Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

66 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


Post raccomandati

9 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ecco, questo è l'unico concetto su cui andiamo d'accordo...;)

Sarei d'accordo anch'io, tanto che in diverse occasioni, soprattutto in fase di scontri cruenti che non sono mancati qui sul WD, mi sono qualificato con nome e cognome: Mario Izzi, come pure mi sono dichiarato favorevole all'idea, accantonata dallo Staff, di togliere dall'anonimato l'attribuzione dei punti reputazione, negativi o positivi che fossero. Il nickname però è qualcosa che si sceglie in base a convinzioni, esperienze maturate, creatività, mentre le generalità ci sono state imposte alla nascita. Anche farne a meno è una scelta rispettabilissima, da non fraintendersi come atto di coraggio. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
38 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ecco, questo è l'unico concetto su cui andiamo d'accordo...;)

 

Ritengo non mi dispiaccia.

 

25 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Anche farne a meno è una scelta rispettabilissima, da non fraintendersi come atto di coraggio. 

 

Concordo. Il coraggio è un'altra cosa, anche limitandoci alla scrittura.

È sputare sentenze a destra e a manca senza metterci la faccia che è da codardi, proprio perché non è coraggioso il contrario.

 

Prendo la palla al balzo e commento questa cosa delle freccette (vado fuori tema, almeno in parte: ai moderatori l'ardua sentenza!): ha un sapore adolescenziale, soprattutto se penso che il forum mi sembra ben moderato. Ci si azzuffa tra di noi in modo abbastanza educato.

Non ho messo, né metterò mai una freccetta rossa, né tanto meno una di "confuso". L'unica che mi piace, perché è un "grazie", è il cuoricino. La risata se non offende qualcuno (infatti la mia risposta ironica a Riccardo in questa discussione non voleva provocare risate: sarebbe dovuta essere una cosa tra lui e me; me ne sono dispiaciuto e ho pensato che probabilmente eviterò risposte così in futuro).

Durante il nostro primo incontro amoroso :), te ne misi una, cheguevara; poi l'ho guardata e ho pensato: "Ma sei scemo?" L'ho tolta e semplicemente ti ho risposto, cosa che avrei fatto comunque. Se poi penso al fatto che mettendo una freccia rossa abbasso il punteggio della reputazione alla tal persona… la detesto: ma chi sono io per decidere quale sia la tua reputazione, anche se all'interno di un forum, soltanto perché non sono d'accordo con te? Mi spiace, non fa parte del mio modo di vedere le persone. Eppoi che senso ha? Preferisco dirti perché non sono d'accordo. (Credo chi disegna le interfacce grafiche non ragioni a sufficienza sulle dinamiche che crea. Se sì, ancora peggio!)

E se ne mettono una rossa a me? In tutta franchezza me ne frego dei miei punti reputazione qui dentro. È forse una tragedia che qualcuno non sia d'accordo con me? Se lo fosse, mi sentirei ancora al grado di maturità del bambino di 3 anni che si tira per terra ogniqualvolta gli dicono "no".

 

Forse dovremmo discutere su cosa significa essere scrittori, perché tra le cose importanti da considerare c'è il fatto che uno scrittore dice quello che vede e pensa, sapendo che è la sua prospettiva; e se ne frega di piacere o meno. Il tipo di scrittura che cerca di convincere gli altri non si chiama "narrativa". 

Quella che m'infastidisce è quella del "confuso": sei confuso? Chiedi chiarimenti o di perché ti confonde quanto scritto. Altro punto che trovo ogni tanto deprimente: tra scrittori o aspiranti tali ci dovrebbe essere voglia di comunicazione e queste cose semplicemente danno alle persone la scusa per non esprimersi.

 

Ciò detto, non è casa mia, e rispetto il sistema. Ma che riceva 50 freccette verdi o 50 rosse, continuerò a dire quello che penso senza sentirmene condizionato.

O non mi guardo più allo specchio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Concordo sulle freccette, e secondo me bisognerebbe rivederne il funzionamento. 

Io addirittura (in relazione a un altro thread) ho appreso di essere stato vittima di vendette trasversali tra altri utenti, quindi in molti casi vengono usate per ragioni che esulano totalmente dal commento e dalla stessa persona che l'ha fatto. Pare ci sia una falange di arcieri pronta a colpire il malcapitato di turno, non appena si avventura in territorio nemico :asd:

Chiudo parentesi. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 8/10/2020 alle 10:58, Niko ha scritto:

 

No, non è certo editoria. Anche perché secondo la legge sul diritto d'autore, se non vado errato, non è legale chiedere dei soldi per pubblicare un libro. In realtà i contratti dell'EAP non sono mai di edizione, perché non contemplati dalla legge, a pagamento. A questo riguardo però mi sento di lasciare la parola a @ElleryQ o all' @Avv.Lenti, che ne sanno più di me sicuramente, in ambito legale.

Il succo è che no, non è proprio Editoria. Purtroppo non è truffa, ma è qualcosa di totalmente diverso dal mondo di cui stiamo parlando e che fa leva sull'ignoranza delle persone che non conoscono bene questo ambito e pensano sia "normale". Che tristezza!

 

 

mi scuso del ritardo con cui rispondo al tag ma ogni tanto arriva un'onda un po' più alta del solito e la mia presenza social diventa, per forza di cose, sottile come una sogliola... Vedo che la discussione è andata avanti moltissimo e al momento non ho tempo di recuperare perciò mi limito al quote qui sopra. Sì, l'EAP non fa contratti di edizione perché per definizione il contratto die dizione e quello a spese dell'editore. Nel caso di un EAP siamo nell'appalto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 27/9/2020 alle 21:12, Riccardo Zanello ha scritto:

La seconda è che l'autore di self fa concorrenza sleale alle CE. Un autore self non ha tutte le spese che una CE e il libri autoprodotti escono a prezzi decisamente troppo competitivi rispetto a quelli di una CE, creando sconcerto tra il pubblico dei lettori che non è in grado di capire i costi che ci sono dietro a un'impresa editoriale...

 

Accusa totalmente illogica.

Signor Riccardo, le sfugge un piccolo dettaglio che rende la sua accusa totalmente infondata: anche il self è un autore che cede i diritti di pubblicazione dei suoi libri a una azienda che li sfrutta facendo editoria, ed è questa azienda che deve avere i costi di cui parla lei, e infatti li ha, le piattaforme di pubblicazione sono imprese editoriali a tutti gli effetti con i vari costi che ne derivano, mentre il self non ha costi proprio perché rimane un autore.

 

Il self è uno scrittore che, invece di cedere i diritti di pubblicazione all'azienda "A" che fa selezione (editore), li cede all'azienda "B" (piattaforma) che non fa selezione, ma questa cosa di non fare selezione non cambia proprio nulla a livello fiscale e legale: il self rimane un autore che si affida a una azienda, firma un contratto di pubblicazione identico a quello che si firma con gli editori e, a livello fiscale, deve solo dichiarare i redditi percepiti già tassati alla fonte dalla piattaforma che, di fatto, per l'autore è come se fosse un editore, almeno a livello fiscale.

 

Tra l'altro, tra le stesse CE ci può essere una differenza notevole di costi di gestione e tutto il resto; le CE che pubblicano solo in digitale, ad esempio, hanno di sicuro meno costi, ma non per questo avrebbe senso accusarle di "concorrenza sleale", perché sono sempre vere e proprie aziende con P.IVA, hanno semplicemente fatto una scelta editoriale diversa, al pari delle piattaforme di self che sono sempre aziende con P.IVA e costi vari che, invece di fare selezione, hanno fatto la scelta editoriale di pubblicare tutti, e questa scelta non trasforma l'autore self che cede i diritti dei suoi libri in un editore/imprenditore che sfrutta quelli altrui.

 

Il suo errore logico consiste nel non fare differenza tra pubblicare/sfruttare i libri altrui e pubblicare/cedere i propri; guardi che non è un piccolo dettaglio, un self che cede i diritti di pubblicazione dei suoi libri è sempre e solo un autore, non si trasforma in un editore solo perché cede i diritti a una azienda che non fa selezione; lui rimane un autore, l'azienda rimane l'azienda, ed è l'azienda a dover fare, per l'appunto, l'azienda.

 

Per quanto concerne il prezzo, se i libri dei self hanno un prezzo più basso è per una semplice legge di mercato: le piattaforme di selfpublishing, pubblicando molti libri, possono appunto permettersi di guadagnare meno dal singolo libro, un po' come avviene per i grandi editori che stampano migliaia di copie e quindi hanno grandi tirature che permettono di abbassare i costi di stampa per ogni singola copia, ed è un po' anche quello che avviene per i grandi supermercati che, non vendendo pochi prodotti a poche persone, bensì tanti prodotti a tante persone, possono abbassare il prezzo dei singoli prodotti, al contrario del piccolo negozietto che, avendo pochi prodotti per poche persone, ovviamente deve avere un prezzo più alto; lo stesso discorso lo si può fare per un libero professionista che, se lavora solo per due persone al mese, ovviamente non può farsi pagare solo 200 euro a persona, mentre chi ha dieci clienti al mese può farlo.

 

Quindi, nessuna furbizia o "concorrenza sleale", ma solo la semplice logica di mercato che permette, a chi pubblica 100 libri al mese, di mettere un prezzo di copertina più basso rispetto a chi ne pubblica non più di 20; il self è un autore e basta, quello di considerarlo "editore di se stesso" è più un modo di dire che altro, dato che cede i diritti di pubblicazione come fa qualsiasi altro autore, ed è l'azienda alla quale cede questi diritti a essere impresa, quindi le piccole CE non sono in concorrenza con i self, ma con le piattaforme di pubblicazione, e queste piattaforme non fanno più "concorrenza sleale" di quanto non ne facciano i grandi editori nei confronti delle piccole CE o i grandi supermercati nei confronti dei piccoli negozi.

 

Pertanto, la sua accusa è illogica; sarebbe logica solo se fare selfpublishing significasse ottenere e sfruttare i diritti di pubblicazioni dei libri altrui e quindi operare da editori, invece di cedere i diritti dei propri libri, e quindi rimanere scrittori che firmano un contratto di pubblicazione.
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Riccardo Zanello  Nella risposta precedente ho dimenticato di taggarla, lo faccio adesso e ne approfitto per aggiungere che, in un altra discussione, per rispondere a un autore che si lamentava dei prezzi alti dei libri delle piccole CE in confronto a quello delle grandi CE, lei ha risposto dicendo che si tratta di una legge di mercato: "Ken Follett, grande casa editrice, decine di migliaia di copie di tiratura, minore costo del prezzo di copertina..."

 

Ecco, non capisco perché non riesce a fare lo stesso ragionamento con i libri dei self; come ho spiegato in precedenza, se i libri dei self hanno un prezzo più basso è per la stessa legge di mercato: le aziende/piattaforme di self pubblicano anche più di 100 libri all'anno, ed è appunto per questa ragione che possono mettere un prezzo più basso rispetto alle piccole CE che ne pubblicano 15 o 20, non perché il self non ha spese di gestione; le spese le ha l'azienda/piattaforma di self, e molte piattaforme di selfpublishing probabilmente sono talmente grosse da avere anche più costi delle piccole CE.

Anche i grandi supermercati, che di sicuro hanno spese di gestione più alte dei piccoli negozi, possono fare prezzi inferiori di quest'ultimi appunto per le ragioni spiegate.

 

Quindi, niente "concorrenza sleale", niente furbetti che non pagano quello che dovrebbero pagare... semplicemente, il self rimane solo un autore che pubblica con una azienda/piattaforma di selfpublishing, ed è questa azienda a dover avere dei costi da impresa, e li ha, forse (anzi, molto probabilmente) anche più grossi di quelli delle piccole CE, per cui la sua accusa è davvero infondata, parte proprio da una base sbagliata, e cioè dal self che "non ha costi di gestione", quando è ovvio che non li abbia dato che è solo un autore, i costi li devono avere le aziende alle quali cede i diritti di pubblicazione, e li hanno, il prezzo più contenuto dei libri deriva da quello che, paradossalmente, lei stesso dice quando spiega perché le piccole CE devono avere dei prezzi più alti rispetto alle grandi CE; le grandi CE hanno il vantaggio di stampare con una tiratura maggiore e di pubblicare più titoli, e le piattaforme di selfpublishing hanno il vantaggio del pubblicare più titoli, oltre a fare il POD, scelta editoriale che stanno facendo anche molte piccole CE, tra l'altro, solo che loro pubblicano meno titoli ed è questo a fare la differenza, non la mancanza di costi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/10/2020 alle 16:27, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

Riccardo Zanello

La tua teoria secondo cui gli autori che pubblicano col self facciano concorrenza sleale alle CE invece era divertente: impossibile prenderla sul serio, Riccardo, mi spiace.

Se mi mettessi a rispondere seriamente a un'opinione del genere credo la risposta ti piacerebbe ancora meno.

Le mie doti diplomatiche, infatti, latitano ancor più di quelle comiche.

 

@Andrea D'Angelo Concordo, la cosa più assurda è l'errore logico di base; lo scrittore, quando pubblica con un editore, cede i diritti di pubblicazione del suo libro all'editore, ed è l'editore ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da editore a editore, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare, e lo stesso discorso si applica al self, dal momento che lo scrittore indipendente, quasi sempre, pubblica comunque con una azienda alla quale cede i diritti di pubblicazione del suo libro (le varie piattaforme di selfpublishing), ed è l'azienda ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da piattaforma a piattaforma, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare; il self non deve aprire P.IVA e diventare impresa, dato che rimane solo un autore che cede i diritti delle sue opere a un tipo di azienda editoriale; non fare differenza tra pubblicare i propri libri e quelli altrui non ha senso.

 

Il punto è che questa assurda accusa di concorrenza sleale si basa sulla pretesa che l'autore self abbia dei costi di gestione come se fosse un editore vero e proprio quando non lo è, non pubblica i libri altrui, ma i propri, cede i diritti di pubblicazione dei propri libri ad aziende editoriali come fa qualsiasi autore, e le aziende di selfpublishing più grandi, tra l'altro, di sicuro avranno più costi di gestione delle piccole CE, e se possono mettere libri con prezzi più vantaggiosi è per la stessa legge di mercato che permette ai grandi centri commerciali di avere prodotti a un prezzo inferiore rispetto ai piccoli negozi: avendo molti più prodotti, possono guadagnare di più sul lungo periodo da ogni singolo prodotto; le piattaforme self pubblicano 100 o più libri all'anno, contro le piccole CE che ne pubblicano 15-20, ed è questa la ragione del prezzo inferiore; anche un libero professionista, se lavora con 10 clienti al mese, può farsi pagare meno da ogni cliente rispetto a chi ha solo 3 clienti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

In effetti nel self l'autore e la piattaforma hanno lo stesso rapporto che l'editore e la tipografia. Di fatto l'autore è editore di sé stesso quindi non ha costi di ufficio, magazzino, eccetera. Infatti nel self l'autore non cede i diritti a nessuno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

In effetti nel self l'autore e la piattaforma hanno lo stesso rapporto che l'editore e la tipografia.

 

@Riccardo Zanello  No, hanno lo stesso rapporto che c'è tra scrittore ed editore; lei sta continuando a ragionare come se non ci sia nessuna differenza tra pubblicare i libri altrui o i propri, infatti continua a mettere sullo stesso piano l'editore che, al pari della piattaforma, pubblica i libri altrui, con l'autore self che, al pari degli altri scrittori, cede lo sfruttamento dei propri libri, e questa differenza è un fatto oggettivo, non è una mia opinione: il self non acquisisce i libri altrui per poi pubblicarli e generare profitto, semmai questo è quello che fanno editori e piattaforme di selfpublishing, infatti entrambe, per sfruttare i libri scritti da altri, devono essere imprese con i relativi costi, e dietro i prezzi dei libri dei self c'è l'impresa, è la piattaforma di selfpublishing, e se i prezzi sono bassi è per quella legge di mercato che lei stesso attribuisce alle grandi CE, la stessa che si può attribuire ai grandi supermercati, come già spiegato, per cui la sua accusa è oggettivamente infondata, il prezzo minore non è dato affatto dalla mancanza di spese.

 

Lo scrittore, quando pubblica con un editore, firma un contratto e permette all'editore di sfruttare economicamente i suoi libri, ed è l'editore ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da editore a editore, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare.

Lo stesso, identico discorso si applica al self: lo scrittore firma un contratto con la piattaforma di selfpublishing e le permette di sfruttare economicamente i suoi libri, ed è la piattaforma ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da piattaforma a piattaforma, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare.

Lo scrittore, self o non self, rimane sempre e solo un autore che cede le sue opere, e l'impresa, editore o piattaforma self che sia, rimane l'unica a farsi carico delle spese di impresa; non ha proprio senso pretendere che l'autore self diventi impresa con i relativi costi, non cambia un bel niente se pubblica con l'azienda che fa selezione (editore) o con quella che non fa selezione (piattaforma), tant'è vero che il guadagno del self è lo stesso di quello dell'autore tradizionale, vale a dire i proventi sul diritto d'autore, già tassati dalla piattaforma, e non il reddito di impresa, proprio perché l'autore self è "editore di se stesso" più per modo di dire che di fatto.

 

Se lei avesse ragione, il guadagno del self, a livello fiscale, verrebbe inquadrato come reddito di impresa, invece non è così, proprio perché il self è un autore e basta, è la piattaforma ad essere l'impresa collegata ai suoi libri, ed è la piattaforma a dover avere i costi di impresa, non capisco perché continua a pretendere che anche il self diventi impresa a sua volta, non ha proprio senso, è esattamente come pretendere che lo diventi anche l'autore che pubblica con l'editore.

 

Senza contare che, come già spiegato, secondo la sua logica anche le CE che usano il POD, pubblicano 50 autori all'anno o sono interamente digitali dovrebbero essere accusate di "concorrenza sleale", dal momento che hanno molte meno spese delle piccole CE che stampano, pubblicano 10 autori all'anno (quindi i prezzi dei singoli libri non possono essere bassi) e hanno molti più costi in generale, per cui la questione dei prezzi bassi non riguarda solo i libri dei self, proprio perché i prezzi bassi non sono affatto dovuto da una presunta mancanza di impresa alle spalle, e non è una opinione, lo ripeto, è un fatto oggettivo che le piattaforme di selfpublishing siano aziende con i relativi costi, quindi chi pubblica con loro pubblica, di fatto, con una azienda, al pari di chi pubblica con l'editore; non cambia proprio nulla, questa cosa del "Ah, i libri dei self hanno prezzi bassi perché i self fanno i furbetti non aprendo l'azienda per vendere i propri libri e quindi avere i costi che hanno gli editori" non ha proprio senso, perché anche dietro ai libri dei self c'è l'azienda editoriale che ha costi di stampa, impiegati, affitti e via dicendo, e non è una mia opinione, ma un fatto.

 

Lei avrebbe ragione solo se le piattaforme di selfpublishing agissero senza essere aziende e quindi sfornassero migliaia di libri senza avere P.IVA e tutto il resto, invece lei sposta l'attenzione verso i singoli autori che, come è ovvio che sia, non devono affatto diventare imprese, dato che già firmano con le imprese per pubblicare i propri libri, e sottolineo i propri libri, concetto che lei sembra non prendere minimamente in considerazione, infatti continua a ragionare come se il self pubblicasse i libri degli altri al pari degli editori, invece cede i propri alle aziende che li pubblicano per loro al pari degli editori, per questo il self rimane un autore che firma un contratto e guadagna la sua percentuale sul diritto d'autore, e per la terza volta ripeto che questo è un fatto oggettivo, non è una mia opinione che si tratta di scrittori che cedono i propri libri e non di imprese che acquisiscono quelli altrui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Riccardo Zanello 

Risponda a questa domanda: se scrivo un libro e firmo un contratto con l'editore, cioè con una azienda che sfrutterà economicamente la mia opera, devo forse diventare azienda pure io?

Se la risposta è "No", diventa "No" anche se faccio la stessa cosa con la piattaforma; l'unica cosa che cambia è che la piattaforma non fa selezione, non mi dice "No, non accetto di pubblicare il tuo libro", per il resto la prassi è praticamente la stessa, tant'è vero che, come già spiegato, il mio guadagno sarebbe lo stesso di quello che avrei pubblicando con un editore, e cioè i proventi sul diritto d'autore del mio libro, non reddito di impresa, quello riguarda sia l'editore che la piattaforma di selfpublishing che fanno praticamente la stessa cosa, sono aziende, con relativi costi, che pubblicano i libri scritti dagli altri, mentre il self rimane un autore e basta.

 

Tant'è vero che, se prova ad andare negli store online e trova un libro pubblicato da una piattaforma, nei dati (nome del libro ecc.) il nome dell'editore non corrisponde a quello dell'autore, infatti c'è il nome della piattaforma, e questo perché, di fatto, è la piattaforma a editare il libro, è lei l'impresa alle spalle di quel libro, l'autore rimane solo l'autore, con tanto di reddito dal diritto d'autore, non reddito di impresa, perché l'impresa non è lui, è la piattaforma.

 

Non capisco la sua insistenza nel ragionare come se la piattaforma, e cioè l'azienda con la quale il self firma per pubblicare come potrebbe fare con un editore, fosse una sorta di fantasma, qualcosa che non ci sia, come se fosse una semplice idea astratta, come se non fosse qualcosa di reale, come se il self si inventasse un contratto con se stesso per pubblicare se stesso e fosse sempre lui stesso ad inserire il libro negli store, andare in tipografia per stampare le copie quando qualcuno compra, andare in Posta per spedire i libri e via dicendo, come se il suo reddito derivante dalla vendita dei suoi libri fosse di impresa mentre, chissà come mai, è lo stesso reddito da diritto d'autore che percepisce anche chi pubblica con gli editori...

 

Il self è "editore di se stesso" solo nel senso che ha più potere decisionale (può scegliere il formato del libro, quale copertina mettere, quale font usare...), per il resto rimane un autore che cede lo sfruttamento della sua opera a un tipo di impresa che, al contrario dell'editore, non fa selezione, per il resto lui rimane l'autore e la piattaforma di selfpublishing rimane l'impresa che pubblica la sua opera.
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Franco Digital :

1.6

È vietato l’uso del MAIUSCOLO, sia nei titoli che nel corpo dei messaggi. È consentito l’uso moderato del corsivo, del sottolineato e del grassetto. È vietato l’uso di abbreviazioni da chat (cmq, nn, xké) e l’abuso della punteggiatura (mai più di tre puntini di sospensione, un solo punto interrogativo, un solo punto esclamativo).

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Franco Digital, le sue affermazioni sono molto appassionati e in larga parte le condivido. Secondo me, l'equivoco più grande, che si genera su queste piattaforme come Amazon, Ebay e ecc. deriva dal fatto che ci sono anche dei venditori dei prodotti più disparati e molti di questi sono proprio dei professionisti un quest'ambito (con tanto di partita IVA). Ritornando, invece, ai nostri i libri, il fatto poi che Mondadori e l'autore in self vendano sulla stessa piattaforma non li rende equiparabili... In più c'è da dire, purtroppo, che ci sono case editrici che "lavorano" proprio come degli autori in self, nel senso che pubblicano i loro libri solo attraverso Amazon, per questo molti non vedano la differenza...

La ringrazio, comunque, per la sua lucida analisi della situazione e mi piacerebbe leggere ancora una sua opinione, in merito anche a quanto da me qui riportato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
35 minuti fa, TuSìCheVale ha scritto:

@Franco Digital, le sue affermazioni sono molto appassionati e in larga parte le condivido. Secondo me, l'equivoco più grande, che si genera su queste piattaforme come Amazon, Ebay e ecc. deriva dal fatto che ci sono anche dei venditori dei prodotti più disparati e molti di questi sono proprio dei professionisti un quest'ambito (con tanto di partita IVA). Ritornando, invece, ai nostri i libri, il fatto poi che Mondadori e l'autore in self vendano sulla stessa piattaforma non li rende equiparabili... In più c'è da dire, purtroppo, che ci sono case editrici che "lavorano" proprio come degli autori in self, nel senso che pubblicano i loro libri solo attraverso Amazon, per questo molti non vedano la differenza...

La ringrazio, comunque, per la sua lucida analisi della situazione e mi piacerebbe leggere ancora una sua opinione, in merito anche a quanto da me qui riportato.

 

@TuSìCheVale  Grazie, francamente mi sembra di dire cose anche abbastanza ovvie; di equivoci, tra l'altro, ne vedo due:

 

1. Il primo è non considerare il self un autore, ma un "editore di se stesso" solo perché "pubblica da solo", quando la realtà dei fatti è che non è affatto vero che pubblica da solo, dato che firma un contratto con un tipo di azienda editoriale che, a parte non fare selezione e dare all'autore più libertà di scelta (scegliere il formato del libro, ecc.), a livello fiscale diventa a tutti gli effetti l'editore dell'autore self, tant'è vero che negli stessi store online, come già spiegato, la piattaforma compare nei dati del libro proprio in qualità di editore del libro, perché di fatto è così, l'autore non pubblica davvero da solo, almeno non quando si affida alle aziende di selfpublishing, e questo avviene nella stragrande maggioranza dei casi, poi ci sono autore che fanno davvero tutto da soli e allora il discorso magari cambia.

 

 

Quota

"il fatto poi che Mondadori e l'autore in self vendano sulla stessa piattaforma non li rende equiparabili."

 

2. Ecco, questa frase racchiude il secondo equivoco, e cioè non fare differenze tra pubblicare i propri libri e pubblicare i libri altrui.

Mondadori chi è?

Uno scrittore che pubblica i suoi libri?

No, è un tipo di azienda che pubblica i libri scritti da altri, quindi è paragonabile alle piattaforme di selfpublishing, ossia altre aziende che pubblicano libri scritti da altri; l'autore self, invece, rimane un autore che cede i propri libri al pari degli autori non self; loro sono entrambi autori, pubblicano i propri libri, non acquisiscono quelli altrui, e non fare questa differenza è assurdo. 

Anche in altri settori c'è questa differenza: se voglio vendere la mia macchina, il mio computer o i miei vestiti, non devo diventare impresa, non devo aprire una concessionaria per vendere la macchina, un negozio di elettronica per vendere il computer e un negozio di abbigliamento per i vestiti: essendo cose di mia proprietà, posso venderle mettendole appunto su Ebay, ed è Ebay a dover essere azienda, dato che acquisisce le proprietà altrui, al pari degli editori che acquisiscono i libri altrui, mentre il self è l'autore che cede il proprio.

 

Quota

"ci sono case editrici che "lavorano" proprio come degli autori in self"

 

Esatto, e sono proprio quelle che pubblicano tanti libri e usano il POD e quindi non hanno i costi di stampa delle piccole CE che pubblicano meno testi e stampano, con la conseguenza che anche i loro libri possono avere prezzi inferiori, eppure non vengono accusate di "concorrenza sleale", e questo perché loro vengono comunque percepite come aziende, il problema è che, come ho cercato di spiegare al signor Riccardo, anche le piattaforme di selfpublishing sono aziende editoriali con tutto ciò che ne deriva, mentre nei suoi ragionamenti questo fatto (perché di fatto si tratta) sembra non essere minimamente presente, è come se l'autore self pubblicasse con se stesso, mentre non è così, e non è una mia opinione.

 

 

Per i moderatori: vedrò di darmi una calmata con l'uso del grassetto; è solo che argomento molto e quindi anche i punti essenziali del discorso risultano estesi.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Quota

Infatti nel self l'autore non cede i diritti a nessuno.

 

@Riccardo Zanello

 

In quale self?
Forse in quello che consiste nel non firmare con nessuna piattaforma, nel comprarsi da soli l'ISBN, nell'andare da soli in tipografia per stampare le copie e, sempre da soli, inviarle ai lettori recandosi in Posta.
Praticamente il self che viene scelto, forse, dal 5% degli autori, mentre un buon 95% firma un contratto con le aziende di selfpublishing cedendo appunto a loro lo sfruttamento economico dell'opera; altrimenti, secondo lei, in base a che cosa queste aziende potrebbero pubblicare i libri degli autori? 
In base a cosa avrebbero il diritto di pubblicare i libri di questi autori e guadagnarci da ogni vendita risultando, a livello fiscale, gli editori di questi autori, tanto che sono proprio queste aziende a trattenere la percentuale da dare in tasse allo Stato, dando all'autore solo il netto come fanno gli editori? 

 

Insomma, se "nel self l'autore non cede i diritti  a nessuno", a che titolo queste aziende pubblicano i libri dei self e risultano come loro editori?
Magari sarà un contratto leggermente diverso da quello che viene fatto con gli editori, ma questo non cambia niente, non elimina il fatto palese che se un autore pubblica con una piattaforma, l'autore rimane autore e la piattaforma diventa, a livello sia pratico che fiscale, il suo editore, poiché anche l'autore self è un autore che pubblica i suoi libri, non è un editore che pubblica i libri altrui.

 

Io stesso, ad esempio, ho pubblicato sia con piattaforme self che con editori; in entrambi i casi c'è di mezzo un contratto; in entrambi i casi sono le aziende a risultare come miei editori; in entrambi i casi il mio compenso è quello derivante dai proventi del diritto d'autore già tassato dalle aziende, quindi guadagno in qualità di autore sia con gli editori che con le piattaforme, e questo perché resto sempre e solo un autore che cede le sue opere, pubblicando con le piattaforme non mi trasformo in editore, non guadagno reddito d'impresa, quindi cosa sono davvero, un editore o un autore che, solo per modo di dire, può essere considerato "editore di se stesso"?

 

 

Quota

"nel self l'autore e la piattaforma hanno lo stesso rapporto che l'editore e la tipografia"

 

 

Paragone illogico, non è affatto vero, il self non pubblica i libri altrui come l'editore, bensì pubblica i propri in qualità di scrittore, quindi è un rapporto tra un autore e una piattaforma editoriale che acquisisce, di fatto, il diritto di pubblicare i libri dell'autore come farebbe un editore.

 

Segua questi punti logici; se sono sbagliati, me lo dimostri; se sono giusti, ammetta il suo errore.

 

L'editore è uno scrittore?
No, è un tipo di azienda che acquisisce i libri scritti da altre persone mediante un contratto di sfruttamento economico dell'opera.

 

La piattaforma di selfpublishing è uno scrittore?
No, è un tipo di azienda che acquisisce i libri scritti da altre persone mediante un contratto di sfruttamento economico dell'opera.

 

L'autore che pubblica con un editore deve diventare azienda?
No, non deve, poiché lui cede i suoi libri, non sfrutta quelli degli altri e dietro alla pubblicazione dei suoi libri c'è già l'azienda, è l'editore, e ogni editore ha i suoi costi in base alle scelte editoriali.

 

L'autore che pubblica con la piattaforma di selfpublishing deve diventare azienda?
No, non deve, poiché lui cede i suoi libri, non sfrutta quelli degli altri e dietro alla pubblicazione dei suoi libri c'è già l'azienda, è la piattaforma di selfpublishing, e ogni piattaforma ha i suoi costi in base alle scelte editoriali.

 

L'editore, tramite un contratto, acquisisce il diritto di pubblicare i libri altrui?
Sì, ed è proprio l'editore a farsi carico dei costi di ufficio, magazzino, eccetera, e siccome ogni editore ha le sue dimensioni e fa le sue scelte editoriali, i suoi costi di gestione possono essere alti o bassi, idem per i prezzi dei libri che possono variare.

 

La piattaforma di selfpublishing, tramite un contratto, acquisisce il diritto di pubblicare i libri altrui?
Sì, ed è proprio la piattaforma a farsi carico dei costi di ufficio, magazzino, eccetera, e siccome ogni piattaforma ha le sue dimensioni e fa le sue scelte editoriali, i suoi costi di gestione possono essere alti o bassi, idem per i prezzi dei libri che possono variare.

 

 

Faccio un ultimo esempio: se Tizio vuole fare il grafico freelance, può farlo come libero professionista da casa sua (gli basta avere il computer e una connessione) e quindi avere molti meno costi delle aziende di grafica che hanno dipendenti, un affitto e tutto il resto, con la conseguenza che Tizio, professionista, può farsi pagare 100 euro a servizio mentre Caio, titolare di un'azienda di grafica, non può farsi pagare meno di 150 euro.

Ora, è o non è perfettamente normale che un lavoratore autonomo possa fare prezzi inferiori?

L'autonomo lavora in prima persona, non compra il lavoro altrui per far lavorare gli altri al suo posto; un discorso analogo si può fare tra l'autore self, cioè un autonomo che crea la sua opera e guadagna appunto tramite ciò che crea lui, e l'editore, cioè l'imprenditore che compra le opere degli altri e guadagna appunto tramite creazioni altrui.

 

Il punto è che, anche in altri campi, chi lavora può fare prezzi più bassi rispetto a chi fa lavorare gli altri al suo posto; l'essenza dell'imprenditoria è proprio questa: non lavoro io, faccio lavorare gli altri al mio posto, per questo ho delle spese ben superiori che si trasformano in prezzi superiori (ma non sempre; ho già fatto l'esempio dei supermercati, con più costi e dipendenti dei piccoli negozi di alimentari, che possono mettere prodotti a prezzi inferiori, e anche le piattaforme self più famose avranno di sicuro più costi e dipendenti delle piccole CE).

Tutto questo, rende assai discutibile la logica del "Il self non ha costi, quindi i prezzi dei libri sono bassi e non è giusto, fa concorrenza sleale"; semplicemente, non è affatto come dice lei, e l'ho dimostrato con fatti e argomenti che, per adesso, non è riuscito a confutare per niente; le ricordo che, come saprà essendo razionalista, l'onere della prova spetta a chi afferma qualcosa, non a chi la nega, ed è lei che afferma la presunta concorrenza sleale dei self, e per adesso quello che ha detto può avere la stessa rilevanza delle lamentele di Caio, l'imprenditore a capo dell'azienda di grafica, che potrebbe accusare Tizio di concorrenza sleale solo perché Tizio può permettersi di avere prezzi inferiori avendo meno costi, peccato che tutto questo sia perfettamente logico, legale e normale.


Detto questo, la cosa più irritante e, allo stesso tempo, illogica, è la motivazione di base che porta alla sua critica, vale a dire le difficoltà economiche delle piccole CE, giusto?
Tutto questo nasce dal fattore economico, dico bene?

Mi permetta di sottolineare due punti sulle difficoltà economiche delle CE:

 

1. Al giorno d'oggi, grazie al web, fare l'editore è molto meno dispendioso rispetto al passato; un esempio su tutti, i costi di stampa e la relativa diffusione dei libri: mentre in passato la stampa costava molto di più e l'editore era praticamente costretto a stampare molte copie per piazzarle nelle librerie anche solo per far conoscere l'esistenza stessa del libro, ora è possibile stampare anche solo cento copie alla volta in base alle necessità o perfino zero copie (molti editori usano il POD, stampano solo su richiesta), inoltre la vetrina pubblicitaria non è più la costosa libreria che, per essere riempita, ha bisogno appunto di copie stampate, ma è lo store online che, praticamente, non ha costi, e soprattutto è visibile da tutta Italia, per cui ogni libro può essere comprato con una facilità assurda da ogni città, mentre in passato il piccolo editore doveva faticare (economicamente) per far conoscere i libri al di fuori della propria zona; a questo si aggiunge il fatto che, sempre grazie agli store online, l'autore stesso può contribuire alla vendita dei libri agendo sul web, mentre in passato gli autori erano molto più limitati e agivano grossomodo nella loro città.
Ovviamente, con questo non sto dicendo che fare l'editore sia una passeggiata, ma è un fatto oggettivo che oggi sia molto più accessibile, non a caso gli editori, negli ultimi dieci anni, sono spuntati come funghi, e questo è dovuto proprio grazie al web e ai relativi costi inferiori che esso comporta; se fossimo negli anni '70, la maggioranza di questi editori non aprirebbe o chiuderebbe subito, non potendo permettersi i costi di stampa e il resto.

 

2. L'editoria vera dovrebbe prevedere l'anticipo sui diritti d'autore, mentre per il piccolo editore è praticamente prassi comune non dare manco un centesimo, quindi questa spesa si azzera e l'autore, di fatto, accetta di non ricevere quello che in realtà dovrebbe avere.
Quindi, l'autore già si sacrifica a livello economico fin dalla firma del contratto, togliendo all'editore una spesa importante, ma questo non è tutto dato che, gira e rigira, spesso anche per promuovere il libro è l'autore a sacrificarsi economicamente dato che non è raro che investa i suoi soldi o accetti di andare in giro a fare presentazioni senza le spese pagate.

 

Per cui, al piccolo editore, l'autore costa già molto meno di quanto dovrebbe costare, l'autore già accetta di dover rinunciare a qualcosa a livello economico.

Per questo mi sorge spontanea la domanda: lei cosa vorrebbe? Che l'autore rinunci anche alla libertà di autopubblicarsi per rendere la vita ancora più facile all'editore?

Non basta rinunciare all'anticipo, né investire di tasca propria (o comunque impegnarsi in prima persona) per promuovere i propri libri, bisogna addirittura arrivare a rinunciare alla libertà di pubblicare in autonomia?
Mi spiace, ma questo è pretendere troppo; se l'editore ha problemi economici, detto terra terra, sono problemi suoi, non deve essere l'autore a metterci una pezza, soprattutto se, ripeto, già ce ne mette due; se si vuol fare impresa il capitale non è opzionale e non devono essere gli altri a mettere mano al portafogli o a fare comunque rinunce economiche, eppure questo già avviene e molti autori lo accettano perché non scrivono per guadagnare (quindi accettano il no all'anticipo) e capiscono che devono darsi da fare per promuovere i propri libri, ma rinunciare al self significa rinunciare alla propria libertà di espressione, alla libertà di poter pubblicare libri che, anche solo per il numero non insufficiente di editori (gli editori sono tanti, ma gli autori sono infinitamente di più), non verrebbero mai pubblicati.
Senza contare che molti editori non accettano esordienti proprio perché pensano più al lato economico che artistico, per cui, per la semplice legge dei numeri, ci sarebbero anche autori validi che non pubblicherebbero mai, senza contare che non tutti hanno la pazienza di aspettare anni e inviare proposte a decine e decine di editori.

 

In sintesi, non trovo affatto giusto che l'autore si sacrifichi ancora di più, proprio per principio (anche perché, pur avendo iniziato col self, ho già pubblicato con due editori e continuerò su questa strada, per cui non difendo il self perché senza di esso non pubblicherei), in quanto è l'editore che deve fare l'azienda e quindi arrangiarsi con le spese, e questa storia della "concorrenza sleale" non ha senso, come già spiegato, e per ora, se non argomenta confutando ciò che ho scritto, la sua posizione non è affatto diversa da quella di Caio, perché l'accusa avrebbe la stessa logica errata di base, dato che è normale che ci sia questa discrepanza di costi tra chi fa impresa sfruttando il lavoro altrui e chi lavora in proprio, e l'autore self, fino a prova contraria, non è affatto l'imprenditore che pubblica i libri altrui, bensì è l'autore che pubblica i propri; non è definendolo "editore di se stesso" che può trasformarlo in un editore/impresa a tutti gli effetti (senza contare che, anche se fosse, ogni editore ha i suoi costi e c'è chi, pubblicando molti libri e usando il POD, può abbassare il prezzo dei libri di molto rispetto a chi pubblica di meno e stampa, come già spiegato, quindi la sua argomentazione è sbagliata anche per questo, non è che gli editori abbiano prezzi standard e ci sia il self a rovinare tutto).

 

Lunga vita e prosperità.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non capisco una cosa: tutta questa sfilza di post dovrebbero cercare di convincermi? Non capisco tutta questa foga e insistenza. Io ho espresso un pensiero tu il tuo, perfetto, io non convincerò te, tu non convincerai me, possiamo anche finire qui la discussione che, sinceramente, non mi interessa più di tanto. Anche perché, nonostante le mie idee (giuste o sbagliate), il self continuerà ad esistere, come le case editrici a pagamento, quelle truffaldine, quelle che campano solo con gli autori eccetera eccetera...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Non capisco tutta questa foga e insistenza. 

 

@Riccardo Zanello  Non lo capisce?

In realtà è semplice: da quello che scrive, mi corregga se sbaglio, per lei il self non è solo qualcosa da sconsigliare del tipo "Cari scrittori, se volete pubblicare vi consiglio di farlo con editore perché eccetera", ma qualcosa che non dovrebbe esistere, qualcosa di dannoso che, se non ci fosse, sarebbe meglio per tutti, o sbaglio?

 

Se sbaglio mi corregga, perché forse ho frainteso io i suoi (numerosi) attacchi al self che ho trovato in vari thread, anche se in questa sua breve risposta in realtà sembrerebbe confermare i miei sospetti dato che dice "il self continuerà ad esistere, come le case editrici a pagamento, quelle truffaldine, quelle che campano solo con gli autori...", e quindi mette il self nella lista di quelle cose che fanno solo male all'editoria e sarebbe bene che non esistessero, perché a me sembra appunto così, o anche questo è l'ennesimo fraintendimento?

 

Io difendo la libertà di fare self, e avendo letto i suo commenti, ho inteso che per lei è un fenomeno negativo che non dovrebbe esserci, per questo sto criticando le sue idee... ecco il perché della mia "insistenza", e dato che mi sembra di aver argomentato in modo gentile, anche se in modo diretto e schietto, non vedo quale sia il problema.

Per cui, se non le è troppo di peso, magari potrebbe confermarmi o smentire i miei sospetti in modo chiaro, anche solo dicendo "Sì, per me il self, in quanto concorrenza sleale, non dovrebbe esistere al pari degli editori a pagamento, quelli truffaldini eccetera", oppure (se ho frainteso) dicendo "No, non ha capito, io critico il fenomeno ma trovo corretto che ci sia, trovo giusto che gli scrittori possano pubblicare anche col self".

 

Ho scritto tanto cercando di argomentare al meglio, ma se non vuole rispondere a niente è libero di farlo, ma, almeno, potrebbe farmi la cortesia di spiegarmi se ho frainteso o no?

Grazie in anticipo per l'eventuale risposta che, credo, non le costerebbe nulla.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
20 ore fa, Franco Digital ha scritto:

le piattaforme di selfpublishing sono aziende editoriali con tutto ciò che ne deriva, mentre nei suoi ragionamenti questo fatto (perché di fatto si tratta) sembra non essere minimamente presente, è come se l'autore self pubblicasse con se stesso, mentre non è così, e non è una mia opinione.

 

21 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Io ho espresso un pensiero tu il tuo

 

Mi sembra, che non si tratti di opinioni ma di fatti oggettivi. @Riccardo Zanello dovrebbe portare altre tesi ben argomentate per opporsi a queste conclusioni, in caso contrario non gli resta che rivedere le sue posizioni.

Non è corretta una simile "chiusura" in una discussione così avvincente.

Addirittura, qui in maniera logica, vengono distrutte anche le motivazioni riguardanti le difficoltà economiche delle piccole CE, riporto questo passaggio di @Franco Digital, davvero interessante:

 

8 ore fa, Franco Digital ha scritto:

Detto questo, la cosa più irritante e, allo stesso tempo, illogica, è la motivazione di base che porta alla sua critica, vale a dire le difficoltà economiche delle piccole CE, giusto?
Tutto questo nasce dal fattore economico, dico bene?

Mi permetta di sottolineare due punti sulle difficoltà economiche delle CE:

 

1. Al giorno d'oggi, grazie al web, fare l'editore è molto meno dispendioso rispetto al passato; un esempio su tutti, i costi di stampa e la relativa diffusione dei libri: mentre in passato la stampa costava molto di più e l'editore era praticamente costretto a stampare molte copie per piazzarle nelle librerie anche solo per far conoscere l'esistenza stessa del libro, ora è possibile stampare anche solo cento copie alla volta in base alle necessità o perfino zero copie (molti editori usano il POD, stampano solo su richiesta), inoltre la vetrina pubblicitaria non è più la costosa libreria che, per essere riempita, ha bisogno appunto di copie stampate, ma è lo store online che, praticamente, non ha costi, e soprattutto è visibile da tutta Italia, per cui ogni libro può essere comprato con una facilità assurda da ogni città, mentre in passato il piccolo editore doveva faticare (economicamente) per far conoscere i libri al di fuori della propria zona; a questo si aggiunge il fatto che, sempre grazie agli store online, l'autore stesso può contribuire alla vendita dei libri agendo sul web, mentre in passato gli autori erano molto più limitati e agivano grossomodo nella loro città.
Ovviamente, con questo non sto dicendo che fare l'editore sia una passeggiata, ma è un fatto oggettivo che oggi sia molto più accessibile, non a caso gli editori, negli ultimi dieci anni, sono spuntati come funghi, e questo è dovuto proprio grazie al web e ai relativi costi inferiori che esso comporta; se fossimo negli anni '70, la maggioranza di questi editori non aprirebbe o chiuderebbe subito, non potendo permettersi i costi di stampa e il resto.

 

2. L'editoria vera dovrebbe prevedere l'anticipo sui diritti d'autore, mentre per il piccolo editore è praticamente prassi comune non dare manco un centesimo, quindi questa spesa si azzera e l'autore, di fatto, accetta di non ricevere quello che in realtà dovrebbe avere.
Quindi, l'autore già si sacrifica a livello economico fin dalla firma del contratto, togliendo all'editore una spesa importante, ma questo non è tutto dato che, gira e rigira, spesso anche per promuovere il libro è l'autore a sacrificarsi economicamente dato che non è raro che investa i suoi soldi o accetti di andare in giro a fare presentazioni senza le spese pagate.

 

Per cui, al piccolo editore, l'autore costa già molto meno di quanto dovrebbe costare, l'autore già accetta di dover rinunciare a qualcosa a livello economico.

Per questo mi sorge spontanea la domanda: lei cosa vorrebbe? Che l'autore rinunci anche alla libertà di autopubblicarsi per rendere la vita ancora più facile all'editore?

Non basta rinunciare all'anticipo, né investire di tasca propria (o comunque impegnarsi in prima persona) per promuovere i propri libri, bisogna addirittura arrivare a rinunciare alla libertà di pubblicare in autonomia?
Mi spiace, ma questo è pretendere troppo; se l'editore ha problemi economici, detto terra terra, sono problemi suoi, non deve essere l'autore a metterci una pezza, soprattutto se, ripeto, già ce ne mette due; se si vuol fare impresa il capitale non è opzionale e non devono essere gli altri a mettere mano al portafogli o a fare comunque rinunce economiche, eppure questo già avviene e molti autori lo accettano perché non scrivono per guadagnare (quindi accettano il no all'anticipo) e capiscono che devono darsi da fare per promuovere i propri libri, ma rinunciare al self significa rinunciare alla propria libertà di espressione, alla libertà di poter pubblicare libri che, anche solo per il numero non insufficiente di editori (gli editori sono tanti, ma gli autori sono infinitamente di più), non verrebbero mai pubblicati.
Senza contare che molti editori non accettano esordienti proprio perché pensano più al lato economico che artistico, per cui, per la semplice legge dei numeri, ci sarebbero anche autori validi che non pubblicherebbero mai, senza contare che non tutti hanno la pazienza di aspettare anni e inviare proposte a decine e decine di editori.

 

In sintesi, non trovo affatto giusto che l'autore si sacrifichi ancora di più, proprio per principio (anche perché, pur avendo iniziato col self, ho già pubblicato con due editori e continuerò su questa strada, per cui non difendo il self perché senza di esso non pubblicherei), in quanto è l'editore che deve fare l'azienda e quindi arrangiarsi con le spese, e questa storia della "concorrenza sleale" non ha senso, come già spiegato, e per ora, se non argomenta confutando ciò che ho scritto, la sua posizione non è affatto diversa da quella di Caio, perché l'accusa avrebbe la stessa logica errata di base, dato che è normale che ci sia questa discrepanza di costi tra chi fa impresa sfruttando il lavoro altrui e chi lavora in proprio, e l'autore self, fino a prova contraria, non è affatto l'imprenditore che pubblica i libri altrui, bensì è l'autore che pubblica i propri; non è definendolo "editore di se stesso" che può trasformarlo in un editore/impresa a tutti gli effetti (senza contare che, anche se fosse, ogni editore ha i suoi costi e c'è chi, pubblicando molti libri e usando il POD, può abbassare il prezzo dei libri di molto rispetto a chi pubblica di meno e stampa, come già spiegato, quindi la sua argomentazione è sbagliata anche per questo, non è che gli editori abbiano prezzi standard e ci sia il self a rovinare tutto).

 

Io penso che un operatore editoriale, qual è @Riccardo Zanello, potrebbe, allo stesso modo in maniera logica, qualora non fosse d'accordo, illustrare le sue motivazioni che lo portano poi di fronte a realtà diverse.

Resto in attesa di ulteriori sviluppi, altrimenti, non ci resta che condividere le affermazioni di @Franco Digital.

:pop:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

 

 

Mi sembra, che non si tratti di opinioni ma di fatti oggettivi. @Riccardo Zanello dovrebbe portare altre tesi ben argomentate per opporsi a queste conclusioni, in caso contrario non gli resta che rivedere le sue posizioni.

Non è corretta una simile "chiusura" in una discussione così avvincente.

Addirittura, qui in maniera logica, vengono distrutte anche le motivazioni riguardanti le difficoltà economiche delle piccole CE, riporto questo passaggio di @Franco Digital, davvero interessante:

 

 

Io penso che un operatore editoriale, qual è @Riccardo Zanello, potrebbe, allo stesso modo in maniera logica, qualora non fosse d'accordo, illustrare le sue motivazioni che lo portano poi di fronte a realtà diverse.

Resto in attesa di ulteriori sviluppi, altrimenti, non ci resta che condividere le affermazioni di @Franco Digital.

:pop:

 

Mi pare che la discussione si sia spostata su un argomento già ampiamente dibattuto: self-publishing sì o no?

Provo a dare il mio contributo. Premetto che non ho esperienza diretta in materia di autopubblicazione, perché le mie poche cose sono state pubblicate o in attesa di pubblicazione con CE free e non ho speso un centesimo né direttamente, né indirettamente.

Da quello che leggo, però, mi sono fatta un'opinione che, come tutte le opinioni, può essere giusta o sbagliata.

Credo che per chi sia intenzionato a spendere quattrini in editing, pareri e valutazioni di vario tipo, con l'obiettivo finale di riuscire ad essere pubblicato da una piccola CE - che poi chiederà all'autore anche l'impegno a sbattersi personalmente in promozioni e vendite - il self-publishing rappresenti un vantaggio sotto il profilo economico. Infatti la spesa in termini di denaro e di tempo sarà più o meno la stessa, ma il ricavo sulle vendite senz'altro più gratificante.

Sotto il profilo generale, mancando a monte qualsiasi forma di selezione, l'autopubblicazione contribuisce a riversare sul mercato una massa di scritti tra cui le schifezze non possono che abbondare, col risultato che chi, tra i lettori, si sia imbattuto in opere illeggibili, difficilmente ripeterà l'esperienza, e gli autori validi che hanno scelto di autopubblicarsi ne risulteranno danneggiati.

Personalmente preferisco la pubblicazione da una CE piccola e magari seria ed onesta, che faccia selezione e si sforzi di promuovere, per quanto possibile, i propri autori: non se ne trovano molte in questo mercato che assomiglia ogni giorno di più a quello delle vacche, ma esistono e bisogna saperle cercare.

Ognuno fa le sue scelte in base alle proprie preferenze ed esperienze: l'importante è sapere a cosa si va incontro.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Mi pare che la discussione si sia spostata su un argomento già ampiamente dibattuto: self-publishing sì o no?

 

@cheguevara  In realtà no, perché il tema della critica nella discussione che ho fatto è la presunta "concorrenza sleale" del self, quindi non si tratta più di un dibattito su "Il self è una buona scelta rispetto all'editore?", bensì su "Il self dovrebbe essere permesso, o eliminato per tutelare gli editori?", perché se si parla di "concorrenza sleale" nei confronti delle CE si parla appunto di una concorrenza che non dovrebbe essere permessa, di qualcosa di sbagliato che non dovrebbe esserci, o sbaglio?

 

Magari sbaglio e il senso dell'accusa non era quello, questo lo potrà dire solo il diretto interessato se vorrà chiarire, ma la risposta che ho avuto ("il self continuerà ad esistere, come le case editrici a pagamento, quelle truffaldine, quelle che campano solo con gli autori...") non fa che aumentare questo sospetto dal momento che le CE a pagamento e quelle truffaldine andrebbero eliminate, se fosse possibile (almeno su questo penso che siamo tutti d'accordo, immagino), e se il self viene inserito nella stessa lista delle cose che sarebbe bene eliminare, uno cosa deve pensare?

Ma forse ho frainteso (e mi auguro che sia così, anche per questo spero di avere una risposta chiara e diretta).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, cheguevara ha scritto:

Mi pare che la discussione si sia spostata su un argomento già ampiamente dibattuto: self-publishing sì o no?

 

No, @Franco Digital, con argomentazioni interessanti e condivisibili, illustrava il perché un self-publisher non è un editore di se stesso, formula richiamata da fin troppi articoli che pone gli autori in concorrenza con altri editori, questo non è possibile. Possiamo invece affermare che è una valida alternativa all'editoria tradizionale, se pensiamo che queste piattaforme possano però togliere dei "clienti" o meglio dei validi collaboratori con i quali fare affari reciproci, allora, la concorrenza va vista tra queste aziende che propongo il self-publishing e le case editrici tradizionali. L'autore, come diceva bene @cheguevara, opera poi delle scelte e si spera che queste possano essere vantaggiose senza ritrovarsi indebitato.

 

32 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

Magari sbaglio e il senso dell'accusa non era quello, questo lo potrà dire solo il diretto interessato se vorrà chiarire, ma la risposta che ho avuto ("il self continuerà ad esistere, come le case editrici a pagamento, quelle truffaldine, quelle che campano solo con gli autori...") non fa che aumentare questo sospetto dal momento che le CE a pagamento e quelle truffaldine andrebbero eliminate, se fosse possibile (almeno su questo penso che siamo tutti d'accordo, immagino), e se il self viene inserito nella stessa lista delle cose che sarebbe bene eliminare, uno cosa deve pensare?

Ma forse ho frainteso (e mi auguro che sia così, anche per questo spero di avere una risposta chiara e diretta).

 

In verità, le posizioni di @Riccardo Zanello sono poche chiare, così sibilline che mettono sullo stesso piano editori a pagamento, case editrici truffaldine e self-publisher.

 

Il 6/1/2021 alle 19:51, Riccardo Zanello ha scritto:

Infatti nel self l'autore non cede i diritti a nessuno.

 

Il 6/1/2021 alle 21:07, Franco Digital ha scritto:

Lo scrittore, quando pubblica con un editore, firma un contratto e permette all'editore di sfruttare economicamente i suoi libri, ed è l'editore ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da editore a editore, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare.

Lo stesso, identico discorso si applica al self: lo scrittore firma un contratto con la piattaforma di selfpublishing e le permette di sfruttare economicamente i suoi libri, ed è la piattaforma ad avere i relativi costi di impresa, i quali possono cambiare molto da piattaforma a piattaforma, e quindi anche il prezzo dei libri può cambiare.

Lo scrittore, self o non self, rimane sempre e solo un autore che cede le sue opere, e l'impresa, editore o piattaforma self che sia, rimane l'unica a farsi carico delle spese di impresa;

 

Qui bisognerebbe almeno fare chiarezza riguardo alla cessione dei diritti, perché se l'autore firma un contratto con la  la piattaforma di selfpublishing e le permette di sfruttare economicamente i suoi libri, allora, evidentemente, @Riccardo Zanello si sbaglia e non siamo più nel campo delle opinioni.

Grazie a chi vorrà aggiungere altro (y) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, TuSìCheVale ha scritto:

No, @Franco Digital, con argomentazioni interessanti e condivisibili, illustrava il perché un self-publisher non è un editore di se stesso, formula richiamata da fin troppi articoli che pone gli autori in concorrenza con altri editori, questo non è possibile.

 

In realtà anche questo non è proprio esatto, così come enunciato, @TuSìCheVale. Se io decido di rendere disponibile online i miei scritti in formato ePub sul mio sito web, montando un e-commerce, senza appoggiarmi ad alcuna piattaforma, non cedo alcun diritto. Quindi sì, diventerei editore di me stesso — che poi è la stessa cosa che fa un blogger, quando scrive all'interno del suo sito web. Eppure, anche in quel caso, se mi si permette, sarei in totale disaccordo con la formula "concorrenza sleale". Mi scapperebbe da ridere. La chiamerei di più "libera impresa".

 

1 ora fa, cheguevara ha scritto:

il self-publishing rappresenti un vantaggio sotto il profilo economico

 

A me sembra esattamente il contrario, @cheguevara. Se vuoi fare self-publishing bene, i costi sono abbastanza alti. Una buona copertina costa. Un buon editor ancora di più. Se non sei capace di fare marketing da solo, ti devi affidare a qualcuno che lo faccia, e costa pura lui. I costi ammontano a qualche migliaio di euro, direi – come già disse @Niko altrove, mi pare. Sia chiaro, io ritengo siano soldi ben spesi, se vuoi fare sul serio. Anzi, che l'unico modo per fare self seriamente sia d'investire denaro. Del resto, come predicano gli anglosassoni, se non credi in te a sufficienza da puntare soldi su te stesso, ma dove pensi di arrivare?

La vera differenza è che il self-publisher si paga pure la promozione, mentre chi va con una CE non dovrebbe – l'unico "dovere" dell'autore che pubblica con l'editoria tradizionale (che dovrebbe essere un piacere) è quello di essere disponibile a partecipare alla promozione organizzata dalla CE.
Se, invece, per self-publishing intendi che io me ne sbatto di far fare l'editing a qualcuno di esterno, non ne voglio sapere di valutazioni e pareri altrui, e quindi non devo affrontare quei costi, allora anche tu rientreresti tra coloro i quali denigrano il self-publishing – perché dai per scontato che chi pubblica in "self" sia sciatto e scelga la via facile. Uso il condizionale, non lo so. 
Personalmente penso che la via del self-publishing sia assai più complessa. E lo dico dopo essere passato attraverso l'editoria tradizionale per ben quattro volte, con piccola-media e grande casa editrice, come sai. So di cosa parlo: è molto più comoda la via tradizionale. Molto.
Il problema è che è un percorso quasi interamente tracciato all'interno di un penitenziario, se mi si permette la metafora.


Ciò detto, già risposi a suo tempo, quindi si sa come la penso in merito a quell'affermazione.

Sarei incapace di scrivere un'analisi come quella di @Franco Digital, ma l'ho letta con attenzione. C'è sempre da imparare e lo ringrazio per la disanima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

In realtà anche questo non è proprio esatto, così come enunciato, @TuSìCheVale. Se io decido di rendere disponibile online i miei scritti in formato ePub sul mio sito web, montando un e-commerce, senza appoggiarmi ad alcuna piattaforma, non cedo alcun diritto. Quindi sì, diventerei editore di me stesso — che poi è la stessa cosa che fa un blogger, quando scrive all'interno del suo sito web. Eppure, anche in quel caso, se mi si permette, sarei in totale disaccordo con la formula "concorrenza sleale". Mi scapperebbe da ridere. La chiamerei di più "libera impresa".

 

Sì, esistono anche queste tipologia di self-publisher, per comodità avevo preso in considerazione i casi ritenuti più comuni.

 

Un autore che apre un'attività di e-commerce, senza appoggiarsi a nessuna piattaforma, diciamo pure che praticamente non lo leggerà nessuno (specie se non è noto) :asd:

In quel caso, parlerei anche di libera impresa, ma magari @Franco Digital potrebbe dirci qualcosa di più a riguardo.

Comunque, questo self-publisher "puro" nel momento in cui vorrebbe rendersi visibile sulle principiali piattaforme (per vendere meglio i suoi libri), dovrà cedere i diritti di sfruttamento dell'opera, cosa che @Riccardo Zannelo non considerava o magari la teneva in considerazione, ma non sappiamo bene a quali conclusioni voleva arrivare. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

l'unico "dovere" dell'autore che pubblica con l'editoria tradizionale (che dovrebbe essere un piacere) è quello di essere disponibile a partecipare alla promozione organizzata dalla CE.

Da quello che ho letto qui sul WD, molte sono le CE che non solo non organizzano promozioni, ma chiedono all'autore di organizzarle e di caricarsene il costo. Detto questo, riferendomi alla spesa di migliaia di Euro che menzioni per un autore che voglia seriamente fare self-publishing, posso essere d'accordo, ma mi chiedo, e ti chiedo: quanti sono gli autori che abbracciano questa modalità per intima convinzione e quanti, invece, quelli che lo fanno perché rifiutati dalle CE o perché l'unica cosa che interessa è vedere (e mostrare) il proprio nome sulla copertina di un libro? Temo che la seconda categoria ne ospiti una larga fetta ma, come sempre e come tutti, posso essere in errore.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Franco Digital ha scritto:

 

@cheguevara  In realtà no, perché il tema della critica nella discussione che ho fatto è la presunta "concorrenza sleale" del self, quindi non si tratta più di un dibattito su "Il self è una buona scelta rispetto all'editore?", bensì su "Il self dovrebbe essere permesso, o eliminato per tutelare gli editori?", perché se si parla di "concorrenza sleale" nei confronti delle CE si parla appunto di una concorrenza che non dovrebbe essere permessa, di qualcosa di sbagliato che non dovrebbe esserci, o sbaglio?

 

Magari sbaglio e il senso dell'accusa non era quello, questo lo potrà dire solo il diretto interessato se vorrà chiarire, ma la risposta che ho avuto ("il self continuerà ad esistere, come le case editrici a pagamento, quelle truffaldine, quelle che campano solo con gli autori...") non fa che aumentare questo sospetto dal momento che le CE a pagamento e quelle truffaldine andrebbero eliminate, se fosse possibile (almeno su questo penso che siamo tutti d'accordo, immagino), e se il self viene inserito nella stessa lista delle cose che sarebbe bene eliminare, uno cosa deve pensare?

Ma forse ho frainteso (e mi auguro che sia così, anche per questo spero di avere una risposta chiara e diretta).

Non posso essere io a risponderti perché non è mia l'affermazione. Comunque penso che, come spesso accade, la verità stia a mezza strada. Un editore serio, che magari rischia l'osso del collo per tenere in piedi la sua piccola azienda, è normale che sia infastidito da una concorrenza (parlo delle varie piattaforme) che incassa per un servizio reso, senza rischiare un tubo. Magari non sarà concorrenza sleale, ma mi concederai che non è piacevole averci a che fare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

In realtà anche questo non è proprio esatto, così come enunciato, @TuSìCheVale. Se io decido di rendere disponibile online i miei scritti in formato ePub sul mio sito web, montando un e-commerce, senza appoggiarmi ad alcuna piattaforma, non cedo alcun diritto. Quindi sì, diventerei editore di me stesso — che poi è la stessa cosa che fa un blogger, quando scrive all'interno del suo sito web.

 

@Andrea D'Angelo  @TuSìCheVale Vero, ma ho fatto le dovute distinzioni quando ho scritto:

 

"In quale self?
Forse in quello che consiste nel non firmare con nessuna piattaforma, nel comprarsi da soli l'ISBN, nell'andare da soli in tipografia per stampare le copie e, sempre da soli, inviarle ai lettori recandosi in Posta.
Praticamente il self che viene scelto, forse, dal 5% degli autori, mentre un buon 95% firma un contratto con le aziende di selfpublishing cedendo appunto a loro lo sfruttamento economico dell'opera."

 

Il self "puro" è appunto quello fatto senza firmare con le piattaforme, comprandosi l'ISBN, interagendo in prima persona con la tipografia e tutto il resto, ma sono in pochissimi a fare questo self.

 

Quota

Eppure, anche in quel caso, se mi si permette, sarei in totale disaccordo con la formula "concorrenza sleale". Mi scapperebbe da ridere. La chiamerei di più "libera impresa".

 

Concordo, del resto, come già spiegato, le stesse CE che non stampano e pubblicano tanti libri hanno il vantaggio di poter abbassare di più il prezzo dei libri rispetto alle CE che hano costi di stampa e pubblicano pochi testi, quindi anche loro dovrebbero fare "concorrenza sleale", senza contare che qualsiasi CE medio-grande, per la stessa logica, potrebbe fare la stessa accusa a tutte le piccole CE, dal momento che esiste un abisso tra i costi delle CE medio-grandi e quelle piccole, e spesso le CE medio-grandi hanno anche uno staff formato da professionisti del settore e magari lo stesso editore è laureato in letteratura o editoria, e già per questo potrebbero dire di aver investito più tempo e soldi per fare editoria di qualità.

 

Alla fine è una questione di libertà; se tutti possono fare gli editori senza alcun filtro, nel senso che non è necessario avere una laurea, aver fatto esperienza, garantire uno staff composto da persone qualificate e tutto ciò che può aver a che fare con il dimostrare di essere competenti per mettersi in gioco e avere la pretesa di diventare il filtro degli scrittori, mi sembra più che corretto dare agli scrittori amatoriali, che vogliono fare una cosa molto più semplice e umile (pubblicare un proprio libro mi sembra ben più umile che selezionare e giudicare quelli altrui), la libertà di farlo, e se questo è un problema per le piccole CE, forse è anche (anzi, direi soprattutto) perché queste sono state aperte senza avere una solida base economica per fronteggiare un mercato editoriale che, da sempre, si basa anche sul capitale, al punto che, se non fossimo ai tempi del web che facilita la vita agli editori facendo risparmiare davvero molti soldi come già spiegato, queste stesse CE sarebbero durate davvero poco.

Anche per questo ritengo assurdo criticare lo scrittore self, quando il problema economico delle CE deriva in larga parte dalla volontà di fare impresa con davvero pochi, pochissimi soldi, al punto che tutto diventa un problema, anche cose che dovrebbero essere normali, come dare un anticipo, anche contenuto, all'autore, o pagargli almeno le spese se va in giro a fare presentazioni.

E sia chiaro: per me è giusto che uno possa fare impresa con pochi soldi, sono per la libera scelta, il problema è che le conseguenze di questa scelta devono ricadere sull'imprenditore, non sui dipendenti o, in questo caso, sugli scrittori.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
24 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Temo che la seconda categoria ne ospiti una larga fetta ma, come sempre e come tutti, posso essere in errore. 

 

Sicuramente hai ragione, @cheguevara (anche se non ho dati in merito; ma lo ritengo verosimile, ecco).
Ciò detto, se il discorso è comparare editoria tradizionale e self-publishing, secondo me sarebbe bene parlare del self-publishing serio, non ti pare? Se stiamo qui a parlare di gente rifiutata, che decide di pubblicare su Amazon una cosa che non si riesce nemmeno a leggere, allora compariamola alla EAP. :) È una battuta, ma davvero vorrei che si prendesse sul serio il self-publishing e non lo si può fare se continuiamo a partire dal presupposto che self-publishing equivale a sciatteria, incapacità o qualsiasi altra cosa negativa a prescindere. Non trovi?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
10 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

Il self "puro" è appunto quello fatto senza firmare con le piattaforme, comprandosi l'ISBN, interagendo in prima persona con la tipografia e tutto il resto, ma sono in pochissimi a fare questo self.

 

Direi che il 5% è sufficiente per non dire che tutto il self-publishing cede i diritti. :) 
Non era una precisazione sul tuo testo, @Franco Digital, ma sull'affermazione generica di @TuSìCheVale – che sicuramente stava parlando nel solco di quanto hai scritto tu, ma mi piaceva l'idea di precisarlo, ecco, a beneficio di chi arriva qui e legge la discussione. Esiste un'altra via.

 

13 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

Concordo, del resto, come già spiegato

 

Ecco, questo m'interessava sapere, perché sei piuttosto ferrato. Volevo chiedertelo direttamente, ma poi me ne sono dimenticato e non si può editare il messaggio. Grazie per la risposta puntuale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Magari non sarà concorrenza sleale, ma mi concederai che non è piacevole averci a che fare.

 

 @cheguevara Ma il problema è proprio questo, parlare di concorrenza sleale e far intendere che, di conseguenza, non è solo qualcosa "che non è piacevole averci a che fare", ma qualcosa che dovrebbe essere vietato; non avrei fatto nessuna critica, se non ci fosse di mezzo il sospetto che il self venga considerato qualcosa da eliminare e non solo da sconsigliare...

Ho già fatto l'esempio del grafico libero professionista che lavora da casa che ha molti meno costi dell'imprenditore che ha un'agenzia di grafica con dipendenti stipendiati che fanno i grafici; il professionista può farsi pagare 100, l'imprenditore non meno di 150; è chiaro che all'imprenditore questa concorrenza non vada giù, ma uno deve essere libero di scegliere di fare il libero professionista invece dell'imprenditore, proprio come uno deve essere libero di pubblicare i propri libri invece che quelli altrui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, Franco Digital ha scritto:

è chiaro che all'imprenditore questa concorrenza non vada giù, ma uno deve essere libero di scegliere di fare il libero professionista invece dell'imprenditore, proprio come uno deve essere libero di pubblicare i propri libri invece che quelli altrui

 

In Italia siamo molto bravi a non saper accettare che il mondo cambia, sono d'accordo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

 

In Italia siamo molto bravi a non saper accettare che il mondo cambia, sono d'accordo.

 

@Andrea D'Angelo La cosa ironica è che se oggi molti possono fare gli editori è proprio perché il mondo è cambiato; se i piccoli editori di oggi non avessero gli store online e dovessero investire molto nella stampa dei libri e nella loro diffusione nelle librerie come si faceva un tempo, durerebbero davvero poco, dato che molti fanno gli editori con una disponibilità economica che in passato non sarebbe stata affatto sufficiente.

In un certo senso, sia i moderni self che i moderni editori hanno lo stesso padre: internet; senza di esso, non sarebbero nati.

Anche per questo, mi piacerebbe che ci sia più stima reciproca.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×