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Fraudolente

Editing e corsi di scrittura

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Quante volte vi siete chiesti per qual motivo un buon editore (di quelli veri) non abbia preso in considerazione il vostro manoscritto? Tutta colpa del mercato? Almeno questa parrebbe la domanda, risposta e scusa abusata per giustificare gli innumerevoli e silenziosi dinieghi. No, se avete almeno un dubbio che non sia tutta colpa del destino infame, come provvedere alla bisogna? Uh, perché non iscriversi a un bel corso di scrittura creativa? Ce ne sono tanti, ma è difficile sceglierne uno valido, sicuro e poco costoso. Altrimenti?

Altrimenti spendete due soldini e fate editare il vostro manoscritto da un bravo editor. Io ho fatto così. Adesso sto revisionando, da solo, un vecchio lavoro, già pubblicato e pronto (almeno così speravo) per una seconda edizione. Lo ritenevo, se non perfetto, almeno “a posto”.

Alla luce degli insegnamenti del mio magister, vado riempiendo pagine e pagine di ritocchi in rosso, e correggo “errori e orrori” che il mio vecchio editore, per quanto volenteroso, non aveva neppur notato.

In sintesi: un buon editing credo sia molto meglio di un corso di scrittura.

L’editor evidenzierà i vostri difetti, e capirete e vedrete cose che voi umani non avreste mai immaginato.

Un corso di scrittura temo sia più generico, e necessariamente "meno dedicato" al singolo scrittore.

E pensare che ero convinto di essere un discreto scribacchino…

 

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Non sono d'accordo.

L'editing deve essere a cura della casa editrice e se il testo proposto è valido, quest'ultima dovrebbe essere in grado di coglierne le potenzialità al netto delle cose da migliorare e correggere (a suo carico).

Purtroppo continua a sfuggirmi la logica della ricerca di una CE free dopo aver speso dei quattrini per un lavoro che dovrebbe fare l'editore a suo carico. E continua a sfuggirmi come ciò non possa definirsi editoria a pagamento. 

Ovviamente discorso diverso nel caso dell'autopubblicazione...in questo caso è praticamente d'obbligo il supporto di un professionista.

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16 minuti fa, Whispering Wind ha scritto:

Non sono d'accordo.

Per fortuna, altrimenti non saremmo qui.

 

Forse i miei testi erano talmente scarsi da non essere presi in considerazione neanche dopo un editing approfondito.

Forse un buon editore dovrebbe saper leggere tra le righe per individuare in un manoscritto sconclusionato il capolavoro.

Forse qualcuno (a caso) si illude di essere un fuoriclasse, e che l'editing sia una perdita di tempo.

 

Forse l'editing serve ad aprire gli occhi agli ingenui che non "vedono".

Ma è solo la mia opinione.

Io non cerco il successo: vorrei soltanto imparare a scrivere meglio. 

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Sono molto d'accordo con questo passaggio di @Fraudolente :

1 ora fa, Fraudolente ha scritto:

In sintesi: un buon editing credo sia molto meglio di un corso di scrittura.

Credo che il lavoro fatto sul proprio testo con un buon editor sia molto più utile e formativo di un corso di scrittura, che rischia di essere un esercizio molto astratto e sterile. Opinione personale, ovviamente.

 

Ma sono altrettanto d'accordo con questa osservazione di @Whispering Wind :

41 minuti fa, Whispering Wind ha scritto:

L'editing deve essere a cura della casa editrice e se il testo proposto è valido, quest'ultima dovrebbe essere in grado di coglierne le potenzialità al netto delle cose da migliorare e correggere (a suo carico).

A questo proposito, vorrei sottolineare che l'editing professionale fatto fare dall'autore a proprie spese rischia di essere inutile, se non addirittura dannoso, per un motivo molto semplice: è risaputo che ogni CE degna di questo nome ha un'idea abbastanza precisa del tipo di testi che intende pubblicare. Questo comporta che non è importante solo saper migliorare un testo (cosa che qualunque editor in gamba dovrebbe essere in grado di fare), ma anche sapere come migliorarlo. E il come lo conoscono unicamente gli editor interni della CE. Quindi si rischia sempre di sottoporre il proprio testo a un doppio editing, di cui uno a carico dell'autore. Non ne vedo il motivo.

 

Salvo, e torno al primo punto del mio post, voler investire sulle proprie capacità di scrittore a prescindere dall'idea di ottenere una pubblicazione di quello specifico testo, magari con una specifica CE. In sostituzione di un corso di scrittura, per così dire (e nulla vieta che proprio quel manoscritto si riveli alla fine un ottimo prodotto).

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1 ora fa, Fraudolente ha scritto:

In sintesi: un buon editing credo sia molto meglio di un corso di scrittura.


Secondo me un buon corso di scrittura dovrebbe prevedere una parte di editing. Ci deve essere un momento in cui si prende un testo, lo si legge e si dice chiaramente "qui questo non funziona per questo e per quest'altro. Si deve cambiare questo e quello per farlo andare bene".
Altrimenti, se un corso deve solo ripetermi show don't tell, tanto vale leggersi un manuale.

Non metterei le due cose, editing e corso di scrittura, in contrapposizione. Non è questione di questo o quello.
Se hai ancora bisogno di un corso di scrittura (e quindi sei agli inizi) non è il momento adatto per sottoporre il tuo manoscritto a un editing. Quello viene dopo che hai già imparato a muoverti sulla pagina, secondo me. 

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In generale, ritengo sopravvalutati sia i corsi di scrittura che l'editing. Si tratta, in un modo o nell'altro, di giri di affari che servono a sopperire alle carenze degli autori e, soprattutto, degli aspiranti tali. Un buon autore dovrebbe possedere (quasi) tutte le qualità necessarie per realizzare un testo "pubblicabile". Se un autore non possiede queste qualità, fa prima ad affidarsi direttamente a un ghostwriter che scriva l'opera per lui. In fondo, anche l'editor (soprattutto se esterno) è un mezzo ghostwriter.

Poi è chiaro che ogni CE farà a prescindere un editing più o meno leggero per rendere l'opera compatibile con la propria linea editoriale. Questo però significa che - al netto di tutte possibili carenze strutturali o lessicali - non esiste un editing "definitivo": quello che per una CE è buono, per un'altra potrebbe essere carente, e viceversa. Dipende molto dal target di quell'editore, dalla fascia d'età a cui si rivolge, dal tipo di linguaggio che privilegia, oltre che ovviamente dalle norme redazionali che adotta. 

Per il resto, concordo con @Whispering Wind

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5 minuti fa, Wanderer ha scritto:

In generale, ritengo sopravvalutati sia i corsi di scrittura che l'editing. Si tratta, in un modo o nell'altro, di giri di affari che servono a sopperire alle carenze degli autori e, soprattutto, degli aspiranti tali. Un buon autore dovrebbe possedere (quasi) tutte le qualità necessarie per realizzare un testo "pubblicabile". Se un autore non possiede queste qualità, fa prima ad affidarsi direttamente a un ghostwriter che scriva l'opera per lui. In fondo, anche l'editor (soprattutto se esterno) è un mezzo ghostwriter.

Poi è chiaro che ogni CE farà a prescindere un editing più o meno leggero per rendere l'opera compatibile con la propria linea editoriale. Questo però significa che - al netto di tutte possibili carenze strutturali o lessicali - non esiste un editing "definitivo": quello che per una CE è buono, per un'altra potrebbe essere carente, e viceversa. Dipende molto dal target di quell'editore, dalla fascia d'età a cui si rivolge, dal tipo di linguaggio che privilegia, oltre che ovviamente dalle norme redazionali che adotta. 

Per il resto, concordo con @Whispering Wind

 

Non sono d'accordo: aver fatto un buon prodotto non significa che questo sia anche vendibile, e credo che il lavoro fondamentale dell'editing sia soprattutto quello di renderlo appunto fruibile e vendibile. Perchè in fondo le case editrici quello fanno: vendono per guadagnare. 

E' lo stesso discorso di un'azienda dove chi produce qualcosa di buono crede di poterlo vendere facilmente. Ci sono professionisti della vendita che conoscono il mercato e sanno cosa questo chiede, e di conseguenza come il prodotto va adattato alle esigenze del mercato. Non va confuso con la promozione o la comunicazione, ma è l'attività di far coincidere una buona idea con le richieste del mercato. 

Saper creare una buona storia non ti garantisce che questa sia adatta al mercato. 

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12 minuti fa, mutantboy ha scritto:

 

Non sono d'accordo: aver fatto un buon prodotto non significa che questo sia anche vendibile, e credo che il lavoro fondamentale dell'editing sia soprattutto quello di renderlo appunto fruibile e vendibile. Perchè in fondo le case editrici quello fanno: vendono per guadagnare. 

E' lo stesso discorso di un'azienda dove chi produce qualcosa di buono crede di poterlo vendere facilmente. Ci sono professionisti della vendita che conoscono il mercato e sanno cosa questo chiede, e di conseguenza come il prodotto va adattato alle esigenze del mercato. Non va confuso con la promozione o la comunicazione, ma è l'attività di far coincidere una buona idea con le richieste del mercato. 

Saper creare una buona storia non ti garantisce che questa sia adatta al mercato. 


Quello è il compito del buon editore, non certo di qualcuno pagato dall'autore. L'autore stesso dovrebbe sin dall'inizio non soltanto essere capace di "creare una buona storia", ma anche di predisporre la sua opera al mercato e, individuare sin dall'inizio il giusto tipo di editore. Il discorso della "vendibilità" è anche relativo a qual è l'editore e il suo target. Quello che è vendibile per uno può essere poco vendibile per un altro, e viceversa. Poi ci sono a prescindere opere "invendibili" per tutti gli editori, ma qui il problema risiede nel fatto forse che l'autore dovrebbe cambiare mestiere, e non è pagando un agente o un mezzo ghostwriter che può sopperire alle sue carenze. 

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Aggiungo una ulteriore considerazione. Trovo che troppo spesso ci si concentra troppo sullo stile di scrittura o su come, in generale, è sviluppata la narrazione. Ma forse a determinare tanti rifiuti potrebbe essere invece la storia che si vuole raccontare perché magari banale, scontata e comunque per nulla originale.

In questo, non esistono editing o corsi di scrittura che possano risolvere nulla...per pubblicare un libro (mi riferisco alla narrativa) bisogna avere innanzitutto fantasia e creatività...bisogna, insomma, avere qualcosa di "efficace" da comunicare. 

E questo, credo, o ce l'hai o non ce l'hai. 

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21 minuti fa, Whispering Wind ha scritto:

Aggiungo una ulteriore considerazione. Trovo che troppo spesso ci si concentra troppo sullo stile di scrittura o su come, in generale, è sviluppata la narrazione. Ma forse a determinare tanti rifiuti potrebbe essere invece la storia che si vuole raccontare perché magari banale, scontata e comunque per nulla originale.

In questo, non esistono editing o corsi di scrittura che possano risolvere nulla...per pubblicare un libro (mi riferisco alla narrativa) bisogna avere innanzitutto fantasia e creatività...bisogna, insomma, avere qualcosa di "efficace" da comunicare. 

E questo, credo, o ce l'hai o non ce l'hai. 


A questo va aggiunto che spesso la carenza del contenuto e la carenza strutturale coincidono: se non si è in grado di sviluppare un buon soggetto, un buon arco drammatico, se i personaggi non sono credibili, se ci sono contraddizioni nell'intreccio, questo è al tempo stesso un problema strutturale e un problema contenutistico. Invece di seguire le mode del momento, invece di pagare fior di centinaia di euro in corsi di scrittura ed editor esterni, sarebbe cosa buona e giusta fare un po' di self-training, magari cominciando a leggere qualche classico della narratologia, come la Morfologia della fiaba di Propp. 

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21 minuti fa, Wanderer ha scritto:


A questo va aggiunto che spesso la carenza del contenuto e la carenza strutturale coincidono: se non si è in grado di sviluppare un buon soggetto, un buon arco drammatico, se i personaggi non sono credibili, se ci sono contraddizioni nell'intreccio, questo è al tempo stesso un problema strutturale e un problema contenutistico. Invece di seguire le mode del momento, invece di pagare fior di centinaia di euro in corsi di scrittura ed editor esterni, sarebbe cosa buona e giusta fare un po' di self-training, magari cominciando a leggere qualche classico della narratologia, come la Morfologia della fiaba di Propp. 

 

Esatto. Leggere molto, soprattutto i classici, è la migliore palestra possibile anche secondo me. Mi trovi pienamente d'accordo. (y)

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22 ore fa, Whispering Wind ha scritto:

 

Esatto. Leggere molto, soprattutto i classici, è la migliore palestra possibile anche secondo me. Mi trovi pienamente d'accordo. (y)

Infatti: è solo leggendo molto e di tutto che si impara a scrivere, sempre che si disponga di due requisiti: capacità di assimilazione e talento. Editing e scuole di scrittura, a patto che siano attuati da professionisti veramente validi, possono aiutare chi ha tempo e soldi da spendere, sempre che siano presenti le predette doti, che sono innate. Aggiungo che, per insegnare l'arte della scrittura, si debba essere innanzitutto scrittori, perché, in barba a titoli accademici e master più o meno prestigiosi, non si può insegnare ad altri ciò che non si conosce per pratica diretta.

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1 ora fa, cheguevara ha scritto:

possono aiutare chi ha tempo e soldi da spendere, sempre che siano presenti le predette doti, che sono innate. 

 

Infatti. Di base, non è certo chi ha più soldi che diventa uno scrittore migliore. Magari in molti casi potrà ricevere un'istruzione migliore, potrà frequentare corsi esclusivi, comprarsi più libri, investire di più su sé stesso, ma non basta. Ci sono casi di persone nate in famiglie povere e poco istruite, e che per motivi incomprensibili rivelavano sin da bambini un'attitudine innata per la lettura e per la scrittura (oppure per l'arte, la musica, e altro). La componente innata resta la pre-condizione fondamentale, a cui nessuna Scuola Holden o altro potrà mai sostituirsi. Pagare per pubblicare o per diventare uno scrittore è soltanto un lusso che si possono permettere alcuni, e che spesso risiede proprio in una carenza del requisito fondamentale. 

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Il 16/10/2020 alle 10:39, Fraudolente ha scritto:

Quante volte vi siete chiesti per qual motivo un buon editore (di quelli veri) non abbia preso in considerazione il vostro manoscritto? Tutta colpa del mercato? Almeno questa parrebbe la domanda, risposta e scusa abusata per giustificare gli innumerevoli e silenziosi dinieghi. No, se avete almeno un dubbio che non sia tutta colpa del destino infame, come provvedere alla bisogna? Uh, perché non iscriversi a un bel corso di scrittura creativa? Ce ne sono tanti, ma è difficile sceglierne uno valido, sicuro e poco costoso. Altrimenti?

Altrimenti spendete due soldini e fate editare il vostro manoscritto da un bravo editor. Io ho fatto così. Adesso sto revisionando, da solo, un vecchio lavoro, già pubblicato e pronto (almeno così speravo) per una seconda edizione. Lo ritenevo, se non perfetto, almeno “a posto”.

Alla luce degli insegnamenti del mio magister, vado riempiendo pagine e pagine di ritocchi in rosso, e correggo “errori e orrori” che il mio vecchio editore, per quanto volenteroso, non aveva neppur notato.

In sintesi: un buon editing credo sia molto meglio di un corso di scrittura.

L’editor evidenzierà i vostri difetti, e capirete e vedrete cose che voi umani non avreste mai immaginato.

Un corso di scrittura temo sia più generico, e necessariamente "meno dedicato" al singolo scrittore.

E pensare che ero convinto di essere un discreto scribacchino…

 

 

Faccio sempre operare una correzione bozze. La correzione bozze non è "regalare soldi agli editor serpenti", ma un semplice passaggio obbligatorio. Si trova un editor che lavora bene e si fanno togliere tutti gli orrori. Se il romanzo è già buono, così diventa materiale da pubblicazione e le case editrici ti accettano. Pensare di affidare un romanzo con errori grammaticali e/o di contenuto a un piccole editore è davvero da kamikaze.

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17 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

 

Faccio sempre operare una correzione bozze. La correzione bozze non è "regalare soldi agli editor serpenti", ma un semplice passaggio obbligatorio. Si trova un editor che lavora bene e si fanno togliere tutti gli orrori. Se il romanzo è già buono, così diventa materiale da pubblicazione e le case editrici ti accettano. Pensare di affidare un romanzo con errori grammaticali e/o di contenuto a un piccole editore è davvero da kamikaze.

Nulla da obiettare sulla necessità della correzione di bozze, per quanto riguarda gli inevitabili refusi. La penso diversamente sugli errori grammaticali, che un qualsiasi scribacchino (come me) dovrebbe essere in grado di evitare.

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La cosa più difficile da rilevare a mio avviso sono gli inestetismi che derivano dalla ripetizione di parole nello stesso periodo, che spesso sfuggono totalmente all'autore, in quanto non vengono percepiti né come errori grammaticali né come refusi. Tuttavia, non sono di quel genere di errori che determinano il rifiuto di un'opera da parte di un editore, e a correggerli provvederà l'editor/correttore di bozze della casa editrice. 

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@Wanderer, è vero, le ripetizioni sono orribili. E sono orribili quando te ne accorgi.

Il problema è che inestetismi (come dici tu) di altro genere, molto più gravi e frequenti delle ripetizioni, spesso sfuggono all'autore, che non li vede e non se ne accorge.

Altrimenti noi tutti saremmo scrittori di bestseller.

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13 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

@Wanderer, è vero, le ripetizioni sono orribili. E sono orribili quando te ne accorgi.

Il problema è che inestetismi (come dici tu) di altro genere, molto più gravi e frequenti delle ripetizioni, spesso sfuggono all'autore, che non li vede e non se ne accorge.

Altrimenti noi tutti saremmo scrittori di bestseller.


Sicuramente è come dici, anche se rileggere a distanza di tempo sicuramente aiuta a individuare imperfezioni. Un'altra cosa che aiuta è rileggere l'opera sempre in formato Pdf, e non in Word. Essendo il Pdf il formato di stampa, per qualche subconscio motivo contribuisce ad incrementare il livello di attenzione durante la rilettura. 

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Adesso, Wanderer ha scritto:


Sicuramente è come dici, anche se rileggere a distanza di tempo sicuramente aiuta a individuare imperfezioni. Un'altra cosa che aiuta è rileggere l'opera sempre in formato Pdf, e non in Word. Essendo il Pdf il formato di stampa, per qualche subconscio motivo contribuisce ad incrementare il livello di attenzione durante la rilettura. 


Ecco, a proposito di ripetizioni... :D

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15 ore fa, Wanderer ha scritto:

Sicuramente è come dici, anche se rileggere a distanza di tempo sicuramente

 

15 ore fa, Wanderer ha scritto:

Ecco, a proposito di ripetizioni... :D

 

Sei un grande! :D

C''è gente che "qui" si prende troppo sul serio, che si pavoneggia, che imputa al "mercato infame" l'insuccesso di noi scribacchini. Un pizzico di ironia e di sana umiltà non stona per nulla! Sicuramente.

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15 ore fa, Fraudolente ha scritto:

le ripetizioni sono orribili

 

Ci sono ripetizioni e ripetizioni (giusto per ripetere :D). Alcune vanno bene. Hemingway in un punto addirittura ripete sei volte la stessa parola (la scrive sette volte) nello stesso periodo. Certo, Hemingway è Hemingway e nessuno di noi lo è, ma questo dimostra che le ripetizioni possono avere una certa utilità e non sempre sono orribili. Dipende.

 

 

15 ore fa, Wanderer ha scritto:

Un'altra cosa che aiuta è rileggere l'opera sempre in formato Pdf, e non in Word. Essendo il Pdf il formato di stampa…

 

Be', dipende da come sei abituato. In genere mi aiuta cambiare il programma su cui visualizzo il testo. Questo cambio mi "allerta" il cervello e fa saltare all'occhio cose a cui non avevo fatto caso. Per dire, anche un copia-e-incolla sul Blocco Note fa il suo sporco lavoro, o su Kwrite o Kite, se sono su Linux.

Per il resto, anche un sintetizzatore vocale mi aiuta molto. Ce ne sono molti gratuiti online. Mi metto la cuffia con l'audio in sottofondo mentre seguo il testo su Word (e simili) col cursore. Quando sento qualcosa di strano, blocco tutto, modifico il testo e poi riprendo da dove mi ero fermato. Questo è molto utile anche per seguire il ritmo, ma soprattutto mi obbliga a fare il copia-e-incolla, che dicevo prima, sul sintetizzatore; e per tanti altri motivi.

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