Le piccole CE sono funzionali anche a questa fascia di autori. A volte lavorano bene con opere particolari, e con autori particolari, ma d'altro canto sono inadeguate per altri autori e altre opere, perché hanno spesso mezzi inadeguati. Se per ipotesi una piccola CE pubblicasse un potenziale bestseller (magari pubblicabile anche da una "big") non sarebbe nemmeno in grado di promuoverlo, non sarebbe in grado di guadagnarci, e quindi applicherebbe le stesse politiche contrattuali a cui è solita. 

In ogni caso, se tu hai già capito che questo settore non fa per te, allora non è questione di provarli tutti e scegliere il "meno peggio", bensì di scegliere un settore differente. Come hai sostenuto tu stesso altrove, le medie CE spesso lavorano bene come le “big”, ma in genere (anche se non sempre) sono più accessibili. Io non capirò mai perché ci sono schiere di autori magari promettenti che inviano proposte nella speranza di essere considerati dal Pincopallino di turno – e poi quasi sempre se ne lamentano una volta che li pubblica – e allo stesso tempo mandano proposte ad editori inaccessibili come Adelphi, dimostrando di essere totalmente confusi sul loro obiettivo. Potrebbero invece mandare proposte a decine di editori di fascia media che accettano manoscritti. Se ritengono che le loro opere non siano all’altezza di questi editori medi, allora come potrebbero essere all'altezza di Adelphi? Se questi autori sono consapevoli dei propri limiti, ma aspirano a superarli, allora dovrebbero lavorare molto più sulla propria scrittura, invece di perdere tempo con editori pseudo-EAP, e perdere altrettanto tempo nei vaghi miraggi della grande editoria (la quale non li pubblicherà mai, una volta che pubblicheranno con il piccolo editore). 

In generale, mandare una proposta editoriale non può essere fatto con lo stesso spirito di comprare un biglietto della lotteria. Bisogna conoscere bene i propri mezzi e, soprattutto, i propri obiettivi. 

 

Sottoscrivo tutto. Col senno di poi, posso dire che l'invio "a tappeto" non è una buona tecnica e toglie energie mentali. Grazie dei suggerimenti

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@Steve Warren Questo tuo post sta solo a dimostrare come sia inutile e dannoso mandare manoscritti random all'universomondo.

Inutile perché tu mandi un manoscritto già sapendo che rifiuterai un'eventuale proposta. Esempio: alla 15 dici che rifiuti la proposta perché pubblicano solo su amazon, cosa che potevi benissimo verificare anche prima.

Dannoso perché così facendo l'unico risultato che si ottiene è quello di intasare un sistema ormai saturo all'inverosimile, motivo per cui poi non ci possiamo lamentare se certi editori preferiscono avere una scrematura iniziale da parte di agenti, editor, ecc.

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1 ora fa, Steve Warren ha scritto:

 

Sottoscrivo tutto. Col senno di poi, posso dire che l'invio "a tappeto" non è una buona tecnica e toglie energie mentali. Grazie dei suggerimenti

@Steve Warren per cortesia non citare messaggi interi per rispondere con una riga: in queste modo le discussioni si allungano all'infinito e diventano difficili da seguire. Se vuoi citare un passaggio è sufficiente evidenziarlo; ti si apre una finestra con scritto "quota testo selezionato", così: 

1 ora fa, Steve Warren ha scritto:

Sottoscrivo tutto.

Grazie ;).

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Aggiungo anche che, in mezzo a 15 editori improvvisati, il rischio che qualcuno ruba l'idea (se buona) è anche più alto. 

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Il 26/10/2020 alle 16:01, Wanderer ha scritto:

il rischio che qualcuno ruba l'idea

 

Ecco, @Wanderer, questo a me sembra uno spauracchio che non ha fondamento.

Lo pensavo anch'io, prima di firmare il mio primo contratto. Mi spedivo i manoscritto con pacco raccomandato e lo chiudevo in un armadio senza aprirlo.

 

Poi ho capito che la quantità di manoscritti che gira è tale che pensare tu sia il genio che non vogliono pubblicare, ma preferiscano rubarti l'idea e riscriverla daccapo a modo loro sia un'idea un po' bislacca. Sono certo che può succedere. Gli abissi della mente umana sprofondano fino al nucleo della Terra. Eppure ho come l'impressione che chi lo fa dev'essere uno davvero disperato e, di conseguenza, non uno che farà tanto danno al tuo manoscritto, perché non se lo fila nessuno!

 

Hai esempi conosciuti di casi del genere? Casi di autori di un certo nome che hanno rubato idee ed è stato dimostrato?

A ogni modo, si manda il pacco a casa propria. Fine del problema. Anzi, magari se ti plagia uno famoso hai risolto. ;) 

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3 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Hai esempi conosciuti di casi del genere? Casi di autori di un certo nome che hanno rubato idee ed è stato dimostrato?


Beh, il mondo è così vario che nulla si può escludere.
Nel mio piccolo, ho esperienza di almeno tre casi in cui hanno cercato di rubacchiarmi:

- Un editore ha tentato di rimaneggiare e pubblicare una traduzione che non volevo cedergli;
- Un tizio su Facebook mi ha rubato un logo disegnato dalla mia compagna, sostenendo fosse suo;
- Un poetucolo ha rubacchiato alcune idee da un mio libro che sapevo con certezza avesse letto. 

Io comunque ormai da qualche anno uso le marche temporali... mandare il pacco è un po' preistorica come soluzione ;) 

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36 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Beh, il mondo è così vario che nulla si può escludere.

Tutto può essere, ma è una fobia (tipica dell'esordiente) assolutamente infondata.

Semplicemente non esiste che un editore ti rubi il manoscritto.

E nemmeno le idee si possono rubare.

 

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4 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Ecco, @Wanderer, questo a me sembra uno spauracchio che non ha fondamento.

 

In realtà proprio pensare che nessuno ti derubi non ha fondamento ed è tipico di chi pensa di scrivere male.

 

Ti dico solo che a un mio vecchio editore hanno spedito un romanzo uguale al mio. Lui mi ha chiamato e mi ha chiesto "cos'è sta roba?". Ora quelle persone sono sparite dalla circolazione con il loro nome ufficiale.

E ne avrei altre di storie.

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4 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

In realtà proprio pensare che nessuno ti derubi non ha fondamento ed è tipico di chi pensa di scrivere male.

Strano, perché io non mi sono mai fatto di questi problemi eppure, immodestamente, penso di scrivere abbastanza bene.

 

5 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

Ti dico solo che a un mio vecchio editore hanno spedito un romanzo uguale al mio. Lui mi ha chiamato e mi ha chiesto "cos'è sta roba?". Ora quelle persone sono sparite dalla circolazione con il loro nome ufficiale.

E ne avrei altre di storie.

Veramente qui si parlava del rischio (definito più che alto) che un editore ti rubi l'idea o il manoscritto... e sinceramente non ho mai sentito un caso di questo tipo. 

Un editore a pagamento spesso nemmeno lo legge il libro ed è interessato più che altro alla 'sponsorizzazione' dell'autore.

Un editore non a pagamento in genere se trova un autore con delle idee e dello stile cerca di tenerselo stretto mica gli ruba il testo.

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@Steve Warren forse te la tiri un po', dai, ammettilo.

Comunque secondo me non sei molto convinto di pubblicare, questa è la sensazione che ho sentito mentre leggevo il tuo post. Ho fatto solo due esami di psicologia, però entrambi voto 30, e di 30 non ne prendevo spesso.

Avrai i tuoi motivi, che sono squisitamente tuoi e personali, ma io per esempio lavoro meglio di sera e di notte, che vuoi farci, raggiungo una velocità e un'efficienza impensabili di giorno, anche a livello di creatività. Se hai scartato l'editor solo per quello mi sa che un po' hai esagerato, ma fatti tuoi, io mica voglio insistere, tanto più che, appunto, secondo me non sei così motivato.

La CE di cui non ti è ancora arrivato il libro... ma scusa, può capitare, se hanno perso i diritti e non possono ristampare, per esempio?

Distribuire solo con amazon non mi sembra così male, tra l'altro in tempi di covid amazon è l'ideale, perché tu ci stai andando in libreria? Io qui esco solo se necessario, e per i libri non è necessario, ordino su amazon, come penso miliardi di altri in questo momento.

Ma il libro è tuo, facci un po' quello che vuoi.

 

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17 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

@Steve Warren forse te la tiri un po', dai, ammettilo.

Comunque secondo me non sei molto convinto di pubblicare, questa è la sensazione che ho sentito mentre leggevo il tuo post. Ho fatto solo due esami di psicologia, però entrambi voto 30, e di 30 non ne prendevo spesso.

 

 

Non me la tiro, e infatti non ho parlato dei miei 30 all'università che credo non interessino a nessuno.

 

19 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Avrai i tuoi motivi, che sono squisitamente tuoi e personali, ma io per esempio lavoro meglio di sera e di notte, che vuoi farci, raggiungo una velocità e un'efficienza impensabili di giorno, anche a livello di creatività. Se hai scartato l'editor solo per quello mi sa che un po' hai esagerato, ma fatti tuoi, io mica voglio insistere, tanto più che, appunto, secondo me non sei così motivato.

 

 

Anch'io lavoro abbastanza bene di notte, ma se un editor mi scrive a notte fonda mi faccio l'idea che non lavori per una realtà molto "strutturata", che normalmente rispetta orari d'ufficio. Non mi aspetto che Feltrinelli, ma neppure Minimun Fax o Elliot, mi mandino mail a quell'ora. Idem per l'editor che mi telefona citando un altro autore e un'altra opera (mi faccio l'idea che stia telefonando a tappeto a chissà quanti e non sia molto preparato su quello che abbiamo scritto, e dica a tutti le stesse cose). Non sono molto motivato, e su questo ti dò ragione, perché il livello di molte piccole CE (non tutte) mi ha un po' demotivato. Questo poi era il senso del mio post, non certo tirarmela, ho infatti premesso di essere soggetto medio che ha scritto cosa media. Poi uno interpreta quel che gli pare. Come altri utenti hanno scritto in altre sezioni del forum, non mi interessa pubblicare a tutti i costi ma pubblicare in modo decente, evitando che il libro resti nel circuito di amici-colleghi-conoscenti (a cui semmai vorrei regalarlo il libro, e non venderlo) perché di fatto non viene distribuito. Forse il fatto di pubblicare ogni giorno (non libri) mi vaccina contro la voglia di pubblicare a tutti i costi o quasi. 

 

27 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

La CE di cui non ti è ancora arrivato il libro... ma scusa, può capitare, se hanno perso i diritti e non possono ristampare, per esempio?

Distribuire solo con amazon non mi sembra così male, tra l'altro in tempi di covid amazon è l'ideale, perché tu ci stai andando in libreria? Io qui esco solo se necessario, e per i libri non è necessario, ordino su amazon, come penso miliardi di altri in questo momento.

 

 

Il titolo era di poco tempo prima e ben presente nel catalogo del loro sito e nei vari store on line Ibs, Mondadori, Feltrinelli, ecc. Quindi i diritti ce li avevano di sicuro. Forse avevano finito la carta. Amazon è un bel canale, ma il 70 per cento dei libri viene ancora venduto a scaffale, quindi Amazon non basta.

 

32 minuti fa, SeeEmilyPlay ha scritto:

Ma il libro è tuo, facci un po' quello che vuoi.

 

 

Eh sì. Ciao

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1 ora fa, Edmund Duke ha scritto:

In realtà proprio pensare che nessuno ti derubi non ha fondamento ed è tipico di chi pensa di scrivere male.

 

Oddio, ho molte paranoie per carità, ma questa direi di no.

 

Più che altro me ne frego proprio di chi voglia derubare un autore che quando gli è andata bene ha venduto qualche migliaio di copie.

 

2 ore fa, Wanderer ha scritto:

mandare il pacco è un po' preistorica come soluzione ;) 

 

Appartiene alla preistoria anche il mio ultimo invio. LOL!

 

Ciò detto, @Steve Warren, di mio posso dirti che mi hai fatto ridere un sacco. Non m’infastidisce quanto scrivi, anzi lo considero un modo piuttosto ironico di riportare come stiamo messi in Italia... Non me ne vogliano i fan delle CE.

Il tuo problema, piuttosto, è che dici di essere “old school”, quindi il Self per te non sarà una via realta da percorrere, se la lista passa da 15 a 100 - momento in cui forse sarebbe il caso di desistere.

La strada che percorriamo la tracciamo noi...

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2 ore fa, lapidus ha scritto:

Tutto può essere, ma è una fobia (tipica dell'esordiente) assolutamente infondata.

Semplicemente non esiste che un editore ti rubi il manoscritto.

E nemmeno le idee si possono rubare.

 

È vero: non esistono editori dediti a "rubare idee". Soprattutto perché sarebbe sciocco e antieconomico.

Invece, non vedo perché escludere che esistano autori più che felici di "rubare" idee altrui e lavorarci sopra a modo loro. Tecnicamente, poi, non si tratterebbe nemmeno di un furto vero e proprio, stante il fatto che le idee non sono protette da copyright. Solo la loro esecuzione concreta lo è.

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4 ore fa, lapidus ha scritto:

Tutto può essere, ma è una fobia (tipica dell'esordiente) assolutamente infondata.

Semplicemente non esiste che un editore ti rubi il manoscritto.

E nemmeno le idee si possono rubare.


Se la fobia del furto è tipica dell'esordiente, allora l'eccessiva nonchalance verso il rischio del plagio (nonché l'uso di licenze "social" tipo Creative Commons, che personalmente aborro), è tipica di chi crede poco nella qualità e nell'originalità delle proprie stesse opere. 

Per il resto, a parte che la mia esperienza dimostra che il rischio esiste, dipende. 

Dipende di che tipo di "manoscritto" parliamo, e dipende da che tipo di editore parliamo. 
Ci sono piccoli editori e curatori di collana che sono anche autori, quindi il rischio non è affatto escluso. 

Peraltro, qui c'è spesso la cattiva abitudine di considerare manoscritto = romanzo, ma non tutti i manoscritti sono romanzi, e non tutti gli scrittori sono romanzieri. 
Ci sono opere di saggistica, scienza, filosofia, poesia, aforismi, biografie, storia, opere illustrate, eccetera.

Nei romanzi, in genere l'idea e la narrazione sono un tutt'uno, e senza la seconda non resta granché della prima (quindi non si potrà plagiare l'idea senza riutilizzare anche la narrazione). Inoltre, nessun romanzo presenterà mai un'idea abbastanza "originale" da non essere già stata narrata altre mille volte, in mille altri modi, da mille altri autori. 

Ci sono invece tipologie di opere - basti pensare a un saggio filosofico o scientifico - in cui l'idea è l'elemento prominente, e la sua forma letteraria è secondaria. E le idee, specie se dotate di originalità, si possono rubare eccome. 

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1 ora fa, L'antipatico ha scritto:

Tecnicamente, poi, non si tratterebbe nemmeno di un furto vero e proprio, stante il fatto che le idee non sono protette da copyright. Solo la loro esecuzione concreta lo è.


Non è esattamente così, bisognerebbe valutare caso per caso. Se qualcuno "ruba" un'idea significa che non la sta lasciando nel mondo delle idee, ma la sta mettendo in atto, sotto forma di opera. Bisogna vedere fino a che punto la sua opera risulta palesemente derivata da quella che ha plagiato, e bisogna vedere quanto quell'idea porta con sé connotazioni formali, stilistiche, e quanto costituisce il nucleo dell'opera d'ingegno a carattere creativo, tutelata per legge. Ci sono vari gradi di plagi, e ci sono vari gradi di tutela. Ci sono idee che vengono tutelate come brevetti, oppure come marchi, e questo dimostra che spesso proprio l'idea in quanto tale è fondamentale, e può essere protetta e rivendicata. 

Scusate il messaggio ripetuto. 

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Le idee non saranno protette da copy, ma l'insieme del libro sì, e questo comprende molte cose, trama, luoghi, personaggi, vari elementi che caratterizzano l'opera. Infatti esiste il plagio, che viene praticato da chi ha carenza di idee e di etica, e non è abbastanza creativo, e non conta lo status. Credo che esistano anche criteri oggettivi per stabilirlo, di cui non sono a conoscenza.

Comunque tutto parte, secondo me, sempre nel campo delle idee, da quella di partenza che si ha su come si vorrebbe essere pubblicati e anche su cosa si vuole trasmettere. Perchè un libro non trasmette solo dalle sue pagine, ma anche da come viene pubblicato.

Più un libro è venuto bene, più si hanno delle responsabilità nel non sciuparlo, una volta pubblicato male non si torna indietro e l'occasione è persa.

Bisogna chiedersi se si vuole pubblicare ad ogni costo subito o se si segue un criterio che corrisponde al libro, e non a un sentimento superficiale.

Nel secondo caso si aprono altre scelte, a chi inviare e con che scadenze.

Qualche errore è normale, anche quando si cerca di capire come è una CE dal suo sito, non sempre è possibile. Mi è arrivata una proposta da rifiutare perchè la CE non era quello che sembrava e non c'era modo di avvedersene prima, se non magari controllando qua, ma allora non sapevo di poterlo fare. Ma in genere si riesce a vedere come è una CE, e mettere insieme una lista soddisfacente e il meno dispersiva possibile credo sia la cosa migliore, sia perchè in effetti anche qua c'è sempre più contaminazione, scrittori che fanno gli editor e vario titolo lavorano in CE, sia perchè così si allena l'osservazione. Dopo alcuni mesi di osservazione supplementare, per esempio, sono andata a rivedere il sito ingannevole della CE che mi aveva mandato la proposta inaccettabile, e mi sono chiesta come avevo fatto a non accorgermi di certi segnali. Insomma, andando avanti ci si affina. :ninja:

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47 minuti fa, Sunday Times ha scritto:

Comunque tutto parte, secondo me, sempre nel campo delle idee


Che è anche il campo più importante e, in alcune forme d'arte, quello in cui è riposta l'essenza stessa dell'opera. Pensiamo alla musica. Un motivo musicale è indistinguibile da un'idea musicale. E a dimostrazione del fatto che le idee si possono rubare eccome, ci sono in letteratura innumerevoli casi di plagio che hanno portato a cause in tribunale, "soltanto" per essersi impossessati di un motivetto di poche note, che però era molto riconoscibile e originale. Il plagio in questo caso non consiste nel fatto di suonare il motivetto allo stesso modo, con gli stessi strumenti, o con lo stesso arrangiamento, ma di copiare quella stessa idea musicale. Se poi consideriamo che una canzone è sempre anche un testo, i confini tra musica, poesia e letteratura non sono sempre così netti, e ad accomunarli è spesso proprio la fase creativa dell'ideazione, da cui parte tutto, per l'appunto. 

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Questo è il motivo per cui trovo il rubare un'idea una cosa inconcepibile. Perchè l'idea è la cosa viva che esce da un essere, e rubarne una è come prenderne una parte e metterci abusivamente un nome diverso. Riportare alcune idee fondamentali filosofiche o metafisiche ed includerle in un proprio corpus è diverso, se coincidono con la tua visione, è come, sempre continuando con le metafore musicali, riprendere parti strumentali, inserite però in un filone originale che mantiene il rapporto di predominanza. Si possono riportare alcune idee per dare loro continuità, e questo fa parte del creare dei valori e non ha niente a che vedere con l'entrare abusivamente nel mondo interiore di qualcuno spacciando per propria una nascita. Una cosa interessante dei plagi in musica è che spesso avvengono a danno di autori misconosciuti da parte di big. Quindi cosa può fare il nome e il vestito discografico? perchè la traccia era la stessa anche prima. Il pubblico non l'aveva riconosciuta, forse perchè non era confezionata abbastanza bene? ma il plagiatore sì. Non si plagiano opere compiute, ben protette da una confezione forte. In genere lo si fa con quelle che hanno un contenuto originale ma di cui, per vari motivi, nessuno ancora si è accorto, opere "indifese", potremmo dire. Perchè credo che chi plagia sia, oltre che in difetto di creatività, lo sia anche di coraggio.

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Se un editore trovasse un manoscritto buono (secondo ovviamente i suoi standard), non avrebbe nessuna ragione valida per non proporre un contratto a chi glielo ha inviato.

D'altra parte nessun autore noto rischierebbe di sputtanarsi la carriera, accettando di attribuirsi la paternità di un manoscritto arrivato in casa editrice, a nome di un altro.

Per queste ragioni trovo assai improbabile, per non dire impossibile, il furto di un romanzo.

Se invece si tratta delle idee, su quelle non c'è copyright e dunque è possibile che si presentino trame molto simili (spesso per caso, perché si è in genere meno originali di quanto si pensa, io per prima!). 

Poi, per carità, i casi sono sempre infiniti e senza dubbio esistono "furti" più o meno mascherati, ma credo che la mancanza totale di fiducia non c'entri molto con la propria capacità di scrittura. Se non mi fido di un editore, non gli invio i miei lavori. 

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@ophelia03
Si parlava di casi in cui si invia l’opera a pioggia a decine di piccoli editori, senza nemmeno sapere chi sono, se sono EAP o meno, se hanno buone referenze o meno. Chiaro che se l’autore manda l’opera ad Adelphi non soltanto non la ruberà mai nessuno, ma sarà un furto del loro tempo il solo fatto di leggerne le prime cinque pagine.

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

Si parlava di casi in cui si invia l’opera a pioggia a decine di piccoli editori, senza nemmeno sapere chi sono, se sono EAP o meno, se hanno buone referenze o meno.

Avevo capito, ma lo trovo lo stesso improbabile: perché rubare un romanzo se ti è capitato un buon autore a mettere sotto contratto?
Tra l'altro esponenoti a beghe legali perché, insomma, se il romanzo è copiato per filo e per segno è difficile dimostrare che si tratti di una casualità. 

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39 minuti fa, ophelia03 ha scritto:

Avevo capito, ma lo trovo lo stesso improbabile: perché rubare un romanzo se ti è capitato un buon autore a mettere sotto contratto?
Tra l'altro esponenoti a beghe legali perché, insomma, se il romanzo è copiato per filo e per segno è difficile dimostrare che si tratti di una casualità. 


Alcuni piccoli editori non conoscono nemmeno il concetto di "buon autore". Vivono di espedienti furbeschi, non di buoni autori. 
I loro contratti sono spesso colmi di aspetti poco legali, figuriamoci se si fanno scrupoli nel rubacchiare qualche buona sortita.

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4 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Alcuni piccoli editori non conoscono nemmeno il concetto di "buon autore". Vivono di espedienti furbeschi, non di buoni autori. 
I loro contratti sono spesso colmi di aspetti poco legali, figuriamoci se si fanno scrupoli nel rubacchiare qualche buona sortita.

 

Per questo esiste WD: a "editori" come quelli da te descritti non si deve inviare niente. Punto. :)

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@Steve Warren Credo che il tuo post sarebbe stato molto più utile se tu avessi fatto i nomi e magar dettoianche i tempi di risposta. Così, io molto personalmente, vedo una serie di editori tra cui EAP di cui in realtà non sappiamo nulla, il punto 6 fa si che le proposte scendano a 14 (se l'editore ti ha scartato, non puoi dire di aver rifiutato tu), mentre davvero non ci vedo nulla di male a risponderti di notte, anzi ci vedo un professionista che va ben oltre le classiche otto ore alla scrivania e poi mollo la tastiera. E poi vedo un autore che forse non sa cosa vuole, o vuole solo l'editore Big, il che è legittimo, lo vorremmo tutti, ma poi si scende a patti.

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