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Il narratore incontra Beethoven e il suo entourage

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Antefatto. Ieri il narratore/protagonista (sguattero nella cucina di una locanda) ha conosciuto Beethoven il quale lo ha invitato al concerto che si terrà domani. Oggi il narratore bazzica intorno al teatro dove il maestro sta provando e, al termine delle prove, egli ha "architettato" un incontro casuale con lui: facendo il giro del palazzo - come nel noto film di Troisi -, egli si trova faccia a faccia con lui e il suo entourage.

“Buonasera!” esordì Beethoven con tono gioviale.

“Salve maestro,” titubai, squadrato da capo a piedi dagli altri.

“Sei proprio tu! Eh, all’ombra della notte tutti i volti paiono somigliarsi!”

“Fortuna che la voce rimane quella,” dissi con crescente impaccio.

“Cari fratelli, questa è la nuova conoscenza di cui vi ho accennato. È un mio ammiratore, è italiano, ma si lascia intendere discretamente, e suona il pianoforte... No, com’era?” e senza attendere la mia risposta riprese, bisbigliando come stesse svelando un tremendo segreto, “Dovete sapere che costui è capace di pigiare, in base a un preciso ordine, certuni tasti dello strumento cosicché un orecchio competente possa riconoscervi nientepopodimeno ché... un motivo musicale!”

“Sì, è pressappoco così...” mormorai passandomi una mano per la nuca, apprezzando al pari degli altri il suo umorismo.

“Questi sono Zmeskall, Stephan, Ries e Milord Falstaff!”

“Di Windsor, suppongo...” dissi d’impulso, avendo recuperato un po’ di sicurezza.

“Arguto il ragazzo!” osservò quello col nome più insolito.

“Te l’avevo detto che era un bel tomo!” e rivolgendosi a me, “Dove te ne vai a quest’ora solo soletto?”

“In verità...”

“In verità, in verità vi dico...” m’interruppe Falstaff, seminando brio.

“È che non ne potevo più dell’odore di cucina!”

“Temo si sia affezionato!” commentò il maestro, annusandomi con affettazione.

“Portiamolo con noi, il bamboccio!” propose quello col nome strano, che sembrava anche il più anziano del gruppo, “Potrebbe prendere il posto di Oliva.”

“Dopo non ci raggiungerà?” gli chiese Ries, il quale, oltre ad una capigliatura riccia e folta, pareva avere un unico grosso sopracciglio.

“No, ha mandato un biglietto. Dice che stasera ha da fare!”

“Oh oh oh, il banchiere ha da fare!” esclamò il maestro.

“E dove vorreste condurmi?” domandai, smanioso di unirmi a loro.

“Andiamo a festeggiare il successo di Ludwig!”

“Ma... il concerto non era per domani?” impallidii, temendo di essermelo perso.

“Perché aspettare domani quando possiamo festeggiare anche oggi?!”

“Non dar retta al buon Ries, per lui ogni scusa è buona per far bisboccia!” parafrasò il maestro, e tutti approvarono con un pungente ghigno.

“Al contrario voi siete tutti santi...”

“Dai, unisciti a noi!” mi esortò Beethoven.

“D’accordo maestro, come volete voi.”

“Come, adesso mi dai del voi?”

“Credevo che in pubblico...”

“In pubblico?!” fecero all’unisono due di loro.

Poi quello col nome strano si rivolse a Beethoven.

“Non gli hai spiegato che noi siamo tutti fratelli?”

“L’ho dimenticato, fratello!”

“Andiamo o no?” incalzò impaziente Falstaff il quale, oltre al nome, aveva anche le dimensioni del personaggio di Shakespeare.

“Forza, che non ci vede più dalla fame!” ironizzò quello col nome strano, scompigliandogli i capelli rossicci.

“State buoni, ora andiamo...” li rimbrottò Beethoven, “Al Wilden Mann!”

Durante quell’intenso incontro non mi era sfuggito che uno dei fratelli non avesse aperto bocca, chissà se per disinteresse, timidezza o diffidenza; anche lungo la strada – quando, tra le altre cose, si complimentarono per il mio tedesco, intanto che prendevo confidenza con quello col nome strano – egli ascoltò più che discorrere. Mi sembrava si chiamasse Stephan e, con quell’espressione che la sua fronte ampia rendeva ancor più seriosa, dava la sensazione di essere una persona assai equilibrata.

Un’altra cosa era che parlavano forte, presumibilmente per agevolare il maestro. Questi – l’avevo notato anche al primo incontro – non dava la sensazione di soffrire in maniera particolare dei suoi problemi di udito: forse a quel tempo aveva superato il trauma della scoperta e viveva la fase di rassegnazione. Oppure i suoi problemi non erano così drammatici come ci tramanda la leggenda. O anche, era un grande attore. Ad ogni modo, per non saper né leggere né scrivere, mi adeguai al modo di fare dei fratelli.

Giungemmo alla locanda, abbastanza affollata, e tutti ordinammo birra.

“Suppongo che Falstaff non sia il vostro vero nome,” dissi addentrandomi nella conversazione.

“Mettiamo le cose in chiaro!” ribatté intimorendomi, “Se Ludwig ti concede di parlargli col tu, non tollereremo ulteriori eccessi di creanza!”

“Su, non lo spaventare!” lo redarguì benevolo il maestro.

“Era solo per non essere maleducato.”

“Ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda, il mio vero nome è Ignaz, Ignaz Schuppanzigh, violinista e direttore d’orchestra, e ritengo sia piuttosto evidente perché questo simpaticone (e tirò il naso a Beethoven) mi abbia appioppato tal nomignolo...”

“Su, lascialo!” intervenne Stephan.

“Subito, mamma!” gli disse facendogli il verso.

“Sai,” riprese ridacchiando il maestro, “gli lasciamo credere che suoni il violino, ma in realtà si tratta di un violoncello!”

“Capisci, un violino... in tutta quella ciccia, non lo trovi più!” mi spiegò Zmeskall, e che anche Ignaz/Falstaff trovasse divertenti quelle battute, rendeva l’atmosfera goliardica.

Dopo mezz’ora, Stephan, che come Ignaz sembrava avere all'incirca l’età di Beethoven, era ancora al primo boccale, quando tutti noi affrontavamo già il terzo. Io non ero abituato a bere tanto...

“Zmeskall, ma che razza di nome è?!” e l’allegrezza che imperversava fu di colpo rimpiazzata dal silenzio, mentre i loro sguardi mi schiacciavano sulla mia sedia.

Mi resi subito conto di avere esagerato e per un istante invidiai le talpe che possono sprofondare quando vogliono. Poi però si misero a ridere più forte di prima e Zmeskall si alzò.

“Io sono il barone Nikolaus Zmeskall von Domanovecz, segretario aulico della Cancelleria nell’Ambasciata d’Ungheria in Vienna! Alias Graf-Musik!”

“Caspita, è davvero una persona così importante?” chiesi sbalordito al maestro.

“Certo! Dove credi che scelga i miei fratelli?!”

Sebbene percepissi che non c’era malizia in questa risposta, non potei non sentirmi a disagio. Ed egli dovette accorgersene, visto che dopo avermi strizzato l’occhio si alzò e attirò l’interesse dell’intera sala.

“Cari signori, gentili avventori di questo speciale ritrovo...”

“S’è ubriacato!” sogghignò Zmeskall.

“...Se qualcuno verrà a farvi visita per il Santo Natale e non saprete dove alloggiarlo, mandatelo alla locanda Masaniello! Il servizio è ottimo e i prezzi modici, ve lo garantisco per esperienza diretta! Grazie!” e si rimise a sedere.

Il primo sguardo lo rivolsi al proprietario dello ‘speciale ritrovo’, ma anziché furioso lo scoprii sorridente al pari tutti gli altri: evidentemente Beethoven poteva permettersi questo ed altro.

La serata continua, ma eccederei le 4 pagine.

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passo velocemente. da una prima lettura ti dico subito che devi eliminare il 99% dei puntini di sospensione e il 110% dei punti esclamativi. ce n'è uno quasi in coda a ogni frase, quando invece ci andrebbe un bel punto fermo.

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In effetti questo è un problema che mi porto dietro e che sto provando a risolvere. Certamente il tuo intervento mi aiuterà a essere più drastico.

Infine diciamo che perdono la tua verbosità solo perché vedo che mi ha letto/risposto alle 2.30 am... icon_lol.gif

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Ospite

Mi è sorto un serio dubbio: ma qual è la tua intenzione narrativa?

Cerco di spiegarmi mi sembri più interessato alla leggibilità che alla precisione storica dedicando pochissime parole alle descrizioni e molte ai dialoghi.

Se così fosse esplicitalo ed eviterò di evidenziare le eventuali incongruenze.

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Ieri il narratore/protagonista (sguattero nella cucina di una locanda) ha conosciuto Beethoven il quale lo ha invitato al concerto che si terrà domani.

Ma l’antefatto fa parte del racconto? Mi sembra di no, però se no io come faccio a sapere queste cose?

Inoltre: ieri lo ha invitato a un concerto che si terrà domani. Domani rispetto a ieri o rispetto a oggi? Insomma, il concerto il giorno dopo l’incontro o due giorni dopo? Non sarà importante, ma mi confonde.

“Sei proprio tu! Eh, all’ombra della notte tutti i volti paiono somigliarsi!”

“Fortuna che la voce rimane quella,” dissi con crescente impaccio.

Sì, ma lui non ha parlato per primo, quindi come ha fatto Beethoven a riconoscerlo dalla voce? Oltre al fatto che Beethoven a una certa età è diventato sordo, ma qui forse ancora non lo è.

osservò quello col nome più insolito
.

Quale? Tolto Stephan, gli altri per me sono tutti strani

pungente ghigno
.

Pungente?

Mi sembrava si chiamasse Stephan

Quindi quello col nome strano in realtà era quello che a me sembrava avere un nome normale. Perché è così strano?

forse a quel tempo aveva superato il trauma della scoperta e viveva la fase di rassegnazione

A parte che allora la frase sul riconoscere la voce all’inizio mi sembra proprio fuori luogo, cosa intendi con ‘a quel tempo’? Sembra che il protagonisti stia ricordando Beethoven, ma finora non ho avuto la sensazione che questo fosse un ricordo ma che l’incontro si stesse svolgendo nel momento in cui me lo racconti.

Oppure i suoi problemi non erano così drammatici come ci tramanda la leggenda
.

Qui chi parla? Il protagonista? Se dici ‘ci tramanda la leggenda’ io penso a noi del 2010, ma l’azione si svolge alla fine del 1700. Sta forse viaggiando nel tempo?

per non saper né leggere né scrivere

Questa espressione si usava alla fine del 1700? Ha senso in un mondo alfabetizzato altrimenti no.

“Era solo per non essere maleducato.”

Questa frase chi la dice? Sembrerebbe Falstaff, ma non ha senso. Il ragazzo italiano? E cosa ha fatto per non essere maleducato, ha chiesto informazioni sul nome?

Stephan, che come Ignaz sembrava avere all'incirca l’età di Beethoven,

Cioè quale?

Dove credi che scelga i miei fratelli?!”

Io spero che quel punto esclamativo dopo il punto interrogativo sia un refuso. Ce ne sono già a bizzeffe, figurarsi in accoppiata con il punto interrogativo.

La serata continua, ma eccederei le 4 pagine.

Ma questo fa parte della storia? Se no, scusa, che problema c’è? Apri un altro topic.

Perdona la franchezza, ma non posso togliermi una domanda dalla mente: ma cosa volevi raccontare? Non riesco a capire lo scopo del racconto. Ok, questo ha incontrato Beethoven, cosa che può essere un buono spunto: ma qui poteva esserci Beethoven, Jimy Hendrix o Chopin che non cambiava molto. Non c’è nessuna ambientazione, nessuna descrizione.

Inoltre: io non conosco la figura storica di Beethoven, quindi ciò che hai scritto può essere verisimile, ma a me Beethoven e amici sembrano onestamente quattro pirla. Perché continuano a parlare con tanto entusiasmo? E perché coinvolgono il ragazzo italiano a tutti i costi? Da quello che dici Beethoven è già un musicista famoso, cosa gli interessa di portarsi a dietro uno sconosciuto?

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Mi è sorto un serio dubbio: ma qual è la tua intenzione narrativa?

Cerco di spiegarmi mi sembri più interessato alla leggibilità che alla precisione storica dedicando pochissime parole alle descrizioni e molte ai dialoghi.

Se così fosse esplicitalo ed eviterò di evidenziare le eventuali incongruenze.

Il mio intendimento è di raccontare gli ultimi 20 anni di Beethoven, presentandolo ai lettori come "uomo vivo": ecco la ragione per cui faccio largo uso dei dialoghi. Dialoghi che appunto spiegano la lunghezza del libro (spero converrai che una pagina di narrazione vale grosso modo quanto due di dialoghi in fatto di numero di parole).

Ora, se per ogni scena mi mettessi a spiegare dove si trova la lampada, a descrivere le pietanze, a dire quando qualcuno ha bisogno di andare in bagno, come sono fatti i bagni, dove si lavano le mani, come se le asciugano, quanto si paga per una corsa in carrozza, quanti cavalli ha la carrozza, se i cavalli sono ferrati e dove abita il veterinario - cose che fra l'altro non sono spiegate nemmeno nei grandissimi romanzi -, credo che queste ulteriori 300 pagine annoierebbero il lettore a morte.

Naturalmete, se hai notato qualche incongruenza ti sarei grato davvero se me la facessi notare, perché voglio migliorare il testo il più possibile. Però quando parlo d'incongurenze mi riferisco a qualche cosa che è palesemente fuori posto, come ad esempio: "Beethoven suonava il piano mentre io leggevo Il Codice Da Vinci...".

Quindi - per usare una metafora giuridica - sarò ben felice di rispondere alle accuse di colpevolezza, ma non chiedermi di dimostrare la mia innocenza.

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Ciao Emma. Grazie per aver letto il mio brano e per il tempo che hai speso a commentarlo.

Innanzitutto c'è un equivoco di fondo perché queste sono 4 delle 1200 pagine di un romanzo. Forse, prima di dare per scontato che fosse un racconto autoconclusivo, avresti dovuto controllare in quale sezione ti trovavi, e magari avresti sospettato che si tratta di uno stralcio.

Quanto alle tue obiezioni.

In questo romanzo ho scelto di non dire troppo, ma semplicemente di fornire al lettore tutti i dati per capire chi è che sta parlando e cosa avviene. Ho pensato fosse una buona idea per coinvolgere il lettore. Poi ci sono vari tipi di lettori: quelli che vogliono che gli si spieghi la barzelletta e quelli che si sforzano di capirla da sè. Ovviamente la risata dei secondi sarà più intensa, ed è a questo pubblico che io mi rivolgo. Poi ci sono quelli a cui non interessa sforzarsi e, in mancanza di una spiegazione, perdono interesse. Legittimo, per cairtà. Ma lo scrittore deve fare una scelta che in un modo o nell'altro farà storcere il naso a qualcuno.

Ieri il narratore/protagonista (sguattero nella cucina di una locanda) ha conosciuto Beethoven il quale lo ha invitato al concerto che si terrà domani.

Ma l’antefatto fa parte del racconto? Mi sembra di no, però se no io come faccio a sapere queste cose?

Inoltre: ieri lo ha invitato a un concerto che si terrà domani. Domani rispetto a ieri o rispetto a oggi? Insomma, il concerto il giorno dopo l’incontro o due giorni dopo? Non sarà importante, ma mi confonde.

Poiché il brano in questione si trova a metà del secondo capitolo, ho tentato fornire dei dati per inquadrare il momento.

Tecnicamente è corretto se scrivo "IERI ho postato il brano che citerai DOMANI in classe. OGGI stai leggendo il suddetto brano", quindi l'ho postato il 22, lo citerai il 24 e lo stai leggendo il 23. Però hai ragione che è facile confondersi. Avrei potuto glissare sui giorni, visto che non è importante. sorry.gif

“Sei proprio tu! Eh, all’ombra della notte tutti i volti paiono somigliarsi!”

“Fortuna che la voce rimane quella,” dissi con crescente impaccio.

Sì, ma lui non ha parlato per primo, quindi come ha fatto Beethoven a riconoscerlo dalla voce? Oltre al fatto che Beethoven a una certa età è diventato sordo, ma qui forse ancora non lo è.

Se fai attenzione, prima di questa frase, il narratore dice qualcosa: da qui la battuta che hai quotato. Comunque la battuta di Beethoven non esprime una certezza assoluta (forse l'interrogativo sarebbe stato più appropriato dell'esclamativo). Il narratore contribuisce a dargli questa certezza appunto parlando.

Ho studiato il decorso della malattia di Beethoven. A questo tempo risulta che i suoi problemi fossero ancora gestibili.

osservò quello col nome più insolito
.

Quale? Tolto Stephan, gli altri per me sono tutti strani

.

Quale ti sembra più strano tra Falstaff, Zmeskall e Ries? Essendo il primo un noto personaggio shakespeariano e il terzo è di appena 4 lettere, pensavo che - soprattutto per noi italiani - la sillaba ZME suonasse insolita. Infatti continuo a ripetere "quello con nome insolito" proprio perché nella scena faccio fatica a ricordarlo e quindi a ripeterlo - almeno finché non familiarizzo.

pungente ghigno
.

Pungente?

Pungente è anche sinonimo di provocatorio o mordace (almeno a quanto dice il Garzanti sinonimi/contrari). In genere si usa per aggettivare una battuta, ma ci sta anche a descrivere un ghigno.

Mi sembrava si chiamasse Stephan

Quindi quello col nome strano in realtà era quello che a me sembrava avere un nome normale. Perché è così strano?

Stephan è quello che nel dialogo in strada non dice una parola. Anche rileggendo, a me sembra chiaro che con "anche nella carrozza ha continuato ad ascoltare più che parlare, mentre io familiarizzavo con quello dal nome insolito" mi riferisco a Stephan, ossia quello che non ha ancora aperto bocca.

forse a quel tempo aveva superato il trauma della scoperta e viveva la fase di rassegnazione

A parte che allora la frase sul riconoscere la voce all’inizio mi sembra proprio fuori luogo, cosa intendi con ‘a quel tempo’? Sembra che il protagonisti stia ricordando Beethoven, ma finora non ho avuto la sensazione che questo fosse un ricordo ma che l’incontro si stesse svolgendo nel momento in cui me lo racconti.

Essendo il narratore anche protagonista, tutto quello che è scritto nel libro proviene dalla sua mente. Ha conosciuto Beethoven il giorno prima: come può ASSERIRE qualcosa? Lui non sa niente. Osserva e presume, ma sono sempre sue impressioni - quindi fallibili.

Capisco la tua obiezione perché in tanti pensano che Beethoven sia sempre stato sordo (non so se sia il tuo caso). Ma - stando alle documentazioni -, egli ha cominciato ad avvertire i primi fastidi intorno ai 25/30 anni, divenendo completamente sordo a 46/48 anni. Il decorso è stato lento e lungo, e neppure il più edotto esegeta può ASSERIRE di conoscere il reale stato dell'udito del maestro quando aveva 38 anni.

Oppure i suoi problemi non erano così drammatici come ci tramanda la leggenda
.

Qui chi parla? Il protagonista? Se dici ‘ci tramanda la leggenda’ io penso a noi del 2010, ma l’azione si svolge alla fine del 1700. Sta forse viaggiando nel tempo?

Il romanzo inizia nel 1995 e il protagonista torna indietro nel tempo. Di conseguenza parla col senno di poi, sebbene la realtà in cui si ritrovi non può essere - come spiegato in un FRAMMENTO - tale e quale a quella che ci propinano i libri di storia.

per non saper né leggere né scrivere

Questa espressione si usava alla fine del 1700? Ha senso in un mondo alfabetizzato altrimenti no.

L'obiezione è frutto dell'equivoco di fondo.

“Era solo per non essere maleducato.”

Questa frase chi la dice? Sembrerebbe Falstaff, ma non ha senso. Il ragazzo italiano? E cosa ha fatto per non essere maleducato, ha chiesto informazioni sul nome?

Mah... A me sembra chiaro che se l'italiano viene redarguito perché invece di dargli del TU gli parla col VOI (che forse ingenuamente penso essere segno di buona creanza), la sua spiegazione riguarda l'intenzione di non volersi prendere troppa confidenza e, conseguentemente, non apparire maleducato.

Stephan, che come Ignaz sembrava avere all'incirca l’età di Beethoven,

Cioè quale?

Magari ipotizzando che non si tratta di un racconto autoconclusivo, avresti potuto arguire che l'età di Beethoven è menzionata in precedenza.

Dove credi che scelga i miei fratelli?!”

Io spero che quel punto esclamativo dopo il punto interrogativo sia un refuso. Ce ne sono già a bizzeffe, figurarsi in accoppiata con il punto interrogativo.

No, purtroppo non è un refuso. Come già detto, questo è uno dei miei difetti. D'altronde ci si iscrive su questo sito anche per migliorare. Suppongo che neanche i tuoi scritti siano immacolati.

La serata continua, ma eccederei le 4 pagine.

Ma questo fa parte della storia? Se no, scusa, che problema c’è? Apri un altro topic.

Spero che la domanda non sia seria. Comunque non ho aperto un'altro topic perché c'era solo un'altra paginetta e non sapevo se fosse troppo poco per postarla in questa sezione. Metterla in FRAMMENTI non mi è sembrato avere senso.

a me Beethoven e amici sembrano onestamente quattro pirla.

Se da queste 4 paginette ti sei fatta l'idea che Beethoven è un pirla, merito che stanotte il suo spirito venga a fulminarmi.

Perché continuano a parlare con tanto entusiasmo?

Qua ti sei risposta da sola quando hai detto che non conosci la figura storica di Beethoven. Inoltre c'è sempre il famoso equivoco di fondo: infatti nella parte precedente spiego che il concerto in questione riguarda la prima esecuzione pubblica della Quinta sinfonia (ovvero del tema musicale più celebre di tutti i tempi). Beethoven e il suo entourage sono consapevoli della grandezza di questa Sinfonia, ma la risposta del pubblico alla prima è sempre un incognita.

Comunque, al di là di tutto, ti ringrazio per avermi consentito di scrivere questo infinito post: stasera non avevo niente da fare è mi sono divertito a scrivere del mio romanzo (credo che tutti gli scrittori amino parlare del proprio lavoro).

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“Sei proprio tu! Eh, all’ombra della notte tutti i volti paiono somigliarsi!”

“Fortuna che la voce rimane quella,” dissi con crescente impaccio.

non capisco bene questo scambio di battute, se lo saluta significa che l'ha riconosciuto, perché insistere sulla voce? Forse si riferisce a qualcosa prima? Perché se parti con buonasera e il narratore non mi dice che Beethoven appariva poco convinto o altro per me lo riconosce, c'è anche il punto esclamativo e il tono gioviale, mi sembra che sia contento di vederlo, quindi sa chi è.

È un mio ammiratore, è italiano, ma si lascia intendere discretamente, e suona il pianoforte... No, com’era?” e senza attendere la mia risposta riprese, bisbigliando come stesse svelando un tremendo segreto, “Dovete sapere che costui è capace di pigiare, in base a un preciso ordine, certuni tasti dello strumento cosicché un orecchio competente possa riconoscervi nientepopodimeno ché... un motivo musicale!”

si riferisce a qualche battuta fatta nell'incontro precedente?

Gli dà dell'italiano generico? Potrei dire una cavolata, ma visto che l'Italia unita ancora non c'era magari metterei la città o il regno o quel che è.

“Sì, è pressappoco così...” mormorai passandomi una mano per la nuca, apprezzando al pari degli altri il suo umorismo.

dalla battuta e dal gesto che fa sembra sempre più impacciato, che apprezzi il suo umorismo non passa, aggiungerei che fa un sorriso o simili.

“Forza, che non ci vede più dalla fame!” ironizzò quello col nome strano, scompigliandogli i capelli rossicci.

se ironizza fagli dire qualcosa di più simpatico, non una frase fatta.

Un’altra cosa era che parlavano forte, presumibilmente per agevolare il maestro.

brutta espressione, la cambierei

mentre i loro sguardi mi schiacciavano sulla mia sedia.

lo toglierei

Quello che non mi convince appieno è il tono goliardico esagerato, quello gli tira il naso, l'altro gli risponde mamma, non so, sembrano quattro studentelli ubriachi. Non che non debbano essere allegri e fare battute è che il tono appare un po' artificioso, a causa, forse, delle espressioni un po' scolastiche che usi (non ci vede dalla fame, dove te ne vai solo soletto). Sembra una recita, ecco. E puntini di sospensione o esclamativi aumentano questo tono forzato. Inoltre a me continua a mancare l'ambientazione, non dico paragrafi interi di descrizioni, ma qualche riga sulla strada in cui sono o sul locale le spenderei.

Non è facile gestire un dialogo con più di due personaggi e quindi capisco che sei obbligato a spiegare chi fa una battuta, ma non ho gradito troppo il tono con cui il narratore lo specifica

esordì Beethoven con tono gioviale.

dissi con crescente impaccio.

m’interruppe Falstaff, seminando brio.

commentò il maestro, annusandomi con affettazione.

questi sono esempi, passa solo il dialogo, specifichi le sensazioni che accompagnano le parole, ma non ne mostri nessuna. Invece di dire che il maestro lo annusava con affettazione io descriverei come fa. Invece di crescente impaccio descriverei che ne so che si gratta il naso, o guarda per terra o arrossisce. Giusto per spiegare, perché altrimenti si perde un po' la naturalezza della scena e si sente questo effetto recita.

L'effetto ottocento va bene nei dialoghi, ma né tu, né il narratore siete dell'epoca, quindi gradirei una struttura più attuale per il resto della narrazione, perché altrimenti si sente che è posticcia.

La serata continua, ma eccederei le 4 pagine.

puoi aprire più discussioni, anche con meno di quattro pagine se il capitolo intero non è un multiplo di quattro pagine(l'importante è non di più icon_cheesygrin.gif )

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Ciao nerinacodamozza, grazie per avermi dedicato qualche minuto nonostante l'ora tarda.

“Sei proprio tu! Eh, all’ombra della notte tutti i volti paiono somigliarsi!”

“Fortuna che la voce rimane quella,” dissi con crescente impaccio.

non capisco bene questo scambio di battute, se lo saluta significa che l'ha riconosciuto, perché insistere sulla voce? Forse si riferisce a qualcosa prima? Perché se parti con buonasera e il narratore non mi dice che Beethoven appariva poco convinto o altro per me lo riconosce, c'è anche il punto esclamativo e il tono gioviale, mi sembra che sia contento di vederlo, quindi sa chi è.

Come già detto a Emma, userò il punto interrogativo che, effettivamente, esprime meglio lo stato d'animo di Beethoven. Comunque "Sei proprio tu?!" andrebbe intesa come "Che incredibile coincidenza!". Poi se si vuole analizzare una frase dal punto di vista strettamente grammaticale, suppongo che retorica e modi di dire andrebbero a farsi benedire.

È un mio ammiratore, è italiano, ma si lascia intendere discretamente, e suona il pianoforte... No, com’era?” e senza attendere la mia risposta riprese, bisbigliando come stesse svelando un tremendo segreto, “Dovete sapere che costui è capace di pigiare, in base a un preciso ordine, certuni tasti dello strumento cosicché un orecchio competente possa riconoscervi nientepopodimeno ché... un motivo musicale!”

si riferisce a qualche battuta fatta nell'incontro precedente?

Gli dà dell'italiano generico? Potrei dire una cavolata, ma visto che l'Italia unita ancora non c'era magari metterei la città o il regno o quel che è.

Certo, si riferisce a una battuta precedente.

Interessante obiezione circa l'ITALIANO. Tuttavia se pensi che le opere liriche, i libri e quant'altro erano in italiano - ossia una lingua comprensibile dalle Alpi alla Sicilia -, credo che definirmi ITALIANO sia corretto.

“Sì, è pressappoco così...” mormorai passandomi una mano per la nuca, apprezzando al pari degli altri il suo umorismo.

dalla battuta e dal gesto che fa sembra sempre più impacciato, che apprezzi il suo umorismo non passa, aggiungerei che fa un sorriso o simili.

Qui hai ragione. Grazie.

“Forza, che non ci vede più dalla fame!” ironizzò quello col nome strano, scompigliandogli i capelli rossicci.

se ironizza fagli dire qualcosa di più simpatico, non una frase fatta.

Anche qui, buon suggerimento. Grazie.

Un’altra cosa era che parlavano forte, presumibilmente per agevolare il maestro.

brutta espressione, la cambierei

Impeccabile suggerimento. Grazie.

mentre i loro sguardi mi schiacciavano sulla mia sedia.

lo toglierei

Che dire... Grazie! Purtroppo quando vai a rileggere 1200 pagine, queste piccolezze (non tanto piccole, comunque...) sfuggono. Ho avuto un bel colpo di fortuna a trovare questo sito, con persone che, avendo la possibiltà di focalizzarsi su solo 4 pagine, ti aiutano in questo lavoro di cesellatura (se mi passi il paragone). Peronalmente, approvo quando i rilievi vengono fatti col tono costruttivo e indulgente che adoperi tu.

Quello che non mi convince appieno è il tono goliardico esagerato, quello gli tira il naso, l'altro gli risponde mamma, non so, sembrano quattro studentelli ubriachi. Non che non debbano essere allegri e fare battute è che il tono appare un po' artificioso, a causa, forse, delle espressioni un po' scolastiche che usi (non ci vede dalla fame, dove te ne vai solo soletto).

Io ho frequentato 40enni quando avevo 18 anni (lavorando, giocando a pallone, ecc...). Adesso sono quasi un quarantenne e ti posso dire che, tra amici fraterni, l'età non conta niente. Si parla e ci si diverte come adolescenti. Forse l'essere donna non consente di capire il "bambino che è rimasto in noi", come a noi uomini sfuggono le ragioni per le quali talvolta donne fatte agiscono come bambine.

Non m'interessa una polemica sui sessi, sia chiaro. Ti dico solo che tra maschi della stessa età legati da un vincolo di profonda amicizia, è normale un atteggiamento adolescenziale.

Poi qua siamo nel 1800 e la goliardia di allora è diversa da quella odierna.

Infine, leggendo l'episodio nel contesto nel capitolo, si capisce che l'atteggiamento è volto a stemperare la tensione per il concerto che avrà luogo l'indomani (ma ovviamente la tua obiezione è legittima perché non conosci i retroscena - infatti questa è una spiegazione a beneficio della chiarezza).

Inoltre a me continua a mancare l'ambientazione, non dico paragrafi interi di descrizioni, ma qualche riga sulla strada in cui sono o sul locale le spenderei.

Il libro è corredato da illustrazioni poiché, facendo largo uso dei dialoghi, ho pensato di aiutare il lettore a visualizzare le scene non con altre parole, ma con delle immagini.

Non è facile gestire un dialogo con più di due personaggi e quindi capisco che sei obbligato a spiegare chi fa una battuta, ma non ho gradito troppo il tono con cui il narratore lo specifica. ... Questi sono esempi, passa solo il dialogo, specifichi le sensazioni che accompagnano le parole, ma non ne mostri nessuna. Invece di dire che il maestro lo annusava con affettazione io descriverei come fa. Invece di crescente impaccio descriverei che ne so che si gratta il naso, o guarda per terra o arrossisce. Giusto per spiegare, perché altrimenti si perde un po' la naturalezza della scena e si sente questo effetto recita.

E' una mia scelta, condivisibile o no. Tu non la condividi, va bene. Altri la condividono... va meglio! icon_wink.gif

Come ho già scritto, io voglio lasciare spazio al lettore affinché possa immaginarsi questi dettagli a seconda della propria fantasia. A me non piace quando leggo qualcosa dove lo scrittore mi racconta per filo e per segno tutto quello che accade. Che ci sto a fare io? Per assistere ai tuoi virtuosismi? Io voglio partecipare, vedere e sentire le scene come me le immagino io, non come lo scrittore vuole. Naturalmente mi riferisco a dettagli marginali dell'opera, perché nei passi significativi va da sé che bisogna seguire le istruzioni dell'autore.

L'effetto ottocento va bene nei dialoghi, ma né tu, né il narratore siete dell'epoca, quindi gradirei una struttura più attuale per il resto della narrazione, perché altrimenti si sente che è posticcia.

Qui dissento per il semplice assioma... "paese che vai, usanze che trovi!" Pensa a un americano che va a vivere a Mombasa (o un kenyano che va a NewYork): pensi che ce la farebbe a rimanere se stesso quando tutti intorno a lui agiscono e parlano diversamente? Io sono del sud e ho fatto il militare a Roma con parecchi ragazzi del nord. A un certo punto parlavamo tutti romanesco! Aò, ke stai a fà! M'hai rotto er...

Bei tempi!

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Forse, prima di dare per scontato che fosse un racconto autoconclusivo, avresti dovuto controllare in quale sezione ti trovavi, e magari avresti sospettato che si tratta di uno stralcio.

Forse l'equivoco è tuo. Sapevo benissimo che eravamo in racconti a capitoli, infatti mi aspettavo altri capitoli. Se non ce ne sono, hai sbagliato sezione.

Se invece è un estratto e prima c'è altro, credo sia il caso che tu me lo segnali, se no io come faccio a seguirti? E' come la questione che viaggia nel tempo: l'ho intuito per caso, avresti dovuto segnalarlo.

Se c'è un'altra parte non va in frammenti, va qui come conseguenza di questo.

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Letto, dunque:

“Fortuna che la voce rimane quella,” io toglierei la virgola, visto che dopo il tipo inizia un altro discorso.

"E' un mio ammiratore, è italiano" qui "Italiano" lo puoi scrivere benissimo, all'epoca per i tedeschi eravamo già "italiani" anche se provenienti da paesi diversi.

Sarebbe bello secondo me, vista l'ambientazione storica, uno studio dei locali e dei ristoranti dell'epoca. Magari inserire il gruppo di amici in un contesto realistico, presentando qualche specialità culinaria tipica, descritta con gli occhi di un ragazzo dei nostri tempi. Mi farebbe piacere anche per imparare qualcosa.

Ultima cosa: si dice che Beethoven fosse un personaggio molto riservato e taciturno, dovresti giustificare in qualche maniera questo carattere estroverso che hai deciso di attribuirgli. E' solo la mia opionione, ma considera che probabilmente molti di quelli che compreranno il tuo romanzo saranno "fans" del musicista, quindi si aspetteranno, se non un completo realismo, almeno una spiegazione razionale per quanto riguarda la descrizione della sua personalità.

Per il resto attendo di leggere, se vorrai, l'inizio del romanzo :D

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Forse, prima di dare per scontato che fosse un racconto autoconclusivo, avresti dovuto controllare in quale sezione ti trovavi, e magari avresti sospettato che si tratta di uno stralcio.

Forse l'equivoco è tuo. Sapevo benissimo che eravamo in racconti a capitoli, infatti mi aspettavo altri capitoli. Se non ce ne sono, hai sbagliato sezione.

Se invece è un estratto e prima c'è altro, credo sia il caso che tu me lo segnali, se no io come faccio a seguirti? E' come la questione che viaggia nel tempo: l'ho intuito per caso, avresti dovuto segnalarlo.

Se c'è un'altra parte non va in frammenti, va qui come conseguenza di questo.

Hai ragione, avrei dovuto spiegare che si tratta di un romanzo di 1200 pagine e che, essendo impossibile postarlo tutto, stavo provando ad estrapolare qualche episodio che, con l'ausilio di una breve spiegazione iniziale, potesse avere senso compiuto.

Comunque gradirei sapere se dopo aver chiarito questo equivoco causato da un mio errore, il giudizio resta sempre così negativo. Grazie.

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Prima di tutto ti ringrazio per aver passato con me qualche minuto di questo santo giorno. Poi un grazie anche per il tono cordiale con cui esprimi le tue osservazioni.

“Fortuna che la voce rimane quella,” io toglierei la virgola, visto che dopo il tipo inizia un altro discorso.

"E' un mio ammiratore, è italiano" qui "Italiano" lo puoi scrivere benissimo, all'epoca per i tedeschi eravamo già "italiani" anche se provenienti da paesi diversi.

A questo proposito, ho una domanda. Sai per caso se c'è una regola riguardo la punteggiatura prima di chiudere le virgolette nei casi in cui segue una didascalia? Sono sempre impacciato e incerto quando arrivo a quel punto.

Ho visto che in alcuni libri, le virgolette vengono chiuse senza alcuna punteggiatura; altri mettono la virgola e, se poi si riaprono ("non penso che venga," aggiunse, "perché aveva da fare."), il continuo della frase comincia con la lettera minuscola (qualcuno qui mi ha suggerito invece la maiuscola - nell'esempio tra parentesi quindi, Perché); altri ancora scrivono: “Fortuna che la voce rimane quella.” dissi impacciato. - ma quel punto seguito da dissi-minuscolo mi stona proprio. Attendo delucidazioni da chiunque sia informato in merito.

Sarebbe bello secondo me, vista l'ambientazione storica, uno studio dei locali e dei ristoranti dell'epoca. Magari inserire il gruppo di amici in un contesto realistico, presentando qualche specialità culinaria tipica, descritta con gli occhi di un ragazzo dei nostri tempi. Mi farebbe piacere anche per imparare qualcosa.

Una delle illustrazioni che corredano il testo ritrae proprio un'osteria affollata. Chi ha letto il testo ha confermato che l'immagine in questione agevola molto la visualizzazione delle varie scene nelle osterie.

Anche a me sarebbe piaciuto dilungarmi sui costumi dell'epoca - e qualcosa la dico di tanto in tanto -, ma mi sono reso conto che imboccando quella strada avrei dovuto aprire troppe parentesi che avrebbero distolto l'attenzione dalla vicenda.

Una per tutti, mi sono sempre chiesto come facessero le donne dell'epoca - specialmente quelle grasse - allorché impellenti urgenze fisiologiche di natura solida le cogliessero durante un ricevimento, sommerse in tanto di mutandoni, sottane, crinoline e vestiti. Da qualche parte ho letto che andavano in una zona a ciò adibita nei giardini delle ville, ma mi piacerebbe tanto vedere come superavano i disagi con tutti quegli orpelli indosso. E come si ripulivano e come scacciassero il cattivo odore prima di tornare a danzare. :facepalm:

Ho visto decine di film ambientati nell'epoca, ma mai nessuno ha affrontato queste imbarazzanti e graveolenti tematiche icon_lol.gif

Ultima cosa: si dice che Beethoven fosse un personaggio molto riservato e taciturno, dovresti giustificare in qualche maniera questo carattere estroverso che hai deciso di attribuirgli. E' solo la mia opionione, ma considera che probabilmente molti di quelli che compreranno il tuo romanzo saranno "fans" del musicista, quindi si aspetteranno, se non un completo realismo, almeno una spiegazione razionale per quanto riguarda la descrizione della sua personalità.

I fans del musicista conoscono bene Beethoven: due sfegatati fans che ho conosciuto on line proprio a causa dell'amore per il maestro, sono stati tanto cortesi da "sciropparsi" tutto il testo. Mi hanno detto che il mio Beethoven... è proprio lui!!

Comunque non poteva essere altrimenti perché ho studiato attentamente la sua personalità, letto biografie e un sacco di sue lettere. E' vero, Beethoven aveva la fama che dici tu. Ma solo con gli estranei e coi conoscenti; invece quando "giocava in casa" - con gli amici più stretti, intendo - era un simpaticone che aveva sempre la battuta pronta.

Per il resto attendo di leggere, se vorrai, l'inizio del romanzo :)

Onestamente sto pensando da diversi giorni di postare l'incipit in FRAMMENTI, ma il fatto che qualche commentatore sembri sempre sul piede di guerra, pronto a sparare a zero senza neanche concederti il beneficio del dubbio, mi fa tergiversare perché l'incipit è un po' surreale (e se non ti chiami Franz, il surreale dà spesso spunto a pesanti critiche).

Naturalmente è pieno diritto criticare nel modo che si ritiene più consono alla propria personalità, ma è anche mio diritto scegliere di evitare inutili polemiche.

Magari, se vuoi, ti mando l'incipit con un messaggio privato. Però, qualora questa idea dovesse essere in contrasto con le regole del forum, mi scuso con lo staff e ti prego di ignorare il mio invito.

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Comunque gradirei sapere se dopo aver chiarito questo equivoco causato da un mio errore, il giudizio resta sempre così negativo.

Difficile dare un giudizio su un estratto così, sia positivo che negativo. Certo aver scoperto che lui viaggia nel tempo modifica le cose.

Ma a parte questo, quello che meno ho compreso è la gogliardia dei quattro. Forse perché mi manca la parte precedente, ma così com'è (insomma quello che ho letto io) mi disturba il continuo cercar battute che a volte sento forzate.

E, in generale, non mi arriva nulla della figura di Beethoven se non il fatto che lo citi.

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“Fortuna che la voce rimane quella,” Non ne facevo un problema di grammatica, è solo che poi il discorso si interrompe perchè il protagonista inizia una nuova frase quindi la virgola x me non ci va.

Per quanto riguarda le descrizioni non intendevo una "Manzonata" da 400 pagine, ma sarebbe simpatico, che so, citare il nome di un buon ristorante dell'epoca o di una famosa locanda. Come bevevano? La birra era calda o fredda? Etc.. scemenzine, insomma, ma che nel giusto contesto ti rendono la storia più credibile.

Le abitudini delle "dame" dell'epoca ? Se ti dico che alcune avevano la trappolina anti pulci sotto la gonna (scatolina con miele e colla) o secchi appesi fra le gamne per gli escrementi, ti basta? :)

Per quanto riguarda l'inizio del romanzo: siamo tutti qui per farci giudicare, se hai dei dubbi su un frammento di libro la cosa migliore è metterlo in gioco. Poi starà a te accettare o meno le critiche :( al limite, come dicono a Bolzano, futtitenne :)

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Grazie Emma, questo è un giudizio molto più equilibrato e condivisibile. E sinceramente non faccio nessuna fatica ad accettarlo perché, con la premessa che hai letto solo un estratto, ci sta ogni virgola di quello che hai scritto.

Magari la prossima volta che hai tempo e voglia di leggere un brano di qualcuno, mi propongo alla tua attenzone con un altro estratto dove Beethoven è protatonista: Il dio sordo, sempre in questa sezione. Lo stile è lo stesso: quasi tutto dialoghi. Mi assumo la responsabilità di assicurarti che quantomeno non ti annoierà.

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“Fortuna che la voce rimane quella,” Non ne facevo un problema di grammatica, è solo che poi il discorso si interrompe perchè il protagonista inizia una nuova frase quindi la virgola x me non ci va.

OK. Ma dovrei sostituirla con qualcos'altro o chiudere le virgolette dopo QUELLA senza alcuna punteggiatura?

Per quanto riguarda le descrizioni non intendevo una "Manzonata" da 400 pagine, ma sarebbe simpatico, che so, citare il nome di un buon ristorante dell'epoca o di una famosa locanda. Come bevevano? La birra era calda o fredda? Etc.. scemenzine, insomma, ma che nel giusto contesto ti rendono la storia più credibile.

D'accordissimo al 100%. Infatti in altri passaggi ci sono. Per esempio, in un'osteria "precedente", dico che la birra era molto scura e di sapore diverso da quella cui il protagonista è abituato.

Le abitudini delle "dame" dell'epoca ? Se ti dico che alcune avevano la trappolina anti pulci sotto la gonna (scatolina con miele e colla) o secchi appesi fra le gamne per gli escrementi, ti basta? :)

Are you serious?!? icon_lol.gif O te lo sei inventato?

Per quanto riguarda l'inizio del romanzo: siamo tutti qui per farci giudicare, se hai dei dubbi su un frammento di libro la cosa migliore è metterlo in gioco. Poi starà a te accettare o meno le critiche :( al limite, come dicono a Bolzano, futtitenne :)

Condivido, però quando ti accorgi che un commentatore respira l'aria di "Caccia all'errore" coolgun.gif o che, non avendo il tempo di approfondire l'argomento o chiarire i suoi dubbi, invece di tenersi le sue impressioni per sé le esprime senza remore e non curandosi nemmeno di foggiarle del tono cordiale che presupporrebbe un rapporto che non va al di là della conoscenza per nickname, francamente mi devo sforzare per evitare di andare a cercare un suo scritto e commentarlo con la stessa superficialità, rischiando oltretutto un richiamo visto che la regola del forum vuole che i giudizi siano argomentati.

Ma forse mi è il mio status di novizio (sono con voi da 18 giorni ed è il primo forum nel quale interagisco con gli altri) a farmi pensare in questo modo. Magari dovrei fare una capatina a Bolzano... icon_lol.gif

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Scusa, a chi è rivolta la tua ultima affermazione? Chi è che avrebbe commentato superficialmente e senza il dovuto rispetto? Onestamente mi sembra che tutti coloro che hanno commentato questo brano lo abbiano fatto in maniera approfondita e argomentando quanto più possibile; se non sei riuscito a comunicare ciò che era nelle tue intenzioni, non è detto che la colpa sia da attribuire a una lettura superficiale.

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Scusa, a chi è rivolta la tua ultima affermazione? Chi è che avrebbe commentato superficialmente e senza il dovuto rispetto? Onestamente mi sembra che tutti coloro che hanno commentato questo brano lo abbiano fatto in maniera approfondita e argomentando quanto più possibile; se non sei riuscito a comunicare ciò che era nelle tue intenzioni, non è detto che la colpa sia da attribuire a una lettura superficiale.

Se ritieni che tutti i commenti a questo brano siano stati tutti condotti in maniera approfondita e tutti argomentati quanto più possibile, dev'essere senz'altro così. Tu sei su questo sito da 400 giorni, io solo da 20. Però...

se non sei riuscito a comunicare ciò che era nelle tue intenzioni, non è detto che la colpa sia da attribuire a una lettura superficiale.

...se non sei riuscita a notare qualche commento eccessivamente ermatico, non è detto che la colpa sia da attribuire alla mia incapacità di esprimermi.

Comunque tu nei tuoi passati commenti sei stata esaustiva e rispettosa nei miei riguardi. Mi rendo conto che la tua posizione di porta a intervenire, ma io non cercavo né "giustizia" né tanto meno polemiche. Il mio è solo uno sfogo in generale, poiché non volevo fare polemica con nessuno, tanto meno con te. Spero non ci saranno "strascichi" e che possiamo goderci pacificamente questo straordinario sito che avete creato. thumbup.gif

Ti auguro buon Natale e scusami se non risponderò sollecitamente ai tuoi eventuali commenti, visto che sto per uscire e tornerò stasera. sorry.gif

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Ospite

Condivido, però quando ti accorgi che un commentatore respira l'aria di "Caccia all'errore" coolgun.gif o che, non avendo il tempo di approfondire l'argomento o chiarire i suoi dubbi, invece di tenersi le sue impressioni per sé le esprime senza remore e non curandosi nemmeno di foggiarle del tono cordiale che presupporrebbe un rapporto che non va al di là della conoscenza per nickname, francamente mi devo sforzare per evitare di andare a cercare un suo scritto e commentarlo con la stessa superficialità, rischiando oltretutto un richiamo visto che la regola del forum vuole che i giudizi siano argomentati.

Ma forse mi è il mio status di novizio (sono con voi da 18 giorni ed è il primo forum nel quale interagisco con gli altri) a farmi pensare in questo modo. Magari dovrei fare una capatina a Bolzano... icon_lol.gif

In considerazione della tua poca esperienza nei forum ti fornisco qualche informazione, presupponendo di essere tra chi tacci di superficialità:

a- “caccia all’errore” lo scopo di questo forum è di fornire indicazioni ad autori esordienti, in tale ottica la ricerca accurata di errori di battuta, ortografici o grammaticali è essenziale

b- nessun nostro commento è superficiale o frettoloso, questo tuo apprezzamento è profondamente irritante. Nel commento a “il dio sordo” ti ho fornito sia due immagini sia una voce bibliografica in rete dove è riportato che nel 1783 il chimico svizzero François Ami Argand inventò la lampada ad olio.

Per il brano sulla bellezza ho preferito svicolare suggerendo di eliminarlo in quanto ritengo non sia possibile editarlo dato che:

1-non esiste una “bilancia” per pesare oggettivamente la bellezza, la saggezza popolare esprime questo concetto

nel proverbio: «La bellezza è nell’occhio di chi guarda»

2- i canoni di bellezza si modificano nel tempo, ad esempio oggi è opportuno sfoggiare una carnagione

abbronzata e un corpo muscoloso, tanto che esistono le lampade UVA e le palestre, un tempo quando

l’abbronzatura e muscoli erano appannaggio di chi lavorava i campi e quindi identificavano gli stati sociali più

svantaggiati. Per una buona bibliografia confronta “Storia della bellezza” a cura di Umberto Eco, e quindi un

uomo contemporaneo può sbagliare nel giudicare la bellezza secondo i canoni del 1700 - 1800

3- Non esiste un rapporto preciso tra bellezza e fascino, oltre al famoso naso di Cleopatra, ma la nostra

iconografia è scarsa, solo l’effige di qualche moneta, basti pensare a Mae West, bassa e senza collo ma

indiscussa icona sexy

4- Più severo: un contemporaneo che parli dell’importanza dell’aspetto fisico nell’amore deve conoscere almeno

superficialmente i numerosi studi di psicologia che dalla fine degli anni cinquanta del secolo scorso si sono

occupati dell’argomento, se non altro perché citati in tante commedie americane.

c- “commentare i testi altrui”: in rete trovi vari forum di scrittori dove ogni commento è solo positivo per assicurasi un commento positivo a sua volta. La forza di questo forum è invece di fare commenti sinceri e attenti. Tra l’altro io sono un lettore puro, avrai notato che il nick è al plurale, chi posta dei testi è Bradipino.

Una questione più importante è sottolineare che ogni commento, al di là degli errori grammaticali, è assolutamente soggettivo ed esprime i gusti personali del commentatore, ad esempio io trovo insopportabile “Elisa di Rivombrosa” che ha affascinato milioni di spettatori mentre leggo volentieri i libri di Valerio Manfredi.

d- sulla cordialità probabilmente hai ragione, anche al lavoro io vengo percepito come più serio e severo oltre le mie intenzioni.

Naturalmete, se hai notato qualche incongruenza ti sarei grato davvero se me la facessi notare, perché voglio migliorare il testo il più possibile. Però quando parlo d'incongurenze mi riferisco a qualche cosa che è palesemente fuori posto, come ad esempio: "Beethoven suonava il piano mentre io leggevo Il Codice Da Vinci...".

Ti sono grato di questa risposta, che mi solleva dall’obbligo morale di segnalarti ulteriori imprecisioni (tra l’altro un viaggiatore nel tempo potrebbe portasi un libro contemporaneo anche all’età dei dinosauri, questo si chiama paradosso temporale e non incongruenza).

In conclusione di questo lungo papello del quale mi scuso, ma non ti disturberò mai più oltre, ti rivolgo un pressante invito nel tuo esclusivo interesse: rifletti attentamente su quali siano i tuoi desideri e la tua modalità di rapportati con gli altri: un editore free ti offre la pubblicazione, agognato sogno di tanti utenti, e tu declini e riesci persino a urtare la lettrice della casa editrice la quale aveva espresso un parere favorevole, qui trovi chi ti segnala imprecisioni e riesci a irritarlo.

AVE ATQUE VALE

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Caro Bradipi, prima continuare a leggere il tuo intervento (ho letto solo tre righe), ho già capito che hai equivocato perché non parlavo assolutamente di te. Come puoi pensare che mi riferissi a te quando mi hai incollato pure delle fotografie per aiutarmi nella ricostruzione della vita dell'epoca?

Poi se ti vuoi sentire attaccato personalmente, fa' pure. Io ti posso solo ringraziare del tempo che mi hai dedicato fin qui.

Io mi riferivo a un cordiale scambio di vedute con ewan_j (avrei preferito non spiegarlo perché è veramente nulla, ma visto che sei la seconda persona che si sente chiamata in causa, forse avrei dovuto spiegare lo sfogo nell'altro commento e i suoi risvolti per nulla polemici).

Per avere diritto a postare il mio brano, ho letto e commentato un brano di Nanni. Ci ho messo 40 minuti e l'ho fatto con grande piacere, non solo per la bellezza testo. Poi ho postato il mio. Il primo commento è giunto da ewan_j, elaborato in suppongo 30 secondi:

"passo velocemente. da una prima lettura ti dico subito che devi eliminare il 99% dei puntini di sospensione e il 110% dei punti esclamativi. ce n'è uno quasi in coda a ogni frase, quando invece ci andrebbe un bel punto fermo."

Di primo acchito mi ha un po' irritato. Poi ho visto che è stato postato alle 2.30 del mattino e ho accettato il fatto, facendogli tuttavia notare in modo simpatico che il commento era molto breve. Lui ha apprezzato la stoccata in punta di fioretto e mi "ha chiesto venia", assicurandomi che avrebbe perfezionato il suo intervento. Poiché poi non l'ha fatto (durante le feste siamo naturalmente tutti impegnati in famiglia), ho pensato di "togliermi il sassolino dalla scarpa" commentando un suo brano nello stesso modo, sicuro che leggendo tale commento (cosa che non ha fatto ancora perché suppongo impagnato in altre faccende di gran lunga più importanti) si sarebbe ricordato dell'impegno preso.

La cosa era tra me e lui, condotta in un'atmosfera frizzante ma cordiale. Infatti i suoi suggerimenti mi hanno indotto a riconsiderare ogni punto esclamativo delle mie 1200 pagine (e sono una caterva!!!!!!!!!!!!!!!!!). Attualmente sto appena pagina 230 e ho trovato qualcosa da fare per il resto delle feste, eliminando non il 110% dei punti esclamativi come suggerisce lui, ma un buon 70%.

Mi dispiace aver dovuto spiegare i retroscena di un qualcosa che riguardava me e lui (o meglio, per il momento soltanto me...), perché in questo caso è stato come dover spiegare una barzalletta: tutto il divertimento è andato perso. Comunque era doveroso farlo perché stavano nascendo degli equivoci con te e Nayan, ossia persone che mi hanno dedicato il loro tempo e che posso solo ringraziare.

Spero che nel resto del tuo intervento non ci siano attacchi personali che comunque considererò frutto di un malinteso.

.......

Ho finito di leggere e sono contento di non aver trovato attacchi personali.

Alcune precisazioni:

Non avendo letto altro del mio romanzo, è naturale che tu pensi al paradosso temporale, cosa che non ha niente a che fare con la mia storia visto che anche me non piace questo paradosso, per cui è solo l'anima del protagonista a viaggiare nel tempo.

Quanto al mio rapporto con la Ciesse, penso che la premessa d'uopo sia che giudichi la vicenda in base agli elementi presenti nel relativo topic, che non può naturalmente fornirti una quadro completo della situazione - spero non hai desunto che il mio rapporto con l'editore sia tutto lì e non ci sia altro -.

Comunque ribadisco il mio ringraziamento.

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non l'ho fatto perché commentare un brano mi richiede molto tempo. e, vista la bassa tolleranza che tu hai nei confronti delle critiche, sarebbero state parole al vento. ti suggerisco un po' di umiltà in più, tra l'altro.

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Scusa, a chi è rivolta la tua ultima affermazione? Chi è che avrebbe commentato superficialmente e senza il dovuto rispetto? Onestamente mi sembra che tutti coloro che hanno commentato questo brano lo abbiano fatto in maniera approfondita e argomentando quanto più possibile; se non sei riuscito a comunicare ciò che era nelle tue intenzioni, non è detto che la colpa sia da attribuire a una lettura superficiale.

Se ritieni che tutti i commenti a questo brano siano stati tutti condotti in maniera approfondita e tutti argomentati quanto più possibile, dev'essere senz'altro così. Tu sei su questo sito da 400 giorni, io solo da 20. Però...

se non sei riuscito a comunicare ciò che era nelle tue intenzioni, non è detto che la colpa sia da attribuire a una lettura superficiale.

...se non sei riuscita a notare qualche commento eccessivamente ermatico, non è detto che la colpa sia da attribuire alla mia incapacità di esprimermi.

Comunque tu nei tuoi passati commenti sei stata esaustiva e rispettosa nei miei riguardi. Mi rendo conto che la tua posizione di porta a intervenire, ma io non cercavo né "giustizia" né tanto meno polemiche. Il mio è solo uno sfogo in generale, poiché non volevo fare polemica con nessuno, tanto meno con te. Spero non ci saranno "strascichi" e che possiamo goderci pacificamente questo straordinario sito che avete creato. thumbup.gif

Ti auguro buon Natale e scusami se non risponderò sollecitamente ai tuoi eventuali commenti, visto che sto per uscire e tornerò stasera. sorry.gif

Perfetto, se non cerchi polemiche allora evita di fare commenti come questo

francamente mi devo sforzare per evitare di andare a cercare un suo scritto e commentarlo con la stessa superficialità

Grazie.

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Perfetto. No, non cerco polemiche, però non mi sembra neppure giusto che tu intervenga per redarguirmi quando io non mi rivolgevo assolutamente a te (che infatti non avevi neppure commentato il testo).

Se poi sei intervenuta in veste di amministratore, ritengo che prima di bacchettarmi dovresti appurare le ragioni che mi hanno spinto a quell'osservazione, poiché non penso che due righe un commento rispettino le indicazioni del regolamento.

E in ogni caso, come ho spiegato nella risposta a Bradipi, è veramente niente. Ci sono già tre interventi (e altrettante mie risposte) su una questione che fonda su erronee interpretazioni di una mia osservazione, e che inevitabilmente avranno effetto su ewan_j. Pertanto mi rivolgo direttamente a ewan_j:

Qua non è morto nessuno. Tu hai commentato velocemente un mio testo, io ho fatto altrettanto col tuo. Stop. Ho preso il tuo suggerimento molto seriamente e sto controllando i punti esclamativi uno per uno. Di questo ti ringrazio perché mi hai dato la spinta decisiva nell'iniziare a risolvere un problema che mi trascino dietro da anni. Credo che sto rendendo il testo meno fastidioso, perché effettivamente tutti quegli esclamativi infastidiscono.

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non l'ho fatto perché commentare un brano mi richiede molto tempo. e, vista la bassa tolleranza che tu hai nei confronti delle critiche, sarebbero state parole al vento. ti suggerisco un po' di umiltà in più, tra l'altro.

Visto? Mentre ti stavo scrivendo di non farti influenzare da questa assurda polemica, mi hai risposto con tono piccato.

Ti invito a lasciar perdere le chiacchiere e a guardare i fatti.

Alle 2.30 del mattino hai letto il brano e, essendo tardi, non hai avuto il tempo per commentarlo.

Te l'ho fatto notare.

Hai riconosciuto la legittimità dalla mia obiezione e ti sei impegnato a commentarlo in seguito.

Non l'hai fatto (non posso sapere le tue ragioni, quindi mi limito ai fatti), quindi ho pensato di rammentartelo commentano un tuo testo con la stessa rapidità (mia intenzione: in questo modo si ricorderà del "debito").

A me interessava la tua opinione perché ritengo che con le tue osservazioni potrei migliorare il testo. Poi, se pensi che usare la funzione TROVA in un romanzo di 1200 pagine tutto dialoghi per andare a rileggere il contesto di ciascun punto esclamativo, se lo giudichi un atto di arroganza, allora vuol dire che esiste un'accezione del termine umiltà che mi sfugge.

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Perfetto. No, non cerco polemiche, però non mi sembra neppure giusto che tu intervenga per redarguirmi quando io non mi rivolgevo assolutamente a te (che infatti non avevi neppure commentato il testo).

Se poi sei intervenuta in veste di amministratore, ritengo che prima di bacchettarmi dovresti appurare le ragioni che mi hanno spinto a quell'osservazione, poiché non penso che due righe un commento rispettino le indicazioni del regolamento.

E in ogni caso, come ho spiegato nella risposta a Bradipi, è veramente niente. Ci sono già tre interventi (e altrettante mie risposte) su una questione che fonda su erronee interpretazioni di una mia osservazione, e che inevitabilmente avranno effetto su ewan_j. Pertanto mi rivolgo direttamente a ewan_j:

Qua non è morto nessuno. Tu hai commentato velocemente un mio testo, io ho fatto altrettanto col tuo. Stop. Ho preso il tuo suggerimento molto seriamente e sto controllando i punti esclamativi uno per uno. Di questo ti ringrazio perché mi hai dato la spinta decisiva nell'iniziare a risolvere un problema che mi trascino dietro da anni. Credo che sto rendendo il testo meno fastidioso, perché effettivamente tutti quegli esclamativi infastidiscono.

Oh insomma, basta. Io intervengo e redarguisco chi mi pare e come mi pare, e no, non è consentito ribattere pubblicamente al richiamo di uno Staffer, specialmente quello di un Amministratore. Ti ho concesso più di una possibilità di riprenderti da solo mettendo fine a questa insulsa farsa, e non l'hai raccolta.

Al prossimo accenno di polemica ti richiamo. Intanto chiudo il topic.

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