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Lollowski

Is Arutas

Post raccomandati

 

 

C'è questo tramonto,

che senza troppa fretta

affoga all'orizzonte,

e che si tinge di colori troppo scontati.

 

E poi ci siamo io e te,

su questo scoglio umido e butterato.

Vicini, in silenzio,

perché le parole spesso

fanno solo rumore 

allora non rimane che ascoltare 

la violenta melodia del mare.

 

Per cui non ti racconterò 

di questa luce che muore

in un ultimo rantolo screziato,

di questo mare d’oro e ossidiana

ormai troppo cupo, che sbatte

su questa roccia martoriata

tramandando una storia

di pazienza e di forza.

 

Tacerò il maestrale 

che ci urla contro

il suo possente canto.

 

Non ti dirò nulla di noi due, te lo giuro,

e di me soprattutto

che ti sto aggrappato

perso in questa gloria

 

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@Lollowski premetto che è stato un piacere e una sofferenza  per me leggere questi versi. 
vedo una coppia abbracciata,  sento amore e sento l’avvicinarsi dell’ineluttabile. Lui ha forza per entrambi, e ne avrà  fino alla fine combattendo gloriosamente contro i venti furiosi che lo tormentano.
 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

C'è questo tramonto,

che senza troppa fretta

affoga all'orizzonte,

e che si tinge di colori troppo scontati.

Efficace la scelta delle parole. Affoga dispone all’ascolto:  qualcosa sta cambiando. I colori, che un tempo ci sembravano vividi e brillanti ora sono troppo scontati.

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

perché le parole spesso

fanno solo rumore 

allora non rimane che ascoltare 

la violenta melodia del mare.

Splendida immagine. Le parole sono quasi un disturbo. 

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

di questo mare d’oro e ossidiana

ormai troppo cupo, che sbatte

su questa roccia martoriata

tramandando una storia

di pazienza e di forza.

Anche qua un altra descrizione forte. Quella pazienza necessaria per affrontare la durezza della vita ben delineata dalla roccia martoriata

C’è dolore, c’è sopportazione.

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

Tacerò il maestrale 

che ci urla contro

il suo possente canto.

Ma io non ti dirò dei miei tormenti, ti proteggerò e proteggerò NOI dalle tempeste della vita.

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

che ti sto aggrappato

perso in questa gloria

Il finale si apre a nuove interpretazioni.   Quindi lei sta morendo?  La gloria è resistere, godere della vita fino all’ultimo tramonto, fino a che quel mare cupo ingolli tutto quanto. 
 

Intensa, dolente poesia.

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Ciao @Lollowski

questa è una poesia di colori e di musica (del mare). Colori particolari, speciali, non

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

colori troppo scontati

come quelli del tramonto. Sono colori

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

d’oro e ossidiana

brillanti, preziosi, arcaici, metafisici, in forte contrasto fra loro, nella 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

luce che muore

in un ultimo rantolo screziato

in cui si sente un altro elemento sonoro che si aggiunge alla

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

violenta melodia del mare

 e al 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

possente canto

del vento. Ma ci sono anche elementi più fisici, vorrei dire tattili in 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

questo scoglio umido e butterato

e

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

questa roccia martoriata

e pensieri che vagano nel tempo pensando a 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

una storia

di pazienza e di forza

Di fronte all'intensità vorrei dire quasi insopportabile di queste sensazioni, non è possibile che stare in silenzio ad ascoltare, a guardare, a pensare: perché qualunqueparola sarebbe troppo poco, non sarebbe mai all'altezza dell'esperienza estetica (ed estatica). Solo dopo, viene voglia di raccontarla, come hai fatto tu. 

Una poesia di colori, di musiche, di vento. Grazie Lollo

Ciao  

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Ciao, complimenti per la poesia. Si legge bene, non è troppo complicata, e ha delle belle figure.

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

su questo scoglio umido e butterato.

Rende molto l'idea, ma forse contrasta un po' con la bellezza romantica di un tramonto sul mare.

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

allora non rimane che ascoltare 

la violenta melodia del mare.

Molto efficace nel fare capire lo stato del mare.

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

di questa luce che muore

in un ultimo rantolo screziato,

Immagine poetica e malinconica allo stesso tempo.

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

di questo mare d’oro e ossidiana

Bella anche questa, rende bene l'idea delle ultime luci del sole che si riflettono sul mare

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

ormai troppo cupo, che sbatte

su questa roccia martoriata

tramandando una storia

di pazienza e di forza.

La bellezza della natura millenaria

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

Tacerò il maestrale 

Metaforicamente immagino :)

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

Non ti dirò nulla di noi due, te lo giuro,

e di me soprattutto

che ti sto aggrappato

perso in questa gloria

La chiusa è molto bella ed efficace, quei silenzi che "dicono molto".

Alla prossima.

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@Lollowski ciao. Per comprendere bene Is Arutas bisogna conoscere il luogo. Conosco bene il posto magico che risiede nella mia terra. Un posto dove, quando tira forte il vento, il mare diventa uno spettacolo e l'anima si perde . ciao

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I tempi sono quelli che sono: per una maledizione la cui origine andrebbe forse ricercata in meandri di realtà dai quali è consigliabile girare alla larga, sembra che la linea di confine del pensabile sia destinata a restare un Invalicabile: un possente agglomerato di pensiero resta confinato di là dalle Colonne d’Ercole dell’immagine a-razionale. Gli è che questa anomala estate, da poco involatasi nel paradiso dei ricordi, ci ha portato in regalo un corollario di nuove (eppure vecchie) associazioni di idee che si legano in modo ora coreografico, ora ribaldo, all’esercizio dello scrivere in versi. Abbiamo infatti osservato all’opera da un lato una solerte orchestrina del Titanic intenta a mellifluire accattivanti e sinuose giravolte verbali, che potremmo compendiare in un generale Breviario di utili consigli per vecchi acchiapponi di provincia o di riviera, altresì seguite da immancabile, giulivo visibilio di sospirose signorine; e dall‘altro, il consolidarsi di una purtroppo inespugnabile linea Maginot, potentemente presidiata da allegre comari che con ostinazione insistono nell’esercizio di abbinare la poesia ai pasticcini e al tè delle cinque. Qui ancora si ragiona come se si fosse in tempo di pace – senza accorgersi che sotto casa, ormai, c’è la guerra. Seguendo il movimento di questa disgraziata linea storica, o per meglio dire: la linea degli epifenomeni generati da crisi capitalistiche in via di accelerazione e intensificazione, furbescamente utilizzate dalla sadica classe dominante mondialista come mezzi coercitivi delle popolazioni autoctone e della poca sostanza che ancora può trovarsi all’interno del loro perimetro psichico – specialmente in ordine al problema più importante: quello di una definizione corretta, epperciò di una corrispondentemente corretta percezione del continuum storico e delle fratture che vi possono intervenire–, muoverò una critica al brano di @Lollowski prendendo le mosse da una domanda ben precisa: quale è l’origine, quale la presente configurazione di sviluppo e infine quale il prevedibile esito di questo volonteroso sostare nella superficie di una dimensione a prima vista atemporale, dove il pensiero non è di casa, anziché in una linea passato-presente-futuro opportunamente logicizzata e coerentizzata? Apparentemente divagando, vorrei cominciare azzardando una ipotesi: e cioè, che il pezzo che @Lollowski ci ha presentato, di livello indubbiamente superiore rispetto alle ultime sue prove (merito che gli va riconosciuto), proprio pel fatto di rappresentare un progresso “tecnico”, finisca col rovesciarsi immediatamente in un regresso “poetico”. In questo pezzo, a mio giudizio, troviamo un abbassamento dell’asticella del grado di difficoltà della costruzione poetica (e del suo rapportarsi al compito storico) che ha determinato una migliore resa: ossia, quella che nell’Officina del WD suole essere definita “scorrevolezza” del testo, concezione esteticamente ingiustificata che ha determinato e determina perniciose tendenze nel modo di scrivere e di percepire la ragione storica della lingua. Tutto questo ha un nome: modificazione percettiva congruente con una apparente sospensione della dialettica storica. Un brano di poesia che non si misuri con quella triplicità sopra menzionata (origine-configurazione attuale-esito), che non dimostri quanto la mente dello scrittore sia attenta alla scansione delle tappe storiche fin nella dimensione molecolare del suo scrivere, è di per sé indice e sintomo di regressione: il suo testo potrà essere “scorrevole” quanto si vuole, ordinato, senza errori: ma invariabilmente si incardinerà nelle facili ricorsività linguistiche dei poteri.

In altri lavori di @Lollowski ebbi modo di apprezzare l’apertura di improvvisi squarci di descrizione del “paesaggio” urbano circostante: erano perlopiù degli intercalare, quadri di una periferia metropolitana desolata, degradata e degradante: questa peculiarità riusciva ad ancorare le narrazioni di episodi vissuti, rievocati spesso con dolore esistenziale, a uno stato di cose, a un’epoca. Certo, in dette rievocazioni non sono mai giunto a scorgere la minima consapevolezza dell’origine del degrado, della sua ratio; né la configurazione attuale, come egli ebbe a rappresentarla nelle citate occasioni, è mai riuscita ad avvicinarsi alla superiore cerchia della Critica, restando perciò confitta nel dominio dell’Ineluttabile. Ciò nonostante, si scorgeva un barlume di quella coscienza inquieta che presagisce l’esistenza di uno strato di senso più profondo dello scrivere poesia, e che a quell’arrancare facesse difetto soltanto un più solido accumulo di studio e consapevolezza storica. Purtroppo, @Lollowski ha girato intorno alla Questione, non ha varcato la soglia del tempio: non ha individuato la via di accesso al labirinto della poesia (e parlo solo di questa, ché per quella d’uscita, c’è assai da sudare e faticare!), e non è andato più in là della prima fase del compito imposto dalla storia allo scrivere versi: quello della mera descrizione. Ora, pur dando per assodato il fiato corto del descrizionismo, che può trovare fondatezza solo nel quadro di una prassi compositiva articolata della quale esso è sì parte, ma non totalità, per causa di questi schizzi improvvisi emergeva un abbozzo di insoddisfazione e per l’insolubile sentimento di scacco che sembra essere compagno fisso del vivere del nostro autore, e per il modo ordinario di scrivere poesia: ed ecco che, pur nello squilibrio formale e nelle pecche di "scorrevolezza" la regressione tecnica produceva una progressione poetica.  Aggiungerei, inoltre, che da quei testi emergeva una sorta di accoppiata pudore-candore, meglio declinabile come quel buon gusto di non strombazzare l’ego di chi scrive, la sua voglia di occupare il centro della scena, e per giunta con argomenti risibili. In questo brano, invece, il descrizionismo è rientrato in sé e non mostra la benché minima intenzione di adeguarsi, per quanto imperfettamente, a questa funzione. Il gioco delle forze elementali in rivolta, che occupa il centro della scena, sembra quasi acquisire una giustificazione nell’altro gioco, quello di una obliqua e imbarazzata liaison di "seduzione" tra un uomo e una donna. A questo punto cade la fine della divagazione apparente che accennavo sopra: il quadro della descrizione degli elementi si mostra non più quale sintomo di una angoscia determinata dall’epoca e dall’inautenticità da essa imposta, bensì il mezzo strumentale che permette di proseguire una sottaciuta opera di seduzione. La seduzione è una insincerità presentata con fattezze gradevoli: è l’esatto contrario del sì, sì; no, no riportatoci dall’Evangelista. Ecco: alla disarmata sincerità che affiorava dal descrizionismo segno di reazione esistenziale all’inautenticità e bilanciamento delle superfetazioni del soggettivo, si sostituisce quello che vediamo intessersi nell’armamentario del seduttore; al principio del pudore-candore emerso in altri brani, stavolta è subentrato un diverso discorrere, tale da rendere il complesso del componimento privo di giusitificazione sia esistenziale, sia letteraria. E il compito che la presenza di una certa occasione impone, che nel caso di specie prende le sembianze di una figura femminile, non è più quella di raschiare un po’ la superficie della configurazione presente per indagarla alla luce della sua provenienza, e in direzione dell’esito da pronosticare. Il quale, al contrario, in questa atemporalità viene lasciato indeterminato e sospeso.

Sul fronte delle scelte retoriche va segnalato, peraltro, un uso un filino sconsiderato del descrizionismo:

C'è questo tramonto

su questo scoglio

di questa luce

di questo mare

su questa roccia

in questa gloria:

un elenco insistito e prolisso che sembra ricamare un testo nel testo, quasi dotato di un suo significato autonomo e la cui ragione va senz’altro rinvenuta in un automatismo dovuto a un metodo da revisionare. Allo scopo di concludere queste osservazioni, e a risposta alla domanda da cui questa critica è scaturita, considerato per giiunta che si è appena sfiorata la questione del metodo, tornerei sulla prassi compositiva di questo pezzo di @Lollowski e sulla sensazione di tempo sospeso che ha determinato: ora, dal momento che ogni tempo sospeso è un artefatto, il risultato che se ne ricava è di straniamento: ciò che accade – non essendovi tra le maglie della scrittura nessuna considerazione, neppure frammentaria, o abbozzata, della triade citata in apertura – sembra scendere dall’alto come una forza teologica; ma, dal momento che abbiamo convenuto trattarsi di un escamotage parte di una strategia retorica “seduttiva”, l’impressione che da questo pezzo si trae ci conduce troppo, troppo lontano da un pur incompleto allineamento all'alto compito che la storia presente sta affidando al mezzo letterario.

 

 

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Caro @Soir Bleue (e @Lollowski mi perdonerà se mi rivolgo direttamente a te; sempre che non sia vietato dal regolamento; ma è pur sempre della poesia di @Lollowski che intendo parlare), io penso che potresti postare queste tue recensioni nella sezione poesia, o nella sezione racconti (una sezione critica letteraria mi pare non esista), senza per nulla sfigurare. Io in realtà mi sono divertito moltissimo a leggerti: oltre a riconoscerti una grande accuratezza semantica e una piacevole organizzazione sintattica, mi trovo anche a concordare su quasi tutto quello che dici. In effetti, trovo anch'io che 

24 minuti fa, Soir Bleue ha scritto:

cioè, che il pezzo che @Lollowski ci ha presentato, di livello indubbiamente superiore rispetto alle ultime sue prove (merito che gli va riconosciuto), proprio pel fatto di rappresentare un progresso “tecnico”, finisca col rovesciarsi immediatamente in un regresso “poetico”. In questo pezzo, a mio giudizio, troviamo un abbassamento dell’asticella del grado di difficoltà della costruzione poetica (e del suo rapportarsi al compito storico) che ha determinato una migliore resa: ossia, quella che nell’Officina del WD suole essere definita “scorrevolezza” del testo, concezione esteticamente ingiustificata che ha determinato e determina perniciose tendenze nel modo di scrivere e di percepire la ragione storica della lingua. Tutto questo ha un nome: modificazione percettiva congruente con una apparente sospensione della dialettica storica.

Senza andare a confondere la “scorrevolezza” con la facilità e la banalità, anch'io trovo che questa poesia abbia una migliore resa rispetto alle precedenti; grazie forse a una sua "semplicità", che in generale io considero più un pregio che un difetto: specialmente quando rende possibile una migliore comunicazione fra lo scrittore e il lettore. Molto spesso è meglio comunicare poche cose alla volta, per non fare confusione. Non tutti i lettori sanno cogliere le allusioni con sufficiente facilità. Dipende certo anche dal contesto storico: ma in questo periodo di lettori per lo più riottosi, o renitenti, fare passare quel poco che può passare è già tanto. Non si tratta di abbassare il livello (non esiste alcun "livello" che possa accontentare una abbastanza grande fascia di lettori, senza scontentarne un'altra: tirando una coperta corta, si scoprono i piedi): si tratta di trovare i canali di comunicazione ancora intatti, dopo che sono stati "sporcati" e come intasati dall'eccesso di sollecitazioni estetiche che ad ogni minuto ci assale da ogni parte. 

Perciò dissento leggermente con l'analisi di @Soir Bleue solo riguardo alla sua avversione verso il principio di seduzione. Vero è che l'Evangelista ci esortava affinché la nostra parola fosse sempre o sì o no; ma parlava del regno dei Cieli col quale, almeno prima di arrivarci (chi sarà così fortunato!), noi abbiamo ben poco a che fare. La seduzione è un aspetto inevitabile nei rapporti umani; e quanto meno si basa su un principio anticonsumistico, ossia si oppone al troppo facile e perentorio scambio con denaro, e a un troppo rapido consumo. Se la difficoltà del testo "esercita" il lettore ad andare al di là del momentaneo, dell'apparente, dell'effimero; e però se è il lettore, in quanto consumatore, che tiene il coltello dalla parte del manico; e allora sarà lo scrittore ad dovergli andare incontro: senza per questo vendere la sua anima, perché se l'anima è pura, non si vende mica.

Rinnovo i complimenti a @Lollowski per averci dato di che saziare (o quanto meno esercitare) le nostre ambizioni esegetiche (almeno le mie). Ciao a tutti.

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@Soir Bleue come al solito mi è piaciuto molto leggere la tua critica, pur avendo stroncato lo scritto ti ringrazio per il tuo tempo. Capita a volte di vivere attimi di felicità ed ho provato umilmente a descrivere un momento che è rimasto nella sua banalità (un uomo, una donna, un tramonto e  un mare piuttosto incazzato) inciso nella mia memoria. Intenti ruffiani non ci sono ma sicuramente ho provato a curare di più la forma e sì ho indugiato sulle parole.

@Gianfranco P grazie del passaggio e dello scambio con @Soir Bleue. Detto questo quando leggo questi scambi fra di voi, alcune poesie dell'officina mi viene da pensare di essere come un bambino che sta giocando senza troppa consapevolezza con cose che nemmeno capisce. Valuterò con più attenzione cosa postare e se postare.

 

Lollo

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@Lollowski

 

Siamo tutti in questo mondo pur vivendo ognuno nel suo, don't worry son solo passatempi.

La poesia l'ho colta (non essendo il maschile) proprio come l'hai descritta e m'è piaciuta. :)

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@Lollowski a me piace(rebbe) tanto discutere di poesia e letteratura; ma proprio (sol)tanto per il gusto di discuterne. Un po' come @Soir Bleue , con la differenza che non me la sento mai di stroncare, piuttosto mi astengo (chi è senza peccato tiri pure la pietra, io no); e se sono passato di qui a dirti le mie impressioni, sarà stato perché avevo appunto qualcosa da dire. 

Io sono fortemente convinto che non esista alcuna poesia (intesa come composizione poetica) che sia "perfetta". Quelle che consideriamo perfette lo sono per l'effetto psicologico del tempo: all'inizio, ci sono due o tre passaggi che ci colpiscono e ci piacciono; rileggendola, gli altri passaggi meno felici vengono a confondersi nell'esperienza, a smussarsi; anche per avere noi sentito il parere di altre persone che l'hanno apprezzata; e finiamo col considerare magari un "classico" una poesia nella quale all'inizio avevamo sentito più di una stonatura.

Io ricordo in maniera molto vivida questa esperienza, a partire dalle prime letture di Leopardi, Pascoli, Tasso, Gozzano, Montale, praticamente tutti. 

Questa mia posizione è filosofica ed esistenziale. Anche nella vita, se si dovessero considerare tutti gli eventi, le azioni, le idee che ci siamo fatti ecc. troveremmo inevitabilmente una marea immensa di delusioni, errori, vergogne, debolezze, meschinità; nessuno si salverebbe se non fosse per i rari fiori che talvolta ci sbocciano. Da questo si potrebbe dedurre che, così come considero la vita sempre "migliorabile", così considero una poesia. In realtà, considerare una poesia perfetta, così come una vita, sarebbe insopportabile: implicherebbe in un certo senso la fine della poesia e della vita. Ma sarebbe possibile solo fingendo, indossando una maschera, ecc. ecc. (potrei parlarne per ore: mi fermo).

Nella tua Is Arenas (che poi, perdonami: vuol dire: Le spiagge?) ci sono sicuramente cose da migliorare. Giustamente ha rilevato @Soir Bleue che l'eccessiva ripetizione guasta la freschezza dell'espressione:

13 ore fa, Soir Bleue ha scritto:

C'è questo tramonto

su questo scoglio

di questa luce

di questo mare

su questa roccia

in questa gloria:

Ma ci sono alcuni passaggi suggestivi, come ho notato nel mio commento. Particolarmente 

 

Il 26/9/2020 alle 11:44, Lollowski ha scritto:

di questo mare d’oro e ossidiana

che potrà sembrare un facile descrizionismo (che ci vuole a mettere insieme due nomi di colori per fare, appunto, "colore"? e magari l'uno fin troppo comune, l'altro fin troppo raro? e che fanno fatica a stare insieme, giacché l'uno è giallo e l'altro è nero?); che però a me suggerisce epoche arcaiche (la  maschera d'oro di Agamennone, le lunghe lame preistoriche di ossidiana), e quindi mi fa immaginare un quadro "metafisico", alla Carrà o alla Dechirico, per intenderci.

Che poi, caro @Lollowski , è infinitamente più emozionante guardare un quadro di Carrà che leggere questa tua poesia; non me ne volere se sono "candido"; però leggendola io ci ho trovato "qualcosa" che non mi è passato inosservato. Perciò, se è sicuramente bene che tu 

42 minuti fa, Lollowski ha scritto:

Valuti con più attenzione cosa postare e se postare

 però non valutare troppo: se hai qualcosa di cui non sei del tutto convinto, ebbene postalo lo stesso. Tanto più che qui siamo in un'Officina dove si prova, si smonta e si rimonta; e si discute delle innovazioni "tecniche", ma anche si raccontano il piacere o il dispiacere, a seconda, di ciò che abbiamo scritto o letto.

Ciao :)

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Ah scusate: (non c'era mica bisogno di precisarlo, ma comunque preciso che) non sono mica il portavoce ufficiale del sito, né l'esponente di qualche casa editrice o potente corporazione mediatica: sono solo un dilettante (nel senso che mi diletto di scrivere robe, almeno finché non me le stroncano). E se qualche volta uso un linguaggio un po' "da professore", vi prego di farmelo notare che cercherò di migliorare; sarà perché ho passato tutta la vita a insegnare (materie tecniche), e si vede che me ne è rimasta la postura e la mentalità. Ma credetemi, di letteratura non ho da insegnare proprio nulla. Sono solo un dilettante. :arrossire:

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