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Gianfranco P

Ottobre (il tiglio)

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/48948-rancori-e-rimorsi/?do=findComment&comment=859523

 

Stamane mi sveglio e m'affaccio sul tiglio
che in alto s'arrossa e gialleggia
sul cielo che albeggia, e intanto si spoglia
di ogni sua foglia
con lucida calma, metodicamente;

 

e improvvisamente
la voglia mi piglia
di far come il tiglio;
e con decisione
i frusti ricordi e gli smorti fantasmi
che in altra più verde stagione
mi déttero vita
li lascio cadere dai rami;
ai sordi richiami
non bado, e sbadiglio,
guardando la foglia avvizzita
che, come speranza sbiadita,
in aria galleggia
per poco, ed ondeggia
e s'adagia, stremata, sul prato.

 

E nero mi staglio, stecchito ed altero
lasciando per terra
un giallo tappeto di foglie.
Ma forse è un abbaglio, e certo mi sbaglio
fingendomi simile a un albero;
all'umile tiglio, che attende il risveglio
il dolce ritorno della primavera.
 

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3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Stamane mi sveglio e m'affaccio sul tiglio
che in alto s'arrossa e gialleggia
sul cielo che albeggia, e intanto si spoglia
di ogni sua foglia
con lucida calma, metodicamente;

Ciao@Gianfranco P

 

Premetto che, in genere, amo i versi liberi. Le rime le trovo sempre molto complesse da gestire . 
L’avverbio “metodicamente” non suona bene.

 Proverei così 

 

Stamane mi sveglio e m'affaccio sul tiglio
che in alto s'arrossa e gialleggia
sul cielo che albeggia, con calma si spoglia

di ogni sua foglia.

con lucida calma, metodicamente;  (questa la toglierei)

 

3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

e improvvisamente

Due avverbi di seguito.... mmmmh 

 

3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

la voglia mi piglia
di far come il tiglio;
e con decisione
i frusti ricordi e gli smorti fantasmi
che in altra più verde stagione
mi déttero vita
li lascio cadere dai rami;

Il concetto mi ė chiaro, ma l’esposizione in versi la trovo un po’ contorta.


E all’improvviso vorrei 

esser io tiglio

staccar dai rami 

I frusti ricordi 

gli smorti fantasmi

di passate stagioni
 

3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

ai sordi richiami
non bado, e sbadiglio,
guardando la foglia avvizzita
che, come speranza sbiadita,
in aria galleggia
per poco, ed ondeggia
e s'adagia, stremata, sul prato.

 

Ai sordi richiami non bado

sbadiglio

mentre la foglia avvizzita

di speranza sbiadita

nell’aria volteggia

per poco ondeggia (ed c’è la d eufonica)

(...)

3 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

E nero mi staglio, stecchito ed altero
lasciando per terra
un giallo tappeto di foglie.
Ma forse è un abbaglio, e certo mi sbaglio
fingendomi simile a un albero;
all'umile tiglio, che attende il risveglio
il dolce ritorno della primavera.
 

Stesso discorso. Questo tipo di rime le trovo un po’ forzate.

 

in generale la poesia è bella e struggente. L’autunno sa trovare la strada del cuore dei poeti.

Le rime, in questo caso, non aggiungono nulla al significato, casomai rubano un po’ la scena ai sentimenti.

 

un abbraccio 

 

 
 

 

 

 

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Ciao @Gianfranco P

Questo è il mio primo commento in assoluto ma spero ti sarà comunque un po' utile :)

Rispetto al commento precedente a me piace lo stacco che la parola "metodicamente" produce, mentre sostituirei "improvvisamente" con qualche altro termine. La poesia mi piace, mi emoziona. Però sento il suono "gli" di tiglio, foglia e gli altri termini usati un po' troppo forte, specialmente nell'ultima strofa.

Un saluto :)

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Ciao @JessyGoldfish ,

il tuo commento mi è estremamente utile, grazie! E ti ringrazio per i complimenti...

Visto che sei arrivata da poco, benvenuta su WD! E per lo stesso motivo mi permetto di avvertirti (se ce ne fosse bisogno: ma melius abundare) che questo tuo commento non sarebbe valido per postare poi un testo tuo; te lo dico perché è l'errore che fa il 90% dei nuovi arrivati (l'ho fatto anch'io la prima volta). Il commento dovrebbe seguire le linee guida del regolamento, che sono abbastanza precise e numerose; in realtà l'essenziale è che tu ci abbia lavorato un po' su, abbia citato qualche passo, lo abbia commentato anche nel dettaglio, ecc. ecc. (insomma, una pagina di commento, citazioni incluse, in genere è sufficiente). Lo scopo immagino che sia per evitare commenti troppo semplici e scontati, che qualcuno potrebbe postare solo per ottenere il permesso di postare a sua volta; e io lo trovo giusto. Vedi anche il commento di @@Monica poco sopra. Per citare si fa così (si seleziona il testo, poi capisci):

3 ore fa, JessyGoldfish ha scritto:

Però sento il suono "gli" di tiglio, foglia e gli altri termini usati un po' troppo forte

e già che ci sono ti rispondo: la poesia ha un fondo di amarezza ironica, perciò l'insistenza sul suono "gli" (e altri) non è per ottenere un effetto di eleganza, ma semmai di "nonsense", di autocontraddizione, di futilità; che si coglie solo se si sono capiti gli ultimi versi:

7 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

Ma forse è un abbaglio, e certo mi sbaglio
fingendomi simile a un albero;
all'umile tiglio, che attende il risveglio
il dolce ritorno della primavera.

Naturalmente se non si è capito deve essere esclusivamente colpa mia!

Sarò felice di leggere qualche tua poesia. Ciao e grazie :sss:

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Cara @@Monica ,

prima di tutto ricambio l'

7 ore fa, @Monica ha scritto:

abbraccio 

che mi pare il senso della nostra partecipazione qui. 

Da quello che mi dici, sono costretto ad ammettere di non essere ahimè riuscito a comunicarti il senso che intendevo dare a questa poesia. Forse perché ho pensato (male) di cambiarle il titolo in "Ottobre" (per analogia con la precedente "Settembre"), mentre il titolo originale era "Nonsense". Così ho tolto un indizio che magari avrebbe potuto aiutarmi.

Ora si potrebbe aprire una interessante discussione sulla questione se sia lecito o no a un sognatore poeta, che fin qui ha proposto poesie discretamente sensate e formalmente curate, proporre di punto in bianco versi insensati (che egli stesso definisce "sciocchezze") al punto spingerlo a un uso inelegante (perfino insistente, fastidioso) e fintamente giocoso di rime e assonanze. Certamente non sono riuscito a trasmettere l'ironia amara (tanto per usare un understatement) che volevo esprimere, per quanto ci abbia provato ad esempio attraverso l'immagine di me stesso "nero e stecchito", penosamente "altero":

11 ore fa, Gianfranco P ha scritto:

E nero mi staglio, stecchito ed altero
lasciando per terra
un giallo tappeto di foglie.

che tutto sarà fuorché 

7 ore fa, @Monica ha scritto:

bella e struggente

non credi?

L'autunno descritto non è, se non per metafora, quello del calendario solare.

D'altra parte, chi di ermetismo ferisce, di ermetismo perisce, diceva un poeta di cui non ricordo il nome ;). Per cui me la sono cercata...

Ora aspetto te al varco :grat:(se mi farai il piacere di ripassare di qui) e qualche altro commento prima di trarre conclusioni più generali.  

Ciao grazie :sss:

 

PS La d eufonica non è vietata. Io sento e uso ed e od come latinismi (et aut) :D. "Improvvisamente" è inelegante e mi fa in genere l'effetto di un pugno allo stomaco; ma in questa poesia voleva essere così. 

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Cara @@Monica ,

grazie per la gentilezza :rosa:. Questa era una poesia sulla vecchiaia. Ho pensato di metterla perché avevo letto altre poesie (di @Galvan, di @edotarg ecc.) sullo stesso tema, e mi sarebbe piaciuto parlarne un po' con gli interessati. In generale mi piacerebbe che ci fosse più discussione in questa sezione. Spesso partiamo da punti troppo distanti fra loro, e vorrei invece che potessimo trovare più occasioni di contatto. Altrimenti bisognerebbe concludere che la poesia è quella cosa che nessuno sa bene cosa sia, oppure è per ciascuno ciò che gli/le pare; e molte volte hai l'impressione che 

Tu canti nella strada

frasi a cui nessuno bada,

l'indomani come tutto se ne andrà

e che la poesia sia inutile; oppure, se magari serve a qualcosa, è proprio quel qualcosa quello che non hai capito, e forse non capirai mai.

Io certo ho fatto male a cambiare il titolo, che era "Nonsense", e a depistare così i lettori.

Grazie Monica

 

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@Gianfranco P

 

Il 24/9/2020 alle 11:19, Gianfranco P ha scritto:

Stamane mi sveglio e m'affaccio sul tiglio
che in alto s'arrossa e gialleggia
sul cielo che albeggia, e intanto si spoglia
di ogni sua foglia
con lucida calma, metodicamente;

 

Siamo in autunno, un tiglio (essenza meravigliosa) perde le sue foglie. L'introduzione mi predispone ad una certa malinconia (odio la stagione fredda, per cui l'autunno per me è foriero di cattive notizie), l'uso delle rime e delle assonanze secondo me funziona non risulta stucchevole e ha un bel ritmo (non so perché il ritmo e l'incipit silvano mi ricorda la pioggia nel pineto, dovrei rileggerla...), bello il legame tra l'ultima parola della prima strofa e la prima della seconda. Non so come fate ma io ogni volta che provo a scrivere in rima, tranne se uso il romanesco, ho la sensazione di scrivere come un bambino...

 

Il 24/9/2020 alle 11:19, Gianfranco P ha scritto:

e improvvisamente
la voglia mi piglia
di far come il tiglio;
e con decisione
i frusti ricordi e gli smorti fantasmi
che in altra più verde stagione
mi déttero vita
li lascio cadere dai rami;
ai sordi richiami
non bado, e sbadiglio,
guardando la foglia avvizzita
che, come speranza sbiadita,
in aria galleggia
per poco, ed ondeggia
e s'adagia, stremata, sul prato.

 

L'età che avanza, stanchezza e disillusione penetrano lentamente nel nostro animo. Allora, come il tiglio lascia cadere le proprie foglie, così il soggetto della poesia congeda e lascia andare via ricordi, momenti e attimi che un tempo significavano vita. Ci vedo certa desensibilizzazione e un certo stanco disincanto. La vita ci mette spesso di fronte a prove che alla lunga provocano per reazione e per amore della sopravvivenza di allontanarci da noi stessi.  Spesso ci si scopre cinici e stanchi. E così, ci si ritrova a contemplare la parabola di quella foglia con uno sbadiglio annoiato, invece di fare di tutto per trattenere  quella caduta tenendoci stretti sentimenti, ricordi e sensazioni. Erigiamo muri per proteggerci dalla vita, così facendo otteniamo protezione ma anche isolamento.

 

Il 24/9/2020 alle 11:19, Gianfranco P ha scritto:

E nero mi staglio, stecchito ed altero
lasciando per terra
un giallo tappeto di foglie.
Ma forse è un abbaglio, e certo mi sbaglio
fingendomi simile a un albero;
all'umile tiglio, che attende il risveglio
il dolce ritorno della primavera.

 

Il tiglio sperimenterà però una nuova primavera, in una alternanza ciclica di morte e vita proprio delle piante e che l'uomo non può sperimentare. Il poeta invece teme che questo suo abbandono sia definitivo e tombale e si domanda, con il capo chino e vinto se il suo paragonarsi al tiglio non sia un grande equivoco.

A me è piaciuta, il senso (se l'ho colto) mi è arrivato forte e chiaro, la struttura de versi e le rime danno ritmo e ingentiliscono la malinconica ironia che traspare dallo scritto.

 

Lollo 

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E hai capito perfettamente, caro @Lollowski ! Ti ringrazio per questo tuo commento sensibile e profondo. 

Ho visto che in diversi, @edotarg, @Galvan, tu stesso, e altri che non ricordo, avete messo poesie sulla vecchiaia, e ho pensato di contribuire con questa mia, che in verità è di qualche anno fa. 

I giovani è comprensibile, ed è perfino meglio che non capiscano. Non mi dispiace che sia così.

Ma tu hai capito perfettamente che c'era anche molta ironia. Io in realtà non credo assolutamente che 

40 minuti fa, Lollowski ha scritto:

i frusti ricordi e gli smorti fantasmi

siano da buttare via. Sono la nostra vita; e noi non siamo alberi (pur avendo con loro moltissime somiglianze). A che serve rimanere lì 

42 minuti fa, Lollowski ha scritto:

stecchito ed altero

quando la verità è invece in quel

 

42 minuti fa, Lollowski ha scritto:

giallo tappeto di foglie

?

Grazie veramente del passaggio.

Un abbraccio

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Ciao Gianfranco, la tua poesia mi è piaciuta.

La metafora con il tiglio è molto azzeccata. 

Il 24/9/2020 alle 11:19, Gianfranco P ha scritto:

E nero mi staglio

questa è l'immagine che mi piace di più, mi da l'idea di un cartoncino nero a forma di albero, ritagliato spigolosamente su uno sfondo grigio.

Ti sei lasciato un finale ottimista, speranzoso, ed è giusto che sia così.

La mia poesia che avevi commentato in realtà non è sul tema della vecchiaia, anche perché io non ho ancora trent'anni, ma posso immaginare cosa si può provare quando il tempo scorre inesorabile, e ci si ritrova oltre il giro di boa. 

Rimanendo su questo tema ho da poco visto un film molto particolare: Sto Pensando di Finirla Qui (I'm Thinking of Ending Things) di Charlie Kaufman. Su Netflix. Te lo consiglio se non lo hai ancora visto.

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