OSe potessi sintetizzare in una frase il senso dei tuoi versi userei le parole di Simone Weil,: "ogni essere grida di essere letto in modo diverso".   La parola chiave della Weil e' "grida". Se c'e' un anima di questa poesia talmente nascosta da apparire come l evidente per chi sa vedere e' proprio questa.   La poesia sembra narrare la solitudine di un anima che non viene mai incontrata dove si abita. E' come se ognuno di noi abitasse in un grande palazzo e in questo palazzo ci fossero tanti appartamenti e negli appartamenti innumrevoli stanze. Noi abitiamo la nostra anima in una di queste stanze e attendiamo che l altro bussi alla giusta porta. Accade invece che I giudizi degli altri bussino a stanze in cui noi non abitiamo. In questa folla di non incontri sentiamo il peso della solitudine e da questa solitudine nasce il grido di cui parla la Weil. Gli ultimi versi "Quanto io sia ostile a tutto e diversa in fondo. Quanto io sia sola in fondo"   Sembrano proprio le parole di un grido che sembra aver cessato di sperare Perche tutti bussano ad altre porte coi loro giudizi e nessuno apre la giusta porta in cui noi abitiamo. E noi attendiamo in compagnia della nostra solitudine. Se poi cercassimo anche uno strato metafisico del non incontro potremmo citare Beckett col suo Aspettando God+ot. Noi siamo in fondo una preghiera non detta e in un altro strato dell anima speriamo che sia Dio a bussare alla stanza in cui abitiamo la nostra anima