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leopard

Lo stile. Inteso come impronta personale

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Piccoli coraggiosi crescono. Bene. @dyskolosMolto bene. Laiko pure te a voce e aggiungo che a mio modo di vedere le cose , non è tanto QUELLO che dici. Ma COME. Vedi: il percorso del cazzo che è la scrittura, è tuo e solo tu patirai la merda più fetida lungo il cammino. Per cui: i consigli son tutti buoni sia chiaro. Ma sappi cogliere la pianta giusta da terra. Che alcune sono velenose. E non siamo tutti uguali.

Per farti capire meglio cosa intendo, eccoti u regalino. È una poesia. Ebbene sì. Son una donnicciola che ama le poesie, io.

 

"E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c'è altro modo
e non c'è mai stato."

              

Non ti dico chi è.

Googla pure. 

 

  • Grazie 1

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7 minuti fa, dyskolos ha scritto:

"Oh, Dysk, che palle! Sei monotono, scrivi sempre le stesse cose!".  Ma un noto consiglio di scrittura dice più o meno: "Scrivi solo di ciò che conosci".

 

Nel momento in cui cominci a pensare queste cose, è il momento di spegnere il cervello e scrivere, @dyskolos. Sì?

Chissene frega di quello che ti dicono gli altri e cosa credono che vada bene. Prova a applicare le regolette della scrittura creativa ai Classici e vedi cosa ne esce – te lo dico io, uno schifo! Autocito da il mio personalissimo manifesto dello scrittore (scusatemi):

 

« Conosco la mia “voce”, perché ho scritto tanto, ovunque e ogni volta che ne ho avuto l’occasione. So qual è la differenza tra scrivere e narrare. Se mi chiedete qual è, è perché non siete scrittori. La risposta per voi non conta: si comprende scrivendo. So che la storia, i suoi equilibri, i personaggi che l’animano e l’astuzia dell’intreccio vengono prima della tecnica. Pretendo da me che le siano superiori. La tecnica non ha passione, né ritmo, figuriamoci musicalità. È fredda, insensibile e vuole imporre una direzione, quando invece può soltanto correggerla. Così, se un lettore se n’è invaghito e mi parla delle virgole, dello “show, don’t tell”, dell’infodump e del punto di vista, gli consiglio di cominciare a leggere sul serio. Taglio corto. Quando un dialogo si basa sui dintorni del racconto e non sul racconto stesso, non è un dialogo: è tempo perso. I lettori che volevano essere scrittori vedono nel testo altrui i difetti e sono ciechi al senso per sé stessi. »

 

Inoltre, come dice James Altucher, non importa come scrivi, cosa scrivi o chi tu sia, un 30% ti amerà, un 30% ti odierà e un 30% ti ignorerà. Compreso questo – che la mia esperienza, anche pubblica, mi conferma – te ne sbatti altamente i cosiddetti e fai quello che è nelle tue corde. Suoni, come ti va di suonare. Non funziona? Pazienza, non morirai e non hai ucciso nessuno.

È molto meglio essere liberi d'esprimersi e gioiosi, e poco letti, che tanto letti e prigionieri di un alter ego che non sei tu e che, alla lunga, ti ucciderebbe lo spirito. Il secondo tipo di fallimento è di gran lunga peggiore del primo.

Inoltre, soltanto fallendo in modo genuino puoi trarre vantaggio dal fallimento e migliorarti. Se fallisci senza essere te stesso, cosa migliori? Un fantoccio? Puoi soltanto bruciarlo e gettarlo nella spazzatura e provare con un altro fantoccio.

 

Scrivi, ragazzo! E ogni volta che ti vengono in mente gli altri, mettiti qualcosa in cuffia che ti faccia entrare nel "Flusso" e dimenticati del mondo. O smetti di scrivere fino a quando gli altri tornano al loro posto: spettatori, non giudici.

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Grazie per le tue parole molto confortanti e competenti. Mi piace sempre leggerti.

 

3 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Scrivi, ragazzo! 

 

Qualcosa di simile la diceva uno dei miei cantautori preferiti, Roberto Vecchioni. La frase esatta, notissima, è "sogna, ragazzo, sogna". Tra l'altro in un forum di sognatori come questo è appropriata.

 

Sogna, ragazzo, sogna

ti ho lasciato un foglio sulla scrivania

manca solo un verso a quella poesia

puoi finirla tu!

 

Noi la finiremo, non ho dubbi!

 

3 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

La tecnica non ha passione, né ritmo, figuriamoci musicalità. È fredda, insensibile e vuole imporre una direzione, quando invece può soltanto correggerla. Così, se un lettore se n’è invaghito e mi parla delle virgole, dello “show, don’t tell”, dell’infodump e del punto di vista, gli consiglio di cominciare a leggere sul serio

 

Questo è l'ostacolo più grosso al finire la poesia. Sono d'accordo con te. La tecnica, intesa in modo rigido, finisce per uccidere le voci individuali, che invece dovrebbero essere vive e farsi sentire, sia nel silenzio sia nel fragore. Devono spiccare ed essere riconoscibili. O almeno credo.

 

4 ore fa, Aegis ha scritto:

Non ti dico chi è.

Googla pure. 

 

:):):)

Bella poesia! Non googlo perché secondo me l'autore/l'autrice (?) del regalino sei tu.:)

 

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5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Grazie per le tue parole molto confortanti e competenti. Mi piace sempre leggerti.

 

Grazie @dyskolos, è piacevole sapere che qualcuno apprezza i miei sproloqui. D'improvviso appaiono meno sterili.

Ciò detto, non li considero competenti, sai? Lo dico senza falsa modestia. Be', non li considero nemmeno incompetenti… Cioè… Aspetta, ci arrivo! La verità è che ti dico ciò che dico a me stesso: è così che la vedo. Quello che predico, lo razzolo – in scrittura, anche se a volte perdo la bussola.

Mi sono scontrato con queste cose, così come mi sono scontrato con lettori da "show, don't tell" più di una volta. Mi sono pure scontrato con altri personaggi che, francamente, "se li conosci, li eviti" (pubblicità progresso – che tu sicuramente ricordi e quel "scrivi, ragazzo!" era un po' una presa per il culo a te e a me, vista l'età di entrambi :) ). Mi sono scontrato pure con i presunti "guru" della situazione – prime donne da latte alle ginocchia.

 

Tutte cose che… Non. C'entrano. Niente.

 

Ti dico quello che mi disse un amico, uno che sì sa di cosa parla, ben più di me: "Ah, ma lascia stare! I grandi scrittori dividono sempre. Se non dividono, sono scribacchini."

Non ho la sua conoscenza enciclopedica, ma gli esempi che mi sovvengono sembrano dargli ragione.

Appresa la tecnica, la tua voce è tua. Lo stile è il tuo. Un editor esperto questo fa, anche con i più grandi: permette di esaltare le tue caratteristiche, nel caso tu non sia stato del tutto capace. E magari ti corregge un po' la tecnica, qui e là, perché sei stato preso da te stesso e il turbine ha reso la tua visione sfocata. Capita. Se hai la fortuna di lavorare con uno che sa davvero quello che fa e che, com'è giusto, rispetta gli autori, impari tanto e il connubio è potente.

Ciò detto, il tuo compito è scrivere, tirare fuori quello che hai dentro nel modo più genuino che puoi.

 

Bisogna imparare a ignorare l'ego, che ti parla degli altri, delle critiche, ti dice di fare attenzione…

Alla fin fine uno si chiede perché struggersi tanto per imparare a essere, anziché apparire.

 

Allora, ci dico, e se invece di pensare alle pantomime dei lettori come a qualcosa che ci danneggia, pensassimo che in realtà ci donano grandezza? :) 

È un bel modo per morire felici nell'ignoranza. L'unica cosa che conta è non pensare mai di essere arrivati, sfidarsi sempre e avere l'ossessione del ciò che si scriverà. Quanto già scritto è scritto. Fine. Si guardi avanti. La "tua" voce emerge scrivendo. Tanto. Sempre. Fregandotene di tutto e di tutti. Scrivendo quello che vuoi e senza mai smettere di divertirti – o di soffrire – perché se cominci ad annoiarti tu, che scrivi, poi non pretendere che chi ti legge goda del tuo scritto.

 

Il mio unico termometro per sapere se sto facendo bene è se mi sto divertendo – in senso lato. Potrei dire "se provo un sentimento vero mentre scrivo". Fa lo stesso.

 

5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Questo è l'ostacolo più grosso al finire la poesia. Sono d'accordo con te. La tecnica, intesa in modo rigido, finisce per uccidere le voci individuali, che invece dovrebbero essere vive e farsi sentire, sia nel silenzio sia nel fragore. Devono spiccare ed essere riconoscibili. O almeno credo.

 

Il fatto è che la tecnica, come in qualsiasi arte, è al centro dei pensieri dell'artista quand'è immaturo.

Chi l'ha acquisita a sufficienza, considera l'argomento noioso. Ad esempio, io sarei abbastanza disinteressato se questa discussione vertesse sullo stile – più che sulla voce – inteso come qualcosa che si raggiunge durante la revisione, limando il testo grazie a conoscenze tecniche – tipo, "uso meno avverbi possibile" (datemi una pistola, per favore!). Sì, va bene, ma il processo della revisione, il suo senso, è interessante; il dettaglio dell'atto, invece, mi pare piuttosto soporifero. C'è chi ama disquisire di come farebbe minuziosamente, a me pare buttare un sacco di tempo ed energia in uno degli aspetti meno importanti della scrittura, che è qualcosa di molto più profondo e importante del mestiere.

 

Sia chiaro, il mestiere ci vuole e troppo spesso è del tutto assente. Tuttavia, come ho già scritto altrove, considero che i manuali di scrittura creativa siano i romanzi. Anche quelli brutti, specie all'inizio – poi si può anche fanc… chi non ti piace, pur agendo nel solco del rispetto per gli sforzi narrativi altrui. La tecnica è importante, ma arrivati a un certo punto della maturità, come scrittori, chi mi viene a parlare di quelle cose crea l'effetto "distacco palle, rotolamento fino a fine sala, svenimento/assassinio".

Soprattutto, ed è questo l'importante, quando si scrive la prima stesura, il mestiere va dimenticato. Ci sei soltanto tu e la tua storia.

 

5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Bella poesia! Non googlo perché secondo me l'autore/l'autrice (?) del regalino sei tu.:)

 

Eh… Gli piacerebbe!

Approfitto per dire che concordo con ogni singola parola dell'autore misterioso. ;) 

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22 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Eheheh… È che tu tradisci una fissa, @Aegis. :) 

 

Buongiorno. :) 

Tradire? Nu nu, il mio è amore a cielo aperto.

:) 

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vi sto leggendo tutti con attenzione e interesse. Credo che la tecnica vada appresa, fatta tua, per poi sfidarla. Pensavo alla scrittura proprio in senso materiale. Il bambino impara a fare le A, le B, ecc. in modo stereotipato, tutte identiche al modello della maestra. Già qualcosa di personale  si vede, comunque. Calca la penna, è leggero, tremulo, deciso, tondeggiante, non è proprio identico al modello fin dall'inizio. Poi scopri da solo e a volte anche copiando gli altri che ci sono modi più veloci. La N diventa una U, lo fanno tutti e lo fai anche tu. Più scrivi e più diventi veloce, non ti perdi in quelle che sono per te sciocchezze e via qualche asola, qualche legamento, tanto si capisce lo stesso. Oppure aggiungi ricciolini, svolazzi, ti piacciono e ti vengono naturali. Iniziano a dirti che scrivi davvero bene, ma per lo più ti diranno che scrivi davvero male! Forse non sei ancora completo o forse tendenzialmente quando sei giovane gli adulti temono troppo che prendi strade troppo inusuali. Si inizia a fare un R che sembra una S e poi chissà dove si fa a finire! Potresti benissimo scrivere come alle elementari ma non ti interessa, è ormai innaturale, noioso e inefficace. Ricordi però come si fanno correttamente le lettere così, se lo vuoi, puoi cercare di rendere almeno comprensibile ciò che scrivi, nella misura in cui vuoi tu. Alla fine avrai una calligrafia tua, riconoscibile senza alcun dubbio. Mi sembra che sia un percorso, una ricerca, però non è detto che uno lo sappia. Si trovano in giro molte più indicazioni, a volte anche rigide, sullo stile che sulla voce.  Al punto che io non sapevo nemmeno dare un nome a questa cosa finché non me lo ha suggerito Aegis! E mi sentivo molto confusa: cosa avrei dovuto rivedere? Trame, personaggi, linguaggio? Insomma, come scrittrice credo di avere l'età mentale di una dodicenne O_-

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Grazie mille, @leopard. son contento che questi dialoghi in qualche modo aiutino qualcuno in qualcosa. È sempre bello, per come la vedo, il confronto. esce sempre qualcosa di buono da un buon confronto. 

Lascio un regalo anche a te: 

 

«Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Altrimenti non iniziare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare
perdere ragazze, mogli,
parenti, lavori
e forse la tua mente.
Fallo fino in fondo.
Potrebbe significare
non mangiare per 3 o 4 giorni,
potrebbe significare
gelare in una panchina nel parco,
potrebbe voler dire prigione,
potrebbe voler dire derisione,
scherno, isolamento.
L’isolamento è il regalo.
Tutti gli altri sono
per te una prova della tua resistenza,
di quanto realmente desideri farlo.
E lo farai,
nonostante il rifiuto
e le peggiori avversità.
E sarà meglio di qualsiasi altra cosa
tu possa immaginare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo,
non ci sono altre sensazioni
come questa.
Sarai solo con gli dei
e le notti
arderanno tra le fiamme.
Fallo.
Fallo.
Fallo.
Fino in fondo. 
Fino in fondo.
Guiderai la vita fino alla
risata perfetta.
È l’unico buon combattimento che c’è.» 

 

                                                        — Charles Bukowski

 

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Il 2/12/2020 alle 17:37, Andrea D'Angelo ha scritto:

pubblicità progresso – che tu sicuramente ricordi e quel "scrivi, ragazzo!" era un po' una presa per il culo a te e a me, vista l'età di entrambi :) 

 

:)

Ricordo benissimo, ragazzo!

 

Il 2/12/2020 alle 17:37, Andrea D'Angelo ha scritto:

Il mio unico termometro per sapere se sto facendo bene è se mi sto divertendo – in senso lato. Potrei dire "se provo un sentimento vero mentre scrivo". Fa lo stesso.

 

Perfettamente d'accordo. Anch'io uso quel termometro. 

Lo raccontavo alcuni giorni fa in un post sul WD. Nel romanzo che sto scrivendo c'è una parte "tecnica" in cui un personaggio analizza gli header di un'e-mail e poi spiega il risultato agli altri. Benissimo, o forse dovrei dire "malissimo". Siccome in quel tratto non mi sto divertendo, anzi sbadiglio di noia mentre scrivo, tanto che non riesco a finirlo, mi chiedo perché mai un lettore leggendo non dovrebbe provare lo stesso sentimento che provo io scrivendo, cioè una noia profonda mortale. Così l'ho lasciato perdere e intanto vado avanti altrove. Se però non trovo in breve tempo un modo per renderlo più divertente – in senso lato –, lo sostituirò con due righe di tell, e pazienza se i fan sfegatati, un po' guru, dello show, don't tell avranno da ridire! Me ne farò una ragione. :):)

 

 

 

Il 2/12/2020 alle 17:37, Andrea D'Angelo ha scritto:

l fatto è che la tecnica, come in qualsiasi arte, è al centro dei pensieri dell'artista quand'è immaturo.

Chi l'ha acquisita a sufficienza, considera l'argomento noioso.

 

Concordo anche su questo.

Secondo me, la tecnica è come quando si impara a guidare la macchina. I primi tempi uno sta attento a tutti i dettagli, poi non ci fa più caso e intanto guida sempre meglio, accumulando esperienza. Si genera, voglio dire, un circolo virtuoso, che dovrebbe essere replicato nella scrittura.

Ti racconto brevemente un fatto personale. Una volta frequentavo un corso di operatore televisivo e di cinema. Un giorno andai al cinema con alcuni amici e poi, dopo il film, ci scambiammo le nostre idee come è normale, solo che i miei amici parlavano di trama, mentre io mi ero focalizzato sugli aspetti tecnici della ripresa. Alla fine io non avevo capito nulla della trama del film, però sapevo alla perfezione dove erano piazzati i microfoni, le luci, perché avvenivano certi movimenti, ecc… Il colmo lo raggiunsi quando, pochi giorni dopo, fui invitato da un gruppo di sordomuti, che già i sordi al cinema mi sembrava una cosa alquanto curiosa, ma alla fine loro avevano dovuto spiegare a me il film a gesti. Che figura! I sordi, pur non sentendo, ne sapevano più di me! :):):) 

Quel giorno giurai a me stesso che non avrei più ripetuto l'errore di mettere la tecnica al primo posto, dove invece dovrebbe sedere la fantasia.

 

 

Il 2/12/2020 alle 17:37, Andrea D'Angelo ha scritto:

La tecnica è importante, ma arrivati a un certo punto della maturità, come scrittori, chi mi viene a parlare di quelle cose crea l'effetto "distacco palle, rotolamento fino a fine sala, svenimento/assassinio".

 

:asd::asd::asd:

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