Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ngannafoddi

Qual è il numero massimo di libri che un autore dovrebbe pubblicare in un anno?

Post raccomandati

C'è un limite? Conviene pubblicare poco o tanto in un anno? Pubblicare tanto farebbe perdere vendite ai vari libri?

Mi vengono in mente tutte queste domande, perché ho ricevuto quattro proposte di pubblicazione da quattro diverse case editrici in soli dieci giorni. Quattro proposte di pubblicazione per quattro romanzi diversi (e attendo altre risposte per altri manoscritti... aiuto!). Non pensavo che mi avrebbero detto tutti di sì. E non ho fatto invii multipli, mi sono limitato a inviare ogni manoscritto a una sola casa editrice, a quella che sembrava più adatta al genere.

 

Secondo voi, che siete più esperti di me, come dovrei comportarmi? In pratica, due proposte sono irrinunciabili. Tutti e quattro i libri verrebbero pubblicati nel 2021, ma temo che possano sovrapporsi/accavallarsi le uscite. Sarebbe controproducente? Se le persone venissero alla presentazione di un libro, non verrebbero di certo a quella del libro successivo. Sbaglio a pensare così?

Se riuscissi a pubblicarne uno ogni tre mesi, andrebbe bene? O sarebbe meglio che rifiutassi qualche proposta? Di certo potrei proporre successivamente i manoscritti rimasti inediti alle case editrici con le quali pubblicherò. Scusate, il cervello mi fuma. Qualcuno saprebbe consigliarmi?

 

:noo:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
39 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Tutti e quattro i libri verrebbero pubblicati nel 2021, ma temo che possano sovrapporsi/accavallarsi le uscite. Sarebbe controproducente?

Direi proprio di sì.

 

41 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Se le persone venissero alla presentazione di un libro, non verrebbero di certo a quella del libro successivo.

Non è soltanto questione di presentazioni: chi compra quattro libri di un autore nello stesso anno, a meno che non sia un classico da scoprire o riscoprire, o che il lettore non sia un fan più che sfegatato dell'autore?

Non solo: sei convinto che una casa editrice farà salti di gioia quando scoprirà che l'autore che intende pubblicare sta per uscire con altri tre editori nello stesso anno? Dubito alquanto, da parte mia.

Se proprio due sono irrinunciabili limitati a quelli, che sono già tanti. Agli altri due editori spiega la situazione e chiedi se è possibile posporre le uscite nel 2021 e 2022.

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

ho ricevuto quattro proposte di pubblicazione da quattro diverse case editrici in soli dieci giorni. Quattro proposte di pubblicazione per quattro romanzi diversi (e attendo altre risposte per altri manoscritti... aiuto!).

 

La prima reazione che ho avuto leggendo il tuo post è stata un "'azzarola! O_OO_O".

Complimenti vivissimi, fratello, e into the wolf mouth:occhiali: 

 

 

1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

Sarebbe controproducente?

 

Anch'io ti rispondo di sì, ma soltanto perché mi accodo a @Marcello, con atto di estremo conformismo. In realtà però non so il vero motivo per cui ti do questa risposta. I tuoi sono quattro romanzi separati del tutto o fanno parte di una sequenza (per es. una tetralogia)? Nel secondo caso, credo che l'ideale sarebbe che l'editore fosse il medesimo per tutti i volumi e che li facesse uscire a distanza di quattro mesi l'uno dall'altro.
In caso contrario, valuterei il self:)

  • Mi piace 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un libro che non ottiene particolare successo immediato comincia o continua a lavorare anche in anni e anni (infatti il contratto tipico di una casa editrice è cinque anni). Se ne pubblichi quattro in uno o due anni, semplicemente perdi tutte le copie che potresti vendere ai conoscenti (chi è che spenderebbe cinquanta euro per te?) e la promozione sarebbe un caos.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

C'è un limite?

 

Per me, la risposta è no.

Non c'è un limite. Anche cento romanzi all'anno vanno bene. Se uno ci riesce, non vedo perché gli si debba dire "Fermati, amico!". Io gli direi esattamente il contrario. È oltre tutto un allenamento formidabile per la mente: un modo per contrastare malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, affezione perniciosissima. Se, al paziente con l'Alzheimer di oggi, qualcuno trent'anni fa avesse consigliato di allenare la mente (per esempio, scrivendo romanzi) si sarebbero evitati problemi sanitari enormi, che poi si riflettono sulla società e sulla sanità pubblica. Ecco, scrivere libri fa bene a tutti.

  • Mi piace 1
  • Confuso 5

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Marcello ha scritto:

Direi proprio di sì.

Grazie @Marcello, speravo che rispondessi anche tu. I tuoi consigli del passato sono sempre stati preziosissimi per me e non li dimentico mai. :sss:

 

3 ore fa, Marcello ha scritto:

sei convinto che una casa editrice farà salti di gioia quando scoprirà che l'autore che intende pubblicare sta per uscire con altri tre editori nello stesso anno?

Il fatto è che tre di questi editori sono al corrente della mia situazione e non si sono mostrati per nulla turbati. :s Io invece sono felice da una parte e preoccupato dall'altra. Credo di aver combinato un pasticcio a mandare in valutazione così tanti inediti. Però, come dicevo sopra, non mi aspettavo che tutti venissero accettati. :buhu: 

 

3 ore fa, Marcello ha scritto:

Se proprio due sono irrinunciabili limitati a quelli, che sono già tanti. Agli altri due editori spiega la situazione e chiedi se è possibile posporre le uscite nel 2021 e 2022.

Ecco, io volevo fare così: pubblicare i due irrinunciabili nel 2021, posticipare il terzo nel 2022 e dire di no per il quarto (che proporrei in seguito a una delle due irrinunciabili).

Mi serviva un consiglio valido. E ti ringrazio ancora.

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Vedo che c'è una faccina "confuso" sotto il mio post. Non ho compreso che cosa c'è di tanto confuso, dato che il post è chiarissimo, ma mi piacerebbe capirlo. Se il gentile "confusatore" mi vuole cortesemente rendere edotto riguardo a tale circostanza, gliene sarò grato vita natural durante :) Temo che mettere un limite alla pubblicazione si rifletta nel metterlo anche alla scrittura: forse questo è il punto che, secondo la mia interpretazione, potrebbe elicitare un sentimento di confusione di siffatta guisa. Ma non dovrei "interpretare", lo so… ^^ 

  • Confuso 1
  • Triste 1
  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, dyskolos ha scritto:

La prima reazione che ho avuto leggendo il tuo post è stata un "'azzarola! O_OO_O".

Complimenti vivissimi, fratello, e into the wolf mouth

Immagina come mi sono sentito io nel ricevere quattro sì in dieci giorni. Mi sembrava di essere a X-Factor! Quando ho visto la quarta email, speravo tanto che fosse un no, sembra strano ma è così. E invece la valutazione era positiva. Ora mi sento in colpa, perché quegli editori hanno speso del tempo a valutare i miei scritti e mi dispiacerebbe dirgli che rinuncio. Spero che accettino di posticipare di un anno la pubblicazione. Ma due devo assolutamente pubblicarli nel 2021, quando dicono loro!

 

3 ore fa, dyskolos ha scritto:

I tuoi sono quattro romanzi separati del tutto o fanno parte di una sequenza (per es. una tetralogia)?

Sono tutte storie separate. Ognuna indipendente dall'altra. Il bello è che ho altri inediti che (per fortuna) non ho inviato a nessuno... Ma quanto ho scritto in questi ultimi anni? :aka:

 

3 ore fa, dyskolos ha scritto:

In caso contrario, valuterei il self.

Io odio il self :ninja:. Ma ti ringrazio per le tue risposte (y).

 

3 ore fa, Andrea28 ha scritto:

Uno all'anno direi che basta.

Grazie per la tua risposta. Due dovrò pubblicarli per forza :) 

 

3 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Se ne pubblichi quattro in uno o due anni, semplicemente perdi tutte le copie che potresti vendere ai conoscenti (chi è che spenderebbe cinquanta euro per te?) e la promozione sarebbe un caos.

Questa è la mia paura. Quindi mi fermerò a due per il 2021 :) . Grazie per il consiglio.

 

14 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Se il gentile "confusatore"

Sono io il confusatore xD. Scusa ma non ho capito la tua risposta sull'Alzheimer. Primi mi dici che sarebbe controproducente pubblicare quattro libri in un anno e poi mi dici che non c'è un limite? :grat:Forse la mia domanda non era chiara? Il limite che intendo è quello delle pubblicazioni in un anno e non quello dei libri da scrivere. Io ho la media di un romanzo scritto ogni sei mesi. E tra un romanzo e l'altro scrivo quattro o cinque racconti. Non mi fermo mai, nemmeno per le feste. In questo caso non mi pongo limiti, anche se poi mi ritrovo con tanto materiale che non riuscirò a pubblicare mentre sarò ancora in vita :bandiera:.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Ora mi sento in colpa, perché quegli editori hanno speso del tempo a valutare i miei scritti e mi dispiacerebbe dirgli che rinuncio.

 

Tranquillo. È il loro rischio d'impresa ;)

 

 

13 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Io odio il self :ninja:.

 

Ora vado a denunciarti per atti di terrorismo ;)

A volte il self è l'unico mezzo che uno scrittore ha a disposizione. Meno male che Silvio il self c'è, dicevano… E poi ti libera dal potere degli editori. Hasta la victoria, siempre! :approvo:

 

15 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Sono io il confusatore xD

 

Beccato! :sss:

 

 

16 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Primi mi dici che sarebbe controproducente pubblicare quattro libri in un anno e poi mi dici che non c'è un limite? :grat:

 

In effetti questo non era chiaro, lo ammetto e grazie per la tua considerazione. :)

Il limite c'è secondo la vulgata comune (parlavo infatti di atto di estremo conformismo), non secondo me. Se ne era parlato anche parecchio tempo fa del limite, e io non ero d'accordo. Ma sono in minoranza, purtroppo, e lo so bene :)

 

24 minuti fa, Ngannafoddi ha scritto:

Non mi fermo mai, nemmeno per le feste.

 

Come me. Per dire, stanotte ho sognato che scrivevo un monologo teatrale, mi sono alzato e l'ho scritto subito per non dimenticarlo. Forse un giorno lo pubblicherò sul WD, vediamo :)

Lunga vita!

 

  • Mi piace 1
  • Non mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Ngannafoddi ha scritto:

I tuoi consigli del passato sono sempre stati preziosissimi per me e non li dimentico mai.

:rosa:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

Grazie @Marcello, speravo che rispondessi anche tu. I tuoi consigli del passato sono sempre stati preziosissimi per me e non li dimentico mai. :sss:

 

Il fatto è che tre di questi editori sono al corrente della mia situazione e non si sono mostrati per nulla turbati. :s Io invece sono felice da una parte e preoccupato dall'altra. Credo di aver combinato un pasticcio a mandare in valutazione così tanti inediti. Però, come dicevo sopra, non mi aspettavo che tutti venissero accettati. :buhu: 

 

Ecco, io volevo fare così: pubblicare i due irrinunciabili nel 2021, posticipare il terzo nel 2022 e dire di no per il quarto (che proporrei in seguito a una delle due irrinunciabili).

Mi serviva un consiglio valido. E ti ringrazio ancora.

Concordo con quanto scritto da Marcello. Pubblicare e lanciare un libro richiede tempo e il pubblico che può avere un singolo autore (al di là di parenti e amici) è, grosso modo, lo stesso per cui troppe uscite in un anno potrebbero sovrapporsi. Difficilmente una stessa persona compra due libri dello stesso autore a meno che non sia piaciuto particolarmente. Certo che uscire con editori diversi che non hanno problemi della contemporaneità delle uscite potrebbe ridurre il rischio della sovrapposizione perché probabilmente si rivolgeranno a pubblici diversi...

Penso però che a questo punto sia difficile per te rinunciare pertanto la tua "strategia di uscite" sia abbastanza buona.

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

[OT, me l'hanno tirato con la tenaglia]

 

Io finora non ho risposto. Potrei continuare così, ma non mi sta più bene e questa volta rispondo. Non capisco perché, e non scherzo, ogni volta che io (o qualcun altro, è uguale) scrivo la parola "self", qualche troglodita idiota pusillanime, meschino e imbecille esce dalla caverna, posa la clava, prende la faretra con le frecce rosse, urla "grù grù uhm ah oh uo ual uol" picchiandosi il petto con i pugni, tutto vestito di pelle, e mi fa dono di esse. Sembra un riflesso condizionato (ossignùr!) che si attiva fuori dalla coscienza e pertanto chi lo fa magari non ne è consapevole e, poverino, sembra che me la stia prendendo con la Croce Rossa. Ho detto troglodita perché lancia freccette in giro senza parlare: sarà l'ultimo Neandertal rimasto sul pianeta. Si riteneva estinto, ma posso testimoniare di averne avvistato un esemplare nel WD. ;) L'Uomo moderno invece, oltre che di pollice opponibile e di abitazioni extra-cavernali, è dotato di parola, e mi risulta che non dipinge più scene di caccia sulle pareti. Okay, va beeene, la accendiamo. Non si può mandare più di una freccetta a messaggio, dunque io scrivo self self self self self, e voglio vedere ora come fa. Se impazzisce, gli mando il numero di qualche collega psico-qualcosa, non c'è problema :asd: Sarà un caso clinico lungo e difficile da trattare! :asd::asd::asd:

 

[Fine OT, chiedo scusa ma quanno ce vo', ce vo' :)]

  • Mi piace 1
  • Confuso 1
  • Non mi piace 6

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Certo che uscire con editori diversi che non hanno problemi della contemporaneità delle uscite potrebbe ridurre il rischio della sovrapposizione perché probabilmente si rivolgeranno a pubblici diversi...

Grazie per il tuo intervento. In effetti le due case editrici che ho scelto tra le quattro (quelle irrinunciabili) si rivolgeranno a due pubblici diversi: un romanzo è per un pubblico adulto, l'altro è per un pubblico giovanile e adolescenziale. :)

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
22 ore fa, Ngannafoddi ha scritto:

C'è un limite? Conviene pubblicare poco o tanto in un anno? Pubblicare tanto farebbe perdere vendite ai vari libri?

Mi vengono in mente tutte queste domande, perché ho ricevuto quattro proposte di pubblicazione da quattro diverse case editrici in soli dieci giorni. Quattro proposte di pubblicazione per quattro romanzi diversi (e attendo altre risposte per altri manoscritti... aiuto!). Non pensavo che mi avrebbero detto tutti di sì. E non ho fatto invii multipli, mi sono limitato a inviare ogni manoscritto a una sola casa editrice, a quella che sembrava più adatta al genere.

 

Secondo voi, che siete più esperti di me, come dovrei comportarmi? In pratica, due proposte sono irrinunciabili. Tutti e quattro i libri verrebbero pubblicati nel 2021, ma temo che possano sovrapporsi/accavallarsi le uscite. Sarebbe controproducente? Se le persone venissero alla presentazione di un libro, non verrebbero di certo a quella del libro successivo. Sbaglio a pensare così?

Se riuscissi a pubblicarne uno ogni tre mesi, andrebbe bene? O sarebbe meglio che rifiutassi qualche proposta? Di certo potrei proporre successivamente i manoscritti rimasti inediti alle case editrici con le quali pubblicherò. Scusate, il cervello mi fuma. Qualcuno saprebbe consigliarmi?

 

:noo:

 

Il problema non mi si pone: solo per la ricerca e lo studio necessari a rendere plausibile la mia storia e corretta da un punto di vista del posizionamento della finzione nella realtà ci ho messo quasi un anno, e un altro anno a scriverla. Quindi credo che non mi dovrò mai porre il problema di quanti libri scrivere in un anno, ma piuttosto di quanti anni mi servano per scrivere un libro. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Intervento Staff

 

Proprio poco tempo fa lo Staff è stato chiamato a decidere sulla questione freccette rosse e verdi.

E si è deciso di lasciare le cose come stanno, perché sottolineare che quell'intervento non è piaciuto con una freccia rossa può essere utile e anche indicativo dei toni di un determinato messaggio. Secondo lo Staff, poi, è un diritto esprimere sia l'opinione "mi piace" con la freccetta verde, sia "non mi piace" con quella rossa.

Le cose potranno cambiare in futuro? Forse, per ora è così. Beninteso: su tutti gli usi scriteriati delle freccette vigileremo come sempre.

 

Fatta questa premessa, veniamo al punto: non è consentito fare discussione OT come @dyskolos sul perché le si sono ricevute, queste frecce rosse, e chiamando peraltro "imbecilli togloditi" quelli che le assegnano.

Da questo momento in poi, chi reagirà in questo modo sarà richiamato a punti.

Se non si vogliono ricevere frecce rosse, si può andare a scrivere altrove dove non sono permesse; se si vuole tornare sull'argomento, si può contattare l'amministrazione al link Contattaci per proporre eventuali modifiche.

 

Buon proseguimento a tutti.

  • Mi piace 2
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
55 minuti fa, mutantboy ha scritto:

un altro anno a scriverla. Quindi credo che non mi dovrò mai porre il problema di quanti libri scrivere in un anno

 

Però non dimenticare che scrivere molto è il miglior modo per maturare la propria scrittura. L'esperienza – come l'amore – conta, dunque presto dovrai porti il problema della quantità. Il mio è un augurio di tanta fortuna futura. :)

Anche perché non mi ha mai del tutto convinto l'idea, molto di moda, che quantità e qualità stiano in rapporto di proporzionalità inversa (scusa il francesismo :bandiera:). I quattro interessamenti ravvicinati, di cui si parla sopra, sono la miglior prova di quello che penso. :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Però non dimenticare che scrivere molto è il miglior modo per maturare la propria scrittura. L'esperienza – come l'amore – conta, dunque presto dovrai porti il problema della quantità. Il mio è un augurio di tanta fortuna futura. :)

Anche perché non mi ha mai del tutto convinto l'idea, molto di moda, che quantità e qualità stiano in rapporto di proporzionalità inversa (scusa il francesismo :bandiera:). I quattro interessamenti ravvicinati, di cui si parla sopra, sono la miglior prova di quello che penso. :)

 

No certo, la  mia non era un'opinione sul fatto che sia meglio o peggio scrivere molto. Ma solo la testimonianza sul mio modus operandi, che più che una scelta consapevole è un'attitudine naturale, e quindi non mi porta alla necessità di chiedermi se stia scrivendo troppo...

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se lo chiedi a Russell Nohelty, New York Times best-seller, ti dirà che sarebbe ottimo 12 all'anno, come ha fatto lui.
Ma, certo, se pensi di poterlo fare senza problemi passando attraverso le CE, direi che qualche problemino lo incontrerai.

 

Il mio ideale sarebbe tre all'anno - ma sarà per quando potrò farlo a tempo pieno.

Uno ogni quattro mesi dà il tempo di fare le cose per bene e di seguire l'uscita di ognuno dei romanzi con criterio. Devi pensare se riesci a gestire tutte le fasi in tre mesi. Ce la fai? Promozione inclusa? Se sì, perché non parlare con gli editori e provare a convincerli a trovare una soluzione comune? Organizzare le date d'uscita?

Perché non gli dici che un autore che pubblica quattro libri all'anno è di per sé motivo d'attenzione? Con una promozione intelligente potresti far saltare gli schemi - beceri - odierni. Ogniqualvolta si cerca di andare contro la logica corrente, in Italia, si fallisce, ma sono dell'idea che merita la pena tentare. Se fossi in te, ci proverei, credendoci.

 

Certo, in un'operazione simile la qualità di quei quattro libri conta ancora di più.

Russell Nohelty ha scritto 12 libri in un anno e son diventati best-seller, non è che ha scritto robaccia. Sì? Magari erano commerciali, ma non mal scritti. (Si affida a un editor esterno, tanto per sottolineare. E pubblica per conta suo, col self-publishing.)

Se tu sfrutti il fatto che ne pubblichi quattro in un anno per farti notare e poi la qualità non è all'altezza, temo sarebbe un boomerang.

È un attimo e chi s'è incuriosito pensa: "Eh, certo! Anche io ne pubblico quattro all'anno così..."

Immagino mi sia spiegato. :)

 

La valutazione è in mano tua. Personalmente tento di non restringere mai il campo della mia azione alle vedute altrui.

Think out of the box!

  • Mi piace 4
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Uno ogni quattro mesi dà il tempo di fare le cose per bene e di seguire l'uscita di ognuno dei romanzi con criterio. Devi pensare se riesci a gestire tutte le fasi in tre mesi. Ce la fai? Promozione inclusa? Se sì, perché non parlare con gli editori e provare a convincerli a trovare una soluzione comune? Organizzare le date d'uscita?

Mi sono convinto del fatto che, per cominciare, due in un anno possano andare bene. Vedo come va con due, poi mi regolo per l'anno successivo, tanto di inediti al momento ne ho sei e non ho alcuna intenzione di restare fermo senza scriverne altri mentre promuovo quelli pubblicati. Dodici in un anno però sono troppi, considerando che impiego in media sei mesi per scriverne uno :eheh:. Anche il fatto di avere quattro o più editori diversi non mi convince molto. Preferisco averne due buoni e pubblicare sempre con loro :pedo:.

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 28/9/2020 alle 16:00, Ngannafoddi ha scritto:

considerando che impiego in media sei mesi per scriverne uno

Complimenti! Io riesco a scriverne uno ogni anno e mezzo...

In quei sei mesi è compreso anche l'editing?

Il 28/9/2020 alle 16:00, Ngannafoddi ha scritto:

Anche il fatto di avere quattro o più editori diversi non mi convince molto. Preferisco averne due buoni e pubblicare sempre con loro 

Direi proprio di sì.

 

Buona pubblicazione:D

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Melanie ha scritto:

In quei sei mesi è compreso anche l'editing?

L'editing (revisione) che faccio io sì. Non è incluso quello che faranno le case editrici sul mio testo. Comunque io dedico alla scrittura non meno di otto ore al giorno, tutti i giorni, festivi compresi. Impiego circa un mese per progettare trama e personaggi, quattro mesi per scrivere tutto e un ultimo mese per revisionare.

 

16 ore fa, Melanie ha scritto:

Buona pubblicazione:D

Grazie :) . Spero di non morire prima. Al giorno d'oggi non si sa mai :bandiera:.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Parlando in generale, bisogna fare una distinzione iniziale: non c'è un limite di opere che è bene pubblicare in un anno, ma di libri direi di sì.
Un'opera non equivale sempre a un libro, può essere anche pubblicata online, in una rivista, self-pubblicata come ebook, o altro. 

Per il resto, dipende anche da altri fattori, e innanzitutto se i libri sono dello stesso genere o meno.
Se nello stesso anno un autore pubblica un romanzo e un saggio (o un'opera poetica e una raccolta di racconti) è una cosa, se pubblica tre o quattro romanzi è un'altra. 

Secondo me, pubblicare più di due romanzi l'anno (ma sarebbe meglio uno) non è consigliabile. Perché ciascuno ha una sua vita commerciale che si regge su vari fattori, e pubblicarne più significa sprecare risorse e non riuscire a seguire bene nessuno di essi. L'unica possibilità, se i romanzi sono di genere e argomento diverso, potrebbe essere usare degli pseudonimi. 

Inoltre, secondo me non è nemmeno consigliabile pubblicare a tempo troppo ravvicinato più opere con editori diversi, in particolare se le opere sono di tipologia affine. 
Si dà l'impressione (sia agli editori che ai lettori) di essere piuttosto camaleontici, disorientati e disorientanti. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Wanderer ha scritto:

camaleontici, disorientati e disorientanti

 

Premessa: nulla di personale! Vista la nostra ultima chilometrica discussione, non si sa mai.

Ritengo validissimo pensarla come te, così come me in un commento più sopra: è questione davvero personale.

Tralascio l'importanza che do alle impressioni altrui, perché il discorso si farebbe piuttosto lungo e filosofeggiante. Per questo non ho citato la prima parte della frase.

 

Mi hanno incuriosito i tre aggettivi usati. Forse li hai buttati lì e non dovrei dargli troppa importanza, ma siccome sei evidentemente una persona che scrive bene e usa le parole in modo appropriato, allora ti pongo la seguente domanda: perché proprio quelli?

E spiego.

Camaleontico per me significa che sai cambiar pelle, sai trasformarti (non è che ti trasformi: sai farlo), e parlando di uno scrittore non mi pare proprio che sia un difetto.

Disorientato mi pare scentrato come termine, perché uno scrittore disorientato ha la tendenza a non terminarne uno che sia uno, di romanzo – considerando che se arrivi in libreria, non erano tentativi buttati lì, ma tentativi riusciti (sennò, chi li pubblica?). Se uno scrittore termina e publica quattro romanzi in un anno, significa che ha le idee ben chiare e va avanti come un treno.

Disorientanti, be', questo forse è l'unico dei tre che comprendo – anche se ho un'opinione diversa, capisco: disorientare i lettori non è mai una buona cosa.

 

Quindi ritorno alla domanda: perché questi tre aggettivi e qual è la logica con cui li leghi assieme nel contesto?

 

Davvero chiedo, eh, perché ci ho pensato su un po' e non capisco (senza ironia). Sono curioso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Quindi ritorno alla domanda: perché questi tre aggettivi e qual è la logica con cui li leghi assieme nel contesto?

 

Davvero chiedo, eh, perché ci ho pensato su un po' e non capisco (senza ironia). Sono curioso.


Innanzitutto, almeno se parliamo di editoria di un certo livello, ogni marchio editoriale ha un sua "politica", una sua filosofia, una sua estetica, una sua "semiotica". 

Se un autore pubblica un'opera con un marchio (o gruppo) che ha certe connotazioni, è inevitabile che quel marchio finisca per connotare anche lo stesso autore e la sua opera. Se poi quell'autore dopo alcuni mesi pubblica un'altra opera simile con un marchio dalle connotazioni totalmente diverse, l'aggettivo "camaleontico" mi sembra pertinente. A meno che non si tratti di opere così diverse da identificare generi e fasce di lettori completamente diverse, cambiare repentinamente editore non è un buon segnale.

"Disorientato" è più riferito a una tipologia di autore che non sa bene cosa pubblicare, quando pubblicare e con chi, e finisce per pubblicare un po' di tutto con tutti. Questa tentazione è più forte nella piccola editoria, in cui spesso i marchi editoriali hanno connotazioni molto deboli, e spesso, effettivamente, "uno vale l'altro". Inoltre, è in questo settore che spesso l'autore non si trova bene con l'editore, ed è indotto a cambiare. Tuttavia, editori indecenti a parte, l'autore dovrebbe avere sempre una bussola. In linea di massima, pubblicare più opere con lo stesso editore, a tempo meno ravvicinato, è preferibile rispetto a più opere con più editori a tempo ravvicinato. Mostra un percorso più coerente e un sodalizio autore-editore, quello che porta alcuni autori minori a crescere insieme ad alcuni editori minori. 

"Disorientante" direi che può essere un misto delle due cose, in proporzione variabile, questa volta in relazione al lettore. 

Chiaramente, questo discorso esula dal Self-publishing, in cui l'autore può mantenere una sua coerenza anche se pubblica più opere a distanza ravvicinata. Anche se, forse, passare da Amazon a SteetLib, da Youcanprint a Lulu, potrebbe essere in parte la stessa cosa. Ma non mi vorrei avventurare nell'approfondire un'ipotesi del genere... :asd:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie, per la spiegazione, @Wanderer.

 

Continuo a non capire perché "camaleontico" sia usato in accezione negativa, ma ho compreso perlomeno il perché lo usi.

 

Ciò detto, è mia ferma convinzione che una CE non definisca lo scrittore, salvo in casi particolari*.

Pensarlo è sminuire l'importanza all'opera, perché quella sì definisce lo scrittore – e, per me, è l'unica cosa che conta. CE e autore non dovrebbero interferire con la mente al lettore, a meno che non si tratti di un grandissimo scrittore del passato o anche del presente, come Hemmingway o Ferrante: allora sì il contesto, la CE, la vita dell'autore hanno importanza. Sono però sempre le opere che portano in quella direzione, mai viceversa, ed è per questo che ritengo errato pensare la CE definisca uno scrittore.

Aggiungo. Esistono molti lettori – forti, di solito – che si affidano alla qualità di collane precise e, quindi, a editori precisi. Fintanto che la questione è "perché quella collana mi garantisce la qualità media che amo e che i testi ruotino attorno a un certo tema di fondo", perfetto. Ma non si può passare da questo ragionamento a pensare che tutti gli autori pubblicati nella tal collana scrivano testi attorno al tal tema, né che la qualità media delle loro opere pubbliche sia quella. Sarebbe assurdo. E credo capisci cosa voglio dire.

 

* Un esempio dei casi particolari in cui la tua prospettiva coincide con la mia è, ad esempio, quando una CE è chiaramente politicizzata e ti pubblica: ti connota come autore affine a quel versante politico. Ma una casa editrice come l'Editrice Nord, che pubblica(va) narrativa di genere, non poteva affibbiarmi un'etichetta di "scrittore di genere". Nell'assurda ipotesi che non s'è mai realizzata, se io avessi pubblicato un romance contemporaneo e un romanzo storico durante quegli stessi anni non vedo come la cosa avrebbe potuto degradare il mio curriculum artistico – lo dico perché tu usi i termini in accezione negativa. Mi si sarebbe potuto qualificare come camaleontico, sicuramente, ma l'avrei considerato un complimento. E non mi sarei sentito disorientato, aggiungo, ma prolifico e capace.

Disorientante… Be', quello sì, concordiamo. C'è chi abbisogna di una strada retta per camminare e seguendo sentieri boschivi perde l'orientamento.

 

La mia idea è che anche il terzo aggettivo, però, perderebbe importanza nel tempo. Nell'assurda ipotesi succitata, se avessi continuato a pubblicare e romanzi di genere e romance e storici, nel tempo, la cosa sarebbe parsa chiara a tutti. È un autore di genere, di romance e di romanzi storici. Punto.

 

Ciò detto, non vorrei impantanarmi in un'altra discussione ammazza forum. LOL!

Ci sta tutto che tu consideri uno scrittore in modo monolitico. Capisco la logica e la trovo validissima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Andrea D'Angelo
 

Non si può negare, comunque, che quando un autore (o un agente per lui) sottopone una proposta a uno specifico editore, lo fa proprio perché ritiene che quell’opera si inserisca bene nella cornice di quell’editore, e non di un altro. Un’opera che per un editore può essere entusiasmante, per un altro può essere priva di ogni interesse. L’opera in sé non cambia, cambia il contesto.

Il discorso sull’editore “politicizzato” secondo me vale non solo per quelli spiccatamente politici (e sono comunque numerosi) ma vale un po’ per tutti, sia perché tutti in fondo sposano una certa parte piuttosto che un’altra, ma soprattutto perché ciascuno ha comunque una sua "politica" e “filosofia” editoriale ben definita. 
 

Me ne sono reso conto un paio di anni fa con una proposta di traduzione. In un caso del genere, sai sin dall’inizio che l’opera è valida, e magari ha venduto benissimo nel paese d’origine, ma non per questo tutti vogliono pubblicarla. Nel mio caso, pur non essendo un’opera politica, l’autore aveva effettivamente connotazioni politiche, ma io mi sono rivolto ad editori che, sulla carta, non avevano connotazioni politiche, e non nel segno opposto. Tuttavia, mi sono reso conto che il fattore “politico” è più forte di quanto non sembri all'apparenza.
 

Al netto di ciò, è innegabile che, se io divento un autore Adelphi (mi si perdoni l’esempio irrealistico, ma è per rendere meglio l’idea), difficilmente sarò un autore Piemme.
 

In fondo, quando entriamo nel catalogo di un editore, significa che la nostra opera è adatta a un editore che incarna certi valori e non altri, definisce un settore di pubblico e non un altro, punta su certi generi e non altri. Tu stesso, hai pubblicato più opere con lo stesso editore, perché quell’editore definiva il tuo genere e il tuo pubblico meglio di altri.
 

Se poi si scrive un’opera molto diversa, di genere molto diverso, allora il discorso cambia, e il mio discorso sul "camaleontismo" (comunque la si pensi) non era riferito a ciò, bensì al fenomeno opposto, ovvero pubblicare più opere affini con editori differenti. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×