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Lesa Maestà

La solitudine di averti accanto

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Ti sei incastrato nelle imperfezioni della vita. 

Ritorni negli errori. Rivivi, da spirito, negli inciampi.

Sei in un caffè servito freddo, nell’ordinazione che non arriva. In un servizio scadente. In un dolce che sembrava più buono e, alla fine, è amaro. Nella guida incerta di un ragazzo in motorino che mi sorpassa e quasi cade. Nei graffi sull’auto rossa, la mia auto rossa. Nella mano di un uomo che mi sfiora. Nei passi di qualcuno che guardo e scambio per te. In un calzino troppo grande che finisce nel cestino.

 Sei rimasto, come uno sospiro, intrappolato in alcune parole, anche se non è più la tua voce a pronunciarle. 

Te ne sei andato, ma hai lasciato il tuo riflesso in dettagli di vita scadenti. 

Quei particolari, un tempo, mi avrebbero ricordato te e avrei sorriso. Adesso, quando in loro ti intravedo, è un malinconico disprezzo a salirmi alle labbra. E tutte le parole che abbiamo condiviso, siano state queste d’amore o d’odio, di pace o di guerra,  d’attacco o di disarmo, di abbandono o di sesso, tutte mi restano in gola. E, a ogni respiro, tento di scacciarti, e alla fine sì, ci riesco. Ma, anche andandosene, graffiano lo stesso.

Sei tu a ferirmi ancora. La tua volontà di farmi del male mi rende vulnerabile pure adesso che siamo tornati estranei. Non puoi più toccarmi, non puoi più parlarmi. Pretendi lo stesso di respirarmi addosso. Cos’è, del resto, un fantasma, se non una memoria che non vuole morire?

Ti vedo in tutti i particolari che hai contaminato con le tue miserie. 

Ti vedo, li vedo. E se potessi darei alle fiamme anche il mare, pur di strapparti via da me.

Ma la solitudine di averti accanto, no, non la vivo più.

 

 

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Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

 

 

Ti sei incastrato nelle imperfezioni della vita. 

Ritorni negli errori. Rivivi, da spirito, negli inciampi.

Sei in un caffè servito freddo, nell’ordinazione che non arriva. In un servizio scadente. In un dolce che sembrava più buono e, alla fine, è amaro. Nella guida incerta di un ragazzo in motorino che mi sorpassa e quasi cade. Nei graffi sull’auto rossa, la mia auto rossa. Nella mano di un uomo che mi sfiora. Nei passi di qualcuno che guardo e scambio per te. In un calzino troppo grande che finisce nel cestino.

 Sei rimasto, come uno sospiro, intrappolato in alcune parole, anche se non è più la tua voce a pronunciarle. 

Te ne sei andato, ma hai lasciato il tuo riflesso in dettagli di vita scadenti. 

Quei particolari, un tempo, mi avrebbero ricordato te e avrei sorriso. Adesso, quando in loro ti intravedo, è un malinconico disprezzo a salirmi alle labbra. E tutte le parole che abbiamo condiviso, siano state queste d’amore o d’odio, di pace o di guerra,  d’attacco o di disarmo, di abbandono o di sesso, tutte mi restano in gola. E, a ogni respiro, tento di scacciarti, e alla fine sì, ci riesco. Ma, anche andandosene, graffiano lo stesso.

Sei tu a ferirmi ancora. La tua volontà di farmi del male mi rende vulnerabile pure adesso che siamo tornati estranei. Non puoi più toccarmi, non puoi più parlarmi. Pretendi lo stesso di respirarmi addosso. Cos’è, del resto, un fantasma, se non una memoria che non vuole morire?

Ti vedo in tutti i particolari che hai contaminato con le tue miserie. 

Ti vedo, li vedo. E se potessi darei alle fiamme anche il mare, pur di strapparti via da me.

Ma la solitudine di averti accanto, no, non la vivo più.

 

 

Bene...ho riletto il tuo frammento diverse volte..non mi soffermo su errori di stile o presunti tali come spesso si fa in questa officina. Forse qualche virgola di troppo ma questa è solo la mia impressione. Lasciamo questa pratica ai correttori di bozze.

Vorrei soffermarmi invece su ciò che il tuo frammento mi ha tramesso emotivamente. Te lo dico in due parole: incertezza emotiva. Non riesco a capire cosa provo perchè non riesco a capire la natura di questo tuo rapporto. Parli di qualcuno che non c'è più e non ha lasciato un buon ricordo? Parli di un periodo della tua vita che sembrava felice ma che si è rivelato triste? Non sei contenta (tu o chiunque sia il protagonista) di aver messo da parte questa brutta esperienza? Non è forse umano avere degli strascichi dopo una esperienza umana di bassa qualità? Come fa a farti del male costui da estraneo? Lo fa il tuo incoscio attraverso lui?

Molto forte l'immagine "ma hai lasciato il tuo riflesso in dettagli di vita scadenti" ....complimenti.

In ogni caso funziona bene come frammento. Mi viene voglia di leggere il seguito

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Buongiorno @Lesa Maestà

 

L'incipit preannuncia burrasca.

Un rapporto sentimentale concluso, a causa di un Lui pieno di difetti. Perché è di questo Lui che si intravede il carattere fin dalle prime parole.

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Ti sei incastrato nelle imperfezioni della vita. 

Ritorni negli errori. Rivivi, da spirito, negli inciampi.

Lei, la protagonista, invece si definisce solo nell'incapacità di ripulire sé stessa dalle macchie che le ha vomitato addosso il compagno nel corso della relazione.

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Sei in un caffè servito freddo, nell’ordinazione che non arriva. In un servizio scadente.

Dopo "non arriva" avrei sostituito il punto fermo con una virgola, sembra appartenere allo stesso elenco.

 

Il 11/10/2020 alle 11:57, Davide Carrozza ha scritto:

Nella mano di un uomo che mi sfiora. Nei passi di qualcuno che guardo e scambio per te. In un calzino troppo grande che finisce nel cestino.

A proposito di elenco, dava l'idea di un crescendo, dal caffè freddo al graffio sulla macchina, per arrivare al contatto fisico con la mano, uno sguardo... e poi il calzino stona tutto.

Prova a dare un valore ad ogni elemento  per arrivare ad un culmine. Il "calzino troppo grande", forse sono due, spaiato potrebbe avere più senso buttarlo via, a meno che il calzino incriminato non sia di Lui.

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

 Sei rimasto, come uno sospiro,

Errore di battitura.

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Sei rimasto, come uno sospiro, intrappolato in alcune parole, anche se non è più la tua voce a pronunciarle. 

Te ne sei andato, ma hai lasciato il tuo riflesso in dettagli di vita scadenti. 

Mi garba questa contrapposizione!

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Quei particolari, un tempo, mi avrebbero ricordato te e avrei sorriso.

"Quei particolari" ti riferisci a quelli sopra elencati? nessuno di loro è piacevole, perché avrebbe sorriso associandoli a Lui?

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Ma, anche andandosene, graffiano lo stesso.

Anche questa frase è molto bella. Il distacco con quell'uomo è stato davvero difficile e tormentoso.

 

Il 5/10/2020 alle 00:14, Lesa Maestà ha scritto:

Sei tu a ferirmi ancora. La tua volontà di farmi del male mi rende vulnerabile pure adesso che siamo tornati estranei. Non puoi più toccarmi, non puoi più parlarmi. Pretendi lo stesso di respirarmi addosso. Cos’è, del resto, un fantasma, se non una memoria che non vuole morire?

Non capisco, c'è un distacco completo tra i due personaggi, così capisco leggendo, come può, dunque, ferirla ancora? Essendo un frammento, può anche darsi che alla domanda risponda il resto del testo.

 

Si sono lasciati, ma la presenza di uno continua a tormentare la vita dell'altra. Il sospetto che Lui sia morto mi è venuto, leggendo solo questo stralcio, io non lo riesco a capire. "La solitudine di averti accanto" non la vive più, perché questo non la rincuora?

Le parole che hai scritto trasmettono davvero tormento e inquietudine, il suo compagno doveva davvero avvilirla per portare la sua mente a tali pensieri e associazioni. Ogni situazione negativa, subito le porta Lui alla mente. Come avrà mai vissuto quest'uomo per averla tubata tanto? Mi piacerebbe davvero saperlo.

 

Un saluto, Fede.

 

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@Lesa Maestà Ben trovata! :)

 

Mi ha colpito il tuo stile, il tuo modo di scrivere con parole e espressioni mai banali, anzi, immagini che impreziosiscono quello che racconti.

Ne sono una dimostrazione l'incipit e il finale. 

Non trovo sostanziali errori di forma e sintassi.

Complimenti, e a rileggerti!

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«Non puoi più toccarmi, non puoi più parlarmi.

Pretendi lo stesso di respirarmi addosso.

Cos’è, del resto, un fantasma,

se non una memoria che non vuole morire?

Ti vedo in tutti i particolari

che hai contaminato con le tue miserie. 

Ti vedo, li vedo.

E se potessi darei alle fiamme anche il mare,

pur di strapparti via da me.

Ma la solitudine di averti accanto, no,

non la vivo più.»

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Cara Lesa Maestà,

 

questo frammento è stupendo.

Non ho altro da commentare.

Ho riconosciuto tutta la mappa dei sentimenti che, hai così ben tracciato, dentro queste splendide similitudini e che richiamano alla mente la vita ordinaria.

Già è proprio vero che certi fantasmi pretendono di continuare a vivere in quella  realtà materica in cui stiamo.

Comprendo  molto bene il significato di questa frase: "la solitudine di averti accanto".

Nessuno lo può sapere e descrivere come hai fatto tu se non è stato vissuto.

Ma sai cosa ti dico? Certi fantasmi vivono anche grazie a noi che vogliamo struggerci.

Lasciamoli andare per la loro strada, vivere è troppo meraviglioso per perderci tutta la bellezza che ci sta attorno.

 

Grazie

 

Chiara

 

 

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@Davide Carrozza ciao, scusa per il ritardo nella risposta. Ti ringrazio per la lettura e per l’attenzione. Mi dispiace che il testo non ti sia risultato chiaro: ciò che volevo trasmettere è la fine di un rapporto d’amore malsano, con tutte le conseguenze emotive del caso. 
 

@fcwfex chiedo scusa anche a te e a @Poeta Zaza per il ritardo nel rispondere! Vari impegni mi hanno tenuto lontana dal Forum. 
Ti ringrazio per la lettura e l’attenzione... sì, il calzino è quello di lui. All’ultima domanda ti rispondo che, troppo spesso, ci si affeziona anche allo stare male. 
 

@Poeta Zaza grazie davvero! Sono felice che ti sia piaciuto.

 

@Aegis ciao, scusami ma non ho ben compreso il tuo commento. :-(

 

 

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Prendi il mio commento. 

Mettilo su Word.

Stampalo e conservalo in una cartella dal titolo Poesie.

Perché è una poesia.

 

 

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Ciao Lesa Maestà, il tuo testo è molto toccante e tratta un argomento che purtroppo per alcune donne rappresenta un tunnel senza via d’uscita pur non toccando picchi particolarmente drastici. Rapporti di lunga durata nei quali ci si ritrova prigioniere e che sono fondati sul nulla più assoluto, donne che non vogliono ammettere di essere usate per colmare la solitudine. Il tuo racconto in poche parole racchiude una carica emotiva di grande impatto. Complimenti l’ho apprezzato moltissimo.

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