Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Deborah Zan.

Sacrificium

Post raccomandati

commento

 

Sacrificium

 

L'edificio dell'Ecclesia, al suo interno, ha tutto l’aspetto di una chiesa dallo stile gotico.

Venticinque sedie sono divise in due gruppi e disposte in file parallele; l'altare è decorato con forme che richiamano la natura e intorno ad esso sono stati sistemati quattro alti sostegni in ferro battuto posizionati seguendo i punti cardinali. Ognuno di loro sorregge un particolare oggetto. Vi è una scodella con del sale disposta a Nord, una boccetta di incenso a Est, una candela bianca a Sud e un recipiente con dell’acqua a Ovest.

Venticinque studenti incappucciati sono ordinatamente seduti e il piccolo rosone dai vetri dipinti dona all'ambiente un aspetto macabro.

Il rito è iniziato da una decina di minuti e l’uomo che lo sta celebrando ha una voce tonante, tanto da sovrastare il rumore della pioggia che ha ripreso a scendere, facendone da sottofondo. Mi sistemo dietro ad una colonna, sicura che da lì nessuno baderà a me. Trovarmi all’interno di quella stanza mi causa una sensazione strana. Un turbinio di emozioni negative mi avvolge, ma la curiosità è più forte e mi impedisce di fuggire.

Non posso più tornare indietro.

Il celebrante sta ringraziando gli alunni per il periodo trascorso. «Il vostro arrivo è stato determinante per l’Accademia. A differenza degli alunni giunti qui prima di voi avete dimostrato da subito una certa predisposizione all’anarchia. Non è un atteggiamento da lodare, ma vi faccio ugualmente i miei complimenti per i risultati acquisiti. Come accade ogni anno durante il Rito Propiziatorio cediamo un corpo in sacrificio agli Dei, dimostrando così la nostra devozione». Accende quindi la candela posta a Sud, ma viene interrotto da un ragazzo privo dell’indumento rituale che, arrivato da uno stanzino secondario, gli sussurra qualcosa all’orecchio.

Il suo viso si accartoccia presto in un’espressione che di primo acchito non comprendo a pieno. È abile, tuttavia, a riacquistare la compostezza perduta. Si schiarisce quindi la voce e riprende a parlare.

«Ho appreso una notizia imprevista». Non sa bene cosa dire. «Forse voi non lo sapete, ma il soggetto sacrificale è sempre stato un una pecora o una lepre». Sembra stia scegliendo le parole giuste mentre si massaggia concitatamente il polso. «Questa volta le cose andranno diversamente» informa non del tutto preparato a ciò che sta per succedere.

Come vesponi gli studenti prendono a mormorare fra loro. Alex, seduto in seconda fila, fa spallucce a Thara che dalla prima fila si è girata verso di lui, perplessa.

Il celebrante sbatte il pugno sull’altare, riportando l'attenzione su di lui.

Attende che vi sia assoluto silenzio prima di proseguire. «Che entri il corpo sacrificale!».

Gli occhi di tutti sono ora puntati sulla figura di un corpo incappucciato del quale non si riesce a distinguere l'identità. Due ragazzi, uno di questi è colui che ha riportato la notizia al celebrante, lo accompagnano ai piedi dell’altare. La curiosità generale è alle stelle.

L’uomo ordina alla vittima sacrificale di togliersi il mantello per potersi sdraiare sulla superficie marmorea. Il giovane abbassa il cappuccio e un boato si espande in tutta la Ecclesia. Ho gli occhi fuori dalle orbite e temo di svenire da un momento all'altro. È Victor.

Alex e Thara si guardano confusi e impauriti mentre il suo mantello scivola a terra. Indossa solamente un paio di pantaloni. I muscoli ben evidenti, la pelle risplende sotto la luce che proviene dal rosone.

Le lacrime scendono senza preavviso e una morsa mi attanaglia lo stomaco.

Nessuno dei presenti riesce a credere a ciò che sta accadendo. Victor si siede sull’altare e alcuni studenti cominciano ad indignarsi col celebrante, in disaccordo sul soggetto da sacrificare.

«Non vi è regola alcuna che vieti tutto questo» delucida l'uomo. «Il sacrificio deve compiersi e lui ha scelto».

Una scelta stupida!

Alex cerca di dissuadere Victor con lo sguardo, ma lui si sdraia ugualmente. Il contatto col marmo gelido lo fa irrigidire. Thara si chiude il viso con le mani, incapace di sostenere quella visione.

Il celebrante estrae dal suo mantello un pugnale con l’impugnatura d’oro e lo solleva in aria, pronto a scagliarla contro il torace di Victor che immobile attende la sua fine.

Nessuno degli altri venticinque studenti interverrà. Nessuno impedirà la sua morte.

Un’energia vorace si manifesta prepotente dentro di me. Muovo un passo fuori dal mio nascondiglio. Il celebrante abbassa il pugnale senza esitazione e la lama si conficca nel torace di Victor. Il suo gemito spezza il mio cuore in mille schegge acuminate che mi bucano l’anima.

«No!» urlo d'istinto.

Gli studenti si voltano all’unisono, richiamati dalle mie grida, mentre Alex mi raggiunge con uno scatto sovrumano, coprendomi prontamente col suo mantello. Abbandonare Victor è impensabile, ma sono costretta a chiudere immediatamente gli occhi. In un attimo ci ritroviamo a casa di Jessica, nella camera da letto.

Aggrappata al mantello di Alex scoppio a piangere.

«Sei una stupida! Non avresti dovuto essere li!» mi rimprovera.

«Riportami da lui!» sbraito battendogli i pugni sul petto.

«Allison, no».

«Voglio andare da lui!» insisto, strattonandolo.

«Basta!» esclama afferrandomi le spalle.

«No, no, no. Non può averlo fatto».

«Victor, è morto».

Il fiato gli si ferma nelle corde vocali, le lacrime gli stanno appannando lo sguardo. Si smaterializza subito dopo, vergognandosene.

Cado in ginocchio sul pavimento, sola, e scorgo la giacca di Victor rimasta a terra.

L’afferro energicamente e scoppio in un pianto straziante. Se prima la ripudiavo ora la desiderio. Desidero stringere Victor ancora una volta. La indosso e cerco di proteggermi il più possibile da quest’indescrivibile sensazione di vuoto che mi opprime.

Victor si è sacrificato per onorare gli Dei.

No, non è questa l'esatta motivazione.

Victor ha scelto di morire per salvare me. Per dimostrarmi che mi amava davvero.

Ho un fremito convulso al termine del quale mi alzo di scatto e in un impeto d’ira comincio a scaraventare per aria qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Distruggo i cuscini, dai quali si libera una nuvola di piume. Poi lancio in aria i libri e successivamente i soprammobili. Urlo e piango. Piango e urlo. Sono colpevole della sua morte. Colpevole della mia sopravvivenza.

Victor non doveva morire. Io non devo morire.

Prendo la sedia girevole e la scaglio contro la parete, causando su quest’ultima un solco delle dimensioni di un pallone da rugby. Caccio un verso nervoso, mi asciugo le lacrime con la manica della giacca di Victor e smetto di piangere.

Deve esistere una spiegazione valida a tutto questo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Deborah Zan.. :) 

Ho letto il racconto incuriosita dal titolo latino e dalla presenza di tre tag che non si vedono spesso insieme. Provo a dirti qualcosa, sperando possa esserti utile. Tieni conto del fatto che io non ho competenze specifiche per correggere alcunché e le mie sono solo opinioni soggettive: tieni quelle che ti sembrano utili e butta via le altre.

 

Prima considerazione generale. Trovo questo testo incompiuto, non c'è un incipit vero e proprio e non c'è un finale. I personaggi sono mostrati come se il lettore li avesse già incontrati e conoscesse i rapporti tra loro, non sono riuscita a capire quale sia la funzione dell'Accademia e il brusco passaggio dall'edificio dell'Ecclesia e casa di Jessica non è giustificato. Immagino quindi che il testo sia parte di una storia più lunga. Se così fosse, potresti chiedere di spostarlo in "racconti a capitoli" (o in frammenti, se non intendi pubblicare qui il seguito). Così isolato, il brano descrive un episodio, ma io non ho il tempo di capire cosa cosa stia succedendo né perché. E non riesco a immaginare come continuerà la storia.

 

Seconda considerazione generale. Credo dovresti limare il punto di vista: il racconto è fatto in prima persona da Allison, ma alcuni passaggi sembrano ricondurre a un narratore onnisciente e questo rende la narrazione un po' caotica. La descrizione inziale dell'ambiente, per cominciare, mal si accorda con il narratore interno in prima persona. A chi sta descrivendo la stanza Allison? Non a se stessa, altrimenti non la presenterebbe in termini così asettici e minuziosi. Nessuno, poi, descrive a se stesso quello che vede: la descrizione iniziale sembra fatta da un narratore esterno, poi però Allison parla in prima persona e si concentra sulle sue emozioni. Però in seguito spesso esprime considerazioni che sembrano appartenere a un narratore onnisciente.

Faccio qualche esempio:

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

«Ho appreso una notizia imprevista». Non sa bene cosa dire. «Forse voi non lo sapete, ma il soggetto sacrificale è sempre stato un una pecora o una lepre». Sembra stia scegliendo le parole giuste mentre si massaggia concitatamente il polso. «Questa volta le cose andranno diversamente» informa non del tutto preparato a ciò che sta per succedere.

A rigore, Allison non sa quali siano i pensieri del celebrante, può solo immaginarli studiandone le espressioni e i movimenti. Quindi "non sa bene cosa dire" e "non del tutto preparato a ciò che sta per succedere" non possono essere considerazioni di Allison che potrebbe, al massimo, dire rispettivamente qualcosa come "esita" e "sembra impreparato".

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

Gli occhi di tutti sono ora puntati sulla figura di un corpo incappucciato del quale non si riesce a distinguere l'identità.

Chi è che non riesce a distinguere l'identità della vittima? Allison può riportare solo la sua incapacità di riconoscerlo, non sa se qualcuno è in grado di farlo/l'ha riconosciuto. L'uso del verbo impersonale rimanda nuovamente al narratore onnisciente.

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

Alex e Thara si guardano confusi e impauriti mentre il suo mantello scivola a terra.

A parte il fatto che, dalla sua posizione nascosta, Allison difficilmente può avere una visione così "panoramica" della stanza (e questo vale per tutte le descrizioni che hai fatto), mi sembra difficile che riesca contemporaneamente a decifrare le espressioni sui visi di Alex e Thara e osservare il mantello che cade, sono due eventi piuttosto rapidi. Dovresti descrivere l'uno o l'altro.

 

Ci sono altri passaggi di questo genere. A meno che io non abbia frainteso questo brano (cosa possibilissima) ti consiglio di scegliere un narratore e una focalizzazione precisa e di attenerti a quelli, almeno in un racconto breve.

 

Terza considerazione generale. 

Le descrizioni sono una faccenda spinosa, almeno per me. Scegliere cosa descrivere e cosa tacere non è facile, però ti consiglio di stabilire quale effetto vuoi ottenere con una certa descrizione e strutturarla di conseguenza. Nella descrizione iniziale, per esempio, immagino tu voglia calare il lettore nell'atmosfera dell'edificio e comunicare le sensazioni che la voce narrante (Allison) sta provando. In questo caso, eviterei di inserire dati numerici (ad esempio le venticinque sedie) e particolari architettonici fini a sé stessi. Giocherei più con i particolari, mi concentrerei sulle suggestioni. Userei in oltre un "ordine preciso" nelle descrizioni, scegli tu quale, come se raccontassi il movimento dello sguardo della voce narrante, anziché saltare qui e là.

Faccio un rapido esempio solo per spiegarmi, poi (se vorrai) saprai fare sicuramente di meglio.

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

, ha tutto l’aspetto di una chiesa dallo stile gotico.

Venticinque sedie sono divise in due gruppi e disposte in file parallele; l'altare è decorato con forme che richiamano la natura e intorno ad esso sono stati sistemati quattro alti sostegni in ferro battuto posizionati seguendo i punti cardinali. Ognuno di loro sorregge un particolare oggetto.

... ha tutto l’aspetto di una chiesa austera, cupa e imponente. Davanti a me (così introduci subito la voce narrante) Due gruppi di sedie fronteggiano un altare di pietra/di legno (...) decorato con rami intrecciati e contorti/animali ringhianti/qualsiasi altra cosa un po' inquietante tu abbia pensato. [...]

 

Spigolature:

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

l’uomo che lo sta celebrando ha una voce tonante, tanto da sovrastare il rumore della pioggia che ha ripreso a scendere, facendone da sottofondo

Se la pioggia fa da sottofondo alla voce, la particella enclitica dovrebbe essere "le". Io però riscriverei la frase, perché "la voce", cui la particella si riferisce, è troppo lontana nella frase perché il riferimento sia immediatamente comprensibile.

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

Il celebrante estrae dal suo mantello un pugnale con l’impugnatura d’oro e lo solleva in aria, pronto a scagliarlo contro il torace di Victor

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

«Victor (mai virgola tra soggetto e verbo) è morto».

 

Spero che questo commento non ti sembri eccessivamente critico. In realtà ho voluto commentarti dettagliatamente perché mi sembra che la storia sia interessante e che si tratti solo di sistemare qualche sbavatura. Mi sembra un'idea accattivante per un romanzo young adult (che è tra l'altro un genere molto in voga): amore, avventura e magia. 

Spero condividerai qui qualche altro estratto di questa storia, in modo da farci sapere qualcosa di più sui personaggi. 

Io leggerei volentieri.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buonasera @Deborah Zan.

Premetto che sono nuovo in questo forum, quindi spero tu prenda il mio commento come un confronto costruttivo, a cui devi sentirti libera di rispondere come meglio credi.

A una prima lettura piuttosto rapida, la prima cosa che mi ha dato da pensare è il punto di vista. Probabilmente prediligi un punto di vista onnisciente, "invasivo" (secondo i canoni moderni), e di certo incontrerai un sacco di persone che ti diranno che non si usa più, che è un retaggio della narrativa del secolo scorso, ecc. ecc. (se non le hai già incontrate); il mio consiglio è di aggiustare la terza persona e di focalizzarla su un determinato personaggio, che in questo caso è quello di Allison. Evita, invece, la prima persona perché in questo racconto l'hai persa un po' per strada.

Come è stato già in parte osservato, le percezioni sensoriali (una fra tutte, il marmo gelido sulla pelle nuda) non possono essere descritte se non da chi le prova. Prova a immaginare il punto di vista di Victor, a quanto, per esempio, tutto gli stia sembrando così opprimente e terribile ora che sta andando incontro alla morte. Immagina quanti particolari in più, e più efficaci per mostrare la scena al lettore, potresti scorgere affrontando la situazione insieme a lui. Qualcosa impedisce a Allison di fuggire, non le è più possibile tornare indietro... figurati Victor come deve passarsela in questo momento!

Se parti dal punto di vista di Allison, invece, non hai potere per presagire quello che sta per accadere, a meno che il personaggio non abbia qualche altro dono, oltre a quelli a cui si accenna verso il finale, ma qui non è dato saperlo, e se il lettore non lo sa o non ha modo di saperlo, questi poteri non esistono. Quindi Allison non può sapere che l'officiante "è impreparato a quello che sta per succedere". Questa informazione, inoltre, puoi renderla in altro modo, mostrando l'officiante che confabula con il tizio che lo interrompe; Allison assiste alla scena e, pur non potendo cogliere la minima parola di quello che i due si dicono, capisce che qualcosa non va (l'officiante è turbato, si passa una mano sulla fronte, o sospira, o scegli tu la reazione più adatta alla notizia di dover passare dal sacrificare bestie al trucidare esseri umani), fino alla scena clou in cui riconosce Victor, e lì parti a raccontare lo sconvolgimento interiore di Allison in modo da renderne il lettore veramente partecipe.

In tutto questo, tralasciamo il fatto che troppi particolari vengono introdotti come se già noti al lettore. Qualche nome di troppo, ad esempio. Ti basterebbe descrivere come il tizio in prima fila si gira a parlare con la tizia in seconda, senza specificare i nomi, o se vuoi farlo - perché Allison li conosce - dovresti anche presentarli al lettore in non più di cinque parole (Pippo, studente del primo anno, o Tonia, che una volta Allison ha incontrato al corso di decoupage). Ma se ti limiti a mantenerli nell'anonimato, o a ignorarli del tutto (Allison nota il turbamento nella platea, in generale) è meglio.

C'è qualche scelta lessicale da rivedere, qua e là: un viso che si "accartoccia" in un'espressione è un po' bruttino da immaginare; "studenti che si voltano all'unisono", attenzione: "unisono" si riferisce a qualcosa che si sente con le orecchie, a un suono, appunto. Nino Frassica in uno dei suoi monologhi disse "all'unico suono", nel tentativo fintamente maldestro di dire "unisono", ma il senso è quello. Delle voci si alzano all'unisono; delle persone che si girano, lo fanno semplicemente nello stesso momento.

Io opterei per frasi più brevi, azioni più "secche" e descritte nel giusto ordine cronologico: 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

Accende quindi la candela posta a Sud, ma viene interrotto da un ragazzo privo dell’indumento rituale che, arrivato da uno stanzino secondario, gli sussurra qualcosa all’orecchio.

 

Il ragazzo entra-interrompe-sussurra, così non sei costretta a saltare da un soggetto all'altro in modo così repentino.

 

Il 24/10/2020 alle 16:31, Deborah Zan. ha scritto:

Ho un fremito convulso al termine del quale mi alzo di scatto e in un impeto d’ira comincio a scaraventare per aria qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Distruggo i cuscini, dai quali si libera una nuvola di piume. Poi lancio in aria i libri e successivamente i soprammobili. Urlo e piango. Piango e urlo. Sono colpevole della sua morte. Colpevole della mia sopravvivenza.

 

Questa è un'analisi troppo razionale di un momento che dovrebbe invece essere di angoscia pura, di rabbia. Di introspezione. Sembra invece che Allison si descriva in questo modo vedendosi dall'esterno.

 

Comunque le premesse per una storia interessante ci sono, quindi insisti! INSISTI! 

Un saluto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@mercy Ciao,

 

Ti ringrazio per esserti soffermata a leggere il mio racconto e darmi le tue così dettagliate impressioni.

 

Sì, in effetti questo testo è solo uno stralcio di un grande progetto editoriale a cui sto lavorando da tempo. il sogno di una vita in realtà, una delle stelle del firmamento che aspettano solo di essere raggiunte dalla Deborah astronauta.

 

Sicuramente le tue sono considerazioni utilissime e che prenderò in considerazione per migliorare la mia opera.

 

A presto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Deborah Zan. del benvenuto, spero davvero di non averti in qualche modo offeso con le mie osservazioni. Io, da parte mia, devo migliorare in tanti aspetti legati alle descrizioni. Tendo a presentare i personaggi partendo dal loro background, poi mi piace descrivere l'ambiente circostante (in genere, questo è quello che mi piace leggere) ma ho scoperto che adesso si chiama "Infodump" e guai a criticare i critici in proposito. Per me è una bastardizzazione della narrativa in nome di altro genere di intrattenimento: si tende a prediligere un ritmo che appartiene ad altri media, ma evidentemente questo è quello che passa il mercato e dobbiamo accontentarci.

I classici, grazie a Dio, ignorano cosa sia l'Infodump, ma ormai nessuno li legge più...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×