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Francesco Curcio

Numeri in narrativa, cifre o lettere?

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Come inseriti i numeri in un testo narrativo?

Io che non amo molto leggere le cifre in un romanzo mi sono limitato ad usarle per gli anni esatti (nel. 1959) per le date (12 settembre 1878) mentre ho usato le cifre per gli orari (sette e trenta) e decadi (negli anni trenta) o secoli (nei primi del novecento).

Ricorrerei alle cifre per qualche percentuale o qualche numero troppo lungo.

 Mi scuso se la discussione dovesse risultare doppia 

Grazie!

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Corretto, ma userei la maiuscola per le decadi e, soprattutto, per i secoli:

Negli anni Trenta

Ai primi del Novecento

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2 ore fa, Marcello ha scritto:

Corretto, ma userei la maiuscola per le decadi e, soprattutto, per i secoli:

Negli anni Trenta

Ai primi del Novecento

Concordo in pieno...(y)

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3 ore fa, Francesco Curcio ha scritto:

Come inseriti i numeri in un testo narrativo?

 

Io pure preferisco le lettere. I tuoi esempi mi vanno bene, tranne che per i secoli e per le decadi, per cui userei la maiuscola (l'Ottocento, il Novecento, gli anni Cinquanta dell'Ottocento…) oppure i numeri romani. Per i secoli tra il Duecento e il Novecento, userei i due metodi con  una lieve preferenza per le lettere (il Trecento, il XIV secolo); per anni inferiori al Duecento, userei solo la notazione con i numeri romani (il V secolo, il II secolo a.C., il III secolo d.C.). Lo stesso per i millenni (I millennio d.C., I millennio a.C.).

Esistono casi più complessi.

In un giallo ambientato in un albergo ho dovuto nominare le camere e ho scelto le lettere (la 213, la 102, c'è un cadavere nella 346…). Scelgo le lettere anche per i mezzi di linea (Il 101 parte dalla stazione, il 102 percorre ottocento metri lungo via Cavour e poi gira verso piazza tredici vittime). COVID-19 lo scrivo così e non covid-diciannove. Lo stesso per i virus: scrivo H1N1 e non acca uno enne uno (ma se mi gira lo faccio ^^).

 

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Devo dire che nello splendido M di Scurati non ho amato il modo in cui metteva le date, ad esempio 25 marzo millenovecentoventitre. Preferisco l'anno scritto in cifre, è più immediato. Forse era una ricercatezza stilistica, non so. 

Altra cosa che mi ha colpito (scusate l'ok): glie lo staccati. 

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12 ore fa, Elisah15 ha scritto:

Devo dire che nello splendido M di Scurati non ho amato il modo in cui metteva le date, ad esempio 25 marzo millenovecentoventitre. Preferisco l'anno scritto in cifre, è più immediato. Forse era una ricercatezza stilistica, non so. 

 

Il metodo adottato è leggermente diverso, anche perché se fosse proprio come l'hai illustrato tu farebbe pena. Lui scrive: 24 maggio del millenovecentoquindici, che ha già più senso. Indubbiamente si tratta di una ricercatezza stilistica, che può piacere o meno.

Quello che sicuramente non mi piace, è quando scrive: "[...] al Teatro dal Verme, capace di 2000 posti." Io qui scriverei senz'altro duemila, non 2000. E ci vedo anche un filo di incoerenza con il modo di scrivere gli anni.

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16 ore fa, Marcello ha scritto:

Corretto, ma userei la maiuscola per le decadi e, soprattutto, per i secoli:

Negli anni Trenta

Ai primi del Novecento

 

Grazie mille, direi che hai proprio ragione e grazie a tutti coloro che sono intervenuti, da tutti ho colto degli spunti interessanti.

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Editing: i numeri nel testo (preso il primo della lista)

 

Numeri nel testo
I numeri, (arabi o romani), vanno sempre in lettere nel corso del testo.
Ad esempio: Viaggiammo per quaranta minuti; erano le dieci e dieci; trentaquattro anni fa.
Fanno eccezione, e bisogna scriverli in cifra:

le date precise, (non quelle approssimative o generiche). A esempio: mi laureai il 19 luglio del 1976. Però è meglio scrivere: nel settantadue, nel millenovecento;

i numeri che hanno un particolare carattere distintivo o contraddistinguono qualcuno o qualcosa. Per esempio: vissi per circa vent'anni al n.2 di vico Caracciolo; (non: 20 anni, perché non è un'indicazione precisa);

i numeri indicanti misure determinate o quando abbondano in testi specializzati. A esempio: pesava 83 chili;

le indicazioni orarie eccessivamente lunghe. A esempio: guardai che erano le 21.44 (molto meglio che scrivere ventuno e quarantaquattro);

i numeri eccessivamente lunghi. Per grandi cifre, in ambito discorsivo, si può usare un sistema misto, (2 milioni), evitando però troppi passaggi fra lettere e cifre (non 2 milioni e 200.000, ma 2.200.000 o 2,2 milioni).

I numeri espressi in cifre si compongono uniti fino a quattro cifre, oltre le quattro cifre si separano in gruppi di tre, da destra: per es. 25.000, ma 2500. I decimali vanno separati dagli interi per mezzo di una virgola e non di un punto: non 10.5 ma 10,5.
Nei rinvii continuati a numeri di pagine si indicano sempre per esteso la pagina iniziale e quella finale, senza contrazione di quest’ultima: esempio: 112-118, e non 112-18 né 112-8. Per gli anni si riporta la data iniziale e quella finale senza riduzioni: 1915-1918.

 

http://www.softwareparadiso.it/studio/letteratura/scrittori/editing_numeri.html

 

A me gli orari precisi piace metterli numeri e : (es. Sono le 10:45) perché è così che mi piace leggerli.

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Un altro esempio:

 

Di solito, in letteratura, i numeri vanno scritti per esteso, a meno che non si tratti di orari o percentuali.
Quindi:
“Ho vinto mille euro al tavolo del poker”.
“Gli anni Ottanta” e non “’80”; “Primo Novecento” e non “Primo ‘900”.
“Ho l’autobus alle 7.30 del mattino”.
“Ho investito il 15% del mio patrimonio”.
Quando un numero si fa complesso, allora si preferisce scriverlo in cifre.
“I morti sono 4509”.

Quando un numero è maggiore di dieci molti editor preferiscono la forma scritta, quando è minore, quella a cifre. Di solito, però, se in una stessa riga o in un medesimo discorso, compaiono due cifre, una maggiore di dieci e l’altra minore, si tende a uniformare.
Esempio:
“Siamo arrivati in 7 su 32 che erano partiti”.
In ogni caso, a inizio periodo si usano le cifre:
“Duemila cavalieri sferrarono l’attacco”.
Può darsi che il numero in lettere sia molto complesso, allora il consiglio è di iniziare il periodo in modo da posporlo, usando le cifre:
“Verso sera, 4309 cavalieri tornarono stremati dalla battaglia”.

Valori definiti e valori indicativi: per i primi si usano le cifre, per i secondi le lettere, quindi: “Sugli spalti c’erano 30.000 persone”; “Sono state raccolte circa mille firme”.
Di solito, le migliaia sono separate dal punto, quando scritte in cifre (non “17000”, ma “17.000”). Questo, però, non vale per i numeri decimali per cui si usa la virgola: “Sono alto 1,75”; “Peso 88,9 kg”.

Datazione: in letteratura, di solito, giorno e anno sono scritti con i numeri: “Francesco nacque il 7 aprile 1976”.
Nelle ricorrenze, il mese e il giorno possono essere in maiuscolo e per esteso: “Il Primo Maggio”.

Riguardo agli orari, come dicevamo prima, si possono usare le cifre, ma in un contesto discorsivo, si usano le lettere: “Prese il treno delle 20”; “Prese il treno alle 13.02”. Stessa cosa l’età, in un contesto discorsivo, dove si va per approssimazione, le lettere, altrimenti, le cifre: “Nei miei vent’anni…”; “Avevo 29 anni, il giorno in cui…”.

https://www.pennematte.it/2017/01/24/i-numeri-in-narrativa-cifre-o-lettere/

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