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A.Catte

Inverno

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COMMENTO

 

Sapevamo danzare nel vento.
Volteggiare, placidi, nella notte
e amarci, nel silenzioso trovarsi
di un abbraccio.

 

Sapevamo cantare sotto la pioggia.
Gridare, felici, nella tormenta
e sorriderci, nel cupo terrore
di un futuro sfumato.

 

Sapevamo guardare oltre le tenebre.
Camminare, insieme, nel buio
e illuminarci, nel dolce sapore
di un bacio sperato.

 

Adesso non resta che il ricordo
di una gelida danza:
è la neve che cade,
è l’inverno tra noi.

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Ciao @A.Catte ce ne hanno messo di tempo per trovare la tua poesia :P

 

Incomincio dicendo che mi è piaciuta tantissimo la specularità, quasi chirurgica, con cui hai impostato la poesia. Nelle prime tre strofe, ogni verso può essere letto insieme al corrispettivo nella strofa successiva, senza perdere di significato. Quindi per quanto riguarda la disposizione "fisica" delle parole non posso dire nulla. :)

Le sensazioni e i significati, benché soggettivi nella poesia, mantengono comunque una certa oggettività, un certo nucleo che parte dall'autore. La poesia mi ha fatto "vedere" la storia sentimentale fra due ex amanti, la quale però non ha un'accezione negativa, piuttosto sembra avere sfumature malinconiche. E' molto bello (non so se era questa la tua intenzione) notare l'ossimoro che si viene a creare fra il titolo, la fine e il contenuto vero e proprio della poesia. La distanza non è descritta per l'appunto con freddezza, nonostante quell'ultima linea "è la neve che cade/è l'inverno tra noi", ma anzi credo sia rappresentata come qualcosa di caloroso, languido, nostalgico. Questo cozzare di concezioni crea un bell'effetto. 

 

Ho notato anche l'uso differente del gruppo semantico in ogni strofa, dettato, credo, dal primo verso. Abbiamo quindi:

-Danzare (volteggiare, abbraccio).

-Cantare (gridare, sorridere).

-Guardare (camminare, buio, illuminarci).

Nel finale abbiamo un ritorno alla danza, che in qualche modo chiude il cerchio. Bello anche il contrasto fra le "azioni esterne" che sembrano mettere in difficoltà gli amanti, e le "azioni interne" che invece le contrastano.

 

Davvero tutto perfetto. Non voglio sembrare un "lecca lecca" :asd: ma davvero mi è piaciuto tutto, non riesco a trovare nulla che non mi piaccia. Se proprio devo trovare il pelo nell'uovo, la scelta di alcuni termini forse è un po' superficiale: semplice, più che altro, ma non so se considerarlo un'errore vero e proprio. Magari, sì, in una prossima poesia ti consiglio di andare più a fondo nel significato, trovare la parola che lo descriva nel modo più completo possibile.

 

Ti lascio solo con una domanda: ma perché sti due si so' lasciati se stavano così bene? :asd: scherzo ovviamente.

 

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Il 21/11/2020 alle 20:59, _Silent_ ha scritto:

Ti lascio solo con una domanda: ma perché sti due si so' lasciati se stavano così bene? :asd: scherzo ovviamente.

 

E che ti devo dire @_Silent_, c'est la vie!

Scherzi a parte, ti ringrazio davvero per il tuo commento!

Ogni volta che scopro aspetti dei miei testi che non avevo considerato o che spesso non immaginavo neanche, finendo per leggere quello che scrivo quasi come se fosse opera di qualcun altro. Forse è solo una mia fantasia, ma la trovo un'esperienza davvero arricchente!

Quindi che dire, grazie ancora e a presto!

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La poesia mi è piaciuta per il ritmo e per le sensazioni che lascia.

Il ritmo a mio parere è creato:

- dal "Sapevamo" con cui iniziano le strofe

- dai verbi all'infinito con cui iniziano i versi successivi

- dalla simmetria delle prime tre strofe.

Le sensazioni di una storia che finisce sono generate bene dal parallelo con la stagione invernale.

Mi sono piaciuti anche i contrasti che ci sono nelle prime tre strofe :  gridare felici nella tormenta, sorridere nel cupo terrore, nel buio illuminarci.

La mia interpretazione è che, quando la relazione era viva, si riuscivano ad affrontare situazioni difficili perché animati da sentimenti profondi.

Il mondo esterno agli amanti non interrompeva la loro danza,

Il finale è ben cesellato: la danza degli amanti delle prime strofe è sostituita dalla danza della neve.

La neve ha sostituito i corpi e descrive perfettamente la nuova situazione sentimentale: non c'è più calore, una nuova stagione è cominciata.

C'è una certa evoluzione della storia attraverso i versi.

Hai usato vocaboli semplici che rendono la poesia molto immediata.

Complimenti.

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Lo trovo un componimento bello e toccante, che riesce a trasmettere con efficacia il senso di nostalgia verso momenti felici, di condivisione del proprio tempo con la persona che si ama. Momenti che però attengono al passato, la loro bellezza è messa a confronto col senso di solitudine del presente. Trovo azzeccata l'ambientazione invernale come ancor più funzionale a risaltare questo senso di malinconia, la neve nelle strade che scoraggia le persone dall'uscire, rafforzando il senso di solitudine e di assenza.

Si avverte molto bene l'idea del raffronto dell'amore passato come fonte di calore, di reciproca protezione verso l'ansia circa le insicurezze che il futuro riserva: 

Il 24/10/2020 alle 08:19, A.Catte ha scritto:

nel cupo terrore
di un futuro sfumato

Bella sintesi dell'espressione "futuro sfumato", in cui nel contesto delle aspettative future che si avevano nel passato, l'attenzione si riporta immediatamente sul presente, con quel "sfumato" che ricorda la condizione attuale per la quale le speranze future appaiono perse: un ottimo aggancio temporale passato-presente.

 

L'associazione amore-calore è presente anche nella comunicazione di quel senso di intimità che si recepisce in particolare:

Il 24/10/2020 alle 08:19, A.Catte ha scritto:

nel silenzioso trovarsi
di un abbraccio.

l'intimità  espressa dal "silenzio" come sottofondo dell'abbraccio che riscalda gli amanti come una coperta che protegge dall'incertezza di un vuoto espresso dal freddo invernale, tanto più intenso quanto chi lo recepisce si ritrova privo di protezione e sostegno.

 

E così... 

Il 24/10/2020 alle 08:19, A.Catte ha scritto:

Adesso non resta che il ricordo
di una gelida danza:
è la neve che cade,
è l’inverno tra noi.

si esprime molto efficacemente l'idea del raffronto delle due danze: la danza del passato, di due amanti il cui amore sapeva trarre energie per scaldarsi reciprocamente di un sicuro affetto, la serena consapevolezza di poter affrontare insieme le difficoltà della vita, con la danza, magari esteticamente suggestiva, ma fredda e senza vita, della neve che cade, espressione del freddo, metafora del vuoto della solitudine. Due danze così simili e al contempo così diverse.

 

Molto ben riuscito  anche il senso di ritmicità, scandita dalla ripetizione di quel "Sapevamo" come prima parola delle prime tre strofe, incipit che poi viene meno nell'ultima, a sottolineare un trauma, uno scatto, una rottura,  sia temporale che esistenziale, che porta alla descrizione della condizione attuale, radicalmente contrapposta ai contenuti dei ricordi, dominanti la scena nelle prime tre strofe.

 

 

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Il 24/11/2020 alle 22:37, Milarepa ha scritto:

Se le estati non si nutrissero di neve

Come potrebbe giungere l' inverno?

 

 

 

Una poesia nella poesia, WOW! @Milarepa

 

Il 23/11/2020 alle 21:40, Marcocr ha scritto:

La poesia mi è piaciuta per il ritmo e per le sensazioni che lascia.

Il ritmo a mio parere è creato:

- dal "Sapevamo" con cui iniziano le strofe

- dai verbi all'infinito con cui iniziano i versi successivi

- dalla simmetria delle prime tre strofe.

Le sensazioni di una storia che finisce sono generate bene dal parallelo con la stagione invernale.

Mi sono piaciuti anche i contrasti che ci sono nelle prime tre strofe :  gridare felici nella tormenta, sorridere nel cupo terrore, nel buio illuminarci.

La mia interpretazione è che, quando la relazione era viva, si riuscivano ad affrontare situazioni difficili perché animati da sentimenti profondi.

Il mondo esterno agli amanti non interrompeva la loro danza,

Il finale è ben cesellato: la danza degli amanti delle prime strofe è sostituita dalla danza della neve.

La neve ha sostituito i corpi e descrive perfettamente la nuova situazione sentimentale: non c'è più calore, una nuova stagione è cominciata.

C'è una certa evoluzione della storia attraverso i versi.

Hai usato vocaboli semplici che rendono la poesia molto immediata.

Complimenti.

 

Ciao @Marcocr e grazie per esserti fermato a commentare!
Ho apprezzato molto il tuo commento, hai colto molto di ciò che intendevo comunicare 😄

 

22 ore fa, greenintro ha scritto:

Lo trovo un componimento bello e toccante, che riesce a trasmettere con efficacia il senso di nostalgia verso momenti felici, di condivisione del proprio tempo con la persona che si ama. Momenti che però attengono al passato, la loro bellezza è messa a confronto col senso di solitudine del presente. Trovo azzeccata l'ambientazione invernale come ancor più funzionale a risaltare questo senso di malinconia, la neve nelle strade che scoraggia le persone dall'uscire, rafforzando il senso di solitudine e di assenza.

Si avverte molto bene l'idea del raffronto dell'amore passato come fonte di calore, di reciproca protezione verso l'ansia circa le insicurezze che il futuro riserva: 

Bella sintesi dell'espressione "futuro sfumato", in cui nel contesto delle aspettative future che si avevano nel passato, l'attenzione si riporta immediatamente sul presente, con quel "sfumato" che ricorda la condizione attuale per la quale le speranze future appaiono perse: un ottimo aggancio temporale passato-presente.

 

L'associazione amore-calore è presente anche nella comunicazione di quel senso di intimità che si recepisce in particolare:

l'intimità  espressa dal "silenzio" come sottofondo dell'abbraccio che riscalda gli amanti come una coperta che protegge dall'incertezza di un vuoto espresso dal freddo invernale, tanto più intenso quanto chi lo recepisce si ritrova privo di protezione e sostegno.

 

E così... 

si esprime molto efficacemente l'idea del raffronto delle due danze: la danza del passato, di due amanti il cui amore sapeva trarre energie per scaldarsi reciprocamente di un sicuro affetto, la serena consapevolezza di poter affrontare insieme le difficoltà della vita, con la danza, magari esteticamente suggestiva, ma fredda e senza vita, della neve che cade, espressione del freddo, metafora del vuoto della solitudine. Due danze così simili e al contempo così diverse.

 

Molto ben riuscito  anche il senso di ritmicità, scandita dalla ripetizione di quel "Sapevamo" come prima parola delle prime tre strofe, incipit che poi viene meno nell'ultima, a sottolineare un trauma, uno scatto, una rottura,  sia temporale che esistenziale, che porta alla descrizione della condizione attuale, radicalmente contrapposta ai contenuti dei ricordi, dominanti la scena nelle prime tre strofe.

 

 

 

Grazie anche a te @greenintro per il tuo commento.

Come sempre, grazie alle parole di qualcun altro riesco a scorgere elementi inaspettati nei miei stessi testi. Ho davvero apprezzato la tua analisi, spero ti rileggerti presto!

 

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