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Wanderer

Caratteristiche dell'editoria "media"

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@Marcello
Se il tuo intervento è in veste di moderatore, allora ti chiederei cortesemente di indicarmi il punto del regolamento che avrei infranto, così da saperlo per la prossima volta. Se invece così non è, credo che ciascuno possa scegliere in che modalità esprimere il proprio pensiero... non credi? Se poi le mie affermazioni sono "improprie", non credo di sottrarre a nessuno la possibilità di farmi notare dove, come, in che forma. In generale, mi piacerebbe capire perché si diventa così suscettibili quando si parla di media editoria... mah.
 

2 minuti fa, ElleryQ ha scritto:

Ma non tutti i gruppi editoriali sono Mauri Spagnol e non tutte le società controllanti si comportano allo stesso modo. Generalizzare ha poco senso e la tua affermazione in risposta a @Sjø era una generalizzazione. Come se tutti i gruppi editoriali si dovessero comportare allo stesso modo. 


Perdonami, ma dove l'hai vista la generalizzazione? @Sjø ha chiesto su Bollati Boringhieri, e io ho risposto su quello, dicendo, testuali parole: "se un editore diventa di proprietà di colossi come Mondadori o Mauri Spagnol dispone di grandi risorse, e rientra nelle dinamiche commerciali comuni al gruppo". Quindi, stavo parlando di colossi (in cui rientrano al massimo Feltrinelli e Giunti), non di altri gruppi più piccoli e altre situazioni differenti (come il possesso di quote di altri editori). 
 

Quota

quindi è vero solo nei casi dei grossi gruppi.


Che è esattamente quello di cui stavo parlando...
 

Quota

Per esempio, posso affermare con sicurezza che per il gruppo Fandango non è così. Idem per Il Castoro. Idem per Il Castoro. Chiaramente sono gruppi rientranti nella media editoria, meno grandi di GeMS, ma la struttura è sempre quella del gruppo editoriale. 

 

Nel caso di Fandango, non conosco bene l'organigramma. Mentre il Castoro allo stato attuale non si può definire un "gruppo". Resta un medio editore indipendente che ha acquisito da poco una quota del 51% di Tunué (il che è diverso rispetto alle CE di GeMS, che sono di proprietà del gruppo) e una partecipazione di minoranza di Edizioni Sonda. In casi come questi, siamo più nel campo delle associazioni/collaborazioni tra editori, e non c'è una struttura come nei gruppi GeMS e Mondadori. 

Per il resto, tornando all'origine di quest'ultima parte di discussione, non capisco bene dove stia l'elemento controverso nel fatto che Bollati Boringhieri non è media editoria, ma grossa editoria, facendo parte da oltre dieci anni di Mauri Spagnol. Ma non era media editoria nemmeno prima dell'acquisizione di GeMS, dato che aveva da decenni un grosso catalogo di autori di primissimo piano, ed era già leader del settore. 

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6 minuti fa, Wanderer ha scritto:

mi piacerebbe capire perché si diventa così suscettibili quando si parla di media editoria... mah.

Guarda, io ho già sostenuto ripetute volte, e lo ridico ancora adesso, che voler collocare per forza una casa editrice in una casella con un nome scritto sopra è un esercizio che trovo del tutto inutile. Una volta appreso se è seria, professionale, se ha un catalogo che comprende opere dello stesso genere di quello che ho intenzione di inviarle, sapere se Marcello la considera medio-piccola e invece Pincopallino la ritiene piccola ma tendente al medio che importanza ha? Per me è un mistero inspiegabile...

Sono tanto suscettibile in materia che avevo abbandonato questa discussione parecchio tempo fa...

Lo divento però quando nuovi iscritti iniziano a inviarmi messaggi privati o a segnalare i post di un utente e mi costringono a rientrare in quella discussione per controllare cosa c'è che non va. E nel tuo caso quello che non va è il tono delle argomentazioni, come ti ho spiegato sopra; quindi non chiedermi quale punto specifico del regolamento hai infranto, perché sai benissimo di non averlo fatto e io sono troppo vecchio per farmi prendere in giro.

38 minuti fa, Wanderer ha scritto:

credo che ciascuno possa scegliere in che modalità esprimere il proprio pensiero... non credi?

Fino a un certo punto: se io ricevo un messaggio in cui mi chiedono se dietro a quel nick si nasconde il direttore editoriale di una grande casa editrice inizio a preoccuparmi, perché intuisco che per uno che ha chiesto ce ne sono probabilmente altri venti che hanno preso quelle affermazioni per una verità rivelata. Certo che potrebbero chiederti spiegazioni pubblicamente, ma non lo faranno mai perché credono di aver parlato con un "guru" dell'editoria e in questo modo, pur non volendolo, tu finisci per fare disinformazione, che è il contrario esatto di ciò che si propone questo forum: informare.

E adesso per favore piantiamola lì: tu cerca di essere meno categorico nelle affermazioni, gli utenti smetteranno di credere di avere avuto delle dritte da un "pezzo grosso" dell'editoria e io sarò molto meno suscettibile. Vivremo tutti felici e contenti ;).

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Per il resto, tornando all'origine di quest'ultima parte di discussione, non capisco bene dove stia l'elemento controverso nel fatto che Bollati Boringhieri non è media editoria, ma grossa editoria, facendo parte da oltre dieci anni di Mauri Spagnol. Ma non era media editoria nemmeno prima dell'acquisizione di GeMS, dato che aveva da decenni un grosso catalogo di autori di primissimo piano, ed era già leader del settore

 

Non era questo il punto della questione, per quel che mi riguarda, ma la tua affermazione:

 

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se un editore diventa di proprietà di colossi come Mondadori o Mauri Spagnol dispone di enormi risorse, e rientra nelle dinamiche commerciali comuni al gruppo. Per certi versi, non avendo una vera indipendenza aziendale, non si può più nemmeno considerare come un editore: diventa più un marchio commerciale, un cartello editoriale,

 

Affermazione che non mi sembra corretta, anche alla luce di quanto riferito e chiarito da @Andrea D'Angelo.

Cito inoltre una definizione da questo link, in materia di gruppi societari:

 

Quota

Da un punto di vista formale, sia la controllante che la controllata sono entità giuridicamente autonome, sia sul piano organizzativo che patrimoniale.

 

Il fatto che la CE controllata non sia più una CE ma una "collana", è un tuo punto di vista, una tua presupposizione. E in questo concordo con @Marcello. Chiaramente, il suo non era un intervento da moderatore, ma un'osservazione. Un'opinione (non parlo di te, ma in generale) se esposta in un determinato modo diventa dato certo e agli occhi di chi viene qui sul forum per informarsi e non ha gli strumenti necessari per discernere passa come informazione. Così facendo, però, si finisce col dare dis-informazioni, perché le opinioni (in quanto tali) non sono dati oggettivi.

 

2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Mentre il Castoro allo stato attuale non si può definire un "gruppo". Resta un medio editore indipendente che ha acquisito da poco una quota del 51% di Tunué 

 

Scusami, prenderò in prestito le tue parole di qualche post più su ;): "Non lo dico io lo dice l'editore". 

Cito dal sito di Tunué:

 

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Dal 2018 la Tunué è entrata a far parte del gruppo Il Castoro, grazie all’acquisizione del 51% del capitale sociale da parte della casa editrice milanese, con un’operazione finalizzata a creare un polo innovativo nel mondo del graphic novel italiano e internazionale. In Italia, Il Castoro è il 5° editore nel mercato editoriale per ragazzi, e il 1° editore indipendente nella fascia 10-13 anni.

 

E da quello de Il Castoro:

 

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Nasce, così, un nuovo gruppo in grado di rafforzare la propria indipendenza nell’attuale panorama editoriale italiano e di intensificare la propria penetrazione nel mercato, ottimizzando risorse economiche, finanziarie, commerciali e di marketing

 

Cito anche io da wikipedia:

 

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Un gruppo societario (anche gruppo di imprese), nel diritto commerciale, è un insieme di società tra loro collegate in virtù di un rapporto di controllo da parte di una società capogruppo (holding).

 

Non specifica che debbano essere più di tre, per cui se Castoro detiene il controllo di Tunué e di Edizioni Sonda, giuridicamente è un gruppo. Certo, non un grande gruppo, ma non più un singolo editore. 

Castoro è la capogruppo, in quanto è da questa che le acquisizioni sono state effettuate, il fatto che in Tunué la quota acquisita sia maggioritaria e in Sonda minoritaria, vuol dire che su una potrebbe esercitare un controllo maggiore che sull'altra, ma al momento, da quanto ne so, Tunué non ha perso la sua autonomia, pur adeguandosi ad alcuni parametri del Castoro. 

E qui torniamo al discorso di prima, per cui non tutte le capogruppo si comportano allo stesso modo e le partecipate non cessano di essere aziende. 

Detto ciò saluto i partecipanti e lascio la discussione, perché temo un botta e risposta infinito e improduttivo, che si aggira sempre attorno agli stessi punti. Probabilmente non riesco a spiegare ciò che intendo in maniera efficace, sarà un mio limite. Accetto con serenità di averne. ;)

Buon proseguimento. 

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2 minuti fa, ElleryQ ha scritto:

Un'opinione (non parlo di te, ma in generale) se esposta in un determinato modo diventa dato certo e agli occhi di chi viene qui sul forum per informarsi e non ha gli strumenti necessari per discernere passa come informazione. Così facendo, però, si finisce col dare dis-informazioni, perché le opinioni (in quanto tali) non sono dati oggettivi.

:aka: Abbiamo scritto la stessa cosa contemporaneamente!

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Adesso, Marcello ha scritto:

:aka: Abbiamo scritto la stessa cosa contemporaneamente!

 

:D:D:D Sintonia di staff. 

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7 ore fa, ElleryQ ha scritto:

Il fatto che la CE controllata non sia più una CE ma una "collana", è un tuo punto di vista, una tua presupposizione. E in questo concordo con @Marcello. Chiaramente, il suo non era un intervento da moderatore, ma un'osservazione. Un'opinione (non parlo di te, ma in generale) se esposta in un determinato modo diventa dato certo e agli occhi di chi viene qui sul forum per informarsi e non ha gli strumenti necessari per discernere passa come informazione. Così facendo, però, si finisce col dare dis-informazioni, perché le opinioni (in quanto tali) non sono dati oggettivi.


Il fatto che in quel punto specifico la mia fosse un'opinione, oltre ad essere implicito nel fatto che era espressa da me, era pure esplicitato: "Per certi versi, non avendo una vera indipendenza aziendale, non si può più nemmeno considerare come un editore". Quindi trovo che gli appunti di Marcello fossero a loro volta opinabili, in quanto ho adottato una formula relativa al mio POV, che rappresentava un'opinione. @Andrea D'Angelo ha espresso anche lui la sua opinione, confermando peraltro in parte la mia, nel dire "è stato il mio ultimo libro con loro perché i miei "numeri" (copie vendute) sono finiti direttamente sul tavolo del gruppo, non al tavolo dell'Editrice Nord". 
 

Quota

 

Scusami, prenderò in prestito le tue parole di qualche post più su : "Non lo dico io lo dice l'editore". 

Cito dal sito di Tunué:

 


Sì d'accordo, sono perfettamente a conoscenza che nei siti c'è scritto quello (e sospettavo che ti saresti appuntato a quello xD) ma ci sono gruppi e "gruppi", e contestavo quanto tu avevi scritto, secondo cui "ci sono gruppi rientranti nella media editoria, meno grandi di GeMS, ma la struttura è sempre quella del gruppo editoriale". La "struttura" in questo caso è differente. Non c'è una struttura verticistica, non c'è un controllo da parte di un gruppo, bensì c'è una forma di parziale associazione tra editori più piccoli con vedute e cataloghi affini.
 

Quota

 

Castoro è la capogruppo, in quanto è da questa che le acquisizioni sono state effettuate, il fatto che in Tunué la quota acquisita sia maggioritaria e in Sonda minoritaria, vuol dire che su una potrebbe esercitare un controllo maggiore che sull'altra, ma al momento, da quanto ne so, Tunué non ha perso la sua autonomia, pur adeguandosi ad alcuni parametri del Castoro. E qui torniamo al discorso di prima, per cui non tutte le capogruppo si comportano allo stesso modo e le partecipate non cessano di essere aziende. 

 


Considerato che ho firmato un contratto con uno di loro, non credi che ne potrei sapere qualcosa? E qui mi viene il dubbio su chi dia informazioni e chi no... Castoro non "dirige" Tunué per il semplice fatto che non l'ha "comprata" e, così come con Sonda, in quota minoritaria, l'accordo è finalizzato a una progressiva crescita e reciproca integrazione, che si fonda su una reciproca visione e comunità d'intenti, ma non a un'acquisizione totale dell'uno sull'altra. Puoi leggere tu stesso le dichiarazioni agli organi di stampa. Questo è un altro paio di maniche, rispetto al caso in cui, ad esempio, Mondadori ha acquistato Einaudi. In ogni caso, anche nei gruppi "big", è evidente che c'è differenza se un gruppo acquisisce una quota, o il 51%, o la totalità. Feltrinelli ha il 37% di SEM, e SEM ha una linea editoriale autonoma da medio editore (seppure si respira aria di "big", e forse non è nemmeno un medio editore). GeMS ha recentemente acquisito il 51% Netwon & Compton, ma attualmente non sembra cambiato molto, e N&C non figura nemmeno tra le case editrici GeMS... perlomeno finora. 

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Considerato che ho firmato un contratto con uno di loro, non credi che ne potrei sapere qualcosa? E qui mi viene il dubbio su chi dia informazioni e chi no... Castoro non "dirige" Tunué per il semplice fatto che non l'ha "comprata

 

Anche io, se è per questo, ho firmato con uno di loro. E conosco molto bene il direttore di collana, nonché l'intera CE in questione sin dalla sua costituzione e quindi già da molto prima dell'acquisizione. 

Comunque, quando una CE costituisce un gruppo (e in questo caso è giuridicamente un gruppo, non un'ATI, né una "parziale associazione"), acquisire e comprare sono cose differenti. 

Parliamo di diritto commerciale, non di associazionismo o strane forme ipotizzate. 

L'acquisizione di quote societarie che determinino l'entità del controllo della società che acquisisce, nulla hanno a che vedere con l'acquisto totale di un'azienda. È chiaro che Castoro non ha acquistato Tunué ma, avendone quota maggioritaria, in un consiglio di amministrazione del gruppo ha maggiore potere decisionale e potrebbe imporre una precisa politica editoriale. 

Sapevo che avresti citato le dichiarazioni agli organi stampa e la cosa mi fa sorridere (quanto a prevedibilità ce la giochiamo alla pari, evidentemente :D). Quello che posso dire con assoluta certezza, da discorsi fatti con Emanuele Di Giorgi (amministratore societario, nonché Co-fondatore e Co-titolare) e Massimiliano Clemente (direttore editoriale, Co-fondatore e Co-titolare), è che Castoro ha orientato una parte delle collane di Tunué in una determinata direzione (target, lunghezza delle storie, tipologia di genere, formato), ma a livello di scelte su autori e storie Tunué non deve chiedere "il permesso" alla capofila. 

E, che ti piaccia o no, giuridicamente si tratta di un gruppo. Che poi la struttura sia verticistica o non lo sia, dipende da scelte gestionali che si possono o meno attenere all'entità della partecipazione. 

Come dicevo prima, però, il discorso è un braccio di ferro infruttuoso e poiché ho necessità di mettere a frutto il mio tempo, dentro e fuori da qui, preferisco abbandonare la discussione. Ciò che ritenevo di dover dire l'ho detto, chi avrà voglia di leggere leggerà e magari approfondirà in autonomia, se interessato. Ciò che io vedo emergere dall'insieme della discussione, è che le tue convinzioni spesso vengono (da te stesso) elette a verità inconfutabili, nonostante più persone (e non solo dello Staff) siano intervenute sentendosi in dovere di precisare o smentire talune (mica tutte, alcuni tuoi interventi sono validi) di queste affermazioni.

Anche chiunque altro avrà tempo e pazienza di leggere tutto trarrà le sue conclusioni, io mi fermo qua. 

Chiedo la cortesia di non citarmi o taggarmi ancora, se riterrò opportuno intervenire successivamente lo farò, ora è tempo di occuparmi di altro. 

Grazie per la comprensione. ;)

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Sono d’accordo che il “braccio di ferro” non conduca da nessuna parte, e dunque questa volta non rispondo nel merito, risparmiandoci reciprocamente il tempo di ulteriori risposte.

Mi limito a precisare che ho espresso i miei pensieri, e non voglio imporre il mio punto di vista a nessuno. Anche i vostri POV – ElleryQ, Marcello, Niko - non siano né diano l’impressione di essere argomenti assoluti, calati dall’alto, in virtù del vostro ruolo nel forum (cosa diversa è parlare in base ad esperienze dirette, a prescindere se si sia nello Staff del forum o meno). Non credo che questa attitudine – che ho rintracciato un po’ nell’intervento di Marcello - contribuisca positivamente a un dibattito costruttivo e rispettoso. Inoltre, non credo che la conoscenza del mondo editoriale si basi (soltanto) sulla frequentazione del forum, sul numero di messaggi o la data di iscrizione allo stesso. Anche io, come voi, ho impiegato molto tempo a studiare il mondo dell’editoria, nel mio caso fuori dal forum. Giusto per precisare.
 

Nel parlare di gruppi, il discorso era partito parlando di colossi come Mondadori e GeMS, in cui tutti (o quasi) i marchi rientrano al 100% nel gruppo. Quindi secondo me il confronto con altri gruppi minori, o quote di partecipazione inferiori, non regge granché. Poi, ovviamente, bisogna valutare caso per caso. Vedere la questione dal punto di vista del diritto commerciale è un aspetto importante, ma comunque non l'unico. Quando ho risposto sul fatto che un medio editore non può essere individuato solo (seppure anche) in base al fatturato, o al numero di titoli pubblicati all'anno (criterio Istat), credo di aver esposto un argomento ragionato e ragionevole, che infatti non mi è stato contestato.
 

Detto questo, credo che parlando di gruppi siamo abbastanza off-topic, in quanto la media editoria è fatta soprattutto di editori indipendenti, che a volte si associano con altri editori indipendenti, altre volte no. Le sigle editoriali che fanno parte dei colossi, invece, non sono editori indipendenti, né sono considerati tali all'interno del mondo editoriale. 
 

Volendo tornare in topic, avevo aperto il thread con alcune domande molto semplici e neutrali, in particolare “quale considerate un editore rappresentativo della categoria dell’editoria media?”. Per qualche motivo, nessuno degli utenti che hanno contestato i miei precedenti “parametri” (basati su dati oggettivi, non certo su mie costruzioni mentali) ha risposto a questa semplice domanda. Cosa che sembra rivelare come ci sia parecchia difficoltà a individuare l’editoria media o, forse, si voglia negare la sua stessa esistenza, non capisco bene perché.


Allora ripropongo la domanda: qual è per voi un editore “medio”? Se volete, potete ricominciare da qui.

Io, comunque, credo di aver esaurito quasi tutto ciò che avevo da dire su questo argomento. 

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3 ore fa, Wanderer ha scritto:

 @Andrea D'Angelo ha espresso anche lui la sua opinione, confermando peraltro in parte la mia, nel dire "è stato il mio ultimo libro con loro perché i miei "numeri" (copie vendute) sono finiti direttamente sul tavolo del gruppo, non al tavolo dell'Editrice Nord". 

 

Allora, la penso un po' come @ElleryQ – che cito, riportandolo nella discussione per il solo affronto d'avermi paragonato a un saccottino! LOL. – ovvero che non vorrei entrare in un botta e risposta sterile.

 

Mi preme però precisare che la frase che citi parla di ciò che avviene dopo una decisione editoriale dell'Editrice Nord, come scritto "consumata" (poi, ho anche scritto che non so se la mia presenza sia stata imposta per affetto dal compianto Gianfranco Viviani durante l'acquisizione: si sa che ci teneva molto a noi autori italiani). Ovvero, l'Editrice Nord decide in autonomia chi pubblicare e soltanto poi cala la ghigliottina – gulp! (Mi sono appena massaggiato il collo…)

La questione si applica cioè a posteriori, non come una censura preventiva. Non è una sfumatura da poco. Ho anche scritto che ritengo una persona come Cristina Prasso non stia lì per farsi dire cosa fare come se fosse un burattino. Capisco quanto dici, @Wanderer, ma tu estremizzi le conseguenze di un'acquisizione da parte di un grosso gruppo. Ed è, secondo me, frutto del fatto che non sei mai stato dentro quella struttura, né conosci le persone che vi lavorano (non a caso io parlo di GeMS e specifico pure che parlo del 2005: sono trascorsi 15 anni!). Lo considero normale, non ti accuso di nulla, ma apriti all'idea che la verità non è mai né bianca, né nera.

Sì, l'acquisizione ha degli effetti sull'acquisita, concordo con te. Tuttavia non sono né soltanto negativi, né assoluti.

 

Ciò detto, è evidente, nel caso di GeMS, che la linea sarebbe cambiata. Cristina Prasso era l'editor di Longanesi prima di passare a direttrice editoriale della Nord. Ovvero, era già dentro il gruppo. Non era uno spirito ribelle dell'Editrice Nord che è stato domato. Era un'editor dannatamente brava che m'ha fatto un culo così — LOL! — e che ha una gran forza interiore. Sono certo che anche Gianfranco Viviani sapeva alla perfezione che l'Editrice Nord sarebbe cambiata. E ci sta. Il fatto che a me piacesse molto di più la vecchia rientra in una prospettiva personale. Non mi permetto di crederla verità.

 

Ciò detto, mi preme anche rispondere a @Marcello: l'intento di questa discussione è individuare l'editore medio, perché riteniamo (senza essere pezzi grossi dell'editoria) sia la scelta più vantaggiosa per un'autrice o per un autore oggigiorno. È una prospettiva e, spero, almeno la mia posizione è chiara all'interno della discussione: sono un ex autore pubblicato, quindi uno scrittore fallito. Che ognuno mi prenda le misure. Se mi si considera nessuno, probabilmente ci s'azzecca.

Personalmente, ho anche scritto che sforerei un po' verso l'alto e un po' verso il basso con quella lista, proprio per i motivi che tu citi: piccolo-medio, grande però medio… Bah! A me simili sfumature non importano affatto. (E non sono nemmeno in grado di aiutare i prodi compari di ventura, infatti, vivendo in Spagna dal 2010: non so cosa approda in libreria da anni!) Quello che conta, però, è ciò che la CE può dare all'autore e noi consideriamo che una relazione equilibrata con la CE, tra vantaggi e svantaggi, sia possibile quando è "genericamente media". Nel mio caso, la convinzione viene dall'esperienza personale, rafforzata da varie testimonianze. Tutto qui.

Se la lista deve diventare un'annosa discussione sui suoi perfetti confini, be', allora concordo con te. Non ha senso perdere anni per delimitarla.

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1 minuto fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

La questione si applica cioè a posteriori, non come una censura preventiva. Non è una sfumatura da poco. Ho anche scritto che ritengo una persona come Cristina Prasso non stia lì per farsi dire cosa fare come se fosse un burattino. Capisco quanto dici, @Wanderer, ma tu estremizzi le conseguenze di un'acquisizione da parte di un grosso gruppo. Ed è, secondo me, frutto del fatto che non sei mai stato dentro quella struttura, né conosci le persone che vi lavorano (non a caso io parlo di GeMS e specifico pure che parlo del 2005: sono trascorsi 15 anni!). Lo considero normale, non ti accuso di nulla, ma apriti all'idea che la verità non è mai né bianca, né nera.

Sì, l'acquisizione ha degli effetti sull'acquisita, concordo con te. Tuttavia non sono né soltanto negativi, né assoluti.


Andrea, vorrei chiarire il possibile equivoco: io non avevo messo in discussione l'autonomia decisionale di alcune singole figure (ovvero il fatto che ci siano teste pensanti dietro ogni marchio editoriale, e dietro ogni collana di ciascuno. Ovvio! E tuttavia, alcuni marchi sono gestiti dalle stesse persone), ma il fatto che, dal punto di vista economico, ciascuno di quei marchi può contare su grosse risorse economiche, su una potente rete di distribuzione, e opera in base a prospettive comuni al gruppo. Quello che ho sostenuto è che nessuna delle sigle editoriali (o "case editrici", se preferite) che rientrano nel gruppo GeMS può essere considerato un "medio editore", né un "editore indipendente": tutto qui. Questo credo sia davvero poco opinabile, e non credevo ci fosse alcun oggetto del contendere. Poi è evidente che ciascuna di quelle sigle editoriali è in mano a persone che sanno fare benissimo il loro mestiere e che, per farlo bene, devono avere un'autonomia decisionale, proprio perché l'offerta del gruppo è differenziata, e ogni marchio ha una vocazione diversa dall'altro. Questo vale anche per i quotidiani, in cui i direttori hanno ampia autonomia e discrezionalità, anche se non assoluta (il recente caso Verdelli ci ricorda come i vertici dei gruppi editoriali, all'occorrenza, possano fare il bello e il cattivo tempo...). In ogni caso, i direttori editoriali, i direttori di collana, operano sempre in un'unità di intenti con il gruppo a cui appartengono, dato che ne sono soci o parte integrante. Per il resto, è mia opinione (e direi anche tua) che dopo l'acquisizione da parte di GeMS, sia parecchio mutata la fisionomia di alcune (non tutte) le case editrici entrate a far parte del gruppo, e quindi abbiano perso ciò che caratterizzava la loro storia. Ritengo, in particolare Longanesi. Ma questo è un altro discorso, e siamo troppo off-topic. 
 

Quota

l'intento di questa discussione è individuare l'editore medio, perché riteniamo (senza essere pezzi grossi dell'editoria) sia la scelta più vantaggiosa per un'autrice o per un autore oggigiorno. 


Precisamente. 

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1 ora fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

sono un ex autore pubblicato, quindi uno scrittore fallito. Che ognuno mi prenda le misure. Se mi si considera nessuno, probabilmente ci s'azzecca.

 

Un ex autore, per me, non è uno scrittore fallito. Può essere ex autore di una CE e apprezzatissimo da altre. Non ho capito bene se in Spagna continui a pubblicare, ma spero che tu lo faccia perché mi sembri uno scrittore che ha ancora tanto da dire. 

E per inciso, i saccottini mi sono sempre piaciuti, se Barilla costringesse Mulino Bianco a farli uscire di produzione, sicuramente altre aziende ne trarrebbero beneficio continuando a produrli! :D

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2 ore fa, Wanderer ha scritto:

Anche i vostri POV – ElleryQ, Marcello, Niko - non siano né diano l’impressione di essere argomenti assoluti, calati dall’alto, in virtù del vostro ruolo nel forum (cosa diversa è parlare in base ad esperienze dirette, a prescindere se si sia nello Staff del forum o meno).

Questa te la potevi risparmiare, visto che ho sottolineato più volte che per quanto mi riguarda i criteri sono soggettivi e che poi ognuno fa le liste che preferisce sui criteri che vuole, e che i toni di @ElleryQ, a differenza dei tuoi, non sono spocchiosi. Non so se tu ti limiti alla provocazione sottile di proposito (e che causa solo fastidio e nervosismo e non è utile a nessuno) o se proprio non ci arrivi e lo fai perché scrivi così di carattere, senza rendertene conto.

Non è che solo perché si è parte dello Staff non si può esprimere il proprio pensiero perché uno come te pensa che caliamo dall'alto a fare i professorini. Cosa che ho sempre odiato negli altri e non vedo proprio perché dovrei farlo io.

 

Ho risposto con il mio punto di vista per una discussione costruttiva anche in favore degli altri utenti; dibattere non significa far prevalere la propria opinione sulle altre, ma metterla sul piatto. O, in altri casi, far notare che alcune parti di discussioni in particolare (per esempio definire dei parametri di difficile - leggasi pressoché impossibile - quantificazione per stilare una lista di "medie") non arrivino da nessuna parte, soprattutto se aggiungiamo all'impasto ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità (ora sembro Conte... :asd:).

Ecco perché a parer mio l'unico valore valido è il fatturato. Se poi lo si vuole incrociare con altri parametri però secondari (distribuzione, numero di pubblicazioni, capitale...) ancor meglio. Molto difficile da fare, però, in modo concreto e soprattutto valido.

Ovvio poi che dalla lista si debbano necessariamente eliminare (quale che sia il parametro in gioco: pubblicazioni, fatturato, colore delle mutande dei direttori editoriali...) le EAP.

Per fare delle liste "alla buona" come le stavate facendo voi in una discussione simile a questa, prendendo in esempio follower (?) e altri parametri opinabili, invece, si può sempre fare. Che poi siano liste affidabili o anche vagamenti utili io ho i miei dubbi.

Liberissimi, beninteso, di stilarla, basta che sia chiaro a chi passa di qui che quella potrebbe non essere la realtà dei fatti e che si tratta di prospettive soggettive, come ho sempre sottolineato sia anche la mia, per esempio.

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1 minuto fa, Niko ha scritto:

Questa te la potevi risparmiare, visto che ho sottolineato più volte che per quanto mi riguarda i criteri sono soggettivi e che poi ognuno fa le liste che preferisce sui criteri che vuole, e che i toni di @ElleryQ, a differenza dei tuoi, non sono spocchiosi. Non so se tu ti limiti alla provocazione sottile di proposito (e che causa solo fastidio e nervosismo e non è utile a nessuno) o se proprio non ci arrivi e lo fai perché scrivi così di carattere, senza rendertene conto.

Non è che solo perché si è parte dello Staff non si può esprimere il proprio pensiero perché uno come te pensa che caliamo dall'alto a fare i professorini. Cosa che ho sempre odiato negli altri e non vedo proprio perché dovrei farlo io.


Non posso giudicare me stesso, ma credo che dovresti convenire che siano stati piuttosto "spocchiosi" anche certi toni di Marcello, ed era soprattutto a quello che mi riferivo. Poi avrei anche qualche intima perplessità sull'uso disinvolto delle freccette rosse da parte di voi staffer. Ma anche qui: opinioni, e non voglio riaprire annose questioni che ho letto altrove... 
Chiusa questione, per quanto mi riguarda. 
 

Quota

 

Ho risposto con il mio punto di vista per una discussione costruttiva anche in favore degli altri utenti; dibattere non significa far prevalere la propria opinione sulle altre, ma metterla sul piatto. O, in altri casi, far notare che alcune parti di discussioni in particolare (per esempio definire dei parametri di difficile - leggasi pressoché impossibile - quantificazione per stilare una lista di "medie") non arrivino da nessuna parte, soprattutto se aggiungiamo all'impasto ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità (ora sembro Conte... :asd:).

Ecco perché a parer mio l'unico valore valido è il fatturato. Se poi lo si vuole incrociare con altri parametri però secondari (distribuzione, numero di pubblicazioni, capitale...) ancor meglio. Molto difficile da fare, però, in modo concreto e soprattutto valido.

 


D'accordo, ma io ho risposto con il mio POV esattamente come avete fatto tu o altri. Il mio punto di vista che è che il fatturato no è l'unico parametro, e credo di averlo argomentato.
 

Quota

Ovvio poi che dalla lista si debbano necessariamente eliminare (quale che sia il parametro in gioco: pubblicazioni, fatturato, colore delle mutande dei direttori editoriali...) le EAP.


Non direi che è così ovvio. In base al fatturato, ci sono diverse case editrici a pagamento o "doppio binario" che possono rientrare nella media editoria, e alcune di loro pubblicano opere di tutto rispetto (ad esempio, Mimesis, Rubbettino, Edizioni Mediterranee). Quando abbiamo provato a fare una lista delle medie CE, peraltro, io ero favorevole a inserire un paio di CE a doppio binario, ma soltanto nei casi in cui rispondono a criteri che non siano solo il fatturato o il numero di pubblicazioni (che, presi isolatamente, secondo me non sono caratterizzanti della media editoria). L'altra mia "socia" era contraria, ma è una questione piuttosto opinabile. 
 

Quota

Per fare delle liste "alla buona" come le stavate facendo voi in una discussione simile a questa, prendendo in esempio follower (?) e altri parametri opinabili, invece, si può sempre fare. Che poi siano liste affidabili o anche vagamenti utili io ho i miei dubbi. Liberissimi, beninteso, di stilarla, basta che sia chiaro a chi passa di qui che quella potrebbe non essere la realtà dei fatti e che si tratta di prospettive soggettive, come ho sempre sottolineato sia anche la mia, per esempio.


Può essere che la nostra lista sia "alla buona" (è un work in progress, e deve essere ancora molto perfezionata, se non fosse che la sua promotrice è per ora latitante :asd:), però questa discussione mi sembra diventata un po' troppo "alla cattiva", come se non si potesse nemmeno parlare di media editoria, non si sa bene perché. Io all'inizio avevo fatto una domanda semplice e neutrale: quali sono le CE più rappresentative del settore della media editoria? Le "big" sappiamo tutti quali sono, e le medie? Chi ha contestato la lista di TuSìCheVale, chi ha contestato i miei "parametri", presunti "soggettivi", non mi ha ancora risposto. Ho riproposto la domanda poco sopra, e nulla. Di tutto mi si può accusare, ma non che voglia andare off-topic su un topic che avevo aperto io stesso! Se poi il punto è che c'è poca conoscenza delle specificità di quel settore, allora, a maggior ragione, non vedo chi possa danneggiare il fatto che si voglia cercare di individuarlo meglio, nel potenziale interesse di tutti, sia di autori esordienti, sia di autori navigati come @Andrea D'Angelo

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2 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

È una prospettiva e, spero, almeno la mia posizione è chiara all'interno della discussione: sono un ex autore pubblicato,

Ricordo alcuni dei tuoi libri: ho sempre tenuto la Fantacollana in negozio ;).

Per il resto, come ho detto, non trovo di grande utilità delimitare i confini entro cui si muovono gli editori che stanno tra Pincopalla Editrice e Mondadori, perché poi si finisce sempre per dar vita a discussioni interminabili tra chi tiene in maggior conto un parametro e chi un altro, come dicevi qui:

2 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Se la lista deve diventare un'annosa discussione sui suoi perfetti confini, be', allora concordo con te. Non ha senso perdere anni per delimitarla.

 Da parte mia infatti sono già uscito di nuovo dalla discussione, nella quale ero rientrato solo perché richiamato a forza per i motivi che ho spiegato sopra.

E, visti i risultati, potevo anche risparmiarmelo.

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Per il resto, come ho detto, non trovo di grande utilità delimitare i confini entro cui si muovono gli editori che stanno tra Pincopalla Editrice e Mondadori,


Quindi, secondo te, l' "editoria media" non esiste in quanto tale? Si tratta di una categoria mentale e non di una grossa fetta del mercato del libro?
Se l'editoria media non esiste, allora possiamo chiudere il thread. Se invece esiste, perché non dovrebbe essere utile individuare il settore?
Lo chiedo veramente senza alcuna polemica, vorrei capire meglio il tuo punto di vista al riguardo.

Il mio punto di vista è che non individuare questo settore giova proprio a Pincopalla e a Mondadori (che sono i due estremi a cui si rivolge l'aspirante), ma non a gran parte degli autori, che si perdono alcune potenziali opportunità.

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18 ore fa, Marcello ha scritto:

voler collocare per forza una casa editrice in una casella con un nome scritto sopra è un esercizio che trovo del tutto inutile. Una volta appreso se è seria, professionale, se ha un catalogo che comprende opere dello stesso genere di quello che ho intenzione di inviarle, sapere se Marcello la considera medio-piccola e invece Pincopallino la ritiene piccola ma tendente al medio che importanza ha?

 

Quanta verità in questa affermazione! Anche io non riesco a capire questa "foga" a stabilire la grandezza di una casa editrice. L'importanza di una ce dipende da talmente tante variabili che è estremamente difficile stabilire una sua precisa collocazione e non capisco a cosa dovrebbe servire. Non mi piace nemmeno il fattura come metro di misura perché è sicuramente vero che parliamo di imprese commerciali ma, essendo anche imprese culturali, io ci metterei anche altri parametri come il prestigio, gli autori, la serietà, l'onestà, la coerenza...

 

18 ore fa, Marcello ha scritto:

E nel tuo caso quello che non va è il tono delle argomentazioni,

 

Concordo.

 

18 ore fa, Marcello ha scritto:

tu cerca di essere meno categorico nelle affermazioni,

 

Concordo, ho smesso di discutere  con @Wanderer in un'altra discussione proprio per questo e, prendendo a prestito quanto detto da ElleryQ, affermo che le sue convinzioni spesso vengono (da lui stesso) elette a verità inconfutabili.

 

7 ore fa, Wanderer ha scritto:

Anche io, come voi, ho impiegato molto tempo a studiare il mondo dell’editoria, nel mio caso fuori dal forum. Giusto per precisare.
 

 

Ho l'impressione, però, che le lacune siano diverse...

 

3 ore fa, Wanderer ha scritto:

come se non si potesse nemmeno parlare di media editoria, non si sa bene perché. Io all'inizio avevo fatto una domanda semplice e neutrale: quali sono le CE più rappresentative del settore della media editoria?

 

Ribadisco, liberi di fare tutte le liste possibili e con i criteri che si vogliono, ma a che serve? Tanto molte delle ce considerate medie sono altrettanto irraggiungibili che le grandi. Provarci è legittimo ma si rischiano frustrazioni e perdite di tempo incredibili. Ritengo che la scelta di molti autori (anche bravissimi) di cominciare dal basso, con una sana gavetta, sia una scelta meritoria.

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5 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Quanta verità in questa affermazione! Anche io non riesco a capire questa "foga" a stabilire la grandezza di una casa editrice. L'importanza di una ce dipende da talmente tante variabili che è estremamente difficile stabilire una sua precisa collocazione e non capisco a cosa dovrebbe servire. Non mi piace nemmeno il fattura come metro di misura perché è sicuramente vero che parliamo di imprese commerciali ma, essendo anche imprese culturali, io ci metterei anche altri parametri come il prestigio, gli autori, la serietà, l'onestà, la coerenza...


Se avessi letto con più attenzione il thread, ti saresti accorto che ho scritto sostanzialmente la stessa cosa. Infatti, avevo scritto:

"La casa editrice è un’impresa culturale, quindi bisogna considerare sia l’aspetto aziendale (che l’editore ha in comune con qualunque altro tipo di azienda, dalla ristorazione alla ferramenta, dalle scommesse sportive alle pompe funebri), sia l’aspetto della rilevanza culturale. Presi isolatamente, nessuno dei due aspetti circoscrive il settore della media editoria. L’EAP può pubblicare tanto e guadagnare bene, ma non è un medio editore. Viceversa, il piccolo editore, nonostante viva di stenti economici, può pubblicare opere di grande qualità letteraria, e potenziale rilevanza culturale, ma ciò non è sufficiente a qualificarlo come un medio editore (e tra parentesi: possibilmente, il piccolo editore non avrà la capacità di diffondere quelle opere come meriterebbero). Invece, è nella combinazione tra il profilo aziendale e quello culturale che si può individuare la media editoria."

 

9 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Concordo, ho smesso di discutere  con @Wanderer in un'altra discussione proprio per questo e, prendendo a prestito quanto detto da ElleryQ, affermo che le sue convinzioni spesso vengono (da lui stesso) elette a verità inconfutabili.


Dici che hai smesso di discutere con me, però discuti e mi citi...  per me nulla di personale, ma non riesco a pensare che tu abbia una posizione del tutto neutrale, essendo un editore. A proposito, Marcello - che tu qui elogi - è anche solito definire il piccolo editore poco conosciuto come "Pincopalino Edizioni", che è abbastanza simpatica come definizione, non è molto lusinghiero per la piccola editoria. Ti ritrovi in questa definizione? E come stabilire chi è "Pincopallino" e chi no nella piccola editoria? Se è possibile, come presumo, distinguere il piccolo editore "Non Pincopallino" da quello "Pincopallino", a maggior ragione non si può distinguere il piccolo dal medio? Poi magari anche nella media editoria ci sono alcuni "Pincopallotti", ma questo è un altro discorso. E in ogni caso non mi sembra di aver mai detto che il medio editore sia sempre e comunque intrinsecamente migliore del piccolo. Nella maggioranza dei casi offre all'autore più possibilità, in quanto può contare su più risorse, e su una migliore collocazione nel mercato, ma questo non è sempre e comunque un indice di qualità letteraria, che è una questione più complessa da valutare. 

 

11 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ho l'impressione, però, che le lacune siano diverse...


Potrebbero esserci lacune in chiunque, anche un editore... 

 

12 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ribadisco, liberi di fare tutte le liste possibili e con i criteri che si vogliono, ma a che serve? 


E io ti rigiro la domanda: che ti toglie? Te lo chiedo perché dai quasi l'impressione che sia così... 

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13 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non mi piace nemmeno il fattura come metro di misura perché è sicuramente vero che parliamo di imprese commerciali ma, essendo anche imprese culturali, io ci metterei anche altri parametri come il prestigio, gli autori, la serietà, l'onestà, la coerenza...

In linea teorica sarei perfettamente d'accordo, ma come si fa a misurare le cose che hai detto? Per questo alla fine mi sono affidato ai numeri, escludendo arbitrariamente alcune realtà (tutte quelle a pagamento o semi a pagamento). Pur consapevole, ripeto, dei limiti di queste liste, quali che siano i parametri quantificabili presi in considerazione.

 

18 ore fa, Wanderer ha scritto:

Poi avrei anche qualche intima perplessità sull'uso disinvolto delle freccette rosse da parte di voi staffer.

Perplessità inutile, perché, ti sorprenderà, la maggior parte delle freccette rosse non arrivano dallo Staff (qualcuna sì, anche mia).

Rispondo solo perché me ne hai dato l'occasione affermando un'altra sciocchezza, ma sarà l'ultima.

Infatti io, invece, ho qualche intima perplessità sullo scopo dei tuoi interventi, tutt'altro che costruttivi. 

Stai ripetendo non so da quando che "non sai perché non si vuole parlare di editoria media" quando ci sono attualmente attive due o tre discussioni al riguardo dove chiunque può intervenire e dire la sua! Io boh, non so secondo quali processi cognitivi arrivare a dire tali castronerie. Non mi risulta che nessuno abbia mai detto: "Eh no, basta parlare di editoria media!" come se ci fosse un complotto. 

 

Stiamo solo dicendo che è molo difficile fare delle liste e che ognuno può prendere i valori che più gli aggradano, quindi le liste stesse lasciano il tempo che trovano. Io stesso è da un anno che ci lavoro, a queste liste, consapevole che per quanto accurate e basate sui fatti possano essere, basta una decisione molto piccola, soggettiva e arbitraria, a cambiare le carte in tavola. Quindi sì, le liste (pur fatte bene) sono utili solo per fare una panoramica dell'editoria italiana. Nulla più.

Inoltre ti stai attaccando a delle stupidaggini incredibili, come il fatto che Marcello abbia scritto Pincopallino Editore (per identificare, ovviamente, la moltitudine delle piccole case editrici esistenti e non certo per denigrarle, dato che, per esempio, lui stesso pubblica con una di esse!). E rispondo io per lui perché è evidente che il tuo intervento miri solo a innervosirlo.

 

Molti ti hanno detto che alla fine ti lasciano a parlare coi muri visto il tuo atteggiamento, eppure continui imperterrito. E lo stanno dicendo persone con caratteri molto diversi tra loro, pensa un po'. Questo per dire che chiudo anch'io qui il mio contributo alla questione: sei un asso nel far passare la voglia e spegnere le discussioni potenzialmente interessanti.

A te il muro!

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Il 14/11/2020 alle 00:53, Wanderer ha scritto:

Resta un medio editore indipendente che ha acquisito da poco una quota del 51% di Tunué (il che è diverso rispetto alle CE di GeMS, che sono di proprietà del gruppo)

 

A titolo di osservazione generale, al di là dello specifico motivo del contendere, vorrei far notare che nel linguaggio dell'imprenditoria in qualunque settore detenere il 51% di una società equivale a esserne proprietari, né più né meno. Semmai, si può specificare "proprietari con soci di minoranza". La tua distinzione non ha motivo di essere.

 

Vorrei aggiungere una riflessione che finora non è stata fatta. Il settore dell'editoria, in Italia, è indubbiamente affetto da nanismo. Non è l'unico nel nostro Paese, ma è certamente uno dei più colpiti da questa caratteristica, che, nel mondo imprenditoriale (si parla di aziende, non di associazioni culturali!) è spesso equivalente a una patologia, per tanti motivi che sarebbe lungo e forse superfluo illustrare in questa sede. Partendo dal top, si tenga conto che il gruppo Mondadori. con tutti i suoi marchi, fattura poco più della metà della più piccola delle cosiddette Big Five (Simon & Schuster), cioè dei cinque colossi editoriali del settore trade. A scendere, l'intera filiera soffre di questo difetto in maniera ancora più accentuata. Questo fa sì che di CE medie vere, secondo canoni oggettivi, in Italia ne esistano davvero poche. Alcune di queste, inoltre, sono state assorbite dai grandi gruppi, restringendo ancora il numero di quelle indipendenti.

Il risultato è che la stragrande maggioranza delle CE italiane rientra nella categoria delle piccole, per quanto note o prestigiose possano essere (e non parliamo neppure delle "one man company", dove un tizio si mette alla scrivania con il suo bel PC e comincia a "pubblicare" in POD testi che nessun lettore incrocerà mai). Questo dicono i numeri. Ne consegue che il tentativo di creare una lista di CE medie è destinato, giocoforza, ad affidarsi a una serie di parametri soggettivi (chi decide se un autore è più prestigioso di un altro?) o addirittura fantasiosi (davvero siamo arrivati al punto di valutare un editore sulla base del suo seguito "social"?). 

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@Niko
Se non sbaglio, la discussione (sopita da tempo) l'hai rispolverata tu venerdì, mi hai richiamato in causa tu, e io ti ho risposto, senza offendere nessuno, senza prevaricare su nessuno, ed argomentando le mie idee, nel merito. Poi tu e altri vi siete risentiti per motivi per me alquanto incomprensibili (deve sfuggirmi qualcosa....), e ora la metti sul personale, dopo che lo ha già fatto Marcello. Non ti rispondo sul piano personale, dato che in virtù del tuo ruolo sei in una posizione di vantaggio, che non mi consente di rispondere senza poi dare adito ad essere "redarguito". Ma espressioni come "castronerie", "sciocchezza", non mi sembrano molto costruttive da parte tua, tanto più che io non le ho usate nei confronti di nessuno. 

Si, è vero che ci sono due discussioni sulla media editoria (una, questa, aperta da me, l'altra originata da questa), ma a cosa servono, se poi si considera come "lesa maestà" (o "eresia") esprimere concezioni che esulano o non sono in sintonia con la visione dell'editoria prevalente sul WD? In generale, per come la vedo, la vostra è una visione rispettabile, così come lo è la mia. Il mancato rispetto, però, io lo vedo più da parte vostra. Voi lo vedete da parte mia? Anche queste sono opinioni, punti di vista, che forse è meglio lasciare al semplice lettore neutrale, quello che non deve portare acqua ad alcun mulino, e che non ha motivo di "sfrecciare" a destra e a manca. 

Sulla media editoria (su cui ancora nessuno dei miei "detrattori" mi ha risposto: qual è un medio editore?) continuate, se ritenete, a discutere voi.

Io ho già espresso le mie posizioni più volte, ed è ridondante che continui a farlo, in uno sterile battibecco. Non c'è motivo che la discussione sia impostata come "Wanderer vs lo Staff del WD", oppure "Wanderer vs la piccola editoria del WD" e non era certo mia intenzione. Io sin dall'inizio ho solo lanciato uno spunto di discussione aperto a tutti, che pensavo potesse essere utile a tutti. Se invece ci si rende conto che la discussione non è utile, non è produttiva, e dà adito soltanto a sterili polemiche o rivalità, come in questi due giorni, allora non c'è bisogno che sia io a dirvi che potete lucchettarla o rimuoverla in ogni momento. 

Questo per me è l'ultimo intervento in questo thread, e intendo rispettarlo. Quindi, ti/vi lascio l'ultima parola, e anche le successive. 
Magari tornerò a parlare di media editoria in altre discussioni, più avanti, se ci sarà occasione. 

Così come ElleryQ ha chiesto di non essere più citato, perché vuole impiegare meglio il suo tempo, lo stesso vale per me.

Grazie per la comprensione. 

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C'è un vago, ma acre puzzo di fallimento nell'aria.

Giova accettarlo. Direi che si può considerare il tentativo di creare una simile lista morto in tenera età. O no, non dipende da me. Da me dipende soltanto me stesso.

 

Comprendo le obiezioni mosse, in effetti. Specie l'ultima precisazione de @L'antipatico. In effetti, da bravo ignorante sul panorama italiano, avevo pensato che si potesse stilare una lista un po' lassa delle vere CE medie, con parametri oggettivi. Non immaginavo ne restassero tre di non associate ai grandi gruppi ("tre" è per dire "poche"). Credo si sia fatto notare quanto sia difficile raggiungere l'obiettivo — alcuni dicono "impossibile", ma io non amo usare questa parola con leggerezza.

 

Inoltre, e parlo a titolo personale, non era mia intenzione introdurre qui un tema che creasse tensione. Vengo da un'esperienza pubblica in cui la tensione ha dominato la scena — e non soltanto per demeriti altrui — e non rientro in simili schemi nemmeno se mi si paga per farlo. In aggiunta qui, non v'è chi non veda, nessuno è pagato per rovinarsi l'umore.

 

Mi piaceva l'idea di avere una tavola di rapida consultazione secondo criteri oggettivi e tematiche trattate (pubblicate) dalle CE nella lista. Coadiuvare, ecco. Pazienza, significa che agli aspiranti scrittori nostrani non resterà che affidarsi al buonsenso, all'attenta ricerca dell'editore corretto per il loro manoscritto e alle loro sviluppate qualità d'interlocuzione.

Tutte cose che non fanno mai male a nessuno. E che, a ben vedere, sono la base per qualsiasi rapporto futuro con l'editoria.

 

Ringrazio @TuSìCheVale e @Wanderer per il tentativo. Non sono certo io a poterlo considerare chiuso: dipende da voi, ragazzi. Ma io, almeno, vi do il mio "arrivederci" ad altre discussioni. In fondo sono uno scrittore, non un consulente editoriale. Quello che so fare è scrivere e, a quanto pare, ho ancora grandi margini di miglioramento. Quindi preferisco impiegare il mio tempo a migliorarmi scrivendo, non provando ad aiutare chi deve imparare a camminare con le proprie gambe, se sogna di diventare un autore edito.

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Non taggherò Wanderer per rispetto, come da lui richiesto, ma personalmente mi sento in dovere di rispondere al suo post, come persona e come staffer. 

Questa discussione è stata riportata in evidenza da @Niko per il solo fatto di essere stata nuovamente avviata (come analogia di contenuti) in un thread in cui era OT e lo ha taggato poiché era uno di coloro che si stavano confrontando al suo interno.

 

Riguardo la questione frecce rosse, personalmente ne faccio un uso estremamente limitato e in questa discussione ne ho messa solo una. E posso confermare che molte frecce rosse sono giunte da altri utenti, legittimati a esprimere il proprio dissenso anche senza dover per forza argomentare (e circa il perché mi esprimerò tra un attimo).

È vero che gli utenti non possono vedere chi ha messo loro frecce rosse, ma sul profilo di ognuno, nello storico delle azioni visibile a tutti, risulta. A riprova di quanto affermo (e non solo io), invito Wanderer a visitare il profilo degli Staffer e verificare chi di noi, dove e con che frequenza ne abbia utilizzate in questa discussione. 

 

In fine, circa il rispetto e il rispondere con educazione, mi sembra che nessuno gli abbia mancato di rispetto. Parlare di "castronerie" non mi sembra un'offesa. A lui può apparire una "fesseria" (se vogliamo utilizzare un termine analogo ma più "leggero") una classificazione basata sul fatturato, a me può sembrarlo il parlare di fantasiose associazioni tra imprese quando i dati parlano di acquisizioni percentuali. 

Inoltre, mancanza di rispetto, nella mia personale percezione, può anche essere il negare a tutti i costi un contraddittorio e cercare di avere ragione o imporsi, anche quando altri dimostrano il contrario. 

Se in pochi partecipano al confronto, forse è perché non se la sentono di portare avanti discussioni sterili, come dicevo prima, solo perché non si asseconda chi sta parlando e quest'ultimo controbatte sempre, ricorrendo talvolta ad affermazioni imprecise... continuando a ribattere all'infinito se poi glielo si fa notare (e anche se lo fanno in più persone).

Si instaura un inutile circolo vizioso e, come diceva @Niko, con un muro si può anche giocare a palla, ma dopo un po' ci si annoia. 

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Scusate, ritorno un attimo su alcuni aspetti, perché mi premeva rispondere soprattutto ad @Andrea D'Angelo , che sembra quasi auto colpevolizzarsi per aver avuto l'idea di creare una lista di editori medi.

L'idea, in sé, è più che valida e trovo ammirevole il fatto di voler aiutare altri autori, soprattutto gli esordienti con le ideee poco chiare sul mondo dell'editoria (e chi non le ha, a dire il vero, anche gli autori più scafati talvolta si pongono dei dubbi).

 

Il 15/11/2020 alle 14:29, Andrea D'Angelo ha scritto:

avevo pensato che si potesse stilare una lista un po' lassa delle vere CE medie, con parametri oggettivi. Non immaginavo ne restassero tre di non associate ai grandi gruppi ("tre" è per dire "poche"). Credo si sia fatto notare quanto sia difficile raggiungere l'obiettivo — alcuni dicono "impossibile", ma io non amo usare questa parola con leggerezza.

 

In realtà credo che @Niko volesse dire "impossibile mescolando i parametri, com'è avvenuto fino a questo momento".

Avendo le idee più chiare sui punti di partenza e i criteri da adottare è potenzialmente più fattibile.

Tanto per fare un esempio, in base alla ripartizione con criterio "commerciale", CE medie per fatturato ce ne sono, sono più di "tre" e sono identificabili. Si tratta tanto di singoli editori (vedi Sellerio), quanto di gruppi medi (così come tra le imprese editoriali definite "big" esistono grossi gruppi e singoli grossi editori).

 

Il 14/11/2020 alle 21:04, Riccardo Zanello ha scritto:

Non mi piace nemmeno il fattura come metro di misura perché è sicuramente vero che parliamo di imprese commerciali ma, essendo anche imprese culturali, io ci metterei anche altri parametri come il prestigio, gli autori, la serietà, l'onestà, la coerenza...

 

Condivido, ma su un piano differente. La CE è essenzialmente un'impresa, "culturale" è una connotazione. Come connotazioni sono "tessile", "manifatturiera", "alimentare", eccetera.

Di fatto, sempre azienda è e a livello commerciale i parametri per individuarne la grandezza riguardano necessariamente fatturato e impiego.

Però... e qui arrivo al punto su cui concordo con te, anche un'impresa tessile può dare una sensazione diversa rispetto al suo essere media, piccola, micro, in relazione alla qualità di ciò che produce (ciò vale a esclusione di quelle chiaramente grandi, che tali restano benché non tutto ciò che producono sia sempre di ottima qualità). 

E qui andiamo sul percepito, perché una piccola impresa può produrre materiale di qualità tale da far distinguere il suo marchio e nell'immaginario collettivo, nella brand reputation acquisita, apparire come media.

Ma parliamo di percezione e di fattori qualitativi ("bellezza" - passatemi il termine - delle edizioni, nomi di spicco pubblicati, valore dei contenuti pubblicati, serietà, coerenza, numero di anni sul mercato - che a sua volta influenza la percezione dell'essere o meno "di esperienza" - eccetera).

La brand reputation può quindi condizionare la percezione dell'immagine di un'azienda (di qualsiasi tipo), ma parliamo di altro rispetto all'effettiva dimensione commerciale.

E allora, in questo caso, potremmo anche dire di voler creare una lista di CE percepite come medie rispetto alla qualità e alla risonanza che il marchio ha acquisito, ma dev'essere ben chiaro il parametro di riferimento.

Una simile lista potrà essere chiamata, per esempio, "Lista WD delle CE qualitativamente medie". In questo caso non avrà importanza se a livello commerciale la CE è piccola (come lo sarebbe Minimum Fax se invece ci riferiamo al parametro del fatturato), perché è chiaro a tutti che ci stiamo riferendo alla qualità percepita.

Poi, sotto questo "cappello" della qualità, ci possiamo mettere dei sottoparametri che dal nostro punto di vista vanno a influire e a determinare la percezione esterna.

Il numero dei followers sui social, per esempio, non ce lo metterei, a meno che non si voglia valutare la qualità dell'ufficio stampa, perché il numero di followers dipende dall'engagment del profilo e da chi lo gestisce per conto dell'azienda.

Mi auguro che questo possa servire a creare un po' una quadra, senza che nessuno si senta colpevolizzato per aver avuto un'idea valida, perché nata a scopo d'ausilio, ma una definizione chiara della tipologia di lista e dei parametri va, a mio avviso, data. E con gli opportuni distinguo di cui sopra.

E ora mi ritiro sul serio. ;)

Buon proseguimento a chiunque voglia continuare a dibattere con il giusto spirito.

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21 ore fa, Wanderer ha scritto:

ma non riesco a pensare che tu abbia una posizione del tutto neutrale, essendo un editore.

 

Ci tengo a precisare una cosa, che si può verificare anche nella mia "descrizione": non sono editore, sono un consulente (per giunta esterno).

 

22 ore fa, Wanderer ha scritto:

E io ti rigiro la domanda: che ti toglie? Te lo chiedo perché dai quasi l'impressione che sia così... 

 

L'ho detto, non mi toglie nulla e ognuno può fare ciò che vuole, sottolineo solo la mia opinione sulla inutilità (fuorviante) di una tale lista.

 

8 ore fa, Niko ha scritto:

In linea teorica sarei perfettamente d'accordo, ma come si fa a misurare le cose che hai detto? Per questo alla fine mi sono affidato ai numeri,

 

Certamente ma i numeri, spesso, sono troppo aridi. Una lista simile dovrebbe sottolineare che è basata su parametri puramente economici che non tiene conto del prestigio, fiducia, qualità ecc. Sono abbastanza d'accordo, a questo punto, con quanto affermato da @ElleryQ:

21 minuti fa, ElleryQ ha scritto:

La brand reputation può quindi condizionare la percezione dell'immagine di un'azienda

 

22 minuti fa, ElleryQ ha scritto:

E allora, in questo caso, potremmo anche dire di voler creare una lista di CE percepite come medie rispetto alla qualità e alla risonanza che il marchio ha acquisito, ma dev'essere ben chiaro il parametro di riferimento.

 

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3 ore fa, ElleryQ ha scritto:

mi premeva rispondere soprattutto ad @Andrea D'Angelo

 

Ti ringrazio.

Non c'è alcun problema, in realtà: non mi sono sentito né colpevole di chissà quale delitto, né mi sono cosparso il capo di cenere. Semplicemente e per fortuna il tempo sta migliorando la mia capacità di accettare che spesso ho idee bislacche. Ho smesso di pretendere di arrivare per primo sulle questioni da ultimo arrivato. Se mi si risponde in modo chiaro che la mia idea ha poco senso, ringrazio per la correzione, prendo nota e accantono l'idea.

 

Resto piuttosto testardo in merito alle mie decisioni narrative, infatti, perché molto ponderate (ricordo certe discussioni infinite con Cristina Prasso su singoli termini; un giorno mi disse di non preoccuparmi, che Tiziano Terzani era peggio, LOL!). Nessuno è perfetto. <_<

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2 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

, infatti

 

Questo andava tolto, perché ho tolto una frase precedente. Sapete che VI ODIO perché non posso editare i miei messaggi, sì? Detto col sorriso, ma vi odio.

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12 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Sapete che VI ODIO perché non posso editare i miei messaggi, sì? Detto col sorriso, ma vi odio.

 

Non preoccuparti, se vorrai diventare Sostenitore potrai modificarli. :D

 

 

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