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Niko

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?

I punti oscuri dell'Editoria: quali secondo voi quelli più in ombra?  

59 voti

  1. 1. Scegli uno o più punti che ti piacerebbe approfondire

    • Il panorama dell'Editoria italiana (Case Editrici e organizzazione interna)
    • Gli Agenti letterari e le Agenzie di rappresentanza
    • Le Agenzie di servizi editoriali
    • Self publishing e varie opzioni (KDP, piattaforme POD e POS)
    • L'Editoria a pagamento e le sue mille sfumature
    • Tutela del proprio libro
    • Come capire se quello che si è scritto vale (come forma, contenuti, mercato)
    • Quale approccio avere nella ricerca di un Editore
    • Il Contratto editoriale
    • Quanto si guadagna (o si può guadagnare) scrivendo
    • I concorsi letterari
    • Promozione del proprio libro
    • Questioni legate alla dichiarazione dei redditi per proventi dalla scrittura (730, CU e CUD, tassazione, eccetera)
    • L'autore può fare tutto da solo? Come?
    • Cosa fare nel caso nessuno risponda (CE, agenti, santi in paradiso)
    • Differenze tra mercato italiano ed estero


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40 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Nei tuoi commenti riesci sempre a offendere qualcuno, @Wanderer. Chissà se te ne rendi conto.

Stavolta hai dato del "provinciale" a chi non sa l'inglese. La definizione è tua, non mia.

Lo dicevo per essere gentile, non per infastidire. Perdona se mi son dimenticato chi sei… A proposito, chi sei? Perché non vedo né il tuo nome, né il tuo cognome, mentre elegantemente giudichi.


Mi dispiace che la pensi così (addirittura usando le mie parole ironiche contro me stesso...) ma sei tu che ne stai facendo una questione personale. Sei tornato a personalizzare la discussione in un punto in cui non c'era alcuna polemica personale in atto, io non mi stavo rivolgendo a te, e non avevo in mente te. Se qualcuno si poteva minimamente "risentire", a limite, era il mio interlocutore in quel discorso... non certo tu, con cui non interloquivo da giorni. Invece, ti sei sentito chiamato in causa e addirittura “offeso” soltanto perché io ho scritto, parlando in termini generali e disquisendo con altri, cosa penso di una certa concezione del Self (e nemmeno del Self in sé, come fanno altri, con giudizi e termini molto più trancianti dei miei). Non c'è stata alcuna offesa nei tuoi confronti, e non credo che tu mi possa accusare di polemica personale, anche perché non hai alcun motivo per supporre nulla del genere.

Negli ultimi post ho disquisito con diskolos, Niko, TuSìCheVale, *Antares* e altri... non mi pare che nessuno si sia risentito di alcunché, pur nelle rispettive opinioni. 

Sul fatto che ti "sei dimenticato chi sono" (spero non per dire che io, a differenza tua, sono un "signor nessuno"...), ti ricordo che la scelta di esibire il proprio nome o usare un nickname è una scelta personale. E il fatto di essere un autore più "noto" non esime dall'argomentare le proprie idee come chiunque altro, né fa avere ragione per partito preso. Non si può usare la scorciatoia della presunta "offesa" soltanto perché non si accetta che su alcune cose la si pensi diversamente. 

Peraltro, se ben ricordi, in altri casi ho anche detto che ero d'accordo con te (cosa che ho visto meno da parte tua... mi sembri un po' troppo sulle difensive).

Per concludere, io non ho alcun interesse personale né nel difendere l'editoria per partito preso, né nel criticare il Self per partito preso, né tantomeno nel fare sentire "offeso" te o qualcun altro. Quindi, su ciò che hai scritto nel tuo ultimo intervento, lascio rispondere nel merito eventualmente altri.

Ti rinnovo in ogni caso i miei auguri, che peraltro ti avevo fatto già almeno tre volte, indice che non c'era nulla di personale sin dall'inizio (nemmeno una tua supposta "antipatia"). 

Buonanotte

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Il 9/10/2020 alle 00:23, Wanderer ha scritto:

Mi dispiace che la pensi così

 

Non dispiacerti.

Non la prendo sul personale, ma capisco che caratteri su uno schermo non lo chiariscano. L'offesa di cui parlavo non la consideravo personale: conosco abbastanza bene l'inglese se i professionisti di Medium mi selezionano tra milioni di scrittori e mi "curano". Tanto mi basta. Parlavo di chi legge certe cose e potrebbe non considerarsi provinciale soltanto per non sapere l'inglese.

 

Quello è un personalissimo riassunto di quanto traggo da questa discussione, di cui tu hai quotato la parte che conta molto meno. Il resto è, ci tengo a sottolinearlo, solo e soltanto il mio punto di vista, grazie al quale so che non ne parlerò più. Non sono d'accordo con te e con altri. Per nulla, ma finisce lì. Immagino non gliene freghi niente a nessuno, per primo a te e per secondo a me.

 

Per chiarire il mio atteggiamento, anche se so che le mie parole suonano spesso nette e trancianti – non ci posso far niente, sono enfatico quando scrivo (o non mi diverto ;)) –, sono più che certo che se ci trovassimo tutti assieme a mangiare una pizza (una buona, che mi manca qui in Spagna! :( ) e a discutere di scrittura, sarebbe una gran bella discussione senz'alcun "nemico" a tavola. Si parla della propria visione, ognuno con la sua, @Wanderer.

So che sono nuovo da queste parti: imparerete a conoscermi. Mi piace dire le cose con chiarezza, ma non lo faccio con malanimo.

Ciò detto, sono il primo che deve aiutare gli altri a conoscermi. Per questo son tornato a leggerti e ti rispondo. Non mi piace l'idea di lasciare le persone appese a un ultimo messaggio "dei miei". LOL.

 

Devo imparare a sottolineare sempre che quello che penso vale soltanto per me (cosa scontata tra adulti, ma scriverlo resta l'unico modo per non essere frainteso, ahimè) – oltre al fatto che non cambia a seconda di dove tira il vento. Purtroppo e per fortuna, sono abituato a dire come la penso, anche al megadirettore galattico che m'apostrofa.

 

Nota: quanto alla cosa del "nome e cognome", be', quella sì è l'unica che m'infastidisce parecchio, perché io ci metto la faccia. Sempre. Ma, insomma, rispetto il diritto al nickname e all'anonimato in internet; capisco. È una vecchia storia, su cui devo ancora lavorare, evidentemente, perché il fastidio non m'è ancora passato. Tu non c'entri direttamente. A livello personale, spazzando via il fastidio, ti dico solo che mi piacerebbe parlare con nomi e cognomi anche su internet. Sono stato un autore e, quindi, nel mio piccolo, pubblico. Credimi che quando discuti su internet con nome e cognome, che sono gli stessi che finiscono sulla copertina dei tuoi romanzi, è piuttosto odioso e sin troppo comodo che chi discute con te si pari il culo dietro uno pseudonimo o un nickname. Quindi sono allergico alla cosa. (Oltre al fatto che mi dà sempre questa bizzarra sensazione di vivere un mondo Fantasy dei miei: "Ehi, Wanderer, mi passi l'olio piccante per la pizza, per favore?" Suona un po' bizzarro, ecco. Potessi scriverti chiamandoti "Andrea" sentirei meglio di parlare a una persona.)

 

Ecco, ci tenevo a dirti che ti ho letto. Nessun rancore di sorta.

 

Buonanotte e buona fortuna era un "Good night and good luck" d'inglese memoria, quindi ironico. Ed era notte.

 

Buona giornata.

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@Andrea D'Angelo

Per me è tutto a posto, amici come prima :)

Quando si discute purtroppo è spesso inevitabile sia assolutizzare il proprio punto di vista, sia emettere giudizi personali su intere categorie che, senza volerlo, coinvolgono singoli individui. Magari in questa discussione lo hanno fatto alcuni (me compreso) verso gli autori Self, e magari lo hanno fatto anche altri (te compreso) verso gli autori CE tradizionali. 

Per il resto, ribadisco che non soltanto non mi stai antipatico, ma anzi mi hai regalato un buon quarto d'ora di umorismo in questo intervento :asd:
 

Quota

 

Infatti! Lo dicevo l'altro giorno. Ho visto un autore self pagarsi tutto di tasca propria: sicuramente era una fortuna accumulata grazie alle tasse che non ha pagato, vendendo a 0,99€ le 500 copie nell'anno fiscale precedente.

Inoltre, se posso permettermi, gli autori self di solito non si lavano, ruttano a tavola e, nonostante l'aspetto ributtante, vanno in giro con quest'aria tronfia di chi pensa di essere superiore.

Insopportabili.

Propongo una raccolta di firme per abolirne la legalità.


 


Il mio discorso del "provinciale" (che non era rivolto a te o altri, ma solo potenzialmente a me stesso) e qualcos'altro si trovavano più o meno sullo stesso piano. 

Sulla questione del nome/nickname sono abbastanza d'accordo con te, anche se non tutti concorderebbero con il tuo punto di vista. 
Nei prossimi giorni in ogni caso metterò in firma la mia ultima "fatica" (si fa per dire) di traduzione ;) 

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10 minuti fa, Wanderer ha scritto:

Nei prossimi giorni in ogni caso metterò in firma la mia ultima "fatica" (si fa per dire) di traduzione

 

Intendi dire che era piacere con quelle virgolette? Perché è un lavorone pure quello.

In passato feci una prova di traduzione – andata male, LOL! – per l'Editrice Nord. Volevo tradurre "The Black Company" per far capire ai lettori italiani da dove viene Steven Erikson. E quanto, con un libriccino striminzito rispetto ai tomi del canadese, si potesse dire tanto lo stesso. Lo feci con un'amica traduttrice/interprete. Nonostante questo ricordo discutemmo giorni di un solo paragrafo! (Poi, se vuoi, possiamo parlare del perché non andò bene… Ma meglio mi mantenga si messaggi positivi per un po'. :) )

 

Tradurre è molto bello, ma porta via tanto tempo quanto scrivere. E, ahimè, non ne ho. Oltre al fatto che i traduttori di narrativa fanno, pure loro, la fame.

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7 minuti fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Intendi dire che era piacere con quelle virgolette? Perché è un lavorone pure quello.


Intendo dire che non è stata una grande "fatica", perché (oltre ad essere di mio diretto interesse) il libro era anch'esso piccolo, seppure molto significativo. L'ho tradotto in soli quaranta giorni (più una decina di giorni di editing) perché l'editore voleva pubblicarlo a tutti i costi prima di Natale. E ora non ricominciare a parlare di sfruttamento degli autori... :P Il libro l'ho proposto io, quindi non potevo (né volevo) tirarmi indietro. Purtroppo, la trattativa con l'agenzia USA che deteneva i diritti è durata sei mesi, e si è sbloccata solo a fine agosto, quindi non è stata colpa dell'editore.  

In generale hai ragione, tradurre richiede (e sottrae) molto tempo, anche per le proprie opere, quindi lo faccio con molta moderazione. Non aspiro a diventare un traduttore professionista, ma soltanto ad essere più "qualificato" come autore, ottenendo qualche via d'accesso agli editori. E so che anche su questo punto avresti da ridire :D

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11 minuti fa, Wanderer ha scritto:

E so che anche su questo punto avresti da ridire

 

No.

Va esattamente nella direzione del mio pensiero: se aiuta e piace, perché scartare l'opzione?

 

Fai benissimo. La via che ho scelto io è un'altra: saltare direttamente l'Italia. :) 

 

Ai posteri l'ardua sentenza su chi è il più folle dei due.

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8 ore fa, Andrea D'Angelo ha scritto:

Nota: quanto alla cosa del "nome e cognome", be', quella sì è l'unica che m'infastidisce parecchio, perché io ci metto la faccia. Sempre. Ma, insomma, rispetto il diritto al nickname e all'anonimato in internet; capisco. È una vecchia storia, su cui devo ancora lavorare, evidentemente, perché il fastidio non m'è ancora passato. Tu non c'entri direttamente. A livello personale, spazzando via il fastidio, ti dico solo che mi piacerebbe parlare con nomi e cognomi anche su internet. Sono stato un autore e, quindi, nel mio piccolo, pubblico. Credimi che quando discuti su internet con nome e cognome, che sono gli stessi che finiscono sulla copertina dei tuoi romanzi, è piuttosto odioso e sin troppo comodo che chi discute con te si pari il culo dietro uno pseudonimo o un nickname. Quindi sono allergico alla cosa. (Oltre al fatto che mi dà sempre questa bizzarra sensazione di vivere un mondo Fantasy dei miei: "Ehi, Wanderer, mi passi l'olio piccante per la pizza, per favore?" Suona un po' bizzarro, ecco. Potessi scriverti chiamandoti "Andrea" sentirei meglio di parlare a una persona.)

 

Ecco, questo è l'unico concetto su cui andiamo d'accordo...;)

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9 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ecco, questo è l'unico concetto su cui andiamo d'accordo...;)

Sarei d'accordo anch'io, tanto che in diverse occasioni, soprattutto in fase di scontri cruenti che non sono mancati qui sul WD, mi sono qualificato con nome e cognome: Mario Izzi, come pure mi sono dichiarato favorevole all'idea, accantonata dallo Staff, di togliere dall'anonimato l'attribuzione dei punti reputazione, negativi o positivi che fossero. Il nickname però è qualcosa che si sceglie in base a convinzioni, esperienze maturate, creatività, mentre le generalità ci sono state imposte alla nascita. Anche farne a meno è una scelta rispettabilissima, da non fraintendersi come atto di coraggio. 

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38 minuti fa, Riccardo Zanello ha scritto:

Ecco, questo è l'unico concetto su cui andiamo d'accordo...;)

 

Ritengo non mi dispiaccia.

 

25 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Anche farne a meno è una scelta rispettabilissima, da non fraintendersi come atto di coraggio. 

 

Concordo. Il coraggio è un'altra cosa, anche limitandoci alla scrittura.

È sputare sentenze a destra e a manca senza metterci la faccia che è da codardi, proprio perché non è coraggioso il contrario.

 

Prendo la palla al balzo e commento questa cosa delle freccette (vado fuori tema, almeno in parte: ai moderatori l'ardua sentenza!): ha un sapore adolescenziale, soprattutto se penso che il forum mi sembra ben moderato. Ci si azzuffa tra di noi in modo abbastanza educato.

Non ho messo, né metterò mai una freccetta rossa, né tanto meno una di "confuso". L'unica che mi piace, perché è un "grazie", è il cuoricino. La risata se non offende qualcuno (infatti la mia risposta ironica a Riccardo in questa discussione non voleva provocare risate: sarebbe dovuta essere una cosa tra lui e me; me ne sono dispiaciuto e ho pensato che probabilmente eviterò risposte così in futuro).

Durante il nostro primo incontro amoroso :), te ne misi una, cheguevara; poi l'ho guardata e ho pensato: "Ma sei scemo?" L'ho tolta e semplicemente ti ho risposto, cosa che avrei fatto comunque. Se poi penso al fatto che mettendo una freccia rossa abbasso il punteggio della reputazione alla tal persona… la detesto: ma chi sono io per decidere quale sia la tua reputazione, anche se all'interno di un forum, soltanto perché non sono d'accordo con te? Mi spiace, non fa parte del mio modo di vedere le persone. Eppoi che senso ha? Preferisco dirti perché non sono d'accordo. (Credo chi disegna le interfacce grafiche non ragioni a sufficienza sulle dinamiche che crea. Se sì, ancora peggio!)

E se ne mettono una rossa a me? In tutta franchezza me ne frego dei miei punti reputazione qui dentro. È forse una tragedia che qualcuno non sia d'accordo con me? Se lo fosse, mi sentirei ancora al grado di maturità del bambino di 3 anni che si tira per terra ogniqualvolta gli dicono "no".

 

Forse dovremmo discutere su cosa significa essere scrittori, perché tra le cose importanti da considerare c'è il fatto che uno scrittore dice quello che vede e pensa, sapendo che è la sua prospettiva; e se ne frega di piacere o meno. Il tipo di scrittura che cerca di convincere gli altri non si chiama "narrativa". 

Quella che m'infastidisce è quella del "confuso": sei confuso? Chiedi chiarimenti o di perché ti confonde quanto scritto. Altro punto che trovo ogni tanto deprimente: tra scrittori o aspiranti tali ci dovrebbe essere voglia di comunicazione e queste cose semplicemente danno alle persone la scusa per non esprimersi.

 

Ciò detto, non è casa mia, e rispetto il sistema. Ma che riceva 50 freccette verdi o 50 rosse, continuerò a dire quello che penso senza sentirmene condizionato.

O non mi guardo più allo specchio.

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Concordo sulle freccette, e secondo me bisognerebbe rivederne il funzionamento. 

Io addirittura (in relazione a un altro thread) ho appreso di essere stato vittima di vendette trasversali tra altri utenti, quindi in molti casi vengono usate per ragioni che esulano totalmente dal commento e dalla stessa persona che l'ha fatto. Pare ci sia una falange di arcieri pronta a colpire il malcapitato di turno, non appena si avventura in territorio nemico :asd:

Chiudo parentesi. 

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Il 8/10/2020 alle 10:58, Niko ha scritto:

 

No, non è certo editoria. Anche perché secondo la legge sul diritto d'autore, se non vado errato, non è legale chiedere dei soldi per pubblicare un libro. In realtà i contratti dell'EAP non sono mai di edizione, perché non contemplati dalla legge, a pagamento. A questo riguardo però mi sento di lasciare la parola a @ElleryQ o all' @Avv.Lenti, che ne sanno più di me sicuramente, in ambito legale.

Il succo è che no, non è proprio Editoria. Purtroppo non è truffa, ma è qualcosa di totalmente diverso dal mondo di cui stiamo parlando e che fa leva sull'ignoranza delle persone che non conoscono bene questo ambito e pensano sia "normale". Che tristezza!

 

 

mi scuso del ritardo con cui rispondo al tag ma ogni tanto arriva un'onda un po' più alta del solito e la mia presenza social diventa, per forza di cose, sottile come una sogliola... Vedo che la discussione è andata avanti moltissimo e al momento non ho tempo di recuperare perciò mi limito al quote qui sopra. Sì, l'EAP non fa contratti di edizione perché per definizione il contratto die dizione e quello a spese dell'editore. Nel caso di un EAP siamo nell'appalto.

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