Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Cristina Einhver

In un vortice

Post raccomandati

In un vortice

ho perso la mia voce.

La corrente di mare ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi.

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

 

Sono stata fragile nella mia vita,

manipolabile, un filamento di rame tra le dita.

 

Hanno detto

che sono stata ferma

statica come l’ago di una bilancia rotta

legata a una sedia o a un palo

con gli occhi spalancati a fissare un punto nel muro.

 

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

Quanto io sia sola in questo tumulto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Cristina Einhver

Eccomi qua. 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

In un vortice

ho perso la mia voce.

La corrente di mare ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi.

Versi che parlano di sbandamento, di abbandono al destino, quasi di delusione o rimprovero. Non mi piace molto

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti

perché sembra una rima involontaria; mentre 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

bardarmi

mi sembra abbia un suono troppo forte sia musicalmente sia psicologicamente.

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

Le vette delle montagne sembrano un po' incongrue nella metafora. poteva essere "sulle schiume dei marosi e delle onde".

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Sono stata fragile nella mia vita,

manipolabile, un filamento di rame tra le dita.

è una confessione dolorosa

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Hanno detto

che sono stata ferma

statica come l’ago di una bilancia rotta

legata a una sedia o a un palo

con gli occhi spalancati a fissare un punto nel muro.

è un'accusa precisa di qualcuno

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

forse per fare un complimento, che stona però rispetto a quanto è stato detto prima. Forse non hanno capito? Infatti:

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

non capisco bene quell' "ostile", che vuol dire "nemica". Forse volevi dire indifferente, lontana, insensibile, astratta...?

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Quanto io sia sola in questo tumulto.

E questa è la sensazione che rimane alla fine di questa poesia. Solitudine, incomprensione. La sensazione di essere stata manipolata, incompresa, forse non abbastanza amata. Rimane un senso di amarezza e di abbandono.

La poesia ci permette di "trovare una strada" per dire le cose che altrimenti non riusciremmo a dire. Questo ne è un buon esempio.

Benvenuta fra noi, @Cristina Einhver  :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Gianfranco P 

Ti ringrazio per aver letto e analizzato la mia poesia. Il voler riposare sulla vetta delle montagne e delle onde sta ad indicare una pretesa e un'impresa assurde, un qualcosa che sfocia nell'impossibile. È un po' come dire che si vorrebbe sostare sui carboni ardenti senza bruciarsi. La parola "ostile" si riferisce al senso personale di avversione, di opposizione, nei riguardi di tutto (e di tutti). 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Cristina Einhver  salve,

i tuoi versi mi ricordano che siamo immersi in una umanità assente e non siamo noi ad essere assenti.

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

Dove nessuno altro può arrivare. Si tratta di due luoghi in antitesi per la loro staticità, come a voler significare un qualcosa di difficile da raggiungere, ma non impossibile.

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Non sanno, non immaginano

Sarebbe ora di farglielo sapere :) 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @AzarRudif

9 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Sarebbe ora di farglielo sapere

Ben detto! 

A volte ci si arrende all'evidenza di non essere compresi, di dover restare ai margini. Questo può significare subire, essere apparentemente passivi. Occorre avere la forza per invertire la rotta, o almeno per far sentire la propria voce. 

Grazie per aver letto e commentato! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

 

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

Quanto io sia sola in questo tumulto.

@Cristina Einhver buonasera.

Ciò che ho letto mi ha colpito, è profondo come l'anima di chi conosce il dolore.

Una poesia è tale quando emoziona, quando ci si ritrova dentro in una frazione di secondo. 

Do un valore al tuo scritto profondo

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

In un vortice

ho perso la mia voce.

Intro colma di significato, intro alla poesia e forse sintesi del senso stesso della poesia

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

La corrente di mare ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi.

Wow, niente da aggiungere, la vita ti spoglia nonostante ci bardiamo di scudi.

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

Altra bella immagine, le increspature intese come i dettagli della nostra vita? Le vette delle montagne amplificano l'imponenza dell'immagine ma, forse, stridono con la scena dove tu sei in balia del mare.

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

manipolabile, un filamento di rame tra le dita.

Molto delicata come immagine, e quindi molto pertinente.

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Hanno detto

che sono stata ferma

statica come l’ago di una bilancia rotta

legata a una sedia o a un palo

con gli occhi spalancati a fissare un punto nel muro.

Hai ripetuto lo stesso concetto, arricchendolo ogni verso, ma mai noiosamente.

 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

Quanto io sia sola in questo tumulto.

Questa è probabilmente la strofa più filosofica, che da un senso alla poesia. Provo a scrivere il senso che mi ha trasmesso: ti additano come una persona poco intraprendente? Schiava delle fatiche di qualcun altro per arrivare da qualche parte nella vita? Mentre in realtà hai tanta energia e tanta voglia di metterti in gioco? Questo ti provoca rabbia e frustrazione.

Ciao, complimenti poesia molto bella.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @edotarg

Grazie per aver letto e aver dato una tua interpretazione ai miei versi. Hai colto molto bene il fatto che tutta la poesia è incentrata sul contrasto tra l'immobilità, la presunta mancanza di intraprendenza percepita dagli altri e quello che in realtà sento; tutta la rabbia che ribolle sotto la superficie di calma apparente e l'energia che mi anima. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

Trovo eccellente l'uso della congiunzione avversativa in questo contesto: destabilizza il lettore, perchè i luoghi che indichi tutto permettono fuorché il riposo. Questo contrasto è molto poetico, perchè crea una cosa nuova. Per l'io lirico non è affatto ovvio che il mare in tempesta scuota e trascini via. Egli lì vuole trovare la pace, e si meraviglia che gli sia negata.

Interessante il contrasto tra gli elementi dei versi qui sotto, che ho posto in corsivo,

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

In un vortice (...)

La corrente di mare ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi

 

e gli elementi seguenti:

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Hanno detto

che sono stata ferma

statica (...)

legata a una sedia o a un palo (...).

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

 

Nei primi vi è movimento vorticoso, incessante; nei secondi staticità mortifera, peso insostenibile e fatica senza senso (il "macigno dell'eroe" mi ha fatto pensare al mito di Sisifo).

La conclusione giunge stentorea: 

Il 5/10/2020 alle 10:45, Cristina Einhver ha scritto:

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

Quanto io sia sola in questo tumulto

 

I tuoi versi sono belli, fieri e rabbiosi. Li ho notati appena li hai postati ma solo ora sono riuscita a lasciare questo piccolo commento. Grazie, @Cristina Einhver.

 

Modificato da Ippolita2018

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In un vortice

ho perso la mia voce.

"vortice" contiene la parola voce (prodotta da una vibrazione) così che non è veramente persa,  bensì inglobata in una rotazione spaziale capace di contenerla.   

 

La corrente di mare ha trascinato via i miei resti,

risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi.

come nel verso precedente anche in questo viene descritto un potere in azione che, seppur agente nel reame naturale, par manifestare una certa "intenzionalità". Le parole (sottolineate) richiamano l'immensa energia in gioco nel divenire, sia naturale che umano. 

 

Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature,

sulle vette delle montagne e delle onde.

analogamente all'occhio del ciclone, in perfetta quiete, alla sommità di un'increspatura/montagna per quanto piccolo v'è un baricentro. Osservate come vengono poste in equilibrio le pietre

 

 

per capire quanto l'anelito del poeta, per quanto di difficile realizzazione non sia, tuttavia, irrazionale.

Magari per un solo attimo (da cogliere), quel che si dice l'attimo che vale una vita.

 

Sono stata fragile nella mia vita,

manipolabile, un filamento di rame tra le dita.

poichè in quella vissuta sin qui, cedevole alle sollecitazioni altrui

 

Hanno detto

che sono stata ferma

statica come l’ago di una bilancia rotta

legata a una sedia o a un palo

con gli occhi spalancati a fissare un punto nel muro.

è mancato il collegamento con la propria sorgente, la propria forza vitale

 

 

Hanno detto

che la mia natura è simile

al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva.

che pur presente non trova la strada per "uscire", riproponendo (nei giorni) la sfida e, pur nella sua posizione di riguardo (dipendendo però dalla prospettiva) non è realizzazione ma condanna. 

 

Non sanno, non immaginano

quanto io sia ostile a tutto

e diversa in fondo

in questo "vortice" che costringe la propria voce (io-coscienza-anima ecc.) a "ruotare" senza poter esprimersi (uscire), allo stesso modo d'un pianeta costretto nell'orbita, non son possibili che due stati: d'accettazione o diniego. 

 

Quanto io sia sola in questo tumulto.

ma il secondo (diniego) poco può contro le forze in gioco. Apparentemente uguale all'altri, quel pianeta, pur condividendone la collocazione solare, risulta corpo estraneo a se stesso. 

 

Questa è un'altra possibile interpretazione dell'opera:  "astronomicamente", qual "voce"  di un corpo celeste (pianeta) catturato ( o creato) dal suo sole-padrone e l'anelito a sfuggirne.

A volte si scrivono cose, si provano emozioni che in seguito rivelano particolari inattesi, collocazioni differenti... 

 

Niente da commentare riguardo la costruzione dei versi, essendo seguace dell'ispirazione credo fermamente che tutte le opere abbiano il loro valore, specificità e inerenza. Perciò non potrò mai esser critico... lo sarei dell'ispirazione, uno dei pochi doni piovuti dal cielo per l'uomo.

 

Complimenti per la poesia. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

OSe potessi sintetizzare in una frase il senso dei tuoi versi userei le parole di Simone Weil,: "ogni essere grida di essere letto in modo diverso".

 

La parola chiave della Weil e' "grida".

Se c'e' un anima di questa poesia talmente nascosta da apparire come l evidente per chi sa vedere e' proprio questa.

 

La poesia sembra narrare la solitudine di un anima che non viene mai incontrata dove si abita.

E' come se ognuno di noi abitasse in un grande palazzo e in questo palazzo ci fossero tanti appartamenti e negli appartamenti innumrevoli stanze.

Noi abitiamo la nostra anima in una di queste stanze e attendiamo che l altro bussi alla giusta porta.

Accade invece che I giudizi degli altri bussino a stanze in cui noi non abitiamo.

In questa folla di non incontri sentiamo il peso della solitudine e da questa solitudine nasce il grido di cui parla la Weil.

Gli ultimi versi

"Quanto io sia ostile a tutto e diversa in fondo.

Quanto io sia sola in fondo"

 

Sembrano proprio le parole di un grido che sembra aver cessato di sperare

Perche tutti bussano ad altre porte coi loro giudizi e nessuno apre la giusta porta in cui noi abitiamo.

E noi attendiamo in compagnia della nostra solitudine.

Se poi cercassimo anche uno strato metafisico del non incontro potremmo citare Beckett col suo Aspettando God+ot.

Noi siamo in fondo una preghiera non detta e in un altro strato dell anima speriamo che sia Dio a bussare alla stanza in cui abitiamo la nostra anima

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×