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Wanderer

La selezione dell’editore... prima di iniziare o di completare l'opera

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Generalmente, ciò che avviene è che maggior parte di noi scrive un’opera, romanzo o altro che sia, e in una seconda fase seleziona uno o più editori a cui sottoporre la propria proposta. Tuttavia, per un motivo o per un altro, l'esito più frequente è che quella proposta fatica a inserirsi nel catalogo di quegli editori. Non necessariamente perché non è di qualità, ma perché risulta un po' "fuori asse" rispetto alla linea editoriale, e spesso viene esclusa a malincuore. 
 

Vi è capitato invece di tendere a fare il contrario? Ovvero di lavorare su un’opera pensando sin dall'inizio al catalogo di uno o più editori selezionati, che apprezzate e conoscete bene? Non nel senso di limitare la vostra creatività o di snaturare la genesi dell’opera, né di scrivere “su commissione” in assenza di alcun certo committente, ma di incanalare sin dall’inizio l’opera verso la sua ideale destinazione editoriale.
 

E dati i lunghi tempi dell'editoria, sorge un'altra domanda: può essere ragionevole inviare (a un agente e/o un editore) una scheda dell'opera ancora prima che essa sia del tutto completa?

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1 ora fa, Wanderer ha scritto:

Vi è capitato invece di tendere a fare il contrario? Ovvero di lavorare su un’opera pensando sin dall'inizio al catalogo di uno o più editori selezionati, che apprezzate e conoscete bene? Non nel senso di limitare la vostra creatività o di snaturare la genesi dell’opera, né di scrivere “su commissione” in assenza di alcun certo committente, ma di incanalare sin dall’inizio l’opera verso la sua ideale destinazione editoriale.

A me non è capitato, però credo che implicitamente si tenda a farlo. Se, oltre a scrivere, si è anche buoni/forti lettori (cosa non così scontata purtroppo), si conosce il panorama editoriale, almeno quello delle medie e grandi CE, e quindi si sa in quale CE quell'opera potrebbe trovare collocazione. Quando ho scritto il mio primo libro (un saggio), sapevo benissimo quale CE trattavano quell'argomento e mi sono rivolta a quelle. La stessa cosa con il mio primo romanzo: almeno a livello di grandi e medie CE, sapevo in quale catalogo sarebbe potuto entrare appunto perchè, essendo di un genere particolare e avendo letto tanto di quel genere, sapevo quali CE lo trattavano e quali no. Poi, chiaro. Il mondo editoriale è vasto e in continua evoluzione, quindi ogni giorno si scoprono o nascono realtà nuove.

 

1 ora fa, Wanderer ha scritto:

E dati i lunghi tempi dell'editoria, sorge un'altra domanda: può essere ragionevole inviare (a un agente e/o un editore) una scheda dell'opera ancora prima che essa sia del tutto completa?

Molte agenzie editoriali (meno le CE), chiedono espressamente di non inviare opere incomplete. Ma anche qualcora ciò non fosse specificato, dal mio punto di vista non sarebbe una buona mossa: perchè l'agente/editore potrebbe chiedere immediatamente il romanzo intero e si creerebbe l'imbarazzo di dover comunicare che il testo in realtà non è ancora completo; perchè fino alla fine della scrittura (e altre oltre), non si sa mai cosa potrebbe succedere: magari dopo aver fatto la scaletta e aver abbozzato la trama, alla fine si potrebbe decidere che alcuni passaggi, anche importanti, devono essere cambiati o tagliati perchè non più funzionali.

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26 minuti fa, Lizina ha scritto:

A me non è capitato, però credo che implicitamente si tenda a farlo. Se, oltre a scrivere, si è anche buoni/forti lettori (cosa non così scontata purtroppo), si conosce il panorama editoriale, almeno quello delle medie e grandi CE, e quindi si sa in quale CE quell'opera potrebbe trovare collocazione. Quando ho scritto il mio primo libro (un saggio), sapevo benissimo quale CE trattavano quell'argomento e mi sono rivolta a quelle. La stessa cosa con il mio primo romanzo: almeno a livello di grandi e medie CE, sapevo in quale catalogo sarebbe potuto entrare appunto perchè, essendo di un genere particolare e avendo letto tanto di quel genere, sapevo quali CE lo trattavano e quali no. Poi, chiaro. Il mondo editoriale è vasto e in continua evoluzione, quindi ogni giorno si scoprono o nascono realtà nuove.

 

A volte sì, è come dici, specie in alcuni campi, come per l’appunto la saggistica (che parte in ogni caso avvantaggiata, perché di solito chi scrive un saggio è competente dell’argomento e del settore editoriale a cui si rivolge, e ha meno probabilità di essere scartato). In altri campi, specie la narrativa, è spesso diffuso un atteggiamento del tipo: io, autore, sono l’artista, il genio incontrastato, scrivo quello che mi pare senza alcun condizionamento, e poi sarà l’editore a riconoscere il mio genio... cosa che poi quasi sempre, guarda caso, non avviene.
 

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Molte agenzie editoriali (meno le CE), chiedono espressamente di non inviare opere incomplete. Ma anche qualcora ciò non fosse specificato, dal mio punto di vista non sarebbe una buona mossa: perchè l'agente/editore potrebbe chiedere immediatamente il romanzo intero e si creerebbe l'imbarazzo di dover comunicare che il testo in realtà non è ancora completo; perchè fino alla fine della scrittura (e altre oltre), non si sa mai cosa potrebbe succedere: magari dopo aver fatto la scaletta e aver abbozzato la trama, alla fine si potrebbe decidere che alcuni passaggi, anche importanti, devono essere cambiati o tagliati perchè non più funzionali.


Implicitamente (ma avrei fatto meglio a specificarlo) mi riferivo a casi in cui viene richiesta solo la sinossi, oppure solo la sinossi e il primo capitolo del romanzo, oppure un paio di racconti o di poesie. In fondo, se non viene richiesta l'opera completa è proprio perché l'editore ritene di potersi fare l'idea abbastanza precisa dal solo piano dell'opera e un assaggio. Poi magari la richiesta dell'opera completa arriverà dopo tre mesi, e per l'autore potrebbero essere tre mesi guadagnati. Peraltro, bisogna rendersi conto che nessun testo è mai “completo”: lo è solo quando diventa un libro. Anche il dattiloscritto più accurato è perfettibile, e ormai la stragrande maggioranza, anche quando vengono selezionati, vengono editati pesantemente. Quindi forse, in alcuni casi, si potrebbe cominciare ad avanzare la proposta anche mentre si sta continuando a perfezionare la propria opera. In fondo, pur nelle rispettive differenze, è quello che succede in altri campi, come nella musica. Un'etichetta mette sotto contratto un musicista non dopo che ha completato il suo album, ma quando viene avanzato un progetto promettente, definito ma non definitivo. 

  • Confuso 1

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Sull'opera sempre e comunque perfettibile mi trovi d'accordo. Lo è anche quando va in stampa per quanto mi riguarda. Però, anche se viene richiesto l'invio solo della sinossi e/o di qualche capitolo, non è detto che poi l'opera completa venga richiesta dopo tre mesi. E' capitato che venisse richiesta dopo una settimana o quindici giorni, ed è improbabile che la si riesca a terminare in così poco tempo (e per terminare intendo non solo finirla ma anche farne almeno una revisione dopo che sia trascorso del tempo adeguato senza guardarla). A quel punto che si fa? L'editore o l'agente si sentirebbe preso in giro.
Capisco la necessità/volontà di accorciare i tempi, ma quella da te suggerita potrebbe essere una strategia poco funzionale. Alla fine, se sei un esordiente, senza follower e senza nessun background alle spalle, parti comunque da una posizione di svantaggio. L'obiettivo è fare in modo che la tua opera piaccia e che tu piaccia come autore e come persona con cui instaurare un rapporto di lavoro.

  • Grazie 1

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@Lizina

Credo che dipenda anche dal tipo di opera. In un saggio o un romanzo l'opera deve avere una sua struttura organica, e anche il primo capitolo risente di tutto il resto. In una raccolta di racconti o di poesie ogni parte dell'opera è relativamente più indipendente, quindi è possibile che ci sia qualche parte incompleta senza pregiudicare tutto il resto. Una volta che il piano dell'opera è comunque ben definito, è solo questione di tempo, magari un paio di settimane o un mese massimo per arrivare dal 90 al 100%. 

In ogni caso, anche quando sono interessati, in genere gli editori non hanno alcuna fretta di ricevere l'opera, dato che spesso hanno i piani editoriali completi per i prossimi due anni. La fretta è sempre dell'autore, mai dell'editore. Così come l'editore non è immediato nella risposta, non è tenuto ad esserlo l'autore. In alternativa, rispondere che l'opera sarà inviata entro due settimane non mi sembra proprio nulla di scandaloso, anzi crea un po' di aspettativa, e non fa sembrare l'autore "azzerbinato" all'editore. Se l'editore è interessato, non sarà certo perché riceve l'opera due settimane prima o dopo. 

  • Divertente 1

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@Wanderer Io l'ho fatto una sola volta in tanti anni di pubblicazioni, e devo riconoscere che, sarà stata fortuna, è stato il percorso più breve e felice. Stavo già/ancora scrivendo il romanzo, quando ho contattato un solo editore che mi piace(va) molto e sembrava adatto, l'avevo conosciuto tramite blog e successivamente incontrato a un paio di fiere. Ho semplicemente raccontato il soggetto della storia in una mail e l'editore si è detto interessato. Quando ho finito di scriverlo, gliel'ho inviato. Da lì il responso positivo e il contratto. Va detto che non ho stravolto nulla nella trama.

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23 minuti fa, Bambola ha scritto:

@Wanderer Io l'ho fatto una sola volta in tanti anni di pubblicazioni, e devo riconoscere che, sarà stata fortuna, è stato il percorso più breve e felice. Stavo già/ancora scrivendo il romanzo, quando ho contattato un solo editore che mi piace(va) molto e sembrava adatto, l'avevo conosciuto tramite blog e successivamente incontrato a un paio di fiere. Ho semplicemente raccontato il soggetto della storia in una mail e l'editore si è detto interessato. Quando ho finito di scriverlo, gliel'ho inviato. Da lì il responso positivo e il contratto. Va detto che non ho stravolto nulla nella trama.


Secondo me non è stata fortuna, ma l'esito di un approccio più riuscito di un altro... e faccio anche un ragionamento: quando si invia la proposta secondo i "canoni", è più facile ricevere un rifiuto secondo i canoni. Per il resto, è generalmente molto più importante che l'opera sia perfettamente appropriata per un certo editore, che non sia perfettamente ultimata. 

  • Confuso 1

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18 ore fa, Wanderer ha scritto:

Tuttavia, per un motivo o per un altro, l'esito più frequente è che quella proposta fatica a inserirsi nel catalogo di quegli editori. Non necessariamente perché non è di qualità, ma perché risulta un po' "fuori asse" rispetto alla linea editoriale, e spesso viene esclusa a malincuore.


Conosco da relativamente poco i meccanismi che si celano dietro il mondo editoriale, ma posso dire con certezza che spessissimo, quasi sempre, è più semplice rispondere "il tuo romanzo non rientra nella nostra linea editoriale" piuttosto che "hai scritto qualcosa di improponibile". Certo, le case editrici più rilevanti hanno generi che le contraddistinguono, soprattutto le big, però lavorare a un manoscritto intero solo partendo da questo presupposto mi sembra una scelta piuttosto azzardata. 

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43 minuti fa, Obs Snow ha scritto:


Conosco da relativamente poco i meccanismi che si celano dietro il mondo editoriale, ma posso dire con certezza che spessissimo, quasi sempre, è più semplice rispondere "il tuo romanzo non rientra nella nostra linea editoriale" piuttosto che "hai scritto qualcosa di improponibile". 


Sì, vero, ma non sempre quell'espressione è un mascheramento di altro... immagino che, nella maggior parte dei casi, l'editore riceva un manoscritto improponibile che, per di più, non rientra nemmeno nella linea editoriale. Se il manoscritto fosse non perfetto in sé, ma perfettamente pertinente in relazione al catalogo, l'editore ci potrebbe lavorare. 

  • Confuso 1

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Il 5/10/2020 alle 16:05, Wanderer ha scritto:

 

E dati i lunghi tempi dell'editoria, sorge un'altra domanda: può essere ragionevole inviare (a un agente e/o un editore) una scheda dell'opera ancora prima che essa sia del tutto completa?

 

 

Se parliamo di autore che si muove da solo, è' possibile per la saggistica, ma in Italia è una pratica che ha scarso successo, perché non c'è la forma mentis degli editori. E' adottata più nei Paesi anglofoni.

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Sta di fatto che troppi editori richiedono il "manoscritto completo", e poi ne leggono a stento poche pagine, o leggono soltanto la sinossi per capire che esula totalmente dai loro interessi, a monte della qualità di scrittura. Altri editori, più opportunamente, invece chiedono soltanto la sinossi e il primo capitolo, perché per loro è importante anche e soprattutto l'idea, il progetto che sta dietro l'opera. Perlomeno se punta a certi editori, credo che l'autore dovrebbe curare più il "progetto", ancora prima della stesura dell'opera stessa.  

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