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Sjø

Alle presentazioni vi sentite a vostro agio?

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Parlo da sociopatico quale sono: vi sentite a vostro agio durante le presentazioni? Vi piace farle? Come vi siete trovati o prevedete di trovarvi davanti a un pubblico numeroso?

La considero la parte negativa del provare a fare lo scrittore quella delle presentazioni, il mio sogno sarebbe pubblicare per un editore medio/grande (esempio Fazi), varare poi il libro e lasciarlo al suo destino senza mai apparire in pubblico: un'utopia.

Il bello è che il mio lavoro è al pubblico: faccio lezioni tutti i giorni, da sette anni, di fronte a un pubblico variabile dalle quattro alle quindici persone, e ogni giorno odio, e mi mette un po' di ansia, doverlo fare, anche se amo nel profondo la materia (scientifica) che tratto e ciò scavalca il resto permettendomi di andare avanti.

In editoria vale la stessa cosa: la volontà di scrivere e condividere una storia annebbia il timore delle presentazioni.

Mi farebbe piacere sentire la vostra.

 

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Mi sono sempre trovato malissimo. A parte che mi stanco facilmente quando parlo (perché non ho interesse a parlare con gli altri) e quindi mi cadono gli occhi dopo quaranta minuti, proprio non m'interessa raccontare il romanzo al pubblico. Romanzo/romanzi che tra parentesi non ricordo dopo un anno/due anni e che quindi non so più descrivere.

 

Inoltre mi sono fatto male e non vado dal logopedista, quindi una volta su tre mi s'incastra la mascella.

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Sì, lo faccio volentieri nonostante sia di indole timida. Adoro parlare dei miei romanzi, soprattutto se sono gli altri a farmi domande.

Mi aiuta ovviamente essere stato a contatto diretto con il pubblico per trentanove anni...

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Non ci avevo mai pensato. In effetti... ecco un motivo in più per non diventare mai e poi mai scrittrice... non paga abbastanza e devi fare le presentazioni. A me piace solo ascoltarle. E poi non sono abbastanza narcisista: gli scrittori di lavoro spesso hanno un ego strabordante e adorano ascoltarsi parlare, non importa di cosa.

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Sì, in genere mi vergogno (anche perché sono brutta e non vorrei essere molto "guardata"), ma credo che siano un bel momento di condivisione con i potenziali lettori e quindi sia bene farne, anche forzando un pochino i nostri limiti. Quelle on-line invece mi annoiano tantissimo e non sono mai riuscita a guardarne per intero. 

Secondo me molto dipende da come si organizzano: il moderatore deve aver letto il libro (cosa che dovrebbe essere scontata, ma capita di avere l'impressione che invece...) e deve quindi riuscire a trovare una chiave di interpretazione che oltrepassi le informazioni della quarta di copertina! Inoltre credo che la durata di questi incontri non debba mai superare i 45 minuti-ora. 

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Non ho ancora mai fatto una presentazione, ma non credo la farei mai. Non mi sento a mio agio in mezzo alle persone.

 

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11 ore fa, Sjø ha scritto:

Parlo da sociopatico quale sono: vi sentite a vostro agio durante le presentazioni? Vi piace farle? Come vi siete trovati o prevedete di trovarvi davanti a un pubblico numeroso?

La considero la parte negativa del provare a fare lo scrittore quella delle presentazioni, il mio sogno sarebbe pubblicare per un editore medio/grande (esempio Fazi), varare poi il libro e lasciarlo al suo destino senza mai apparire in pubblico: un'utopia.

 

Sarebbe anche la mia utopia, perché questa è.

Ho parlato tante volte in pubblico. Ho fatto l'insegnante per anni. Facevo anche l'attore di teatro, e ciò mi ha consentito di girare per tutta l'Italia e all'estero, con migliaia di spettatori a spettacolo. Di solito facevo il protagonista quindi stavo ore sul palco senza mai uscire. Per due volte mi sono travestito da donna, scarpe con i tacchi comprese (ma le donne come fanno?). Di conseguenza ho fatto anche conferenze stampa pubbliche.

Poi ho dovuto smettere perché avevo cominciato a parlare male.

 

Oggi preferisco di gran lunga scrivere piuttosto che parlare, quindi le presentazioni classiche le devo escludere (anche per il lavoro che faccio). Però ho notato che alcune case editrici permettono ai loro autori di fare brevi video di presentazione, in cui vedi l'autore in faccia e il libro del caso, e poi li piazzano sul loro sito visibili a tutti. Ovviamente non ci sono domande da parte del pubblico. Una "presentazione" così credo che la farei. Credo perché avrei qualche remora a farmi "guardare", non essendo un figo di prima categoria, muscoloso e zeppo di tatuaggi (e magari pure rapato a zero). Sarebbe un buon compromesso tra nuove e vecchie tecnologie di comunicazione. Anzi, forse le presentazioni via Web sono il futuro. Questa non è utopia.

Il mio ideale sarebbe quello che dici tu: "varare poi il libro e lasciarlo al suo destino senza mai apparire in pubblico", ma è pura utopia.

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Questa è una delle cose che mi spaventa di più, in caso di pubblicazione. Magari sembra stupido ma non mi piace proprio essere al centro dell'attenzione. Sono una persona timida e se mi sento eccessivamente osservata comincio a dare il peggio di me con balbettii e cose simili. Purtroppo però pubblicando con una piccola CE è impensabile non farle. 

Mi consola un po' il fatto di non essere l'unica a quanto pare :festeggiamo:

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13 ore fa, Sjø ha scritto:

Parlo da sociopatico quale sono: vi sentite a vostro agio durante le presentazioni? Vi piace farle? Come vi siete trovati o prevedete di trovarvi davanti a un pubblico numeroso?

Io per ora ne ho fatte solo due e devo dire che è stato bello. Ero in ansia prima ma poi, durante la presentazione, ero sciolta e vedevo che il pubblico sembrava sveglio e mi fa piacere parlare del mio romanzo...alla fine entrambe le presentazioni mi sembrano venute bene. Alcuni amici si sono anche complimentati per come avevo 'tenuto banco'!

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Non ne ho ancora fatte, ma sinceramente non mi creerebbe nessun problema, così come trovo normalissimo per l'essere umano interagire con le persone. Sono rimasto molto sorpreso dalle vostre risposte.

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No, non mi piacerebbe e non le farei mai. Come la maggior parte di chi ha risposto qua sopra sono introversa e poco propensa a interagire con le persone e a parlare in pubblico. Inoltre ho difficoltà a esprimermi e ho un timbro vocale molto basso. Scrivere è bello anche per questo: ti permette di comunicare senza esporti eccessivamente; o meglio, è ovvio che in qualche modo ci si espone anche scrivendo, ma non in maniera così "pericolosa".

Eppure percepisco in molti una critica sibillina: "cosa scrivi a fare se poi non vuoi presentare quello che hai scritto?"

Però è così, non ci si può far nulla. C'è chi è nato per parlare, per "vendersi", per interagire a livello sociale e chi no. Dovrei smettere di scrivere per questo?

Poi ci sono le case editrici che non ti considerano se non sei disposto/a a esporti in pubblico, e le capisco: le presentazioni (quelle fatte bene) portano vendite. Io per fortuna (tanti anni fa), ho trovato una casa editrice digitale che mi ha rassicurato su questo fatto. È chiaro che noi "allergici alla comunicazione" dobbiamo anche accontentarci: io per esempio mi sono accontentata di pochissimo.

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6 minuti fa, mutantboy ha scritto:

Sono rimasto molto sorpreso dalle vostre risposte.

 

In realtà è normale che sia così. Dipende anche dalla tua immagine fisica personale. Voglio dire, se sei una ragazza giovane e bella, con gli occhioni verdi, e ti presenti con una minigonna cortissima da cui si (intra)vede uno stacco di coscia notevole e hai due "occhi pettorali" di ottima fattura, allora vai a fare presentazioni, certo, e magari vendi alla grande (soprattutto al pubblico maschile). Se invece sei una vecchietta di 85 anni, con la dentiera, e ti presenti tutta curva per le spondiloartrosi e col naso ricurvo con foruncolo tipo Befana, allora è opportuno non fare presentazioni, che la gente se ne va via dopo dieci secondi. :)

Nel mio caso, è dovuto a una minuscola "disabilità" che non mi permette a volte di parlare fluentemente. Poi c'è il discorso del futuro. Ho due nipotini di uno e due anni. Loro probabilmente vedranno presentazioni via Web, se vogliono. Quelle classiche in libreria non le vedranno neppure di striscio.

L'ideale maschile sarebbe uno muscoloso, con la testa rapata a zero, pieno di tatuaggi e una svastica disegnata sulla nuca, oltre che sul braccio in formato XL, e promuove un libro intitolato (più o meno) "Hitler e Mussolini, i più grandi statisti europei di tutti i tempi". Che a volte penso che tatuatori e parrucchieri abbiano fatto qualche offerta speciale su croci celtiche e capelli a zero, visto che ultimamente vanno molto di moda. ;);)

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2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

In realtà è normale che sia così. Dipende anche dalla tua immagine fisica personale. Voglio dire, se sei una ragazza giovane e bella, con gli occhioni verdi, e ti presenti con una minigonna cortissima da cui si (intra)vede uno stacco di coscia notevole e hai due "occhi pettorali" di ottima fattura, allora vai a fare presentazioni, certo, e magari vendi alla grande (soprattutto al pubblico maschile). Se invece sei una vecchietta di 85 anni, con la dentiera, e ti presenti tutta curva per le spondiloartrosi e col naso ricurvo con foruncolo tipo Befana, allora è opportuno non fare presentazioni, che la gente se ne va via dopo dieci secondi. :)

Nel mio caso, è dovuto a una minuscola "disabilità" che non mi permette a volte di parlare fluentemente. Poi c'è il discorso del futuro. Ho due nipotini di uno e due anni. Loro probabilmente vedranno presentazioni via Web, se vogliono. Quelle classiche in libreria non le vedranno neppure di striscio.

L'ideale maschile sarebbe uno muscoloso, con la testa rapata a zero, pieno di tatuaggi e una svastica disegnata sulla nuca, oltre che sul braccio in formato XL, e promuove un libro intitolato (più o meno) "Hitler e Mussolini, i più grandi statisti europei di tutti i tempi". Che a volte penso che tatuatori e parrucchieri abbiano fatto qualche offerta speciale su croci celtiche e capelli a zero, visto che ultimamente vanno molto di moda. ;);)

 

Mah, io credo che se una persona che deve presentare un libro si crea problemi su cosa il pubblico pensa del suo aspetto fisico, forse ha scritto per il pubblico sbagliato. O ha troppa poca stima delle persone a cui si rivolge. 

Certo, se dovessi fare una gara di pettorali sulla spiaggia, avrei tantissimi problemi ad espormi in pubblico. Ma se si tratta di parlare, credo di poter risultare sufficientemente interessante e di poter essere valutato per ciò che dico. Che poi l'avvenenza aiuti, è un dato di fatto, bello o brutto che sia. Ma non è certo una conditio sine qua non.

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2 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Nel mio caso, è dovuto a una minuscola "disabilità" che non mi permette a volte di parlare fluentemente

Interessante, anch'io penso di avere una specie di disabilità nella comunicazione verbale. Ho consultato neurologi, psichiatri e psicologi senza cavarne un ragno dal buco, hanno solo ipotizzato che si trattasse di un problema dello sviluppo e si sono concentrati su altro...

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11 minuti fa, mutantboy ha scritto:

Ma se si tratta di parlare, credo di poter risultare sufficientemente interessante e di poter essere valutato per ciò che dico. Che poi l'avvenenza aiuti, è un dato di fatto, bello o brutto che sia. Ma non è certo una conditio sine qua non.

(y) 

SI va per presentare il proprio romanzo, non se stessi.

Conta saper intrattenere le persone, essere sciolti nell'eloquio e, soprattutto, avere qualcosa da comunicare.

Gli occhioni verdi e il fisico da body-guard alle presentazioni in libreria servono poco o nulla.

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4 minuti fa, mutantboy ha scritto:

Certo, se dovessi fare una gara di pettorali sulla spiaggia, avrei tantissimi problemi ad espormi in pubblico. Ma se si tratta di parlare, credo di poter risultare sufficientemente interessante e di poter essere valutato per ciò che dico. Che poi l'avvenenza aiuti, è un dato di fatto, bello o brutto che sia. Ma non è certo una conditio sine qua non.

 

Hai ragione e non è una conditio sine qua non. Però per molti l'avvenenza conta e allora non mi stupirei che una persona non avvenente non voglia comparire. Comunque se si tratta di parlare, anche comparire in un video sul sito della CE è esporsi e parlare. In più eviti che la gente si concentri su come cammini o come ti muovi, su cose non letterarie in genere, visto che alla presentazione devi camminare e muoverti. Poi c'è il fatto di certe disabilità: non sono tutti ok lì fuori. Se, per esempio, fossi afasico o avessi un'emiparesi facciale, andresti a fare una presentazione?

Io prima facevo teatro e ho parlato in pubblico decine di volte, anche in conferenze stampa botta e risposta coi giornalisti. Poi il tempo ha fatto il suo corso e oggi non lo farei più, anche a causa del mio lavoro.

 

 

16 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Interessante, anch'io penso di avere una specie di disabilità nella comunicazione verbale. Ho consultato neurologi, psichiatri e psicologi senza cavarne un ragno dal buco, hanno solo ipotizzato che si trattasse di un problema dello sviluppo e si sono concentrati su altro...

 

Non ti hanno mai parlato di leggera "disartria" o "afasia fluente"? "Afasia fluente" fa un po' ridere perché uno potrebbe domandarsi "ma un afasico non parla per definizione, come cavolo può essere fluente?". Eppure esiste anche quella :) e mi pare più diffusa del Covid…

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Grazie a tutti per le risposte, mi ritrovo molto in quello che dite, ma non ne faccio una questione di presenza fisica o di bellezza, è proprio una cosa che mi porto dietro sin da bambino: il non voler stare al centro dell'attenzione. Purtroppo lo faccio per lavoro, e la passione della materia che tratto mi aiuta, ma sto tentando di cambiare.

Non è questione di abitudine, altrimenti dovrei essere chissà quale oratore dopo sette anni che parlo in pubblico dal lunedì al venerdì, anzi sempre peggio. Mi ritrovo anche nelle parole di chi dice che non ha voglia di parlare di quello che ha scritto.

Allora vi domando: se non avete intenzione di fare presentazioni e state scrivendo, come vi regolate per quel futuro e/o presente, in cui pubblicherete?

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10 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Non ti hanno mai parlato di leggera "disartria" o "afasia fluente"?

Grazie, ora andrò a farmi un'autodiagnosi col dr Goog... ehm, cioè, a informarmi xD

 

11 minuti fa, Sjø ha scritto:

Allora vi domando: se non avete intenzione di fare presentazioni e state scrivendo, come vi regolate per quel futuro e/o presente, in cui pubblicherete?

Ammesso che pubblicherò ancora (il che non è scontato) farò come ho scritto sopra: con case editrici digitali che non caldeggino per le presentazioni/video ecc. oppure in self. E mi accontenterò di quel che viene.

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8 minuti fa, *Antares* ha scritto:

ora andrò a farmi un'autodiagnosi col dr Goog... ehm, cioè, a informarmi xD

 

xDxDxD

Il dr Google è il meno laureato, eppure il più ascoltato :rotol::rotol:

 

 

8 minuti fa, *Antares* ha scritto:

oppure in self

 

Ottima idea!

Hasta la victoria, siempre! :approvo:

Come dice Rocco Hunt nella sua strabellissima e strapoeticissima "Nu juorno buono"…

Dimentica le banche

li presteremo noi a loro

zero padroni, gli ruberemo il trono!

Non c'è la fila allo sportello

se tifi un'altra squadra sei lo stesso mio fratello.

 

Il self è un'inversione del potere, che passa dall'alto al basso. Il potere dal basso mi aggrada di più ;) Ti lovvo ;)

 

 

32 minuti fa, Sjø ha scritto:

se non avete intenzione di fare presentazioni e state scrivendo, come vi regolate per quel futuro e/o presente, in cui pubblicherete?

 

Come dicevo sopra, privilegerei le CE che permettono agli autori di mettere video di presentazione sui loro siti. Oppure in self, come dice @*Antares*  più sopra. Oppure mi rivolgerò a CE con caratteristiche di trasparenza particolari (ne ho trovata una) :)

 

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58 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Scrivere è bello anche per questo: ti permette di comunicare senza esporti eccessivamente; o meglio, è ovvio che in qualche modo ci si espone anche scrivendo, ma non in maniera così "pericolosa".

Io non la vivo così. Scrivere credo che sia la cosa più pericolosa che faccio, dal punto di vista dell'espormi. Perchè, pur essendo un romanzo di fiction, traspaiono il mio pensiero e la mia sensibiltà su tanti temi...

I giorni prima dell'uscita del mio romanzo continuavano a frullarmi in testa pensieri del tipo 'Ma sei impazzita? Ma perché hai pensato di pubblicarlo? Ora tutti ti vedranno 'nuda'.'

Ti dirò, la sensazione era che fosse una messa a nudo più radicale, più profonda e quindi più pericolosa che non presentarmi spogliata nell'atrio del mio luogo di lavoro.

 

Parlare in pubblico è una cosa che ho imparato con il tempo.

Da ragazzina, la prima volta che dovetti farlo, alla fine mi chiesero se avevo l'asma, da tanto ero in affanno mentre parlavo...

Poi, all'università ho fatto un sacco di esami orali e anche nel mio percorso post laurea, avevo un professore che ci faceva parlare spesso in pubblico, in congressi o cose del genere. Molti colleghi l'hanno vissuto come un calvario, per me invece progressivamente è andata sempre meglio.

Ad oggi, se devo parlare in pubblico della mia materia professionale, ho zero problemi.

Parlare del mio romanzo è, ovviamente, un po' più complicato, perché il tema è personale, ma è anche più bello. Spero di rifarlo presto!

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45 minuti fa, Marcello ha scritto:

(y) 

SI va per presentare il proprio romanzo, non se stessi.

Conta saper intrattenere le persone, essere sciolti nell'eloquio e, soprattutto, avere qualcosa da comunicare.

Gli occhioni verdi e il fisico da body-guard alle presentazioni in libreria servono poco o nulla.

 

Hai ragione al 100% per me! (y) 

Il problema non sei tu, ma la dismorfofobia, cosa che magari non sta nella tua esperienza, ma nella mia sì. Ragion per cui, non mi stupirei. Dici "essere sciolti nell'eloquio", giusto ma è che molti non lo sono, a volte a causa di disabilità. Okay, forse prendo casi al limite, ma io ho incontrato parecchie di queste situazioni e forse mi influenzano a livello inconscio. È come quando vedo gente che ignora del tutto le barriere architettoniche. (Poi diventano disabili e come per magia se ne lamentano e protestano urbe et orbi). Ecco, la presentazione classica in libreria mi suona come un'enorme barriera architettonica.

Chiedo scusa per l'argomento forse troppo collaterale, ma mi sta molto a cuore.

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10 minuti fa, CB85 ha scritto:

Perchè, pur essendo un romanzo di fiction, traspaiono il mio pensiero e la mia sensibiltà su tanti temi...

Sì, anche a me succede di provare sensazioni di vergogna/ansia ecc. quando faccio leggere qualcosa di mio. Non solo nei confronti degli sconosciuti, ma anche dei familiari. A loro non faccio leggere più niente perché sono un po' prevenuti, criticoni e rompiballe (sui contenuti più che altro). I miei amici invece sono più aperti, ma allo stesso tempo sanno formulare critiche appropriate. E comunque anche con loro sono un po' in ansia.

Però per me esporre i miei scritti è diverso che esporre la mia persona e la mia espressione. Sarà che scrivere mi dà il tempo di "presentarmi" in un certo modo e di soppesare le parole (spesso ho questo problema di non riuscire a formulare un termine corretto, e infatti i miei discorsi verbali sembrano quelli di un'adolescente, mentre scrivendo ho la possibilità di ravanare nel cervello alla ricerca di quel dannato termine).

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5 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Il problema non sei tu, ma la dismorfofobia, cosa che magari non sta nella tua esperienza, ma nella mia sì. Ragion per cui, non mi stupirei. Dici "essere sciolti nell'eloquio", giusto ma è che molti non lo sono, a volte a causa di disabilità. Okay, forse prendo casi al limite, ma io ho incontrato parecchie di queste situazioni e forse mi influenzano a livello inconscio. È come quando vedo gente che ignora del tutto le barriere architettoniche. (Poi diventano disabili e come per magia se ne lamentano e protestano urbe et orbi). Ecco, la presentazione classica in libreria mi suona come un'enorme barriera architettonica.

Chiedo scusa per l'argomento forse troppo collaterale, ma mi sta molto a cuore.

Concordo in pieno con tutto quello che hai scritto!

Però concordo anche con @Marcello: il fisico non è sufficiente, un sacco di persone "non dotate" riescono in questo come in altri ambiti perché possiedono quel carisma e quel modo di fare che li mettono in sintonia col pubblico e che mancano ad altri. Per esempio a me xD

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13 minuti fa, *Antares* ha scritto:

Per esempio a me xD

 

Non ci credo, sorry, non ti manca niente xD

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20 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Dici "essere sciolti nell'eloquio", giusto ma è che molti non lo sono, a volte a causa di disabilità.

Ok, su questo siamo pienamente d'accordo: avere dei problemi che condizionano la spontaneità nel colloquio è un limite, che si può superare ma è comunque un ostacolo.

Ma il mio intervento riguardava l'avvenenza fisica, che in una presentazione in libreria (biblioteca o altro luogo culturale) non ti fa vendere copie in più, sempre che tra il pubblico non ci sia qualcuno andato lì con secondi fini :).

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2 ore fa, mutantboy ha scritto:

Mah, io credo che se una persona che deve presentare un libro si crea problemi su cosa il pubblico pensa del suo aspetto fisico, forse ha scritto per il pubblico sbagliato. O ha troppa poca stima delle persone a cui si rivolge

Preciso una cosa perché sono stata la prima a parlare di bruttezza.
Quello è un limite mio con la mia immagine (non mi piaccio e non amo essere guardata e meno ancora fotografata), ma non credo che al pubblico di una presentazione freghi nulla di questo aspetto! Le presentazioni non sono sfilate e uno ci va con la dotazione che ha e con, si spera, la voglia di condividere idee e suggestioni sul proprio scritto. 
 

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2 ore fa, Sjø ha scritto:

Allora vi domando: se non avete intenzione di fare presentazioni e state scrivendo, come vi regolate per quel futuro e/o presente, in cui pubblicherete?

 

Io mi sono regolata così: quando la CE con cui ho pubblicato mi ha chiesto se ero disposta a fare una presentazione del romanzo via webcam, ho detto semplicemente di no, grazie :) La motivazione era palese: pubblicando sotto pseudonimo, non aveva alcun senso per me farmi vedere dal vivo, sia pure tramite una diretta on-line. La CE non ha fatto storie, il responsabile marketing con cui ho parlato mi ha detto che altri loro autori non avevano gradito l'idea di apparire in prima persona, quindi alla fin fine non c'è stato problema (anche se loro ovviamente consigliavano di usare quell'opportunità).

Con la prossima CE si vedrà, ma conterei di tenere la stessa linea :)

 

 

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16 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Mi sono sempre trovato malissimo. A parte che mi stanco facilmente quando parlo (perché non ho interesse a parlare con gli altri) e quindi mi cadono gli occhi dopo quaranta minuti, proprio non m'interessa raccontare il romanzo al pubblico. Romanzo/romanzi che tra parentesi non ricordo dopo un anno/due anni e che quindi non so più descrivere.

 

Guarda, non so se sei maschio o femmina, ma io di sicuro ti sposerei! Mi hai fatto morire, senza considerare che sono d'accordo con te al 100% (anche se non ho mai fatto presentazioni). Dovrebbero darti uno spazio a Zelig: te lo meriti! :lol::lol::lol:

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2 ore fa, Marcello ha scritto:

Gli occhioni verdi e il fisico da body-guard alle presentazioni in libreria servono poco o nulla.

 

Sarà... Io però vedo che tu nelle tue presentazioni non manchi mai di mostrare la tartaruga addominale... :asd::P

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Devo dire che la cosa non mi ha mai procurato problemi tranne la prima volta per il primo romanzo pubblicato. Tenete presente, però, che di professione mi occupo di orientamento e formazione quindi parlare, trasmettere nel modo migliore contenuti ed emozioni dovrebbe essere una mia competenza forte, altrimenti son guai. Poi, certo, esiste una componente caratteriale che può agevolare oppure no e nel mio caso agevola. Mi diverto a rispondere alle domande dell'esiguo o numeroso pubblico che mi trovo davanti, a provare ad essere brillante ed empatica ma insieme chiara.

Insomma, non è certo una tortura, anzi la vivo bene e trovo utili i riscontri dal pubblico,. Le presentazioni funzionano, visto che un po' di romanzi li ho venduti così.

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