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Poeta Zaza

[MI 141] Inside

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commento di altrui testo

 

Traccia di mezzanotte: Lei e lui da soli. Al buio

 

Inside

 

Stasi

Mi celi e al contempo mi proteggi, da sempre: siamo involucro e sostanza insieme. Immobili sul posto. Inscindibili. Nel buio totale.

 

Cambiamento

Ora, il posto cambia. Ma è sempre buio e immobilità dentro.

Perché sento e percepisco che altro si muova intorno a noi? Cos’è?

 

Consapevolezza

Al contatto di qualcosa che ci scava dentro, mi sorprendo a pensare alla nostra disunione con positività, quasi tu portassi via, andandotene, il buio che sinora ci ha avvolto e coinvolto entrambi.

Sento in me una tensione, un anelito a uscire allo scoperto: non siamo un’unità, un blocco unico  e buio come ho sempre inconsapevolmente creduto.

Qualcosa sta cambiando e vuole arrivare al mio spazio al di là di te, oltre la tua oscura dimensione, per arrivare dritto alla mia sostanza, alla mia sottesa essenza.

Non è più tempo di coprirmi, non ho più bisogno di te, di un contenitore che mi toglie il respiro.

Non è una gabbia questa?

Quanto vorrei essere capace di liberarmi, anche correndo il rischio di spezzarmi nel tentativo, ma volendo a tutti i costi scrollarmi di dosso il di più che mi attanaglia, che mi impedisce ogni

movimento, che blocca dentro, al buio, la mia “sostanza”: tu, il mio “involucro”.

Posso solo sperare in qualcuno (esisterà?) che mi sappia riconoscere, cercandomi qui dentro: qualcuno che sappia le mie fattezze e non sbagli nello scartare i frammenti che mi coprono fin nelle più minute schegge di te. Che ci sappia dividere perfettamente, anche se con logori arnesi, con l’abilità delle sue mani, con la sua mente ispirata; uno sguardo che già mi conosce, avendomi già "visto" attraverso te, da solo, nella mia interezza unica. 

E quel qualcuno sta scavando, abradendo, sbozzando, sagomando, raggiungendomi.

 

Perché tu sei solo il contenitore, ma io sono l’essenza.

 

In tutti gli spazi e gli interstizi che ci facevano combaciare, ecco che oggi s'insinuano polveri e fumi, rumori e rovine. Se ci fossero sensi, sarebbero annientati da raffiche. E calda e densa una nube: paura. Che si dirada subito, nella luce che penetra con una graduale sensibilità in me.

E io sento, io lo avverto, lo so, di riflettere la bellezza perché le appartengo, come una pennellata a un quadro: questione di armonia e di nitidezza, proporzioni e profumo di valori che sottotraccia nascono migliori.

E poi la levità… Mani callose grandi e forti si fan caute; hanno urgenza le dita, ma leggero muove il tocco essenziale negli stacchi.

Precede l’involucro la sostanza, nella natura delle cose e della vita sottesa.

Ora tu, che quello eri, sei frammenti di buio ai miei piedi.

 

Libertà

Sento tensione, e torsione in movimento. Sto fuoriuscendo dalla prigione stretta di una gabbia di marmo: finalmente libera e completa, alla luce.

Adesso, statuaria e maestosa come so di essere, guardo il mio artefice,  e lui mi legge, negli occhi che ha disvelato, e mi grida:

“Perché non parli?”

 

 

 

 

 

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@Poeta Zaza ciao. Un pezzo molto raffinato e intimo.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

commento di altrui testo

 

Traccia di mezzanotte: Lei e lui da soli. Al buio

 

Inside

 

Stasi

Mi celi e al contempo mi proteggi, 

 

La descrizione di quello che vuoi rappresentare è chiara.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Cambiamento

Ora, il posto cambia. Ma è sempre buio e immobilità dentro.

 

Comunque la tensione scorre accompagnata dal mistero.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 

Non è una gabbia questa?

 

Devo notare che inizialmente pare che ci sia quasi un amore che unisce contenitore e contenuto; con questa frase, mi fai crollare tale convinzione.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quanto vorrei essere capace di liberarmi, anche correndo il rischio di spezzarmi nel tentativo, ma volendo a tutti i costi scrollarmi di dosso il di più che mi attanaglia, che mi impedisce ogni

movimento, che blocca dentro, al buio, la mia “sostanza”: tu, il mio “involucro”.

l'essenza che rivendica la libertà 

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Posso solo sperare in qualcuno (esisterà?) che mi sappia riconoscere, cercandomi qui dentro: qualcuno che sappia le mie fattezze e non sbagli nello scartare i frammenti che mi coprono fin nelle più minute schegge di te. Che ci sappia dividere perfettamente, anche se con logori arnesi, con l’abilità delle sue mani, 

 

Il contenuto alla ricerca della considerazione.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 

 

E io sento, io lo avverto, lo so, di riflettere la bellezza perché le appartengo, come una pennellata a un quadro: questione di armonia e di nitidezza, proporzioni e profumo di valori che sottotraccia nascono migliori.

E poi la levità… Mani callose grandi e forti si fan caute; hanno urgenza le dita, ma leggero muove il tocco essenziale negli stacchi.

 

qui mi pare quasi di vedere un ringraziamento per l'artefice dell'opera.

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Libertà

 Sto fuoriuscendo dalla prigione stretta di una gabbia di marmo: finalmente libera e completa, alla luce.

 

Non credo di aver compreso bene a cosa corrisponda il " tuo lui e lei". Direi che è lo stretto rapporto che vi è tra l'artista e la sua opera. Credo che un'altra interpretazione sia quella del rapporto, quasi di conflitto, tra l'opera come fredda opera, e la sua bellezza esteriore. In tutti i casi, è un monologo che apprezzo, in quanto molto psicologico e intimistico. Complimenti @Poeta Zaza

2 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

 

 

 

 

 

 

 

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Michelangelo visitò di persona le cave di Carrara. Sceglieva i blocchi (contenitori) che contenevano l'opera (L'essenza). Li valutava, e si pensa che lui vedesse in negativo il soggetto che ne sarebbe venuto fuori a colpi di scalpello.

É bello pensare all'opera che vive e parla agli scarti che con lei erano tutt'uno e al contrario la tenevano celata al mondo. É bello lo sguardo della statua del Mosè che si posa sul suo artefice. Mi piace la voce che le hai dato tu @Poeta Zaza, e la consapevolezza di Essere già da prima che Lui arrivasse a carrara a scegliere il pezzo di marmo che la contiene, come dici qui sotto.

3 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Mi celi e al contempo mi proteggi, da sempre: siamo involucro e sostanza insieme. Immobili sul posto. Inscindibili. Nel buio totale.

 

E poi l'eleganza di non Essere un nome, ma solo perfezione e bellezza, infatti tu non nomini lei al maschile: il soggetto della statua. Ho apprezzato che tu abbia fatto parlare la protagonista come l'impresa che doveva uscire dal contenitore, qualunque nome gli sia stato dato in seguito.

4 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ora tu, che quello eri, sei frammenti di buio ai miei piedi. 

bella immagine: Ho visto tutto, Il Mosè terminato, i pezzi di marmo che ingombrano il pavimento e Michelangelo in preda a un sentimento sconvolgente. L'arte in ogni sua forma è luce, il resto è buio.

Sei stata bravissima, Mariangela. (y)

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15 ore fa, Solitèr ha scritto:

Non credo di aver compreso bene a cosa corrisponda il " tuo lui e lei". Direi che è lo stretto rapporto che vi è tra l'artista e la sua opera. Credo che un'altra interpretazione sia quella del rapporto, quasi di conflitto, tra l'opera come fredda opera, e la sua bellezza esteriore. In tutti i casi, è un monologo che apprezzo, in quanto molto psicologico e intimistico. Complimenti @Poeta Zaza

 

Grazie, @Solitèr sia dei complimenti che di questa tua interpretazione.:)

In realtà, io pensavo al blocco di marmo intero iniziale, composto di un lui (l'involucro) e di una lei (l'opera), entrambi al buio. L'opera viene "liberata" dallo scultore.

 

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13 ore fa, Alba360 ha scritto:

Michelangelo visitò di persona le cave di Carrara. Sceglieva i blocchi (contenitori) che contenevano l'opera (L'essenza). Li valutava, e si pensa che lui vedesse in negativo il soggetto che ne sarebbe venuto fuori a colpi di scalpello.

É bello pensare all'opera che vive e parla agli scarti che con lei erano tutt'uno e al contrario la tenevano celata al mondo. É bello lo sguardo della statua del Mosè che si posa sul suo artefice. Mi piace la voce che le hai dato tu @Poeta Zaza, e la consapevolezza di Essere già da prima che Lui arrivasse a carrara a scegliere il pezzo di marmo che la contiene, come dici qui sotto.

17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Mi celi e al contempo mi proteggi, da sempre: siamo involucro e sostanza insieme. Immobili sul posto. Inscindibili. Nel buio totale.

 

E poi l'eleganza di non Essere un nome, ma solo perfezione e bellezza, infatti tu non nomini lei al maschile: il soggetto della statua. Ho apprezzato che tu abbia fatto parlare la protagonista come l'impresa che doveva uscire dal contenitore, qualunque nome gli sia stato dato in seguito.

Ho dimenticato  forse la valenza principale del "lui-lei". Lui il superfluo, lei l'Opera che verrà alla luce.

 

13 ore fa, Alba360 ha scritto:
17 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Ora tu, che quello eri, sei frammenti di buio ai miei piedi. 

bella immagine: Ho visto tutto, Il Mosè terminato, i pezzi di marmo che ingombrano il pavimento e Michelangelo in preda a un sentimento sconvolgente. L'arte in ogni sua forma è luce, il resto è buio.

Sei stata bravissima, Mariangela. (y)

 

Che dirti, cara @Alba360 ? Sono commossa :love3:

 

 

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@Poeta Zaza ciao Zaza. C'è la tua essenza poetica in questo racconto. L’opera che non sa di essere tale finché l’artista non la libera. Un lui e una lei intimamente legati e in perfetta simbiosi. Ci vedo anche una contaminazione con la traccia di mezzogiorno. La bellezza di un opera racchiusa nel marmo grezzo e informe. Insomma, una bella prova.

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18 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Perché sento e percepisco che altro si muova intorno a noi? Cos’è?

Strana frase. Scriverei: Perché sento e percepisco che qualcos'altro si muove intorno a noi? Cos’è?

n

Interessante l'idea che l'opera esista da sempre e sia indipendente dalla persona che la porterà a nudo. In questa accezione l'artista sarebbe solo uno scopritore capace di intuire il capolavoro nascosto, non di crearlo.

La stessa cosa che ho sempre pensato di alcuni pezzi musicali che, a mio avviso, sono così "armonici" da esistere da sempre, restando però nascosti nel pentagramma sino a quando qualcuno non li avrà portati alla luce. Tipo Yesterday, per intenderci. Sempre brava e poetica.

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Ciao Zaz :) 

Bellissima la tua interpretazione non solo della traccia, @Poeta Zaza ma anche di un'opera d'arte che amo moltissimo.  Hai, di fatto, animato l'essenza stessa dell'opera attraverso immagini e pensieri perfetti. Bravissima, in tutto. Anche nella scelta di chiudere lo scritto con la riflessione dello stesso Michelangelo: potente, palpitante. A me, confesso, è venuta la pelle d'oca. (y) Brava davvero, Zaz.

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1 ora fa, @Monica ha scritto:

C'è la tua essenza poetica in questo racconto. L’opera che non sa di essere tale finché l’artista non la libera. Un lui e una lei intimamente legati e in perfetta simbiosi.

Simbiosi, che mi rimanda a compenetrazione. Ecco altri sinonimi del rapporto tra lei e lui che ho trascurato. Grazie, Monica. :rosa:

1 ora fa, @Monica ha scritto:

 

Ci vedo anche una contaminazione con la traccia di mezzogiorno. La bellezza di un opera racchiusa nel marmo grezzo e informe. Insomma, una bella prova.

 

Grazie, @@Monica :)

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1 ora fa, Macleo ha scritto:
19 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Perché sento e percepisco che altro si muova intorno a noi? Cos’è?

Strana frase. Scriverei: Perché sento e percepisco che qualcos'altro si muove intorno a noi? Cos’è?

Per la prima volta, il pezzo di mamo sbozzato a Carrara sta uscendo dalla cava per raggiungere l'artista che lo scinderà in due parti, liberando l'Opera. Durante il tragitto, avverte i movimenti di cose e persone intorno al mezzo di trasporto.

 

1 ora fa, Macleo ha scritto:

Interessante l'idea che l'opera esista da sempre e sia indipendente dalla persona che la porterà a nudo. In questa accezione l'artista sarebbe solo uno scopritore capace di intuire il capolavoro nascosto, non di crearlo.

 

Sto riflettendo su questa tua interpretazione, forse riduttiva dell'intervento dell'artista. Potremmo dire, mantenendo la tua premessa,  che solo il Genio ha il potere di estrarre l'Opera?

 

1 ora fa, Macleo ha scritto:

Sempre brava e poetica.

 

Grazie, @Macleo :)

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1 ora fa, Pincopalla ha scritto:

Ciao Zaz :) 

Bellissima la tua interpretazione non solo della traccia, @Poeta Zaza ma anche di un'opera d'arte che amo moltissimo.  Hai, di fatto, animato l'essenza stessa dell'opera attraverso immagini e pensieri perfetti. Bravissima, in tutto. Anche nella scelta di chiudere lo scritto con la riflessione dello stesso Michelangelo: potente, palpitante. A me, confesso, è venuta la pelle d'oca. (y) Brava davvero, Zaz.

 

Grazie mille, @Pincopalla :rosa:

 

 

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Ciao @Poeta Zaza

ma che bel pezzo hai scritto! Mi viene da chiamarlo pezzo non per sminuirlo, ma per sottolineare la sua natura, tra poesia, prosa, pezzo d'arte appunto.

All'inizio ho pensato a due amanti, poi a un bimbo nel grembo materno finché l'unione di forma e contenuto ha svelato la natura delle due entità. Davvero bello!

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3 ore fa, caipiroska ha scritto:

Traccia centrata in pieno!

Complimenti @Poeta Zaza !

 

Grazie a te, cara @caipiroska , perché io sono fiera del mio racconto, e felice delle ore passate a costruirlo, ma non ci avrei mai pensato, non l'avrei mai "creato" senza l'ispirazione 

che mi ha dato la tua traccia. Ti sono veramente tanto grata! :hug:

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3 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza

ma che bel pezzo hai scritto! Mi viene da chiamarlo pezzo non per sminuirlo, ma per sottolineare la sua natura, tra poesia, prosa, pezzo d'arte appunto.

All'inizio ho pensato a due amanti, poi a un bimbo nel grembo materno finché l'unione di forma e contenuto ha svelato la natura delle due entità. Davvero bello!

 

Mille grazie, Ivana! Che bel commento :rosa:

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Un testo di una delicatezza e di un lirismo che faccio fatica a pensarlo scritto in nemmeno dodici ore. Davvero una prova di bravura immensa. Sei lì che ti chiedi e quando scopri la bellezza dell'idea, resti folgorato. Complimenti vivissimi.

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5 minuti fa, Lo scrittore incolore ha scritto:

Un testo di una delicatezza e di un lirismo che faccio fatica a pensarlo scritto in nemmeno dodici ore. Davvero una prova di bravura immensa. Sei lì che ti chiedi e quando scopri la bellezza dell'idea, resti folgorato. Complimenti vivissimi.

 

@Lo scrittore incolore Sono commossa, grazie! :)

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Ciao @Poeta Zaza

anche questo è un bel racconto! (voglio dire: è il penultimo che leggo della serie; erano tutti scritti bene).

Finora sei l'unica che abbia scelto la traccia 

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Lei e lui da soli. Al buio

Era difficile. E questo se non altro è già un punto di merito.

E' scritta benissimo. Nulla da eccepire. La citazione finale è grandiosa.

Solo mi chiedo se la traccia ti abbia aiutata, o ti abbia come "costretta in un involucro". In realtà io come lettore forse avrei preferito un processo all'incontrario: che il titolo mi svelasse subito l'arcano, e potessi leggere già sapendo che la statua era una statua. In effetti alla prima lettura la mia fantasia faticava ad entrare nelle tue immagini, belle ma astratte e un po' fredde. Alla seconda lettura mi hanno dato maggiore piacere. In sostanza, avrei preferito sentire parlare la statua fin dall'inizio, e di potermici immedesimare. Avrei preferito, invece di un indovinello, una storia (che peraltro tu hai scritto lo stesso).

In ogni caso, il tuo racconto ha la bellezza di una statua di Canova: la stessa purezza immobile ed astratta (e un po' fredda).

Ciao Zaza

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@Poeta Zaza ciao,

questo brano mi ha ricordato le statue de "I Prigioni" di Michelangelo che sono andato a rivedere, perchè è un ricordo scolastico.

Hai ripercorso la creazione di un'opera del grande scultore che, secondo Vasari, faceva emergere la scultura dal marmo come se affiorasse dall'acqua.

Descrivi mirabilmente un processo che sa di misticismo, quel misticismo che non parte dall'opera, ma dal blocco di marmo (anche dal foglio bianco, se vogliamo) e va a ricercarne le forme nascoste.

Forme che non sono nel marmo (o sul foglio bianco), ma sono dentro di noi e si manifestano in un'esplosione che distrugge l'involucro di marmo in mille scaglie.

 

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Sento in me una tensione, un anelito a uscire allo scoperto: non siamo un’unità, un blocco unico  e buio come ho sempre inconsapevolmente creduto.

Questa tensione è la spinta che ti porta ad uscire da questo blocco di marmo ed a manifestarti all'artista che comporrà l'opera. Un'opera che mostrerà questa tensione inarrestabile.

 

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Perché tu sei solo il contenitore, ma io sono l’essenza.

ti rivolgi a ciò che hai sempre sentito non appartenerti.

E' chiaro che stai manifestando la tua essenza, la tua parte più vera e che, in realtà, la stai cercando.

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Adesso, statuaria e maestosa come so di essere, guardo il mio artefice,  e lui mi legge, negli occhi che ha disvelato, e mi grida:

“Perché non parli?”

Non parli perché non ti serve lo scultore, la ricerca della tua essenza o purezza non può essere contaminata da nessun altro. Sei la scultrice di te stessa e di ciò che sapevi di essere.

Da un blocco di marmo hai tirato fuori la "forma" pura ed eliminato le scorie in una sorta di trasformazione che ora non manifesta il mistero della sua riuscita o della sua "opera".

Una sorta di trasmutazione alchemica che da un metallo vile ottiene un metallo nobile ;) 

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9 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

E' scritta benissimo. Nulla da eccepire. La citazione finale è grandiosa.

Solo mi chiedo se la traccia ti abbia aiutata, o ti abbia come "costretta in un involucro". In realtà io come lettore forse avrei preferito un processo all'incontrario: che il titolo mi svelasse subito l'arcano, e potessi leggere già sapendo che la statua era una statua.

Nella traccia c'era scritto che solo alla fine si doveva capire chi fossero lui e lei.  Questo effettivamente è stato sia un limite che un punto di forza, ora che mi ci hai fatto pensare.

 

9 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

. In effetti alla prima lettura la mia fantasia faticava ad entrare nelle tue immagini, belle ma astratte e un po' fredde. Alla seconda lettura mi hanno dato maggiore piacere. In sostanza, avrei preferito sentire parlare la statua fin dall'inizio, e di potermici immedesimare. Avrei preferito, invece di un indovinello, una storia (che peraltro tu hai scritto lo stesso).

In ogni caso, il tuo racconto ha la bellezza di una statua di Canova: la stessa purezza immobile ed astratta (e un po' fredda).

 

Un gran complimento comunque. Ti sono grata del passaggio e delle considerazioni, @Gianfranco P  :)

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@Poeta Zaza Ammazza. Hai scritto una roba (non saprei come definirla) davvero molto originale e profonda.

l'unica frase con cui non sono però d'accordo è questa:

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Perché tu sei solo il contenitore, ma io sono l’essenza.

Semmai direi il contrario. L'artista è l'essenza, e l'opera d'arte il contenitore che contiene SOLO  parte di quell'essenza. (perché l'artista creerà altre opere, magari anche migliori della precedente)

 

Complimenti!

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@Alessandro1982 :)

 

grazie del passaggio, ma ti prego di leggere gli altri commenti e le mie risposte.

Lui è il superfluo del blocco di marmo, lei è la statua.

L'artista compare alla fine.

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Mi spiace fare la voce fuori dal coro ma volevo comunque dirti ciò che mi ha trasmesso questo tuo scritto. Indipendentemente dal contenuto, che ho trovato molto intenso e interessante, ciò che secondo me non funziona è la resa in sé. Io ne capisco poco di poesia, lo dico fin da subito, ma penso che esista una differenza netta tra ciò che si può definire un racconto poetico e una vera e propria poesia.

Come dicevo io di poesia ne so poco e niente, per ciò non mi permetto di dirti con sicurezza che quello che hai scritto è una lunga poesia e non un racconto... ma è ciò che percepisco, questo te lo posso dire.

Un racconto può assumere diverse forme, e io sono un sostenitore accanito della sperimentazione e di sicuro bado poco a certe "regole" imposte da chissà quale manuale di scrittura... Però, ecco, se mi trovo di fronte a un testo così breve e mi ritrovo asfissiato da un fiume di parole che risuonano ridondanti, allora mi viene spontaneo chiedermi cosa ho davvero letto. Che sia chiaro: non mi sto lamentando dell'intento (la scelta di scrivere un testo volutamente criptico), figuriamoci, io ci vado a nozze... Piuttosto dello stile adoperato, ecco.

Giusto per non rimanere troppo sul vago porto giusto un esempio per centrare il punto:

 

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Posso solo sperare in qualcuno (esisterà?) che mi sappia riconoscere, cercandomi qui dentro: qualcuno che sappia le mie fattezze e non sbagli nello scartare i frammenti che mi coprono fin nelle più minute schegge di te. Che ci sappia dividere perfettamente, anche se con logori arnesi, con l’abilità delle sue mani, con la sua mente ispirata; uno sguardo che già mi conosce, avendomi già "visto" attraverso te, da solo, nella mia interezza unica. 

E quel qualcuno sta scavando, abradendo, sbozzando, sagomando, raggiungendomi.

 

Perché tu sei solo il contenitore, ma io sono l’essenza.

A parte il fatto che la scelta di isolare quella frase alla fine ha reso ancor più stucchevole il tutto, ho giusto evidenziato tutti questi termini che, sempre e solo secondo me, non fanno che appesantire un testo già di per sé intenso. Perché non credo che in questo caso c'entri il lirismo adoperato, bensì il ritmo che assume un passo da elefante. Ma è solo un piccolo esempio, in realtà è un discorso che potrei fare in generale per tutto il teso.

 

Per il resto, come detto prima, trovo molto buona e affascinante l'idea. Ciao, @Poeta Zaza

 

 

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10 ore fa, AzarRudif ha scritto:

questo brano mi ha ricordato le statue de "I Prigioni" di Michelangelo che sono andato a rivedere, perchè è un ricordo scolastico.

E quelle ho "visto" dopo aver letto la traccia!

 

10 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Hai ripercorso la creazione di un'opera del grande scultore che, secondo Vasari, faceva emergere la scultura dal marmo come se affiorasse dall'acqua.

Descrivi mirabilmente un processo che sa di misticismo, quel misticismo che non parte dall'opera, ma dal blocco di marmo (anche dal foglio bianco, se vogliamo) e va a ricercarne le forme nascoste.

Forme che non sono nel marmo (o sul foglio bianco), ma sono dentro di noi e si manifestano in un'esplosione che distrugge l'involucro di marmo in mille scaglie.

 

Questa tensione è la spinta che ti porta ad uscire da questo blocco di marmo ed a manifestarti all'artista che comporrà l'opera. Un'opera che mostrerà questa tensione inarrestabile.

 

ti rivolgi a ciò che hai sempre sentito non appartenerti.

E' chiaro che stai manifestando la tua essenza, la tua parte più vera e che, in realtà, la stai cercando.

Non parli perché non ti serve lo scultore, la ricerca della tua essenza o purezza non può essere contaminata da nessun altro. Sei la scultrice di te stessa e di ciò che sapevi di essere.

Da un blocco di marmo hai tirato fuori la "forma" pura ed eliminato le scorie in una sorta di trasformazione che ora non manifesta il mistero della sua riuscita o della sua "opera".

Una sorta di trasmutazione alchemica che da un metallo vile ottiene un metallo nobile ;) 

 

Sono lusingata e onorata del tuo commento. Grazie, @AzarRudif :)

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@Rhomer :)

Ho molto piacere del tuo passaggio, e trovo del vero nelle tue argomentazioni.

Non ho resistito neppure questa volta a infilarci dei miei versi nel testo, tipo:

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

E calda e densa una nube: paura. 

 

Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

di riflettere la bellezza perché le appartengo, come una pennellata a un quadro: questione di armonia e di nitidezza, proporzioni e profumo di valori che sottotraccia nascono migliori.

 

Non per nulla mi chiamo @Poeta Zaza

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Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Posso solo sperare in qualcuno (esisterà?) che mi sappia riconoscere, cercandomi qui dentro

Un'idea ottima, e resa col tuo stile consueto, piroettante e leggero come una ballerina che si muove sulle punte. Fino alla fine della lettura non avevo capito, e in questo sei stata davvero brava, come nel disvelamento. L'opera d'arte preesistente all'artista, il cui compito è "solo" quello di portarla alla luce, mi ricorda anche ciò che Fellini diceva a proposito dei suoi film. Grazie, @Poeta Zaza.

 

Spoiler

Ho rivisto il Mosè pochissimo tempo fa: la chiesa che l'accoglie, San Pietro in Vincoli, non è distante da casa mia. È davvero un mistero che da un blocco di marmo possa uscire fuori una statua.

 

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2 ore fa, Ippolita2018 ha scritto:
Il 4/10/2020 alle 17:35, Poeta Zaza ha scritto:

Posso solo sperare in qualcuno (esisterà?) che mi sappia riconoscere, cercandomi qui dentro

Un'idea ottima, e resa col tuo stile consueto, piroettante e leggero come una ballerina che si muove sulle punte. Fino alla fine della lettura non avevo capito, e in questo sei stata davvero brava, come nel disvelamento. L'opera d'arte preesistente all'artista, il cui compito è "solo" quello di portarla alla luce, mi ricorda anche ciò che Fellini diceva a proposito dei suoi film. Grazie, @Poeta Zaza.

 

Mi fa molto piacere il tuo passaggio e il tuo commento, cara @Ippolita2018 :rosa:

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@Poeta Zaza

Anche io ho apprezzato questa  tua bellissima composizione, una sorta di poema direi.

Certamente l'opera materiale, perfetta e finita, é racchiusa nella materia informe, nel marmo, nella pietra, nel legno ed anche oltre se volessimo approfondire, ma ci addentreremmo nella filosofia,  nella metafisica, nella religione, nell'infinito.

Leggendo le tue parole mi è venuto in mente cosa possa aver visto Dio, a questo punto, nella materia informe, prima di creare il mondo, l'uomo.

Più che  "cosa", "come" possa aver visto. E Lui, al contrario di Michelangelo, sapeva già come la sua opera avrebbe risposto.

Un testo che apre la strada a mille elucubrazioni; in poche parole mirate hai racchiuso, distillato ciò che noi umani possiamo intuire dell'essenza della vita.

 

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3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

@Poeta Zaza

Anche io ho apprezzato questa  tua bellissima composizione, una sorta di poema direi.

:love3:

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Certamente l'opera materiale, perfetta e finita, é racchiusa nella materia informe, nel marmo, nella pietra, nel legno ed anche oltre se volessimo approfondire, ma ci addentreremmo nella filosofia,  nella metafisica, nella religione, nell'infinito.

Hai ragione! Anche noi che scriviamo, sia i premi Nobel che qualunque autore di romanzi, racconti o poesie, trae dallo spazio della sua mente parole che già sono scritte, ma le sa "raccogliere", scindendole dal superfluo,  con la propria unica sensibilità, a comporre la sua "opera".

 

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Leggendo le tue parole mi è venuto in mente cosa possa aver visto Dio, a questo punto, nella materia informe, prima di creare il mondo, l'uomo.

Più che  "cosa", "come" possa aver visto. E Lui, al contrario di Michelangelo, sapeva già come la sua opera avrebbe risposto.

Un grande Pensiero il tuo.

 

3 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Un testo che apre la strada a mille elucubrazioni; in poche parole mirate hai racchiuso, distillato ciò che noi umani possiamo intuire dell'essenza della vita.

 

Questa tua considerazione è un grande premio per la mia piccola opera, @Alberto Tosciri <3

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