Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

59 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


Post raccomandati

Buongiorno a tutti, sognatori e non :asd: 

Ogni giorno, lavorando al di fuori del WD, io (e non solo io, beninteso: tutti i freelance o aziende che lavorano in questo campo sono nella stessa situazione) ricevo tutta una tutta una serie di domande sull'editoria, principalmente italiana. Alcune semplici, altre complicate e a cui si può rispondere solo in modo altrettanto argomentato.

A molte ho cercato di rispondere inserendo anche ampie discussioni qui nel forum (basta dare un'occhiata alla guida o alle altre discussioni inserite da me o altri Staffer). Questa piattaforma infatti è un esempio calzante: gli Staffer ricevono un sacco di domande sia in pubblico che in privato, eppure qui si respira già l'aria di una nicchia ben informata. Più o meno.

Ma qui fuori c'è tantissima gente che non bazzica il WD e che non conosce molte delle cose che qui ormai sono ovvie. E poi ci sono molti altri aspetti dell'Editoria che anche qui dentro non vengono trattati tanto, o comunque mai in modo approfondito e con cognizione di causa.

 

Da qui la domanda del sondaggio: secondo voi, quali sono i punti più oscuri dell'editoria italiana?

Pensate a voi stessi e alle vostre informazioni accumulate negli anni, certo, ma anche mettendovi nei panni di un aspirante, come ne arrivano tanti anche qui sul WD ogni giorno.
Cosa vi piacerebbe conoscere, approfondire o chiarire, e perché? La risposta è multipla, quindi inserite tutti i punti che vi sembrano interessanti.

 

Io ho inserito poco più di una decina di opzioni, quelle che mi sono venute in mente (alcune sono banali, altre meno). Se ne doveste trovare altre, sparate pure!

  • Mi piace 7
  • Grazie 5

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 minuti fa, Marcello ha scritto:

Un'unica risposta?

Multipla! Ognuno ne può mettere quante ne vuole :) 

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 minuti fa, Niko ha scritto:

Multipla! Ognuno ne può mettere quante ne vuole

(y) Fatto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono interessato a tutti i punti, @Niko - quindi non so se vale spuntare tutte le flag -, e aggiungo altre due opzioni.

 

Quanto è in grado uno scrittore di presentare un libro (correzioni-impaginazione-copertina) da solo, senza l'aiuto di un professionista dell'ambito?

Cosa fare per la dichiarazione dei redditi se prendiamo qualcosa con la scrittura?

 

Per la seconda non ho questo problema, ma non si sa mai, mentre la prima mi interessa visto che quello che posso permettermi di investire su me stesso è zero euro. :libro:

Modificato da bwv582
Corretta una frase.
  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A me piacerebbe sapere quali sono le differenze dell'Italia rispetto al mercato estero – non forzatamente anglosassone: spagnolo, francese? Non allarghiamoci all'abisso dell'inglese e statunitense, che ci surclassano per seritetà – in ognuno di questi aspetti, dal punto di vista di un professionista serio, come io ritengo tu sia.

 

Quello che non capisco è come funzionano le cose in Italia. Sono un mistero. O, meglio, pur sapendolo, mi chiedo come si pensi di migliorare la situazione seguendo l'andazzo e cambiando, là dove si sta migliorando, alla velocità della chioccia, mentre il mondo è un ghepardo.

 

Per farti un esempio chiaro mi piacerebbe sapere in che modo ragionano e selezionano i manoscritti gli agenti letterari (e la loro unione, le agenzie). Scrivendo narrativa di genere, ho sempre considerato bizzarro riscontrare la lunghezza media delle opere tradotte e i limiti di lunghezza per l'invio del manoscritto, di gran lunga inferiori, da agenti che dichiarano di trattare i generi letterari. Simili contraddizioni fanno pensare che il gioco sia al ribasso e che, con tutto il rispetto, non ne sia mai valsa la pena. O che, dato che a pensar male ci si azzecca, gli agenti giochino al "nuovo pollo da spennare" in combutta con chi gli dà da mangiare, anche se indirettamente: le case editrici. Il nuovo pollo dev'essere un esordiente, non uno che la sa già lunga, e agli esordienti non si permettono 600 pagine. Conoscendo il tuo acume, hai capito di cosa parlo.

 

Aggiungerei un punto, dato che è emerso in un'altra discussione. Fin troppi autori italiani pubblicati sono stati usati per "fare catalogo" – incluso il sottoscritto – e trattati con la fredda gentilezza che il macellaio usa col tocco di carne quando rimuove l'eccesso di grasso. Il punto sarebbe: quali clausole a difesa dell'autore sono oggi possibili per un autore italiano, quando firma un contratto con la casa editrice?

Non si tratta di discutere chi ha il potere decisionale sulla copertina – l'editore, ahimè –, bensì di fissare alcuni paletti precisi.

Esempio: se l'autore ha il dovere di non agire in autonomia con nessun altro attore editoriale, nemmeno estero, esiste la possibilità di forzare l'editore a comunicare cosa sta facendo in merito? Cedere un diritto affinché i presunti esperti del settore lo esercitino in tua vece para una trappola, quando tale diritto non è assolutamente esercitato a priori, in base a un processo decisionale discutibile. Ecco, quali sono i limiti delle richieste che un autore può avanzare a livello di clausole contrattuali, di modo che possa essere anche risarcito in caso di negligenza?

  • Mi piace 2
  • Confuso 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi sono accorta che le risposte che ho dato sono tra le più gettonate, quindi forse sono quelle dove c'è più incertezza, anche per chi frequenta il WD.

Tutti i punti sono interessanti, ma ad alcuni si può arrivare da soli con un po' di pazienza e ricerche. Sui contratti invece c'è molta confusione (anche per chi ne ha già firmati)  perché ognuno è diverso e bisogna capire bene in cosa si va a impelagarsi, quindi una guida sarebbe senz'altro utile. La promozione è altrettanto importante, specie per chi pubblica in self o con piccoli editori, e deve imparare da solo un sacco di cose che non c'entrano col saper scrivere. La prima che ho scelto comunque è come capire se un testo vale, perché credo sia il dubbio principale di un esordiente: non ricevo risposte perché quel che ho scritto fa schifo, o non è abbastanza commerciale (qualunque cosa significhi:lol:) o per altri motivi?

 

1 ora fa, bwv582 ha scritto:

Cosa fare per la dichiarazione dei redditi se prendiamo qualcosa con la scrittura?

io non ci ho ancora pensatoO_O Mi auguro che sia il centro fiscale a sapermelo dire (magari con la scusa di chiedere riesco anche a farmi pubblicità;))

 

Potrei aggiungere un punto, ma non so se c'entra con la lista: cosa fare se dopo molto tempo dall'invio non si ricevono risposte (al di là di sedersi in un angolo e piangere), un approfondimento che riunisca tutti i modi alternativi in cui un autore può farsi conoscere (concorsi, collaborazioni a blog e riviste, pitch-day, seminari di scrittura, ecc.).

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Se l'editore, come dovrebbe, dà il Modello CU ex Cud, lo si presenta per la dichiarazione dei redditi 730, tanto quanto quello del datore di lavoro. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, bwv582 ha scritto:

Sono interessato a tutti i punti, @Niko - quindi non so se vale spuntare tutte le flag

Certo che vale la pena!

2 ore fa, bwv582 ha scritto:

Quanto è in grado uno scrittore di presentare un libro (correzioni-impaginazione-copertina) da solo, senza l'aiuto di un professionista dell'ambito?

Aggiungo.

2 ore fa, bwv582 ha scritto:

Cosa fare per la dichiarazione dei redditi se prendiamo qualcosa con la scrittura?

Idem, scrivendo "questioni relative a dichiarazioni del reddito per proventi dalla scrittura", così inglobiamo tutti i dubbi del tipo, compreso quello di @Bambola

17 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

cosa fare se dopo molto tempo dall'invio non si ricevono risposte

Interessante e sì, c'è tanto da dire anche su questo punto... anche se probabilmente non è una cosa che piace sentirsi dire :huh:

44 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

A me piacerebbe sapere quali sono le differenze dell'Italia rispetto al mercato estero

Ce ne sono assai, anche se l'erba del vicino non è sempre più verde come si è soliti pensare...

45 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Per farti un esempio chiaro mi piacerebbe sapere in che modo ragionano e selezionano i manoscritti gli agenti letterari (e la loro unione, le agenzie)

Sì, un buon punto da discutere, da comprendersi negli agenti e nelle agenzie :D 

 

Grazie a tutti sia degli spunti che dei voti! Io aggiorno man mano le opzioni e fra qualche settimana potremo tirare le fila.

  • Mi piace 3
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io vorrei conoscere meglio le case editrici e la loro organizzazione interna, se sono società affidabili:

Come verificare l’autenticità di una società

Io penso che molte di queste informazioni, alcune delle quali gratuite e di dominio pubblico, dovrebbero essere inserite nelle liste delle CE qui sul forum, per dare informazioni più precise agli autori. 

Ho spuntato anche la voce "contratto editoriale", in particolare, desidererei sapere come può difendersi uno scrittore se non vengono pagati i "diritti d'autore" e come può avere dei report di vendita autentici? Il problema spesso si presenta quando per pochi proventi, bisogna poi affrontare cause legali dispendiose. Uno scrittore, anche tramite un abbonamento annuale a pagamento, dovrebbe avere il supporto di un professionista, per sottoporre tutti i quesiti relativi a degli obblighi contrattuali. Bisognerebbe, quindi, avere la facoltà di essere informati da persone competenti, che tutelano gli autori senza spennarli a loro volta.

Sulla "promozione" si potrebbe stilare una lista di associazioni culturali, disposte a ospitare l'incontro con gli autori, quindi, anche le presentazioni dei libri.

Infine, ho votato anche per "i concorsi letterari", questo è un'altro dei "punti oscuri dell'editoria"... Riguardo alla piccola editoria, alcuni editori non iscrivono i loro libri, spesso tutto viene delegato agli autori (comprese le spese d'iscrizione). Da questo punto di vista, ci vorrebbero regole certe, che indicassero davvero quali sono i concorsi validi per questi editori e in che misura poi partecipano a queste iniziative.

Grazie.

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho messo vari punti, ma avrei potuto metterne molti altri. Perché lo stia specificando invece resta il più grande e insolubile mistero dell'editoria. 

  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

Infine, ho votato anche per "i concorsi letterari", questo è un'altro dei "punti oscuri dell'editoria"... Riguardo alla piccola editoria, alcuni editori non iscrivono i loro libri, spesso tutto viene delegato agli autori (comprese le spese d'iscrizione). Da questo punto di vista, ci vorrebbero regole certe, che indicassero davvero quali sono i concorsi validi per questi editori e in che misura poi partecipano a queste iniziative.

Lasciando da parte i cosiddetti concorsi per inediti, il cui scopo precipuo è di incassare i cosiddetti diritti di segreteria, quelli per libri già editi dovrebbero essere riservati alle case editrici, anche per evitare all'autore le indubbie difficoltà di spedizione di una o più copie. Regole a parte, dovrebbe essere l'editore ad organizzarsi per partecipare ai veri concorsi con le opere che reputa migliori, nel proprio stesso interesse. Un tuo autore che vince un concorso, oltre che vendere, porta lustro alla tua azienda. Ma temo che fino a quando gli autori, soprattutto esordienti, continueranno a partecipare di loro iniziativa, nulla cambierà.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Niko ha scritto:

Da qui la domanda del sondaggio: secondo voi, quali sono i punti più oscuri dell'editoria italiana?

 

È tema oscuro, soprattutto, ciò di cui non si può parlare. La domanda che spesso ti fanno i nuovi, può capitare pure qui sul forum, è: la tale CE è seria oppure no? E a seguire:

 

Posso fidarmi?

Editano con cura i testi oppure no?

Pagano le royalty?

Rispettano i contratti che sottopongono all'autore?

Hanno a cuore e rispettano gli autori della propria scuderia?

Posso mettere nelle mani di quell'editore le mie creature?

 

E tu sai benissimo che quell'editore altri non è che un grandissimo stro@#@ che non paga royalty né onora i contratti che sottopone [quale editing, una rapida CDB da spilorci e via], ma al tizio che pone la domanda non puoi dire le cose come stanno perché, come autore, di tutto avresti bisogno meno che di una querela. Servirebbe quindi uno strumento per potersi esprimere liberamente in materia, una sorta di editor advisor dove tutelare le CE virtuose e contrassegnare quelle poco serie, ma chi può farsi carico di un'impresa simile? La domanda che mi faccio è: cosa si può fare per impedire che il novellino vada a ficcare testa e mani e piedi in bocca all'editore che è meglio perdere che trovare?

 

In alternativa all'editor advisor il WD potrebbe, forse, magari, potendo e volendo, a suo insindacabile giudizio, forte di scrupolose disamine sulle CE chiacchierate, decidere di non ospitarle più sul forum. Così: padroni di decidere chi mette piede in casa nostra. Questo impedirebbe di assistere a siparietti dove l'editore si dice virtuoso e poi minaccia azioni legali al primo autore che osa dire solo pio sull'opera di tale CE [roba già vista più volte]. Così facendo, da parte del WD ci sarebbe già un giudizio di merito su tali CE, giudizio che porrebbe al riparo gli autori più inesperti. In esso vedrei un mezzo di pari forza rispetto alla minaccia insita in tutto ciò di cui non si può parlare. Tradotto: ciò di cui non si può parlare lo si combatte escludendolo a priori. Sciò, fuori, vai a prendere per il culo i gonzi da qualche altra parte. 

 

Nel caso sia andato off topic me ne scuso, ma questo è un tema che mi accalora parecchio.

 

 

 

 

  • Mi piace 3
  • Divertente 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Per farti un esempio chiaro mi piacerebbe sapere in che modo ragionano e selezionano i manoscritti gli agenti letterari (e la loro unione, le agenzie).

Anche a me, moltissimo.

Grazie, Niko.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 23/9/2020 alle 12:23, Marcello ha scritto:

Un'unica risposta?

 

Il 23/9/2020 alle 19:15, Ace ha scritto:

E tu sai benissimo che quell'editore altri non è che un grandissimo stro@#@ che non paga royalty né onora i contratti che sottopone [quale editing, una rapida CDB da spilorci e via], ma al tizio che pone la domanda non puoi dire le cose come stanno perché, come autore, di tutto avresti bisogno meno che di una querela. Servirebbe quindi uno strumento per potersi esprimere liberamente in materia, una sorta di editor advisor dove tutelare le CE virtuose e contrassegnare quelle poco serie, ma chi può farsi carico di un'impresa simile? La domanda che mi faccio è: cosa si può fare per impedire che il novellino vada a ficcare testa e mani e piedi in bocca all'editore che è meglio perdere che trovare?

Giusto!

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Seguirò il thread con interesse, perché ormai da 4 anni sto cercando di terminare un manualino guida pensato proprio per gli autori che però non riesco a terminare per mancanza di tempo (sono a 3/4) e le vostre domande mi saranno utili per verificare di aver trattato tutti i temi essenziali (compatibilmente con le battute concessemi dall'editore).

 

Rispondo qui, al volo, a qualcuna:

 

 quali sono i limiti delle richieste che un autore può avanzare a livello di clausole contrattuali, di modo che possa essere anche risarcito in caso di negligenza?

 

Premesso che vale sempre la pena negoziare un contratto (alla peggio vi dicono di no, ma almeno ci avrete provato; e se invece vi dicono di sì?), bisogna vedere la ragionevolezza delle richieste autoriali. Gli autori hanno quasi tutti un peccato originale: non si informano su come funziona la filiera e oggi, con Internet, questo non è giustificabile. Di conseguenza spesso avanzano pretese che risultano incompatibili col funzionamento della stessa perché l'editore passerebbe il tempo a notiziare l'autore, anziché a fare il proprio lavoro.

 

Detto questo, per quanto riguarda la domanda sulla cessione di diritti poi non esercitati, certamente questa è una cosa da negoziare prima. Se l'editore vi chiede per es. i diritti cinematografici ma non ha mai piazzato uno straccio di film, significa che non ha i contatti (e i contatti cinematografici sono fra i più difficili da avere). Quindi, in questo caso, l'obiezione è legittima e il diritto andrebbe negato. Se poi l'editore si impunta, chiaramente l'autore non ha grandi possibilità di manovra: o china la testa o saluta e se ne va ma, di nuovo, almeno ci ha provato.

 

Importante infine una precisazione: moltissimi autori considerano l'editore un antagonista che lo vuole fregare. L'editore chiaramente vuole assicurarsi i diritti nella maniera più solida possibile, in caso il libro sia un successo, ma è normale che chiunque curi i propri interessi . Ma tenete conto che, assieme all'autore, l'editore (parlo di quello onesto che fa ciò che deve e paga le royalty, poi certamente cene sono tanti disonesti,) è quello che lavora di più al libro e incassa meno di tutta la filiera. Nel 40% che gli ritorna, infatti (se gli ritorna, perché tantissime librerie non pagano), deve conteggiare la materia prima e la percentuale dell'autore. Alla fine, non è che gli resti tutto sto tesoretto, specialmente se il libro vende poco.

 

Un'altra misconception degli autori è che solo l'editore debba fare promozione (ne abbiamo discusso anche di recente). Se non si combinano gli sforzi, è inutile partire, perché oggi un piccolo editore, per quanto si sbatta, ha solo internet come strumento; parte del quale – i social – sono stati quasi del tutto silenziati in quanto Zuckerberg e compagnia brutta limitano la visibilità dei post per costringere gli utenti ad acquistare pubblicità. E l'ho già detto altre volte in questo forum: negli ultimi anni molti, a parità di qualità di manoscritto, andranno a vedere quale autore è più attivo in Rete. Può non piacervi, potete non crederci, ma resta il fatto che così è, sappiatelo.

 

 

Uno scrittore, anche tramite un abbonamento annuale a pagamento, dovrebbe avere il supporto di un professionista, per sottoporre tutti i quesiti relativi a degli obblighi contrattuali. Bisognerebbe, quindi, avere la facoltà di essere informati da persone competenti, che tutelano gli autori senza spennarli a loro volta.

 

 

Per questa formula ci vuole un'organizzazione in grado, a fronte di un buon numero di iscritti, di finanziare una somma forfettaria da corrispondere al legale prescelto. Senza una tale organizzazione alle spalle, il legale non può agevolare più di tanto gli autori perché i singoli non garantiscono, a differenza dell'organizzazione, un flusso costante di business che gli permetta un margine, ancorché piccolo. Tuttavia le tariffe di consulenza sono molto meno stellari di quanto creda l'immaginario collettivo. E poi si possono sempre chiedere preventivi e, se risultano non accessibili, ringraziare e salutare. Nessun avvocato si offenderà.

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
36 minuti fa, Avv.Lenti ha scritto:

Di conseguenza spesso avanzano pretese che risultano incompatibili col funzionamento della stessa perché l'editore passerebbe il tempo a notiziare l'autore, anziché a fare il proprio lavoro.

 

Ciao Marina, il problema è proprio questo: quando l'editore non fa il proprio lavoro – perché decide che il tal autore non merita (lecitamente, quella è una decisione che ha il diritto di prendere e che non critico) – e impedisce all'autore di muoversi per conto proprio come da clausola contrattuale. Non ho alcuna voglia di raccontare cosa successe a me, perché è una storia talmente vecchia che non conta più. Certo è che io rispettai il contratto, che conoscevo a menadito, l'editore no. Eppure non vi è modo di dimostrarlo, proprio perché uno dei due attori è negligente e impenetrabile per contratto – sembra che l'editore sia il Re e l'autore il Suddito: in legge non è così e tu lo sai meglio di me.

 

Non si tratta del fatto che l'autore debba informarsi, si tratta di un atteggiamento da padre padrone. Un conto è pretendere certi diritti, un conto è pretendere che certi diritti ti diano la possibilità di dire: "Tu no. E io me ne frego, ma non te lo dico, anche se non mi cambierebbe nulla che tu sì, dato che io non lo voglio fare".

E siccome non ci si può attendere un atteggiamento onesto, una buona predisposizione a rispettare l'autore in quanto persona, allora mi chiedo se esistano clausole contrattuali in circolazione che tutelino il diritto di riottenere un diritto nel caso in cui l'editore non lo voglia esercitare.

 

Spero sia un po' più chiaro.

 

La cosa che non voglio raccontare è alla base della mia decisione di non voler avere più nulla a che fare con le CE italiane. E non cambio idea. Quindi io chiedo più perché chi non ha esperienza legga. A me incuriosisce, ma non interessa direttamente.

 

Grazie per la risposta, Marina!

  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Andrea, perdo i colpi, nella moltitudine dei post non mi ero accorta che eri tu, LOL!

 

Anzitutto chiariamo a beneficio degli altri che tu avevi esordito con un grosso, che è più facile abbia agganci rispetto a un piccolo. Non so però quale sia stato il suo inadempimento e se era provabile (quest'ultima cosa ovviamente cruciale).

Detto questo, l'autore può certamente tutelarsi con una clausola che lo garantisca: si può  prevedere che, se dopo tot tempo l'editore non ha avviato azioni/contatti documentabili per la licenza del diritto/i secondario/i x o y, tale/i diritto/i secondari tornino all'autore, impregiudicati quelli di pubblicazione.

 

 

 

PS Hai accennato al mercato estero. Per quello che ho visto tutto il mondo è Paese, non ci surclassano per serietà, è pieno di cialtroni anche là, ti assicuro

  • Mi piace 2
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Avv.Lenti ha scritto:

Andranno a vedere quale autore è più attivo in Rete. Può non piacervi, potete non crederci, ma resta il fatto che così è, sappiatelo.

 

Premesso che sono consapevole di come le cose stiano nei termini riportati, vorrei dire, sottovoce, che forse si dà troppa importanza alla questione. A me pare, e magari sbaglio, che il pubblico, il bacino di utenza, sia ormai consapevole delle strategie di marketing utilizzate dagli autori [strategie terra-terra, mi sia consentito]. Intendo gli autori che si piegano alle pressioni esterne degli editori, quelli che consigliano loro di essere più attivi sui social, gli stessi dell’avanti tutta con post del tipo: Eccovi un mio pezzo sulle forche caudine! [qui il raffinato piano di marketing dell’editore: “Il pezzo sulle forche caudine è solo un abbocco per ricordare ai tuoi contatti social che hai scritto un romanzo che ripercorre la vittoria dei Sanniti sui Romani del 321 a.c., un pezzo buttato giù per coglierli all’amo, dunque tu, autore, fai in modo che in tanti partecipino alla discussione e poi con la bacchetta magica bidibi-bodibi-bù e tutti di corsa a comprare il tuo romanzo!”].

 

Ecco, secondo voi quanto paga un post di questo tipo, per quanto curato e ben fatto? Intendo quanto paga in termini di tasso di conversione [vendita]. Poniamo che alla discussione sulle forche caudine partecipino 100 utenti [si fa per dire, eh, ma quando mai]; di questi, in quanti compreranno il romanzo dell’autore? Uno? Forse, ma non è detto. E stando così le cose, ne vale la pena? Sì? No? Magari sono fuori strada, ma verrebbe da dire di no. E se non ne vale la pena, perché sprecare il proprio tempo per rendere viva-attiva-dinamica-dibattuta una pagina social? Vogliamo dirlo che farlo è un lavoro? Un lavoro non retribuito che porta via ore e ore? Vogliamo, per quanto umilmente, ribadire – stavolta magari a voce un pochino più alta – che non ne vale la pena?

 

Ribaltiamo il concetto, almeno per un istante, e lasciamo perdere la pagina social dell’autore; andiamo piuttosto a vedere la pagina dell’editore. Be’, lasciatemi dire che pure lì c’è da piangere. Più che spammare a più non posso, a me sembra che altro non sanno fare. E spammare, altro che convertire in vendite: spammare ti rende odioso. Il tuo potenziale cliente lo infastidisci, lo deprimi, lo allontani, te lo fai nemico.

 

Per chiudere: ho l’impressione che per vendere libr un autore editore i dovrebbe prestarsi a iniziative di figure qualificate, persone che il marketing lo fanno di mestiere, senza troppo pungolare l’autore chiedendogli di prestarsi a iniziative infruttuose o peggio, fallimentari.

 

Per quanto riguarda l’autore, invece, meglio farebbe, se nei suoi mezzi, a prendere parte alle fiere dei libri alle quale partecipa l’editore. Quello mi pare abbia più senso; o in alternativa, sempre se riesce e se può, investire nelle presentazioni. Ho notato, è solo per fare un esempio, che ci sono autori italiani – uno su tutti, Sasha Naspini – che per promuovere il suo ultimo romanzo ha fatto un tour di librerie che aveva più date di una tournée mondiale degli U2. Ma anche lì, l’autore si presta, però il grosso lo deve/dovrebbe fare l’editore. O no?

  • Grazie 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
7 minuti fa, Ace ha scritto:

Ecco, secondo voi quanto paga un post di questo tipo, per quanto curato e ben fatto? Intendo quanto paga in termini di tasso di conversione [vendita]. Poniamo che alla discussione sulle forche caudine partecipino 100 utenti [si fa per dire, eh, ma quando mai]; di questi, in quanti compreranno il romanzo dell’autore? Uno? Forse, ma non è detto. E stando così le cose, ne vale la pena? Sì? No? Magari sono fuori strada, ma verrebbe da dire di no. E se non ne vale la pena, perché sprecare il proprio tempo per rendere viva-attiva-dinamica-dibattuta una pagina social? Vogliamo dirlo che farlo è un lavoro? Un lavoro non retribuito che porta via ore e ore? Vogliamo, per quanto umilmente, ribadire – stavolta magari a voce un pochino più alta – che non ne vale la pena?

Però attenzione: stai confondendo lo spamming con una presenza sui social in generale, che non riguarda solo ed esclusivamente lo spammare libri e prodotti.

Con presenza sui social, chi ne sa qualcosa intende buttar fuori contenuti interessanti per chi li guarda, non spammare a volontà.

Si intende farsi conoscere come autore in primis, e poi mettere sul tavolo i propri prodotti, non il contrario.

 

Sul fatto che porti via tempo (ore) ti do ragione. Oggi però è un dato di fatto che la presenza online è imprescindibile anche per uno scrittore. Ricorda che se nessuno sa che hai scritto un libro, nessuno lo comprerà.

E se non vuoi andare online, allora devi essere attivo sul territorio con presentazioni ed eventi (non parli delle vecchie, stantie e poco efficienti presentazioni in libreria, ma eventi alternativi) e torniamo al fatto che bisogna avere tempo/energie per farlo.

 

Scrivere è un lavoro se lo si vuol fare seriamente, non dimenticatevelo mai.

Se poi un libro lo si vuol far leggere a parenti e amici e si è contenti così, va benissimo; poi però non bisogna lamentarsi che per arrivare "oltre" c'è bisogno di farsi il mazzo, perché è proprio così, bisogna farselo.

  • Mi piace 2
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 23/9/2020 alle 18:56, cheguevara ha scritto:

Lasciando da parte i cosiddetti concorsi per inediti, il cui scopo precipuo è di incassare i cosiddetti diritti di segreteria

No, non è così. Io non ho mai partecipato a concorsi a pagamento, eppure ho un nutrito curriculum di racconti premiati e pubblicati, nonché il mio romanzo di esordio. Se non avessi partecipato a concorsi, sarei ancora a rigirarmi i pollici aspettando una risposta che non sarebbe mai arrivata. I concorsi servono, se sono seri, e sarebbe un altro punto della lista, io non l'ho messo solo perché mi sembrava ovvio: c'è un concorso gratuito che ti offre un sacco di vantaggi in caso di vincita? Partecipa, cosa aspetti? Male che vada non hai perso niente e hai fatto esercizio. Sui concorsi di libri editi invece sono d'accordo con te che anche le CE dovrebbero muoversi, nel loro stesso interesse, non lasciare tutti gli oneri e le responsabilità all'autore, che spesso ne sa meno di loro

Il 23/9/2020 alle 19:15, Ace ha scritto:

È tema oscuro, soprattutto, ciò di cui non si può parlare. La domanda che spesso ti fanno i nuovi, può capitare pure qui sul forum, è: la tale CE è seria oppure no? E a seguire:

La questione è facilmente risolvibile, almeno per chi frequenta il forum. Io ad esempio, in un paio di occasioni, ho chiesto ad autori che sapevo avevano pubblicato con una certa CE come si erano trovati. L'ho chiesto in privato, proprio per evitare che si sentissero a disagio nell'esporre lamentele. Chiunque può fare lo stesso, se non qui, su facebook o altrove. Prima di impegnarsi con una CE, informarsi è il minimo. Molti si lamentano di fregature, ma magari non si sono neanche presi la briga di guardare il sito, vedere cosa pubblicano, come promuovono, se i loro autori sono conosciuti, ecc.. Spesso l'errore è dovuto alla fretta, ma anche alla vanità: qualcuno è disposto a pubblicarti, e allora te ne freghi di chi sia, ma è questione di semplice buon senso, non ci vuole chissà quale aiuto dall'alto. Ad ogni modo, se vedi un autore indeciso, e sai che quella CE sarà una delusione, puoi sempre scrivergli e raccontargli la tua esperienza. Il forum serve anche a questo, a creare una rete di sostegno reciproco dove tutti ci guadagnano (anche le CE, se sono serie)

49 minuti fa, Ace ha scritto:

Premesso che sono consapevole di come le cose stiano nei termini riportati, vorrei dire, sottovoce, che forse si dà troppa importanza alla questione. A me pare, e magari sbaglio, che il pubblico, il bacino di utenza, sia ormai consapevole delle strategie di marketing utilizzate dagli autori [strategie terra-terra, mi sia consentito].

Esatto, e infatti credo che molti appena vedono spam alzino gli occhi al cielo. Ma questo dipende dalle capacità dell'editore e, come dici tu, dal disporre di esperti di marketing.. Se mi mandi la pubblicità di un romanzo presentandolo come un capolavoro, mi faccio una risata e scrollo oltre. Ma se metti una foto significativa o una frase che cattura l'attenzione, (dell'autore o di un recensore ) allora qualcuno ci si soffermerà e magari comprerà il libro. Sta tutto alle capacità di marketing, che non dovrebbero essere richieste all'autore  (a me piace scrivere, non capisco un piffero di marketing) ma all'editore. Sono tutte cose da valutare, ma riguardano le singole CE e il buon senso di chi le sceglie, per questo secondo me è difficile fare una guida generica

 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Avv.Lenti ha scritto:

è pieno di cialtroni anche là

 

La mia impressione è che la cialtroneria in Italia s'espanda fino alle sfere più alte, mentre all'estero questo non accada.

Ovvero, sì, i cialtroni sono una specie mondiale, ma qui hanno scalato le gerarchie.

E se non si tratta di cialtroni, allora è meglio taccia, perché le alternative sono peggiori.

 

Per continuare circa l'argomento serio – e non parlare della (mia) aria fritta – ti chiedo: è davvero possibile che un autore riesca a strappare una simile clausola a un editore grosso? Perché è questo quello di cui io sto parlando. Per come l'ho vissuta io, era impossibile aggiungere una clausola nel contratto del grosso editore. Quello era e, nonostante tutta la gentilezza dei modi, dubito si potesse fare qualcosa in merito – sia chiaro, io nemmeno tentai, perché non potevo prevedere qualcosa di cui non avevo alcuna esperienza. Oggi sarebbe diverso, se soltanto mi ricapitasse.

Quindi, mi chiedo e ti chiedo, sai di casi in cui tal tipo di clausola sia stata introdotta?

 

Nota: capisci bene di cosa parlo, lo vedo. Ovvero di qualcosa di molto simile alla clausola, quella sì standard, in cui devi presentare i tuoi nuovi manoscritti all'editore con cui firmi il contratto. Il famoso "diritto di prelazione". Nel momento in cui l'editore non risponde e trascorre un certo tempo, tu hai il diritto di muoverti presso altri editori (presentando il manoscritto). Non è così per altre questioni, come quelle che regolano la vendita dei diritti all'estero. Non come standard.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Niko: nessuna confusione. La presenza sui social in generale è un conto, su Facebook ci sta pure mia nonna, ma pretendere di vendere copie grazie a una presenza su Twitter o Instagram, se già non sei conosciuto per altre ragioni, è sognare a occhi aperti. Lo è ancora di più illudersi che basta cominciare e poi... Sui social ho decine e decine di amici scrittori, ogni giorno li vedo arrancare, postare di tutto e di più, contenuti di qualità e contenuti pessimi, ma alla fine del giorno i risultati languono per tutti: ergo: non ne vale la pena, perlomeno non così. Oltre ad aspiranti e ad autori che hanno già fuori cinque/sei romanzi con editori di media grandezza e influenza, ci sono pure autori stra-arci-noti che hanno pubblicato e pubblicano con le major, di 'sta roba se ne parla da sempre, e anche in questo caso, per loro stessa ammissione, i risultati di tanto sbattimento lasciano a desiderare. Per chiunque sostenga il contrario, sarebbe interessante vederlo snocciolare casi e numeri [lasciando da parte l'esempio di uno su un milione che ce la fa].

 

Mi pongo alcune domande:

Il marketing è una cosa seria? Sissignore, ovvio.

L'autore è in grado di dominare e sfruttare il mezzo tutto da solo? Mhm... Nope.

È frequente imbattersi in un esempio vincente di sinergia-social tra autore editore, ci sono casi a cui fare riferimento? Mhm... Io non ne ho notizie, e tu?

Come si vendono i libri? Serve promozione e un passaparola, virtuoso o pilotato che sia. Giusto? Giusto.

 

Tu sostieni che scrivere è un lavoro. E chi dice il contrario? Scrivere è un lavoro eccome, lo so bene. Ma anche servirsi del marketing e portare a casa risultati e non fuffa è un lavoro.

E pure fare l'editore.

 

53 minuti fa, Niko ha scritto:

Oggi però è un dato di fatto che la presenza online è imprescindibile anche per uno scrittore.

 

Allora sarà il caso di ripensare un po' le mosse da fare, dimodoché la competenza a livello di promozione e di marketing vada a chi di dovere. Le pagine autore desolanti e sfigatissime le vede ognuno di noi ogni santo giorno e una pagina simile porta con sé il bacio della morte e dà l'idea di un autore sfigato che scrive da sfigato. Oppure no?

 

7 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

A me piace scrivere e non capisco un piffero di marketing

 

Ottimo slogan, intendo perfezionarlo e farne magliette che distribuirò gratis agli aspiranti autori che vorranno indossarle alle prossime fiere del libro :D.

  • Mi piace 4
  • Divertente 1
  • Grazie 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

Sta tutto alle capacità di marketing, che non dovrebbero essere richieste all'autore  (a me piace scrivere, non capisco un piffero di marketing) ma all'editore.

 

Non sai quanto sia d'accordo con te. Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perché all'editore si chiede sempre meno, mentre all'autore si chiede sempre di più. Non mi risulta che la percentuale sul prezzo di copertina riservata agli autori sia esplosa, di recente. Anzi. E non venite a raccontarmi che l'iperattività "social" degli autori serve a qualcosa. Acquisto in media non meno di quaranta libri all'anno, e non ricordo di averne mai acquistato uno perché presentato direttamente dall'autore in un suo spazio "social" (fatta eccezione per tre o quattro titoli di autori WD presentati su questo sito, che è un forum specializzato che visito appositamente per gli argomenti che vi vengono trattati).

 

49 minuti fa, Ace ha scritto:

Allora sarà il caso di ripensare un po' le mosse da fare, dimodoché la competenza a livello di promozione e di marketing vada a chi di dovere. Le pagine autore desolanti e sfigatissime le vede ognuno di noi ogni santo giorno e una pagina simile porta con sé il bacio della morte e dà l'idea di un autore sfigato che scrive da sfigato. Oppure no?

 

Verissimo. Certi siti di autori fanno molti più danni di una pagina nera. È con questi metodi che le case editrici pensano di spingere le vendite oltre la cerchia di conoscenti dell'autore? Auguri.

  • Mi piace 3
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Ace Io ti capisco e sono anche d'accordo con te in termini teorici. Bello e auspicabile quando dici che l'editore o chi per lui dovrebbe occuparsi del marketing e l'autore starsene a scrivere e basta, che dovrebbe essere l'attività che gli succhia la maggior parte del tempo, e non certo affannarsi per creare contenuti sui social.

Però la realtà è un'altra, che si sia d'accordo o meno. Oggi bisogna adeguarsi per avere un pubblico, soprattutto da esordiente. Ci sono alcuni casi in cui non è tassativo, ma sono veramente rari... ergo, o così o pomì, come dice la pubblicità.

Frustrante? Sì. Non lo metto in dubbio!

 

Secondo te perché viene preferito uno YouTuber o un influencer che scrive fuffe rispetto a uno sconosciuto che scrive cose sensate e magari interessanti?

Perché il primo ha un pubblico, una comunità, il secondo no.

Quindi questa comunità, volente o nolente, uno se la deve creare.

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Niko: ho la sensazione che la bolla sia matura e non so né quando né in che modo, ma penso finirà per sibilare collassando senza rimpianti. Tutti la disconosceranno, nessuno vorrà più saperne. Si guarderà alla bolla come a una perfida entità crudele. Credo ci aspettino anni dove si guarderà con imbarazzo agli attuali eccessi di presenzialismo social-managerial-fallimentare, a questo sgradevole marketing fai da te. Stop a questa corsa volgare, a 'sto mercato delle vacche. Nella palla di cristallo vedo fluire dal futuro un revival autoriale liberato dalle urgenze e dalle pretese figlie di un culto della personalità assurdo quanto esasperato. Sarà un risveglio all'insegna del mistero, con autori privi di volto e per questo ricchi di fascino. Chi è l'autore? Chi se ne frega, conta solo la bellezza del romanzo. Io nel frattempo continuerò a scrivere e a tendere l'orecchio. Psss, psss... La senti anche tu? È la bolla che non ne può più, è la bolla che si sgonfia di già.

 

 

 

 

 

  • Mi piace 4
  • Confuso 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Ace ha scritto:
5 ore fa, Silverwillow ha scritto:

A me piace scrivere e non capisco un piffero di marketing

 

Ottimo slogan, intendo perfezionarlo e farne magliette che distribuirò gratis agli aspiranti autori che vorranno indossarle alle prossime fiere del libro :D.

La voglio assolutamente questa maglietta! :lol:

1 ora fa, Ace ha scritto:

Sarà un risveglio all'insegna del mistero, con autori privi di volto e per questo ricchi di fascino

Vero, a me non piace vedere l'autore. Voglio apprezzare quello che ha scritto, non mi interessa che faccia ha o se a casa ha due gatti di nome Cip e Ciop. È anche il motivo per cui non seguo autori famosi sui social. Mi spiace solo che la Ferrante mi ha rubato l'idea, o avrei fatto come lei e avrei puntato sul mistero:P

3 ore fa, Niko ha scritto:

Oggi bisogna adeguarsi per avere un pubblico, soprattutto da esordiente. Ci sono alcuni casi in cui non è tassativo, ma sono veramente rari... ergo, o così o pomì, come dice la pubblicità.

Sì, è vero, ma si è creato un sistema malato per cui ha successo non chi scrive meglio ma chi è più bravo a vendersi. Bisogna adeguarsi per forza, ma non significa accettarlo passivamente. Nel mio caso lo considero davvero un lavoro extra, e dopo una o due ore sono sfinita e vorrei buttare il PC dalla finestra. I risultati, come dice@Ace sono spesso piccoli o inesistenti, e la sensazione è di perdere tempo, ma se non lo fai resti indietro (è un po' come in Alice attraverso lo specchio, dove si deve correre solo per restare fermi).

 

Comunque, per tornare in topic, da quel che ho letto qui mi pare che anche "le rispettive competenze di autore ed editore" sarebbe un buon punto da approfondire, così come la necessità o meno di essere presenti in rete (che però può rientrare nella promozione)

  • Confuso 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Ace ha scritto:

 

Premesso che sono consapevole di come le cose stiano nei termini riportati, vorrei dire, sottovoce, che forse si dà troppa importanza alla questione. A me pare, e magari sbaglio, che il pubblico, il bacino di utenza, sia ormai consapevole delle strategie di marketing utilizzate dagli autori [strategie terra-terra, mi sia consentito]. Intendo gli autori che si piegano alle pressioni esterne degli editori, quelli che consigliano loro di essere più attivi sui social, gli stessi dell’avanti tutta con post del tipo: Eccovi un mio pezzo sulle forche caudine! [qui il raffinato piano di marketing dell’editore: “Il pezzo sulle forche caudine è solo un abbocco per ricordare ai tuoi contatti social che hai scritto un romanzo che ripercorre la vittoria dei Sanniti sui Romani del 321 a.c., un pezzo buttato giù per coglierli all’amo, dunque tu, autore, fai in modo che in tanti partecipino alla discussione e poi con la bacchetta magica bidibi-bodibi-bù e tutti di corsa a comprare il tuo romanzo!”].

 

Ma quella che Lei descrive non è promozione, è appunto, spam disperato e a far quello è capace chiunque. 

 

La promozione si fa cercando spazi reali e virtuali dove presentare il libro, (e poi si posta il link  al video, se c'è), cercando di farsi intervistare (e poi si posta il link), si blogga sull'argomento che è il tema del proprio libro, si creano iniziative originali che coinvolgano i lettori...

 

Più sotto fa riferimento al fatto che l'editore dovrebbe far fare tutto questo a professionisti, ma un piccolo editore è di solito una 'one man band', al massimo due persone e ha margini così risicati che no può permettesi di pagare professionisti della promozione., a differenza dei grossi.

Giova anche ricordare che il contralto di edizione è il "il contratto con il quale l'autore concede a un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno” . Certo, è anche interesse dell'editore fare promozione del libro, perché ha più possibilità di venderlo (fermo restando che il tasso di conversione è impossibile da misurare, troppe variabili, si può solo notare che, dopo l'azione/evento X, il titolo si è mosso sulle piattaforme e quindi quell'azione/evento è stato salutare e andrebbe ripetuto), ma è sbagliato pensare che sia un onere dovuto che poggia tutto sulle sue spalle, specialmente se si sa che è un piccolo e quindi i mezzi son quelli che sono. 

E' un lavoro duro e e lungo per entrambi, i successi in una notte sono rarissimi (come del resto nella musica) e spesso l'autore impiega anni e svariati libri (e relative faticose promozioni) prima di arrivare a una certa notorietà. Dimenticatevi storie alla Harry Potter o alla Twilight, a maggior ragione perché noi siamo Italiani e quindi la lingua ci fa da ulteriore barriera.

Ho l'impressione che molti di voi ragionino da un punto di vista ideale, che sarebbe certamente bello, ma che nella realtà non ha riscontro. Perciò o si fa di necessità virtù e ci si rimboccale maniche, oppure si può protestare quanto si vuole, ma la realtà, per quanto antipatica, quella resta.. La maggior parte degli autori si ferma alla stesura del libro pensando che sia il traguardo. Quello è invece solo l' inizio di un lungo percorso e prima ne diventate consapevoli meglio è per la vostra carriera di scrittori.

  • Mi piace 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

C'è un risvolto interessante per chi sa la statistica meglio di me - io l'ho fatta per dispetto all'università (sì, sono laureato in matematica, ma la statistica non mi è mai piaciuta). :rolleyes:

Per una casa editrice e/o un operatore editoriale, a fine sondaggio è riportato il campo di interesse di aspiranti scrittori. Anche se si tratta di una votazione a campione, se il campione sarà piuttosto ampio (almeno 100 utenti, per dire), potrebbe comunque dare l'idea a loro dell'orientamento dei potenziali autori ovvero di come indirizzarsi anche a fini di mercato.

Di certo per molti ho detto una banalità. :libro:

 

Visto che ci sono, da sostenitore ligio al dovere, leggo

Il 23/9/2020 alle 16:12, TuSìCheVale ha scritto:

Io vorrei conoscere meglio le case editrici e la loro organizzazione interna, se sono società affidabili:

Come verificare l’autenticità di una società

Il 23/9/2020 alle 19:15, Ace ha scritto:

La domanda che spesso ti fanno i nuovi, può capitare pure qui sul forum, è: la tale CE è seria oppure no?

e segnalo questa discussione interessante che magari risponde a parte di queste domande

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39033-la-ce-sarà-quella-giusta-come-riconoscere-una-potenziale-fregatura-dalla-home-page/

 

Un buon fine settimana a voi. :libro:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

La mia impressione è che la cialtroneria in Italia s'espanda fino alle sfere più alte, mentre all'estero questo non accada.

 

 

No Andrea, tutto il mondo è Paese. Anche con le CE big. Ho visto prepotenze e vessazioni da fare accapponare la pelle e con la complicità dell'agente che, in teoria, avrebbe dovuto rappresentare gli interessi dell'autore, invece ha fatto quelli della Ce, presumo lautamente ricompensato (se no oltre che farabutto, sarebbe pure cretino se l'ha fatto gratis)

 

16 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Per continuare circa l'argomento serio – e non parlare della (mia) aria fritta – ti chiedo: è davvero possibile che un autore riesca a strappare una simile clausola a un editore grosso? Perché è questo quello di cui io sto parlando. Per come l'ho vissuta io, era impossibile aggiungere una clausola nel contratto del grosso editore. Quello era e, nonostante tutta la gentilezza dei modi, dubito si potesse fare qualcosa in merito – sia chiaro, io nemmeno tentai, perché non potevo prevedere qualcosa di cui non avevo alcuna esperienza. Oggi sarebbe diverso, se soltanto mi ricapitasse.

Quindi, mi chiedo e ti chiedo, sai di casi in cui tal tipo di clausola sia stata introdotta?

 

Nota: capisci bene di cosa parlo, lo vedo. Ovvero di qualcosa di molto simile alla clausola, quella sì standard, in cui devi presentare i tuoi nuovi manoscritti all'editore con cui firmi il contratto. Il famoso "diritto di prelazione". Nel momento in cui l'editore non risponde e trascorre un certo tempo, tu hai il diritto di muoverti presso altri editori (presentando il manoscritto). Non è così per altre questioni, come quelle che regolano la vendita dei diritti all'estero. Non come standard.

 

No, non ho mai visto casi di reverse clause di questo tipo, solo casi - nei contratti esteri - in cui una previsione analoga è introdotta se il libro smette di essere stampato entro un certo limite di tempo anche se l'editore non ha ancora posto fuori catalogo. Ma questo non vuol dire che non lo si possa proporre. Tieni anche presente che i contratti li negoziano o gli autori o gli agenti e nessuno dei due ha una preparazione giuridica per vedere certe minuzie (anzi, ho visto anche agenzie BIG fare degli errori CLAMOROSI, da principianti proprio). Mi chiedi che prospettive di accettazione ci sono. Non lo so, come ho detto in uno dei post precedenti, vale comunque la pena tentare e poi, dinanzi al rifiuto, sta all'autore accettare o  passare avanti. ma se invece vi dicono di sì? Se non tentate, è un no sicuro

 

Attenzione che il diritto di cui parli in chiusura non è la prelazione ma l'opzione, la prelazione non ha una finestra temporale in cui sei vincolato, quella è appunto l'opzione. La prelazione vince solo a parità di offerta da parte della concorrenza (e anche qui si considera il contratto concorrenziale nel complesso, non eslusivamente con riguardo alle somme offerte all'autore)

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×