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Annabel

Autopubblicarsi senza rimpianti.

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È da un poco che ci penso, sento troppo spesso il dispiacere di tanti aspiranti scrittori, che passano le giornate a inviare, cercare, controllare le mail e sperare ancora. Mi sono chiesta spesso in questi giorni: ma se il politico, il cantante di strada, il pittore, l'architetto, il mago... Trovano normale auto promuoversi, perché uno scrittore, magari anche bravo, deve sudare e sperare che un promotore lo noti? 

Uno che ha scritto un buon libro, magari, desidera semplicemente che un semplice lettore lo legga. 

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Il 12/10/2020 alle 18:33, Annabel ha scritto:

Mi sono chiesta spesso in questi giorni: ma se il politico, il cantante di strada, il pittore, l'architetto, il mago... Trovano normale auto promuoversi, perché uno scrittore, magari anche bravo, deve sudare e sperare che un promotore lo noti? 

Uno che ha scritto un buon libro, magari, desidera semplicemente che un semplice lettore lo legga. 

 

La stessa cosa in effetti potrei chiedermela anch'io.

Credo che l'autopubblicazione (meglio autoeditoria) abbia la stessa dignità della pubblicazione tradizionale. Infatti possono anche convivere bene e l'una non esclude l'altra. Per me, l'obiettivo dovrebbe essere la buona scrittura, non questa o quella modalità di pubblicazione. Io potrei anche decidere di pubblicare un romanzo incidendolo su una roccia, per dire, e se è scritto bene, magari un lettore lo trovo. :)

Nel caso dell'autoeditoria, a decretare il tuo futuro (ed eventuale successo letterario) è il lettore, non l'editore, che oltre tutto ha i suoi tempi tecnici, a volte troppo lunghi. Il filtro del lettore è più severo, e finire nel cestino dei rifiuti del lettore è più triste che finire in quello dell'editore.

Ci sono pro e contro in entrambe le modalità, ma non avere rimpianti su questo :)

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Il 12/10/2020 alle 18:33, Annabel ha scritto:

Uno che ha scritto un buon libro

Proprio qui sta il busillis...

 

Il 12/10/2020 alle 18:33, Annabel ha scritto:

sento troppo spesso il dispiacere di tanti aspiranti scrittori,

...aspiranti scrittori non significa di per sé buoni scrittori. Troppo indulgenti con sé stessi o compiaciuti dal definirsi artisti per guardare con sufficiente critica e umiltà al proprio operato, va da sé che se uno è appena appena bravetto le CE lo notano. Poi se uno non è interessato può benissimo usare il selfpublishing, ma ritengo che passare attraverso le forche caudine del mondo editoriale serva perlomeno a farsi le ossa e capire quanto vale la propria opera, fermo restando che ci si rivolga a persone serie.

Una volta fatta l'esperienza nulla toglie di poter scegliere il self, strada validissima, per carità, ma non usiamola come facile scorciatoia o scusante.

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1 ora fa, Brutus ha scritto:

Una volta fatta l'esperienza nulla toglie di poter scegliere il self, strada validissima, per carità, ma non usiamola come facile scorciatoia o scusante.

Infatti, non deve essere una scorciatoia o una scusante, ma una libera scelta di un individuo che non vive di attese. 

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Ciao @Annabel Personalmente io non ho nulla contro l'autopubblicazione. La considero anche io una strada valida. Nel mio caso però, faccio sempre molta fatica a dare un giudizio obiettivo su quello che scrivo. Come dice @Brutus preferisco passare attraverso le forche caudine del mondo editoriale. Sento il bisogno di avere un diverso punto di vista e magari di lavorare con un editor che mi aiuti a correggere i miei (tanti ) errori. Una cosa del genere non me la potrei permettere se dovessi farmi carico dei costi di un'autopubblicazione. Ripeto, questa è solo una mia opinione e rispetto le persone che scelgono una strada diversa.

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Il 12/10/2020 alle 18:33, Annabel ha scritto:

È da un poco che ci penso, sento troppo spesso il dispiacere di tanti aspiranti scrittori, che passano le giornate a inviare, cercare, controllare le mail e sperare ancora. Mi sono chiesta spesso in questi giorni: ma se il politico, il cantante di strada, il pittore, l'architetto, il mago... Trovano normale auto promuoversi, perché uno scrittore, magari anche bravo, deve sudare e sperare che un promotore lo noti? 

Uno che ha scritto un buon libro, magari, desidera semplicemente che un semplice lettore lo legga. 

Questione spinosa. Detta brutalmente: se un libro vale, troverà qualcuno che lo pubblichi (magari non l'editore dei sogni, ma qualcuno sì). Se nessuno risponde, neanche dopo aver abbassato il livello a CE minuscole, allora forse quel libro non dovrebbe essere pubblicato affatto.

Questo è il motivo per cui il lettore è diffidente verso i libri autopubblicati: il pensiero sotteso è "nessuno l'ha voluto pubblicare, perché mai lo dovrei leggere?". Detto ciò, conosco molti scrittori che hanno scelto l'autopubblicazione in modo consapevole, senza nemmeno provare con le CE (per brutte esperienze passate o per guadagnare di più, non importa). In questo caso potrebbero anche essere libri fantastici, ma un lettore medio come me, che ha già una lista di lettura infinita di libri "garantiti", probabilmente non li prenderà in considerazione. Non per cattiveria, ma perché tra i libri autopubblicati si può trovare di tutto, l'autore valido e controcorrente come lo scribacchino che non sa scrivere ma vuole pubblicare a tutti i costi. È un'arma a doppio taglio: permette ad autori capaci e magari scomodi di farsi leggere, ma al tempo stesso incoraggia il proliferare di schifezze.

Lo scrittore fa lo stesso percorso del politico o del pittore: farsi conoscere, possibilmente con qualcosa di valido. E questo vale anche se si pubblica con una CE, perfino una grande, la popolarità bisogna costruirsela, nessuno te la regala. Autopubblicarsi significa partire già con un handicap, quindi il doppio di fatica per farsi notare.

Magari lo scopo principale di un autore (e vale anche per me) non è guadagnare, ma farsi leggere. Il discorso non cambia: si legge più volentieri un libro garantito con un minimo di standard editoriale.

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Silverwillow non sono completamente d'accordo con te. 

38 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

libri "garantiti"

Se per te la grande editoria mette libri garantiti, non lo è per me. Sono rimasta delusa più volte da qualche scrittore affermato. 

 

42 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Non per cattiveria, ma perché tra i libri autopubblicati si può trovare di tutto, l'autore valido e controcorrente come lo scribacchino 

Poi c'è la bravura che trionfa in ogni caso: panoramica italiana ed estera di scrittori diventati famosi, che hanno cominciato autopubblicando i loro scritti.

Dare una buona dose di opportunità al proprio romanzo significa credere per primo in quello che si fa. 

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1 ora fa, Annabel ha scritto:

Se per te la grande editoria mette libri garantiti, non lo è per me. Sono rimasta delusa più volte da qualche scrittore affermato

È proprio questo il problema, che anche i libri valutati e selezionati da esperti del settore spesso ci deludono, figuriamoci gli altri

1 ora fa, Annabel ha scritto:

Poi c'è la bravura che trionfa in ogni caso: panoramica italiana ed estera di scrittori diventati famosi, che hanno cominciato autopubblicando i loro scritti.

Se devo essere sincera a me non ne viene in mente nessuno. Vedo molti autori autopubblicati con un discreto seguito sui social (anche qualche migliaio di persone), di solito con romanzi di genere (rosa, fantasy o horror) brevi e a prezzi molto bassi. I loro libri però non si troveranno mai nelle librerie, in biblioteca, o sui consigli degli inserti culturali. Se uno aspira ad avere qualche centinaio di lettori e guadagnare qualcosina ci si può arrivare benissimo col self (dandosi da fare con costanza), ma non credo sia una soluzione adatta a tutti

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Newton Compton, nel 2013, ha portato alla vittoria del Premio Bancarella il romanzo autopubbicato di Anna Premoli. Franca Baldacci, finita nel catalogo Sperling & Kupfer. Amanda Hocking, John Locke e tanti altri. Probabilmente c'è più speranza a farsi apprezzare dai comuni lettori che essere contattati da una buona casa editrice. 

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Adesso, Annabel ha scritto:

Newton Compton, nel 2013, ha portato alla vittoria del Premio Bancarella il romanzo autopubbicato di Anna Premoli. Franca Baldacci, finita nel catalogo Sperling & Kupfer. Amanda Hocking, John Locke e tanti altri. Probabilmente c'è più speranza a farsi apprezzare dai comuni lettori che essere contattati da una buona casa editrice. 

 

10 ore fa, Silverwillow ha scritto:

Se devo essere sincera a me non ne viene in mente nessuno.

 

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Il 14/10/2020 alle 16:30, Brutus ha scritto:

Proprio qui sta il busillis...

 

...aspiranti scrittori non significa di per sé buoni scrittori. Troppo indulgenti con sé stessi o compiaciuti dal definirsi artisti per guardare con sufficiente critica e umiltà al proprio operato, va da sé che se uno è appena appena bravetto le CE lo notano. Poi se uno non è interessato può benissimo usare il selfpublishing, ma ritengo che passare attraverso le forche caudine del mondo editoriale serva perlomeno a farsi le ossa e capire quanto vale la propria opera, fermo restando che ci si rivolga a persone serie.

Una volta fatta l'esperienza nulla toglie di poter scegliere il self, strada validissima, per carità, ma non usiamola come facile scorciatoia o scusante.

 

Concordo. Io credo che l'autopubblicazione sia una strada che ha valore per un autore già affermato con un suo pubblico. Per un esordiente il passaggio attraverso una casa editrice è un po' come perdere la verginità con una bella ragazza che ti desidera. Passatemi la generalizzazione e il paragone un po' forte, però l'editoria a pagamento è in proporzione, la stessa perdita della verginità ma con una ragazza che non desidera te ma quello che sta nel tuo portafoglio, e l'autopubblicazione è appunto un'azione self-made...Credo che l'appagamento finale sia il medesimo, ma la modalità con cui lo si è raggiunto faccia molto la differenza. 

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20 ore fa, Annabel ha scritto:

Se per te la grande editoria mette libri garantiti, non lo è per me. Sono rimasta delusa più volte da qualche scrittore affermato. 


Però distinguiamo. La grande editoria (come anche la media) non ti garantisce che il libro sia un capolavoro ma garantisce uno standard di qualità minimo, ergo un testo scritto in un italiano corretto con una trama che segue un filo logico e una struttura sensata.
È comunque un filtro. Sicuramente imperfetto, ma un filtro. Il lettore acquista sapendo che quel testo è stato selezionato e curato per la pubblicazione. Non è poco.

Poi, in generale, sono d'accordo col fatto che anche l'autopubblicaizone abbia la sua dignità.
Anzi, dirò di più, ha forse più senso l'autopubblicaizone che la piccola editoria. Tanto i potenziali lettori che puoi raggiungere son quelli. È solo una questione d'ego essere pubblicati dalla micro casa editrice che stampa 100 copie.
 

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Uno che ha scritto un buon libro, magari, desidera semplicemente che un semplice lettore lo legga. 


Forse. Spesso però un scrittore desidera che molti lo leggano. E non solo per una questione economica. Proprio come esigenza comunicativa.
E i molti li raggiungi avendo il libro fisicamente in libreria, non si scappa.
È vero che tra e-book e vendite online le cose possono cambiare, ma non credo siano già cambiate.

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mutantboy ma questo paragone è assurdo! Credo che mettere il proprio romanzo in una condizione di auto pubblicazione non è una cosa vergognosa, anzi, è una scelta coraggiosa e carismatica. 

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16 minuti fa, Annabel ha scritto:

mutantboy ma questo paragone è assurdo! Credo che mettere il proprio romanzo in una condizione di auto pubblicazione non è una cosa vergognosa, anzi, è una scelta coraggiosa e carismatica. 

 

Non ho assolutamente detto che è una cosa vergognosa.

Anzi.

Ho solo detto che autopubblicarsi non ti rende uno scrittore perchè l'hai deciso tu, così come l'onanismo non ti rende un pornodivo....

 

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44 minuti fa, mutantboy ha scritto:

Per un esordiente il passaggio attraverso una casa editrice è un po' come perdere la verginità con una bella ragazza che ti desidera. Passatemi la generalizzazione e il paragone un po' forte, però l'editoria a pagamento è in proporzione, la stessa perdita della verginità ma con una ragazza che non desidera te ma quello che sta nel tuo portafoglio, e l'autopubblicazione è appunto un'azione self-made...

 

Bel paragone, @mutantboy!
Però, se me lo consenti, hai toppato nell'ultima parte. L'"azione self-made" corrisponde a un tizio che scrive, e poi legge e rilegge il proprio testo dicendosi "Oh, come sono bravo!" L'autoeditoria è invece perdere la verginità con una nuova che altri non hanno "provato" prima di te e che ti sei conquistato tu stesso, magari proprio la bellona che non la dava a nessuno. Comunque, visto che puoi passare da CE ad autoeditoria e viceversa, ciò significa provarne tante e alla fine c'è più gusto :asd: Fai pure un figurone al bar quando lo racconti :asd: Doppio figurone se è la bellona.
L'importate è scrivere farlo bene.

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Probabilmente, in un mondo dove le opportunità vengono date ai soliti noti, e non sempre meritevoli, mi rendo conto che vorrei tanto le cose cambiassero. 

L'editore sceglie, promuove, paga. E noi che corriamo a comprare il libro che Fabio Fazio legge per finta. 

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Secondo me, il paragone con il cantante di strada non regge. Da secoli, il cantante di strada fa quel mestiere con i suoi propri mezzi, ed è un mestiere che si fonda sull'oralità. E da secoli, invece, lo scrittore affida la sua opera a un operatore editoriale, che si occupa di realizzare il libro e diffondere la parola scritta. Spesso non si considera che tra il "manoscritto" e il prodotto finito c'è tanta differenza, oggi come un tempo. In passato, era anche più difficile rispetto ad oggi: venivano stampate (quindi pubblicate) soltanto le opere che si riteneva avessero "dignità di stampa", o che venivano finanziate da qualche committente. Oggi, le maglie si sono molto allentate, grazie al dimezzamento delle spese di stampa, e al proliferare di centinaia di editori di dubbia qualità che pubblicano opere di altrettanto dubbia qualità. Ma quanto più aumenta la qualità del prodotto finito, quanto più aumenta la discrepanza tra l'opera e il libro. L'editore è chi possiede le competenze necessarie per convertire l'una nell'altra cosa, ovvero per incanalare l'opera verso la sua naturale destinazione. La produzione e la diffusione del libro sono processi molto complessi al giorno d'oggi, e spesso figure che appaiono secondarie e operano dietro le quinte (come il distributore e il promotore editoriale) sono fondamentali per decretare se quel libro raggiungerà fisicamente il lettore in libreria, ovvero per decretare se sarà letto o meno, e da quante persone sarà letto. Il comune lettore che va in libreria è ignaro di tutta la filiera del libro, e crede che i libri si trovino in natura, come se nascessero sotto i cavoli, come se pendessero dagli alberi, come il libro fosse il naturale processo di fioritura dell'opera. Spesso l'autore ha un approccio altrettanto ingenuo (e forse in questo caso egocentrico) ed è portato a pensare che tra la sua opera inedita e il "libro" non ci sia differenza, come se tutte le altre figure che determinano la creazione e la diffusione del prodotto editoriale fossero trascurabili. Ciò porta l'autore a credere che l'autopubblicazione sia la naturale conversione dell'opera in libro, e che sia un'operazione che rientra nella stessa competenza dell'autore, in quanto creatore dell'opera. Purtroppo non è così. Il creatore dell'opera e l'artefice del libro sono due figure diverse. Se l'autore non dispone delle competenze e delle collaborazioni necessarie per trasformare il manoscritto in un libro, il suo "libro" è destinato ad essere abortito alla nascita, e non raggiungerà mai la sua destinazione ideale, che è il lettore. Questo non esclude a priori che l'autore che si autopubblica possa raggiungere - grazie alle necessarie competenze e collaborazioni - un risultato significativo; ma non è affatto più semplice rispetto a fare tutto ciò tramite un editore. Anzi, è anche più difficile, e il successo dell'operazione è sin dall'inizio più improbabile.  

Quindi, per tirare le somme: se per un verso è difficile trovare un buon editore, ed è frustrante questa ricerca, è altrettanto difficile (e forse più) che l'autopubblicazione riesca a ottenere il suo scopo, e sarà frustrante per l'autore quando scoprirà di non averlo raggiunto. Se si concepisce l'autopubblicazione come un modo per aggirare la difficoltà di trovare un editore, allora è un approccio sin dall'inizio sbagliato. Lo scrittore è da secoli che "lotta" per essere pubblicato. Non è facilitandosi la vita che raggiunge il suo scopo. 

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Be', @Wanderer, il paragone con la musica si può fare. Ad oggi un sacco di musicisti o cantautori si autoproducono. Molti hanno imparato a registrare in casa dotandosi di adeguata strumentazione e distribuiscono le loro canzoni su piattaforme tipo ITunes ecc., proprio come succede con il self publishing. Anche nella musica ovviamente si è prodotta un'inflazione, ma capita che ogni tanto qualche indie venga notato tra le masse, oppure riesca a emergere grazie a un'idea brillante... D'accordo che alcune di queste "emersioni" ce le saremmo volentieri risparmiate :D Ma anche qui non bisogna generalizzare.

Ovviamente stiamo parlando di un prodotto realizzato come si deve. Se io registro col microfono del PC e suono tre accordi a caso, magari con un testo ricavato dai Baci Perugina, faccio come l'autore che pubblica la prima stesura e mette in copertina una foto sgranata.

 

(Ah, e pure tra gli "operatori" a cui i musicisti affondano le proprie opere c'è il delirio, un po' come nel settore editoriale. Studi di registrazione che si fingono etichette, etichette che non fanno il loro lavoro ecc...)

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20 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Be', @Wanderer, il paragone con la musica si può fare.


Secondo me si può fare soltanto in parte: 
realizzare un prodotto discografico da distribuire online è paragonabile a un ebook. 
realizzare un album su supporto discografico, così come un buon libro, è ben più complesso. 

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17 minuti fa, Wanderer ha scritto:

realizzare un album su supporto discografico, così come un buon libro, è ben più complesso. 

Be' sì, certo, non troverai mai un esordiente su vinile. Su CD e audiocassette sì (una volta, adesso non conviene più). Se sei bravo a impaginare mandi un buon file in PDF e la tipografia della piattaforma lo stampa a richiesta (il che è anche ecologico ;) ): viene fuori un libro come tanti altri. Se poi ti avvali nel tuo percorso di qualche professionista, tanto meglio.

Detto questo, ribadisco che sono d'accordo con te sul discorso della diffusione del ciarpame, sia a causa del self che di case editrici poco professionali. Ma ci sono migliaia di motivazioni per cui un autore sceglie il self piuttosto che la piccola casa editrice, non sempre è per via dei rifiuti. Ci sono anche autori autopubblicati che hanno avuto le loro conferme altrove, per esempio da concorsi, editor, professori, agenzie, corsi ecc. una casa editrice probabilmente li accetterebbe. E come già detto, ridetto e stradetto esistono mille pro e contro in entrambe le scelte, e i miei pro e contro sono diversi da quelli degli altri (N.B. io ho provato entrambe le strade, e ovviamente quella della C.E. è più facile. Nell'altra bisogna sbattersi di più, non  puoi pensare di scrivere e basta. Ma anche qui dipende... :D

 

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19 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Se sei bravo a impaginare mandi un buon file in PDF e la tipografia della piattaforma lo stampa a richiesta (il che è anche ecologico  ): viene fuori un libro come tanti altri. 


Questo è il punto che contesto... Una discorso è l'ebook, che nasce, vive e muore nell'etere, e per certi versi appartiene quasi più all'oralità che alla scrittura, come la popular music, per riprendere il tuo stesso paragone. L'ebook non ha bisogno di un distributore: è già lì, sulla vetrina di Amazon, oppure su Facebook, e al massimo serve comprare qualche ad. Ma il libro è diverso. A determinare l'esistenza del libro non è solo la sua creazione materiale - ovvero la parte strettamente tipografica - ma anche e sopratutto la sua distribuzione, ovvero tutta quella serie di operazioni che fanno sì che raggiunga fisicamente il lettore. Un libro può essere bellissimo e curatissimo, ma se non viene inserito nel giusto circuito, e se viene stampato in cento copie, è come se non esistesse. 

Vale la pena riflettere sul fatto che oggi l'editoria italiana è in mano a tre-quattro colossi (Messaggerie-Gems, Mondadori, Feltrinelli e Giunti) che decretano cosa ci sarà o meno in libreria, cosa la gente leggerà. L'unica speranza per gli altri editori - piccoli o medi che siano - è di appoggiarsi alla capillare rete di distribuzione di uno di questi colossi, oltre che investire sulla promozione. Se un editore non investe sulla promozione ed è tagliato fuori dalla distribuzione, è tagliato fuori dai lettori, e il libro non raggiunge il suo potenziale pubblico. 

Come si spiega allora che tanti piccoli editori non fanno quasi promozione e non hanno quasi distributore? Si spiega con il fatto guadagnano soprattutto grazie agli autori, non grazie ai lettori. E questo vale, in un modo o nell'altro, anche per molte CE sedicenti "free". 
 

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Ma ci sono migliaia di motivazioni per cui un autore sceglie il self piuttosto che la piccola casa editrice,


Spesso sì, ci sono molte motivazioni per cui il Self è comunque meglio della piccola casa editrice. A parità di distribuzione zero, l'autore guadagna di più e conserva i diritti sulla propria opera. Ma questo vale solo nel caso in cui l'editore ha così pochi mezzi da non rappresentare alcun valore aggiunto - da non offrire alcun servizio aggiuntivo - rispetto al Self. Allora sì, in questo caso è valido il discorso: "tanto vale che faccio da solo"... 

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Aggiungo che di queste cose ne ho esperienza diretta. Qualche anno fa, quando pubblicai un libretto di poesia con un piccolo editore, mi illudevo ancora che un libro si potesse diffondere soltanto in virtù del suo contenuto, della sua dignitosa veste grafica, e magari grazie al “passaparola”. Non soltanto non è stato così, ma ho avuto modo di parlare con un agente della PDE che mi ha raccontato una verità brutalmente diversa. Mi ha detto che, a prescindere da tutto il resto, a decretare la vendita del libro è la “catasta” di copie che il lettore vede in libreria. E la presenza della "catasta" o meno dipende dal potere dell’editore e del distributore. Se il tuo libro è una singola copia sparuta semi-nascosta in qualche remoto scaffale, che potere ha di raggiungere il lettore, rispetto alla “catasta”? Se poi consideriamo che molti editori non sono nemmeno in grado di fare arrivare in libreria quella copia sparuta... allora è il caso di dire che, purtroppo, molti libri è come se non esistessero. Da questo punto di vista, il Self non è un'alternativa, anzi, contribuisce ad aumentare enormemente il numero di libri "inesistenti". 

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Vedo che il discorso self vs. CE ultimamente tira alla grande :)

Dovremmo badare alla bella scrittura, non al metodo di pubblicazione. Questo è multiforme e ogni forma ha procontro.

Io la vedo più o meno come in questo video, dove alla fine il grande Lucio dice queste parole: "so' tre ore che state a parla' e non s'è concluso niente. Io propongo delle cose. Vi emozionano, vi piacciono, sì o no?". Il pubblico grida di sì, e Lucio (mitico) aggiunge: "Bene, me fa piacere! Sotto, Maestro, con la base!".

 

Tanto si può passare facilmente da CE a self e viceversa; da libro elettronico a cartaceo e viceversa. Non vedo opposizione. Possono convivere con un buon accordo :)

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@Wanderer ah ma questo è un altro discorso, e condivisibile. Però tieni conto che ci sono autori che ritengono importante giungere a un pubblico il più vasto possibile, altri che invece si sentono realizzati e gratificati con soli 1-2-25 lettori che si sono sentiti "toccati" dalla storia e ne hanno recepito il messaggio.

Al contrario non condivido la dicotomia "libreria-il libro esiste vs POD-il libro non esiste".

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Io la vedo più o meno come in questo video, dove alla fine il grande Lucio dice queste parole: "so' tre ore che state a parla' e non s'è concluso niente. Io propongo delle cose. Vi emozionano, vi piacciono, sì o no?". Il pubblico grida di sì, e Lucio (mitico) aggiunge: "Bene, me fa piacere! Sotto, Maestro, con la base!"


Il punto è: se Lucio si fosse autopubblicato/autoprodotto, invece di essere lanciato dalla Ricordi, oggi lo conosceremmo e staremmo a parlare di Lucio? 
Permettimi di sollevare qualche legittimo dubbio, e non credo che sia soltanto una differenza di epoca ;)

@*Antares* Sul discorso del libro che "non esiste" parlo anche per esperienza diretta (e non si trattava nemmeno di Self)... ma naturalmente ci possono essere diverse idee in merito. Tuttavia, al giorno d'oggi ci possono essere anche diverse modalità per diffondere il proprio pensiero a ristrette cerchie senza bisogno di spendere soldi in un libro. Un libro pubblicato in POD secondo me è una mezza contraddizione, perché il libro non viene "pubblicato", diffuso sul territorio, ma solo ordinato su richiesta, privatamente. Funziona più come un ebook, ma senza avere i vantaggi di un ebook (come l'immediatezza di acquisto). 

Poi è chiaro che ciascuno può avere diversi obiettivi. Se l'obiettivo di un insegnante di scuola è scrivere un libro che sarà acquistato dai propri alunni, può andare bene il piccolo editore, il POD, e persino la EAP. Se invece l'obiettivo di un romanziere è di fare sentire la propria voce nel panorama letterario, e puntare più in alto rispetto alle cerchie di amici e parenti, allora difficilmente andrà bene una di queste tre cose. Quindi, il discorso del pubblicare "senza rimpianti" è relativo a quali sono gli obiettivi: quando i risultati non sono all'altezza delle aspettative, i rimpianti ci sono eccome, a prescindere che si tratti di editoria o autopubblicazione. 

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9 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Il punto è: se Lucio si fosse autopubblicato/autoprodotto, invece di essere lanciato dalla Ricordi, oggi lo conosceremmo e staremmo a parlare di Lucio? 
Permettimi di sollevare qualche legittimo dubbio, e non credo che sia soltanto una differenza di epoca ;)

 

Forse hai ragione su questo (ma non ci possiamo mettere la mano sul fuoco ;)). Io mi ero concentrato di più sulla capacità di creare emozioni al di là di tutte le discussioni fatte con la testa. Arrivare al cuore del lettore è il nucleo della narrativa; o almeno così io la intendo. Insomma, se uno non vuole coinvolgere emotivamente il lettore, è meglio che si dedichi alla saggistica, cosa certamente degna e importante, ma fatta di testa e non di cuore. Io voglio solo imparare a colpire il cuore del lettore senza tante parole di contorno. "Come si fa?" è la mia domanda principale. Preferisco concentrarmi sulla scrittura, non sulla pubblicazione.

Quindi, caro scrittore aspirante, ti rivolgo un appello: prima pensa a scrivere bene. Del resto, fregatene pure: ci penserai dopo :)

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2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Forse hai ragione su questo (ma non ci possiamo mettere la mano sul fuoco ;)). Io mi ero concentrato di più sulla capacità di creare emozioni al di là di tutte le discussioni fatte con la testa. Arrivare al cuore del lettore è il nucleo della narrativa; o almeno così io la intendo. Insomma, se uno non vuole coinvolgere emotivamente il lettore, è meglio che si dedichi alla saggistica, cosa certamente degna e importante, ma fatta di testa e non di cuore. Io voglio solo imparare a colpire il cuore del lettore senza tante parole di contorno. "Come si fa?" è la mia domanda principale. Preferisco concentrarmi sulla scrittura, non sulla pubblicazione.

Quindi, caro scrittore aspirante, ti rivolgo un appello: prima pensa a scrivere bene. Del resto, fregatene pure: ci penserai dopo :)


Sono d'accordo, ma il punto è questo: se io ti chiedessi quali sono gli autori che ti hanno trasmesso emozioni, che sono "arrivati al tuo cuore", con ogni probabilità, nessuno di questi sarebbe un Self-publisher. Per il semplice motivo che - tralasciando la questione dell'editing, della veste editoriale e tanto altro - il problema principale è il canale, il come fare arrivare quelle emozioni fino al cuore del lettore. Se il lettore non sa nemmeno dell'esistenza di quel libro, o se quel libro non riesce ad emergere tra tantissimi altri, come fa l'opera ad emozionare? Questo non è un problema secondario, è un aspetto fondamentale. 
 

Quota

Preferisco concentrarmi sulla scrittura, non sulla pubblicazione.


Su questo sono d'accordissimo. Ma questo, in realtà, te lo consente soltanto una CE (di primo piano), non certo il Self. 
Se non ricordo male, qualche giorno fa ti sei proposto a una CE di primo piano: quindi, non puoi negare che è quello il tuo auspicio ;)

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